Désirée, piccolo fiore di ghiaccio
14.BONN
Otto aveva invitato Hayden a Biarritz, dove von Hoffmann aveva una tenuta. Era proprio sulla costa francese. L’uomo più anziano era sicuro che per il giovane pittore quella località molto caratteristica sarebbe stata fonte d’ispirazione!
Quando il ragazzo vi giunse, si trovò di fronte il palazzo del conte e rimase estasiato dalla sua eleganza, senza esagerare nella sontuosità.
Il giardino da una parte e la vista sull’oceano Atlantico dall’altra.
Hayden rifletté che non aveva più veduto Désirée dopo quella sera al “Mars und Venus” e non aveva voluto insistere con la storia della finestra frantumata. Se davvero era stata lei … forse lui pensò di esserselo anche un po’ meritato!
Si guardò intorno, non potendo fare a meno di dirsi che quel posto sarebbe tanto piaciuto anche a Desy!
Chinò la testa con una vena di malinconia, nel ricordare Rotterdam, le Galapagos … a tutte le volte che avrebbe voluto amarla, ma … gliel’aveva sempre dimostrato in mille modi diversi … che lei aveva cercato di schivare.
Andò verso il giardino, una volta riposto i propri bagagli nella camera degli ospiti, dove il maggiordomo lo aveva accompagnato.
C’era un vaso di pietra enorme con della lavanda che sporgeva.
Udì un cagnolino abbaiare festoso e si voltò. Un cavalier king giocava con una ragazza. Questa aveva i capelli color mogano raccolti in una coda bassa. Gilet scuro, foulard legato al collo, pantaloni del colore del panciotto.
- Buongiorno!- azzardò lui.
Questa lo fissò con gli occhi verdi. Fu piacevolmente sorpresa da ciò che vide e rispose:- Oh, ciao!-
Hayden si avvicinò, quando il cane gli corse incontro. Subito, gli mise le zampine maculate sulle gambe e la donna lo richiamò:- Ludwig, no, lo sporchi tutto!-
L’uomo, tuttavia, si chinò per accarezzare il piccolino, che si era già messo pancia all’aria:- Non importa!-
La ragazza si abbassò a sua volta:- Sei l’ospite tanto atteso da mio padre? Quel genio di artista conosciuto anche come Hayden Morrison?-
Gli occhi di lui la sfiorarono:- Beh, definirmi genio credo sia un’esagerazione, ma la seconda parte è corretta!- tornò a giocare con Ludwig.
Lei si mise le mani sotto il mento:- Ma è mio padre che lo dice e io sono d’accordo con lui, ho visto i tuoi quadri!-
Hayden la scrutò. E rammentò le buone maniere:- Oh, che stupido! Contessa!- si alzò assieme alla donna e le baciò la mano.
La ragazza rise dopo poco e disse:- Puoi chiamarmi Magdalena, tranquillo! Non ti farò frustare!- se ne andò con quell’espressione sottilmente maliziosa e intrigante, seguita da Ludwig.
Hayden si voltò a guardarla. Certo, era una bella figliola. Ma … chissà Desy cosa stava facendo?
Désirée mangiava uno yogurt davanti alla finestra, guardando la pioggia e pensava a Hayden. Non si era più fatto vivo e … lei era quasi certa che si fosse scordato di averla mai incontrata.
Guardò verso il frigorifero. Avrebbe potuto aprirlo e svuotarlo, a costo di diventare una balena. Così, dal karate sarebbe passata al sumo! Ci avrebbe pensato Ursula a sgonfiarla a forza di botte!
- Vi trasmettiamo ora Eric Carmen con la sua “All by myself”! Gente, se avete la vostra lei o il vostro lui, in questo istante, è l’occasione di un bel cheek to cheek!- esclamò spumeggiante il disk jockey alla radio.
Lei guardò la scatola parlante e già dal titolo che significava: “Tutto solo”… non era davvero il momento. Con gesto furtivo, si avvicinò e la spense.
Magdalena accolse suo padre, che non aveva potuto esserci per l’arrivo di Hayden, per un inderogabile impegno:- Mia cara figliola!- la baciò sulla guancia.
Lei stava per esclamare che aveva conosciuto il suo asso nella manica, quando il giovane giunse dal parco della tenuta, dove aveva avuto libero accesso per andare a esplorare.
La donna lo salutò spumeggiante con il braccio alzato e lui ricambiò con un sorriso e lo stesso gesto.
- Oh, vi siete già conosciuti, bene!- Otto ne fu compiaciuto.
- Sì … non mi avevi detto che era anche un bell’uomo, papà!- Magdalena lo mormorò, non staccandogli gli occhi di dosso.
Hayden li raggiunse sulla grossa veranda della casa e la ragazza disse:- Hai già visto tutto?-
- In realtà no, è troppo grande!-
Magdalena non aveva voluto offrirsi di accompagnarlo per non risultare invadente, ma capì che era suo dovere di ospite:- Se vuoi, posso farti io da guida per il prossimo giro!-
Otto sorrise gaio e lui restò spiazzato. Si strinse nelle spalle:- Ok, grazie!-
- E … un’altra cosa: sai cavalcare?- lei socchiuse gli occhi in modo felino e suo padre osservava piacevolmente sorpreso da quella sintonia:- Oh, so che Hayden è un cavaliere provetto! Come un po’ tutti gli inglesi!-
Lui serrò le labbra, alzando le sopracciglia in modo buffo e appoggiando una mano al parapetto di pietra. Fissò Magdalena: chissà se era la volta buona che riusciva a togliersi Désirée dalla testa?!
I cavalli di Otto erano tenuti in un maneggio non distante dalla casa.
Hayden e Magdalena cavalcarono fino alla spiaggia di Biarritz. Si erano portati dietro anche un piccolo picnic e lui non volle pensare a ciò che questo gli rammentava.
La contessina aveva fatto preparare pollo fritto e una buona torta di ciliegie.
- Allora, mio caro, come hai deciso di lasciare la Gran Bretagna per trasferirti in Germania?- gli chiese la donna.
- Nulla!- Hayden fece spallucce, addentando una coscia di pollo, divagando lo sguardo e sospirando:- Ho soltanto scoperto che voi tedeschi amate molto l’arte!-
Lei ridacchiò e le piacque molto la tonalità che gli occhi dell’uomo assunsero con il sole che li colpì fluttuante quasi:- Senza lasciare qualche amore?-
- La mia famiglia!- sorrise lui, lasciando l’osso nella scatola portata per i rifiuti e pulendosi le mani in un tovagliolo:- Sono figlio di artisti, comunque! Loro sono i miei più grandi sostenitori!-
Magdalena lo ascoltava con quello sguardo assorto:- Sì, ma io volevo sapere se c’è qualche donna che spasima per te, che hai lasciato … col cuore infranto!- si sdraiò sulla coperta in tweed, con enfasi e Hayden la scrutò. Pensò a Désirée, ma gli venne spontaneo risponderle:- No!- scosse la testa:- Non esattamente!- “Desy non è innamorata di me!”
- Cosa significa: “Non esattamente”?- lei si tirò su con curiosità.
L’uomo si passò una mano sul collo:- Ehm … è una storia lunga!-
- Quindi, c’è qualcuna?- l’insistenza di Magdalena divenne quasi un bastoncino punzecchiante e fastidioso per Hayden, che tagliò corto con:- E tu? Avrai una sfilza di pretendenti!-
- Oh!- lei fece spallucce, attirando le ginocchia al petto:- Nessuno che faccia al caso mio! Sono molto esigente!-
- Aha?- lui sollevò le sopracciglia.
La donna si sporse verso Hayden con aria furbetta:- Perché dovrei accontentarmi di noiosissimi marchesi, baroni, petrolieri, conti o visconti, finanzieri … quando posso avere un artista interessante e pieno di talento?!-
- Sento una vena di adulazione!- l’uomo assunse un’espressione buffa.
- No, mio caro, è la pura verità! Sei qualcuno di molto, ma molto diverso rispetto a quanto conosciuto finora! E ti avviso che … quando m’interessa qualcosa …. difficilmente … perdo!-
Hayden la fissò. Quant’era dissimile da Désirée! Desy non si sarebbe mai permessa di dire una cosa simile, come un qualcosa di possesso!
Cercò, tuttavia, di apparire lusingato.
Durante la notte, rimase sveglio a osservare il soffitto. Certo era che Magdalena era una donna assai bella e attraente e … sì, magari col tempo sarebbe anche riuscito a … dimenticare Désirée. A differenza con Annika che era una cosa pura fisica e basta che entrambi sapevano! Anche con Desy avrebbe dovuto essere così; peccato che … lei non aveva calcolato che lui si sarebbe innamorato.
Il mare rumoreggiava in lontananza e questo cullò i suoi pensieri fino a farlo addormentare.
Otto gli aveva messo a disposizione una sala solo per la pittura e lui rimase a guardare la tela ancora vergine, in cerca di ispirazione, il mattino successivo. Intinse il pennello e iniziò a imbrattare di pittura con degli schizzi quel quadro. Quindi, iniziò a cambiarlo, facendogli prendere forme più concrete.
Ludwig lo osservava curioso e Hayden lo guardò:- Beh, cosa ti pare?-
Il cagnolino scodinzolò e lui annuì compiaciuto:- Davvero? Bene, grazie, signore!- fece un breve inchino alla sua approvazione, quando udì dietro di sé una risatina femminile.
Si girò e vide Magdalena, che giungeva tutta baldanzosa:- Ludwig approva?-
L’uomo ridacchiò e fissò il cane:- Così pare!-.
La ragazza si avvicinò:- Ti va di … dipingermi?-
Hayden la fissò e … altri ricordi! Désirée, però, era stata senza veli! Dubitò che sua eccellenza la contessina chiedesse altrettanto … ma non ci giurò!
Quindi, fece spallucce:- Al vostro servizio, milady!- si prostrò, infine.
Magdalena lo scrutò vittoriosa. Chissà se aveva dipinto mai dei nudi artistici? Mmh … fu tentata a proporglielo, ma suo padre l’avrebbe diseredata!
- Corro a cambiarmi e torno!-
- Ma … se vuoi rimanere anche così!-ribatté Hayden.
- Oh, no, no … avevo qualcos’altro in mente!- la donna corse fuori dalla stanza, facendo presupporre che si fosse già premeditata tutto.
Lui sospirò e, mentre ingannava l’attesa, terminò ciò che aveva incominciato per poi prendere una tela pulita.
L’idea che aveva Magdalena di essere ritratta era … una sorta di … Cleopatra francese: capelli lisci, con frangia, con tanto di tiara ingioiellata e vestito un po’ sullo stile egiziano, ma anche bohemien. Conclusione: molto pacchiano!
Tuttavia, Hayden la dipinse come voleva essere immortalata. E Magdalena non poté non notare, come tutte, quanto lui fosse ancor più affascinante mentre eseguiva i suoi quadri.
Certo che Magdalena aveva gusti discutibili, pensava Hayden mentre sedeva al tavolo di quel rinomato ristorante di Biarritz con i due von Hoffmann.
La osservava ora con quel vestito color rubino, pieno di paillette, con una piuma di struzzo piuttosto vistosa attaccata alla bretella; c’erano altri amici di Otto e quest’ultimo pareva tenere sul fatto che Hayden avesse fatto un ritratto a sua figlia:- Ha proprio una mano portentosa!- assunse un’aria ilare e sorniona.
L’uomo più giovane sorrise, abbassando la testa timidamente sul proprio piatto appena ripulito di una buona consommé; poi, osservò Magdalena dire:- Puoi ben dirlo, papà!-, mentre si portava il bicchiere di Chardonnay contro la bocca, scrutandolo felina.
- Credo che le ingaggeremo presto dei dipinti, allora, signor Morrison!- mormorò madame Birot, la moglie dell’alto finanziere, amico di Otto.
- Grazie, signora!- Hayden annuì lusingato, sorseggiando il suo Porto.
Improvvisamente, proprio quando finalmente pareva riuscire a non pensare a Désirée … udì incominciare “Tous les garçons et les filles” di Françoise Hardy, cantata dalla interprete di colore, che si era messa al microfono, con una grossa gardenia tra i capelli. Un po’ stile Billie Holliday e di gran lunga più di classe del pennacchio di Magdalena. Hayden si fece d’un colpo serio, bloccandosi a guardare la luce che illuminava le loro pietanze con accogliente intimità e Otto gli domandò:- Cosa c’è, mio giovane amico?-
Lui sbatté le palpebre e lo guardò dopo un istante:- Nulla!-
- E’ arrossito per tutti questi complimenti, scommetto!- ridacchiò Magdalena.
- Ehm … già!- ribatté il ragazzo, tornando a fissare la lampada che racchiudeva quella piccola candela all’interno della sua forma panciuta, in mezzo al tavolo.
Si slacciò il cravattino, una volta in camera sua. Si guardava davanti al grosso specchio ovale e sbottonò il primo bottone del colletto. Sospirò e fissò quel lembo di stoffa nero che lo aveva strozzato per tutta le serata.
Qualsiasi sforzo facesse, gli eventi lo portavano sempre a Desy; Desy, Desy e ancora Desy. Il suo piccolo fiorellino di campo, che mai si sarebbe sognata di indossare qualcosa di tanto pacchiano. Che aveva tremila volte più charme di Magdalena! Che stupido era stato a pensare di poterla dimenticare!
Si spostò verso il bagno, ma udì parlottare nella camera di Otto, che era proprio accanto alla sua.
- Sono molto contento, figliola, che tra te e il mio caro amico Morrison si sia instaurata questa complicità, ma bada … Hayden è un uomo molto sensibile e per bene! Non fare come tuo solito!-
- Cosa intendi, papà?- Magdalena arricciò il naso furbetta.
- Che ami molto … giocare con gli uomini!- Otto le mosse l’indice bonariamente.
- Cosa ti fa pensare che io lo faccia anche con Hayden? Lui mi piace per davvero!-
- Mh! Lo spero bene, cara! Su, ora va’ a dormire!- il conte la baciò sulla fronte:- Sogni d’oro, figliola!-
La ragazza si gongolò, ricambiando con affetto:- Buonanotte, papà!- e uscì dalla camera.
Hayden sospirò, con lo sguardo perso nel vuoto! Désirée vinceva ancora su un altro fronte, benché spesso l’uomo si fosse domandato se con lui lei volesse giocare o facesse sul serio!
Trascorsero diverse settimane, dei mesi. Una nuova primavera giunse. Désirée l’ammirava dai fiori sbocciati sugli alberi, al parco. Non aveva più rivisto Hayden da quella sera famosa. A Pasqua si era ritrovata alla sua porta, con la voglia di bussargli, ma aveva saputo da un vicino che lui era andato dai suoi in Inghilterra, per le feste. Già, a Natale gliel’aveva detto e l’aveva anche invitata a seguirlo! Invece … era tornato a Bristol senza rinnovarle l’invito, senza neanche salutarla!
Il tarlo che l’avesse dimenticata iniziò a divorarle i pensieri e Desy sospirò ferita. Forse era andato con Annika!
- Désirée!- quella voce maschile la “destò” e lei si voltò. L’entusiasmo si smorzò nel vedere Werther, la conoscenza non troppo gradita di Hayden, avvicinarsi.
- Come va? Non ti ho più vista in piscina!-
- Ho avuto da fare!- la ragazza fece spallucce, tenendo le mani nelle tasche della giacca e iniziando a camminare di nuovo. In verità, aveva trovato che non c’era gusto a nuotare, senza Hayden … a farle gli scherzi!
Werther le passeggiò accanto:- L’altro giorno ho visto il caro signor Morrison, a dipingere lungo il Trave … strano non mi parlasse di te!-
- Credevo … fosse ancora in Inghilterra!- Désirée cercò di sembrare fredda. Lo presuppose, dato che non l’aveva più sentito.
- Oh, no! E’ tornato da un po’!-
E non l’aveva cercata! Desy strinse i pugni dentro le tasche.
Werther la scrutava come un predatore che studia la reazione della sua preda all’esca. Quindi, aggiunse:- So che si vede con quella sventolona: Annika!-
- Beh, perché lo dici a me?!- lei si rese conto del tono stizzito:- Lui è liberissimo di vedere chi vuole, quando vuole!-
- Io credevo che voi due … -
- No!- la ragazza tagliò corto con una risposta secca.
Werther sorrise quasi vittorioso:- Benone, perché … è da tempo che penso a te e al fatto che vorrei chiederti di uscire con me!-
Désirée aveva in testa che Hayden era andato e tornato da Bristol senza dirle nulla. Scosse la testa:- Ehm … no, sono molto impegnata, scusa!- si allontanò a grandi passi, noncurandosi della reazione assai smorzata di Werther.
Raggiunse casa e chiuse la porta con rabbia. Si prese la mano con l’altra nervosamente e … voleva piangere, ma se lo proibì. Afferrò il telefono e:- Reinhold! Hai bisogno stasera?-
- E’ fantastico che tu me lo chieda! Stavo proprio per chiamarti!-
- Bene, conta su di me!- lei sorrise con le lacrime agli occhi. Doveva lavorare per non pensare, per non pensare a Hayden che l’aveva accantonata come una strana parentesi della sua vita!
Lei era seduta nel camerino, con uno sguardo assorto e una vestaglia.
- Due biglietti per il teatro delle marionette!- Ela si presentò accanto alla ragazza. Erano diventate amiche, dopo che Désirée l’aveva salvata.
Quest’ultima la guardò e sforzò un tiepido sorriso.
- Che c’è? Pensi a quel tuo amico?-
Desy negò:- Figurati, ormai è storia!- prese un biglietto per interessarsene.
Ela la scrutò furbetta:- Non per lui! Crede di non essere visto, ma io l’ho notato parecchie volte tenerti d’occhio in disparte!-
Désirée la fissò stupita e l’amica sorrise:- Non essere così sorpresa! E’ cotto di te, dopotutto!-
“Cotto di te!” la ragazza voleva tanto capire cosa significasse per Hayden essere cotto di lei!
Lui era in pausa dal lavoro con Sheldon.
- Non so … a volte mi sembra che sia … arrabbiata col mondo intero!- parlò all’amico di Désirée.
L’altro uomo lo scrutava con gli occhi neri:- Forse qualcuno la costringe a … fare ciò che fa!-
Hayden lo guardò:- Lo avevo ipotizzato anch’io, ma … lei è gelosissima del suo passato e delle sue confidenze! Devo farla sbronzare, forse! Magari parlerebbe!-
Sheldon assunse un’aria buffa:- Non è una cattiva idea!-
Lui quasi rise e poi … udirono l’allarme. Sentirono puzza di bruciato e … - Cosa succede?- Hayden vide del fumo e accorse.
- Hayden, aspetta!- Sheldon si alzò.
Désirée leggeva un racconto, accovacciata sul letto, quando squillò il telefono:- Pronto?- rispose dal ricevitore lì accanto.
- Signorina Chanterelle?- era un uomo.
- Chi parla?- lei s’incuriosì.
- Mi chiamo Sheldon Bixby, sono un collega di Hayden! Mi ha detto di avvisarla che … Vede, c’è stato un incidente grosso in fabbrica e lui … -
Desy si allarmò:- Lui sta bene?- staccò la schiena dalla testiera del letto.
Dopo poco … varcava precipitosamente la soglia del pronto soccorso:- Hayden Morrison!- disse subito all’accettazione.
La donna studiò il registro:- Oh, sì, quello dell’incendio all’officina Schmidt!-
- Incendio?- Désirée sgranò gli occhi.
- Lo abbiamo mandato a casa! Non potevamo fare più nulla per lui, oramai!- le spiegò seria l’addetta.
La ragazza restò a bocca spalancata. Corse fuori prima ancora che l’impiegata continuasse.
“Hayden, no! Dio, Ti prego, no!” pensava e pregava, quasi piangendo, mentre correva verso casa di lui.
Suonò e un uomo col volto paffuto e accattivante le venne ad aprire. Indovinò:- Désirée?-
Lei annuì e lui le porse la mano:- Sheldon Bixby!-
La giovane gliela strinse frettolosamente ed entrò, senza troppi complimenti, chiedendo atterrita:- Dov’è Hayden?-
Sheldon le indicò la camera da letto.
Désirée vi si precipitò e trovò Hayden sdraiato sotto le coperte, con una benda intorno alla testa. Aveva una visibile bruciatura sulla mano destra e sul naso.
Lei gli si mise di fronte e lui aprì gli occhi:- Oh, sono morto e c’è un angelo qui con me?- disse con voce flebile.
- Hayden!- la ragazza lo scrutò allarmata e … sull’orlo delle lacrime.
- Desy, sei tu?-
Désirée fissò agghiacciata Sheldon, che l’aveva seguita e, poi, di nuovo Hayden. Si sedette al suo capezzale e gli prese una mano:- Non mi riconosci?-
L’uomo accennò un sorriso e allungò il braccio per toccarle la guancia col palmo:- Sì, gioia mia, sei tu, fiorellino! Sono felice che tu sia venuta!-
Lei si morse il labbro e appoggiò la testa al suo petto.
Hayden fissò stupito Sheldon, nel sentirla singhiozzare sommessamente. Tuttavia, disse:- Non piangere, non piangere, angelo mio! Anche se le tue lacrime agiscono da balsamo sulle mie ferite!-
Désirée lo guardò:- Non parlare così!-
- Cosa, Desy? Non devi preoccuparti! Io starò … - lui tossì rumorosamente:- … presto meglio!-
- Sst! Sta’ calmo! Non agitarti!- la giovane gli toccò il petto per tenerlo quieto e guardò Sheldon:- Avete chiamato un dottore?-
- Lo hanno già visitato al pronto soccorso! Adesso … dipende tutto da lui!-
Désirée lo fissò. Si asciugò il viso, sentendolo bagnato. Le sembrava … no, il passato era dietro di lei, ma … perché riusciva sempre a raggiungerla?!
- Cerca di riprenderti, Hayden, io … tornerò domani!-
Lui la scrutava confuso, meravigliato, disarmato. Lei si alzò e si rivolse a Sheldon:- Tu rimani ancora qui?-
- Certamente!-
La giovane annuì, parve rincuorata leggermente e se ne andò.
Hayden si alzò dal letto, appena udì l’uscio richiudersi.
Sheldon lo osservò affacciarsi alla finestra del soggiorno, nel guardare lei allontanarsi.
- Non ti senti un po’ un vigliacco?- lo rimproverò l’amico con pacatezza:- L’hai vista piangere come una fontana! Perché non le hai detto che non sei così grave?-
- Perché dovevo capire ciò che lei provava per me! E … l’hai sentita! Tornerà domani: fino a ché la terrò occupata a curar me … non si umilierà con … quello che fa la notte!-
Sheldon lo scrutò e sospirò:- C’è una certa morale logica, ma … poverina, l’hai spaventata a morte! Credo ci tenga a te!-
Hayden lo percorse con lo sguardo. E lui l’amava e non la voleva tra le braccia di altri!
Il giorno dopo, come promesso, Désirée tornò.
Cucinò per Hayden, gli cambiò le medicazioni, come una brava Florence Nightingale, la prima crocerossina.
Lui la scrutava intenerito e … innamorato, mentre lei lo imboccava con del brodo di pollo.
Voleva quasi dirle la verità, ma quando Désirée gli chiese:- Vuoi che torni dopo il mio lavoro alla boutique?- … ci ripensò ed annuì. Specialmente … dopo che la ragazza lo baciò sulla punta del naso e ripetutamente sul palmo ferito.
A quel punto:- Desy!- le prese la mano:- Ti fermeresti a dormire qui?-
Lei restò a scrutarlo titubante. Infine, sorrise e acconsentì.
Come lo avrebbe giustificato a Ursula … ancora non lo sapeva.
Riuscì, però, a chiedere alla signora Shuster di staccare prima dal negozio:- Il mio … fidanzato ha avuto un brutto incidente sul lavoro e … ha bisogno di me!-
- Chi? Quel bel …- Hildegard usciva dal ripostiglio con quella domanda, ma Désirée la chiuse dentro con una pedata alla porta.
Fortunatamente, la sua padrona sembrava un tipo romantico, perché sorrise:- Certo, mia cara!-. Era, poi, contenta di lei: lavorava sodo e le sue clienti erano molto soddisfatte!
- Grazie!- Désirée allargò la bocca con un gaudio di riconoscenza.
Hayden aveva solo il rimorso di non poterla stringere tra le braccia e baciare. Perché lei era irresistibile nella sua abnegazione ad assisterlo con affetto. E lui sperò amore anche.
Desy gli dormì accanto e l’uomo credette di dover fare come una sorta di voto di castità; restò, comunque, a guardarla riposare tutto il tempo.
Désirée sognò ancora quell’atmosfera eterea e ultraterrena, dove sia lei che Hayden indossavano abiti settecenteschi. E lui si divertiva a sparire nei meandri del giardino del castello. Desy aveva i capelli sciolti, ora, lunghi:- Hayden!- lo chiamava.
- Hayden!- si tirò su a sedere sul letto. Si ritrovò nella stanza dell’uomo e guardò accanto a sé: lui era addormentato e si destò:- Mh? Mi hai chiamato?-
La ragazza sorrise sollevata di vederselo lì e scosse la testa:- Come ti senti?-
Lui sospirò:- Dolorante!-
Désirée lo scrutò. Alla fine, balzò in piedi e chiese:- Allora, cosa desideri mangiare per colazione? Ti preparo quello che vuoi!- si sfregò le mani.
Hayden la fissò:- Ti amo, lo sai?-
Lei sdrammatizzò con una risatina:- Non c’è bisogno di lusingarmi per gustare qualcosa di buono! Ti cucino delle frittelle che ti faranno leccare i baffi!- sparì dalla camera.
Lui capì che Désirée cercava in tutti i modi di sviare l’argomento amore. Eppure, prima o poi doveva farglielo affrontare seriamente! E per seriamente l’uomo intendeva un futuro insieme.
Al mattino del giorno successivo, lei era rientrata nel proprio appartamento. Era stata talmente assorbita da Hayden che aveva scordato un particolare.
Particolare che le venne rammentato dal campanello della porta. Andò ad aprire ed era Kostas. Subito, lei indietreggiò nel guardarlo in volto.
Lui entrò con quell’espressione strafottente che se Désirée fosse stata un po’ più lucida e fredda, gli avrebbe rifilato un calcio rotante.
- Vengo a riscuotere le tasse!- Kostas si mise le braccia conserte.
Lei si ritrovò impreparata. Guardò in tralice verso la camera: non poteva prendere i soldi dal carillon. Avrebbero scoperto la sua piccola cassa di risparmio.
Fissò l’uomo:- Io … oggi non ne ho!-
- Come?-
- Oggi non ne ho!- ripeté lei più decisa.
- Non sei passata neanche ieri mattina! Stai dicendo che ti sei messa in sciopero?- Kostas la schiaffeggiò a sorpresa. Tant’è che Désirée ricadde a terra.
Lui le mollò un calcio e la ragazza avvertì un dolore atroce allo stomaco e alle costole. Non riuscì nemmeno a gridare.
- E’ un avvertimento, tesoro! Nel caso ti vengano strane idee: mi seccherebbe sciupare il tuo bel corpicino, così come il tuo bel faccino!-
Lei rimase a terra, mentre con la vista sfuocata dalle lacrime, lo osservò uscire.
Hayden era sdraiato nel letto e fumava la sua sigaretta “salutare” alla menta. Guardò l’ora: Désirée era in ritardo e lui cominciava ad essere preoccupato.
Quando udì il campanello, capì già che non poteva essere lei: le aveva detto che avrebbe trovato la porta aperta.
Infatti, Sheldon entrò in camera appena si fu accorto di questo:- Aspetti la tua “infermiera privata”?-
- E’ in ritardo!- borbottò Hayden agitato, facendo scivolare le gambe giù dal letto.
- Forse ha avuto un contrattempo!-
- Perché non mi telefona, allora?- lui si affacciò alla finestra della stanza, che dava sul fiume e, poi, andò a quella del soggiorno: di lei che arrivava nessuna traccia!
Si massaggiò il volto con la mano:- Le è successo qualcosa, me lo sen …- udì l’ascensore atterrare al piano.
Guardò Sheldon, che esordì:- E’ lei!-
Subito, lui si precipitò a tuffarsi sul letto. Si coprì e assunse l’aria da infermo. Fissò l’amico e gli fece capire di volere un po’ di privacy:- Grazie per la visita!-
- D’accordo, vi lascio soli!- Sheldon si diresse verso la porta e s’incrociò proprio con Désirée, che entrava. Subito, l’uomo notò in lei qualcosa di strano. Le chiese se andasse tutto bene e la ragazza annuì semplicemente.
Quindi, lui se ne andò, prima di accorgersi della guancia tumefatta che Désirée aveva abilmente mascherato con del fondotinta.
Si era ritrovata sfregiata sotto il labbro, quando si era guardata allo specchio, dopo che Kostas aveva eseguito la sua violenta performance. Fortuna che lui aveva sempre detto di non voler rovinare “la merce”.
Aveva sanguinato e lei si era tamponata un bel po’. Le ci era voluta mezz’ora per raggiungere il bagno, con il dolore alle costole. Non dovevano essere rotte, perché, poco a poco era stata meglio.
Ancora, tuttavia, faticava a camminare e giunse nella camera di Hayden lentamente; lui subito corrucciò la fronte e la scrutò:- Desy!-
- Scusa il ritardo … ho … -
- Che hai fatto alla faccia?- l’uomo si accorse di quello svirgolo arrossato, anche se celato dal trucco, sotto la bocca.
- Infatti … stavo per dirtelo! Sono inciampata, che cretina, e ho battuto contro il pavimento!- Désirée sorrise forzatamente, sedendosi al suo capezzale.
Lui le scostò i capelli. Qualcosa non lo convinceva, ma:- Non hai battuto la testa?-
- No!- lei scosse il capo e Hayden sorrise sollevato, allargando le braccia:- L’importante che tu sia qui!-
La ragazza si fece abbracciare, andando ad appoggiarsi al suo petto:- Tu come stai?- gli domandò.
- Meglio da quando sei tu a prenderti cura di me!- lui la baciò in mezzo ai capelli, rafforzando la stretta. Sentì lei sussultare, quasi emettere un singhiozzo o un gemito, che soffocò al meglio che poté.
Quindi, Hayden le tolse le braccia dalla schiena, paralizzandosi.
Désirée si staccò e gli sorrise di nuovo con sforzo:- Temo di non essere molto in forma, quest’oggi! Mi dispiace!-
L’uomo la osservò negli occhi ed ebbe l’impressione che la ragazza avesse anche pianto a lungo:- Desy, che c’è?-
- Nulla, te l’ho detto! Sono solo una sbadata che non fa attenzione a dove mette i piedi!- non sopportò oltre il suo sguardo indagatore:- Vado a prepararti la colazione!- si alzò, trattenendo il fiato per il dolore che, di nuovo, le trafisse l’addome e le costole come cento spade.
Hayden la osservò camminare verso la porta come una chiocciola che deve trascinare il proprio guscio:- Désirée, vieni un po’ qui!-
Lei si voltò e ignorò parte della richiesta:- Dimmi!-
- Vieni qui, ti prego! Ho bisogno che tu ti sieda un momento qui vicino a me per … sentirmi le pulsazioni!-
Desy sospirò e obbedì, camminando a ginocchioni sul letto.
Appena tese la mano per prendere il polso dell’uomo, lui l’afferrò per il braccio, obbligandola a sdraiarsi lì accanto; Désirée protestò, tentando di fermare la sua mano che cercava di sollevarle la maglia per accertarsi della verità.
- Ti prego, Hayden, no!- la giovane lo supplicò con le lacrime agli occhi, ora, volendo divincolarsi, ma lui fu più forte. Le scoprì la pelle della fascia addominale. Subito sgranò le pupille, trovando dei lividi mostruosi:- E questi?! Te li sei fatti cadendo?-
- Sì!- mentì lei, con un piccolo fiato, tenendo lo sguardo rivolto dall’altra parte.
- Non ti credo, Desy!-
La ragazza tacque. Hayden la incalzò:- Chi è stato a ridurti così?
Désirée continuò a non rispondere e lui la obbligò a guardarlo:- Dimmelo, Desy, chi ti ha fatto questo?!-
Lei respirò concitatamente, cercando di frenare quel pianto sommesso e rispose:- Nessuno!-
- Désirée, perché menti?! Chi stai proteggendo? Devi dirmi chi è stato, che lo … - l’uomo era infuriato:- Intanto ti porto al pronto soccorso!-
- Lasciami, Hayden, per favore!- lei riuscì a divincolarsi e scappò via, facendosi forza dalla paura che lui scoprisse tutto.
L’uomo restò lì immobile, sconvolto e con la frustrazione di volerla aiutare, ma senza successo.
Hayden dipingeva al fiume. Aveva molto tempo, adesso, avendo delle ferie forzate, fintanto che il capanno dove lavorava era in ristrutturazione.
Si era ripreso e temette che Desy avesse mangiato la foglia. Non l’aveva più vista, né sentita. Qualcuno l’aveva picchiata e lui non poteva sapere se fosse stato un suo cliente, al quale lei aveva dato buca … per causa sua!
Era arrabbiata come un cane a cui danno le bastonate, anziché coccole! Catena e sbobba, anziché cuccia calda e un buon filetto.
- Ah!- l’uomo imprecò, accorgendosi di aver sbagliato il tratteggio. Pulì con un gommino particolare, quando:- La tua Désirée … sai, inizio a sognarmela pure io!-
Hayden chiuse brevemente gli occhi irritato, nell’udire la voce di Werther alle spalle. Lo guardò montare cavalletto e tela.
- Ciao, Werther!- borbottò lui, senza dar soddisfazione alla sua provocazione.
- Hai sentito ciò che ti ho detto?- l’altro uomo volle infierire, a quanto sembrava.
Hayden s’inumidì le labbra per restare calmo da buon inglese:- Non sono diventato sordo, dall’ultima volta che ci siamo visti!-
- Ciao, ragazzi!- Wolfgang si unì a loro.
- Ehi, compare! Stavo appunto parlando a Hayden di Désirée!-
- Uh, che femmina!- concordò l’altro pittore.
- Già e stanotte era tutta mia!-
- In sogno!- indovinò Wolfgang, essendo scettico sul diversamente.
- Sì, ma non dispero!- Werther lo disse, guardando verso Hayden. Lo osservò sbagliare ancora, ma stavolta fu il nervoso. Quindi, accartocciò il foglio irritato e fece canestro in un cestino della pattumiera, con un colpo secco.
- Credo che il nostro amico si stia arrabbiando!- sorrise Werther soddisfatto.
Hayden li fissò:- V’ingannate!-
- Come? Non ti dà fastidio che io abbia fatto le tue veci con la tua incantevole amichetta, nei miei sogni? Forse erano premonitori!-
Lui sospirò per cercare … DI STARE… CALMO!
Fortunatamente, Otto von Hoffmann, che passava borbottando un motivetto, con l’ombrello su una spalla … “salvò” Werther, in realtà.
- Oh, Hayden!- ormai erano entrati in confidenza proprio amichevole.
- Otto!- lui annuì, sorridendo tiepidamente, sistemando un altro foglio.
- Uh … un genio all’opera! Posso restare a guardare?-
- Certo!- Hayden annuì di nuovo.
- A proposito, tra due settimane ti ho prenotato la galleria di Bonn!-
L’uomo più giovane guardò quello più anziano:- Nella capitale? Io non so che dire … oltre a … grazie, Otto!- gli strinse la mano.
Il conte sorrise sornione e udì alle spalle:- C’è posto anche per i miei quadri a Bonn?-
Otto squadrò Werther come un pezzente. Non gli rispose neanche, tornando a guardare Hayden:- Un’ultima cosa! Ti ospiterei di nuovo nel mio castello di Biarritz!-
Lui annuì:- Volentieri, grazie!- dunque, pensò a Désirée:- Posso … posso portare anche una mia … cara amica?-
Von Hoffmann lo fissò perplesso. Si era fatto qualche illusione tra il piccolo artista e sua figlia. Tuttavia, non serbò rancore se Hayden aveva già altre mire:- Sicuro, giovane amico, porta chi vuoi!-
Lui sorrise grato, quando, malgrado avesse sforzato l’udito per non ascoltare le porcherie che diceva Werther con Wolfgang alle spalle, non poté non captare:- A proposito della bambolina: prima era in lavanderia!-
Hayden lo guardò di scatto:- Quando?-
Werther lo fissò stizzito:- Prima di venire qui ho... portato il bucato nella tua lavanderia preferita, capendo perché ti piace così tanto!-
Otto osservò il giovane amico infagottare tutto e scusarsi con:- Mi sono ricordato di avere del bucato da fare, Otto, perdonami!-. Quindi, lui si allontanò, dicendo:- Siamo d’accordo per Biarritz, dunque! Fammi sapere quando!- e corse via come se avesse da raggiungere l’ultimo treno per … la luna!
In realtà, Hayden non portò affatto del bucato. Non poteva perdere tempo nel passare a casa. Cacciò tele e cavalletto nella macchina e andò subito alla lavanderia.
Cercò Désirée con lo sguardo e la scorse vicino all’asciugatrice.
Lei stava sistemando il bucato asciutto di nuovo nella propria borsa.
Hayden le comparve accanto. La squadrava meravigliato, col fiatone.
- Si direbbe tu abbia fatto una maratona!- disse la ragazza, secca.
Lui le sfiorò l’addome:- Come va?-
Désirée si scostò infastidita:- Bene!-
- Ti ha visitato un dottore?- l’uomo le scrutò il volto e anche lo sfregio sotto la bocca pareva andare molto meglio.
- Non avevo bisogno di nessun dottore!- bofonchiò lei.
- Avresti potuto avere una costola incrinata, sei stata un’incosciente!-
- Sei stato miracolato tu dopo un incendio in fabbrica, figurati io!- Désirée lo fissò polemica e gli fece capire chiaramente di aver mangiato la foglia sul suo trucco. E un po’ accusandolo di essere stata malmenata per colpa sua per niente! E averla fatta spaventare gratuitamente! Lui era l’incosciente! Non immaginava che lei … Desy serrò le labbra, mentre Hayden diceva:- Mi dispiace, ma mi dispiace molto di più per quello che ti è successo!-
- Sto bene, ti ho detto!- Désirée si mise a tracolla il borsone e lo fissò:- Ora devo andare!-
- Desy, aspetta … io devo parlare con te … - l’uomo cercò di fermarla inutilmente, perché la ragazza tirò diritto senza nemmeno voltarsi.
Désirée uscì fuori al cinema con Ela. Videro “Arma letale” con Mel Gibson e Danny Glover.
- Quant’è fico!- commentò la seconda, nella penombra, mettendosi un popcorn in bocca, ammirando l’aitante giovane protagonista.
Desy guardò verso di lei e ridacchiò sommessamente, realizzando quanto l’era mancato avere un’amica di sesso femminile con cui concordare:- E’ proprio fico!- a proposito di Mel, mangiando pure i popcorn. L’unico era Kristoff con il quale avrebbe potuto farlo.
Tornava a casa con Ela e questa la guardò e chiese:- Che c’è? Sei tutta gaudente!-
- E’ che non ho una vera amica da … mmh … la preistoria?- Désirée fissò l’altra con un sorriso buffo.
Ela rise e la prese a braccetto:- E come mai?-
Lei si strinse nelle spalle:- Perché la gente ti giudica!-
- Mica tutti! Tu non lo fai!-
Désirée sospirò:- Odio chi ti guarda e pensa che tu debba bruciare nella dannazione!-
- Sei diventata improvvisamente amara, perché?-
La ragazza bionda sospirò e si rabbuiò nel vedere Hayden fuori casa sua.
- Oh, è quel tuo amico tanto carino!- Ela stava per andarsene, immaginando che volessero rimanere da soli.
Désirée la bloccò:- No, rimani, per favore!-
L’altra giovane vide lei serrarle il braccio:- Hai paura, cara?-
Sì, aveva paura che Hayden volesse far l’amore con lei e scoprisse che ancora aveva i lividi non più doloranti, ma causa di altre domande. E soprattutto … che volesse baciarla, stavolta e lei non avesse più avuto la fantasia né la forza … o la voglia di impedirglielo!
- No, che dici? Volevo soltanto bere una tazza di cioccolata con la mia amica!-
Ela parve convincersene. Quindi, arrivarono al portone e lui le salutò:- Signore!- fece un breve inchino.
- Stavamo salendo a bere una cioccolata calda!- disse Ela.
- Posso unirmi a voi?- l’uomo guardò Désirée e lei puntualizzò:- E’ un pomeriggio fra ragazze!-
Hayden si smorzò leggermente e l’amica rise:- Oh, Désirée, come sei cattiva! Non ci darà nessun fastidio …- fissò il giovane:- Non ricordo il tuo nome!-
- Hayden!- sorrise quest’ultimo a lei e poi tornò a guardare un po’ corrucciato Desy, che apriva il portone.
- E poi … devo della gratitudine anche a lui, per quella sera in cui mi avete raccolto col cucchiaio!- disse Ela, alternando lo sguardo da uno all’altra, notando che loro continuavano a fissarsi.
Hayden si rese conto della sua affermazione e sollevò le sopracciglia:- Oh, figurati, per così poco! Il più lo ha fatto Desy!- indicò lei con la testa.
- Desy!- Ela guardò Désirée con un sorriso:- Questo sì che è un bel nomignolo!-
- Ne sono geloso, però!- puntualizzò lui ilare:- Ne vanto i diritti esclusivi!-
Ela rise:- E’ uno spasso, Désirée, ti prego, fallo salire con noi!-
Lei guardò l’amica e annuì titubante.
Ela chiacchierava, Hayden ascoltava e Désirée preparava. Lui, ogni tanto, la guardava e poi ribatteva all’altra ragazza.
Desy portò la cioccolata fumante nelle tazze e finalmente si sedette.
Non parlò molto e, alla fine, riuscì a liberarsi di lui, facendogli accompagnare Ela a casa.
Hayden fece capolino dalla porta, prima di uscire e le disse:- Io devo ancora parlarti!-
- Adesso non ho tempo! Devo prepararmi per andare al locale!-
L’uomo sospirò leggermente contrariato e se ne andò.
Desy chiuse l’uscio e ci si appoggiò. Emise un respiro profondo. Era certa di avergli dato un pretesto per vederla ancora, quel giorno!
Tuttavia, lui non andò! Non quella sera! Ma un paio dopo sì, perché era il compleanno di Niklas, il quale volle festeggiarlo al “Mars und Venus”. Anche per presentare la sua nuova fiamma: Juanita. Era di Valencia, ma viveva in Germania per studio già da tre anni. E a Hayden sembrava molto più una brava ragazza rispetto a Brigid.
Li guardava con un sorriso dolce e anche un pochino malinconico.
Pure Sheldon era andato, come amico suo.
Reinhold, per quella festa, aveva trasformato il suo locale in tono marinaro. Lui stesso era vestito da capitano Nemo e le sue Veneri da graziose mozze, con gonnellini e berretti bianchi, bluse sbracciate, blu, con tanto di fazzoletto annodato sulle spalle, alla Popeye.
Hayden osservava Désirée vestita così e certo scatenava le fantasie. Notò Werther, seduto in un angolo, a bere birra e a … spogliarla con lo sguardo.
Gli diede molto fastidio, ma non poteva prenderlo a pugni solo perché quel maiale la stava guardando.
Tuttavia, un altro tizio si avvicinò a lei, toccandole sfacciatamente il braccio. Hayden lo riconobbe come quello a cui la ragazza, mesi prima, aveva versato il ghiaccio nel colletto della camicia.
Désirée ritrasse l’arto, allontanandosi.
Lui scrutò quel tipo vestito con completo bianco e chiese, ignorando il suo nome:- Ela, chi è quello?-.
La giovane, che li stava servendo, guardò il tizio spelacchiato in testa:- Oh, Cielo, è Julius Brand, ma topo di fogna gli si addice meglio!- arricciò il naso.
- Che vuole da Désirée?-
- E’ un regista e produttore di film pornografici … dà il tormento a tutte noi, qua dentro, per far pellicole con lui! Purtroppo un paio gli hanno dato retta! Ma lui vuole la tua … l’hai chiamata Desy?-
Hayden la fissò preoccupato, ma Ela lo rassicurò:- Non temere, lei non cederà mai!- dunque, andò da altri clienti.
- Désirée non si lascerà convincere, tranquillo!- lo rincuorarono anche Sheldon e Niklas.
Lui osservò Julius avvicinarsi ancora alla giovane, in modo insistente; ma, appena, notò lei rovesciargli del Margarita addosso, con un sorrisino tutto casto e innocente, Hayden capì di non dover temere nulla, in effetti. Sorrise orgoglioso del suo fiorellino e bevve la propria birra.
Da sola, al bar, a togliere i bicchieri sporchi e vuoti dal vassoio, Désirée vide lui avvicinarsi:- Posso venire da te, dopo? O vuoi venire da me?- si appoggiò e la scrutò affascinante:- Mi manca che tu lo faccia, sai?-
- Sarò stanca, Hayden!-
Lui divagò lo sguardo un po’ deluso e lo puntò di nuovo su di lei:- Allora, te lo dirò adesso! Tra una settimana esatta terrò una mostra a Bonn! Se ci verrai … ne sarò molto lieto! Anche se so che è lontano!-
- Io … non ti prometto nulla!- mormorò Désirée, senza guardarlo.
L’uomo sospirò:- Sai, verrà il giorno in cui riuscirò a fare soldi a palate e a portarti via da ciò che tu sai!-. La osservò tacere e continuare nel suo lavoro, benché rallentò solo per un istante. Dunque, toccandole una mano, la baciò sulla tempia con semplice, ma disarmante affetto e le mormorò:- Ciao, amore!-
Lei serrò gli occhi e le labbra. Respirò concitatamente e lo osservò allontanarsi, con un certo magone.
- Ti ha chiamata amore? Ho udito bene?- Reinhold la scrutò furbetto, gesticolando vicino all’orecchio.
Désirée lo fissò seria e lui si voltò verso il bar, dicendo:- Va bene, va bene, mi faccio gli affari miei!-
La giovane pensò a lungo alla proposta di Hayden. Stette in palestra a far lezione di step. C’era Kristoff, ma lui no.
Quando Désirée uscì, era pomeriggio tardi e … trovò Ursula e Kostas ad aspettarla, con l’auto comprata a sue spese.
Restò imbambolata e Kristoff, che era con lei, esclamò:- Oh, misericordia, pasticcino, sembra che tu abbia appena visto un fantasma!-
Desy lo guardò:- I miei cugini!- indicò:- Il mio amico Kristoff Schneider!-
- Non sapevo che la piccola cipollina avesse dei cugini qui a Lubecca!-
- Invece, eccoci qui!- sorrise falsa Ursula:- E noi non sapevamo che Désirée avesse tanti amici!-. Le tendenze del signor Schneider erano chiare e Uschi non si preoccupò che fosse qualche … rapporto extra della cugina.
- Io e Désirée lav … AHI!- Kristoff si sentì un pizzicotto talmente forte sulla chiappa che non riuscì a finire di spiegare che erano colleghi. Ciò che Desy non voleva che quei due sciacalli sapessero, ossia che lei lavorava oltre che prostituirsi. Si beccò un’occhiataccia dall’amico, che le chiedeva tacitamente se fosse impazzita e Désirée si scusò con lo sguardo, ma lo supplicò di tacere.
- Che fate voi qui?- chiese ai cugini.
- Hai visto che bella macchina che abbiamo comprato?- era una Mercedes tutta cromata e Kostas gliela mostrò tutto fiero.
Lei non dimostrò entusiasmo, mentre Ursula diceva:- Volevamo portarti a farci un giro!-
- Che cari cugini hai, ciambellina!- Kristoff l’aveva perdonata per il pizzicotto, ma Désirée lo guardò con aria ironica: “Già, dei tesori!” pensò. In tutta quella messinscena idilliaca ci doveva essere un fondo marcio.
Infatti, appena Bruto e Lucrezia Borgia riuscirono a “rapirla” sulla Mercedes, la seconda disse:- C’è un mio vecchio amico imprenditore di Norimberga, Jurgen Christensen, che ha voglia di divertirsi, questa sera! Ti pagherà il doppio, ha detto!-
Désirée sentì dolore in fondo allo stomaco:- Hai fatto troppe assenze dai tuoi doveri, cara, devi recuperare!- puntualizzò Ursula:- Ti accompagniamo da noi, a vestirti e poi ti troverai con lui al bar del suo albergo!-
Lei non disse nulla, ma avrebbe voluto aprire la portiera e fuggire. E capì che l’unico posto dove desiderava fuggire era la casa di Hayden. Lui l’avrebbe di certo protetta. Specie se Désirée gli avrebbe raccontato tutto.
Si era truccata, si era vestita con un bell’abito nero, pettinata ben liscia con una parrucca castana e gli orecchini adatti al suo splendido viso.
Il suo cliente ne fu soddisfatto. Si intrattenne poco con lei nel bar. La portò di sopra dopo neanche un’ora. E a Désirée andò bene così: l’agonia sarebbe finita prima.
Mentre stava rincantucciata su una poltrona della suite, intanto che quello russava … lei pensò a Hayden, a quanto desiderasse vederlo. E che lui la stringesse forte, chiamandola di nuovo: “Amore!”
Bonn era nella Renania settentrionale. Era bellissima, con il Reno a scorrerle in mezzo diventava qualcosa di magico.
Hayden era sulla terrazza della galleria ad ammirare le luci della città. Sorseggiò dello cherry e assaporò il torpore e tepore che gli provocò in gola. Voleva Désirée lì con sé.
I suoi quadri venivano ammirati alla grande. Si voltò ad osservare le persone che passavano lentamente davanti ai suoi lavori.
Von Hoffmann li presentava fiero, come se Hayden fosse stata una sua scoperta!
Quando un uomo si scostò, il ragazzo vide la schiena di una giovane donna, con un vestito blu scuro. I capelli biondi e mossi le scivolavano sul collo. La pelle su quella scollatura a V della schiena era di quel colore candido, ma pronto ad abbronzarsi al primo bacio caldo del sole.
- Desy!- Hayden volle quasi pizzicarsi, mollando il bicchiere su un tavolo.
Lei stava guardando una grossa tela, dove lui aveva ricreato il lago Windermere, in Inghilterra. Si sentì sfiorare la spalla nel punto non coperto dalla spallina, da labbra morbide e calde. Trasalì appena e si voltò: Hayden le sorrideva … grato, incredulo, dolce:- Grazie di essere qui!- le mormorò.
Désirée ricambiò:- Sapevo che un pittore famoso esponeva le sue opere!-
L’uomo fece un profondo respiro carico di sofferto desiderio:- Vorrei stringerti e baciarti fino a svenirci!-
Lei lo percorse con uno sguardo furbetto e adorabile insieme:- Quanto hai già bevuto?-
Lui pure sorrise accattivante, appoggiandosi a sedere su un tavolino lì dietro:- Ci sei tu ad ubriacarmi, non ho bisogno dell’alcol!- le prese la mano.
- Morrison, cerca di contenere i tuoi bollori! Sei tu l’ospite d’onore qui!- Desy lo bacchettò con burla e … flirt.
Hayden le cinse la vita, obbligandola ad appoggiarsi a lui e a mettergli un braccio attorno alle spalle:- Sto solo coccolandoti un po’! Non c’è nulla di sconveniente in questo!-
Désirée lo guardò nei suoi bei occhi di cristallo caldo e non obiettò: lo aveva desiderato anche lei da giorni, dopotutto.
- Mi riservo di fare un po’ più il birichino dopo!- l’uomo ammirò quanto quel vestito le risaltasse il bel corpicino femminile. E moriva dalla voglia di farglielo sapere.
- Dopo, Morrison?- lei si appoggiò un dito contro il mento con aria buffamente riflessiva e continuava a chiamarlo per cognome sempre con scherzo.
- Certo, Chanterelle!- lui sorrise, rispondendo con la stessa burla:- Non vorrai tornartene a Lubecca stanotte! Il viaggio è lungo!-
- Sono arrivata in aereo, posso farlo anche stanotte!-
- Oh, viaggiare di notte non è piacevole … come stare in compagnia di … qualcuno che ti piace!- Hayden giocherellò con la sua mano.
- Piantala!- lo ammonì la ragazza, dolcemente e sorridendo, rendendogli arduo il compito di prenderle l’arto.
- Sai, l’hotel dove alloggio … non è il genere che affitta a ore! Quindi … sarai costretta, temo, a restare tutta la notte!- mormorò Hayden:- E poi magari non ci sono più voli!-
- Chi lo dice?-
- Io!-
Désirée rise e Hayden fu serio ora:- Rimani qui con me stanotte! Ho … una camera grande in albergo …- aveva dovuto fermarsi un paio di giorni per organizzare tutto.
Desy lo fissò e:- Bene… e questa incantevole signorina chi è?- von Hoffmann li interruppe.
Loro due si rizzarono in piedi e Hayden fece le presentazioni:- Désirée Chanterelle, il conte Otto von Hoffmann!-
- Oh, il beniamino del signor Morrison!- sorrise lei, dopo una breve riverenza.
- Désirée, la famosa Désirée!- Otto rispose con altrettanto entusiasmo.
La giovane guardò Hayden, ma da come quel nobiluomo reagì, Desy capì che non era informato su … ogni cosa sul suo conto.
Intese solo il “famosa” da:- E’ la tenera amica che Hayden vuole portare con sé a Biarritz!-
- Biarritz?- Désirée cadde dalle nuvole, fissando ancora l’uomo più giovane, che cercò di spiegare:- Sì, volevo parlartene già qualche giorno fa e … dopo!- lasciò capire.
La ragazza lo scrutò a braccia conserte, mentre von Hoffmann disse:- Ho invitato il mio talentuoso amico qui a passare uno dei prossimo weekend nella mia tenuta laggiù, in Francia e lui mi ha chiesto se poteva portare pure lei, fraulein!-
Desy, ora, era presa alla sprovvista; tuttavia, senza quasi rendersene conto, annuì:- D’accordo, con piacere, eccellenza, grazie!-
Otto sorrise sornione, ma Hayden sollevato in un certo senso.
- Vieni, caro, dei compratori vogliono conoscerti!- il primo afferrò il secondo per un braccio.
Lui si voltò del tutto verso Désirée e le baciò entrambe le mani, nel mormorarle:- Grazie!-; quindi, venne “catturato” dal conte.
Lei si strinse nelle spalle. Chissà come mai aveva accettato?! Ursula non avrebbe avuto nulla da ridire, se la cugina gliela proponeva come un … lavoro d’accompagnatrice. Come per le Galapagos e la Sassonia.
Hayden fu talmente preso a spiegare le sue opere, a stringere mani e sorridere a perfetti sconosciuti e a definire i prezzi, assistendo la parte amministrativa del venduto, che si rese conto di aver trascurato Désirée per il resto della serata.
Ora la galleria si era svuotata. Lui era sfinito e cercò lei con lo sguardo. Capì a malincuore che Desy doveva essere tornata a Lubecca col famoso aereo notturno!
Si slacciò il cravattino che sporgeva dal pullover che ricopriva la sua camicia bianca e sbucava dalla giacchetta nera. Non reggeva più quella morsa sul pomo d’Adamo e fece per avviarsi stancamente verso l’uscita. Ma … appena vide Désirée apparire sulla terrazza, appoggiarsi all’infisso della finestra e … sorridergli come a dirgli:- Visto che sono rimasta?- … la stanchezza svanì. Hayden sentì nuovo vigore e fresca energia pulsargli nel cuore e nelle vene; rispose al sorriso e le disse:- Ciao!-, anche se pensava a: “Ti amo!”
La serata a Bonn si prospettava spettacolare. Per lo meno, a Hayden piacque pensarlo, mentre osservava Désirée camminargli accanto, con quel cappottino tipo mini redingote, color carta da zucchero.
E infatti fu così. Passeggiarono lungo il Reno. Chiacchierarono come se fosse la prima volta che s’incontravano, anche se lei fu sempre molto protettiva col suo passato. Non disse in pratica nulla in merito. Parlò di:- Hai mai visto quanto sono buffe le marionette … -
- Al teatrino di Lubecca? Sì, è uno dei miei spettacoli preferiti!- lui la fissò:- Tu … sei uno spettacolo, per me!- concluse.
Désirée rise e Hayden le chiese:- Che c’è? Non te l’aveva mai detto nessuno?-
- No!- la ragazza fece spallucce, tenendosi le mani nelle tasche. E sospirò mentre lo disse, con quel velo che l’uomo colse come di nostalgica amarezza. Lei puntò lo sguardo verso le luci che arrivavano forse da un Luna Park. Fissò lui e propose:- Ti va … di fare un giro sulle giostre?-
La splendida bocca di Hayden assunse quell’espressione accattivante tanto bella!
La ruota panoramica girava con tante lampadine intermittenti a illuminarle le braccia, alle quali erano attaccate le tantissime cabine.
Désirée teneva lo sguardo alto a osservarla e Hayden la imitava. La guardò:- Ti va?-
Lei scosse la testa, dopo averlo adocchiato per un attimo:- Troppo romantica …meglio di no!-
- Troppo romantica? Hai … paura per me?-
- No … per me!- rispose la ragazza con naturalezza e ignorò l’affascinante espressione dell’uomo, che la scrutava ilare. Indicò l’otto volante:- Quello?-
- Credevo detestassi le giostre … vomitevoli!-
Desy lo fissò con un’aria buffamente corrucciata.
Alla fine, fecero il giro su quella sorta di trappola e nessun … incidente gastrico.
L’uomo le comprò dello zucchero filato e poi si fermarono ad uno stand, per osservare quelli che facevano centro coi cerchietti.
Quindi, udirono iniziare la musica di una canzone nota. Sia Désirée che Hayden la riconobbero e lui la spintonò:- Su, mica è il tuo cavallo di battaglia sotto la doccia?-
Lei lo fissò. Osservò verso quel punto, iniziando a molleggiare la testa. Alla fine, vi si diresse e iniziò a cantare dietro al gruppo Blondie, al juke box “One way or another”. Era accompagnata dai presenti, che battevano le mani a ritmo.
Hayden la scrutava con quell’espressione fiera, dolce, innamorata. E Desy lo raggiunse per cantare accanto all’uomo, come aveva fatto quella sera a quel locale, con Sina e company.
Ciò che fecero dopo, fu di assistere allo spettacolo del circo, che c’era all’interno del Luna Park.
Lui non poteva non staccare gli occhi di dosso a Désirée … affascinata dai clown, dai trapezisti, dai giocolieri.
- E se lo facessimo tutte le sere?- propose Hayden, uscendo dal parco giochi.
- La mamma non ti ha mai insegnato che il troppo stroppia?- puntualizzò lei.
- Sì, ma … tu sei un vero sballo!- esclamò lui vivace, camminando all’indietro, per guardarla.
Désirée teneva le mani nelle tasche e lo fissava con espressione ironica:- Uno spettacolo da sballo?-
- L’hai detto!- l’uomo la scrutò affascinante:- E cosa vuole fare adesso il mio spettacolare sballo?!-
- Ti va … di andare a bere qualcosa?-
Quindi, si ritrovarono in un bar ancora aperto a sorseggiare birra.
Lei non beveva mai molto; questa volta, invece, lo fece.
Ballarono un lento di Jamie Bond e Désirée gli mormorò, stando appoggiata alla sua spalla:- Hayden?-
- Cosa c’è?- domandò lui, avvicinando le labbra ai suoi capelli.
- Vorrei che questa serata non finisse mai!-
L’uomo la strinse ancora più forte:- Farò il possibile!-
Si sedettero al tavolo. Désirée bevve altra birra, malgrado le raccomandazioni di Hayden e quest’ultimo era passato a qualcosa di più forte.
Morale della favola: lui era un pochino alticcio per la stanchezza condita all’alcol. Lei pareva senza un preciso ragionamento. Fissava il tappo della birra e mormorava:- Da bambina facevo sempre finta di essere l’assistente di Indiana Jones … che andava a scoprire reperti archeologici perduti!- si mise lentamente a ridacchiare.
- E Indiana Jones chi era?- Hayden le solleticò il gomito.
La ragazza rise e gli si appoggiò al petto:- Harrison Ford!-
- Giocavi con Harrison Ford?- scherzò lui, ridendo.
- Scemo!- Désirée gli posò la mano sulla guancia, voltandogli la faccia e l’uomo ridacchiò:- Ho idea che siamo tutti e due un po’ brilli!-
- Forse!- sospirò la giovane; si posizionò a guardarlo dritto in volto e a spostargli le ciocche ramate dalla fronte:- Sono davvero così belli rossi i tuoi capelli?-
- No, me li tingo!- Hayden scherzò di nuovo e la fece ancora ridere.
- Sai che con una mia compagna ci siamo fatte credere più grandi, alle medie, per andare a vedere “Lolita”?!- Desy giocherellò col suo naso.
Lui lo arricciava, quando il gioco era troppo pesante e rispose:- Birbante! Meriti dieci giri di corsa per tutto il Reno!-
Lei rise e si appoggiò nuovamente al suo petto con l’indice sulla bocca:- Sst, non svelarlo a nessuno!-
- Muto come una tomba!- bisbigliò l’uomo, facendo lo stesso gesto.
Dunque, restarono a guardarsi negli occhi. Désirée iniziò a giocherellare con le dita, con le labbra di Hayden e mormorò:- Nessuno delle tue modelle ti hai mai confessato che uomo eccezionale tu sia?!-
Lui percorse il suo volto con lo sguardo, mentre il cuore gli si infiammava, facendo divampare l’incendio in tutto il corpo.
Delle coppiette ancora ballavano sulla pista del locale. E sullo sfondo, proprio nel tavolo d’angolo, con le poltroncine… Désirée era riversa su Hayden a baciarlo. finalmente. A baciarlo e a lasciarsi baciare come lui desiderava da sempre, mentre l’uomo lentamente la cingeva tra le proprie braccia.
L’ascensore dell’hotel dove Hayden alloggiava si aprì su un piano. L’uomo teneva Désirée contro la parete dei comandi, le divorava la bocca come se non ne potesse fare a meno per vivere. Guardarono fuori dalla cabina, ma videro tanti carrelli e lenzuola. Quindi, capirono che:- E’ la lavanderia!- mormorò la ragazza.
- Ho sbagliato piano, sono un cretino!- rispose lui, appassionato, premendo il tasto giusto, nel tornare a baciarla con vigore.
La porta della camera di Hayden fu sbattuta, con la schiena di Désirée appiccicata sopra.
L’uomo le divorò le labbra, toccandole le gambe, che sporgevano dal vestitino. Un tuono si era levato fuori e pioveva.
Désirée lo bloccò:- Ancora no!-
Lui se la trascinò per la stanza, stringendola a sé. La giovane si spostò a baciarlo sul volto e ad ansimargli contro l’orecchio:- Oh, Hayden, amami … amami tutta la notte come non hai mai fatto in vita tua!-
- Io già ti amo come non ho mai amato in tutta la mia vita!- bisbigliò l’uomo a fiato rotto. E poi, ancora:- Ti amo, Desy, ti amo come un pazzo!- le mormorò tra un bacio e l’altro.
Per Désirée era tutto nuovo. Si vide sdraiata sotto di lui; le sue dita virili intrecciate tra i suoi capelli, mentre lei lo osservava sfilarsi la camicia, al contempo:- Non smettere di baciarmi!- la supplicava e la ragazza obbedì. Unirsi a Hayden con quella poca lucidità che aveva la spingeva a lasciarsi andare.
Lui godette nel vederla abbandonarsi, finalmente inarcare la schiena e pregarlo di ripetere il movimento dentro di lei con sempre più passione. Fino a rimanere esausto a guardarla accanto a sé. Ma non era ancora soddisfatto e Désirée lo aveva supplicato di amarla per tutta la notte. Hayden si spostò su di lei, alimentandosi ancora della sua bocca. Le strinse la mano nel pugno, la capovolse sopra di sé. La serrò contro il petto, senza staccarsi dalle sue labbra, passando le mani tra i suoi capelli.
Desy lo sentiva scendere con la bocca sulla gola. Le gambe le dolevano nella posizione, ma non le importava. Si concentrò su ciò che prima di allora aveva cercato di annullare: fuoco nelle viscere, spasmo da senza respiro e poi sollievo e dolcezza, piacere e voglia di ripeterlo ancora.
Spostò pure lei la bocca sulla pelle di lui, come se glielo volessero strappare via… affondava le unghie sulla sua schiena chiara. Le stava insegnando a far l’amore e alla ragazza veniva tutto così spontaneo. Non era il solito movimento intimo. Era diverso. Come quando Hayden le dava nozioni d’inglese e lei di francese e italiano a lui: era un dare e ricevere.
Un grido le si strappò dalla gola verso il soffitto e Hayden la guardò, tenendole il volto tra le mani. Le sorrise concitato, eccitato, estasiato. La baciò sempre più avido e poi, ricadendo sul cuscino, toccò all’uomo lasciarsi andare in un forte gemito, che tradusse con un:- Ti amo!-
Finché … la sua dolce e piccola Desy non gli si abbandonò addosso, sfinita quanto lui, il quale la baciò continuamente sul volto, ripetendole con il fiato corto:- Ti amo, ti amo, ti amo!-
Désirée stava ad occhi chiusi, come a catturare quelle parole dentro di sé e capì (quanto avrebbe Ursula maledetto quel momento) di amarlo pure lei. Ma proprio per timore di sua cugina, tacque. Quel poco di lucidità che la mezza sbronza non le aveva intaccato vinse.
15.UNA
PROPOSTA INCONSUETA
Il sonno era assai
profondo dopo una notte del genere. Desy avvertì il calore del sole colpirla.
Aprì gli occhi e, voltandosi, vide Hayden, in accappatoio, seduto sullo
schienale della poltrona vicino alla finestr
-
Sono
sveglio da un pezzo e volevo andarmi a fare una doccia, ma ho preferito restare
a guardare te dormire!-
Désirée
pareva confusa e lui si spostò ad accomodarsi sul letto, circondandola con le
braccia, a reggersi su di lei. Le baciò la fronte e le mormorò:- Sei splendida
anche di prima mattina e lo trovo sempre incredibile!-
La
ragazza lo osservò chinarsi sulle sue labbra e baciargliele e tutti i suoi “Ti
amo” e i suoi baci le riaffiorarono nella mente. Così come … l’aver capito
seriamente di essersene innamorata persa!
Voltò
lo sguardo con la scusa di dire:- C’è il sole, oggi!-
-
Già
… dopo la tempesta di questa notte!- l’uomo si alzò e fece il giro del letto,
non smettendo di guardarla e concludendo:- L’abbiamo scatenata pure noi qua
dentro!- indicò le coperte mezze per terra. E voleva aggiungere che forse aveva
tempestato proprio perché Desy lo aveva finalmente baciato e si era lasciata
andare. Ma tacque. Lei si eresse col busto, mentre lui si sedeva sull’altra
piazza del letto. Si sporse sulla sua schiena, coprendogliela di baci e le
mormorò:- Stanotte … è stata fantastica!-. Da “Il mondo” di Jimmy Fontana che
si propagò, la giovane capì che Hayden aveva acceso la radio sveglia.
Désirée
ne serbava un emozionante e meraviglioso ricordo che … la terrorizzava! Lui la
cullava in quel romantico lento, standole attaccato dietro.
Lei
sgranò gli occhi e fece per alzarsi:- E’ meglio rivestirsi!-
Hayden,
tuttavia, la serrò con un braccio e se la trascinò stretta a sé con:- Ehi,
vieni qui, non c’è alcuna fretta!- detto dolcemente contro il suo collo.
Désirée
lo sentiva percorrerle ogni centimetro di pelle in quel punto con la bocca, la
punta della lingua. Quando l’uomo arrivò a volerla baciare sulle labbra, lei
disse uno strategico:- Non dovevi andarti a fare la doccia?-
Lui
sospirò, studiando tutto il suo volto con uno sguardo innamorato e si alzò
controvoglia. Raggiunse la porta del bagno di fronte al letto e guardò Desy:-
Vieni lì dentro con me?- con un sorriso accattivante.
La
ragazza appoggiò le braccia alle ginocchia:- Potremo non uscirne più, temo!-
-
Già
… - Hayden fece un profondo respiro:- … lo temo anch’io!-
Quindi,
Désirée attese che l’uomo sparisse nella doccia per alzarsi. Lo udì parlare dal
bagno e proporle qualcosa che … la terrorizzò ancor più:- Tra un paio di
settimane ho in programma di fare un tour lungo l’Italia, per cercare nuovi
soggetti! Verresti con me?-
Desy
si allacciò la lampo del vestito e fissò la porta semi aperta a occhi
sgranati:- Starò via circa un mese! Tutto agosto! Sai … tanto il mio capannone
è in restauro e comunque sarebbe chiuso per la pausa estiva! Sarei felicissimo
che tu ci fossi con me!-
Trenta
giorni in viaggio per la penisola italica con Hayden! Désirée s’infilò le
scarpe riflessiva. Ciò significava combattere coi propri sentimenti ogni santo
dì! Lui avrebbe voluto far l’amore con lei come quella notte senza dubbio. E la
ragazza non se lo poteva permettere!
Hayden
si strofinò energicamente l’asciugamano sui capelli e uscì dal bagno con:- Che
ne dici, Desy … - la voce gli morì: lei non c’era più!
Désirée
era appoggiata alla transenna delle gradinate del Luna Park, che a quell’ora
era deserto e con le giostre coperte dalle cerate. Il tendone del circo era
smontato.
Lei
pensava a quanto fosse stata felice con Hayden, la sera prima. A mangiare
zucchero filato e passeggiare.
Quella
notte era accaduto qualcosa sfuggito al suo rigido controllo.
“Lascia a me … ci penso io …” BANG …
Désirée serrò gli occhi, scossa da quello sparo che la perseguitava da anni.
Era
venerdì quando Hayden riuscì a tornare a Lubecca.
La
prima cosa che fece fu una bella doccia, acqua di colonia, si mise tutto in
tiro e mazzo di rose rosse. Si presentò a casa di Désirée e suonò il
campanello, sistemandosi il nodo della cravatta. Tuttavia, stavolta, non
sarebbe stata come le altre. Quella notte, lui avrebbe preteso come quanto
accaduto a Bonn.
Lei,
però, non andò ad aprire:- Desy!- Hayden bussò.
La
ragazza c’era, ma non volle rispondere.
L’uomo
restò ancora lì per qualche istante e poi, rassegnato, posò le rose sullo
zerbino e se ne andò.
Provò
a telefonarle nelle successive ventiquattro ore, ma niente da fare: o staccato
o suonava a vuoto. E lui iniziava anche ad essere preoccupato.
Domenica
mattina, Hayden faceva il mimo nelle vicinanze del quartiere di Désirée,
sperando di vederla passare.
Le
sue speranze furono premiate. Lei camminava spedita verso l’angolo della
strada. Non si accorse dell’uomo, ma quest’ultimo abbandonò la sua staticità da
mimo per correrle dietro:- Désirée!- chiamò subito, facendo trasalire
leggermente i passanti.
La
giovane non lo udì o non volle udirlo, Hayden non lo capì, ma cercò di
raggiungerla tra la gente, che approfittava della domenica di sole per
andarsene a spasso.
-
Desy!-
la chiamò di nuovo l’uomo, in un modo da farsi riconoscere, ma … dopo qualche
passo l’aveva persa di vista.
Si
arrestò, sospirando frustrato e si mise le mani sui fianchi.
-
Iniziavo
a disperare nel non vederti, ieri!- fu così che Ursula accolse sua cugina,
nell’osservarla entrare in casa.
Kostas,
fortunatamente, non c’era e la donna incalzò:- Sono anche venuta a suonarti
alla porta, ma … -
Lei
le porse la busta dei soldi, di modo da zittirla soddisfatta. Non erano di
Hayden. Si era fatta pagare un extra dal cliente del sabato e qualcosa ce
l’aveva messo di tasca sua:- Avevo … il mio controllo di routine!- infatti, era
stato così. Il solito check-up ad Amburgo.
Ursula
la fissava, mentre prendeva la busta e accettò la giustificazione. Per lo meno,
non pretendeva che la cuginetta, con quella vita, non si monitorasse a livello
sanitario.
Inutile
dire quanto era costato a Desy vendersi ad un uomo abbordato al “Der Spiegel
von bier” per tappare la posta anche di Hayden. Specialmente, dopo che lui
l’aveva stretta tra le braccia così calorosamente da sciogliere tutto il suo
ghiaccio, quella notte a Bonn. Specialmente dopo aver capito di amarlo.
La
ragazza osservò la cugina mettere via i soldi e si fece coraggio di quel che
doveva sputare:- Il signor Morrison, sai il pittore … mi ha proposto di
accompagnarlo per una tournée in Italia!-
Ursula
la guardò:- E quanto staresti via?-
-
Circa
… un mese! E’ una pazzia, eh?- Désirée quasi volle smontare quella richiesta,
anche se una parte di lei desiderava accoglierla.
Tuttavia,
la donna più anziana parve dar ragione a quella seconda parte:- Non fare la
scema e accetta!-
-
Cosa?-
-
Sarai
mica matta a rifiutare!? Finora quell’uomo si è dimostrato molto generoso con
te! E se tu smettessi di essere … generosa con lui … addio cliente!-
Désirée
cercò di ingoiare la parola “generosa”, capendo il significato che Ursula ne
attribuiva e “cliente”.
Non
parlò, però, di Biarritz. Aveva deciso che quello sarebbe stato un altro …
straordinario non retribuito, che lei avrebbe concesso a Hayden e di cui sua
cugina non doveva venire a conoscenza. Se ci potevano essere dei momenti
preziosi con lui di cui Désirée poteva arricchirsi l’anima … Ursula non doveva
intaccarglieli e rovinarglieli per sempre come sapeva fare!
Doveva,
però, giustificare la sua assenza per quei giorni. Quindi, inventò:- Uschi …
dimenticavo di dirti: un dottore che mi ha visitato … ha detto che vuole
rimuovere un neo che … può essere pericoloso! Quindi, sarò ricoverata un paio
di giorni o poco più!-. In realtà, quel neo era stato rimosso quando lei aveva
11 anni ed era stato in un punto dove sua cugina non avrebbe mai chiesto di
guardare. Kostas, forse, sì, ma Ursula no!
Questa
non obiettò, addolcita dalla zolletta dell’Italia:- D’accordo, solo per questa
volta! Tanto, con tutto quello che gli darai, ci penserà quell’inglese a
ricoprirti di soldi!-
Guastandole
anche quegli ultimi momenti in casa sua con un sapore acre, Ursula guardò sua
cugina annuire con un sorriso forzato e, quindi, uscire.
Lei,
tuttavia, incrociò Kostas nell’androne, il quale subito ne approfittò per
afferrarla a vita:- Oh, Cielo, se sapevo che saresti venuta non mi sarei mosso
di casa!-
Désirée
gli diede un potente pizzicotto sull’inguine e Kostas la lasciò, gemendo:-
Attenta, bambina!-
La
ragazza si voltò a guardarlo e lui concluse:- Mia moglie potrebbe
accidentalmente scoprire che i tuoi rapporti con quel pittore non sono così …
professionali come vuoi lasciar credere!-
Come
faceva quello a sapere di … Desy serrò le labbra e disse:- E’ un’arma a doppio
taglio, Kostas!-
-
Cioè?-
-
Ursula
potrebbe scoprire che le tue attenzioni
per me non sono così … parentali … come vuoi farle credere! E a quel punto
dovresti preoccuparti che l’arma tagliente non ti colpisca sui genitali!-
dunque, lo lasciò spiazzato e uscì.
Hayden
era riverso su un braccio, quel lunedì mattina, addormentato come un amore di
bambino.
Il
petto nudo e tutto storto come chi ha passato la notte nel cercare una
posizione che conciliasse il sonno.
Désirée
era quasi intenerita nel stare a guardarlo. Lo toccò sul ginocchio, che
sagomava la coperta e bisbigliò:- Ehi, Hayden!-. No, lui aveva davvero il sonno
pesante quando dormiva. Lei lo scosse più decisa e alzò la voce:- Hayden!-
L’uomo
si destò di soprassalto e la coperta stava per scivolargli via. La resse,
mentre Désirée diceva:- Buon girono, signor Morrison! A Lubecca sorge il sole,
la temperatura è di circa 19° ed è una splendida mattina di luglio!-
Hayden
mise a fuoco la ragazza, in piedi davanti al suo letto, con una coda alta sulla
nuca, dei jeans neri e una giacchetta pure scura, sopra ad una camicetta in
chiacchierino.
-
Desy!-
mormorò lui, passandosi una mano sugli occhi per essere sicuro di non stare
sognando:- Come sei entrata?-
-
Ho
scalato il balcone, Romeo!- Désirée aveva quell’aria buffa e adorabile da
lasciar intendere che stava scherzando:- Hai lasciato la porta aperta! Anche se
avevo già pronta la forcina dei capelli!-
Hayden
si sistemò bene a sedere e la fissò con leggero rimprovero:- Hai idea che sono
tre giorni che ti cerco?-
-
Beh
… -
-
Ti
ho telefonato, ti ho bussato alla porta! Stavo per chiamare l’ospedale … sia a
Lubecca che ad Amburgo!-
-
Dovevo
riflettere sulla tua proposta!- Désirée lo disse con tutta calma che Hayden non
sapeva se infuriarsi o meno. Se non l’avesse amata tanto!
-
E
tu sparisci completamente, chiudendoti come un’ostrica quando rifletti?- lui fu
ironico.
-
Sennò
che riflessione è!- la giovane si sedette sul letto, facendo spallucce.
Ora,
l’uomo capì che non poteva essere arrabbiato con lei: l’amava troppo! Disegnò
un sorriso sempre di dileggio sulle labbra e assentì con lo stesso tono.
Quindi, dondolando leggermente sul materasso, con i pugni a reggersi seduto,
chiese:- E che esito ha dato la tua raccolta riflessione?-
-
Che
accetto la proposta!- annuì Désirée.
Hayden
volle baciarla ora, però lei mise le mani avanti:- Ma metto subito le cose in
chiaro! Sarà un accordo di lavoro, ok?-
Questo
smorzò di netto l’entusiasmo di lui, che obiettò:- Ma noi … l’altra notte … -
-
Dimentichiamo
tutto!- Desy si fece violenza a dirlo:- Io … non posso spiegarti, ma ti prego,
non domandarmi di più!-
L’uomo
si guardò in giro. Avrebbe voluto rifiutare e dire che non se ne faceva più
nulla. Il desiderio di averla con sé, però, in quel bel viaggio lo portò ad
acconsentire:- E va bene!-. Pensò che poteva sfruttare quel tour per riportare
lei alla Désirée di Bonn. Terapia intensiva d’amore!
Quindi,
si alzò, rivelando i boxer sotto le coperte e disse:- Vado a farmi la doccia!
Vieni con me?- le ripropose.
Stavolta,
Désirée scosse la testa:- L’ho già fatta!-
Lui
annuì e, malgrado la delusione, mantenne un sorriso accattivante.
Dunque,
prima che l’uomo potesse sparire in bagno, Desy lo fermò:- Hayden!-. Appena lui
la fissò, lei concluse senza guardarlo:- Mi … dispiace per Bonn! Non … accadrà
più!-; non voleva illuderlo, ma per Hayden era un’altra batosta, che incassò in
silenzio, andando nell’altra stanza.
Tante
cose lui non poteva capire e Désirée sapeva che la principale era che lei … non
aveva altra scelta che agire così!
Quando
Hayden uscì dal bagno, trovò la ragazza nel suo studio ad ammirare la famosa
scultura ancora velata dal telo. E si stava per avvicinare, ma l’uomo si
schiarì la voce, facendola voltare.
Lei
lo fissò che indossava una camicia verde acqua semi aperta e i pantaloni
chiari. I capelli un po’ umidi.
-
Vieni
di là?- Hayden non voleva che Désirée vedesse quella scultura, non ancora!
La
giovane diede un ultimo sguardo alla statua misteriosa e lo seguì in soggiorno.
L’uomo passò dalla cucina e chiese a lei se voleva qualcosa:- Ho già fatto
colazione, grazie!- Desy lo osservò prendersi un succo di frutta.
-
Allora,
spara!- Hayden si sedette sul divano, sistemando una gamba verso il bacino,
sorseggiando la bibita.
La
ragazza si accomodò accanto e gli disse:- Io … - non sapeva neanche che cifra
quantificare:- Dunque, sono circa trenta notti e trenta giorni! Immagino mi
vorrai a tua completa disposizione! Perciò … mmh … 400 marchi!-
-
Neanche
uno sconto ad un tuo cliente affezionato?- Hayden lo disse cinico, con un
sorriso amaro.
Désirée
ingoiò il boccone cocente e rispose:- Non faccio sconti a nessuno!-
-
Gli
affari sono affari, eh?- lui bevve altro succo di pesca e poi lo guardò
galleggiare arancio-giallognolo nel bicchiere lungo:- Anche Biarritz avrà un
costo, suppongo!-
-
No!-
questa volta, la risposta di lei lo sorprese e la fissò:- Quello … - Désirée
abbassò gli occhi:- … è stato un invito anche da parte di von Hoffmann! E così
… eccoti il tuo sconto!-
Hayden
fece sempre un sorrisino amareggiato e spostò lo sguardo verso il tavolino per
posarci il bicchiere:- Perché, Desy?- le chiese.
-
Perché
cosa?-
-
Perché
hai cambiato idea su di noi?-
-
Te
l’ho detto, non farmi domande!- la ragazza si alzò e uscì.
Lui
restò a guardare l’ingresso. Era sempre più convinto che dietro a tutto ciò ci
dovesse essere qualche burattinaio, che si serviva di lei per sfruttarla: era
atroce! I lividi di quel giorno famoso lo provavano. Comunque, Hayden sapeva
che Désirée non gliel’avrebbe mai confessato!
Quella
sera stessa, Desy cantò al locale di Kasten, un vecchio brano struggente,
country soul di Janice Joplin: “Piece of my heart”, in cui parlava di una donna
che soffriva per amore: “Prendi un altro
pezzo del mio cuore…”. Poi, un lento al pianoforte suonato da Conrad. Lei
non sapeva che, in un angolo della birreria, c’era Hayden a guardarla, seduto
ad un tavolino. E in quell’ultimo pezzo la ragazza diceva: “So di averti spezzato il cuore”.
Biarritz
era quasi al confine con la Spagna, sulla costa atlantica della Francia.
Località mondana e pittoresca.
Il
castello di von Hoffmann anche Désirée poté appurare che sorgeva proprio su di
una scogliera, a picco sull’oceano. Ma pure con un grandioso parco nella parte
interna.
Otto
fece sistemare Hayden e la giovane in una camera molto raccolta, ma lussuosa e
bella, con un letto a baldacchino, con coperte di broccato blu.
Il
balcone dava su una splendida vista e si poteva odorare il profumo salmastro
dell’Atlantico. Quasi anche sentire le correnti.
Désirée
respirò a pieni polmoni e Hayden la guardò dalla stanza, sistemando la valigia
con le cose essenziali sul letto. Ludwig aveva già dato loro una calorosa
accoglienza:- E’ bello qui, eh?-
Lei
non rispose. Vide lui comparirle accanto, appoggiando le mani sul parapetto. I
capelli gli si scompigliavano al tocco della brezza e Désirée sospirò:- Te la
caverai col francese?-
Hayden
la guardò accattivante:- Avrò te come interprete, no?-
-
E’
passato talmente tanto tempo dall’ultima volta che l’ho parlato e non l’ho
cantato … che spero di essere ancora capace di instaurare una conversazione!-
benché con le sue lettere, lei si tenesse in allenamento pure insegnandolo un po’ a Hayden.
L’uomo
la scrutò:- Ma è la tua lingua madre, farà sempre parte di te come per me
l’inglese!-
Il
sorriso di Desy si fece ancora più malinconico e la giovane disse:- Già!-.
Dunque, rientrò con:- Vado a farmi un bagno caldo!-
Lui
restò pensieroso a osservarla; altro mistero che l’avvolgeva: la sua famiglia!
In
onore del suo giovane amico, Otto von Hoffmann diede un ricevimento.
Désirée
indossò un abito in pallet e raccolse i capelli sulla nuca.
Hayden
voleva dirle quanto fosse incredibilmente stupenda, ma capiva che i complimenti
la mettevano alquanto a disagio.
Magdalena
von Hoffmann era arrivata due ore prima dalla Germania, nell’apprendere che
Hayden Morrison era nuovamente ospite di suo padre. Trucco e capelli per tutto
il tempo che le restava e adesso vedere lui accarezzare il retro del braccio di
quella che le era stata presentata come fraulein Chanterelle, mentre
chiacchieravano con delle persone … la smorzò.
Quella
era la sua donna? Strano non gliene avesse parlato la volta scorsa! O meglio …
aveva accennato a qualcosa che Magdalena aveva creduto fosse impossibile.
Durante
la cena, Désirée guardava la contessa fissare in continuazione sia lei che
Hayden.
La
giovane accarezzò con il dorso delle dita la mano di lui, che la guardò,
sentendo una tremito lungo la schiena. Scrutò i suoi occhi, osservarlo e
sorrise:- Che c’è?-
Lei
scosse la testa:- Niente, è che … - lo guardò con lo smoking e i capelli
lucidati:- … sei sexy così!-
L’uomo
trasformò il sorriso in qualcosa di accattivante e stupito insieme:- Lo sei
pure tu!- le mormorò:- Se vuoi … m’invento un mal di testa, tu mi accompagni e
tagliamo la corda di sopra!-
Desy
lo percorse con lo sguardo:- Meglio non adesso!-
Hayden
sospirò:- D’accordo!-
Désirée
incantava tutti quelli con cui instaurava una conversazione.
Lui
la osservava ammirato. Dunque, se la prese in disparte, accanto alla finestra e
le disse:- Fai innamorare tutti qui dentro!-
Desy
rise e poi notò che Magdalena guardava ancora verso di loro:- La figlia del
conte ci fissa come se … volesse disintegrare me e … strappare via i vestiti di
dosso a te!-
Hayden
reagì come se la cosa non lo riguardasse:- Può darsi, non ho alcun interesse
verso di lei!-
La
giovane lo scrutò. Quindi, si avvicinò a Magdalena, sotto lo sguardo
incuriosito di lui.
-
Ha
una bella fortuna ad essere in compagnia di un uomo così attraente!- esclamò la
contessa.
Désirée
guardò verso Hayden e sorrise:- Oh, lui è spettacolare!-
L’altra
donna la guardò con invidia:- Mio padre può farlo diventare il nuovo Van Gogh!-
-
Spero
non con la stessa fine!-
-
No
di certo! Persone come me possono offrirgli molto! Una come lei … invece?-
quella di Magdalena parve una sfida, che Désirée colse con una scrollata di
spalle:- Suppongo … tutto ciò che lui desidera, ossia … me stessa!- e la lasciò
zitta e … stizzita.
Hayden
sorrise e scosse la testa.
Desy
guardava l’oceano dalla terrazza. Le onde s’increspavano sugli scogli. E la
brezza della sera sembrava piacevole e rilassante. Rientrò e ammirava Hayden
giocare a baccarat. Abbozzò un sorriso: Magdalena pareva aver assortito il
colpo. Chissà come mai lei si era comportata da donna gelosa? Si domandò
Désirée. Ma diventava sempre più impellente il desiderio di voler far sapere a
Hayden quanto lei avesse bisogno di lui!
L’uomo
osservava i suoi avversari al gioco e … con stupore notò Desy accomodarsi sulle
proprie gambe.
La
fissò con un sorriso meravigliato, mentre la giovane gli circondava le spalle
col braccio:- Cosa c’è? Non posso fare il tuo talismano?-
Hayden
la scrutò:- Certo!- prese le carte:- Vuoi darci il bacio di buon augurio?-
Désirée
baciò dapprima il suo mazzo e … lui vinse la mano. Dunque, la seconda, malgrado
fosse reclamata dagli altri giocatori come amuleto, l’uomo se la tenne
gelosamente stretta. Quindi, la percorse con lo sguardo e:- Se vuoi mollo tutto
e ci rintaniamo di sopra!- le sussurrò, solleticandole il polso.
Désirée
lo tenne buono con:- Sta’ fermo! Hai lo stesso autocontrollo di un coniglio!-
Lui
abbozzò un sorriso accattivante e le diede da baciare di nuovo le carte.
Lei,
stavolta, gli baciò direttamente la mano e Hayden la scrutò, mormorando roco:-
Non mi rendi il compito facile!-
Desy
rise e gli bisbigliò:- Tieni duro ancora qualche istante!-
Hayden
vinse. E, girando con Désirée in un romantico valzer … trovarono l’uscita del
salone.
La
camera da letto era in penombra con la luna. Lui attirò la ragazza a sé, una
volta entrati e girò con lei in un lento. Restava con la fronte appoggiata alla
sua, udendo la musica dalla sala dei ricevimenti. I rivoletti dei capelli di
Désirée scivolavano serici contro le orecchie e l’uomo andò a baciarla in quei
punti. Accostò la guancia contro lo zigomo della giovane e mormorava il valzer
dolcemente col suono della voce.
Desy
restava tra le sue braccia in quello stato imbambolato. Si portò l’indice
contro la ciglia inferiore dell’occhio, sentendo qualcosa fremerle in mezzo,
tipo una lacrima.
Sentì
i capelli sciogliersi al tocco della mano di Hayden; quest’ultimo cercò di
raggiungerle la bocca, ma Désirée scostò il volto.
Infine,
lui percorse il suo collo con baci caldi e affettuosi. Amorevoli e … sempre più
passionali, fino a condurla a sdraiarsi sul letto, sotto di sé.
Lei
sentì la bocca dell’uomo scendere fino sull’addome. Desy restava con sguardo
fisso al soffitto, avvertendo lui tirarle su il vestito. “NOOOO!” echeggiò nella sua testa … - Hayden!- lo chiamò con voce
tremante, staccando la nuca dal materasso.
Il
ragazzo puntò gli occhi nei suoi con quel fare accattivante e irresistibile,
arrampicandosi a circondarla con le braccia:- Che c’è? Non devi temere nulla
fintanto che ci sono io!- le mormorò, baciandole la punta del naso,
intersecando le dita delle mani con le proprie.
Desy
scrutò il suo volto bello, fresco, candido e solare insieme. E … i fantasmi
tacquero.
La
luna argentava la pelle di Désirée, facendola sembrare ad una bambola di
porcellana, malgrado vi si tradisse le sue origini algerine materne.
Hayden
faceva scivolare le nocche sulla curva della sua spalla e dei suoi seni, della
gola e lo sterno, restando ad ammirarla, a osservare lo sguardo di lei perso
nel vuoto del soffitto.
Averlo
fatto dopo quel valzer … non aveva cambiato l’idea di Désirée sui baci.
All’idea di arrendersi come a Bonn.
Lui
le afferrò la mano, baciandogliela e tormentandole le dita con la punta del
pollice.
Desy
scrutò la sua espressione. Si girò di lato e fece scivolare il palmo sul petto
glabro dell’uomo. Andò a stuzzicarlo nei punti sensibili e iniziò a baciarlo
sul torace, fino a scendere.
Hayden
restò immobile, in preda a quello spasmo d’estasi e strinse la federa del
cuscino nel pugno.
Dopo
circa una mezz’ora, lui si alzava, infilandosi slip e vestaglia.
-
Dove
vai ora?- gli domandò Désirée, appoggiandosi sul braccio.
-
Ho
fame! Tu no? Vuoi che ti porti su qualcosa?-
Lei
si riabbandonò contro il cuscino e scosse la testa:- No, grazie!-
L’uomo
si sporse a baciarla sulla fronte e le sussurrò:- Torno subito!-
Senza
svegliare nessuno, almeno così pensò, Hayden scese in cucina. Non voleva essere
così invadente, ma o mangiava qualcosa o si ributtava su Desy tipo treno in
corsa. Era peggio di una droga!
Ludwig
andò a scodinzolargli intorno e lui gli diede un biscotto per cani da una
scatola lì sul ripiano.
Tirò
fuori dei panini morbidi dalla dispensa, quando udì dietro di sé:- E’ molto carina
la tua amichetta!-
L’uomo
si voltò e vide Magdalena appoggiata all’infisso della porta della cucina.
Indossava una camicia da notte color avorio, quasi trasparente. Era evidente
che non aveva messo la vestaglia di proposito. Doveva averlo visto uscire nel
corridoio.
Hayden
sorrise:- Lo so!-, tornando al suo pane, anche se non gradì molto l’appellativo
“amichetta”. Lei si avvicinò e lui disse:- Scusa se … non ho fatto complimenti
per …-
-
Oh,
no … sai bene che qui sei come a casa tua!- Magdalena andò verso il frigorifero
e gli porse dei sottaceti.
-
Grazie!-
l’uomo annuì, guardandola e la ragazza chiese:- E’ lei quella su cui … non
volevi pronunciarti l’altra volta che sei stato qui?-
-
Sì!-
ammise Hayden, tagliuzzando i cetriolini e mettendoli in due belle fette di
pane. Prese, comunque, un panino anche per Désirée e un vassoio.
-
Potevi
chiamare il cameriere!-
-
Ci
sono cose che un gentiluomo preferisce far da solo!- Hayden le ammiccò,
sollevando il vassoio, lasciando intendere.
Magdalena
arrostì leggermente d’invidia, ma poi gli posò la mano sul polso:- Hayden! Per
il discorso che qui sei come a casa tua … significa che puoi disporre di tutto
ciò che vuoi! Tutto, capisci?-
Lui
la percorse con lo sguardo e comprese molto bene che lei si metteva nel tutto.
Sorrise educatamente e con galanteria rispose:- Ti ringrazio ancora Magdalena,
ma ci sono alcune cose di cui non vorrei proprio approfittare!-; dunque, la
lasciò da sola.
Il
mattino dopo, erano invitati in una villa appena fuori Biarritz. Un certo
signor Schloegler. Anche lui tedesco e anche lui con una tenuta in quella parte
della Francia.
Era
amico di Otto.
Désirée
e Hayden vennero portati con una macchina, mentre i due von Hoffmann arrivarono
con un’altra.
Desy
detestava quelle cose, ma ci si doveva sempre adeguare. Appena fuori dall’auto,
però, oppose una certa resistenza.
-
Che
c’è?- lui si voltò a fissarla, perplesso.
-
Io
… odio queste cerimonie, lo sai! S’incontra sempre … chi non ci si aspetta!-
Hayden
si portò le sue mani contro lo sterno, tenendole strette nelle proprie:- Stai
tranquilla! Qui non ti conosce nessuno e quasi nessuno conosce me!-
-
E’
quel quasi che mi disturba!- mormorò Désirée imbronciata.
Lui
sorrise dolce e comprensivo:- Rilassati, amore! Non sono tutti come Kurt!-
-
E
chi te lo dice? Chi ti dice che nessuno qui mi conosce?-
L’uomo
la scrutò: già, non poteva garantirlo!
-
Hayden,
fraulein … prego!- Otto li reclamava già verso il prato dove si teneva quel
rinfresco stile brunch.
-
Arriviamo!-
sorrise lui. Fissò lei con quel bel cappello di paglia, estivo e fresco e i
capelli raccolti in una treccia elegante. La baciò sulla punta del naso e delle
dita:- Vieni! Stai sempre vicino a me e non permetterò che ti accada nulla!-
La
ragazza sospirò e improvvisò un sorriso raggiante per sembrare al meglio di sé.
Quando
vennero presentati al padrone di casa … Désirée volle morire. Herr Schloegler
altri non era che Jurgen Christensen, l’amico di Norimberga di Ursula. Quello
con cui lei aveva passato la notte, dopo Bonn.
Capì
che Christensen era un nome convenzionale, come un doppio cognome che Jurgen
usava … per comodità. Tipo … quando andava a puttane!
Pure
lui la riconobbe, ma tacque:- Jurgen viene da Norimberga e … ha una fittissima
collezione di quadri e sculture, sai, Hayden?-
-
Ah,
sì?- lui era interessato.
-
Già
… e lei è artista, a quanto mi dice Otto!-
-
Un
ottimo artista!- disse Magdalena, lì accanto a suo padre.
-
E
… la signorina è?- Jurgen posò l’occhio grigio su Desy.
-
Désirée
Chanterelle, una tenera amica di Hayden!- sorrise von Hoffmann sornione.
Morrison
guardò fiero la sua compagna, ma … notò uno sguardo quasi feroce nei suoi
occhi, mentre sfiguravano quel bell’imbusto che avevano appena conosciuto.
Corrugò
la fronte e … capì di dover salvare la situazione:- Io e Désirée andiamo a
prendere qualcosa da bere, scusateci!- si congedò, trascinando via la ragazza.
-
Che
succede, Desy?- chiese, porgendole un bicchiere di limonata fresca.
-
Cosa
ti avevo detto? S’incontra sempre chi non ci si aspetta ed è meglio … non
imbattersi!-
Hayden
guardò verso il padrone di casa e:- Quel Jurgen?-
La
giovane divagò lo sguardo oltre la spalla di lui, sorseggiando la bibita:-
Diciamo che è stato un mio cliente per una notte!-
Lui
sospirò e lei lo fissò:- Se dirà tutto a Otto … sei finito!-
-
Non
credo lo farà!-
-
Già
… il fatto che io lo abbia conosciuto con un altro cognome … probabilmente ci
terrà alla propria reputazione, ma … ho imparato che gli uomini sono
imprevedibili!-
Hayden
la percorse con lo sguardo.
Ritrovò
i Birot, gli amici di Otto che aveva conosciuto la volta passata e loro furono
lieti di fare l’incontro con Désirée.
Hayden
arrostiva a fuoco lento con gli occhi quel Jurgen, che si avvicinava a loro e
gli arrivò in sordina la domanda di madame Birot:- E’ la sua fidanzata,
monsieur Morrison?-
Desy
abbassò lo sguardo e lui rispose sorprendentemente:- Ehm … sì …- guardando
quello Schloegler:- … stiamo già progettando di sposarci al più presto!-
Lei
lo fissò stralunata, Magdalena come sull’orlo di una sincope e Otto rise
gioviale:- Oh, perbacco … qui ci vuole un brindisi!-
-
Agli
sposi!- disse monsieur Birot, alzando il calice. Gli altri fecero eco e Hayden
fissò Désirée, che ora guardava lui con sguardo feroce.
Hayden
era proprio bello sia vestito di scuro che di chiaro, come ora, con quel
completo color panna.
Forse
fu questo a dissuadere Désirée a restare infuriata con lui!
Malgrado,
una volta, nella sua stanza, si mise muta e immobile sul letto, prona, coi
capelli sciolti.
Hayden
entrò e la osservò. Assunse un’aria dolcemente ironica e richiuse la porta
dietro di sé. Si tolse le scarpe e gattonò sul materasso. Raggiunse la ragazza,
mettendole una mano sulla schiena:- Desy!-
Lei
non si mosse. Dunque, lui fece scivolare il braccio sotto il suo addome e
appoggiò il mento contro la sua spalla:- Sei arrabbiata?-
La
ragazza sospirò, ma tacque.
-
A
causa di Schloegler?- Hayden la scrutò vivace:- O … a causa mia? Perché ti ho
fatto passare per la mia fidanzata? Mi dispiace, ma non sono ancora pronto
quando chiedono cosa c’è tra di noi!-
-
Già,
non faresti una bella figura nel confessare che vai a puttane … come Jurgen
Schloegler!-
Lui
fece un profondo respiro, ma iniziò a giocare con lei:- Dai che mi faccio
perdonare … è pronto per lei, mademoiselle, un bambolotto di premio se mi fa un
sorriso e … una prestazione extra con l’uomo più sexy del pianeta!- le fece il
solletico, passandole le labbra nell’incavo del collo.
Desy
rise, mentre Hayden continuava:- E’ un inglese … a letto sono molto focosi,
malgrado la reputazione dica siano un po’ freddini!-
Lei
rideva e cercava di fermare il suo solletico. Quindi, si voltò a guardarlo:-
Guarda che non te la cavi così!-
-
Ah,
no?- l’uomo la scrutò a occhi gaudenti.
-
Sei
ben lontano dal ricevere la grazia, signor Morrison!- la giovane sbottonò
lentamente la sua camicia, iniziando a passare il palmo sul suo petto.
Hayden
cercò di parlare, ma gli si seccò la gola appena Désirée cominciò a baciarlo
laddove passava la mano.
-
Cos’è
… cos’è questa, Desy? Una punizione?- domandò l’uomo con un filo di voce.
La
ragazza lo immobilizzò contro il cuscino, supino, avvinghiandosi sopra di lui:-
E’ una tortura lenta, Morrison!-
Hayden
la squadrò con leggera ironia:- Se le tue punizioni sono così, Chanterelle,
torturami senza pietà!-
Désirée
intersecò le dita con le sue, sorridendo furbetta:- Credi davvero che arriverò
fino in fondo?-
-
Ti
prego!- Hayden mosse appena la testa, supplichevole, ma in modo buffo.
La
giovane si sporse a baciarlo su tutto il volto, accarezzandolo anche con le
dita.
-
Oh
… che bello!- mormorò lui, quasi in sordina, con quel tocco di beatitudine
nella voce.
Dunque,
lei si tolse subito, alzandosi.
Hayden
restò a scrutarla perplesso:- E adesso … dove vai?-
-
Credo
tu abbia espiato abbastanza!-
-
No,
no … sono cattivo, merito di peggio … Desy …- l’uomo rimase a osservarla uscire
con un ciao, ciao con le dita.
Lui
appoggiò le mani al materasso e la testa al cuscino, con un sospiro smontato.
Durante
la cena, Hayden si lasciò convincere da Otto a prolungare la permanenza almeno
fino a lunedì e ripartire il giorno successivo. E Désirée ringraziò intimamente
di essere stata generica con Ursula per la sua “operazione al neo inguinale”.
Pensava
a questo, sulla veranda del castello, mentre “Supersticion” di Steve Wonder si
propagava dalla sala. Era stata Magdalena a metterla, per movimentare un po’ la
serata.
Desy
si sentì toccare le gambe e, chinando la testa, vide il piccolo Ludwig porgerle
la zampina. Sorrise dolcemente e gli prese l’arto peloso, abbassandosi:- Sì,
bellissimo, mi sei simpatico anche tu!-. Da quella prospettiva poté osservare
Hayden accalappiato dalla contessa.
Scosse
la testa e, appena notò lui riuscire a schiodarsi e dirigersi verso di lei, la
ragazza tornò a occuparsi del Cavalier King, che si era messo pancia all’aria.
Hayden
si prostrò pure ad accarezzarlo e Ludwig era in totale paradiso.
-
Ti
sta appicciata come una piovra! Penso che … Otto sarà ben felice che tu sposi
lei anziché me!- mormorò Désirée.
Lui
la scrutò:- No, von Hoffmann è contento di te! Gli piaci molto!-
-
Mmh!-
Desy osservava le proprie dita intersecarsi tra i peli colorati del cagnolino e
parve scettica:- Raccontalo a Magdalena! Non rinuncerà tanto facilmente a te!-
-
Beh
… mi dispiace per lei, ma dovrà farlo!- l’uomo le sorrise.
Désirée
lo guardò.
Quindi,
lui, dopo aver lanciato un breve sguardo dietro di sé, le prese il gomito per
invitarla a rialzarsi:- Andiamo! Tentiamo una fuga come ieri sera!-, facendola
ridacchiare silenziosamente.
Hayden
scrutava la schiena di Désirée, che era in penombra con la luce della luna.
La
ragazza era seduta, aggrappata alle gambe e quella sottile sottoveste rosa
pallido. Lui era appoggiato al cuscino e il petto glabro era quasi argentato
con quella luminosità notturna.
Aveva
insistito, stavolta, affinché lei si comportasse come a Bonn. Fino a stremarsi arti,
fianchi e schiena. E stremare Désirée. Voleva chiederle perché non gliel’avesse
data vinta nemmeno questa volta. Perché fosse tornata indietro, in regresso, ma
si limitò ad accarezzarle il dorso:- Ti piacerà l’Italia!- le disse solamente.
Lei
continuava a guardare fuori. Quindi, l’uomo azzardò:- Non sai quanto vorrei
conoscere ciò che ti passa per la mente!-
-
Credo
lo troveresti poco interessante!-
-
Tutto
ciò che riguarda te m’interessa!- quindi, si decise:- Non c’è nessuno dei tuoi
che devi avvisare?-
Désirée
rispose secca:- No!-. Lo scrutò:- Niente domande, ricordi?-; dunque, si
rannicchiò su un fianco.
Lui
rimase a fissare le sue spalle. Sospirò e puntò lo sguardo in avanti: era
fuggita di casa e non voleva parlarne?
Erano
a colazione, dopo che Otto molto simpaticamente aveva mostrato a Désirée i suoi
cavalli.
Quindi,
erano solo lei e Hayden, ora:- Hai dormito bene?- chiese l’uomo, spalmandosi la
marmellata sul crostino.
Lei
addentò un croissant, invece e annuì:- Per un momento ho scordato pure se fossi
a casa mia o meno!-
Lui
abbozzò un sorriso:- Faccio questo effetto?-
Desy
pure lo imitò e sorseggiò il tè caldo.
Improvvisamente,
udirono uno sparo di fucile. Come a Dresda.
La
ragazza posò di scatto la tazza sul piattino e delle gocce di infuso
traboccarono.
Hayden
la scrutò. Le toccò la mano:- Non credo vadano a caccia, tranquilla!-. Si alzò
e andò alla finestra, mentre altri spari si susseguirono.
Désirée
chiuse gli occhi e scosse la testa, portandosi subito le mani contro le
orecchie.
Lui
vide Otto e sua figlia, con altre due persone che sparavano in aria ai piatti
di plastica:- Infatti, è un semplice tiro al piattello! Sport da nobili … - la
voce gli morì appena, nel voltarsi, notò che lei era sparita:- Desy!- la
chiamò, andando a cercarla. Sapeva che la giovane detestava le armi da fuoco.
S’imbatté
nel maggiordomo e riuscì a chiedere in corretto francese, appreso da Désirée:-
Ha visto mademoiselle Chanterelle?-
L’uomo
in livrea annuì:- Correva di sopra!-
-
Di
sopra?- intese Hayden.
Entrò
in camera col domestico, ma di lei nessuna traccia:- Désirée!- la chiamò.
Appena gli spari finirono, udì un brusio dal bagno. Accedette e … restò
ammutolito: la ragazza era rannicchiata a terra, contro il lavandino e si
dondolava; teneva le mani sulle orecchie, la testa affondata contro le gambe e
canticchiava un motivetto francese, che ricordava: “D’amour ou d’amitiè” di
Celine Dion. Ma … intonata da spaventata e sull’orlo delle lacrime.
-
Desy!-
lui si chinò e le fece togliere le braccia dal viso.
La
giovane trasalì, ma lo guardò, deglutendo, come accecata dal panico. Quindi,
parve più calma nel vedere che era Hayden e sospirò. Lacrime secche rigavano le
guance e l’uomo la fissava senza capire:- Che è successo, Desy?-
Désirée
deglutì di nuovo, distogliendo lo sguardo e mormorò, con un filo di voce:- Gli
spari!-. Si scostò i ciuffi scappati dalla coda alta e poi affondò le dita
nelle ginocchia:- Mi intimorivano gli spari!- lo guardò come a doversi
giustificare con qualcosa da scusarsi.
Hayden
la scrutava:- Sono finiti, ora!-
Lei
annuì e si eresse in piedi, uscendo dal bagno.
L’uomo
la guardava. Era circa forse la quarta nevrosi che capitava così forte: alle
Galapagos, in Sassonia, a casa sua, facendosi finire la scheggia nel dito ed
adesso. Per non parlare di quando era sparita a Rotterdam.
Lui
non poteva trovarne una risposta fino a ché Désirée non si confidava.
-
Faccio
portare del latte caldo?- chiese il maggiordomo.
Hayden
continuava a fissare lei, uscita a prendere una boccata d’aria e annuì:-
Grazie!-
Désirée
aveva riposato un po’, ma poi era andata a visitare le scuderie. Parlottò con
Yves, lo stalliere, che spazzolava un magnifico andaluso nero, al quale lei
dava delle pacche e delle carezze sul muso.
Quando,
però, Hayden si recò a cercarla, Yves lo informò che mademoiselle era andata a
farsi un giro per Biarritz.
Désirée
beveva un frappè in un bar vicino al mare, dove facevano musica dal vivo. I
tavolini erano fuori.
Quando
il tastierista accennò a “D’amour ou d’amitiè” di Celine Dion, lei automaticamente
si alzò e iniziò a cantarla.
Hayden
camminava lungo il litorale e udì … la voce di Desy. La vide camminare tra i
tavoli di quel bar. Qualche passante si era già fermato ad ascoltarla intonare
quella dolce ballata della cantante canadese.
Quando
la ragazza finì di interpretare il brano, seduta su uno sgabello, ricevette i
complimenti e gli applausi di tutti, compresi il tastierista, i camerieri e il
padrone.
Désirée
fece un timido inchino con la testa, scostandosi i capelli dietro l’orecchio. Si
voltò e vide Hayden, appoggiato ad un lampione, che pure le batteva le mani con
un bel sorriso.
Desy
gli rispose con altrettanta gioia e guardò tutti con un modesto:- Grazie!-
Camminavano
per le strade del centro. Hayden chinò lo sguardo su di lei. La strinse al
fianco, cingendole la vita. La ragazza lo guardò:- Che c’è?-
Lui
scosse la testa e la baciò sulla tempia. Voleva chiederle una lista di quesiti,
ma capì che non c’era posto per le domande.
Raggiunsero
la spiaggia e Hayden s’illuminò:- Desy, guarda laggiù: un faro!-
Lei
lo osservò dirigersi verso quella parte, entusiasta come un bambino:- Mi sembra
di tornare a casa, in Inghilterra!-. Quindi, si accorse che Désirée non lo
seguiva:- Su, piccola, vieni!-
La
giovane sospirò e annuì, prendendo la mano che l’uomo le porgeva.
La
torre del mare si ergeva al limitare di un grosso scoglio, a picco sull’oceano
e Hayden l’ammirò, respirando a pieni polmoni l’aria salmastra. Guardò Desy
sollevare pure lo sguardo a osservare quella costruzione non proprio delle sue
parti; quindi, le mise il braccio attorno alle spalle:- Ecco, vedi … molte
leggende e molti ritratti hanno ispirato questi singolari lampioni antinebbia!-
Désirée
lo fissò e sorrise, dicendogli come in passato:- Parli come un inglese,
Morrison!-
-
Beh
… si dà il caso che io … -
-
…
lo sia!- annuì lei, concludendo assieme a lui.
Hayden
sorrise, dondolandola contro di sé, quando:- Buongiorno!- giunse vivace dietro
di loro. I due si voltarono e videro un uomo con barba bianca e berretto da
lupo di mare calcato sulla testa. Sembrava proprio ad un marinaio e loro
ricambiarono:- Buongiorno!-
-
Amate
il mare?-
-
Da
buon inglese … sì!- rispose Hayden.
-
Philippe
Bujor, piacere!- il buon custode del faro allungò la mano a presentarsi e i due
ragazzi restituirono:- Hayden Morrison!-
-
Désirée
Chanterelle!- lei strinse l’arto timidamente.
-
Enchantée,
mademoiselle!- Philippe si tolse brevemente il berretto come segno di
riverenza.
-
Vive
qui da solo?- chiese Hayden.
-
Oh,
no! Mio figlio Raphaël è andato a sistemare le reti per la pesca!- l’uomo più
anziano guardò oltre il faro, quando:- Ma … eccolo che arriva!-
Un
giovane di pressappoco trent’anni si avvicinava di gran carriera, con la pelle
un po’ abbronzata e pure un filo di barba, ma nera. Vide “ospiti” con suo padre
e sorrise, muovendo il braccio in aria in segno di saluto.
Hayden
e Désirée ricambiarono e Philippe li invitò:- Perché non entrate a bere
qualcosa?-
-
Grazie!-
annuì lui.
-
Non
capita spesso una coppietta così bella assortita!- il marinaio fece strada
verso la porta del faro e Hayden guardò verso Desy, che abbassò la testa con
una vena di disagio. La strinse forte alle spalle col braccio e sorrise:-
Grazie!-
Trascorsero
un’oretta piacevole con i due Bujor, che pure restarono entusiaste di Désirée.
Hayden la osservava e non se ne stupì: tutti rimanevano ammirati da quella
fanciulla! Non era affatto difficile, specialmente, quando lei rideva,
abbandonando la testa all’indietro con fare gaio e sbarazzino. Come adesso … ad
un racconto divertente di Philippe e Raphaël delle loro gite in oceano.
Erano
appostati su un ponticello, che attraversava una spiaggetta coperta sia da rena
che da erba e una secca d’acqua marina.
Désirée
sedeva sul bordo e rideva come una pazza nell’ascoltare la R francese di
Hayden, nel pronunciare tre parole semplici come RIEN, COER e CRAYON. Più che
la consonante arrotondata gallica, pareva ad un piccione con dei problemi di
balbuzie.
-
Dai,
non prendermi in giro! Non è come il tedesco che la R è più grossolana!
Figurati che nella mia lingua madre … la metà delle volte non la pronunci
neppure! Te la mangi!- lui si dondolava, tenendosi aggrappato al ponte:-
Fammele riascoltare!-
-
Rien,
coer, crayon!- Désirée gliele ripeté, cercando di star seria, con una corretta dizione.
Hayden
provò a dire ancora: “NIENTE, CUORE e MATITA” in francese. Stavolta bene.
Lei
annuì compiaciuta:- Très bien!-
L’uomo
restò a guardarla imbambolato, mentre Désirée gli formulava una frase con tutte
e tre le parole:- Rien n’existe dans mon coer au-delà toi, avec ton nom écrit
avec un crayon indélébile!-
-
Niente
esiste nel mio cuore oltre te, con il tuo nome scritto con una matita
indelebile!- capì lui.
Désirée
batté brevemente le mani con fare da damina:- Impressionata, Morrison!-
Hayden
restò a scrutarla:- E come si dice: “Vorrei essere tuo marito?” Io arrivo fino
a “Je t’aime”!-
Lei
divenne improvvisamente seria e scese repentina dal muretto:- La lezione di
francese è finita!- e si allontanò spedita.
Lui
restò a guardarla e fissò un secondo davanti a sé. Sospirò leggermente
amareggiato.
“Mio caro Jean, Biarritz pare una rocca, una
fortezza lontana da tutto, ma gli incubi m’inseguono anche qui!”. Guardò
Hayden in giardino, giocare con il Cavalier King del conte. Lei era in camera.
Si era già cambiata per la cena con un abito semplice, pettinata un po’ alla
tirolese.
Premette
il tappo della penna nel pugno e capì di doversi spicciare: lui sarebbe salito
a cambiarsi entro breve.
Fissò
la lettera e ci posò la punta della biro: “E’
come, però, se, lontana da Ursula e Kostas, accanto a Hayden … tornassi ad
essere la Désirée di un tempo! Quella che tu hai conosciuto e che io credevo
essersi persa nel labirinto dei ricordi …”
-
Sono
stato informato che l’abbiamo turbata con gli spari del tiro al piattello,
fräulein! Ne sono mortificato!- Otto si serviva una coscia di fagiano nel
piatto, a cena e guardò Désirée.
Lei
sorseggiò del vino rosso e cercò di ingoiare i propri fantasmi:- Non è stato
nulla!-
-
Le
fanno paura gli spari?!- Magdalena lo disse quasi con derisione.
Hayden
venne in suo soccorso:- Désirée detesta, saggiamente, tutte le armi da fuoco!-
le ammiccò, infine.
Desy
gli sorrise grata e von Hoffmann assunse quell’aria da gattone simpatico, coi
suoi baffoni un po’ prussiani:- E’ solo un secolare passatempo, fräulein
Chanterelle, ma fa bene a tenersi alla larga da certi aggeggi!-
Désirée rispose con un gaudio accattivante:-
Merci, monsieur, vous êtes très galant!-
Otto
rise sornione, capendo, dato che il francese era sua lingua di studio da quando
era un bambino:- Pas de quoi, mademoiselle!-
Magdalena,
che forse bigiava le lezioni di francese dei precettori, chiese sospettosa:-
Che vi siete detti?-
-
Oh,
è una conversazione tra me e la signorina Chanterelle, cara!- fu il conte ad
ammiccare a Désirée, ora.
Lei
abbozzò un sorriso divertito e Hayden, che aveva invece capito, la fissò con un
gaudio incantato, mentre raccoglieva il cibo dal piatto.
Désirée
era rannicchiata su una poltrona della camera; non riusciva a dormire al
pensiero della domanda di Hayden, con la scusa del francese.
Perché
le aveva fatto quella domanda?! Non aveva ancora capito che lei non poteva
permettersi il lusso di sposarsi?! Che era bollata per sempre?! Che aveva uno
sfregio nella sua anima, che non si poteva osservare ad occhio nudo?! Eppure,
lui avrebbe già dovuto intuirlo da quelle sue crisi di panico e nevrosi!
Désirée
strinse le palpebre e due lacrime sgorgarono da ambo gli occhi.
Sospirò,
passandosi pesantemente il dorso della mano sulle guance e si alzò.
Si
curò di non destare Hayden e, rivestendosi, sgattaiolò fuori dal castello. Non
si accorse che era stata notata dal piccolo Ludwig, il cane di sua eccellenza,
che riposava nell’entrata del salone.
Subito
la bestiola si eresse sulle zampette e iniziò ad agitare la coda pelosa di nero
e bianco.
Hayden
si sentì toccare sul braccio e qualcosa di bagnato e caldo scivolargli sulla
pelle. Udì dei mugugni e aprì le palpebre:- Ludwig!- vide gli occhioni dolci
del Cavalier King, arrampicato con le zampe anteriori sul letto.
Lui
mosse la mano sulla sua testolina:- Che ci fai tu qui?-
Il
cagnolino azzardò un guaito e abbaiò brevemente e con discrezione. L’uomo
sospirò e riversò la schiena sul materasso. Fu ora che notò che Désirée mancava
accanto a lui. Con sommo stupore e sottile ansia, Hayden si mise a sedere:-
Desy!- la chiamò.
Biarritz
aveva tutti questi ponticelli da dipinto, che solcavano il mare dall’alto,
unendo piccoli scogli o secche, oppure spiaggette.
Désirée
era sporta sul parapetto di questo in pietra e muschio. I pugni si reggevano
l’uno con l’altro; i capelli biondi vibravano nell’ululato del vento e i suoi
bei occhi scuri fissavano le onde incresparsi di schiuma bianca: “Oh, mio Dio, no!”; quella voce rotta dal
pianto e spaventata echeggiava tra gli antri dei suoi ricordi, tra le viscere
della sua mente. Lei rimase con lo sguardo assente al presente, fisso
sull’oceano. Si sedette sul bordo del ponte e restò lì a guardare le acque ime
e fredde dell’Atlantico.
Philippe
Bujor e suo figlio Raphaël erano in procinto di far partire il loro
peschereccio. Sì, il mare era assai grosso, quella notte, ma era proprio in
quei casi che si pescavano le aragoste migliori. Perché venivano sballottate
dalle onde sugli scogli e cadevano facilmente nelle trappole.
La
poppa investiva il vento e i flutti, quasi a sfidare entrambi e i due Bujor
erano muniti di mantelle impermeabili, gialle, da pescatori.
La
campanella risuonava agitata dagli scossoni della barca:- Avremo fatto bene a
metterci in mare?- domandò Raphaël, con sottile preoccupazione.
-
Tranquillo,
figliolo, tuo padre ha visto onde peggiori di queste!- Philippe manovrava il
timone con maestria.
Improvvisamente
… - Papà, guarda … laggiù!- Raphaël intravide una figura esile e bianca come
uno spettro ricadere nell’acqua burrascosa.
-
Cosa?-
Philippe non fece in tempo a notarla.
-
Sembrava
una ragazza, caduta in mare!-
-
Sicuro
non fosse qualche vecchio fantasma?- l’anziano Bujor parlò da marinaio, ora,
con le proprie leggende.
-
No,
ti dico che … l’ho vista!- Raphaël guardò verso quel punto per poterla scorgere
ancora. E, dopo poco, notò delle braccia sbucare tra le onde e una testa
chiara:- Eccola, papà, è una donna, la vedi anche tu, adesso?-
Philippe
scrutò tra gli schizzi dell’oceano e gridò:- Sì!- corse sulla poppa e diede il
timone in mano al figlio:- Presto, Raphaël, vira!-
Il
ragazzo girò la barca verso quel punto. Dunque, disse:- Devo buttarmi in acqua
o affogherà!- ridiede la guida al padre, mollando giù l’ancora, per tenere il
peschereccio fermo.
Si
legò una corda a vita per non essere risucchiato dalla burrasca, che si faceva
sempre più forte:- Sta’ attento, figliolo !-
gli gridò suo papà per sovrastare l’ululato del vento e il fracasso dei
cavalloni.
-
Non
temere!- Raphaël si levò il cappello impermeabile e si tuffò. Raggiunse non
senza difficoltà quel corpo che appariva e spariva tra le onde.
Philippe
teneva salda la corda dell’ormeggio con cui suo figlio si era legato e osservò
il giovane afferrare finalmente quella figura quasi ultraterrena.
Désirée
si agitò appena si sentì acciuffare, con quelle poche forze che le restavano.
Stillò di lasciarla, prima di perdere i sensi.
Raphaël
la riconobbe, scostandole i capelli fradici dal viso.
Philippe
tirò la corda verso di sé, per aiutarlo a raggiungere nuovamente la barca.
Dopodiché, l’uomo più anziano supportò quello più giovane a rimontare a bordo,
raccogliendo dapprima la fanciulla dalle sue braccia.
Raphaël
si ritrovò a quattro zampe sul barcone, a tossire fuori quell’acqua
inghiottita. Quindi, col fiatone disse:- E’ la ragazza di oggi!-
-
Désirée!-
rammentò Philippe:- Ma che ci faceva in mezzo al mare a quest’ora? E con questa
burrasca?!-
-
Presto,
portiamola al faro! Era ospite dal conte von Hoffmann, se non sbaglio!- esclamò
il figlio.
Hayden
aveva cercato Désirée per tutto il
castello. Pure Otto si era svegliato con la servitù.
Magdalena
continuava, invece, a dormire placidamente il suo sonno di bellezza.
Lui
andò alle scuderie, l’ultima spiaggia, ma Desy non era neppure lì.
Quando
Otto giunse:- Hayden, presto, accorri! Hanno trovato Désirée!-
L’uomo
più giovane si precipitò in casa a rispondere al telefono:- Pronto!-
Nel
giro di mezz’ora scarsa, era fuori dal faro dei Bujor. Quindi, bussò con
impazienza e Philippe gli venne ad aprire:- L’abbiamo pescata nell’Atlantico!
Stava per annegare!- gli disse, facendolo entrare. Lo condusse di sopra, dove
c’erano le cuccette per dormire, continuando a spiegare:- Ha avuto un violento
attacco isterico, ma poi è svenuta!- aprì la porta.
Hayden
vide la figura di Raphaël davanti alla branda. Questo si voltò e si scostò.
Dunque,
l’altro ragazzo sussultò nell’osservare lei, esanime nel letto, con ancora i
capelli umidi:- Désirée!- mormorò emozionato e si precipitò al suo capezzale.
Il
volto era pallido come se fosse morta, tant’è che lui volle prenderle il polso
per accertarsi che ci fossero i battiti. Fu sollevato quando lo sentì pulsare.
I due uomini le avevano tolto soltanto il minimo per non farla congelare con
troppa roba fradicia addosso. In compenso, aveva una coperta molto calda ad
avvolgerla.
Hayden
le baciò la mano ripetutamente e le scostò i capelli dal viso:- Perché non
l’avete portata all’ospedale? Non fraintendetemi, vi sono infinitamente grato
per averla salvata, ma …-
-
Mio
padre è pratico di pronto soccorso in questi casi!- spiegò Raphaël:- E’
riuscito a farle sputare tutta l’acqua ingerita! Ora è più addormentata in un
sonno profondo, che svenuta!-
Hayden
guardò il viso di Désirée impassibile.
-
E
poi … non abbiamo voluto metterla nei guai con la polizia!- continuò il giovane
Bujor.
Lui
lo fissò:- Guai con la polizia?- non capì.
-
Certo!
In Francia … il tentato suicidio è un reato!-
Hayden
rifiutò bruscamente quell’ipotesi, anzi sentenza:- Che dice?! Désirée non ha
cercato di uccidersi! E’ stata una disgrazia!-
Raphaël
guardò suo padre e poi nuovamente l’altro uomo:- Si è buttata lei, temo, perché
quando l’ho afferrata … mi ha quasi ordinato di lasciarla! E se voleva essere lasciata
in mezzo all’oceano … desiderava essere lasciata morire, monsieur!-
Hayden
ammutolì lo sguardo. Fissò Désirée con perplessa angoscia. Morire? Perché?
Il
rumore del mare era calmo e rilassante. Quasi cullante. A Désirée, però, ora
diede il buongiorno. Lei aprì gli occhi e si guardò intorno con le pupille,
cercando di ricordare. Rammentava soltanto le onde assalirla violentemente come
a volerla inghiottire e … non curarsene affatto. Come a permettere loro di
farlo. Due braccia afferrarla e lei spaventarsi e arrabbiarsi quasi di
quell’invadenza ai propri desideri. Poi, capì che si trovava dentro al faro
visto con Hayden.
Mosse
la mano che era appoggiata sul ventre e la spostò in basso. Intercettò i
capelli di una testa. Chinò lo sguardo e vide Hayden, col capo appoggiato
contro di lei, addormentato.
Inghiottì
e afferrò le ciocche ramate di lui tra le dita.
L’uomo
sospirò, svegliandosi. Alzò la testa, sfregandosi gli occhi e sorrise sollevato
nell’osservarla desta:- Desy!-. Quasi gli venne da piangere nel prenderle la
mano e baciargliela.
-
Cosa
… è successo?- chiese Désirée.
-
I
Bujor ti hanno soccorso, stanotte!- spiegò lui:- Non lo rammenti?-
La
giovane annuì, dopo un secondo.
Hayden
la percorse con lo sguardo quasi desolato e preoccupato, ripensando a ciò che
gli era stato detto:- Mi hanno riferito che tu … - non volle accusarla con la
stessa sentenza. Forse per paura delle verità. E sperò che lei non glielo
confermasse:- … sei caduta in mare!-
Desy
annuì di nuovo, dopo qualche istante e l’uomo si limitò a chiederle con sottile
angoscia:- Che ci facevi lì nel bel mezzo della notte, Désirée?-
La
ragazza udì quasi del pianto sordo nella sua voce e voltò lo sguardo, senza
rispondergli. Forse non aveva neanche lei una risposta. O magari sì, ma se ne
vergognò.
Lui
sospirò e quel silenzio non lo lasciò tranquillo.
I
Bujor furono pure lieti della ripresa della fanciulla. Pure non accennarono a
nessuna accusa di suicidio. La coccolarono solo con una buona colazione.
Una
volta in taxi, al ritorno al castello, Hayden la guardava, cercando di dare un
senso logico all’accaduto. Quindi, sdrammatizzò come sua abitudine:- La
prossima volta che non riesci a dormire … promettimi che mi sveglierai e farai
piuttosto due chiacchiere con me! O una partita a carte o a dama … anziché
cercare di raggiungere l’America a nuoto!-
Désirée
lo guardò già con occhi sorridenti, mentre lui concludeva:- E se proprio vuoi
andare in America, a Cuba … basta che me lo dici e io ti ci porto … in aereo,
in crociera … su una nave! In acqua, in stile libero, ho paura che non
reggerei!-
Desy
ora sorrise pure con le labbra e appoggiò la mano sulla sua. Quindi, si
accoccolò sulla sua spalla.
Hayden
sospirò, ingoiando l’ansia e mosse il braccio a cingerla le spalle:- Mi sono
spaventato come un bambino! Non lo fare più, Desy!- le baciò i capelli.
Lei
emise un profondo respiro, ma tacque.
Inutile
raccontare che Otto fu ben felice di poter riabbracciare Désirée, benché
incapace di comprendere l’accaduto, al quale neppure Hayden era in grado di
dare una spiegazione.
Desy
si ritrovò sorpresa tra le braccia affettuose dell’uomo, mentre Magdalena se ne
rimaneva in disparte con la sua sigaretta tra le dita da gran signora.
Hayden,
tuttavia, giustificò la vicenda con un’insonnia di Désirée, che si era
inoltrata sugli scogli. Dopodiché, aveva perso l’equilibrio, causa anche del
vento e la burrasca le aveva impedito di raggiungere la riva. Quindi, l’unica
colpa da addebitarle era l’imprudenza.
-
Grazie
al Cielo che i Bujor non si sono lasciati impaurire dal mare ed erano a pesca!-
commentò Otto, di fronte ad un bicchierino di amaro, che sentì il bisogno di
bere per digerire la preoccupazione.
Hayden
non fece più cenno a quanto capitato, di ritorno in Germania e neppure Désirée.
L’unica ansia di quest’ultima era il viaggio in Italia, se lui avesse avuto
altre “insane” proposte. Fu tentata di ritrattare l’assenso dato, una volta
sulla porta di casa. Ma Hayden era così angelicamente raggiante mentre le
diceva:- Non vedo l’ora!- baciandole ambo le mani … che a lei mancò il
coraggio.
16.L’ITALIA
Désirée era su un
fianco, nel letto, al mattino, dopo una notte piena di sogni strani, quando
squillò il telefono, lì accanto.
Muovendo
la testa, assonnata, la ragazza annaspò con la mano fino a raggiungere la
cornetta:- Pronto?- rispose, mettendosi l’altro palmo sugli occhi.
-
Se
ti portassi in una caffetteria italiana, dove fanno le brioche e i cappuccini
migliori che tu abbia mai assaggiato … verresti a far colazione con me?-
Quella
voce allegra le era molto famigliare:- Hayden?- tirò su la testa.
Lui
era pure nel letto, appoggiato alla spalliera. Sorrise:- Buongiorno, amore, hai
dormito bene?- era un lunedì mattina, infatti. Quindi, alla domenica sapeva che
Désirée osservava il riposo.
La
giovane rispose, dopo un attimo di smarrimento che i suoi “Amore” le creavano
sempre. E sia che glieli dicesse in tedesco con “Meine liebe”, che in francese
o in inglese. Forse gli mancava solo di dirglielo in italiano. Ma Desy non avrebbe
mai giurato che Hayden non sapesse farlo. Era probabilmente solamente questione
di tempo. Aspettava, magari, di essere in Italia. Tuttavia, quei suoi
vezzeggiativi avevano un potere positivo da farle rispondere:- Va bene!-,
ignorando, in questo caso, la sua domanda successiva su come aveva trascorso la
notte.
Hayden
sorrise:- Sono pronto in pochi minuti e sarò da te!-
Lei
riagganciò. Quindi, pure si alzò e si preparò.
Mise
gli orecchini a striscia di praline, quando bussarono alla porta. Beh, Hayden
aveva detto che sarebbe arrivato in poco tempo. Dunque, Désirée andò ad aprire,
ma si rabbuiò nel vedere:- Kostas!- con somma delusione.
-
Aspettavi
qualcun altro?- ipotizzò lui, col solito ghigno irritante.
Lei
non rispose e fece per richiudere l’uscio su quel brutto muso.
Tuttavia,
il cugino fece opposizione con la mano:- Non mi inviti neanche ad entrare?-
-
No,
vattene!- la ragazza fece pressione nello spingere la porta contro lo stipite.
Quando accadde proprio ciò che temeva: il citofono suonò. Immediatamente,
Désirée si premurò di rispondere e Kostas ne approfittò per accomodarsi, anche
se non invitato.
-
Desy,
sono io!- Hayden era già lì sotto.
Lei
ingoiò il timore e… nel panico … riappese.
-
Chi
era?- chiese il cugino.
Anche
se lui non aveva diritto a risposte, la giovane gliene fornì una per non
insospettirlo:- Venditori ambulanti!-. Si accinse a raggiungere la cucina:- Sei
venuto per un caffè? Va bene, bevitelo e vattene!-
L’uomo
la squadrò: grazioso vestitino a fiori, con gonna svolazzante fin sopra al
ginocchio, bretelle larghe a fasciarle le spalle e scollatura avanti e dietro a
lasciar trapelare un top bianco, forse cucito all’abito. Erano assai di moda a
quei tempi. Capelli lisci, che le stavano un po’ crescendo sulle spalle e
orecchini argentati:- Sei davvero da acquolina in bocca!- le disse col suo modo
viscido.
Lei
sospirò contrariata, richiudendo il barattolo del caffè e Kostas continuò:-
Stavi davvero per uscire con qualcuno?-
-
Non
sono incline a giustificare il mio abbigliamento! Non sei mio padre!- Désirée
rispose secca, guardandolo appena. Quando, di nuovo, il citofono.
Stavolta,
con i suoi sudori freddi, fu Kostas a rispondere:- Chi è?-
Hayden
rimase in silenzio. Fu tentato a porre la stessa domanda, ma qualcosa lo spinse
a tacere.
Désirée
si portò la mano tremante e furtiva contro la bocca, per poi passarsela sul
braccio con imbarazzante timore. Osservò il cugino sollevare le sopracciglia e
riagganciare, borbottando:- Boh, qui non risponde nessuno!-
Lei
riprese a respirare. Sforzò un sorriso e aprì le mani, facendo spallucce:-
Ragazzini!-
-
Oggi
sei bersagliata da scherzi, bambina, a quanto sembra!-
-
Capita
a tutti, prima o poi!- la ragazza tornò a preparare il caffè. Lo versò nella
tazzina, quando sentì chiaramente dei sassolini picchiettare la finestrella
della camera, con un lontano e sordo:- Desy!-
Kostas
parve non averlo udito e … la giovane, un po’ per impaccio e un po’ per
inventiva, versò il caffè addosso ai pantaloni dell’uomo.
Questo
gridò:- Ahi, cretina!-
Désirée
finse di mortificarsi:- Ops, perdonami! Va’, va’ nel bagno a tamponarti con
sapone e acqua fredda!-
Kostas
le lanciò un’occhiata torva e sparì nell’altra stanza.
Dunque,
lei si precipitò alla finestra e l’aprì.
-
Che
succede, Desy? Dovevi venire a far colazione con me!- il signor Morrison era lì
sotto.
-
Solo
un istante, Hayden, per favore!- Désirée non poteva spiegargli il motivo di
quel ritardo, perché lui … come già gli aveva detto … non avrebbe capito. Anche
solo a dirgli:- Mio cugino è venuto per una capatina!- perché … non poteva
certo esordire con:- Te lo presento!- come Hayden si sarebbe aspettato.
Kostas
non doveva sapere di quegli incontri extra che avrebbero dato conferma ai suoi
sospetti.
Questo
uscì dal bagno, passandosi ancora l’asciugamano dove ormai la macchia era
sparita:- Potevi ustionarmi, stupida!- la trovò con le spalle alla finestra:-
Se tu non fossi così bella, te ne vorrei per un po’! Ma sono convinto, che tu
abbia tutte le carte per farti perdonare!- Kostas le si avvicinò e l’attirò a
sé.
Désirée
frappose le mani, allontanando la testa:- Pensa piuttosto a come farti
perdonare da Uschi, se venisse a scoprirlo!-
-
E
chi glielo dice? Mi ha riferito che ti sei fatta togliere un neo in un punto …
misterioso! Posso vedere la cicatrice? Sono sicuro che sia adorabile come tutto
ciò che fa parte del tuo corpo!-
Lei
riuscì a spingerlo contro il muro con le braccia:- Puoi raggiungere la porta,
Kostas, invece!-
-
E
va bene!- lui sogghignò e se ne andò. Con sommo sollievo di Desy.
Hayden
ebbe il buon senso di nascondersi dietro al muro per osservare chi usciva dalla
casa di lei. Riconobbe il marito della cugina e restò perplesso. Appena questo
si fu allontanato, lui si avviò verso il portone, non distogliendo lo sguardo
dall’altro uomo ormai lontano. Si voltò nel momento in cui la porta si aprì. Désirée
ne uscì pimpante e fresca. Hayden fu distratto per un istante da quanto lei
fosse incantevole, ma poi:- Ehi, Desy, quello che è uscito non era … -
Tuttavia,
la ragazza sviò l’argomento, prendendolo sottobraccio con:- Allora, dov’è
questa famosa caffetteria?- lo baciò sulla guancia, trascinandolo via.
Hayden
guardava con soddisfazione Désirée rifocillarsi di brioche alla crema, che era
un piacere osservarla.
Lei
rise leggermente, quando se ne accorse:- Avevi ragione! E’ tutto squisito!-
Lui
sorrise:- Visto?-. Quindi, tornò sul discorso:- L’uomo che era uscito prima da
casa tua … era il marito di tua cugina?-
La
giovane divenne terribilmente seria all’improvviso e rispose:- Sì!-
Hayden
la scrutò e azzardò:- E’ stato lui a ridurti piena di lividi, quel giorno?-
Desy
lo fissò a occhi sgranati, mentre l’uomo concluse:- E magari è pure lui che ti
spinge a … fare ciò che fai!-
-
Cosa
dici?! Kostas è marito di mia cugina!- chinò lo sguardo sul tovagliolino di
carta, giocherellandoci:- Loro mi … vogliono bene!-
Hayden
la percorse con lo sguardo, quando lei cambiò di nuovo argomento:- Otto von
Hoffmann non sa ancora che sono una prostituta, vero?-
Lui
sospirò:- Se lo sapesse … non n’è venuto a conoscenza da me!-
La
giovane sorrise:- E’ un brav’uomo! Peccato la figlia non gli somigli! Non sono
abituata ad abbracci così disinteressati!-
Hayden
continuava a fissarla. Non insistette su Kostas. Ma qualcosa non lo convinceva!
Anche perché, con quello che Desy guadagnava col mestiere più vecchio del
mondo, avrebbe dovuto campare da granduchessa. E invece viveva più miseramente
di lui e aveva necessità di svolgere altri lavori. Quindi, quei dannati soldi
sparivano da qualche parte.
Hayden
passò al solito chiosco per comprare un mazzo di rose rosse per Désirée e alla
sera di quel venerdì, ben vestito, era pronto a portargliele.
Mancavano
due giorni alla partenza per l’Italia e lui era molto emozionato.
Si
richiuse il portone dietro di sé, quando passò Werther con Kurt e due tipe.
Probabilmente due di bocca buona per uscire con quei depravati, specialmente
quella con il signor Han. La giovane con Herr Shulman, invece, non era Sina.
-
Ragazzi!-
Hayden fece appena cenno di saluto e si avviò verso l’auto.
-
Avete
visto, gentil signore?- Werther iniziò a ridacchiare:- L’amico delle puttane!?-
Hayden
rallentò il passo.
Kurt
rise e poi disse, strafottente:- Già, se mai doveste decidere di dedicarvi alla
vita … tenetelo presente come cliente: vi porta fuori a cena, in giro per il
mondo … -
-
…
a teatro!- continuò Werther.
Le
due donne ridevano come oche.
Hayden
fu tentato di reagire bruscamente. Ciò nonostante … mantenne la freddezza e
compostezza inglese e proseguì. Dopotutto, se avesse reagito, avrebbe dato loro
soddisfazione.
-
Ehi,
Hayden … ti sei offeso?- lui entrò in auto con l’echeggiare della voce di
Werther Han nelle orecchie, con quella stupida e ormai ripetitiva domanda.
Désirée
sbriciolava del purpuree di lavanda in una ciotola. Era venerdì ed era il
giorno di Hayden. Malgrado tutto, lei si sentiva sollevata a quell’idea.
Indossava
un négligé piuttosto stuzzicante; quando suonarono alla porta, si sistemò la
ciocca di capelli sfuggita allo chignon un po’ gitano e andò ad aprire. Hayden
era sul pianerottolo con il suo bel mazzo di rose. Ora Desy le accettò con un
sorriso lusingato:- Grazie, piccolo!-. Notò, poi, la nube di malumore che
avvolgeva l’uomo. Nonostante lui cercasse di sorriderle, con le sopracciglia
inarcate.
-
Che
c’è? Entra!-
Hayden
si accomodò, mentre lei andava a togliere la carta che fasciava le rose:- Che è
capitato?-
Lui
sospirò:- Niente!- si passò la mano sulle palpebre.
-
Non
si direbbe! Non sei del tuo solito umore, specialmente quello del venerdì!-
Désirée lo guardava meditabonda, andando a prendere un vaso per poi raggiungere
il lavello oltre l’angolo.
L’uomo
la seguiva e lei chiese:- Problemi sul lavoro? Un quadro non riuscito? Una
scultura che si è rotta? Hanno preso fuoco i tuoi colori e le tue matite … che
c’è?- insistette.
Hayden
la scrutò con quell’abbigliamento intimo addosso:- Sei bellissima!- le mormorò
con voce quasi strozzata. Gli faceva male che quei due scemi ne parlassero a
quel modo. Quando erano i primi che ci sarebbero andati!
Le
fece scivolare le mani sui fianchi, mentre la ragazza apriva bene le rose nel
vaso:- Ok, sono bellissima! Cerchi di fuorviarmi? Poi sono io la misteriosa!-
sentì lui baciarla sulla nuca. Si voltò a guardarlo:- Hayden, che c’è?- era un
po’ preoccupata nel domandarglielo.
L’uomo
non voleva addolorarla:- Niente, vieni solo qui, tra le mie braccia!- la
strinse forte, baciandola sul collo, diventando sempre più vorace, anche con le
carezze, fin sulle gambe.
Desy
avvertì della frustrazione e quasi disperazione in quei gesti. Così, lo
bloccò:- Aspetta, Hayden … con calma! Non hai mezze misure!- si divincolò e si
allontanò.
Lui
la seguì con aria mesta e Désirée si giro a guardarlo:- Era una tua ripresa
quella o un modo per farmi stare zitta?-
Il
giovane la scrutava con quell’espressione affascinante e accattivante insieme,
appoggiato alla sedia con le mani.
-
Hayden,
cos’hai?- la ragazza lo domandò con sottile esasperazione. Quindi, sospirò, lo
prese per mano e lo condusse in camera. Gli fece scivolare via la giacca dalle
spalle e la cravatta dal collo, sbottonandogli i primi bottoni della camicia.
L’uomo
la fissava come inerme e si lasciò sedere sul letto, come la prima volta.
Désirée
s’inginocchiò di fronte a lui, sul tappeto, accarezzandogli le gambe:- Guarda
che non me la dai a bere! Ti conosco anch’io, Morrison e qualcosa ti ha punto!-
gli levò le scarpe.
Hayden
taceva, stando eretto col busto sulle mani.
-
Ok,
tra un po’ starai meglio!- Désirée allungò le dita verso la cintura dei
pantaloni, ma lui la frenò:- Un momento, Desy, aspetta!-
Lei
lo studiò interrogativa:- Cioè … fino a pochi minuti fa eri pronto a prendermi
sul lavandino della cucina e adesso … non ti va?- sorrise quasi con garbata
ironia.
Lui
sospirò e lei continuò:- Su, tesoro, confida i tuoi malesseri! Noi … squillo
sappiamo anche ascoltare!-
Hayden
disegnò un dolce sorriso:- Tu sei l’ultima persona con cui io abbia il diritto
di lagnarmi o brontolare le mie disavventure, Desy!-
La
ragazza lo percorse con lo sguardo e capì ciò che l’uomo voleva dire: “Hai già
i tuoi fardelli senza bisogno dei miei!”
Quindi,
si alzò, salì sul materasso e lo prese per mano con:- Vieni qui!-. Lo portò ad
appoggiarsi a sé, mentre lei sedeva contro la spalliera del letto. Iniziò ad
accarezzarlo sul petto liscio e la testa di Hayden si abbandonò contro la sua
guancia, mentre Desy lo circondava con le proprie gambe.
-
Ecco
… ora, qui, tra le tue braccia … il mondo mi sembra migliore!- mormorò lui,
sentendo il respiro caldo di Désirée contro la tempia e le sue dita affusolate
sul torace.
-
Sono
qui per darti sollievo, te l’ho detto!-
Hayden
spostò gli occhi in tralice:- Anche come analista?-
-
Sai
quanti mariti vengono da me a piangere sui loro problemi coniugali?-
-
Ci
credo!- sospirò lui, dopo un istante. Guardò le mani minute di lei scivolare
sulla propria pelle bianca e gliele racchiuse nel palmo, accarezzandone una col
pollice. Soppesò delicatamente la testa al suo braccio e mormorò:- Riuscirò,
Desy, prima o poi a farti ammettere che mi vuoi almeno un po’ di bene!-
La
ragazza sollevò la testa. Gli occhi iniziarono a tormentarla per le punture
delle lacrime. Le ricacciò giù, realizzando di non poter dire a Hayden ciò che
provava davvero per lui. Quindi, mormorò:- Sst, chiudi gli occhi e rilassati,
ora!-
Quando
Désirée vide la forma della Sardegna sotto il loro aereo, credette di finire in
un mondo incantato. L’isola sarda era la loro prima tappa italiana. La zona di
Sassari, a Stintino per la precisione; per quanto avrebbero soggiornato anche a
Cagliari.
Hayden
osservò l’espressione serafica di lei, alla quale sembrò di essere ai Caraibi:-
Il mare è … di cristallo!-
-
Sì,
visto in che bei posti ti porto?!- l’uomo l’attirò a sé con un braccio a vita.
Lui
aveva affittato una casa che sporgeva sul mare di Sardegna da un’altura.
Circondò Désirée da dietro con le braccia, baciandole ripetutamente la tempia:-
Guarda laggiù! E’ l’isola dell’Asinara, chiamata così perché una volta ci
confinavano gli asini!-
-
Scherzi?-
lei lo guardò, quasi ridendo.
-
No!-
-
Oh,
povere bestie!- Desy fece un simpatico broncio.
-
Il
dialetto locale è molto caratteristico, ti piacerà! E a Cagliari ti mostrerò i
nuraghi, le grotte di stalattiti … vedrai, amore mio, ti farò trascorrere un
mese d’estate indimenticabile!-
La
ragazza si sarebbe ubriacata di quel vezzeggiativo in eterno e quel paradiso
terrestre la estasiava.
Hayden
la riportò alla realtà con:- Al tizio dell’agenzia gli ho detto che ero in
viaggio di nozze con la mia giovane moglie e che una vista sul mare sarebbe
stata fantastica!-
“La mia giovane moglie!” Désirée divenne
subito seria. Osservò l’uomo entrare in stanza e sorriderle:- Anche al largo di
Alghero ci sono delle grotte bellissime, chiamate di Nettuno, levigate
interamente dal mare!-
Lei
rimase appoggiata all’infisso della finestra, con le mani nelle tasche dei
jeans e lasciava scorrere lo sguardo sulla figura di lui, che si accingeva ad
aprire il valigione:- Avrò poi … bisogno di una modella per i miei dipinti in
questi luoghi così suggestivi e incantevoli! Ho piccole tele, per il limite di
peso; per il resto, blocchetti da disegno e macchina fotografica!- gliela
mostrò fiero.
Desy
provò quasi tenerezza per l’uomo. Si avvicinò da dietro e gli circondò il busto
con le braccia.
Hayden
restò spiazzato, guardando le sue mani congiunte sul proprio addome. Sorrise e
voltò la testa:- Ehi, che c’è?- avvertiva il suo mento pungolarlo dolcemente
nella schiena.
Désirée
sospirò, appoggiando l’orecchio contro il suo dorso:- Nulla!-, facendo
spallucce.
La
spiaggia de “La pelosa” era chiamata così perché aveva questa “peluria” di
prato a raggiungere una rocca su un isolotto, nel mare.
Désirée
si era portata un bikini nuovo e Hayden la guardava prendere il sole,
appoggiato al braccio. Le fece cadere dei granelli di sabbia sulla schiena,
cercando la sua attenzione e lei lo fissò. Sospese il busto sui gomiti e
chiese:- Fai come i bambini, adesso?-
Lui
sorrise con la sua bocca ben delineata:- Sai perfettamente che sono un bambino
cresciuto! Fai un tuffo con me?-
Désirée
lo scrutò e annuì.
Corsero
in acqua. Era cristallina. La ragazza ci si vedeva i piedi attraverso e si
sentì afferrare fra le braccia.
Hayden
la fece volteggiare e la strinse a sé.
-
Cosa
combini?- chiese lei sorpresa e spaurita.
-
Nulla,
perché?- l’uomo la guardava con quei bei occhi dello stesso colore di quel
mare.
Désirée
lo fissò. Ebbe un impulso di baciarlo, ma si sentì schizzare la coscia e una
risatina. Si voltò e vide un bimbetto con una pistola ad acqua. Quindi, la voce
di una donna che gridava:- Giuliano, non infastidire le persone!-
Il
piccolo corse dalla madre e Desy e Hayden risero. Lei si staccò e ironizzò:- Un
tuo simile, Morrison!-. Dunque, si tuffò nell’acqua più alta.
Hayden
rimase a scrutarla. Per un momento aveva creduto … Scosse la testa.
Mangiarono
pane carasau e bevvero mirto.
Quando
fu l’ora di andare a dormire, a Désirée pareva tutto così strano essere sola
con lui. Cioè, niente gruppo di amici. Non era capitato spesso. A decine di
miglia da casa. Ora era sul serio come se fossero in viaggio di nozze. Se
solamente fosse stato vero. E lei, per un attimo, pensò che poteva
approfittarne per fuggire da Ursula e Kostas, raccontare a Hayden ogni cosa e
chiedergli di proteggerla. E poi … confessargli di amarlo!
Pensò,
tuttavia, alle minacce di sua cugina e… frenò la lingua.
Hayden
era già sotto le lenzuola ad aspettarla. Benché facesse caldo, dal mare
arrivava una piacevole brezza salina, la sera.
Désirée
si coricò accanto all’uomo, che le sorrise:- Che bello! Siamo da soli!- scivolò
sul materasso, per posizionarsi sul fianco e passarle la mano sul braccio, che
lei aveva sull’addome.
-
Noi
siamo spesso da soli!- lo punzecchiò la giovane.
Lui
abbozzò un sorriso furbetto:- Sai cosa voglio dire!-
Gli
occhi di Désirée lo scrutarono:- Sì!- mormorò.
Hayden
forse era troppo stanco per pretendere qualcosa quella notte. Appoggiò la testa
contro la sua, dopo averle baciato la tempia e così rimase.
La
doccia era sempre qualcosa a cui Désirée si dedicava in maniera quasi
maniacale. Improvvisamente, sentì la tendina aprirsi e Hayden apparve. La
circondò con le braccia; lei si sentì il muro bagnato contro la schiena. La
bocca e la lingua dell’uomo sulla pelle. Non poteva sottrarsi e non capì se era
perché Hayden ne avesse pieni diritti in quanto … cliente. O se perché piacesse
pure a lei.
Trattenne
il respiro appena lo avvertì unirsi al suo intimo e percepiva lui ansimare
concitato e mormorare qualsiasi cosa per coinvolgerla in quell’atto che voleva
essere d’amore e non solo sessuale.
D’un
tratto, Désirée lo scostò da sé e uscì repentinamente dalla doccia. Hayden ne
restò perplesso.
La
spiaggia di Ezzi Mannu era con piccoli sassolini mischiati alla sabbia.
Qualcuno
si era portato la radio stereo e ascoltava: “Noi, ragazzi di oggi” di Luis
Miguel, che stava avendo tanto successo.
Désirée
faceva il cruciverba a pancia ingiù, muovendo i piedi sospesi in aria, al ritmo
della gradevole canzone del giovane interprete messicano.
Hayden
faceva il bagno e ogni tanto la chiamava:- Desy, guarda, guarda questo!- si
atteggiava un po’ a pagliaccio e richiamava di nuovo la sua attenzione come
fanno i bambini.
Lei
scuoteva la testa e ritornava alle sue parole crociate, canticchiando:- “Noi, siamo i ragazzi di oggi noi!”-
Improvvisamente,
si sentì cingere con un’ondata di frescura bagnata, trasalendo, mentre Hayden,
che le si era appoggiato addosso, le baciava la spalla.
-
Accidenti,
Hayden, sei pazzo?!- Désirée lo ammonì, ma con sottile divertimento,
scostandosi.
Lui
rideva, passandosi l’asciugamano addosso:- Eh, ho pensato potessi aver caldo!-
La
ragazza ricadde supina, scrutando il proprio settimanale enigmistico e poi,
mettendo giù questo, l’uomo:- Se avessi voluto farmi un bagno, ti avrei seguito
in acqua!- si mise a prendere il sole.
-
Guarda
che ti stai ustionando!- Hayden le indicò le gambe.
Per
tutta risposta, lei indicò lui:- Io? Tu stai diventando color peperone!-
Il
ragazzo si guardò il petto e c’era dell’ombratura di rosso sullo sterno:-
Quest’inezia?-
-
No…
dietro, caro!- Désirée lo fece voltare.
Lui
cercò di buttar l’occhio e la giovane si mise a sedere con:- Mettiti giù, va e
passami la crema solare!-
L’uomo
si accomodò con le ginocchia dondolanti e le diede la protezione trenta.
Desy
iniziò a spalmargliela bene e Hayden sussultò un po’, iniziando ad avvertire
bruciore:- Con la tua pelle british, dovevi metterti la crema già prima, tesoro
mio!- nel tono di lei c’era dell’ironica vena polemica.
-
L’ho
fatto!-
-
Sì,
ma protezione cinquanta più, più, più!- disse Désirée.
Lui
sorrideva e voltò la testa:- Non sapevo esistesse una pelle british!-
-
Sai
bene cosa intendevo, smettila di fare il buffone!- la ragazza lo bacchettò con
la stessa ironia, finì di ungerlo e gli ridiede la crema:- Toh!-
-
Grazie!-
-
Niente!-
borbottò lei, sospirando e rimettendosi sdraiata.
Hayden
la guardò:- Vuoi che la metta io a te?-
-
Io
ho dalla mia le origini algerine! Divento scura quasi subito!-
-
Sì,
ma per metà sei svizzera, tesoro mio e lo dimostra quel colore da aragosta
cotta che stanno assumendo le tue belle coscette!-
Desy
lo scrutò, con la mano a coprire gli occhi. Fece un profondo respiro e si
voltò.
Quindi,
Hayden unse lei di crema:- Pensavo che domani potremo andare ad Alghero a
vedere le grotte di Nettuno! Dopodomani partiamo per Cagliari che non le abbiamo
vedute, sennò!-
La
giovane teneva il mento appoggiato alle mani e annuì:- Certo!-
Lui
scrutò il velo d’abbronzatura sulla carnagione di Désirée. Era vero! Alle
Galapagos già l’aveva visto: la sua pelle diventare caffè latte. E coi suoi
capelli biondi era uno spettacolo!
Ancora
non si spiegava cosa l’avesse spinta ad interrompere il loro rapporto nella
doccia così automaticamente, quel mattino. Lui aveva dovuto girare la manopola
dell’acqua fredda, dopo, per sbollire.
C’erano
tanti tasselli che riguardavano Désirée, che rimanevano oscuri e Hayden avrebbe
tanto voluto scoprirli.
-
Sai
che molti … ambiscono alla Sardegna per la luna di miele!- fu sufficiente dirle
questo, perché lei s’irrigidisse e si alzasse con:- Vado a fare due passi coi
piedi nell’acqua! Ho caldo!-. Non gli chiese di accompagnarla e lui non si
propose, intuendo nel tono della ragazza il desiderio di rimanere da sola.
Infatti,
Désirée volle restar sola. Non voleva che Hayden tirasse in ballo altre frasi
collegate al matrimonio, come aveva fatto poco fa e a Biarritz.
Il
mare le lambiva le caviglie e lei disperdeva lo sguardo all’orizzonte; avevano
ancora una lista di tappe lì in Italia. La ragazza non era convinta per quanto
avrebbe resistito a rimanere zitta. O a tenere buono lui con le sue folli idee
romantiche.
Le
grotte di Nettuno si raggiungevano con una suggestiva gita in motonave. Hayden
si sentì un po’come a casa, con le scogliere a picco sul mare.
Dall’antro
si potevano già scorgere le stalattiti e le stalagmiti saline e rocciose,
levigate dalle onde, in secoli e secoli. Una lunghissima scalinata scendeva
invece dalla cima, all’esterno della caverna, per chi era più avventuroso e
voleva farsela a piedi.
Désirée
ne restò affascinata e Hayden pure di come la mano di Dio avesse potuto
scolpire così ad arte.
L’uomo
era contento quando osservava la giovane entusiasmarsi per qualcosa. Vederla
esternare le proprie emozioni.
Il
gocciolio dell’acqua era suggestivo nell’eco della grotta e se quelle di
Cagliari erano ancora più grandi …
Infatti,
il giorno dopo partirono per il sud della Sardegna. Presero il treno
Sassari-Cagliari e da lì affittarono un’auto.
Quindi,
i Li Zuddas furono le prime attrattive che andarono a visitare. Ossia, grotte
più grandi di quelle di Alghero.
Videro
le case delle fate e alloggiarono a Villa Simius, in un villaggio dove potevi
soggiornare proprio vicino ai nuraghi.
Désirée
guardava il sole sorto da qualche ora e ascoltava Hayden canticchiare in bagno.
Quindi,
lo udì uscire e lo vide, con l’accappatoio addosso, mettersi accanto al letto.
Restava sospeso su di lei, con le braccia a circondarla e le baciò
ripetutamente la spalla. Alla fine, come un prestigiatore, tirò fuori da sotto
il cuscino un cofanetto.
Désirée
lo guardò incuriosita, mettendosi a sedere:- E questo?-
-
E’
per te!- lui sorrideva.
La
giovane prese in mano la scatoletta vellutata, quindi di gioielleria e quasi le
sudavano le dita.
-
Forza,
amore, apri!-
Lei
si fece coraggio come sempre di quell’ “Amore” e dischiuse il cofanetto.
C’erano degli orecchini in acquamarina e … non sapeva davvero ora come
prenderla: dono o … ricompensa?
Fu
quasi tentata di richiuderlo e gettarlo via con:- Quindi, sono sul serio la tua
puttana e basta!- anche se non poteva colpevolizzare solo lui di questo.
Tuttavia,
si limitò a chiedere un gelido:- Perché?-
E
Hayden … rischiarò il suo mattino con:- E’ un piccolo pensierino per
dimostrarti quanto sono felice che tu stia dividendo quest’esperienza assieme a
me!- appoggiò la fronte alla sua:- E ringraziarti della felicità che mi dai
ogni giorno che apro gli occhi e ti vedo accanto! Tutta la gioia che mi dai
ogni singolo minuto della giornata!-
Désirée
avrebbe voluto piangere. E fra le lacrime raccontargli tutta la sua verità. Gli
posò la mano sulla guancia e:- Hayden, io ti … - avrebbe sì voluto dirgli: “Ti
amo!”. Malgrado ciò, deglutì e concluse con:- … ringrazio! Sono perfetti e del
colore dei tuoi occhi!-
Lui
rise:- Mica li devo indossare io!-
La
giovane ridacchiò, smorzando il pianto e ribatté:- Quando vuoi che te li presto!-
Hayden
si alzò e mosse la mano in modo effeminato:- Magari col vestito bianco …- facendo
ridere Desy:- A proposito … ho lavorato pochissimo … la Sardegna mi distrae
troppo e … colpa pure tua, signorina!- lui l’additò con burla.
-
Mia?-
lei si premette la mano sullo sterno.
-
Certo!
Ora devi aiutarmi a recuperare!-
Infatti;
dipinse le case delle fate: domus de janas. E Désirée era sempre un ottimo
soggetto. Spesso la dipingeva al mattino presto, mentre ancora lei dormiva. A
volte … Desy gli chiedeva di ritrarla a nudo artistico.
La
Sardegna riservava dentro di sé una cultura misteriosa e vasta, tutta da
scoprire.
Hayden
si divertiva a dipingere Désirée con vari sfondi.
Comprò
un pallone per giocarci con lei in acqua. Gli piaceva molto anche scherzare con
lei. Soprattutto quando poi poteva starci a stretto contatto. Si tuffò per
recuperare la palla, afferrando pure la ragazza fra le braccia, da dietro.
Desy
rideva, ma avvertì le labbra dell’uomo spostarsi nell’incavo del suo collo.
Questo la portò a divenire seria ed esclamare:- Qui ci sono anche delle
famiglie con bambini, Hayden … attento a non eccitarti troppo!-
L’uomo
si guardò intorno e mormorò:- C’è una spiaggetta appartata più in là … facciamo
il bagno … levandoci tutto!-
Désirée
notò dei windsurf al largo e colse l’occasione:- Perché, invece, non facciamo
quello?- indicò verso quel punto.
Hayden
non saliva su un windsurf da … forse quando aveva provato una volta a 13 anni!
Desy,
invece, pareva trovarsi a suo agio sulla tavola. Afferrò la vela, rimanendoci
attaccata in maniera perfetta.
Rideva
nell’osservare lui cadere almeno dieci volte, prima di riuscire a stare in
equilibrio, sotto le direttive dell’istruttore.
Alla
fine, lei parve volergli sfuggire … sull’onda ribelle del mare. Ribelle come
Désirée:- Ehi, Desy, mi farai rompere l’osso del collo nel farti inseguire
così!- protestò l’uomo , controllando che i propri piedi non si spostassero
dalla tavola.
La
ragazza si voltò e rise:- Non mi dire che ho trovato qualcosa che non sei
capace a fare!? Su, Morrison, prova a raggiungermi!-
Il
mare li condusse ad una spiaggetta, forse proprio quella che diceva Hayden e,
una volta, nella parte più bassa dell’acqua, mollarono le tavole, correndo
sulla rena mischiata a pezzi di prato rado.
Lui
la rincorse:- Guarda che ora riesco a raggiungerti, bambina monella! Dove
corri?!-
Désirée
ricadde a terra e l’uomo l’afferrò:- Presa!- mormorò col fiatone.
Lei
rise e riuscì a rotolare più in là. Hayden restò a guardarla, cercando di
recuperare la normale respirazione:- Dove hai imparato a cavalcare così le
onde?-
Desy
restò seria per qualche secondo. Scacciò i ricordi e lo guardò, disegnando un
sorriso furbetto:- Sono stata l’accompagnatrice di un campione di windsurf
nelle isole Cayman e … per ripagarmi lui mi ha insegnato!-
Hayden
la scrutò con un sopracciglio inarcato:- Sul serio o mi prendi in giro?-
-
Lo
lascio giudicare a te!-
Lui
osservava i suoi capelli bagnati, ora un po’ sporchi di rena chiara.
Desy
lo vide scivolare verso di sé, intrappolarla tra le braccia e sorriderle con
quel cipiglio affascinante:- Vuoi farmi credere, quindi, che prima di andare in
Ecuador con me … qualcuno ti aveva già fatto fare un viaggio esotico? Ed io che
pensavo di essere stato molto originale!-
Désirée
guardò il gesto di intrappolarla e, benché avesse imparato che da Hayden non aveva
nulla da temere … ciò la innervosiva:- Cosa hai in mente, Morrison? Lasciami
subito!-
-
Voglio
essere più inedito del tuo campione di windsurf e provare un’ebrezza più forte
delle isole Cayman!- l’uomo avvicinò la bocca verso quella della ragazza.
Lei
riuscì a liberarsi con un abile stratagemma di pizzicarlo sul fianco e a
rotolare a sedersi.
Lui
la osservò e si accucciò accanto:- Che c’è?- le domandò con un sorriso di
burla.
Desy
fece spallucce come una bambina offesa e Hayden si gettò sul suo corpo,
bloccandola di nuovo a terra.
-
Ora
sì che non puoi impedirmi di baciarti! E so che ti piace molto, in realtà,
anche se fai tanto la cinica!- l’uomo riavvicinò nuovamente il viso al suo per toccarle
le labbra.
-
Hayden,
lasciami!- ruggì Désirée, liberandosi con uno spintone, adesso.
Lui
la osservò alzarsi e allontanarsi con quella tuta scura da amazzone delle acque
e dirgli seccata:- Te l’ho ribadito non una, ma cento volte che puoi fare il
buffone e divertirti a stuzzicarmi in qualsiasi punto di me, ma non in quel
modo!-
Hayden
restò perplesso. Comunque, per farsi perdonare, la sera, che si spostarono a
Cagliari, la portò al teatro dell’opera a vedere la “Carmen” di Bizet.
All’uscita,
dopo aver scrutato le varie reazioni della giovane alla storia lirica, lui ricevette
la seguente domanda:- Perché mai mi hai portato a vedere una cosa tanto
deprimente?!-
Hayden
la fissò con le sopracciglia inarcate, mentre camminavano verso l’auto. Fece
spallucce e ribatté:- Certo non è la più allegra delle opere e non mi sarebbe
dispiaciuta una tua traduzione istantanea, dato che è tutta in francese, ma …
ammetterai che la musica è molto bella ed eloquente!-
Desy
sospirò e disse:- Sì, ma … dopotutto lei … ha avuto ciò che si meritava! Era
una donna cinica e volubile!- fissò lui di sbieco:- Spero tu non abbia voluto
fare riferimento a me!-
-
Te
l’ho detto: tu non sei così cinica come vuoi far credere!- Hayden le baciò le
nocche dalla mano.
Quindi,
tornarono in albergo, lì in città.
Lui
rimase sveglio gran parte della notte, ad osservare Désirée dormire. Era un
puzzle confuso a cui non riusciva dare forma: un momento era giocherellona e
con la voglia di sentirlo addosso. Un momento dopo … lo trattava come un
appestato! Ma ci sarebbe riuscito a capire cos’era di tanto misterioso riguardo
a lei! Aveva tutta l’Italia per poterlo scoprire!
17.COME
UNA LUNA DI MIELE
Successivamente all’isola
sarda, toccò alla Sicilia.
Taormina
era una buona località per un pittore. Persino, comunque, per Désirée che
poteva finalmente sognare, dopo tanto tempo.
Il
mare era proprio a pochi passi dal loro albergo e lei era sulla terrazza ad
inspirare l’aria salmastra.
C’era
il foglio bianco davanti a sé e con la penna in mano non sapeva come
descriverlo a Jean: “Un paradiso
terrestre!” alla fine, trovò un paragone: “Ricordi quanto ci piaceva giocare con l’acqua?” udì la voce di
Hayden, che era sceso a prendere il resto dei bagagli, fuori dalla porta. Stava
scambiando, probabilmente, due chiacchiere con i loro vicini di camera.
All’istante,
Désirée s’infilò la lettera nella maglietta, ben dentro al reggiseno, come le
dame di altri tempi, quando sentì l’uscio dischiudersi:- Ciao, tesoro
bellissimo!- la salutò lui.
Lei
sorrise, osservandolo posare le valigie delle piccole tele sul parquet del
pavimento:- Hai fatto nuove conoscenze?- gli domandò.
L’uomo
abbozzò un gaudio:- E’ una giovane coppia americana che sta proprio qui accanto!
Sono simpatici!- le si avvicinò, cingendola:- Andranno a visitare i templi
antichi, domani! Ci hanno invitato ad unirsi a loro!-
-
Ci
hanno?- s’incuriosì Désirée.
-
Sì,
ho detto loro che sono qui con la donna più bella del mondo!- Hayden arrochì la
voce, passando le labbra sul suo volto.
Lei
capì subito di essere creduta sua moglie o la sua fidanzata. Forse più la
prima, dato che non sarebbero stati ben visti già insieme in vacanza, senza una
fede al dito.- Devo procurarmi due vere nuziali?- la ragazza si accorse di aver usato un tono vagamente aspro, perché Hayden la scrutò perplesso:- Che ti prende?!-
Désirée scosse la testa e mormorò:- Niente!- si diresse verso il bagno con:- Ho bisogno di un bagno caldo!-
-
Buona
idea! Possiamo … - lui fu smorzato dall’uscio chiuso bruscamente quasi sul
naso:- … farlo assieme!-. Si mise le mani sui fianchi. Immaginò quanto fosse
imbarazzante per Desy fingersi in luna di miele, ma era lei a volerlo. L’uomo
era pronto a rendere vera quella farsa in qualsiasi momento. Sposarsi in Italia
sarebbe stato davvero romantico!
La
loro camera era di uno squisito color panna e il letto aveva dei drappi
antizanzare, che ricadevano da una sorta di abaco del soffitto. Non come un
baldacchino, ma quasi.
In
spiaggia, Hayden poté presentare Désirée ai Freeman, la giovane coppia del New
Jersey.
Lui
era biondo e riccio, con gli occhi scuri, alto e slanciato e rispondeva al nome
di Gedeone, anche se preferiva rispondere a Ged!
Lei
era rossiccia, con occhi grandi e verdi, piccolina e minuta, chiamata Barbe,
come diminutivo di Barbara.
Erano
in un tipo di seconda luna di miele, nel tentativo anche di diventare genitori,
come fu elegantemente spiegato dalla sposina.
-
E
voi due?- Ged corrugò la fronte, non notando nessuna fede alle loro dita.
-
Noi
siamo alla nostra prima luna di miele!- Desy si atteggiò a neo mogliettina da
romanzo di Harmony, prendendo Hayden sottobraccio e accalcandosi a lui come se
fosse cosparso di miele.
-
Perché
non avete gli anelli?- s’insospettì Barbe.
-
Oh,
li abbiamo lasciati a casa! Temevamo di perderli, il mio amore perde qualsiasi
cosa, eh, tesoruccio?- Désirée poté osservare solo in quel momento
l’espressione stralunata con cui Hayden la stava fissando. Non ci fece caso,
balzò sulle punte, per baciarlo sul naso:- Amore mio!- la voce entusiastica di
Desy entusiasmò anche i Freeman, che subito:- Facciamo un bagno?-
-
Eh?-
Hayden risorse a guardarli. Poi,
disse:- Ah, andate pure avanti! Io e il mio … tesoruccio prendiamo prima un po’
di sole!- fissò Désirée. Non sapeva se essere divertito o meno.
I
due sposi americani scapparono in acqua con:- A più tardi!- e così … Desy gettò
la maschera, tornando ad essere se stessa. Si staccò da Hayden, adagiò il telo
da mare sulla sabbia e ci sdraiò prona, retando a gambe sollevate e in sospensione
sui gomiti.
Lui
la imitò:- Dì un po’! Hai deciso di farmi sembrare ridicolo?- lo disse con
sottile ironia e un’aria buffa.
-
Non
era ciò che volevi?- lei dondolò le gambe:- Sembrare la coppietta perfetta?-
-
Io
non lo voglio soltanto sembrare!-
-
Argomento
esaurito, Hayden!- Desy si alzò e andò verso il mare.
L’uomo
rimase a guardarla, ma poi la seguì. Era curioso di vedere la sua abilità di
attrice anche tra le onde.
Impareggiabile!
Da Oscar! Tanto che Barbara ebbe la strabiliante idea di:- Potremo far unire i
nostri tavoli, in sala da pranzo! Che ne dite?-
Qui,
Desy tergiversò: non era Meryl Streep, non sapeva quanto avrebbe resistito
quella commedia. Hayden, però, la incastrò:- Buona idea, eh, amore mio?- ne
approfittò per baciarla appassionatamente sulle labbra!
Désirée
gli buttò dell’acqua in faccia e gli sibilò:- Tesoro, siamo in pubblico!-
Dopo
essersi svuotato gli occhi, le narici e la bocca del mar Mediterraneo, lui
sorrise:- Ma, amore, i Freeman comprendono benissimo!-. Li guardarono fissarli
con infinita tenerezza e complicità:- Come no! Siamo anche noi come voi!- Ged
baciò Barbara.
-
Visto?-
Hayden stava per ritentare il bis con Désirée, ma, stavolta, lei non ci cascò
più. S’immerse di botto e nuotò fino a riva.
Cenarono
gomito a gomito con i Freeman e poi si misero a ballare la tarantella.
Désirée
resistette fino ad un certo punto. Hayden la osservò, poi, rabbuiarsi e
ritornare al tavolo.
-
Sta
bene?- si preoccupò Ged.
-
Non
lo so!- lui corrugò la fronte e la raggiunse.
Lei
era appoggiata allo schienale e guardava gli altri. Dopo aver bevuto un lungo
sorso d’acqua.
-
Desy,
che c’è? Non ti senti bene?-
La
giovane lo guardò. Era come se ci fossero delle lacrime nel suo sguardo, ma che
Hayden non riusciva a scorgere:- Fa caldo!- si sventolò lei.
-
Vieni,
prendiamo un po’ d’aria fresca!- l’uomo le porse la mano.
“Balla, balla con me, Désirée!”, “No, con me!”, “Ballerai con ciascuno di noi!”; “Lasciami, ci penserò io …!” BANG.
-
Desy,
ehi!- la voce di Hayden si fece strada tra gli echi nella testa di lei. Il mare
rumoreggiava lento nella notte, davanti a loro e Désirée spostò le pupille
sulla sabbia fredda. Le gambe di lui erano lì stese e la ragazza ci era
accoccolata sopra. In braccio, lo cingeva al collo e gli arti dell’uomo la
serravano a vita. La dondolarono dolcemente per scuoterla in quello stato
catatonico in cui l’aveva vista cadere:- A cosa pensi?-
Désirée
lo guardò. Quindi, sospirò, fissando il vuoto:- A niente!-
Hayden
osservò la sua coda arricciata in un boccolo e ricadere dalla nuca e appoggiò
la fronte contro la sua tempia:- Che cos’hai? Dimmelo, ti prego!-
-
Sono
molto stanca! Andiamo in camera?- la giovane lo scrutò, passandogli la mano
sulla guancia fresca.
L’uomo
sorrise in un assenso, spostò la bocca contro il suo palmo per baciarglielo e
mormorò:- Salutiamo i Freeman e saliamo!-
Quella
notte si stuzzicarono soltanto un po’, niente di più. Troppo esausti e Hayden …
troppo incuriosito e, a questo punto, pure preoccupato. C’era un mondo in
Désirée, di cui lei non voleva metterlo a parte.
Si
addormentarono dopo circa un quarto d’ora di carezze, coccole con la bocca su
qualsiasi angolo della pelle raggiungibile senza troppi sforzi e strusciatine
feline.
Nel
cuore della notte, però, Désirée si svegliò di soprassalto. Era tutta sudata,
un incubo la faceva tremare tutta, ora. Guardò Hayden dormire. Voleva
svegliarlo e farsi consolare da lui, ma scartò subito l’idea.
Si
alzò silenziosamente. Infilò le ciabatte da mare e, trovando una porta aperta
dietro l’hotel, uscì sulla spiaggia.
Corse
verso la riva, perdendo apposta le ciabatte, fino a trovarsi l’acqua a metà
delle cosce. Aveva gli shorts e la canottiera come pigiama.
Guardava
l’ondeggiare silenzioso del Mediterraneo, come a Biarritz: “Cosa vuoi fare, Désirée, sei pazza?”
“Chi è la femminuccia indifesa, adesso, eh?!”
Lentamente,
lei scivolò in basso, fino a immergersi sott’acqua.
“Lascia, ci penso io … BANG”, “Cosa vuoi fare, Désirée, sei pazza?”, “Lascia, ci penso io … BANG”, “Cosa vuoi fare …” le orecchie di Desy si
riempivano d’acqua e tacevano quegli echi. Lei riemerse con la testa e appena
le cavità uditive si liberavano, si ripetevano a gridare dentro come urla del
passato. E tacevano nuovamente quando lei, nuotando, tornava sotto i flutti. Si
alternò così, fino a restare con il capo all’aperto. Si passò le mani sui
capelli bagnati e rimase sperduta nel capire di essersi allontanata un po’
troppo sia dalla riva che dall’hotel.
Iniziò
a emettere sordi gemiti spaventati e infreddoliti, guardandosi intorno:
“Désirée!” udì quella voce maschile tra i pensieri o giungere dal mare,
all’orizzonte e Desy mormorò:- J … Jean!-, con le labbra livide e tremanti.
Vide poi un’onda venire verso di lei, mossa forse da qualche grosso
peschereccio. Era come un gigante nell’ombra e Désirée chiuse gli occhi, con
quel BANG che detonava nelle sue giovani orecchie.
La
sabbia fredda fu un sollievo. La ragazza ci si ritrovò buttata come un delfino
arenato. Si era messa a dorso morto e si era lasciata trascinare dalla corrente.
Tossì
per un bel po’ tutta l’acqua e la sabbia ingerite, per vedere che l’albergo era
poco distante, da dove il mare l’aveva riaccompagnata. Dio l’aveva salvata e
lei non sapeva cosa pensare. Si rannicchiò soltanto su se stessa e incominciò a
piangere, tremando tutta.
La
camera era ancora immersa nel buio. Ma l’alba sarebbe spuntata entro un paio
d’ore circa.
Désirée
rientrò furtiva come una ladra. Bagnata fradicia, si accertò che Hayden non si
fosse accorto di niente. No, altrimenti si sarebbe trovata la caserma dei
carabinieri nella hall. Lui dormiva ancora e la ragazza pensò bene di andarsi a
fare un bagno caldo.
Poi,
cambiandosi pigiama e asciugandosi frettolosamente i capelli, si rimise a
letto.
Quando
Hayden la svegliò, stuzzicandole l’orecchio, lei si stava quasi
riaddormentando.
-
Che
c’è, Desy? Hai una faccia! Non hai dormito?-
-
Non
molto … avevo caldo!- lei sospirò.
-
E
hai i capelli umidi!- lui le toccò la nuca.
-
Te
l’ho detto, faceva caldo!-
-
Già,
noi non siamo abituati a questo clima! Ti sei anche cambiata maglietta!- Hayden
passò la mano sotto la canottiera morbida e a fiorami chiari. giocherellando
col suo capezzolo e avvicinò il viso con un respiro profondo:- Profumi di
buono, però, non di sudore!-. Si stava per spostare verso le sue labbra, ma
Désirée voltò lo sguardo, mettendo una mano sulla sua, fermando il movimento
stuzzicante sotto la canotta:- E’ meglio scendere, i Freeman ci aspettano per i
templi!- si alzò di scatto.
Hayden
appoggiò la tempia al pugno e sospirò:- Ok!-
Pezzi
della Magna Grecia ricoprivano di storia quell’ala della Sicilia, rimasta ferma
a secoli a. C.
Barbara
e Ged se la spassavano a farsi fotografie nelle pose più assurde e buffe.
Désirée
si divertiva molto ad osservarli e pure Hayden.
Lei
preferì, invece, immortalare quelle rovine e fotografò lui in un momento in cui
era distratto, con lo sguardo ammirato verso quel mondo antico.
Già,
era una civiltà affascinante, pensò Desy, quando si sentì afferrare in braccio.
Scrutò Hayden sorriderle e la ragazza si accigliò:- Che fai?-
-
Il
ratto delle sabine!- il signor Morrison aveva visto in tv, in hotel “Innamorato
pazzo” e si era divertito molto in quella scena di Adriano Celentano con
Ornella Muti.
-
Ma
qui non siamo a Roma!- puntualizzò Désirée.
Lui
restò in silenzio per un secondo e poi ribatté:- Fingiamo di esserci!- fece per
baciarla.
-
Dai,
non fare lo scemo e mettimi giù!- lei distanziò la testa e l’uomo dovette
obbedire.
-
A
proposito di ciò, Desy … - Hayden la cinse da dietro:- …. volevo chiederti una cosa … -
La
giovane s’irrigidì, temendo ciò che lui volesse domandarle e corse via con:-
Guarda, Barbe e Ged sono già laggiù!-
-
Asp
… Desy, aspetta, non ho finito!- protestò l’uomo. Sospirò e la seguì.
La
notte successiva, Désirée si svegliò quasi alle prime luci dell’alba.
Stavolta,
però, Hayden udì la porta chiudersi. Non trovando più lei lì accanto, ripensò a
Biarritz e si alzò di scatto. Afferrò le prime cose da indossare sopra e sotto
e uscì.
Tuttavia,
non dovette faticare, ora, per ritrovare la ragazza: vide la sua sagoma
immobile, inginocchiata sulla battigia.
Désirée
avvertiva la sabbia bagnata solleticala tra le dita, che si affondavano in
essa, quando le onde la raggiungevano. Il sole si stava destando dal mare:-
Desy!- si sentì toccare. Non si mosse, però.
Hayden
osservò il suo sguardo:- Désirée, che c’è? Perché sei venuta qui così presto?-
Lei
chiuse le palpebre e si spostò i capelli dal viso, massaggiandosi le labbra tra
loro:- Non avevo più sonno!- rispose, schiarendosi la gola.
-
Beh,
potevi svegliarmi! Venivo io con te! O sennò … c’era qualcosa d’interessante da
fare anche in camera!- la cinse. Osservò le ginocchia sporche di sabbia
bagnata:- Su, torniamo a pulirci un po’!-
Désirée
si fece mettere in piedi come un burattino.
Il
sole che sorgeva rigenerava lo spirito e lei aveva voluto vederlo.
Si
massaggiava le braccia avvolte dall’accappatoio e osservò Hayden uscire pure
dal bagno.
Lo
scrutò fissarla col suo solito brio negli occhi chiari e sorridente.
-
Beh,
che c’è da studiarmi?- le chiese accattivante, avvicinandosi.
Lei
era accovacciata sul bordo del letto. Lo fissava ancora. Gli prese le mani
maschili e le osservò. Voleva essere toccata, ma da lui. Ne sentì un febbrile
bisogno. Si mise il palmo di Hayden contro la guancia, cullandocisi sopra. Alzò
poi gli occhi ad incrociare lo sguardo dell’uomo, fattosi serio.
Tra
loro non era ancora successo nulla di concreto, dacché erano in Sicilia.
Desy
si eresse in piedi e, stavolta, fu lei a volerlo, ma alle proprie condizioni.
Anche se, cercò quel qualcosa in più.
Massaggiò
il collo di Hayden e gli slacciò la cintura di spugna, passando le mani sul suo
petto glabro, fino a raggiungere l’inguine.
Osservò
lui sollevare la testa, inspirando a fondo. Fece sì che le sue dita le
togliessero l’accappatoio e, quindi, lo rimosse dalle spalle dell’uomo:- Devi
toccarmi, Hayden, su ogni centimetro di pelle!- gli sussurrò, conducendolo con
sé sul letto.
Lui
non si fece pregare. L’accarezzò su ogni punto in cui anche Désirée spingeva la
sua mano e osservava gli occhi di lei scrutare il vuoto della stanza, nel quasi
cercare una propria emozione.
Hayden
era appoggiato alla spalliera e la giovane era sdraiata supina avanti a sé,
ora:- Cosa vuoi, Desy, che faccia adesso?- lui si stupì, forse, di
domandarglielo, ma gli piacque quell’atto di galanteria.
E
pure lei lo gradì:- Cancella ogni mio pensiero, Hayden, fammi concentrare solo
su di te! Riempimi soltanto di te!- chiuse gli occhi, attendendo. Pochi istanti
e avvertì quell’infuocato contatto tra le gambe. Serrò le palpebre e si morse
il labbro.
Hayden
era sospeso sulla ragazza, movendosi lento e concitato insieme, ansimando il
suo nome con spasmi sempre più forti; andò a riappoggiarsi allo schienale,
trascinando Désirée con sé. La giovane restò con la schiena inarcuata
all’indietro, la testa curvata verso il materasso e qualcosa si stava
scatenando nelle sue vene.
Le
mani cercarono quelle di lui, sorrette ai suoi fianchi. Lo udì chiamarla
nell’inebriata eccitazione e Désirée stava per fare lo stesso, respirando quasi
un gemito, ma … TOC, TOC:- Ragazzi, siete svegli?- la voce dei Freeman fece
imprecare Hayden un:- No, dannazione!-. E un’altra parola che Desy pensò in
francese con un: “Merd!”, osservando lui infilarsi dei boxer e dei pantaloni e
andare all’uscio.
Fecero
le immersioni e Désirée e Hayden andarono a osservare i branchi di pesci
guizzare dai coralli.
Lei
nuotava, con la mascherina attaccata alla bocca. Non indossavano tute, questa
volta, ma solamente i costumi; le bombole erano comunque issate sulle spalle.
Vide
Hayden prenderle la mano e portarla in un punto, dove c’erano dei delfini che
danzavano in spirali: erano uno spettacolo, come in Sud America.
Alla
sera, fecero un falò sulla spiaggia. Ged suonava la
chitarra e Désirée cantò: “ Tous les garçons et les filles" di Françoise
Hardy, come quando Hayden l’aveva vista la prima volta.
La
scrutava, ora, seduta lì sulla coperta, intonare quella dolce ballata e fissare
il fuoco. Quando lei terminò, gli altri l’applaudirono e lui le afferrò la
mano, baciandogliela con trasporto quasi commosso.
Quindi,
restarono accoccolati, gli altri a sbaciucchiarsi e Désirée appoggiata a
Hayden.
L’uomo
le soffiava tra i capelli dei baci e capì quanto desiderasse che tutti i
presenti sparissero. E Desy parve cullarsi nel suo abbraccio.
-
Come
vi siete conosciuti?- chiese Barbe improvvisamente e loro due furono presi di
sorpresa. Désirée s’irrigidì.
Hayden
sorrise e non mentì:- Ad una festa, in realtà! Anche se un primo approccio è
avvenuto in lavanderia!-
Lei
lo fissò in tralice e confermò, sorridendo.
Quindi,
lui ricambiò abilmente la domanda:- E voi?-
I
due Freeman risero:- Pressappoco pure noi! Era ad un ballo!- spiegò Ged:- Barbe
era quella più corteggiata e richiesta!-
Désirée
s’incupì lentamente, ma nessuno lo notò subito. Fu Barbara a chiedere, infine:-
Tutto bene, cara?-
Lei
era con un’espressione spenta: “Balla con
me, piccola …Anche con ciascuno di noi!”
-
Desy,
ehi!- la voce di Hayden le accarezzò l’orecchio e la ragazza si scosse
leggermente.
-
Ehilà!-
risero i Freeman, mentre la ragazza guardò lui, che le domandò:- Che c’è? Ti
sei fatta seria, seria!-
La
giovane si strinse nelle spalle:- E’ che … -
Qualcosa
di movimentato iniziò alla radiolina che gli altri si erano portati dietro.
Lei
si guardò attorno e si alzarono tutti.
Hayden
venne portato da Ged verso il cesto frigo per una birra e Barbara e Désirée
guardavano gli altri ballare. La seconda, improvvisamente, venne afferrata da
uno per danzare.
La
ragazza cercò di far garbatamente resistenza:- Oh, no!- con scarso successo.
-
Coraggio,
divertiti, piccola, mica ti mangiano!- le urlò Barbara.
“Non
ne sono certa!” pensò Desy, ma si pentì di averlo fatto, perché s’irrigidì
sempre di più. Specialmente quando incominciarono a passarsela come dama.
Istintivamente,
Désirée cercò Hayden con lo sguardo. Non lo vedeva più, perché altri si erano
uniti e c’era una folla da beach party.
Lei
subito si sciolse dalle braccia che l’attanagliavano ora e corse via.
Barbe
ne restò perplessa. Quella della giovane parve una fuga. Barbara andò a
cercarla all’istante.
Desy
era appoggiata ad uno scoglio e fissava il mare: “Balla con me, Désirée …”
-
Tutto
a posto?- la voce femminile della signora Freeman le arrivò e lei la toccò
sulla spalla.
La
ragazza si appiccicò allo scoglio, fissandola quasi sgomenta. Malgrado ciò, s’inumidì
le labbra:- Ehm … - cercò di annuire:- Dov’è Hayden?-
L’altra
donna le indicò verso il falò:- Laggiù! Vieni!- le porse la mano.
Lui
si sentì cingere di getto da dietro. Riconobbe le mani di Désirée per anche lo
smalto azzurro cristallizzato:- Ehi!- si era stupito piacevolmente nel sentire
pure la sua testa contro la schiena.
Alzò
il braccio per poterla cingere a sua volta contro il petto. La baciò tra i
capelli, massaggiandole affettuosamente il dorso:- Che succede, piccola?-
-
Credo
che quei ragazzi siano stati troppo irruenti!- sorrise Barbe, intenerita.
-
Non
è bello vederli così affiatati, tesoro?- Ged strinse la moglie:- Quanti
ricordi!- la baciò.
-
Ma
io posso fare l’affiatata con te quando vuoi, Geddy!- Barbara arricciò il naso
piccino nello scrutarlo all’insù.
Hayden
sorrise e pure Désirée riuscì ad abbozzare un gaudio.
La
spiaggia era finalmente deserta come aveva desiderato Hayden. Lui pensò di aver
utilizzato i super poteri da “poliziotto super più” come Terence Hill. Ma …
nessun colore rosso in vista ad annullarli, sperò.
Era
supino con Désirée, sdraiati sulla coperta di tweed a osservare le stelle:-
Quella è Cassiopea … -
-
No
… è la stella dell’Orsa!- obiettò la giovane. Iniziò la dolce canzone degli
Yazoo, “Only you”.
Lui
fissò lei:- Potrei abituarmi ai tuoi slanci affettuosi!- ripensò a prima.
-
Faresti
male!- ribatté Desy con sordo dileggio.
L’uomo
si alzò sul braccio:- E mi torna in mente che i due sposini ci hanno interrotti
sul più bello, stamattina!- fece per baciarla.
Tuttavia,
Désirée si eresse abilmente in piedi, lasciandolo con un palmo di … sabbia.
Hayden si voltò a guardarla dirgli:- Facciamo il bagno di mezzanotte?-
-
Adesso?-
-
E’
ora mezzanotte, zuccone, quando vuoi farlo, domani pomeriggio?- lei saltellò
verso il mare.
Lui
stava per far presente:- Ma non abbiamo i costu … - osservò, però, la ragazza
spogliarsi della camicetta smanicata, color panna e dei pantaloncini bianchi …
così pure della biancheria:- … mi da bagno!- concluse Hayden, imbambolato.
Deglutì, seguendo Désirée con lo sguardo entrare in acqua con quei raggi di
luna a modellare il bel corpo. La pelle aveva già quel colorito caffè latte che
… lui si alzò, mentre Desy, immersa quasi tutta, lo guardò:- Che fai ancora
là?-
L’uomo
capì di aver campo libero dai guardoni e mormorò:- Me lo chiedo anch’io!-
slacciandosi e sfilandosi i pantaloni pure chiari quasi in un’unica mossa.
Con
la bocca a pelo d’acqua, Hayden raggiunse la giovane donna, cingendola da
dietro; la baciò nell’incavo del collo:- Ciao, Brooke Shields!-
-
Non
siamo in “Laguna blu” e io non sono Brooke Shields!- Desy si voltò e
indietreggiò.
Lui
continuava a soffiare sull’acqua:- Io ti amo e vorrei baciarti!-
Désirée
rimase ferma a fissarlo e … non glielo impedì … quando Hayden appoggiò le
labbra sulle sue.
Notando
che lei non reagiva in ritirata, lui ripeté il gesto.
La
luna era in mezzo alle loro sagome, mentre Hayden strinse Désirée contro il
proprio corpo immerso e bagnato.
Fu
ciò che cercarono di ricostruire una volta in camera; la ragazza fece scivolare
la mano sulla spalla di lui, capovolgendosi sopra alla sua figura snella,
fredda e calda insieme.
Désirée
voleva confessargli tutto, supplicarlo di salvarla dall’inferno che viveva ogni
giorno. Questo la portò a pensare ad Ursula.
Hayden
la osservò alzarsi di scatto e, afferrandosi i lembi dell’accappatoio che
avevano indossato, se lo strinse addosso.
Lui
serrò gli occhi, imprecando un:- No!-. La fissò sul balcone e la raggiunse
entro poco. La cinse e la baciò sulla tempia:- Che c’è, Desy? Perché non provi
a … lasciarti andare per una volta? Come a Bonn! Vedrai poi … come viene facile
la seconda volta che lo fai … quando sei in te! Come poco fa!-
Désirée
serrò le labbra, volendo piangere:- Non … tu non sai nulla di me!- “BANG …”
chiuse gli occhi con decisione e udì Hayden mormorarle:- Io so ciò che provo
per te!-. Non riuscì quasi a terminare che lei s’irrigidì e rientrò con:- Vado
a farmi un bagno caldo!-. Il tono non accettava autoinviti e Hayden rimase a
seguirla solo con lo sguardo.
Dopo
la Sicilia, con breve tappa a Bronte, con rifornimento di pistacchi e a
visitare l’Etna, nel catanese … toccò alla Campania: Napoli, come prima meta.
La
loro stanza dava proprio sul Vesuvio, che si ergeva lontano come un fantasma
tra la foschia della calura.
Visitarono
piazza del Plebiscito e Hayden si divertiva a fotografare Désirée sia lì che
davanti al castello del Maschio Angioino. O nella galleria Umberto I.
Fecero
una gita a Posillipo e mangiarono una buona impepata di cozze su una terrazza
proprio a sovrastare il mar Tirreno.
Hayden
spremeva il limone su quella prelibatezza, dopo che la cameriera gioviale servì
loro con un:- Buon appetito, cari!- in forte cadenza napoletana.
-
La
gente qui … sembra tutta diversa!-
-
Calorosa?-
Desy giocherellava con il guscio di una cozza.
Lui
sorrise in assenso e lei concluse:- Troppo freddolosi voi inglesi, forse?-
-
Io
non sono così, dovresti ben saperlo!-
Désirée
mollò giù ciò che restava del mollusco, appoggiandosi contro lo schienale della
sedia. Infine, si alzò e si affacciò, respirando a pieni polmoni, a braccia
spalancate.
L’uomo
rimase a scrutarla. Voleva dipingerla ora, col sole tra i capelli e
quell’espressione libera. Deglutì, appoggiando il braccio allo schienale e le
chiese:- Cosa vorresti fare?-
-
Volare!-
rispose lei, sospirando, inarcando la testa all’indietro:- Liberarmi nel cielo
e non pensare più a nulla!-
Hayden
aveva quasi perso l’appetito, perché già si stava saziando di Desy.
Quest’ultima
osservò i faraglioni in lontananza e si voltò a guardare lui:- Andiamo a Capri
e ad Ischia, dopo?-
L’uomo
incurvò la bocca in un sorriso:- Tutto ciò che vuoi!-
A
Capri si poteva prendere il sole, noleggiando una barca, che portava proprio a
pochi metri dai tre giganti di roccia del Tirreno.
Loro
indossavano sempre il costume sotto i vestiti; Hayden si voltò prono, sospeso
sulle braccia per guardare Désirée supina, che teneva gli occhi stretti per il
sole a colpirla, ma aperti. Osservava il cielo, i faraglioni, le varie barche,
il mare perdersi all’orizzonte … chi lo sa?!
Lui
strofinò la punta del naso contro il suo zigomo e le mormorò:- Un soldino per i
tuoi pensieri!-
La
ragazza si voltò a fissarlo e Hayden le sorrise:- Che c’è, Desy? Ogni tanto ti
perdi … come se esplorassi con la mente un mondo tuo!-
Lei
tornò a guardare il vuoto e deglutì:- La tua pelle si sta trasformando in una
fornace, se non ti metti ancora un po’ di crema!-
L’uomo
obbedì subito, ma, mentre si spalmava la protezione solare, guardava Désirée,
capendo che aveva abilmente cambiato discorso.
Tornò
accanto alla ragazza e udì una vecchia canzone iniziare come un eco dalla
terraferma. Quindi, seguì le parole con quel po’ d’italiano che aveva imparato
e canticchiò, fissando imbambolato lei:- “Parlami
d’amore, Mariù, tutta la mia vita sei tu …”-.
Désirée
si voltò a scrutarlo a fronte corrugata e un sorrisino divertito. Hayden calcò
la dose con:- “Gli occhi tuoi belli
brillano …”- con quella cadenza inglese, che sembrava a Stanlio e Ollio
nella versione italiana.
-
Smettila,
scemo!- fu la risposta di lei, appiccicando il palmo della mano sulla sua bocca
con burla.
Questo
non lo frenò, lui continuava a cantare tra un bacio e l’altro che le posava tra
le dita. E poi:- Non mi dici che ho fatto progressi?-
-
Ah,
sì, bravo, piccolo mio! La mamma è molto fiera di te!- Désirée batté le mani e
gli diede delle leggere pacche sulla testa.
L’uomo
riprese a cantare quelle poche strofe più forte e con più enfasi, avvolgendola
fra le braccia; tant’è che lei scoppiò a ridere con un:- Hayden!- divertito,
mentre lui poggiava la bocca nell’incavo del suo collo.
Quando
visitarono Ischia, dopo essere stati nella tipica piazzetta di Capri e dopo la
grotta azzurra, fecero un giro per l’isola.
Désirée
pareva rilassata e serena, constatò Hayden, osservandola coi suoi shorts di
jeans, la camicetta bianca, annodata all’estremità sull’ombelico e la borsa in
stile indiano, a tracolla.
I
capelli sciolti le stavano crescendo; ora, le arrivavano quasi a metà spalla ed
… erano pieni e ancora più biondi col sole. La pelle le si colorava di caffè latte
e … lui era così pazzo di lei, che delle volte gli pareva di sentirsi male!
Désirée
si accorse di essere osservata e gli domandò:- Perché mi fissi?- col suo bel
nasino arricciato.
L’uomo
distese la bocca in un affascinante sorriso:- Sei bellissima!- le disse.
Lei
pareva sempre impreparata a quel genere di complimenti e Hayden non se ne
spiegava il motivo. Era una splendida ragazza. Nessuno mai si era sognato di
dirglielo? Eccetto lui?! Quindi, allungò un braccio a cingerle la vita e guardò
attorno a sé:- Dovrebbe essere bello tornare qui … per le nostre nozze
d’argento!-
Bastarono
queste parole per catapultare Désirée di nuovo nell’ansia. Disilluse Hayden con
un:- Smettila di fare lo scemo! Guarda che vista meravigliosa c’è da laggiù!-
Lui
si vide trascinare verso una terrazza, con uno sguardo perplesso e corrugato.
Lei
si affacciò al parapetto con una mano a visiera sugli occhi:- Dall’altra parte
c’è la Spagna … ad un soffio da qui!- ridacchiò, guardando l’uomo.
Hayden
la scrutava. Sembrava che Desy volesse fargli credere che andasse tutto bene.
Malgrado ciò, lui sentiva che non era così. Tutte le volte che le lanciava
battute su un loro ipotetico futuro insieme, la ragazza diventava nervosa e
sviava l’argomento in un modo o nell’altro.
Lui,
ora, voleva quasi spingerla a confessare cosa la intimorisse tanto a
quell’idea. Tuttavia, tacque e la osservava fare la spensierata come una
bambina.
Désirée
guardava le luci dei pescherecci lasciare il porto per la pesca notturna. Con
Hayden avevano cenato al ristorante di quell’alberghetto.
Il
Vesuvio ora appariva solo come una massa informe, oltre le luci della città. E
incuteva un certo timore, specie nel realizzare che secoli e secoli prima aveva
ridotto in cenere la bella Pompei, con tutti i suoi abitanti. Ingoiato con la
sua lava qualsiasi genere di essere vivente o meno. Come a scatenare la sua
rabbia.
“Credo
che io e te abbiamo una cosa in comune!” pensò Désirée, osservando il vulcano
sovrastare, in disparte, come uno spettro minaccioso tutto il napoletano.
Era
vero: la rabbia che lei sentiva dentro di sé … avanzava come la lava del
Vesuvio … a ingoiare gli altri sentimenti. Compreso l’amore che la giovane
sentiva per Hayden.
Una
canzone partenopea s’innalzò da qualche parte, giù in strada.
Désirée
si sporse leggermente per rintracciarne la provenienza: era un tizio con una
fisarmonica, che cantava uno dei cavalli di battaglia di Enrico Caruso: “Torna
a Surriento”.
-
Non
c’è l’acqua qui sotto! Attenta!- si sentì cingere a vita e Hayden stringerla
fra le braccia subito nel mormorarle questo.
Lei
voltò appena la testa e sentì la bocca di lui tra i capelli. Non rispose,
sentendo l’uomo accarezzale l’addome e scivolare con le labbra contro la sua
tempia in modo sensuale.
Désirée
avvertiva il suo respiro farsi sempre più concitato. La mano di lui spostarsi
sulla gamba, sotto il vestito nero. La giovane reagì stizzosa e non ne seppe il
motivo:- Ammetti, Hayden, che ti fa comodo che ci sia io con te, in questo
viaggio!-
L’uomo
la guardò a fronte corrugata:- Che vuoi dire?-
-
Che
con un’altra non avresti potuto prenderti queste libertà a tuo piacimento! Accarezzare
una qualunque altra come fai con me! Forse neanche con la tua amica Annika!-.
Ora, Désirée non capì se parlò con gelosia o … collera di sentirsi comunque una
prostituta e … che Hayden lo sapeva.
-
Perché,
Desy?- la domanda a lui uscì rammaricata e addolorata, non rabbiosa:- Sei
ingiusta!-
Lei
sospirò e cercò di calmarsi:- Già, scusami, hai ragione! Sei tu il capo … puoi
fare tutto ciò che vuoi!- ma anche se lo disse con arresa e quasi con
rassegnato pentimento … Désirée non si accorse d’infliggere all’uomo ancora più
dolore.
Hayden
la osservò rientrare, con uno sguardo spiazzato, cogliendo in quelle parole il
senso: “Tu paghi, è giusto che io stia ai tuoi comodi!”. E … non era
arrabbiato, ma … angosciato che Desy se ne stesse chiusa nel suo guscio di
ghiaccio. Le fu dietro, l’afferrò per un braccio, attirandola a sé. La sollevò
fino ad adagiarla sul letto. Le sfilò la biancheria, divaricandole le gambe.
Désirée
restò a guardarlo, imbambolata com’era abituata. Ma ora qualcosa di febbrile e
sottile brivido le impediva di muoversi, mentre lui passava la bocca sul suo
addome e … laddove solitamente era lei a spingersi con gli uomini nei momenti
più sfrenati.
Subito,
qualcosa l’agguantò per i sensi, sgranò gli occhi, afferrando le lenzuola nei
pugni. No … non poteva lasciarsi andare. Soffocò con prepotenza e violenta
forza di volontà qualsiasi cosa le stesse venendo su in gola. Anche se adesso …
non fu affatto facile. Si morse la lingua così tanto che ebbe pure la
sensazione che le sanguinasse. Ma … si sentì come il Vesuvio, ora e … la lava
stava fagocitando tutti i suoi sensi.
Tutti
ciò che fece Hayden dopo con lei, lo fece in maniera quasi esasperata e …
disperata. Alla fine, era talmente sudato da avere pure i capelli madidi.
Désirée
se ne era restata zitta e pressoché ferma, cercando di annullare se stessa come
quella prima volta, fino a quando non lo sentì venire e lo vide staccarsi, dopo
un istante.
Era
quasi l’alba. Hayden se n’era restato a fissarla dormire. Ora, uscì dalle
lenzuola, indossando gli slip. Si avvicinò alla finestra. Osservò il Vesuvio
illuminato dai primi raggi di sole sul cucuzzolo del cratere.
Quindi,
lui si voltò a guardare ancora Désirée, tutta rannicchiata prona, con le
braccia sotto il seno.
L’uomo
scivolò sul letto e si appoggiò allo stipite opposto, tirando le gambe verso di
sé. Ci posò le braccia e rimase lì immobile a scrutarla. Anche quando lei era
andata la prima volta a casa sua, gli aveva detto: “Tu paghi, tu decidi!”, ma,
allora, non lo aveva infastidito come adesso.
Con
rabbia aveva quasi voluto smuovere le emozioni nel suo cuore di ghiaccio.
Hayden sapeva che quel cuore di Desy riparava un segreto in tanto strato
gelido. Ma … quale?
Quando
lei si svegliò, lui non c’era.
Si
fece una doccia e scese. Trovò l’uomo seduto al loro tavolo, mentre leggeva una
cartina.
Hayden
la vide accomodarsi davanti, con i jeans e una maglietta bianca:- Buongiorno!-
-
Ciao!-
rispose Desy:- Mi sono stupita di non trovarti!-
-
Ho
preferito lasciarti dormire!- lui aveva ordinato una colazione salata tipica
tedesca e inglese. Tuttavia, quando il padrone dell’albergo si avvicinò per
versare a Désirée del caffelatte, accompagnato da un caloroso:- Ben svegliata, gnura!- (signora in napoletano), lei
capì che Hayden aveva ordinato anche una colazione dolce, tipica italiana.
Sapendo che Desy la gradiva molto. Infatti, alzando un coperchio, vi trovò dei
piccoli croissant profumati e subito ne prese uno. Pareva che lui avesse voluto
farsi perdonare per la propria … veemenza.
Lo
guardò addentare del bacon e bere un succo d’arancia, mentre le diceva:- Hai
dormito come un sasso, eh?-
-
Dopo
la tua prestazione alla Mickey Rourke … sì!- ribatté la giovane,
sbocconcellando il cornetto.
Hayden
pose una mano sul proprio ginocchio, accavallato e la percorse con lo sguardo.
Dunque, disse:- Non ti sei mai lamentata, prima!-
-
Non
mi sto lamentando!- puntualizzò lei.
Si
scambiarono uno sguardo più eloquente di qualsiasi risposta. Alla fine, Hayden
sorrise e propose:- Ti va di andare lungo la costa, oggi? Stavo giusto
studiandomi l’itinerario! Noleggeremo un’auto! Sarà più facile per me per
catturare soggetti!-
Désirée
sorseggiò il caffelatte e accennò un gaudio:- D’accordo!-
Ursula
aprì la cassetta della posta. C’era una lettera aerea dalla Svizzera.
S’incupì
e, iniziando a leggerla, dopo averla aperta, salì in casa, dove, come solito,
Kostas non faceva un bel niente, fuorché guardare la TV.Così, sua moglie gli disse:- Mi ha scritto mia zia Fatima!-
Lui distolse appena lo sguardo dalla partita di hockey:- Oh! E che vuole, dopo tutto questo tempo?!-
- Mi chiede di Désirée! Se l’ho vista!- ribatté la donna, posando il tutto su un piccolo mobile.
- Te l’ho sempre detto di scriverle che è morta!- gli bofonchiò Kostas.
- L’ho fatto, non sono mica stupida come mia cugina!-
- Fallo di nuovo … se ne convincerà, per la miseria!-
Ursula fissò la lettera e concluse:- Gliela rispedisco al mittente! Penserà così che ci siamo trasferiti e non ci seccherà più!-. La risigillò alla perfezione e la mise lì da spedire.
Hayden
aveva affittato un’auto per muoversi nei dintorni di Napoli, come aveva
promesso.
Désirée
era seduta di fianco e chiacchierava su quanto le sarebbe piaciuto vedere il
Vesuvio da vicino. Anche se con un certo timore:- Per te, sarebbe un punto
d’ispirazione!-Lui aveva uno sguardo disteso e sorridente nell’ascoltarla. La guardò di sfuggita con quel gaudio affascinante e rilassato:- Chi lo sa … vedremo … un giorno, magari!-
Lei lo osservò con pure un sorriso, ma imbambolato. I capelli di Hayden gli incorniciavano la bella fronte alta e chiara con due ciuffi ribelli. Gli occhi azzurri erano uno spettacolo con le luci dei raggi del giorno, che frastagliavano le iridi nell’alternanza con le fronde degli alberi, che creavano ombra.
Infine, lui fermò l’auto in uno spiazzo, dove c’era un braccio di mare, che poi scivolava verso il bacino immenso del Tirreno.
Ciò che, però, era pittoresco era la vegetazione intorno. Sembrava un piccolo angolo di Paradiso.
Hayden si sistemò con una piccola tela in grembo e un carboncino. Iniziò a far scorrere leggero questo sul quadretto, tenendolo ben saldo tra il pollice e l’indice.
Vide poco dopo Désirée mettersi a guardare quel piccolo ramo del Tirreno. Subito, lei si levò ogni singolo indumento e Hayden non poteva non osservarla: il suo corpo era pari ad una Venere; Desy s’immerse lentamente in acqua, camminando su piccoli scogli sommersi, cercando di stare in equilibrio. Si bagnò le braccia e si rivolse a lui:- Prenditi una pausa e fatti un bagno anche tu! L’acqua è una favola!-
L’uomo sbatté le palpebre, scuotendo leggermente la testa, osservando la giovane scivolare a immergersi fino allo sterno.
Posò il carboncino e si accertò ancora di non essere visti. Si spogliò di tutto e la raggiunse in meno di cinque minuti. Nuotò verso di lei come un ranocchio emozionato.
Désirée, però, stavolta, a differenza di Taormina, gli stava distante, quasi avesse timore che Hayden la baciasse nuovamente.
- Perché ti allontani?- le domandò lui, infatti.
- Perché sei pericoloso!- gli rispose la ragazza con franchezza.
- Non dovevi invitarmi a fare il bagno con te! Non c’è gusto a giocare da soli!- l’uomo soffiò a pelo d’acqua:- Avvicinati, ti prego!-
- Solo se prometti di stare buono con quella bocca!- Désirée iniziò ad accorciare le distanze fra loro e Hayden sorrise:- Controvoglia, ma prometto!-. L’agguantò tra le braccia, appena lei si fu avvicinata.
- Bada, hai promesso!- la giovane notò lui scrutarle le labbra.
- Certo!- sospirò l’uomo:- Ma posso far così?- la baciò sulla spalla e nell’incavo del collo.
Désirée restò un momento in silenzio, con la propria confusione interiore e poi mormorò:- Purché tu ti limiti a questo e tenerti alla larga dalla mia bocca!-
Hayden la fissò:- Mi piace il sapore della tua pelle bagnata!-
Desy si accorse che erano avanzati ed un masso le impediva qualsiasi fuga, anche se lui avesse provato a baciarla.
- Oh, oh …- lo notò pure Hayden:- Ho un piccolo vantaggio!-
- Ho la tua parola di gentleman britannico!- gli rammentò lei.
- Già!- l’uomo non gradì ricordarlo:- Tu non hai voglia di baciarmi?- cercò di ribaltare la situazione. Se era Desy a fare la mossa per prima, lui non aveva rotto alcuna promessa.
- Non fare il furbo, Morrison, o te ne pentirai!- Désirée aveva un’espressione furbetta pure:- Posso ridurre subito la tua … contentezza nel tenermi stretta al tuo corpo bagnato con una ginocchiata!-
Hayden abbassò lo sguardo per un istante, capendo e la lasciò con:- Temo proprio di sì!-
- Grazie!- lei lo schizzò per “gratitudine” e lui rimase con le mani contro gli occhi.
- Tutto bene?- la giovane donna temette di aver creato un problema alle sue iridi delicate. Tuttavia, l’uomo la spruzzò a tradimento:- Colpita!- rise, vedendola trasalire.
Desy assunse un’aria buffamente offesa e si avventò per spingerlo sott’acqua. Lui, però, fuggì con:- Non mi prendi!- a cantilena.
Tornati
in albergo, in camera, Hayden subito l’attirò a sé, sollevandola tra le braccia
come una bambina.
Désirée
capì le sue intenzioni e subito mise la mano sulla bocca dell’uomo, che si
stava “pericolosamente” avvicinando:- Eh, che cerchi di fare?-- Tu cosa pensi?- l’espressione di lui era attraente e divertente insieme.
- Toglitelo dalla testa!-
- Perché?-
- La smetti di fare il fidanzatino?-
Hayden, a quel punto, gemette, lasciandola.
Desy lo scrutò perplessa e lui si sollevò la camicia: era un calamaro!
Guardò lei, che scosse la testa:- Bravo impiastro, ti sei ustionato come temevo!-
Hayden
era sdraiato sul letto, con la luce dell’abatjour accesa. Osservava Désirée
impastare qualcosa dentro una ciotola, che era andata giù a chiedere. Con
yogurt di capra e uovo.
-
Che
stai facendo?- lui corrugò la fronte.- Beh, visto che sei così cotto a puntino, sarai buono con yogurt e uova!-
L’uomo assunse un’espressione assolutamente buffa, assottigliando occhi e labbra e lasciando ricadere la testa sul materasso.
Désirée rise e salì sul materasso:- E’ una ricetta algerina, ma si usa abbastanza in tutto il mondo, come rimedio della nonna!-
Hayden trasalì appena la giovane gli posò l’intingolo freddo sulla scottatura:- E’ bene che tu soffra! Ti ricorderà che non ci si scorda mai di mettere la protezione solare alta, con la tua pelle, Morrison! Sei fortunato se non ti verranno le piaghe!-
L’uomo la scrutò spaventato e Désirée sorrise:- Tranquillo! Ci ho messo l’uovo proprio per impedirlo: ammorbidisce la pelle e lo yogurt caprino fa il resto!-
Dopo un po’, Hayden iniziò a sentire sollievo, appoggiando la nuca sul letto. La guardò:- Hai imparato anche tu dalla tua nonna?-
Lei abbozzò un sorriso, tamponando il suo torace:- No, avrò visto i miei nonni due volte in tutta la mia vita! Me l’ha insegnato mia madre!-
- Perché non mi parli un po’ di lei?- Hayden era curioso; tuttavia, Desy storse il naso:- Ah, ah… non stasera!- fece spallucce accattivante. Quindi, rise:- Però sei davvero strano: ti sei ustionato solo davanti!-
Lui guardò la chiazze rosse e scoppiò pure a ridere.
Andarono
ad Ercolano e Pompei. In mezzo alle rovine della città sommersa dal Vesuvio,
con quei resti conservati dalla lava nel tempo.
Hayden
mostrò a Désirée la baia di Napoli da quel punto, con il sole a tuffarsi nel
mare. Quindi … appena lei si sporse un po’ dallo scalino di quella vecchia
domus, di ciò che ne rimaneva … lui, tenendola saldamente per il braccio, fece
la finta dell’:- Occhio che cadi!-. La ragazza emise un piccolo urlo, ma senza
paura, capendo che l’uomo le impediva di cascare e Hayden l’attirò a sé.
Quindi, si misero entrambi a ridere.Il Vesuvio, poi, da vicino, faceva quasi paura.
Hayden osservò l’aria quasi ipnotizzata di Desy. Perciò, le mise un braccio a vita e la ragazza lo guardò. Infine, si strinse a lui, come se ne cercasse protezione e l’uomo le passò affettuosamente la mano sull’arto e la schiena, sorridendo.
18.AMALFI
Amalfi. La tappa
successiva. Sorrento era praticamente sul poggio accanto, come un vicino di
casa.
Le
case sembravano buttarsi nel mare e la strada, con cui erano arrivati con una
corriera (avendo lasciato l’auto noleggiata a Napoli), era tutta sinuosa come
un grosso pitone.
Désirée
cosparse Hayden di crema solare e lui ne era praticamente intenerito.
Tuttavia,
quel giorno, iniziò a piovere, mentre erano in spiaggia, costringendoli a
tornare un hotel.
Restarono
nella hall e risero:- Visto? Ora sono unto e bagnato!- scherzò l’uomo.
-
Preferisci
essere bagnato e bruciacchiato?- lei lo servì ironica.
Anche
gli altri clienti avevano seguito il loro esempio e, dopo essersi cambiati, si
misero nella hall, chi a giocare a scacchi, chi a dama, chi a carte.
Hayden
e Désirée erano tra questi ultimi. Si sfidavano ad una partita di bridge e… la
ragazza incolpò lui di barare.
-
Ma
… non è vero!- puntualizzò l’uomo, divertito e risentito insieme.
Una
bambina piccola, forse di 3 anni, si avvicinò a loro. Si aggrappò alla gamba di
Hayden, allungando la mano verso il tavolo.
Lui
sollevò le sopracciglia in modo accattivante. Capì che la piccina voleva le
carte.
L’uomo
prese quella del jolly, che tanto non serviva e chiese con tono pacato e
dolce:- Questa?-
La
bimba rise e lui gliela porse.
La
piccola ne fece tesoro e gli sorrise.
Hayden
ricambiò teneramente e Désirée osservò la scena con… calore nello stomaco.
Quindi, la bambina trotterellò verso di lei. Le diede la carta del jolly con:-
Teh!-
-
Per
me?- sorrise Desy, prendendo il “dono”:- Sei molto gentile, tesoro, grazie!-
A
quel punto, arrivò il padre della bimba, che disse:- Su, cara, non seccare i
signori!- aveva un accento tedesco.
-
Oh,
no!- loro scossero la testa e Désirée esclamò:- La lasci, non si preoccupi!-
-
Davvero?-
quell’uomo doveva essere bavarese.
Loro
due annuirono:- Grazie!- ribatté quello.
Desy,
quindi, se la mise sulle gambe e se la fece complice contro il:- Baro! Su,
tesoro, aiutami con quel furbetto lì!- indicò Hayden in modo buffo.
Lui
assunse un’espressione altrettanto faceta e “sconcertata”, ma … fu una scena
che lo intenerì.
-
Saresti
una madre stupenda!- le disse, improvvisamente.
La
ragazza lo guardò seria. I soliti brividi freddi e caldi la percorsero.
Il
calore con cui Hayden glielo disse … Lei non poteva essere la madre di nessuno,
finché viveva a quel modo. Ma lui aveva quasi insinuato: “Saresti una madre
stupenda dei miei figli stupendi!”
Quando
tornò il sole, l’uomo era addormentato nel pisolino post pranzo; Désirée,
tuttavia, non riusciva a dormire, proprio per via di quell’emozione.
Sospirò
e osservò lui, stando appoggiata alla finestra.
Dunque,
silenziosamente, infilò le scarpe da tennis e uscì.
Camminò
per i vicoli e i viottoli di Amalfi. Alzò il naso in su a scrutare i panni
appesi tra una casa e l’altra. I capelli le stavano crescendo con quell’oro che
brillava sotto il sole rinato, dopo quella pioggia del mattino. E quel biondo
era rafforzato dal mare e da quell’aria.
Forse
fu ciò che attirò un bimbetto di circa 8 anni, bruno e tutto abbronzato come
quasi un marocchino, che le si avvicinò con:- Hai qualcosa di buono da
mangiare, bella signorì?-
Désirée
gli passò la mano tra i capelli neri, scuotendo dolcemente la testa con un
sorriso e poi si appoggiò al parapetto sul mare. Inspirò a fondo e congiunse le
mani sul pilastro in pietra che reggeva la transenna. Vi si dondolò con uno
sguardo perso e il bimbo rimaneva lì a fissarla:- Posso leggerti la mano, signorì?-
La
giovane donna ridacchiò e gli porse il palmo. Il piccolo gliela studiò:- Mmh …
tieni un futuro molto bello!-
Desy
lo scrutò e fece un profondo respiro:- Dici?-
-
Certamente,
signorì! Gennarino racconta sempre la
verità!-
Lei
strizzò un occhio, cercando di essere buffa e poi gli propose:- Ti va un
ghiacciolo, Gennarì?- riuscendo a
parlare in dialetto campano.
Il
bimbo annuì divertito e Désirée si fece seguire al piccolo bar che si
affacciava con le tendine su quella piazzetta:- Vieni!-
Hayden
si svegliò, muovendo la bocca per riattivare la salivazione. Non trovò Désirée
e … si preoccupò, dati i precedenti.
Si
affrettò a scendere nella hall e non la vide … quando udì la sua voce
canticchiare in francese nella sala da pranzo. C’era un piccolo spazio
d’intrattenimento, infatti, lì dentro e lui la osservò muoversi e cantare tipo
ballerina di cancan, davanti al personale, che sistemava i tavoli per la cena.
Hayden
si appoggiò all’infisso della porta, mettendosi a braccia conserte, osservando
come quel numerino quasi da rivista divertisse gli spettatori improvvisati e il
padrone, pure, che si staccò dal gruppetto con un sorriso gioviale. Si avvicinò
a lui per uscire dalla sala e tornare alle proprie faccende:- Sua moglie è
proprio l’un babà!- gli disse con un
inglese, molto … dialettale locale.
Lui
lo osservò allontanarsi con un espressione accattivante e imbambolata insieme.
Quindi, tornò a fissare lei, che accoglieva gli applausi del pubblico con dei
burleschi inchini.
Quante
cose c’erano da capire su quella creatura: distaccata e fredda, quasi timorosa
a volte. E sciolta in questi exploit in altre! Hayden era sempre più pazzo di
lei!
La
sera, Désirée si addormentò presto e lui ne approfittò per buttar giù dei
bozzetti.
La
guardò dormire. Anche quel giorno, Desy si era incupita a parlare del futuro!
Aveva, poi, preso in braccio quella bambina e aveva iniziato a ballare con lei,
appena la padrona dell’hotel aveva messo un po’ di tarantella alla radio.
Hayden
l’aveva osservata e quanto sarebbe stata bella come madre dei suoi figli!
Infine…
quel cancan quasi da macchietta nel salone! Lui andò a sedersi nella piazza
accanto del letto e la fissò da vicino, appoggiando la tempia alla mano e lì
restò.
Il
mattino ci fu un bel sole. Désirée scese a far colazione, mentre l’uomo era in
doccia e le disse di andar pure.
Quindi,
la ragazza tornò in camera che Hayden era seduto al tavolino della terrazza a
disegnare e sorseggiare del tè.
Desy
camminò piano, gli arrivò da dietro e lo cinse ai fianchi, congiungendo le mani
sul suo torace semiscoperto.
Lui
ebbe una prima sorpresa e poi … gli fece piacere sentirsela lì a baciarlo sul
collo con:- Mi sei mancato giù!-
-
Avevo
del lavoro da sbrigare, mi sono fatto portare su la colazione, scusami se non
ti ho fatto compagnia!- la guardò in tralice, mettendo la mano sulle sue:- Sai
che ho dovuto convincerli che volevo del tè? Volevano portarmi del caffè:
“Sicuro, signore? Non si sente bene, forse?”; “Sono inglese!” ho puntualizzato:
“Il tè è casa mia!”-
-
Beh
… qui hanno molto il culto del caffè!- sorrise Désirée.
-
Me
ne sono accorto!- ridacchiò l’uomo.
Lei
guardò il bozzetto:- Sta venendo bene… sono gabbiani?-
-
Già!-
lui tratteggiò ancora la linea e Desy gli si posizionò davanti, vicino alla
ringhiera:- Oggi è una splendida giornata, Hayden!-
Quest’ultimo
la scrutò brevemente e poi intercalò un:- Aha!- concentrato anche su ciò che
stava facendo.
-
Perciò
… - Désirée s’inginocchiò alla sua gamba, appoggiandosi alla sua rotula e lo
guardò arrendevole:- … possiamo noleggiare due bicilette e andarcene qua a
Sorrento! Dicono sia un incanto!-
Hayden
la guardò. Sorrise teneramente e le accarezzò la guancia:- Sono indietro col
lavoro, Desy!-
-
Beh
… puoi disegnare anche a Sorrento con me!-
Lui
fu piacevolmente sorpreso nello scoprire che lei desiderasse così la sua
compagnia. Le passò il pollice sul mento con sempre più dolcezza, anche nel
sorriderle:- Tu mi distrai troppo! Facciamo domani, se vuoi!- le baciò la
fronte e si alzò.
Désirée
si eresse in piedi a sua volta, visibilmente delusa, mentre l’uomo, sentendo
caldo, tolse la camicia e fece per infilarsi una canottiera:- Ho sentito Otto!
E’ già pronto a riservarmi un’altra mostra per quest’autunno, a Düsseldorf e a
Colonia!- la testa sbucò dall’indumento con espressione perplessa nell’udire il
chiudersi secco della porta. Si guardò intorno: Désirée era uscita! E con un
certo cipiglio, a quanto sembrava. Questo lo … stupì sempre di più: teneva
stare con lui così tanto?
Desy
noleggiò una bici, lì nello stabile e pedalò lungo la costa, verso Sorrento.
Si
soffermò per riposare un attimo in quei saliscendi e si appoggiò al parapetto.
Guardò il mare, col pugno a sorreggerle il mento. Amava così tanto stare con
Hayden ora, che … si era risentita che lui … non ne avesse tempo!
Tanti
fischi d’ammirazione la colpirono e si voltò: una comitiva di ciclisti di…
sesso maschile passava con:- Uè … bellè! Sei una bellezza!-
-
Uè,
dolce babà … mamma, che occhi, la voglio sposare, gente!-
Lei
scosse la testa, leggermente stizzita e rassegnata insieme: “Uomini!”.
Riprese
la bicicletta e si rimise in marcia. Incrociò nuovamente la comitiva di
“allupati” alla curva successiva. Subito altri commenti si levarono in un coro
maschile di testosterone con:- Bella tirolese!-, tant’è che Désirée mostrò loro
il dito medio come risposta, quando le proposero di fermarsi a chiacchierare un
po’ assieme o di raggiungere tutti quanti il mare e farsi un bel bagno.
Giunse
in una spiaggetta, proprio a Sorrento, divisa tra sassi e sabbia. Legò la
bicicletta col lucchetto al posto apposito e andò in esplorazione.
Si
sedette su un masso e restò lì ferma a pensare, a godersi l’aria salmastra …
quelle piccole, grandi emozioni, come avrebbe detto Hayden.
Abbassò
la testa con un’espressione un po’ imbronciata. Peccato che lui non fosse
andato!
-
Questo
posto è troppo incantevole per essere così malinconici!- quella voce la
sorprese alle spalle, facendola sorridere e si voltò: Hayden era in piedi, lì
dietro, con gli occhi a tingersi del colore del mare che stava ammirando.
Quindi, si posarono su di lei:- Tu sei troppo incantevole per essere così
malinconica!-
La
ragazza voleva buttargli le braccia al collo, ma contenne l’entusiasmo. Si
voltò ancora a guardare il mare:- Che fai tu qui? Non dovevi lavorare?- chiese
con un tono che tentò di mantenere asciutto.
-
Sai,
non credevo di metterti così di malumore nel negarti la mia compagnia!- lui se
ne stava con le mani dietro la schiena.
Désirée
si morse il labbro inferiore, divertita, ma non lo diede a vedere:-
Presuntuoso, non ero di cattivo umore per te!- divagò lo sguardo, dondolandosi
leggermente sul posto.
-
Mmh!-
assentì Hayden con un certo scetticismo, come a intendere: “Se lo dici tu!”. Un
tenue sorriso lo colpì.
Quindi,
Desy lo servì … quasi con ironia flirtereccia:-
Non hai paura che io ti distragga?!-
Lui
si sedette sul masso accanto:- Mi piace farmi distrarre da te!- la scrutò. I
capelli sciolti alla brezza: sì, lei poteva deconcentrarlo tutte le volte che
voleva.
Infine,
fece spuntate dalle spalle della ragazza una margherita:- Oh, questa dev’essere
tua!-
Desy
la guardò. Alla fine, fissò l’uomo e prese il fiorellino con un dolce sorriso
di gratitudine. Si mise, poi, la margherita tra i capelli, vicino all’orecchio.
A
Hayden piacque vedergliela; quindi, tese il braccio per attirare lei a sé e le
baciò la tempia, ammirando insieme quel pezzo di baia di Sorrento.
Hayden
si allacciò i gemelli ai polsini della camicia e si sistemò la giacca. Si erano
ripromessi con Desy di essere strafichi, quella sera.
Lei
uscì dal bagno con addosso un vestito nero, in chiacchierino, i capelli mossi
sulle spalle. Una sottoveste tinta carne era cucita sotto, a fasciare i punti
importanti e la gonna sagomava le gambe fin sopra alle ginocchia.
Hayden
l’ammirò con voce roca:- Mi fai passare la voglia di uscire da questa stanza!-
Désirée
squadrò pure lui col completo nero e la camicia appena aperta sul collo. I
capelli ben pettinati indietro e … doveva avere anche la sua buona colonia.
Quindi, lei voleva ribattere lo stesso, ma tacque. Esclamò solo:- Oh, aspetta …
dimenticavo!- tornò in bagno.
L’uomo
ne approfittò per tirar fuori il cofanetto che aveva comprato dall’orefice di
Amalfi, quel giorno, mentre raggiungeva la giovane a Sorrento. Era di velluto
blu, a forma ovale. L’aprì: un bellissimo anello d’oro bianco era conficcato ad
arco nella fessura morbida. Delle pietruzze di diamanti, molto piccole e fini
s’incastonavano nell’intrecciatura a nodo, che simboleggiava l’unione per
sempre tra uomo e donna.
Hayden
era soddisfatto. Il gioielliere aveva penato un po’ per trovare l’anello per
cui lui perdesse la testa a prima vista. Ed era stato come per Désirée. Al
primo colpo d’occhio … BOOM: amore improvviso!
Udì
lei spegnere la luce del bagno e si rimise subito il cofanetto nella tasca
della giacca. Desy era riapparsa con gli orecchini che s’intonavano
perfettamente alla collana di giada.
L’uomo
trattenne il respiro e:- Così mi rendi ancora più arduo il compito di uscire di
qua!-. Anche se aveva programmato di portarla fuori a cena, in un bel posticino
romantico e dichiararsi. L’idea dei super fichi era stata più sua, in effetti.
Tuttavia … a rimanere lì … poteva darle l’anello, dopo aver fatto l’amore … ma
come diceva lui. Per poi farlo ancora e ancora fino a stramazzare! I
preliminari alla luna di miele!
Désirée,
però, lo riportò al progetto originale, afferrandolo sotto braccio con:- Io sto
morendo di fame, invece!-
-
Sì,
anch’io!- Hayden la scrutò divertito e lei sollevò gli occhi al cielo buffa:-
Io di cibo, scemo!-
-
Ah!-
lui era così faceto da quasi far tenerezza. Sì … aveva la buona colonia che a
Désirée piaceva tanto.
Camminarono
verso il ristorante e:- Uè, bella guagliona!-
passarono vicino ai soliti appostati, che non poterono non fare questa
esclamazione verso di lei.
Stavolta,
la ragazza se ne divertì, perché … era più di buonumore rispetto al mattino e
Hayden si soffermò a guardare quelli e Désirée. Quindi, la seguì, dicendo:-
Certo che ti si nota, non c’è dubbio!- si grattò il collo:- Cosa … hanno
detto?-
-
Bella
figliola!- gli mormorò Desy giocosa.
I
commenti, tuttavia, non mancarono neanche a lui da alcune ragazze, che
esordirono con:- Ciao, bel biscottino!-
Désirée
rise:- Nemmeno tu passi inosservato, a quanto pare!-
Hayden
sorrise divertito, guardando avanti a sé:- Ho capito poco, ma penso mi abbia
fatto un complimento!-
Lei
guardò la mora che aveva commentato:- Diciamo che quella lì t’intingerebbe
volentieri nel caffè!-
-
Oh!-
-
Beh
… i tuoi capelli e i tuoi occhi, qui, non sono proprio all’ordine del giorno!-
lo scrutò lei:- Soprattutto il tuo candido aspetto britannico!-
Hayden
le mise un braccio a vita e la guardò:- Possiamo darci delle arie da coppia
vip, quindi?-
-
Se
vuoi!- Désirée fece spallucce.
Lui
sorrise accattivante e poi s’impettì con un cenno delle labbra, atteggiandosi
da gran signore.
Desy
rise.
Al
ristorante avevano mangiato un buon piatto di pesce, una squisita cassata e
stavano attendendo un attimo, prima di uscire.
Hayden
scrutava Désirée guardarlo con quell’adorabile espressione da innocente bambina
da quasi ubriacarlo. Lolita? No, era solo la sua Desy!
Lei
teneva i palmi uno sull’altro e aveva un sorriso rilassato; Hayden non avrebbe
creduto di vederla un giorno così. Questo gli faceva presupporre di poterle
finalmente proporre di …
-
Sei
nervoso?- gli chiese la giovane.
-
No,
perché?-
-
Tamburelli
le dita sul tavolo!- lei gli fece notare di usare la tovaglia come una tastiera
di pianoforte.
Hayden
era sì nervoso, ma cercò di non darlo a vedere:- No, tesoro, stai tranquilla!-.
Respirò a fondo e bevve un sorso di vino per calmarsi.
-
Sai,
mi ha fatto piacere che tu sia venuto con me a Sorrento, oggi!- disse Désirée.
Lui
la percorse con lo sguardo e questo lo incoraggiò ad affrontare l’argomento:-
Io pensavo a … ieri!-
-
Ieri?-
-
Sì,
con quella bambina eri … splendida!-
Il
sorriso si spense sulle labbra della giovane, che chinò lo sguardo sulle
proprie mani.
-
Che
c’è, Desy?- l’uomo deglutì, notando il suo incupimento:- Non vuoi avere dei
figli tuoi, un giorno?-
-
E
che razza di made sarei?-
-
Stupenda,
te l’ho detto!-
-
Una
madre di cui vergognarsi, una pros … -
-
Io
non mi vergogno di te!- Hayden la interruppe. Quindi, emise un profondo
respiro:- A proposito di questo … -
Désirée
lo interruppe a sua volta:- Forse è meglio uscire!-
Lui
la percorse con lo sguardo. Ok, gliel’avrebbe dato in albergo. Andò a pagare il
conto, ma … tornando al tavolo … non trovò più Desy.
Spaurito,
l’uomo si guardò in giro. Uscì dal ristorante, cercandola:- Désirée!-. La vide
allontanarsi verso la spiaggia.
Facendo
un sospiro di sollievo, Hayden la raggiunse.
Lei
si cingeva le braccia e guardava i propri piedi scalzi toccare la sabbia, in
riva al mare. I sandali erano appesi ad un dito della mano.
Si
chinò per raggomitolarsi. Sapeva a cosa voleva arrivare Hayden e questo l’aveva
fatto cercare dell’aria fresca.
Si
sentì toccare le braccia e le gambe:- Credevo di averti perduto!- la voce di
lui le sfiorò l’orecchio, mentre si era messo nella sua stessa posizione.
Lei
si alzò e l’uomo la imitò. Si tolse la giacca e gliela appoggiò sulle spalle:-
Fa piuttosto fresco, qui, in riva al mare!-. La cinse, infine, tra le braccia.
Posò la bocca contro la sua tempia.
Désirée
fissava la luna troneggiare sulle onde quiete della sera. Tanti pensieri le
affollavano la testa, intercalati dal respiro caldo di Hayden contro la pelle e
i capelli. E dalla sua dolce voce profonda:- A cosa pensi, Desy, quando te ne
resti così in silenzio, mh?-. La cullò lentamente. Poteva darle l’anello ora,
ma gli sembrava troppo tesa:- A me puoi dire tutto ciò che ti passa per la
testa, lo sai!-
Désirée
chiuse gli occhi, scuotendo appena il capo e udì lui sospirare:- Vuoi tornare
in albergo?-
La
ragazza reagì come a Napoli:- Sei tu che comandi!-
Hayden
inghiottì quella frase in maniera indigesta. Ma … cercò di cancellarla dalla propria
mente.
Si
consumò tutto come sempre, già contro la porta della camera.
Appena
Désirée si fu addormentata, Hayden, fumando la sua sigaretta, la guardò. Si
alzò, poi, per andare a raccattare la propria giacca. L’appese all’appendiabiti
attaccato al muro. Frugò nella tasca e guardò l’anello nel cofanetto.
Si
voltò verso Desy, serrando le labbra. Chissà quando avrebbe trovato il coraggio
per darglielo. Ora? Svegliandola? No! Lei si era tormentata ancora le dita,
appena lui aveva già iniziato a muoversi con i lombi contro l’uscio.
Addirittura mordeva la sua camicia, stretta nei pugni. Malgrado Hayden le
avesse mormorato di lasciare andare qualunque reazione.
Rimise
il cofanetto nella tasca e tornò a letto.
Désirée
venne svegliata di soprassalto da quel “BANG” e da quelle grida che
alimentavano i suoi incubi.
Tremava
come una foglia. Si scostò i capelli sudati dalla fronte.
Durante
l’amplesso, Hayden le ripeteva quanto lei fosse bella, quanto morisse per lei …
Desy chiuse gli occhi: “Ho sempre pensato
che tu fossi davvero bella, Désirée, non lo dico tanto per dire!”
“Quindi … ti piaccio? Sul serio?”
“Scherzi? Tu sei un grado di far morire un
uomo lentamente nei suoi sensi solo nello starlo a guardare!”
Le
mani coprirono violentemente le orecchie, mentre Désirée chinava la testa,
respirando concitata. Guardò Hayden addormentato supino, accanto a lei. Palmo
appoggiato al ventre, viso rilassato verso la finestra.
La
ragazza si alzò, certa di non svegliarlo, dato che lui era ben impiantato nel
giardino di Morfeo. Andò in bagno e aprì la doccia.
Hayden
udì lo scrosciare dell’acqua e, in un primo istante, credette stesse piovendo. Tuttavia,
realizzò che proveniva dall’altra stanza, alzandosi col busto. Non vide Désirée
accanto a sé e intuì dovesse essere di là nel bagno:- Desy!- chiamò un po’
assonnato. Accese il lume.
Infilò
i pantaloni del pigiama e bussò:- Désirée, stai facendo la doccia?- sorrise
furbetto:- Posso entrare anch’io?- mosse la maniglia, ma la porta non si aprì.
Lui
rimase atterrito:- Desy!- sbatté il palmo contro l’uscio, cercando di
forzarlo:- Ma che succede, Désirée?! Perché ti sei chiusa dentro?! Perché non
rispondi?- fu colto dall’angoscia e udiva solamente l’acqua scorrere.
Forse
avrebbe dovuto chiamare il direttore dell’hotel, che avrebbe avvisato i vigili
del fuoco. Ma … nel frattempo … cosa sarebbe accaduto alla sua Desy?! No …
preso da questo senso di terrore, Hayden diede un paio di forzute spallate alla
porta fino ad aprirla. Qualsiasi danno lo avrebbe risarcito. Ora, spostò la
tendina della doccia e trovò Désirée rannicchiata per terra. Tremava, quindi
era viva, ma era praticamente blu. Lui capì che l’acqua doveva essere fredda.
Infatti, la sentì gelata e si allarmò con rabbia e spavento insieme:- Ma che
stai facendo?!- chiuse subito il rubinetto. Afferrò il telo da bagno e avvolse
il corpo gelido di lei. La sollevò tra le braccia e la condusse in camera:- Sei
impazzita, eh?- sentì anche la propria voce tremare:- Se non entravo io, ti
saresti ibernata!-. Quest’idea lo portò a baciarle la fronte angosciato e
sollevato che non fosse successo. L’adagiò sul letto e sfregò il suo corpo
energicamente, tenendolo contro il proprio per scaldarla ulteriormente.
Lei
non diceva nulla. Lo osservò alzarsi per un attimo e avvicinarsi all’altro
comodino; Hayden sollevò il ricevitore:- Una tazza di camomilla bollente con un
goccio di brandy!-
Désirée
si dondolava tremante sul posto:- Cerchi di ubriacarmi?-
-
No,
di scaldarti più che possibile!- lui si diresse verso l’armadio e prese un
pullover di lana dalla propria valigia (da buon inglese ne aveva sempre uno con
sé) e una coperta pesante.
-
Sai
bene che non sono abituata a bere alcol!- Désirée si teneva le mani al petto.
-
Per
questo te ne ho fatto mettere appena un goccio!- l’uomo le levò l’asciugamano e
le fece infilare il proprio maglione:- Sei stata un’incosciente! E poi …
chiuderti a chiave … volevi suicidarti, per caso?!- la voce gli morì in gola,
rammentando Biarritz, ciò che Raphaël e suo padre gli avevano detto. E
guardando l’espressione quasi colta nel segno di lei, che non rispose … lo
atterrì. Quel silenzio gli gelò le vene, quando bussarono alla porta.
Il
padrone stesso, che faceva la veglia notturna, portò la camomilla, ma non servì
ad impedire che a Desy salisse la febbre.
Hayden
si era vestito, mentre il direttore aveva fatto salire la guardia medica.
Désirée
tremava per il febbrone, sotto le coperte e il dottor Linari, di origini
toscane, le diede un forte antipiretico:- Questo dovrebbe farle scendere la
temperatura! Suderà, ma sarà un bene!- disse il medico a Hayden, prima di
uscire.
-
Grazie!-
sorrise lui, appoggiato all’infisso della porta.
Dopodiché,
tornò dalla ragazza. Bagnò un fazzoletto in bagno e glielo mise sulla fronte. Quindi,
spense il lume, sperando lei riuscisse ad addormentarsi.
Si
sedette lì accanto. Nicchiò una mezz’ora nello stare a guardarla, quando
Désirée iniziò a delirare:- Hayden, Hayden!- chiamò dapprima.
-
Sst
… sono qui!- lui le poggiò la mano sulla fronte, scostando il panno umido. Le
pareva leggermente più fresca, ma ancora con la febbre alta.
Stava
per andare in bagno a sciacquare il fazzoletto, ma Désirée incominciò a
pronunciare un nome maschile:- Jean! Jean … dove sei, Jean? Perdonami!-
Hayden
si bloccò e la guardò interrogativo. Tornò lentamente a sedersi, mentre lei
rigirava la testa sul cuscino con:- Jean … Jean … Jean!-
Lui
rimase lì immobile ad osservarla con sempre più domande verso quella ragazza.
Quando
si svegliò accanto a Désirée, il sole era già alto sulle case e il mare di
Amalfi. Lei dormiva tranquilla, ora; da questo si capiva che la febbre doveva
essere scesa. Hayden le sentì, difatti, la fronte fresca.
Sospirò,
tirandosi su. Guardò la tazza vuota della camomilla sul comodino e andò a farsi
una doccia calda.
Quel
nome maschile lo perseguitò da lì sotto l’acqua a quando discese per fa
colazione.
-
Tutto
bene, signore?- dal tono incuriosito con cui la cameriera glielo domandò,
Hayden si accorse di essersi soffermato con la tazza di tè in mano a ripensare
al delirio di Désirée. Lui guardò la donna e annuì, con un garbato sorriso.
Quando
risalì in camera, Desy era fuori dal letto. La intravide seduta al tavolino
della terrazza.
Lei
avvertiva piacevole il sole del mattino sul proprio volto assorto e spento.
Udì, quindi:- Non avresti dovuto alzarti! Hai avuto la febbre molto alta,
questa notte!-
Désirée
vide Hayden apparire lì accanto e sedersi nell’altra sedia:- Sto già meglio!-
lo rassicurò.
-
Vuoi
che ti faccia portar su qualcosa da mangiare?-
La
ragazza scosse la testa:- Grazie, ma non ho fame!-
L’uomo
incalzò:- Hai voglia di dirmi di perché l’hai fatto? Chiuderti in bagno sotto
una doccia gelida?-
Désirée
tornò a guardare l’orizzonte, senza fiatare. Poteva rispondergli perché era
stanca di fare la prostituta per i suoi cugini, ma non aveva via di scampo.
Rispondergli che era stanca di fare incubi e aveva voluto soffocare quelle
grida nella mente con una lenta e dolce ibernazione. Poteva rispondergli tante
di quelle cose, ma non ne disse neanche una. Lasciò intavolato un altro
silenzio, che angosciò Hayden. Quest’ultimo abbassò per un momento lo sguardo e
poi chiese ciò che aveva iniziato a pulsargli in testa come una mina:- Désirée,
chi è Jean?-
Gli
occhi della giovane si posarono su di lui con sgomenta sorpresa:- Come conosci
quel nome?-
-
L’hai
chiamato nel delirio!-
Lei
parve agitarsi. Deglutì e iniziò a massaggiarsi le dita nervosamente. Dunque,
si alzò con:- Nessuno!- e rientrò.
-
Come
nessuno? Nomini sempre uomini che non conosci, quando hai la febbre alta?-
Hayden la seguì.
Désirée
si tolse il pullover di lui, che ancora indossava, dandogli le spalle e infilò
il reggiseno:- Probabilmente!-
-
Mi
prendi in giro?- l’uomo si sedette sul letto e le afferrò il polso, dopo che
lei ebbe messo una maglietta senza maniche:- Désirée, guardami e non mentirmi,
per favore! Chi è Jean?-
-
Che
differenza fa chi è? Non c’entra nulla con te!-
-
Ma
c’entra molto con te, a quanto pare!- Hayden lo disse stizzito.
-
Senti
… ti metti a fare l’Otello? Io non appartengo a te, Hayden, quindi … smettila
con queste scenate da marito geloso!-
Lui
la scrutava in amareggiato silenzio, ma continuò:- E’ un uomo che ami?- il suo
tono era ferito e il suo sguardo pareva quasi sull’orlo del pianto, ma voleva
saperlo!
Désirée
non gli mentì:- Sì!- gli rispose secca e leggermente esasperata:- Lo amo,
volevi questa di verità?- lo osservò spostare gli occhi come se lei gli avesse
appena gettato della sabbia in faccia. E respirare concitatamente come a dover
esalare gli ultimi spasmi da una pugnalata al petto, mentre un:- No!- gli
usciva strascicato dalla bocca e con voce smorzata.
-
Tu
mi hai detto di non mentirti: lo amo e molto anche!- Desy lo osservò alzarsi,
trascinarsi fuori dalla stanza e sbattere la porta.
A
quel punto … lei scoppiò in tanti di quei singhiozzi che le parve che il cuore
sanguinasse in essi.