martedì 8 ottobre 2019



Désirée, piccolo fiore di ghiaccio




Stringeva la mano di lei nel pugno, quel venerdì sera, scrutando nel suo volto per percepirne un’emozione. Tutto ciò che ottenne era sentire le sue unghie sulla pelle della mano, mentre gli occhi di Désirée rimanevano in quell’espressione di attesa che tutto finisse. Ma lui non capiva se quelle unghiate significassero che lei stava provando dolore, piacere inespresso o disgusto. O persino rabbia! Alla fine, fu di nuovo Hayden a lasciarsi andare in un ultimo gemito deciso, spostando la testa di lato. Restò ancora sospeso su di lei per baciarle con trasporto quella mano stretta nella propria, scrutando la parrucca corvina che Désirée indossava e che le scivolava sul seno. Con la pietra di giada poggiata sullo sterno, che respirava concitato.
La giovane gli riservò un tenue sorriso, forse per farlo contento e l’uomo si scostò, trascinandosi, grazie alle sbarre della spalliera, a sedersi contro il cuscino:- Allora?- parlò appena il fiato si rimise in pari coi battiti.
Desy temette che ancora Hayden le domandasse sensazioni ed emozioni su ciò che lui le aveva appena dato. Tuttavia, l’uomo continuò:- Sei riuscita a trovare anche un altro posto?-. Non le aveva ancora detto del suo colloquio. Perché era stato proprio sulla base del:- Le faremo sapere!- che di solito è un brutto segno. In caso contrario, le avrebbe fatto una sorpresa:- Come commessa ti lamentavi che guadagni non sufficientemente!-. Le aveva portato il famoso profumo. E nonostante Désirée avesse dimostrato un tiepido entusiasmo, specificando:- Sono certissima di non averti incoraggiato a comprarmelo!-, sotto, sotto, Hayden aveva capito che lei lo aveva apprezzato.
La giovane donna si premette le coperte contro il seno e si rannicchiò di lato, dandogli le spalle. Che doveva fare? Dirglielo?
-          Sì!- fu sincera, alla fine.
-          E scommetto che non mi dirai dove!- indovinò Hayden, osservando ancora i segni di abbronzatura sulla sua schiena.
-          Tanto lo scoprirai da solo!- Désirée ci si era praticamente rassegnata. Si sfilò la parrucca, lasciandola ricadere sul tappeto e avvertì la mano di lui sfiorarla sul collo e poi sulla schiena. Poco dopo, l’uomo le mise l’altra sul fianco, sotto le lenzuola, ad accarezzarla. Le baciava con trasporto la spalla e le mormorò:- Perché non ti fidi di me, Desy?-. Le appoggiò la bocca nell’incavo del collo, sospirando:- Perché fai così la cattiva con me? Credevo fossimo amici, in fondo!-
Désirée spalancò gli occhi: “Perché fai così la cattiva, Désirée? Non siamo tra amici?!
Lui la vide staccarsi di botto con:- Basta, Hayden, per favore!-. La osservò alzarsi, indossare la vestaglia e andare in bagno.
L’uomo rimase appoggiato sul fianco, a reggersi sul braccio. Spostò lo sguardo attorno a sé e … che aveva fatto di sbagliato?
Si alzò, raggiungendola in bagno. La trovò che si faceva scorrere l’acqua fredda sui polsi. I capelli le ricadevano sul volto e Hayden non poteva scorgere la sua espressione:- Ti senti bene, Desy?-
Lei ci mise un secondo a rispondere:- Sì!- con un enorme sospiro. Alzò la testa a fissarlo attraverso il riflesso dello specchio sopra al lavandino e lui la scrutava interrogativo.
Désirée spense l’acqua e premette l’asciugamano su uno dei due polsi. Pensò che una volta, a 17 anni si era ritrovata in una posizione simile, con un vetro di una bottiglia che le era caduta, a casa di Ursula.
Aveva quasi voluto conficcarselo nella pelle, ma … il BANG che le era detonato nelle orecchie e la voce del suo passato l’aveva fatta piangere invece. E come una mano che le si posava sulla spalla … l’aveva distolta da quel tremendo proposito. Sobbalzò leggermente, quando sentì due mani ora toccarla su entrambe le spalle. Spostò la testa di lato, percependo il corpo di Hayden dietro di sé, mentre lui la baciava tra i capelli, facendo scorrere i palmi sulle sue braccia. Chiuse gli occhi, deglutendo, mentre l’uomo la cingeva stretta, cullandola. Quindi, le mormorò:- Sai che venerdì prossimo Sina ci ha invitato a cena a casa sua?-
-          Cercavi di darmi una bella notizia?-
Hayden rise leggermente, dondolando la testa contro la sua:- Non siamo obbligati ad andare!-
Lei deglutì. Non voleva darla vinta ai propri fantasmi e … a quella vipera:- No, va bene!-
-          Ti va … di tornare un po’ di là con me?- le domandò, infine, lui.
Désirée si guardò ancora i polsi. Quindi, annuì.
L’indizio che serviva a Hayden per scoprire dove lei pure lavorasse non tardò ad arrivare. Non voleva perseguitarla, ma essere certo che Desy non s’inguaiasse di più.
Era rimasto a letto, quando Désirée era uscita dal bagno, al mattino, coi capelli umidi, dopo che si erano concessi un altro round. L’aveva guardata dormire e andarsene di casa:- A fare la spesa!- gli spiegò. Infatti, non aveva più il bar.
Hayden non disse nulla. Se ne rimase appoggiato al cuscino, gambe incrociate sotto le coperte e mani conserte. Quindi, fissò la bambola di pezza. Aveva già notato che spesso Désirée la teneva nella propria visuale, durante i loro rapporti. Come a tendere una mano alla sua fanciullezza, che si annullava in quel letto.
Lui sentì il bisogno di calmare i nervi, appena la sua testa iniziò a frugare nel mondo di lei. Si fece una doccia calda e, con l’asciugamano a vita, si prese una sigaretta delle sue dalla tasca della giacca. Capì di non avere dietro l’accendino. Vagò, quindi, per la casa in cerca di fiammiferi. Pensò di accendersi con i fornelli, ma trovò ciò che voleva. Era una scatoletta che sponsorizzava un certo: “Mars und Venus”. L’uomo corrugò la fronte. Chissà che accidenti era?! Forse un nuovo hotel! Non colse ancora l’indizio che gli eventi gli presentarono.



Sina Kessler viveva in una sorta di attico grande come un campo di golf. Désirée si sentiva sempre più a disagio a frequentare posti del genere, anche se li frequentava quando faceva l’accompagnatrice di qualcuno di un po’ benestante.
Tuttavia, ciò che la metteva a disagio era … stringere la mano a Kurt … che le sorrise in quella maniera viscida, che Desy voleva lasciargli il calco della scarpa su quel sorriso rivoltante!
Hayden la osservava fiero di quanto lei fosse bella. Capelli raccolti in una codina alta, arricciata in un boccolo, vestito color crema, con delicata scollatura e gonna corta, leggermente a palloncino.
Sapeva di essere invidiato dai suoi cosiddetti amici, che ammiravano Désirée in silenzio. Non che le loro ragazze non fossero belle, ma lei … aveva un fascino tutto particolare!
La giovane sentì la mano di Hayden accarezzarle amorevolmente la schiena, fino al fianco.
Mangiarono un consommé e Sina stava a capotavola, da buona padrona di casa. Si mise le mani in grembo e sorrise ai propri commensali:- Perché non usciamo dopo a bere qualcosa?-
-          Buona idea!- concordò Niklas.
Gli altri pure furono d’accordo. L’unica che si astenne fu Désirée e Olga azzardò:- Forse alla nostra amica non va!-
Hayden guardò Desy, la quale spostò lo sguardo sulla ragazza di Amadeus:- Io non ho detto nulla!-
-          Olga, forse la nostra piccola Désirée … non gradisce la vita notturna!- Sina le sfoderò un sorriso falso e lei socchiuse gli occhi, con un gaudio sarcastico:- No, è che … come si diceva un tempo: il silenzio, delle volte, è d’oro!- quindi, guardò tutti:- E piuttosto che parlare a vanvera come … molti fanno … preferisco brillare dorata!- concluse con un sorriso carico di dileggio, ritornando a fissare la padrona di casa, che divenne seria invece. Fece ridere Niklas e pure Hayden, che si stava pulendo la bocca nel tovagliolo. Spostò lo sguardo a scrutarla ilare e accattivante. Le afferrò quindi la mano, baciandole le dita con orgoglioso trasporto.
Désirée lo fissò brevemente, conservando il sorriso e poi fissò Sina. Si lanciarono una tacita sfida e la prima sapeva benissimo che quella era a conoscenza di ciò che lei faceva … di notte, a casa sua, con gli uomini.
Kurt la cullò con lo sguardo, facendo oscillare il vino nel bicchiere.
Le ragazze erano in disparte, fortunatamente, non solo quelle tre, cosicché Désirée poteva chiacchierare anche con qualcuna di … normale.
Gli uomini, invece, erano fermi in un altro angolo del salone.
-          Olga dice che c’è un bel locale tra Lubecca e Amburgo!- disse Amadeus:- Anche se io volevo andare al “Mars und Venus”!-
Hayden corrugò la fronte:- Il “Mars und Venus”?- quel nome gli si riesumò nella memoria.
-          Sì, è un discopub nel centro della città! Lì … la fauna femminile non manca di certo, sono l’attrazione principale! Ballano sui cubi e … dovreste vederle che gambe!- spiegò Amadeus.
-          Uhm … sarebbe da provare senza le nostre donne! Non credo sennò che a loro piaccia tanto!- esclamava Kurt, mentre a Hayden si accese una lampadina e si voltò lentamente a guardare Désirée che chiacchierava. L’indizio dei fiammiferi portò i suoi frutti e Desy lo guardò, sentendosi osservata. Gli abbozzò un sorriso e lui fece altrettanto, alzando il calice di brandy verso di lei.
Il locale che avevano scelto le donne era un night con musica dal vivo, cantata da chiunque.
Désirée sperava solo che quella serata finisse presto, anche perché i presenti erano solo più … l’allegra combriccola delle Galapagos.
Meno male che c’era Hayden lì accanto. Lui le mise una mano sulla gamba e, malgrado il gesto intimo, a lei non dispiacque per nulla; soprattutto adesso. Osservò Sina confabulare qualcosa con Olga e Brigid. Quindi, le prime due si alzarono e andarono una verso un computer e l’altra, la più vipera, verso il palcoscenico. Si schiarì la gola, prendendo il microfono.
-          Oh, Cielo, la mia dama non vorrà cantare, spero!- esordì Kurt con sottile terrore:- E’ più stonata di una campana rotta!-
Gli altri risero e Sina disse:- Signori e signore, vorrei presentarvi una cantante dilettante, ma di molto talento! Fraulein Désirée!- indicò in modo plateale lei, che sgranò gli occhi e la fissò atterrita.
-          Dai, piccola, Hayden mi ha detto che sei molto brava!-
La giovane fissò lui, ora, che batteva le mani:- Sì, dai, fiorellino, sali!-
Desy scosse leggermente la testa, mente anche Niklas la incoraggiò:- Forza, Désirée!-
Erano impazziti tutti? Lei canticchiava sotto la doccia, al pub di Kasten, ma … davanti a quell’ammasso di cafoni ripuliti …
Capì, tuttavia, che era tutta una tattica per metterla in imbarazzo. Quindi, si schiarì la gola, osservando Hayden spostarsi dalla poltroncina per farla passare.
Lei salì sul palcoscenico, mentre Sina le consegnava … celestiale quanto il morso di una serpe … il microfono.
Quindi, questa si diresse verso Olga, che le mormorò:- Una canzone inglese, vediamo quanto s’impianta la nostra giovane Barbie!-
La musica rock di Blondie, con uno dei suoi pezzi più carichi che Désirée riconobbe, iniziò e la fece sorridere. E conosceva benissimo l’inglese, a dispetto di quanto pensassero quelle due sceme!
-          Sono contenta tu ti diverta!- le disse Sina.
-          Certo, cara, hai azzeccato il mio cavallo di battaglia … sotto la doccia!- Desy fece ridere tutti, tranne l’altra ragazza e Olga. E iniziò dietro alla musica: “One way or another …
Hayden mosse la testa, sorridendo sempre più entusiastico e battendo le mani a tempo:- Brava!-. Dunque, Désirée scese dal palcoscenico e si avvicinò a lui lentamente, puntandolo col dito, con sguardo felino ed accattivante. Gli ancheggiò attorno, cantandogli poi di fronte, appiccicata, arricciando il naso seducente e avvinghiandogli una gamba al fianco.
-          Ma come fa Hayden?! Io già morirei!- mormorò Amadeus.
-          Mi sa che lui lo stia facendo!- esclamò Brigid. Sina e Olga tornarono a sedersi con la coda tra le gambe, realizzando di aver scatenato il successo di Désirée anziché il suo imbarazzo. Questa passò loro di fianco, facendo saltellare i capelli di Sina dalla spalla e in questo modo la fece sobbalzare.
A Kurt mancava solo la bava alla bocca, mentre Niklas tirò la manica della giacca di Hayden:- Sei geloso se ti dico … che l’amo alla follia?-. Si zittì appena Brigid lo fulminò.
E lui neanche lo ascoltò. Era ipnotizzato dalla sua Desy!
Désirée tornò sul palcoscenico e si aggrappò all’asta del microfono come una vera rock star. Quando finì … inchino doveroso al pubblico che l’applaudì.
Andò verso Hayden, abbracciandolo e lasciandosi cingere:- Posso portarti a casa subito?- le chiese l’uomo contro l’orecchio.
Desy lo guardò e scosse la testa:- Birbante!- lo ammonì buffa. Dunque, si beccò i complimenti della combriccola … eccetto che delle due sceme, che avevano incassato con … estrema difficoltà.
Le venne chiesto un bis, ma lei rifiutò garbatamente:- Devo scappare alla toilette, scusate!-
Vittoria! Due navi nemiche affondate, pensò, uscendo dalla porta del bagno delle donne. L’antibagno era in comune con quello degli uomini e … ops … il viscidone uscì dal gabinetto maschile, raggiugendola ai lavandini.
Désirée divenne seria e quello la squadrò, insaponandosi le mani:- Sei davvero una brava cantante!-
-          Grazie!- disse semplicemente lei.
-          Perché … non ci vediamo, ogni tanto?-
La giovane non rispose e lui sorrise:- So che hai provato altre selle, oltre a quella di Hayden!- le prese la ciocca vicino all’orecchio tra le dita, seguendone la forma ondulata.
Lei era disgustata da ogni parola che quella sottospecie di Idra, con solo una testa, però tante mani, pronunciava. Mani con cui le accarezzò la spalla:- Già, devo proprio passarti a trovare, una sera!-
Desy voltò lo sguardo dall’altra parte, chiudendo gli occhi con repulsione, mentre Kurt usciva dal bagno.
La ragazza tornò al tavolo e Hayden, anziché scansarsi, la invitò a sedersi sulle proprie gambe.
Lei accettò di buon grado. Voleva sentire le sue mani addosso, ora, a pulir via ogni traccia di Kurt.
Hayden le canticchiò “One way or another” all’orecchio, sorridendo e Désirée abbozzò un gaudio, alzando la spalla, sentendo l’incavo del collo solleticato dal fiato di lui.
L’uomo le baciò quel punto e la ragazza temette di non sopportare ulteriormente Herr Shulman, con la sua dolce … Frau Kessler. Frankenstein e la sua amabile compagna, ecco chi erano!
Guardò Hayden e gli domandò:- Volevi portarmi a casa, prima? Per me va bene!-
Lui la percorse con lo sguardo. Sorrise:- Se va bene a te, a me di più!-
Si congedarono dalla combriccola, che li salutarono.
-          Andranno a fare le zozzerie, ora, secondo voi?- Olga buttò giù quella battuta.
-          Senza dubbio!- borbottò Sina, bevendo il proprio drink:- Ricordate il sud America?-
-          E’ davvero una cosa rivoltante!- bofonchiò Brigid.
-          Io direi proprio di no! Vorrei essere al posto di Hayden!- bisbigliò Amadeus a Kurt, che ti trattenne dal ridacchiare.
Hayden osservava Désirée nel taxi. Si era incupita improvvisamente e lui non se ne spiegava il motivo.
Fecero una corsa fin sotto al porticato della casa di lei, perché aveva iniziato a piovere abbastanza forte e tuonò anche assai minacciosamente.
Una volta sul pianerottolo, l’uomo glielo chiese il perché, mentre la studiava aprire l’appartamento:- Non hai più detto una parola, una volta tornata al tavolo e in macchina! Che c’è?-
-          Niente!- la giovane scosse la testa e aprì la porta. Si levò le scarpe:- Mi stanno uccidendo!-
Hayden tamburellò le nocche sul tavolo, nell’osservarla. La scrutò attentamente. Qualcosa non andava. La seguì in camera fin alla spalliera del letto. Le passò il dorso delle dita sulle spalle e le braccia:- Sei stata fantastica, stasera!- le baciò la tempia e scese sul collo, mormorandolo caldo:- Hai fatto innamorare tutti!-
Désirée lo sentì farsi sempre più avido, alternare le labbra con la lingua sulla pelle, con succhiotti e pensò a quanto detto da Kurt. Questo la fece spostare verso la finestra con:- Hayden, no!-
L’uomo restò perplesso ad osservarla, restando con le mani a mezz’aria:- Che c’è?- le chiese, di nuovo.
-          Ho … ho … le mie cose!- mentì lei.
Lui si sedette sul vano della finestra e sorrise:- Credevo che questa, oltre il mal di testa, fosse la scusa delle moglie ai mariti per non … - le prese la mano, giocherellandoci, ma Désirée si allontanò ancora, andando verso il muro:- Mi è arrivato prima, al locale, me ne sono accorta nel bagno!-
Hayden parve scettico:- Meno male tu non ti sia macchiata il vestito!-
Desy trovò una spiegazione anche per questo:- Ho sempre un assorbente in determinati periodi a … rischio!-
L’uomo si alzò e le chiese:- Vuoi che me ne vada?-
La ragazza non rispose e lui lo prese per un sì. Quindi, oltrepassò le tendine, dopo averla salutata con un bacio sulla nuca.
Tuttavia, appena, nel soggiorno, la udì iniziare a singhiozzare.
Hayden tornò in camera e trovò la giovane rannicchiata a terra, col volto affondato nelle braccia:- Désirée!- si chinò sui talloni, allarmandosi:- Cosa succede?-
Lei scosse la testa. Parve come quella volta alle Galapagos. Lui l’afferrò tra le braccia e la giovane si aggrappò al suo collo, singhiozzando contro la sua spalla.
Erano sdraiati sulle coperte, vestiti di tutto punto, ma Hayden con i primi bottoni della camicia slacciati e la cravatta allentata. La luna illuminava la stanza per quel poco e Désirée era con la testa sul suo petto, il braccio a cingerlo sull’addome e un ginocchio ad appoggiarsi al suo.
Lui le teneva una mano ad accarezzarle la spalla e l’altro sull’avambraccio. Le baciò tra i capelli e poi riappoggiò la nuca al materasso:- Stai meglio?-
Desy annuì.
-          Che cosa ti era preso?-
Lei tacque per alcuni minuti:- Non … volevo che tu andassi via!- rispose infine.
Lui abbassò gli occhi, piegando leggermente la testa, sorridendo divertito e stupito. Non disse più nulla in merito, ma azzardò:- Sei stata davvero brava, questa sera! Credo ti avrebbe applaudito persino il gruppo dei Blondie stessa!-
Désirée abbozzò un sorriso lusingato e Hayden esclamò:- Ma ciò che non mi scorderò mai sono le facce scornate di Sina e Olga!-
Questo la fece scoppiare a ridere sbarazzina e gaia e quella risata argentina sbloccò l’ilarità pure a Hayden. Dunque, lei lo strinse più forte, calcando la guancia sul suo petto e sospirò: “Oh, Hayden, grazie di esistere!” pensò.



Hayden capì che il discorso “Mars und Venus” gli tamburellava nella testa. Quando entrò in quel locale, seguendo l’indirizzo che trovò sulla guida, vide tanta gente. Luci colorate, musica alta agli altoparlanti. Delle ragazze che ballavano su dei cubi, protetti da delle sbarre. Forse per evitare che i maschietti allungassero troppo le mani!
Lui si avvicinò al bancone e ordinò una birra scura.
Il tizio con gli occhiali e alto, coi capelli pieni di gel, ora, gli servì il boccale e Hayden chiese:- Scusa, conosci una certa Désirée Chanterelle?-
Reinhold gli indicò il cubo più distante:- Intendi la Venere laggiù?-
L’uomo dai capelli ramati seguì l’indicazione del suo dito e la trovò. Shorts e top grigio-metallizzato, capelli lisci e calze a rete; scarpe a sandalo mezzo chiuso, intonato al completo. Désirée si muoveva a ritmo della musica in voga in quel periodo, girando su se stessa come un fuso, con tutto il corpo, testa compresa.
-          E’ uno dei miei investimenti migliori!- lui udì Reinhold dirgli questo. Lo scrutò e poi tornò a fissare lei:- E’ una tua amica?-
-          Già!- fu la risposta monosillabica che Hayden riuscì a dire.
Ben truccata, lei pareva essere a proprio agio. Lui la vide sciogliersi. E, infatti, era così. Désirée annullava tutti i suoi spettri nel ritmo della musica, lasciando che questa guidasse il suo corpo di conseguenza.
Uscì dal retro, a fine turno, salutando le sue colleghe. Erano le 2,00 di mattina. Faceva abbastanza freddo e Lubecca era piuttosto buia e deserta.
Désirée si era cambiata coi vestiti con i quali era venuta, lasciando quelli da ballo nel camerino. Sembrava fosse destinata sempre a delle divise. Una consolazione, considerato il fatto che per quello che svolgeva la notte per Ursula …  non doveva indossare nulla.
Aveva scelto il sabato sera, quando normalmente non aveva clienti fissi a casa. Per Reinhold non aveva fatto differenza, anche perché il sabato era il giorno di piena.
Le sembrò di udire dei passi dietro di sé e si voltò quasi titubante. Insaccò le braccia al ventre, serrandosi la piccola tracolla. Forse la sua era semplice paranoia di echi passati, ma allungò il passo. Reinhold le aveva offerto un passaggio e Désirée si pentì ora di non averlo accettato. Sperava di aver superato quella psicosi di camminare al buio, da sola; a quanto pareva, non era così.
Adesso, però, i passi di scarpe maschili si contraddistinsero in un punto sordo, sotto a dei balconi, dove i suoni si concentravano.
Désirée iniziò a sudare freddo. Vide un vicolo tra due caseggiati, appena fu sicura di essere seguita, nascondendosi velocemente.
Prontamente, quando sentì i passi vicini, saltò fuori con un pugno in faccia e uno nelle parti basse, senza stare a verificare chi potesse essere. Partì tutto in automatico.
-          Ahi!- nel momento in cui mise a fuoco l’uomo che si piegava in due, riconoscendo la voce strozzata, che riuscì poi a chiederle:- Cerchi di uccidermi?!-, lei si immobilizzò, quando stava per assestare altri colpi:- Hayden? Sei tu?-
Lui si teneva la mano in mezzo alle gambe, gemendo:- Non so per quanto!-
Désirée si allarmò, ma al tempo stesso si alterò:- Sei impazzito?! Potevo pestarti!-
-          Temo che tu l’abbia già fatto!- l’uomo respirò a fondo, contro il muro:- Ci tengo ancora ad una vita sociale, sai?-
-          Perché accidenti mi stavi seguendo?-
-          Volevo offrirti un passaggio, pensando che saresti uscita molto tardi!- Hayden serrò gli occhi, mentre i dolori testicolari si attenuavano lentamente:- Con che cavolo mi hai colpito?! Con un anello borchiato?!- buttò lo sguardo sulle sue dita, che, però, erano immacolate:- A mani nude? Per la miseria!- mise la nuca contro la parete; a quel punto, Désirée si accorse del sangue che gli iniziava a scendere dalla narice:- Diamine, Hayden, ti ho ferito! Sanguini dal naso!- gli toccò il volto.
Lui si portò la mano in quel punto e se ne rese pure conto:- Oh! Beh, il naso è ciò che mi langue di meno, in questo momento!- fece altri respiri profondi.
-          Mi dispiace, Hayden!- Désirée lo fissò desolata:- Tieni!- prese un fazzoletto di stoffa dalla borsetta:- E’ pulito! Premilo contro la narice! Intanto … vieni!-. Si mise il suo braccio attorno alle spalle e lo trascinò, zoppicante, ad una panchina.


Coricato con Désirée che gli teneva la mano sotto la nuca e il fazzoletto inumidito ad una fontanella, Hayden notò la tumefazione sulle nocche di lei:- Ti sei fatta male a spaccarmi il muso, a quanto pare!- sorrise.
La ragazza ricambiò:- E’ solo un livido!- tolse il panno e lo scrutò:- Va meglio?-
Lui tirò su col naso e annuì. Désirée gli indicò in basso:- E … lì?-
Hayden si guardò:- Oh, credo sia un po’ provato e avrà incubi ricorrenti del tuo micidiale pugno, ma si riprenderà presto!- sorrise con scherzo, accattivante e lei rise brevemente.
Così, una volta in sesto, l’uomo guidava e Desy gli sedeva accanto:- Dove hai imparato quella mossa?!- le chiese Hayden.
-          Sono cintura marrone di karate! Quindi, fa molta attenzione la prossima volta che decidi di seguirmi in un vicolo buio, Hayden Morrison!-
Lui strabuzzò gli occhi sulla strada:- Eh, ci puoi giurare!-, mentre la ragazza concludeva:- A dire il vero, sono un po’ fuori esercizio! Non lo pratico da anni!-
-          Fuori esercizio? Era un …  fuori esercizio e non sei neanche a livello massimo?-
Désirée lo fissò con mortificazione, ma una vena debole di polemica:- Ti ho già detto che mi dispiace!-
Lui rise, toccandole la mano:- Tranquilla, Desy, scherzavo!-. Quindi, cambiò la marcia nel chiederle:- Perché hai smesso? Ti spetta la nera, giusto, dopo?-
-          Sì!- lei annuì:- Mi sono piovute troppe spese e .. troppi impegni! Da bambina avevo fatto un po’ di judo! A livello base! Poi, quando mi sono trasferita a Lubecca … mi sono data al karate! Alla fine, eccomi qua, con ancora l’ultimo esame per l’ultima cintura da conseguire! Prima o poi … chi lo sa!- Désirée aveva fatto i suoi ragionamenti ad alta voce, fissando il finestrino.
Hayden l’aveva ascoltata in silenzio e la scrutò brevemente. Era ciò di più bello che gli fosse mai capitato, malgrado tutto.
Fermò la macchina davanti alla casa di lei.
Désirée lo guardò con un sorriso:- Sicuro di non voler salire per mettere un po’ di ghiaccio lì e lì?- indicò sopra e sotto.
L’uomo sorrise a sua volta:- Ti ringrazio, ma … sto meglio, adesso!- si toccò ancora il naso per verificare che fosse realmente così:- E forse è bene, che … vada a casa!-
Désirée lo scrutò quasi stupita del suo self control:- Bene, che progressi, signor Morrison! Ci … vediamo!- fece per aprire la portiera.
Hayden la guardava e sapeva che se la lasciava andare via senza prima definire l’ultima cosa … si sarebbe preso lui a pugni allo specchio, a casa:- Desy!- la chiamò, prima che la ragazza scendesse dall’auto.
Désirée lo guardò. Di getto, gli arrivò la bocca dell’uomo sulla propria, come un treno in corsa. Con un abile spinta del pollice, Hayden si era liberato della cintura di sicurezza per ottenere quel bacio tanto agognato. E lei … rispose, sebbene non si capisse se lo fece per reazione. Un bacio bello corposo e appassionato, ma fu bruciante e secco lo schiaffo che pervenne a lui sulla guancia, nel momento in cui Désirée riuscì a staccare la testa dal poggiacapo, dove Hayden l’aveva inchiodata. E fu in grado di … riprendersi le labbra:- Che accidenti ti prende?!- gli gridò stizzita, uscendo in fretta.
Lui la seguì:- Desy, aspetta … scusa, ma io dovevo!-
-          Tu dovevi? Perché? Ti ho provocato io? Non mi pare!- lei cercava di aprire il portone più in fretta che poté. Ovviamente, ora fece storie per dischiudersi. Proprio quando le sarebbe servito non serrato:- E pensare che mi stavo già congratulando del tuo comportamento … col cervello!-
-          No … io sono semplicemente … - Hayden cercò di fermarla, ma gli arrivò quasi il portone in faccia. Restò a guardarlo e mormorò:-  … pazzo di te!-



Désirée non ci dormì tutta notte; ma non poté non perdonarlo, nel momento in cui lui le mandò una dozzina di rose rosse, col biglietto: “Da parte di uno stupido impulsivo!



Una volta al mese, una ragazza si esibiva in un assolo, al “Mars und Venus”.
Désirée scelse il primo balletto di Jennifer Beals in “Flashdance”, con la stessa canzone: “He’s a dream” di Shandi Sinnamon. Quindi, doccia sulla sedia, a schiena inarcuata, tra i fischi di stupore del pubblico.
Hayden la guardava da un angolo del bar. Reinhold strofinava i bicchieri e commentava:- E’ uno schianto! Fa quasi venire i brividi alle dita dei piedi perfino a me, che lei non è esattamente il mio tipo!- la osservavano con i vestiti intimi bagnati, resi praticamente trasparenti e i capelli fradici, mentre Desy li agitava gocciolanti sul proprio volto ancora ben truccato. Aveva un make-up resistente all’acqua, infatti, giusto come Alex nel film.
Hayden la scrutava:- Sì, è uno schianto!-. Eppure, c’era tanta tristezza nei suoi occhi, malgrado Désirée si dimostrasse sorridente e divertita, interpretando bene la parte di Jennifer Beals.
Quel bacio era stato speciale, nonostante tutto e lui non si capacitava ancora di esserci riuscito, finalmente. Certo, meglio sarebbe stato se lei lo avesse cinto con le braccia e accettato come gesto carico di sentimento. Anziché … mollargli l’impronta della mano!
Désirée era in accappatoio, nel camerino con le altre. Si era instaurato un bel rapporto. Lei veniva considerata un po’ la mascotte, essendo la più giovane, ma molte di loro la interpellavano per consigli sugli uomini. Dato che Desy li conosceva molto bene!
-          Ma se è già l’ennesimo segnale che gli lanci e ancora lui non ti chiede di uscire!- Ela Feuer, una delle ragazze, più vecchia di un paio di anni rispetto a Désirée, si passava la salvietta struccante sugli occhi.
-          E’ tutta una sua tattica, vedrete che prima o poi mi chiamerà e mi chiederà di uscire!- Lotte Ohnesburg, la più anziana, invece, del gruppo, si strofinava altro rossetto sulle labbra. Poi, venne colta da un’incertezza opprimente:- Oh, Santo Cielo! E se … non lo facesse?! Se non gli interessassi?! Désirée, che dici?-
Lei si appuntava i capelli sulla nuca, con delle pinzette:- Vorrà dire che non ti merita, Lotte!- rispose genuina e con quel sorriso solare:- Perché è scemo!-
Tutte risero e la donna più anziana abbozzò un sorriso:- Sentitela che tesoro la piccola!- le prese la mano:- Ma mi chiamerà!-
-          Sta giocando, spera che tu gli lanci qualche altro sassolino! Evidentemente … dovresti ridurre un po’ la sua colossale sensazione di assolutismo … con un pochino di gelosia!-
-          Parli come un libro, tesoro!- l’ossigenata Lotte era ammirata e Katarina, un’altra ballerina, concordò:- Ha ragione la bambina! Fallo penare un po’!-
L’altra donna guardò dallo specchio Désirée, che annuì saggia.
-          A proposito, cara! Un tizio, qua fuori, begli occhi, fisico snello, seduto su un divanetto, mi ha domandato di te!- le disse Ela.
Lei fece morire il sorriso. Era inutile scappare di nuovo. Si decise ad affrontare Hayden, stavolta, accomodato appunto sul divanetto.
Lui la scrutò:- Eri bellissima!-
-          Ora non lo sono più?!-
-          Smettila di punzecchiarmi!- l’uomo l’ammonì con un sorriso affascinante.
-          Grazie delle rose! Non era il caso!-
-          E’ stato … un pegno di penitenza!-
Désirée giocherellava coi cuscini leopardati del divanetto:- Ti va … di accompagnarmi a casa?- si stupì lei stessa. Scioccò, però, Hayden, che staccò le labbra dal bicchiere di cherry che stava bevendo per fissarla fulmineo. Quindi, posò il piccolo oggetto di vetro, lasciò gli spiccioli e le porse la mano:- Mi stai dicendo che abbiamo fatto pace?-
Desy lo guardò.
Sì, ebbero modo di far la pace molto bene a casa di lei. Un altro extra che Désirée non gli mise in conto e di cui Ursula non sarebbe mai venuta al corrente.
Tuttavia, contro il muro della camera, lei non lo baciò come desiderava lui, malgrado le sue labbra su di sé, lo rendevano all’apice dello stremo dell’estasi. La ragazza lo bendò con la sua cravatta per evitare che Hayden cercasse di baciarle ancora la bocca. L’uomo era eccitato e frustrato al tempo stesso, sentendo Desy spogliarsi nuda tra le sue braccia e non poterla guardare, giocando con le sue labbra. Quando provò a levarsi la cravatta, gli fu impedito. La giovane gli teneva le mani, facendosi toccare sulla pelle nuda, fino a coricarsi con lui sul letto e lì Hayden credette di morire per esondazione di sangue dai vasi sanguigni. Cercava disperatamente la bocca di lei, ma non riusciva mai ad averla e Désirée lo dissuase del tutto nel azzerare di nuovo completamente la sua lucidità mentale.
Erano belli i capelli di Hayden col riflesso della penombra dell’alba ancora da sorgere.
Désirée glieli accarezzava, appoggiata sul gomito e con l’altra mano lo imboccava di piccoli cracker. Era venuta una fame insostenibile ad entrambi, infatti.
Lui la guardava come in uno stato di beatitudine e catalessi:- Sei un birbante mattacchione, quando ti si provoca!- esclamò la giovane.
-          Qualsiasi uomo diventa un birbante mattacchione, quando è su di giri!- Hayden la scrutò:- Tu porteresti alla pazzia il luminare più ragionevole di questo mondo!-
Lei lo baciò sul naso e lui concluse:- Anche se la trasgressione più grave che ti ho chiesto, forse, è quella di baciarmi sulla bocca!-
-          Sai che faccio tutto ciò che ti può far piacere, ma non quello!- Désirée scosse la testa.
-          Ma questo era un fuori programma! Si poteva fare un’eccezione!- Hayden le sfiorò il mento col dito.
Desy sospirò, ma con un’aria rilassata e affondò il volto nell’incavo del collo di lui, con dei succhiotti e mormorando:- Sei un birbante mattacchione, un bambino cattivo, molto, molto cattivo!- per non dirgli: “Non posso permettermi di innamorarmi di te!”. Gli avrebbe spezzato il cuore.
Quella soluzione alternativa venne, comunque, apprezzata dall’uomo, che la circondò col braccio, baciandole la guancia con:- Oh, sì, devi ammonirmi tu!-
Désirée lo guardò, ridendo e Hayden le chiese:- Pronta per la Sassonia?-
La ragazza divenne seria: aveva paura, in realtà! L’idea di essere ospite di Kurt, che quello si sentisse padrone di fare ciò che credeva e specialmente sapendo ciò che lei era, la paralizzava.
-          Che c’è, Desy? TI vedo preoccupata!- Hayden notò il suo turbamento.
Désirée cercò di sorridere e rispose:- Mi starai sempre vicino, vero? Mi mettono a disagio i tuoi amici!-
Lui provò tenerezza:- Certo! Sarò lì, pronto a fare il birbante mattacchione per te ogni volta che lo vorrai!-. Questo le provocò la risata, che la portò ad appoggiare la testa sul suo petto. E a scoprire di starci bene!


9. SULLE RIVE DELL’ELBA



La Sassonia era distante dalla regione del Schleswig Holstein, dove c’era Lubecca (Lübeck). Ed era dall’altra parte del muro. Désirée aveva appena rinnovato il visto.
Kurt e Sina, come aveva fatto Niklas alle Galapagos, li avevano preceduti di qualche giorno per sistemare le ultime cose.
Erano vicini a Dresda, nella campagna e il castello di Shulman era su un crostone di roccia, circondato da boschi, praterie e si affacciava sull’Elba.
Se non fosse stato che per Désirée era un contesto non dei migliori, poteva sembrare ad una fiaba. E Hayden che si affacciava sulla terrazza con lei, in quella camera che avevano dato loro … poteva farne parte. Se … l’amore fosse stato parte della sua vita.
-          Benvenuta, mia regina, nel tuo regno!- le sorrise lui.
Desy lo guardò con l’aria del pomeriggio a colpirla tra i capelli e il sole a illuminarle d’ambra il viso. Sospirò, fissando poi il fiume abbracciare la campagna circostante.



Era divertente imboccare Hayden con ogni sorta di cosa che le capitava a tiro. Désirée lo prendeva per un faceto gioco, standogli seduta sulle ginocchia. E lui … la vedeva come … altre gocce a colmare tutto ciò che provava per lei.
Gli altri parlottavano:- Vi va di andare a Dresda, domani?- chiese Sina, ma era con quell’aria di falso entusiasmo nell’osservare Désirée imboccare una fragola a Hayden, ridendo come due bambini.
-          Eh?- lui si “destò” dallo sguardo adorabile di lei e fissò i suoi amici, che erano restati a guardarli. Capì che loro due erano gli unici a non aver ancora risposto:- Oh, sì, sì! Per me va bene!- ingoiò il boccone, recuperando la parola Dresda, capitale della Sassonia, che aveva vagamente udito:- Desy?-
-          Ah, ah!- lei annuì, mentre lui restituiva il rito dell’imboccatura con un cioccolatino.
La ragazza arricciò il naso e fissò gli altri e … Kurt la guardava di nuovo con quell’espressione tanto detestabile.
Désirée cinse il collo a Hayden e appoggiò la guancia alla sua.
Lui ne fu piacevolmente sorpreso, serrandole la vita:- Ehi, Desy! Siamo in vena di birberie mattacchione?-
Lei abbozzò un sorriso.
-          Ti spaventa qualcosa, Desy?- le domandò Hayden, comparendole alle spalle, davanti allo specchio, nel tenerle le spalle.
La ragazza si stava lavando i denti, in pigiama, costituito da camicia di flanella e culottes. Scosse la testa, mentendo. In realtà, anche se era in quel paradiso, se non ci fosse stato lui, sarebbe scappata a gambe levate. E si stupì che, però, l’uomo lo sospettasse.
-          D’accordo!- Hayden parve tranquillizzarsi e la baciò sulla nuca:- Ti aspetto a letto!- le lasciò le spalle e andò nella camera da letto, adiacente al loro bagno personale.
La notte, lei rimase a fissarlo dormire. Volle quasi svegliarlo per raccontargli di Kurt, ma preferì rinunciarci. Non voleva guastargli quei giorni.
Frau Shuster non aveva obiettato per quel periodo d’assenza che Désirée aveva chiesto, perché lei aveva promesso dei doppi turni al ritorno.



Si spazzolava i capelli a testa in giù, asciugandoli col phon.
Hayden era già pronto per la colazione:- Su, lumacona, o ci lasciano qua!- si affacciò al bagno.
-          Arrivo! Una signora dev’essere sempre un po’ più lunga nei preparativi!- si rimise a testa in giù, dopo averlo guardato.
-          Guarda che vado a Dresda senza di te!- lui parve minacciarla seriamente; ma non lo era nel momento in cui glielo disse con un pizzicotto sul fianco, che la fece sobbalzare.
Désirée posò il phon e lo frustò sul sedere con l’asciugamano, mentre l’uomo usciva:- Provaci e ti meno!- gli rispose con burla.
Hayden trasalì buffo:- No, ho già avuto un assaggio dei tuoi pugni, grazie!-
Lui scese in sala da pranzo, che la domestica portava il carrello delle vivande.
I suoi amici erano già a tavola:- E Désirée?- chiese Niklas.
-          Si sta preparando!- Hayden si sedette, sospirando. Notò che pure Sina e Olga mancavano ancora. Eh, le donne! Brigid era stata la più veloce.
Kurt sorseggiò del succo e poi si alzò, dicendo:- A proposito, vado a recuperare la mia donna!-
Désirée era coi capelli asciutti, oramai. Ancora con l’accappatoio addosso, ma coi vestiti già pronti sul letto.
Stava per sciogliere la cintura di spugna, quando Kurt entrò nella camera, dando la parvenza di un TOC – TOC.
Lei lo scrutò accigliata:- D’accordo che è casa tua, ma dovresti comunque conoscere le norme del buon ospite!-
-          Infatti! Come ospite, padrone di casa ero venuto a verificare se ti serviva qualcosa, come mai non fossi ancora a colazione!-
-          Ne facevo anche a meno, grazie!- Désirée ribatté con dileggio:- E non ho più 4 anni, sono in grado di scendere le scale da sola! Ho imparato da tempo!-
Lui la squadrò di nuovo:- Decisamente non hai 4 anni!- il modo in cui parlava e le sorrideva la disgustavano e Kurt concluse:- E’ tutt’ora valida la mia proposta …  di lavoro che ti feci in Sud America!-
La ragazza si strinse i lembi dell’accappatoio nel pugno, sul petto e, quando Sina entrò, non era mai stata tanto contenta di vederla:- Kurt, che fai?!- quella afferrò il braccio del suo fidanzato; quindi, fissò leggermente stizzosa Désirée, sfoderandole un sorriso falso come il bacio di Giuda:- Te lo porto via!-
-          Te ne prego!- a lei uscì spontanea e liberatoria quella risposta e li osservò uscire con la scusa patetica dell’uomo:- Venivo a cercare te, cara, ma facevo il mio dovere di padrone di casa con la nostra ospite!-
-          E tra questi c’è quello di andarla a trovare in camera?- gli sibilò Sina.
Désirée sospirò sollevata, appena non li udì più sul piano. Poi, il senso di orrore, ribrezzo e vergogna s’impadronì di lei, portandola a ricadere seduta sul letto. Come se non ce la facesse a reggerlo. Serrò gli occhi con disgusto e dolore. Tutti si sarebbero sempre comportati così. Dopotutto, con una come lei era normale!



La giornata a Dresda passò piacevolmente. Visitarono il Gemäldegalerie, una delle maggiori pinacoteche del mondo. E lo Zwinger, il parco coi giardini.
Olga, Brigid e Sina si facevano foto a vicenda, insieme ai loro boyfriend.
Désirée non fu da meno con Hayden, ma furono i passanti a farle a loro. O Niklas, l’unico che aveva parvenze umane!
Le tre ragazze ridacchiavano, sedute sulla Brühlsche Terrasse, una panoramica terrazza sull’Elba.
Hayden era affacciato sul fiume accanto a Désirée. Lei sembrava non voler proprio avere nulla a che fare con loro, che dimostravano di non tenerci affatto.
-          Mi spiace!- le disse lui.
La giovane lo scrutò, coi capelli che le svolazzavano davanti agli occhi:- Perché?-
-          Per le ragazze! Non sono molto amichevoli con te!-
Désirée fece spallucce:- Non ti preoccupare, io … mi sto divertendo ugualmente!-
Hayden le prese la mano, portandosela alle labbra, baciandogliela con trasporto.
-          Oh, guardali! Mi si accappona la pelle!- esclamò Olga. I tre uomini facevano i gran turisti con le cineprese.
-          Chissà se l’ha rimorchiata ad Amburgo, nel quartiere a luci rosse!- disse Brigid.
-          No, quella riceve a casa, a Lubecca!- spiegò Sina, fissando i due con quell’aria velenosa. L’aveva indispettita trovare Kurt a ronzarle intorno.
-          Se Amadeus ci prova, lo uccido! Che schifo!- puntualizzò Olga, risistemandosi il rossetto:- Con tutti gli uomini che se la passano!-
-          Userà i preservativi!- affermò Brigid.
-          Non m’interessa, mi disgusta lo stesso!- sentenziò l’altra, chiudendo lo specchietto decisa:- Pensare che Hayden si è proprio ridotto male! Dover pagare per far sesso, quando potrebbe avere tutte le donne che vuole!- fissò imbambolata l’uomo, che si teneva stretta Désirée.
-          Dai, ancora non ti è passata? Lui non ti ha mai filato, Olga!- la canzonò Sina con sottile veleno. Già, Olga aveva avuto una cotta per Hayden.
-          Che dici? Ora ho Ama mio!- questa guardò il suo spasimante e gli mandò un bacio, quando lui le ricambiò lo sguardo. Infine, Amadeus si avvicinò con gli altri due alle loro donne:- Tutto bene per i colombi in amore?- massaggiò le spalle della sua ragazza.
-          Oh, finora … non si sono sentite cose strane!- rispose Sina, facendo ridere gli altri:- Kurt ce li ha messi come vicini di stanza come alle Galapagos! Provi un morboso piacere a origliarli, tesoro!- fu leggermente polemica col proprio uomo.
Kurt le teneva la mano, ma fissava Désirée:- Ognuno ha le proprie debolezze!-
-          Finitela, adesso! Non scordiamoci che Hayden è nostro amico!- Niklas fu l’unico a spezzare una lancia.
-          Suvvia, tesoro, scherzavamo!- Brigid gli toccò il braccio.



Pronti per la cena, una volta tornati al castello. Désirée era nuovamente in ritardo. Forse era il suo subcosciente. Non desiderava stare con quella gente. Indossava un abito scuro a salopette, fin sotto al seno, con maglietta bianca sotto.
I capelli legati con un nastro e si avvitava gli orecchini. Aveva ordinato a Hayden di iniziare a scendere o non la lasciava vestirsi in pace.
Udì dei passi dietro di sé:- Hayden, arrivo!- il sorriso le morì sulle labbra, quando vide Kurt. Questo le si avvicinò, dicendo:- Non ci sono spremiagrumi … ahi!- si sentì bruciare la mano. Désirée gli aveva appoggiato la lampada del comodino sulle nocche. Gli sorrise sarcastica:- Mai sottovalutare una donna!-, girò i tacchi risoluta, scendendo di sotto.
Hayden si mise al pianoforte, dopo cena e lei, seduta accanto a lui, sullo sgabello, cantò una ballata in francese. Questo dopo che lui le ebbe dedicato una ballata in inglese, invece. Ci fu, comunque, un applauso.
L’uomo si alzò, mentre la ragazza strimpellava delle note a casaccio, baciandole la nuca.
-          Non hai perso il tuo tocco!- Olga gli prese il braccio:- Maestro con le mani in tutto!-
Hayden fece il modesto, infilandosi una mano in tasca.
Désirée li guardò. Quella Olga Werner faceva tanto la santarellina, ma … mmh!
Kurt le ronzava sempre nei paraggi, sempre con quel sorriso viscido, tamburellando il dito sulla cassa lucida del pianoforte nero.
Subito, la giovane si alzò e, adocchiando Hayden sprofondare nel divano, lo raggiunse spedita. Si sdraiò letteralmente con la schiena accalcata al fianco di lui, prendendogli le braccia per farsi cingere.
-          Ehi, che c’è?- l’uomo di nuovo si meravigliò con piacere di quelle effusioni.
-          Ti dispiace?- gli occhi di Désirée lo toccarono innocenti e gai.
Lui scosse la testa, solleticandole il naso col pollice:- Tutt’altro!-
Lei si sentiva protetta tra le sue braccia e vedere Kurt lì davanti, farle strani cenni con la bocca, senza farsi scorgere dagli altri, le faceva venire il voltastomaco. Si strinse di più a Hayden, baciandolo sulla guancia e tenendosi serrata al suo braccio come ad un salvagente.
-          Beh, visto che Désirée è tanto romantica, stasera, possiamo raccontarci le nostre storie piccanti!- propose Niklas.
-          Io direi di iniziare da lei!- Sina le lanciò la sfida.
Desy si trovò spiazzata. Tuttavia, colse la sfida … di nuovo … dopo “One way or another” … con:- Oh, no, cara Sina, sono certa che, in confronto alle vostre … le mie risultano quelle di una collegiale inesperta!- la frecciata spense il sorriso velenoso dell’altra ragazza, anche se era più diretta a Olga.
Hayden sporse la testa verso Désirée con un sorriso che gli si dipingeva sulla bella bocca, mentre fu Niklas quello che scoppiò in una fragorosa risata. Che tramutò in un attacco di tosse, appena Brigid lo fulminò.
Alla fine, giocarono a Risiko. Desy e Hayden solo le prime due partite. Infine, erano nuovamente accomodati sul divano.
Désirée guardava Kurt, benché cercasse d’ignorarlo. Questo faceva di tutto per farsi intercettare dal suo sguardo, spostandosi in continuazione per la stanza. Ogni vola, le faceva qualche cenno disgustoso.
La ragazza si abbracciò Hayden. Dunque, gli passò la mano sull’apertura della camicia, sul collo:- Hayden, andiamo di sopra?-. Il messaggio era: “Fammi ciò che vuoi, basta che mi togli quello schifoso maiale di torno!”
Lui la scrutò. Abbozzò un sorriso e lei lo invitò ulteriormente:- Giochiamo un po’ io e te soli!-
L’uomo si rivolse subito agli altri:- Gente, noi vi diamo la buonanotte!- si alzò, prendendo la mano di Désirée.
Il gruppo li fissò:- Di già?-
-          Ehm … - Hayden guardò brevemente lei, tenendole un braccio a vita:- … sì! Saremmo … un po’ stanchi!-
-          A domani mattina, allora!- sorrise falsa Sina.
Lui ricambiò:- A domani!-, mentre Desy accennava un saluto con le dita. Appena sparirono, l’altra ragazza commentò:- Kurt, prepara il bicchiere contro il muro!-. Il resto del gruppo, eccetto Niklas, ridacchiò.



Questa volta, Désirée si dimostrò più partecipe. Avvinghiata contro Hayden, appoggiato al cuscino un po’ sollevato, si lasciava rapire dai movimenti di lui e … appena l’uomo si mise a guardarla in volto, scostandole i capelli dalla fronte, gli permise di baciarla. Non a lungo e non troppo passionalmente, ma quei pochi istanti sufficienti da rendersi conto che le piaceva. E, finendo abbandonata tra le sue braccia, lo avvertì più appagato nel mormorarle:- Fantastico, Desy, abbiamo fatto un po’ di più l’amore, stanotte!-
Questo la spaventò, ma non riuscì a staccarsi da lui. Era stata una reazione di cercare protezione anche quello di sbloccarsi un pochino nella loro unione.
E la cosa li rese più complici ancora. Lei lo realizzò nel guardarlo bere il tè caldo, a colazione.
La giovane addentò un pezzo di crostata di albicocche, quando Hayden le chiese:- Me ne fai assaggiare un pezzo?-
Désirée lo fissò, masticando:- No!- gli rispose buffa. Quindi, giocò con lui, addentando un altro boccone con un:- Mmh!- di scherzoso gusto. Infine, si sentì pizzicare il fianco, l’arma segreta di Hayden, così da sobbalzare. E lui ripeté:- Me ne fai assaggiare un pezzo?-. Era un atteggiamento faceto e burlone.
Désirée sorrise gaia e tenera. Dunque, lo imboccò di nuovo come un bambino:- Attento a non sbrodolarti!-
-          Sì, Hayden attento!- l’uomo annuì con un atteggiamento divertente da cavernicolo o da Frankenstein junior, tornando a guardare la propria tazza e lei rise.
Sina e Olga li scrutavano, intanto che parlottavano. Il loro rapporto era davvero strano! Alla prima non era difficile pensare che con Hayden ci si divertisse. Era sempre stato l’anima della festa, nei party organizzati. Non per niente Olga ancora un po’ ci moriva. Sina scrutò l’amica osservarli con sottile invidia.



Libera uscita da soli per il villaggio. Désirée amava questi momenti.
Hayden guardò lei rimanere affascinata da un abito tradizionale tirolese, in una vetrina:- Ti piace?-
Non gli servì una risposta. Quindi, la tirò per la mano verso l’ingresso del negozio:- Dai, vieni!-
Désirée capì:- Oh, no, Hayden … -
-          Su, Desy, non aver paura di chiedere!- l’uomo la trascinò dentro.
Erano su una rampa di prato, nelle vicinanze del castello di Kurt.
-          Perché hai sentito la necessità di regalarmelo?- Désirée si riferì al vestito tradizionale che ora indossava, seduta nell’erba.
Hayden la scrutò:- Sei molto bella!- le estremità dei capelli della ragazza le incorniciavano la nuca con due treccine tenute insieme.
Lei ridacchiò, sdraiandosi:- Sì, ma perché?-
-          Te lo mangiavi con gli occhi!- lui ripensava che Désirée non la finiva più di ringraziarlo, prima. Si coricò sul fianco, più vicino alla giovane, giocherellando con una margherita vicino al suo naso:- E poi appannavi tutta la vetrina del negozio! La proprietaria poteva prendersela a male!-
Lei sorrise:- Non ti stanchi mai di fare il buffone?-
Hayden scosse la testa. Quindi, la fanciulla si guardò l’abito:- Mi ricorda quello che avevo da bambina! Me lo cucì mia madre e io lo indossavo alle feste di paese!-
-          Chissà com’eri carina!- l’uomo le passò il fiore sulle labbra.
Désirée lo scrutò. Gli angeli dovevano aver preso il colore del cielo e averglielo portato nelle iridi, quando Hayden era neonato. E la bocca … lei si accorse di stare fissandola.
BANG! Quella detonazione ruppe la quiete, facendo volar via tutti gli uccelli dagli alberi.
Lui alzò la testa verso il bosco, dietro di loro e Désirée s’impettì. Un secondo sparo la fece balzare col busto eretto:- Cosa è stato?-
Hayden volle uccidere i suoi “amici”:- Devono essere Kurt e Amadeus a caccia! Loro lo chiamano sport, io lo chiamo barbarie!- lanciò a terra la margherita. Vide, quindi, la ragazza alzarsi come una furia e correre verso gli alberi:- Desy, che fai?!? No, torna indietro! Désirée!- si eresse pure in piedi. La inseguì, ripetendo:- Désirée, torna indietro, è pericoloso!-
-          L’ho mancato, accidenti!- imprecava Kurt, mettendo giù la canna del fucile, quando il cerbiatto sparì tra le fronde.
Amadeus adocchiò un leprotto e:- Guarda me!-. Mirò verso l’animaletto, che credeva di essersi ben nascosto.
Tuttavia:- No!- l’urlo di Désirée che si gettava sul ragazzo, sollevandogli il braccio, arrivò provvidenziale per farlo sparare a vuoto. Amadeus ricadde a terra, mentre lei si ritrovò il fucile in mano. Orrore e amarezza la pervasero e gettò al suolo l’arma, fissandola atterrita. Il leprotto scappò.
-          Per la miseria!- Amadeus s’infuriò, mentre nel frattempo giunse anche Hayden:- E’ pazza, tienitela legata!-
Lui, sollevato, subito l’attirò a sé con un braccio, mentre l’altro uomo diceva, rialzandosi:- Mi ha fatto scappare una lepre grossa così!- mentì. Era appena un cucciolo!
-          Bene!- ribatté Hayden col fiatone, serrandosi Désirée, rimasta in uno stato di catalessi a guardare tutti:- La bestiola sarà di certo più grata a lei che non a te!-. Si trascinò via la giovane.
Kurt era rimasto col fucile appoggiato col calcio a terra, non curandosi degli improperi dell’amico. Quella ragazza … più era strana … e più era bella!



-          Ti rendi conto del rischio che hai corso?!- Hayden stava facendo la ramanzina a Désirée, in camera, prima di cena. Guardò il polsino della camicia per abbottonarlo:- Ti avevo già visto nella traiettoria di quei due esaltati! Sparano a tutto ciò che si muove, quando vanno a caccia!-. Fissò la ragazza: era affacciata alla finestra, con le mani congiunte in avanti e lo sguardo perso. Vestitino blu notte, a campana, maniche lunghe, leggermente scollato sulle spalle e chignon nella crocca.
Lui sospirò e si sedette sul letto:- Desy, vieni qui!- la invitò dolcemente e con più calma:- Ti prego!-
Lei lo guardò. Dunque, si avvicinò. Hayden le prese le mani:- Non so se tu sia stata più incosciente o più coraggiosa, oggi, ma … certe volte vorrei poterti comprendere! Non mi rendi il compito facile!-. La scrutò. Désirée se ne restava in piedi, lì a fissarlo con quell’aria quasi da bambina che ascolta il predicozzo paterno.
Lui le baciò la mano:- Adesso, andiamo a cena!-
Durante la serata, lei non parlò molto. Le altre la presero un po’ in giro come la salvatrice degli animali, ma Désirée non reagì.
Al momento di andare a dormire, Hayden già era a letto e la ragazza si cacciò sotto le coperte, una volta col pigiama.
Lui la guardò:- Mi dispiace di averti … sgridato prima, ma mi sono davvero spaventato!-
-          Non fa nulla!- lei se ne stava con le mani congiunte in grembo.
-          A te … è passata la paura?- le chiese l’uomo.
Désirée annuì:- E a te?- lo scrutò.
-          Sì!- sospirò Hayden:- Non ami le armi da fuoco?-
-          Le detesto tutte!- specificò lei con sottile amarezza.
-          Anche io!- lui la studiava e fece un profondo respiro:- Perché … non ce ne andiamo da qualche parte noi due, Desy? Lasci perdere tutto! Metti fuori dalla tua porta che hai già provveduto a trovarti un uomo fisso, che fa per te … -
-          Hayden, ti prego!- la giovane lo guardò supplichevole:- Ne abbiamo già discusso!-
Lui la scrutò:- Sei già innamorata di qualcun altro?-
Désirée sgranò gli occhi sulle coperte e Hayden continuò:- Non puoi, sennò, concepire di fare per sempre questa vita!-
-          Hayden!- la ragazza fece tagliar corto.
L’uomo sospirò, fissando avanti a sé.
Lei lo percorse con lo sguardo. Non voleva litigare. Dunque, si accoccolò con la testa al suo petto.
Lui fissò i suoi capelli sotto il mento, quando la giovane chiese:- Vuoi che mi spogli, ora?-
Hayden abbozzò un sorriso comprensivo. Infine, la cinse con:- No, stai qui tranquilla contro di me! Cerca di dormire!-



Il mattino sorse con un gruppo di uccellini da nido, probabilmente, che cinguettavano. Per Désirée fu una deliziosa sveglia. Si stirò, mettendosi supina. Hayden non era più nel letto e lei non udì alcun rumore in bagno:- Hayden?- lo chiamò, staccando la schiena dal cuscino.
Guardò l’ora: erano quasi le 8,30 del mattino. Accidenti! Perché non l’aveva svegliata?! Mentre si pettinava capì che … era stato un gesto d’affetto a cui non era più abituata. Sorrise intenerita, colorando leggermente le guance con un filo di fard.
Giunse trotterellante in soggiorno:- Good morning, my darling, did you have a sweet sleep?- iniziò a parlare a Hayden in inglese, vedendolo in piedi, vicino alla vetrata.
Lui la guardò stralunato che lei gli parlasse nella sua lingua. Ma mai come gli altri. Forse … questa era la piccola rivincita per essere stata canzonata la sera prima e di non aver reagito subito, perché troppo scossa.
Desy fece un breve cenno col capo agli altri e andò subito a baciare lui sulla guancia:- Che c’è? Il gatto ti ha mangiato la lingua, gioia?- gli chiese sempre in inglese.
L’uomo aprì lentamente la bocca in un sorriso. Probabilmente … “One way or another” era anche  … in conto a questa conversazione tutta british. La cinse con un braccio:- Oh, no, my sweet angel! I’m fine!- le rispose sempre in anglosassone, accarezzandole amorevolmente la schiena.
Dopodiché, Désirée gli disse:- Sai, credo che ci stiano guardando come due mostri della palude!-
Hayden si voltò a fissare lo sguardo attonito dei suoi amici. Quindi, scoppiò a ridere con lei e poi esordì con:- Scusateci, ma … -
-          Stamattina mi sono svegliata un po’ inglese!- Désirée fece una breve riverenza degna di lady Diana Spencer e guardò ironica Sina.
Questa s’impettì e poi disse:- Beh, credevamo ci volevate escludere dalla conversazione!-
-          Tranquilla … se dovessimo dire qualcosa di sconveniente … lo capirai!- Desy le passò vicina con sempre più dileggio e Hayden si sedette al pianoforte a strimpellare qualcosa, per non scoppiare a ridere.
Kurt la fissava imbambolato, mentre le altre ragazze scossero la testa con Amadeus.
Niklas si schiarì la gola pure per non ridere e disse:- Volete fare una partita a crocket?-
Désirée venne indirizzata da Hayden su come giocare. Brigid e Olga erano state eliminate. Quest’ultima guardava con sempre più invidia lui cingere la ragazza da dietro, per insegnarle come tenere la mazza. Lei lo fissava in tralice, con sguardo divertito e poi gli bisbigliò:- Sai che … questo potrebbe essere eccitante?-
-          Mmh … vuoi obbligarmi a fare uno scandalo davanti ai miei amici e farti mia qua sull’erba?-
Olga serrò le labbra quando li vide ridersela come due ragazzini che flirtano:- Sei tutta paonazza!- le fece notare Brigid:- Non sarai gelosa!?-
-          Non dire stupidaggini! Gelosa di una poco di buono, poi!- borbottò.
Beh, gli insegnamenti di Hayden servirono e, alla fine, furono in gara solo più Désirée e Sina, con 4 a 1 per la prima che … lanciò letteralmente la boccia della seconda nei boschi.
Infine, lei guardò l’altra ragazza con un sorrisino ironico e alzando la spalla con un canzonatorio:- I’m sorry!-
Sina le sfoderò un ghigno falso e Desy andò da Hayden, che si complimentava:- Brava, piccola!-. Lei gli saltò in braccio, avvinghiata a lui e l’uomo la fece girare, tenendola stretta … davanti allo sguardo degli altri.



Andarono a cavallo, il giorno dopo.
La Sassonia era formidabile. Désirée cavalcava un purosangue color avorio di nome Ramses. Era mansueto e dolce. Lei aveva montato forse solamente un paio di volte in tutta la sua vita. Cercò, tuttavia, di mantenersi al trotto, che era il massimo dell’andatura che aveva imparato.
Quando vide Hayden cavalcare Costanza, una giumenta pezzata, Desy si domandò se ci fosse qualcosa che lui non sapesse fare.
-          In Inghilterra con mio padre e mio fratello Warren andavamo spesso a cavallo!- raccontò l’uomo.
-          Non mi avevi detto di avere un fratello! E’ pazzo come te?- Désirée sorrise.
Hayden ricambiò, sollevando un sopracciglio nello scrutarla:- Di quell’impronta genetica ho l’esclusiva io! Lui fa il bibliotecario a Bristol! E’ fidanzato e credo che presto si sposerà!- la percorse con uno sguardo, che lei si sentì quasi nuda e trasparente. Guardò la criniera del cavallo e lo lanciò al galoppo.
Hayden la fissò preoccupato:- Non sai andare così veloce, Desy, attenta!-
La ragazza non lo ascoltò. Echi e ricordi. E poi l’uomo sembrava averla voluta pungolare con la punta di una frecciata: “Lui si sposerà presto con la sua fidanzata!”. Lei aveva temuto che … Hayden volesse chiederle … Era spaventata: Ramses non accennava a rallentare. I cespugli e le sterpaglie venivano investiti o evitati dai suoi poderosi zoccoli, ma Désirée era come in uno stato catatonico. Alla fine, udì dietro di sé:- Tira le redini!-. Era una voce maschile. Hayden? Beh, lei seguì il consiglio e Ramses frenò, dopo aver rallentato.
La giovane respirò a fondo e si voltò per buttare a lui le braccia al collo. Ma l’entusiasmo le morì, appena notò che non era il lui sperato: Kurt.
-          Grazie!- disse fredda e concisa.
L’uomo smontò dal suo stallone nero:- Dovresti scendere anche tu!-
-          Sto bene!- lei fece per rimettere Ramses al passo.
-          Fidati! Recupera fiato!-
Désirée dovette a malincuore ammettere che Kurt aveva ragione. Sentiva i battiti in gola e il fiato pure uscire dalle orecchie.
Smontò, ma … :- Siamo soli in questa radura, piccola!- lui l’attirò subito a sé.
Quell’uomo la spaventava e la paura paralizzava tutte le sue difese.
-          Ti ho già detto di levarmi le mani di dosso!- gli intimò lei.
-          Perché? Non sei abituata a farti toccare e palpare? Hayden lo fa sempre! Credevo fosse quasi un santo, invece se la fa con le puttanelle!- Kurt stava per scaraventarla a terra.
Tuttavia, sentirono il lontananza:- Désirée!- era il lui sperato. Kurt mollò la ragazza, che corse in direzione della voce di Hayden. Appena quest’ultimo apparve tra gli arbusti, lei gli gettò le braccia al collo.
-          Desy, ti sei spaventata?- l’uomo la strinse. La guardò negli occhi, prendendole il viso tra le mani:- Cosa ti è saltato in quella bella zucca, sciocchina, di fare Calamity Jane?- c’era un sorriso dolce sul suo straordinario volto, malgrado l’ammonimento. E per Désirée erano passati secoli dall’ultima volta che qualcuno l’aveva chiamata “sciocchina” con tanto affetto. In quell’attimo, lo avrebbe baciato da restare senza fiato.
-          Grazie, Kurt!- Hayden ringraziò l’altro uomo per aver soccorso Desy. Ignorando che questo lo aveva fatto per uno scopo preciso.
Kurt, infatti, sorrise con una specie di ghigno:- Figurati!- e lei lo scrutò infastidita.



Hayden la scrutò, quando furono in camera, mentre Désirée si levava gli stivali. Quei rivoletti che le scappavano dalle pinzette la rendevano adorabile.
Lui si sbottonava la camicia, per prepararsi al pranzo. Qualcosa in lei era … Hayden non sapeva spiegarlo … nevrotico! Le lanciò una battuta:- Meno male che c’era Kurt!-
-          Già, che eroe!- la risposta della ragazza giunse con un sarcasmo in sordina.
L’uomo corrugò la fronte:- Non ti piace molto, eh?-
-          Oh, lo adoro!- Désirée restò seduta sul letto, guardando lui con sempre più amaro dileggio.
-          Subodoro dell’ironia sarcastica!-
-          E’ un verme disgustoso, di cui, però, disgraziatamente, sono ospite!- Desy si alzò.
Hayden pensò fosse solamente perché lei sapeva che Kurt aveva degli hobby … oltre a Sina, dato che lo avevano beccato tanto quanto lui aveva beccato loro quella domenica pomeriggio.
-          Sì, non è un esempio integerrimo di fedeltà, ma se non c’era lui … -
-          C’eri tu!- Desy gli si avvicinò.
Hayden fece ricadere le palpebre sugli occhi di cristallo per quel brevissimo nanosecondo. La luce quasi spettrale delle giornate nordiche come lì in Germania, come nella sua vecchia Inghilterra … creavano nei capelli di Désirée quell’aureola angelica … da farlo morire felice solo a starla guardare.
Le toccò la guancia, accarezzandole le zigomo col polpastrello del pollice:- Questo era chiaro! Sono sempre al tuo servizio, lo sai!-
Desy abbozzò un sorriso dolce e lui corrugò le sopracciglia:- Kurt ti ha fatto qualcosa?-
Lei fece ballonzolare le pupille sulla sua bella figura maschile. Cercò di non lasciar trapelare altro:- Tranquillo, Hayden!- gli toccò la mano.
Lui fece gesto di baciarla, ma la ragazza fece un passo indietro e andò in bagno:- Sono pronta tra pochi minuti!- si sbottonò la camicetta.
Hayden si voltò a seguirla con lo sguardo.
A pranzo, Désirée non toccò cibo, restando con lo sguardo fisso nel vuoto. Aveva nelle orecchie le frasi sconce di Kurt. Era sempre la solita storia! Appena si scopriva ciò che lei faceva … tutti che diventavano dei gradassi e toglievano qualsiasi inibizione: “Se quella ragazzina è una sgualdrinella … che cosa volete da me?!” … - Scusate!- la ragazza si alzò.
Lui la osservò preoccupato andare di sopra.
-          Sta bene, Hayden?- Sina si dimostrò interessata; in realtà, c’era sempre dell’ironia.
L’uomo la toccò con lo sguardo:- Spero di sì!- mentre Brigid ridacchiò:- Non è che è incinta!?-
Hayden spostò l’attenzione su di lei. No, Desy gliel’avrebbe detto, non le mancavano coraggio e peli sulla lingua. E poi … erano sempre stati accorti:- Scusatemi!- si eresse in piedi.
La raggiunse in camera. Désirée era supina sul letto, con lo sguardo perso sempre nel vuoto:- Che c’è, Desy?-
-          Avevo l’emicrania!-
Lui si sdraiò accanto a lei:- Hai un po’ di shock ancora per quello che è successo oggi?-
-          Forse!- sospirò la ragazza, guardandosi le dita.
-          Ti posso insegnare io a galoppare! Non devi farti vincere dalla paura!-
Désirée lo guardò. Quanto aveva ragione! Ma non era la paura dei cavalli ad averla vinta, oggi, bensì quella per gli uomini come Kurt; perché le ricordava una persona che doveva rimanere sepolta nel passato. Che, però, ogni tanto si riesumava dai ricordi. E questo l’aveva paralizzata a tal punto, quel mattino, da impedirle di mettere a posto quel maiale con una mossa da karateka. E ciò la faceva infuriare con se stessa!
Glielo diceva sempre anche il suo insegnante:- Non lasciarti vincere dalla paura!-
Cinse il collo di Hayden, baciandolo sul volto e supplicandolo:- Ti prego, Hayden, stringimi, resta qui con me! Toccami e accarezzarmi!-
Lui restò spiazzato. La guardò:- Che c’è, Desy?-
-          Niente! Ho voglia di te, tutto qui!- quella frase di lei si propagò nelle orecchie dell’uomo come il fragore di una bomba. Cercò di baciarla sulla bocca, ma Désirée si scostò:- No, non così! Baciami, dove vuoi, impazzisci dentro di me, ma … non posso accettare quel tipo di bacio!-
Benché per Hayden fosse sempre qualcosa che esulava dalla propria completa soddisfazione, obbedì. La baciò sul collo, frugandole sotto la maglia, sbottonandole i pantaloni e sfilandoglieli velocemente. Désirée restava con occhi fissi al soffitto, in attesa quasi, mentre pure lui si spogliava di ciò che poteva dividere i loro corpi. Desy avvertì il contatto decisivo con Hayden, da fare gemere roco lui e da far trattenere a lei il respiro. Chiuse gli occhi, cercando in se stessa il minimo piacere, la minima emozione … ma era come bloccata. Si aggrappò all’uomo con mani e gambe, quasi disperata, graffiandolo e sollevando gli arti inferiori fino a quasi le spalle di Hayden. Quando tornò a mordersi la lingua, ad assumere una smorfia quasi sofferta per ciò che non riusciva a provare. Come cercare di cicatrizzare una piaga troppo profonda e dolorosa per guarire.



I ragazzi bevevano un amaro, seduti sul divano e le poltrone:- Credo che la piccola Désirée abbia trovato argomenti convincenti per trattenere Hayden!- commentò Amadeus, con un sorrisetto malizioso, sorseggiando il digestivo.
Gli altri risero, tranne Niklas, che corrugò la fronte:- Non fare l’innocente, Ama! Ti tratterresti anche tu con lei!-
Olga lo guardò:- Provaci e ti pianto!-
-          Ma no, passerotto … che dici?! Niklas scherza!- Amadeus fulminò l’amico con gli occhi.
Sina disse:- A proposito, Kurt, mi hanno riferito che ti sei trattenuto con quella piccola Lolita in una radura, dopo aver fatto l’eroe della situazione! Cosa avevate tanto da comunicarvi?-
Lui sorseggiò l’amaro:- Tesoro, verificavo solamente che lei stesse bene!-
La donna lo scrutò come una gatta indispettita:- Si sta scopando Hayden, in questo momento e può darsi che se ne sia filata di sopra proprio per farsi seguire e aumentare il suo prezzo! Sta perfettamente!- finì il proprio bicchierino:- Cerca di studiare un po’ meno il suo … stato di salute, tesoro!- gli sbatté le ciglia sarcastica.


Désirée era seduta ai piedi del letto, per terra. Hayden si era addormentato.
Lei guardava la finestra, con la camicia dell’uomo addosso. Lui aveva cercato ancora di sbloccare tutte le sue catene emotive, ma senza riuscirci. Desy provava almeno con Hayden di sostituire il dolore col piacere, la paura con la serenità, l’ansia con il desiderio, la rabbia con la calma. La vergogna con la fiducia. E il rimpianto con la dolcezza. Ma era stato tutto inutile. Si era sempre ritrovata a strizzare gli occhi e a graffiare la schiena di lui come se invece di un incontro d’amore fosse stata una tortura.
“NOOO!” BANG … - Desy!- lei sobbalzò quasi impercettibilmente, appena si sentì toccare il collo nello stesso momento in cui quel terribile sparo detonò nelle orecchie dei suoi ricordi. Voltò la testa e vide che lui si era svegliato, riverso in direzione della sua posizione. Gli abbozzò un sorriso:- Che fai lì per terra?- le chiese.
-          Niente!-
Hayden la scrutò:- Vado a farmi una doccia calda!- le sorrise:- Vuoi venire con me?-
Désirée lo percorse con lo sguardo e, anche se avrebbe voluto, scosse la testa:- Sto bene così!-
L’uomo restò leggermente deluso:- Oh, potevamo accarezzarci ancora un po’!-. Tuttavia, non lo soppesò. La baciò sulla fronte con:- D’accordo!- alzandosi.
Lei l’osservò sparire nel bagno. Sospirò, passandosi una mano tra capelli. Decise di vestirsi e di … uscire. Tutti dovevano essere andati a fare un riposino. Meno male, così non si sarebbe imbattuta in Kurt o la sua Barbie scema.
Hayden uscì dal bagno, allacciandosi un accappatoio e dicendo:- Ti va se … - non trovò, tuttavia, più Désirée:- Desy!-
Si rivestì e scese le scale; trovò la cameriera, che gli disse:- E’ uscita!-
-          Uscita?- lui restò spaesato.



Désirée camminava nella campagna lussureggiante della Sassonia. Le mani nelle tasche del cappottino scuro. Si era alzata un’aria freschetta. Passò di fianco ad una piccola fattoria. C’era un uomo che zappava la terra e la scrutò, alzandosi brevemente il cappello e una donna che distribuiva il mangime alle galline.
Assomigliava a casa sua, in Svizzera. La signora le disse:- Buon pomeriggio! Sta nel castello dei Shulman?--          Sì … sono ospite con altre persone!-
-          Attenta al figlio del proprietario! E’ un Casanova!- le disse questa.
Da ciò Désirée capì che quel castello apparteneva al padre di Kurt:- Sì, me ne sono già accorta! Sono bellissime!- cambiò discorso, indicando le galline.
-          Se ne intende?-
-          Un po’!- lei fece dei versi vezzeggiativi ai volatili buffi e simpatici. Quindi, proseguì, salutando i due.
Arrivò sul costone che dava sull’Elba. I due ciuffi di capelli che le erano scappati dal mollettone volavano come fuscelli nel vento, che lì era più forte. Désirée guardava ipnotica quel grosso letto di fiume, da sembrare un lago. Le acque scivolavano per il loro corso, increpandosi alla brezza e lasciando dietro di sé il passo che era stato. Era strano che i ricordi non si potessero lasciare dove li si aveva lasciati, ma come i detriti del fiume … ti perseguitavano.
Désirée … che fai?!
Non t’impicciare, Jean!
Ci penso io!”. BANG. La giovane sbatté le palpebre: “Basta, Aubert!
Lì era molto alto. Un colpo di vento più forte ed una vertigine e avrebbe potuto far tacere tutto. Désirée chiuse gli occhi all’orizzonte, restando ad ascoltare il fischio del vento.



-          Rilassati, Hayden! Tornerà!- Niklas guardava l’amico, ritto davanti alla finestra. Il cielo stava diventando sempre più minaccioso e di Désirée nessuna traccia.
-          E’ uscita da quasi due ore!-
-          Sei apprensivo come se fosse tua figlia!- Brigid lo prese quasi in giro:- Sappiamo bene che lei è …- le arrivò una gomitata di Sina.
Lui la scrutò e quest’ultima concluse per l’amica:- E’ molto importante per te, ma  … nessuno le vieta di andarsi a fare due passi!-
Hayden sospirò allarmato, guardando l’orologio al polso e quello a pendolo nel salone:- Se entro dieci minuti lei non è … -. In quel frangente, la porta si aprì e in pochi istanti Désirée apparve. Guardò tutti fissarla attoniti:- Che c’è?-
Lui si precipitò a stringerla tra le braccia, mentre Brigid esclamava:- Hayden stava per chiamare l’esercito per farti cercare!-
Désirée rimase senza nessun tipo di reazione, lì tra le braccia dell’uomo. Chissà quant’era passato l’ultima volta che qualcuno si era preoccupato così per lei!?



Cenarono. Désirée si vedeva osservare come una sorta di … mosca nel latte. E non gradì per niente quando Sina punzecchiò Hayden nel chiedergli:- Non ti senti a disagio, Hayden, a stare con una ragazza appena maggiorenne?-.
Lui inghiottì il boccone di pesce e guardò Desy, che stava per ribattere in sua vece, indispettita; quindi, l’uomo, stringendole brevemente la mano, sul tavolo, rispose a Sina:- E perché dovrei sentirmi a disagio? Désirée è una donna, mica una bambina! Non continuate a descrivermi come un degenerato, per favore!-
Nessuno fiatò più in merito.
Dopo cena, Hayden si rimise al pianoforte, con Olga che lo guardava dalla coda dello strumento, come una gatta in amore. Fino a ché, Amadeus non la tirò per un braccio.
Tanto Hayden non se la filava neanche per sbaglio. Guardava Désirée rannicchiata sulla poltrona, davanti al camino acceso. L’uomo aveva sperato che lei si mettesse a cantare con lui. Ma non fu così.
Niklas le si avvicinò con un vassoio di cocktail in mano, preoccupandosi pure di vederla così catatonica.
Désirée gli sorrise cordiale. Infine, si alzò e, senza che gli altri se ne accorgessero, eccetto Niklas e Hayden, che smise di suonare, sparì dal salotto. Lui si alzò dallo sgabello e:- Buonanotte, ragazzi!- esclamò quasi distratto. Chiese all’amico, che si strinse nelle spalle con:- Era stanca, ha detto!-
Quando andò di sopra, infatti, lei era già nel letto. Era prona.
Hayden si spogliò e si mise sotto le coperte:- Desy, dormi già?-
Appena la ragazza lo sentì sporgersi, chiuse subito gli occhi.

L’uomo la baciò sulla guancia e si sistemò accanto.
Désirée riaprì le palpebre. Fece un profondo respiro e provò ad addormentarsi.
Quando l’allodola iniziò a cinguettare sul ramo dell’albero davanti al castello, lei era già sveglia da un pezzo, a fissare la finestra, aspettando la luce del giorno.
Udì Hayden fare un intenso sospiro e destarsi a sua volta, stiracchiandosi. La guardò:- Ehi, buongiorno!- si mise su un fianco:- Dormito bene?-
-          Sì!- mentì lei. Aveva dormito forse tre ore.
Lui le accarezzò le mani che Désirée teneva sulle coperte:- Dove sei stata poi ieri di bello?-
-          Ho passeggiato un po’ qui intorno! C’è una graziosa fattoria qua vicino! Ci sono le galline!- la ragazza abbozzò un sorriso faceto.
-          Sì?- l’uomo la scrutò teneramente.
-          Già! Sono … buffe!- la giovane sospirò e Hayden si sporse per baciarla in volto:- E tu sei bellissima anche di prima mattina!-. Fece scivolare la mano sotto le coperte e Désirée lo sentì accarezzarla sulla gamba nuda.
Tuttavia, un TOC-TOC fece voltare lui con la testa e si sentì la voce di Niklas:- Ragazzi, siete vestiti?-
-          Entra!- Hayden sospirò leggermente smorzato e rassegnato insieme, sedendosi contro il cuscino.
L’amico entrò:- Tutto bene, Désirée?-
Lei annuì e l’altro rispose:- La colazione mi dicono che è quasi pronta! Poi, tutti al villaggio!-
Ciò nonostante, il tempo non fu d’accordo con loro. Si mise a piovere un bell’acquazzone.
-          Oh, che noia tremenda!- si lamentava Brigid, affacciata alla finestra.
-          Perché non ti unisci a noi come mio secondo a scacchi?!- Niklas giocava, infatti, contro Hayden.
-          No!- sbuffò Brigid.
Kurt sorseggiava del tè … corretto. Sina leggeva una rivista, sdraiata sulla poltrona, con le gambe sul bracciolo. Amadeus e Olga giocavano a carte.
Hayden guardò verso Désirée. Era di nuovo muta e immobile davanti al camino, sul divano, stavolta.
Kurt si sedette accanto a lei. La ragazza cercò di stargli lontano, ma lui, con nonchalance, si avvicinò. Finse di osservare ciò che facevano gli altri, ora fumando una sigaretta. Poco a poco, fece scivolare la mano sul cuscino del divano. Senza farsi scorgere, la mise dietro alla ragazza, proprio contro il suo didietro.
La giovane donna serrò le mani sulle ginocchia. Non resistette più a lungo. Si alzò di scatto e si diresse spedita verso l’uscita.
-          Désirée!- Hayden si eresse in piedi, stupito.
-          Che l’è preso ora?- chiese Sina.
Lui la inseguì. La vide correre come una pazza:- Desy!-
Lei non si fermava. Pareva fuggire sotto quella pioggia torrenziale, nei campi lì intorno:- Désirée, fermati! Che ti succede? Sono io!- l’uomo la seguiva, quando la osservò scivolare a terra:- Désirée!- ne approfittò per raggiungerla. Si accorse che piangeva:- Lasciami, Hayden, lasciami tornare a casa!-
-          Desy, che è accaduto?-
-          Ma non te ne sei accorto?! Lo sanno tutti!- pianse la ragazza, guardandolo:- Tutti quanti sanno che sono la tua puttana! E ci godono nell’umiliarmi e farmi sentire quella che sono!-
Lui la guardava ammutolito, mentre lei concluse:- Non valgo niente! E riusciranno a convincere anche te che sono soltanto la tua puttana e che non valgo niente!- singhiozzò in preda alla disperazione.
Hayden l’attirò a sé:- Non dirlo neanche per scherzo!- la strinse, sollevandola tra le braccia, mentre Désirée piangeva contro la sua spalla. Lui camminava tra le gocce di pioggia, con lei che cercava di calmarsi, invano, singhiozzante e le mormorò:- Tu sei la mia Desy, il mio piccolo fiorellino di campo! Nessuno potrà mai convincermi del contrario!-


Erano entrambi in accappatoio. Hayden aveva asciugato i capelli a Désirée, dopo un bagno caldo; ora, seduto sullo sgabello della toilette, osservava lei passare il getto caldo del phon sui suoi. Era più inebriante, però, sentire le sue dita tra le ciocche più che l’aria rilassante dell’asciugacapelli. E il fatto che a Désirée importasse contare qualcosa per lui … gli creava quella piacevole adrenalina nelle vene. Si stavano facendo dei progressi.
La ragazza guardò gli occhi celesti di Hayden osservarla teneri, giocosi e faceti quasi come quelli di un bambino. Spense il phon e lo scrutò. Sembrava non volerle chiede assolutamente niente, ma non poteva sapere cosa gli passasse per le mente. Lei posò il piccolo elettrodomestico e circondò il collo e le spalle dell’uomo in un abbraccio. Hayden la strinse, stando con l’orecchio contro il suo cuore spezzato, che però batteva ancora. Per quanto Désirée lo descrivesse di ghiaccio. E quel gesto d’affetto non era dettato da un cuore di ghiaccio.



La sera, Hayden mise in chiaro che non avrebbe accettato altre vessazioni celate nei confronti di Désirée:- Ciò che c’è tra noi due, a voi non riguarda!-
Tutti erano restati ammutoliti; ma appena riuscì a beccarlo da solo, Olga gli pose la domanda che le bruciava da tempo:- Perché paghi una donna per accompagnarti e fare tutto ciò che una prostituta deve fare? Tu potresti schioccare le dita e le ragazze resterebbero ammaliate dai tuoi magnifici occhi! Per non parlare del resto!- lei passò il polpastrello sul bordo del bicchiere di Hayden, che si stava bevendo un gin e tonic.
L’uomo la scrutò ironico:- Perché preferisco una come lei che si dimostra molte volte, in mille occasioni, più signora di altre!- chi aveva orecchie poteva benissimo intendere. Olga capì, infatti e divenne seria. Lo osservò tornare da Désirée, lanciando a lei uno sguardo carico di dileggio.



Malgrado Hayden avesse ammonito tutti di lasciare Désirée in pace, lei preferì chiamarsi fuori dalla seconda visita a Dresda. Kurt, tanto, era dovuto andare sempre in città per un affare urgente di suo padre. Lavorava nell’azienda di famiglia, infatti. Lo avrebbero incontrato al parco.
-          Se non vieni tu, non vado nemmeno io!- le aveva detto Hayden, ma lei aveva insistito:- Non me lo perdonerei mai! Va’, Hayden, non preoccuparti! Io … leggerò davanti ad una tazza di tè caldo!- aveva quasi dovuto cacciarlo fuori di casa. Le spiaceva che lui rinunciasse per lei.
La cameriera l’avvisò che si recava al villaggio per la spesa settimanale e le domandò se le occorresse qualcosa:- No, grazie!-

-          A dopo, Fräulein!-

-          A più tardi, Anne!-

Dunque, scrisse a Jean, girovagò un po’ per il castello, trovando anche una sala piscina e poi … esplorò la libreria. Passava le dita sui tomi, in fila negli scaffali. E trovò quello che catturò la sua attenzione: “L’era preistorica”. Subito lo prese e si accomodò sul divanetto della biblioteca.

Sorseggiò del tè al limone ed era già arrivata all’era giurassica, quando suonarono alla porta.

Lei pensò fosse Anne di ritorno. Tuttavia, quando aprì l’uscio, con spiacevole sorpresa, si trovò Kurt di fronte:- Ho scordato le chiavi! Pensavo venisse ad aprirmi Anne!- parve felice di imbattersi invece in Desy.

-          E’ a fare la spesa! Tu … mica dovevi incontrarti coi ragazzi?-

-          Mi è esplosa una terribile emicrania! Mi fai entrare … a casa mia?-

Sì, sfortunatamente Désirée non poté cacciarlo e si fece da parte, allontanandosi dalla porta. Udì lui richiuderla e dire:- Magicamente, il mal di testa sta passando!-

Lei sentì che l’uomo la stava fotografando a raggi x, mentre esclamava ciò e, quindi, la ragazza si sentì tranquilla a precisare:- Anne tornerà a momenti, oramai!- si risistemò sul divano col suo libro.

Kurt la scrutava, versandosi del cognac, dietro di lei:- Sei molto bella, Désirée! Hayden ha buon gusto davvero! Ancora meglio delle sue modelle, con cui ogni tanto se la spassava! Anche se … - si accomodò accanto:- Sappiamo bene tutti che non sei la sua fidanzatina … - ridacchiò, come se la cosa lo divertisse molto:- … ma sei una prostituta! Lo ha ammesso pure lui!- le toccò la caviglia che la ragazza aveva sul divano. Désirée fece scivolare i piedi a terra e lo guardò, dicendo sarcastica:- Sai, ti farei volentieri conoscere una tenera creaturina che c’è in questo libro! Si chiama allosauro, un teropode appena più piccolo di un T-Rex, ma coi denti e gli artigli altrettanto affilati! Credo, però, che se ti divorasse … ti sputerebbe subito, trovandoti indigesto!- tornò a leggere:- Come io troverei molto più interessante e … meno terrificante la sua compagnia alla tua!-

Kurt disegnò un ghigno:- Sei sempre così tagliente! Eppure … con Hayden … mi eccita molto sentirvi fare sesso nella camera a fianco!- le toccò il braccio:- Sono sicuro che io riuscirei a … farti urlare!-

Désirée posò il libro, per scostare l’arto dalla mano di lui. Quell’imbecille mentecatto non capiva che con Hayden lei reprimeva tutto … che in circostanze mentali più sane … si sarebbe rilassata al punto da … essere la donna più sessualmente appagata della Terra. Iniziò ad innervosirsi e si alzò:- Vado a vedere se Anne arriva!-

-          Fermati, tesoro, vuoi che mi lasci sfuggire un’occasione come questa?- Kurt l’afferrò tra le braccia:- Che c’è?! Ti devo strappare i vestiti di dosso per farti stare buona?!- le disse, vedendo che lei faceva forza per sfuggirgli:- Lasciami!- gli gridò rabbiosa.

-          Solo perché sei qui con Hayden … può toccarti e sfilarti le mutande solamente lui?! Io ti posso pagare il doppio, perché guadagna i suoi soldi grazie a quelli come me!- le attirò il viso verso la bocca, ma Désirée lo morse sulle labbra e la mano.

L’uomo gemette e la lasciò. Dunque, prima che lei potesse agire, la schiaffeggiò così forte da farla ricadere sul divano. Le fu addosso in tempo per non farla scappare:- Ti pago il triplo!- le diceva, mentre la ragazza strillava di lasciarla andare e che non voleva i suoi soldi merdosi. Riuscì con una mano a tastare sul tavolino e si trovò lo spicchio di limone tra le dita. Glielo schiaffò sugli occhi, spremendolo con tutta la forza che aveva e Kurt gridò per il bruciore, scostandosi. Désirée ne approfittò per assestargli un calcio con ambo i piedi sui testicoli e a schiaffeggiarlo con il libro dei suoi amati dinosauri, mai stati così preziosi! Questo servì a farlo barcollare dolorante a terra. Lei riuscì a rialzarsi e a correre fuori dal castello.

Aveva ricominciato a piovere, ma a Désirée non poté che dare sollievo. Il sollievo di lavar via quell’impudicizia che le veniva ripresentata ogniqualvolta cercava di dimenticare. Correva e correva, come Ramses quel giorno. Vide la fattoria delle galline avanti a sé. Volle raggiungerla, ma a pochi passi da essa, ricadde sulle ginocchia nella fanghiglia. Stremata, spaventata. bagnata, si accorse che la guancia le bruciava. Lo schiaffo di Kurt; Désirée si toccò lo zigomo e vide del sangue mischiato con l’acqua che lo lavò subito dal dito. Lei respirò gemente di rabbia e dolore. Si accucciò a terra: “Basta, Aubert!” le echeggiò nei timpani, come prima con Kurt. Si premette le mani sulle orecchie, piangendo assieme alla pioggia.





Hayden e gli altri rientrarono in casa. Kurt scendeva le scale con una veste da camera e pure la domestica era appena rincasata. Aveva forato e per questo ci aveva messo più del previsto.

Hayden subito si guardò in giro:- Désirée?-

-          Caro, ti aspettavamo!- Sina si avvicinò al suo uomo.

Lui sorrise:- Mi faceva male la testa!-

La donna notò il morso sulle labbra e sulla mano:- Che hai fatto?-

-          Oh, stupidamente mi sono fatto male coi dentini del rasoio!-. Aveva coperto la tumefazione data dalla librata sulla guancia, rubando un po’ di fondotinta dai trucchi di Sina.

-          Uh, come un bambino, stupidone!- lei gli baciò la bua sulla bocca.
-          Desy!- Hayden cercò Désirée in camera. Andò in libreria e notò la tazza riversa sul tavolino, la fetta di limone sul tappeto e i cuscini in disordine. Lentamente, si diresse verso gli altri e guardò Kurt, ferito in faccia e sulla mano:- Dov’è Désirée?- gli chiese con un tono d’accusa.



Frau Urliche si diresse verso l’orto per verificare l’entità del danno che quella pioggia incessante aveva causato agli ortaggi. E qui … gli attrezzi da lavoro le caddero dalle mani. La ragazza di due giorni prima era esanime, lì a terra:- Franz!- gridò la donna verso la casa.
Nell’istante medesimo in cui Hayden prendeva Kurt per il bavero, per fargli sputare il rospo, con Sina e Brigid a cercare di calmarlo, Herr Urliche prendeva Désirée, svenuta, tra le braccia, invece, dopo un:- Misericordia!- di stupore.
Venne fatta rinvenire con dei sali. Lei scoppiò a piangere, agitandosi e la signora Urliche parve leggerle nella mente, guardandole la guancia livida. L’aveva messa in guardia personalmente da Kurt Shulman. Ma mai avrebbe pensato che quello si sarebbe spinto a tanto. La calmò assieme al marito:- Irene, si prenderà una polmonite qua!-
Quindi, le venne preparato un bagno caldo, al quale Désirée non disse no. Anzi!
Irene la coccolò come una figlia, passandole la spugna sulle braccia con delle lividure provocate da come Kurt l’aveva stretta. Osservava i suoi occhi arrossati e lo sguardo addolorato, perso nel vuoto. Si offrì di chiamare la polizia, ma Désirée scosse lentamente la testa:- Tanto l’avrebbe sempre vinta lui!-



Hayden, intanto, la cercava. Aveva cessato di piovere, ma c’erano pozzanghere dappertutto. Gli venne in mente la fattoria. Quell’idiota di Kurt aveva detto che lui non sapeva un accidenti di Désirée, che si sapeva benissimo che lei prendeva e spariva. Era vero! Ma … trovare la libreria in quello stato aveva insospettito molto Hayden, specie con la faccia di Kurt. Come se lei avesse … lottato. L’idea che quel bastardo avesse potuto … a lui saliva la nausea!
Bussò alla fattoria e Franz Urliche apparve possente e robusto come un degno campagnolo tedesco:- Dica!- gli ribatté un po’ ruvido.
Hayden chiese cortese:- Buongiorno! Ha visto per caso una ragazza bionda, non tanto alta di statura … - osservò quello subito spostarsi e chiamare:- Irene!-
Una donna alta e pure robusta venne lui incontro:- Cerca Désirée?-
Il ragazzo pensò: “Dio sia lodato!” appena udì quel nome.
-          Venga con me!- Frau Urliche si fece seguire nell’altra stanza.
Lei era in una camera da letto con una vestaglia addosso, in attesa che i propri vestiti asciugassero. Guardava fuori, assente, ma si dondolava sui piedi, tenendosi le braccia sull’addome.
-          Desy!- mormorò Hayden. Le toccò le spalle, ma la ragazza si scostò violentemente:- Quel era la tua idea?! Farmi venire qui per passarmi ai tuoi amici?!- sapeva dentro di sé che ciò di cui stava accusando lui era ingiusto. Ora, però, non ragionava.
Hayden era sgomento:- Désirée, io non … perché non mi hai mai detto quello che Kurt ti faceva?! Lo avrei messo al suo posto io!-
Lei si teneva una ciocca di capelli bene sulla guancia ferita:- A cosa sarebbe servito? Era più che naturale provarci con me! Sono una puttana! Che pretese assurde ho io a fare tanto la preziosa e a respingere certe proposte!- Désirée lo disse infuriata, camminando per stare calma. Si sedette sul letto, tenendosi aggrappata alla spalliera.
L’uomo notò che la giovane comprimeva la ciocca sulla guancia. A quel punto, un sospetto ancora più terribile al fatto che Kurt ci avesse solo provato lo invase. Si avvicinò lento e le scostò i capelli. Vide la ferita sullo zigomo e la gota tutta arrossata. Si alzò di scatto:- Brutto bastardo, lo ammazzo!- ruggì, facendo per tornare al castello.
Désirée lo fermò e gli buttò le braccia al collo, ritrovando la lucidità che Hayden non aveva colpa di nulla:- Stringimi, non lasciarmi, Hayden, ti prego!-
Lui non se lo fece ripetere e le chiese:- Fino a che punto si è spinto?-
Désirée piangeva e scuoteva la testa e l’uomo glielo domandò ancora:- A che punto è arrivato, Desy?!-
-          Sono riuscita a scappare in tempo, strizzandogli il limone negli occhi e colpendolo sotto la cintura e con un libro!- rispose la giovane:- Non l’ho provocato io, Hayden, te lo giuro! Non l’ho provocato io!-
A lui fece ancora più squagliare il cuore quel desiderio di lei di discolparsi e le accarezzò i capelli, mormorandole:- Lo so, tesoro!-. Le premette le labbra contro la tempia, ripetendole:- Lo so che non è stata colpa tua!-



Appena tornarono al castello, quella faccia tosta di Kurt ebbe il coraggio di farsi avanti e dire:- Hai ritrovato la fuggitiva!-
Hayden non ci vide più. Lasciò un attimo Désirée, che teneva sotto il proprio braccio e prese bene la mira sul muso dell’altro uomo per un gancio destro.
Kurt barcollò a terra, mentre Sina strideva con:- Hayden, sei impazzito, oggi?!-
-          Forza, bastardo, rialzati e colpiscimi!- lui neanche l’ascoltò.
Herr Shulman fece un’aria agguerrita, tenendosi il labbro sanguinante.
-          Hayden, che ti prende?- Sina cercò d’intervenire, ma il suo uomo la tenne da parte, mentre l’altro rispondeva:- Perché non lo domandi a lui?!-
Kurt cercò di colpirlo, ma Hayden si abbassò. Infine, gli si tuffò addosso, immobilizzandolo alla parete.
Gli altri assistevano, non sapendo se intervenire o meno. Niklas li guardò come a indicare:- Devono sbrigarsela tra loro!-
Hayden prese Kurt per il bavero, lo sbatté contro un altro muro, contro lo scaffale, ringhiando:- Non fai il gradasso con me, pezzo avariato di sterco, eh?!- accecato di collera, ma fu Désirée a fermarlo:- Hayden, basta! Lo vuoi ammazzare?!-
-          Per quello che ha cercato di farti … sono solo carezze quelle che gli ho fatto!-
-          Oh, misericordia!- mormorò Niklas, osservando la guancia tumefatta di lei.
Sina cercò di soccorrere il suo uomo:- Beh, cosa volevi che facesse Kurt con una ragazza del genere?!-
Désirée la fulminò con gli occhi. Quindi, guardò Hayden, appoggiato al muro, col fiato rotto:- Calmati!-
-          Sono calmo, ora!- lui staccò la nuca dalla parete:- Vieni!- le afferrò la mano e la portò di sopra.
Subito dopo, Niklas guardò con disprezzo Kurt, riverso sul divano come un moribondo. Fece per salire e Brigid gli chiese:- Dove vai?-
-          Non resterò in questa casa un attimo di più! Vieni anche tu?-
Qui si dimostrò la sua ragazza per quella che era:- Scherzi?-
Niklas la scrutò enigmatico e Brigid lo stupì ulteriormente con:- D’accordo, Kurt ha sbagliato, ma quella ragazza non è certo una scolaretta innocente! Sappiamo bene cosa gli uomini si aspettano da lei, per primo Hayden!-
Lui scosse la testa:- Benissimo! Resta, goditi i tuoi amici, ma non tornare a cercarmi a Lubecca!- e la lasciò spiazzata.



Hayden e Désirée sostarono a Berlino, durante il viaggio di ritorno in treno. Fecero subito un bagno caldo nella locanda dove alloggiarono. Lei rimase sdraiata addosso a lui, con le sue braccia ad avvolgerla, la nuca contro il suo petto. Désirée restò con lo sguardo perso nel vuoto, con Hayden a baciarle amorevolmente la tempia e i capelli bagnati. Le passava le dita sulle braccia ed era solo quando stava così che la ragazza si sentiva davvero sicura. E … l’abbraccio di Hayden … scoprì di apprezzarlo ancora di più di quello dell’acqua calda e la schiuma, che in quel frangente la lambivano.
Era ancora zitta immobile a osservare la città, alla finestra.
Lui la cinse da dietro. La cullò, la baciò tra i capelli e le mormorò:- Mi dispiace!-
Lei si voltò. Lo guardò per tutto il suo volto straordinario, passando i polpastrelli sulla fossetta che gli bucava il mento. Le labbra morbide e gentili, ben fatte.
L’uomo chinò la fronte contro la sua. Le baciò la punta del naso, delle dita, la fronte. Volle baciarle la bocca, ma Désirée appoggiò l’orecchio contro il suo petto liscio.



Prima di ripartire, Hayden cercò di far passare a lei delle ore memorabili a Berlino. La porta di Brandeburgo era spettacolare e lui fece una fotografia a Désirée proprio lì sotto.
Avevano visto anche Niklas lasciare la casa di Kurt. Si era fermato a guardare la ragazza con mortificazione e le aveva detto:- Ti chiedo scusa di aver avuto un amico tanto stronzo!-
Passarono vicino alla rete ferroviaria, dove Desy, nella parte più antica, si fece inseguire per un bel po’. Hayden le stette dietro col fiatone, raggiungendola vicino ad une vecchia stazione:- Vuoi farmi morire?!- le chiese, sorridendo, deglutendo per riprendere il respiro regolare. Si appoggiò alla tettoia di sosta.
-          Sei così vecchio, Morrison, da non riuscire a correre per qualche metro?-
-          Qualche …? Abbiamo percorso l’intera ferrovia!- lui si teneva la mano sul petto.
-          Sei un vecchione, te l’ho detto!-
-          Non sono vecchio … solo fuori esercizio! Tu balli e fai sport … io … -
-          E ho qualche anno meno di te!-
Hayden la scrutò, con quel sorrisino accattivante che gli si dipingeva sulle labbra. Il ciuffo di capelli a ricadergli sulla fronte e gli occhi affascinanti:- Touché!-
Lei lo prese per mano e si avvolse le sue braccia attorno alla vita, camminando in avanti. Quindi, gli saltò sulla schiena e si fece portare a dorso di mulo.
Hayden le fece dei giochi di prestigio su un traghetto che attraversava il fiume Sprea e Desy lo guardava divertita. Quando lui le fece apparire una monetina da dietro l’orecchio, facendola poi volare in aria. Lei rimase a guardare in alto assieme all’uomo. Hayden fece finta di sporsi e di cadere in acqua, ma la ragazza lo trattenne ridendo. In questo modo, lui riuscì a baciarla sulla punta del naso e le palpebre, facendole tirare indietro la testa di sorpresa. Hayden l’attirò a sé, facendole abbandonare la schiena contro il proprio petto. Lei stava così bene abbracciata a lui, sentendo la sua voce rassicurante contro l’orecchio, che le sussurrava quanto fosse piacevole la brezza e la schiuma dell’acqua sul viso, alternata ai suoi baci sulla guancia e la tempia.
Passarono accanto al muro e non fu facile attraversarlo, tantissimi controlli e domande, ma ci riuscirono.
Il treno li stava riportando a casa. Désirée guardava il volto di Hayden illuminato dal giorno che tramontava. I suoi capelli assumevano il colore del rame incandescente con quel sole del crepuscolo e i suoi occhi brillavano.
Lui si sentì osservato. Le sorrise e allungò la mano per sfiorarle la guancia. Desy se la tenne cara contro ad essa e ci soppesò il viso.



10.LA MOSTRA





Tornarono a Lubecca e, ironia della sorte, Désirée sentì la mancanza di Hayden, quando si ritrovò nel suo quotidiano. Alla domenica, si ritrovò a chiedersi cosa lui stesse facendo, se s’incontrasse con qualcun'altra. D’altronde, era un uomo solo, con una casa a disposizione dove portare i suoi incontri occasionali. Come Annika. O come lei!
A sistemare la cucina, dopo pranzo, guardava in un angolo della stanza e le pareva di rivederselo lì … a dirle che la desiderava, che aveva bisogno di sentirla dentro di sé.
Désirée si asciugò le mani nello strofinaccio e capì che voleva telefonargli. E si pentì anche di aver cercato il suo numero sulla guida. Scosse violentemente la testa:- Distacco, Desy, dist … - si accorse di essersi appena appellata col nomignolo che usava Hayden. Sgranò gli occhi, lanciò il canovaccio sul ripiano del lavello e corse in bagno. Una doccia calda le avrebbe fatto senz’altro bene. Il destino deciso dall’Alto, però, aveva un altro parere.



Hayden definiva un piccolo punto della tela, con un pennellino, quando suonarono alla porta.
Guardò verso quella direzione e sospirò. Posò il suo strumento di lavoro. Si pulì le mani, infilò nuovamente il pullover nero, dolcevita, che aveva tolto per non macchiarlo. Andò ad aprire al secondo DRIIN. La giornata assunse una piega positiva e il mondo girò meravigliosamente quando trovò Désirée sul pianerottolo:- Ciao!- disse stupito.
-          Ciao!- gli sorrise lei. Aveva una sacca a tracolla:- Posso entrare?-
Lui “si destò”:- Certamente, scusami!- si scostò e la ragazza spiegò:- Mi si è scassata la caldaia e … ho bisogno di una doccia!- lo guardò:- Mi sei venuto in mente tu!-. Ursula sarebbe stata capace di addebitarle l’utilizzo della sua acqua calda.
Hayden la scrutò e sorrise imbambolato:- Ne sono felice!- si corresse:- Cioè, mi dispiace che la tua caldaia si sia rotta, ma … mi fa piacere che … tu abbia pensato a me e di esserti d’aiuto!-
Désirée non voleva neanche pensare come avrebbe potuto chiamare il tecnico, dato che doveva limitare le spese. E questa non ci voleva, non potendo usare la doccia di Hayden a vita! Magari, la prossima volta avrebbe chiesto a Kristoff. Tanto sapeva di non correre rischi col suo collega dell’atelier.
-          Vieni!- Hayden le fece strada verso la stanza da bagno.
Lei ammirò il quadro che lui stava dipingendo, lungo il percorso casalingo e … sempre quella scultura celata, come “La principessa incantata” di Ludwig Bechstein.
-          Prego, miss!- l’uomo le diede libero accesso al bagno, dentro alla camera da letto.
-          Grazie!-
Désirée si ritrovò da sola poco dopo e si accinse a spogliarsi. Con lui non c’erano più tabù e trovò quasi assurdo che Hayden chiudesse la porta.
L’uomo l’aveva fatto per una questione personale. Già … si affacciò a chiederle:- E’ tutto ok? Ti serve qualcosa?- e sentì la fronte bollire, appena la giovane donna si affacciò nel rispondergli:- E’ tutto ok, ti ringrazio!-
Hayden, sentendosi ridicolo, distolse lo sguardo e disse:- Gli asciugamani sono lì accanto!-
-          Perché arrossisci, Morrison?- Désirée abbozzò un sorrisino divertito.
-          Non sono a … - lui uscì prima di concludere la frase.
Lei ridacchiò intenerita e si richiuse nella tendina.
Hayden si sedette sul letto, respirando a fondo e soffiando fuori tutto il fiato. Si asciugò le mani sudate sui pantaloni in tweed. Quindi, cercò di distogliere il pensiero da Désirée sotto la doccia. Dipingere? No … sollecitava le sue emozioni e fantasie.
Trovò la soluzione nei vecchi rimedi della nonna.
Quando Désirée era pronta e vestita, lo trovò in cucina, intanto a preparare i biscotti. Lei scoppiò a ridere in modo garbato per non offenderlo:- Questa non credevo di vederla: Hayden Morrison intento a fare … Nonna Papera!- gli saltò sulle spalle e poi lo pizzicò sul fianco.
Lui la guardò, abbozzando un tenue sorriso affascinante e divertito:- E’ proprio una ricetta di mia nonna!- spiegò:- E poi ho fatto il tè! Non è un vero tè senza i biscotti!-
-          Parli come un inglese!- Désirée lo stuzzicò e Hayden puntualizzò con un cipiglio buffo:- E’ esattamente ciò che sono, isn’t true?-
Lei capì il “Non è vero?” e arricciò il naso:- Già, così si dice!-; intinse l’indice nell’impasto dei biscotti e assunse un’espressione d’approvazione nel gustarlo:- Mmh, è buonissimo! Assaggia!- diede un po’ dell’intingolo anche a lui.
L’uomo raccolse con la bocca l’impasto dall’indice di Désirée, scrutandola. Non era sicuro, ma aveva una vaga sensazione di essere nel bel mezzo di un flirt.
Effettivamente, la ragazza stava civettando, ma senza intenzione specifica. Cioè, in maniera inconscia. Per il fatto di non voler ammettere a se stessa di essere attratta da lui:- Vuoi che ti aiuti?-
Hayden la scrutava ancora imbambolato. Annuì lentamente:- Puoi prendere il vassoio da quella credenza, per favore?-
Désirée si stava per dirigere verso quel punto, attraversando quel piccolo spazio di cucina, lunga e stretta.
Tuttavia, lui la fermò, afferrandola con entrambe le braccia e attirandola a sé. La baciò d’istinto, creando un impatto passionale, dolce e selvaggio insieme.
Lei si trovò schiacciata contro il suo petto, cinta dalle sue braccia. Era un bacio carico di pretese e fece pressione con le mani per liberarsi. Lo schiaffeggiò anche questa volta e si appiattì al muro, restando a guardarlo sgomenta.
Hayden la fissava perplesso, invece.
-          Devi smetterla di baciarmi!- gli rinfacciò Désirée.
-          Veramente, io credevo che tu … mi volessi!- ribatté lui con tutta calma, deglutendo.
-          Beh, credevi male!- la giovane partì in quarta verso la porta d’ingresso.
-          Désirée, aspetta!- l’uomo la seguì, rammaricato. Cercò di afferrarle una mano, ma lei pronta, prese una scopa di saggina, lì nell’angolo:- Fermo!-
-          Ehi, che fai?! Mettila giù! Non intenderai usarla sul serio!?-
-          Avvicinati e vedi!- lo minacciò Désirée:- E’ possibile che a voi uomini non viene in mente altro?! … Ahi!- soffocò un:- Porco mondo!- imprecato quasi disperata.
-          Che hai fatto?- Hayden la scrutò basito.
Lei si mise le mani dietro la schiena:- Niente!-
-          Ti è entrata una scheggia?- indovinò lui.
-          Ma no!- ribatté Désirée ironica.
-          Fammi vedere!- l’uomo si avvicinò.
-          Rimani lì dove sei!- lei si allontanò.
-          Desy!- Hayden lo disse con sottile rimprovero.
La giovane si arrese e gli porse la mano.
-          Grazie!- lui sgranò brevemente gli occhi ironico e studiò il problema:- Ah, è nell’indice!-. Sospirò:- Vieni con me!- la trascinò verso il tavolo del soggiorno, dove c’era più luce. Questo dopo aver fatto tappa per il cassetto dove c’erano degli aghi da cucito. Ne sterilizzò uno con dell’alcol e si sedette davanti a lei:- Detesto gli aghi! Non sopporto nemmeno quando devo fare il prelievo del sangue! E’ già tanto che ho il buco alle orecchie! Ero troppo piccola per ribellarmi, quando me li hanno fatti!- disse Désirée, vedendo lui avvicinare la punta sottile all’indice.
-          Beh, mi dispiace, ma non conosco altro mezzo per salvarti il dito!- Hayden guardava con attenzione la piccola scheggia che si era conficcata nella pelle. Non l’aveva neanche quasi sfiorata che lei lamentò un:- Ahi!-
L’uomo ridacchiò:- Non ti ho nemmeno toccata!-. Quindi, tornò concentrato con:- La prevedo dura!-Appena iniziò a pungerla, subito la ragazza fece per ritrarre la mano. Lui la fissò ammonitore:- Désirée, stai ferma!-
La giovane serrò le labbra, cercando di obbedire, con scarso successo:- Ti ho detto che odio gli aghi!-
-          Non posso farci niente! Vuoi o no che ti tolga la scheggia dal dito?!- Hayden l’ammoni di nuovo. Notò che lei taceva, ma era un silenzio piuttosto loquace:- Qualcos’altro da aggiungere, miss Chanterelle?-
-          Sì, mi stai facendo un male boia!-
-          E te ne farò di più, se non ti decidi a startene ferma!- Hayden riuscì a raggiungere la scaglia con l’ago:- Rischio di allargarti la ferita, sennò!-
Désirée spostò lo sguardo, serrando i denti e rimpicciolendo gli occhi per cercare di restare immobile.
-          Ecco!- lui sorrise soddisfatto e vittorioso:- Devo darti la caramella per essere stata coraggiosa negli ultimi due secondi?- la prese bonariamente in giro, mostrandole la scheggia.
Lei gli sorrise ironica:- Grazie!-
-          Tranquilla, avrai i biscotti!- Hayden le tenne la mano e la trascinò in cucina. Fece scorrere dell’acqua fredda e mise sotto il dito di Désirée. Si posizionò alle sue spalle, sciacquandole bene la piccola ferita per anestetizzare il bruciore e disinfettarla. Tutto con una tenera telecronaca di quello che le stava facendo. Dunque, dal cassetto della cucina, prese dei cerotti:- Li tengo qui, perché è la stanza della casa dove ci si fa più male!- spiegò.
Si risedette in soggiorno con la ragazza; le avvolse l’indice con un cerotto. Quindi, con un sorriso le baciò quel punto con:- Infine, bacino scaccia dolore!-
Désirée lo guardava tenerle ancora la mano tra le sue. Dunque, se la riprese con garbo. Si rese conto di aver agito da pazza nevrotica, prima, ma non seppe come scusarsi con lui.
Hayden sospirò e si alzò con:- Torno di là, a finire i biscotti!-.
Desy udì iniziare della musica classica: lui aveva deviato per il giradischi per un istante. Alzò il volume con:- Un po’ di Bach ti farà bene! Sei troppo tesa!-. Si diresse verso la cucina, ma si fermò appena sentì la voce di lei mormorare:- Io ho temuto che tu volessi … -
L’uomo si voltò a guardarla. Pensò a Kurt, ma Désirée sapeva che Hayden non poteva conoscere veramente i suoi pensieri e quelle sue nevrosi, la ragione che le scatenava. Però, lui sapeva che quello era il modo che lei aveva per scusarsi e ringraziarlo. Non lo stava guardando. Era seduta, le mani sulle gambe e lo sguardo perso nel vuoto:- Con me non hai niente da temere! Non tutti gli uomini sono come Kurt, Desy!- disse dolcemente.
-          Io … - la giovane deglutì e continuava a non fissarlo:- … vorrei esserne certa al cento per cento!- non c’era tono, non c’era colore nella sua voce. Era immobile come lei.
Lui la scrutò perplesso. Quindi, sparì in cucina.
Désirée apparve pochi minuti dopo e si offrì di nuovo:- Posso esserti utile?-
Hayden la guardò. Un altro modo di lei per fare ammenda della scena di prima. Voleva dirle che non aveva nulla da farsi perdonare e glielo disse con un sorriso:- Tranquilla! Accomodati pure di là! Te li porterò io tra qualche istante!-. Semmai era lui a doversi scusare per aver frainteso.
Désirée annuì e accettò l’invito.
Infatti, dopo dieci minuti, erano a bere tè e a gustare i buoni biscotti di Hayden.
Quindi, lei si aggirava per lo studio di lui, ad ammirare i suoi bei quadri:- Quel von Hoffmann, poi?-
-          Mi ha scritto! Tornerà tra poche settimane e mi contatterà!- raccontò l’uomo.
-          Avrai una galleria tutta tua? Te la meriti!- Désirée osservò come Hayden aveva reso bene quella mamma cerbiatto col suo piccolo.
Lui la scrutò, volendo ancora chiederle di andare alla sua esposizione, ma tacque.
Desy giocherellò con la propria giada al collo. Quindi, pensando che Hayden non aveva mai ritratto neanche Annika nuda … fece quasi un atto di rivincita verso la modella, che aveva potuto averlo con un briciolo di sentimento:- Ti va di dipingermi con addosso solo la tua collana, Hayden?-
L’uomo la guardò di scatto e Désirée lo scrutò:- Che c’è? Come mi hai ricordato tu altre volte … non sono questo grande mistero per te, no?-. Se non poteva fare l’amore con lui fisicamente, poteva farlo artisticamente … spiritualmente. Ursula non avrebbe detto nulla!
-          Va bene!- Hayden lo disse roco. Non sapeva perché, ma la cosa lo imbarazzava un po’.
Désirée sorrise e sparì in camera per prepararsi, dicendogli:- Sono pronta quando lo sei tu!-



Hayden preparava il cavalletto, quando Desy apparve con solo addosso la camicetta aperta, abbandonata morbida sui seni.
Lui rimase a guardarla e lei chiese:- Dove vuoi che mi metta?-
L’uomo le indicò il piccolo canapè dello studio:- Se preferisci sdraiarti lì!-
La giovane si sedette e lasciò scivolare la camicia dalle spalle. La giada le brillava sulla pelle dello sterno, mentre Désirée si sdraiava come una sorta di Paolina Bonaparte.
Hayden si schiarì la gola un paio di volte, prima d’incominciare a dipingere. Pure lui si era cambiato con una camicia più leggera, sopra ai pantaloni e Desy lo stuzzicò:- Ho l’impressione che tu sia un po’ accaldato! O … imbarazzato!-
L’uomo abbozzò un sorriso garbato, mentre lei concluse:- Se lo sei per me, non preoccuparti! Sono abituata a spogliarmi di fronte agli uomini, pure con te!-
-          E’ che … la soave bellezza mi lascia sempre … emozionato!- Hayden diede una risposta che a Désirée piacque molto. Quindi, rimase zitta, restando a fissare il suo sguardo serio e concentrato sulle sfumature che stava creando. Cercando di farlo il meglio possibile.
E il lavoro venne eseguito egregiamente. Lei ammirò come lui aveva saputo realizzarla con delicatezza. Quasi come il Botticelli la sua Venere.
Hayden teneva un bicchiere di vino rosso contro lo sterno.
Désirée si era rivestita e l’uomo sapeva che di lì a poco sarebbe andata via. Lui non voleva che Desy se ne andasse. La desiderava ancora di più, ora che aveva fatto l’amore con lei spiritualmente. Voleva chiederle di fermarsi a cena e poi … quel che Dio voleva che accadesse, senza forzare il libero arbitrio, sarebbe accaduto.
La ragazza gli sorrise:- Temo di non poterti dare nessun compenso, stavolta, signor Morrison!-
Hayden la guardava:- Tutto ciò che voglio da te è forse ciò che tu non puoi darmi! Ma …  potrei chiedere solo una notte d’amore!-
Lei fece la gnorri:- Quella accade tutti i venerdì!-
-          Non fare finta di non capire: ho detto una notte d’amore, non di sesso!- avvicinò la bocca alla sua guancia, per poter raggiungere piano le sue labbra.
Désirée scostò lo sguardo velocemente:- Hai detto bene! Mi chiedi proprio ciò che non posso darti!- si allontanò.
L’uomo posò il bicchiere:- Non è vero, Desy! Ricordi in Sassonia? Tu hai desiderato baciarmi e l’hai anche fatto! Quindi … non dirmi che non puoi!- si fermò in soggiorno, perché la giovane si era bloccata a fissarlo; Hayden continuava, accusandola, ora:- Smettila di giocare al gatto col topo con me!-
Désirée corrugò la fronte e lui si spiegò:- Mi stuzzichi, mi provochi, mi illudi di provare qualcosa per me, ma poi? Giochi con i miei sentimenti, Desy, forse non te ne accorgi!-
La ragazza guardò in un punto a vuoto, mordendosi il labbro superiore. Quindi, fissò di nuovo l’uomo e disse:- Povero, ingenuo Hayden! E’ stata proprio una terribile sciagura per te incontrare me!-. Alla fine, se ne andò, lasciandolo lì, in piedi, smarrito e frustrato. Affranto e spiazzato.
Désirée giunse a casa. Era stato tremendo quando lui le aveva rinfacciato quelle cose. Se solo Hayden avesse saputo di Ursula, di tutto! Lei dormì tutta la notte con la bambola di suo padre tra le braccia.



Il mattino restò a guardare il brontosauro di legno. Le lacrime c’erano nell’anima, ma non sgorgarono. Désirée spostò lo sguardo verso la finestra, con una debole parvenza di quelle lacrime negli occhi. Seduta contro la spalliera del letto.
Improvvisamente, suonarono al citofono. Lei deglutì, rimise il dinosauro appeso e andò a sentire:- Chi è?-
-          Il tecnico della caldaia!- una voce maschile rispose.
Désirée corrugò la fronte:- Ma io non ho chiamato nessun … - le parve di riconoscere quel timbro.
Tuttavia, disse:- Aspetti!-. Afferrò il porta rotolo della carta assorbente, nascondendolo dietro la schiena e scese. Aprì appena il portone e:- Hayden!-
Lui aveva un berretto a visiera, una salopette da lavoro, una borsa per gli attrezzi e un sorriso:- Già!- si era scritto il nome su un pezzetto di carta, appiccicato con lo scotch ai vestiti.
Désirée non poté non restarne impressionata. Spalancò il portone, assottigliando le labbra con aria divertita e mettendosi una mano sul fianco:- Non dirmi che sei qui davvero per aggiustarmi la caldaia!-
-          Certo!-
-          Che cosa vuoi in cambio? Non posso pagarti un granché!-
-          Ehi, offre la mia amicizia!- Hayden entrò, sistemandosi bene il cappellino.
La ragazza lo percorse con lo sguardo:- Ti ho già detto che sei strano?-
-          Mi hai anche dato del pazzo, se è per questo! Ma io sono d’accordo con te!- lui si guardava intorno:- Dov’è la paziente?- si riferì alla caldaia.
Désirée sorrise:- Vieni con me!-
Hayden  notò il portarotolo:- E quello?-
-          Oh … niente!- la giovane mollò l’oggetto sulla scala, per poi riprenderlo dopo.
Osservava l’uomo, mentre, con chiave inglese, cacciaviti vari e pinze riparava la sua caldaia:- Vuoi un caffè o una tazza di tè?- gli chiese lei.
-          No, grazie, sto bene così!-
-          Te la cavi bene anche come tecnico!-
-          Sai, anche a casa mia spesso ci sono degli accorgimenti da fare! E se posso farlo io, anziché chiamare qualcuno ogni volta … -
-          Non è che pretenderai il pagamento in natura, vero?- Désirée si chinò vicino a lui.
Hayden sorrise brevemente:- Se vuoi, puoi abbonarmi venerdì!-
Lei rispose col sorriso, quando sentì suonare il portone. Ebbe un terribile sospetto:- Torno subito!- si alzò, toccandogli la spalla.
L’uomo la guardò uscire dalla sala caldaia, posando la chiave inglese.
Désirée avvicinò la porta. Quando andò ad aprire dall’altra parte, i suoi sospetti si consolidarono:- Ursula!-
-          Che ti accade? Sembra tu abbia visto un fantasma!-
-          N … niente!- lei si voltò appena si udì l’echeggiare dei lavori:- C’è … l’operaio per la caldaia, che mi si è scassata!-
-          A chi la metti in conto?- Ursula entrò.
Désirée la fissò decisa:- Non ti ho mai messo in conto nulla, Ursula! Ho i miei piccoli mezzi!-
-          Già, probabilmente gliela darai!- questa affermazione della cugina, la disgustò. Ma che pensasse ciò che voleva. Lei capì che Hayden doveva aver terminato e si diresse verso la porta caldaia, dicendo a Ursula, che non se ne sarebbe andata così facilmente:- L’appartamento è aperto! Torno subito!-. Si accertò di vederla salire e di udire l’uscio chiudersi.
Andò da lui, che, infatti, stava mettendo tutto a posto:- Fatto!- le sorrise.
-          Sei stato fantastico, Hayden!- Désirée ricambiò, conducendolo fuori dalla stanza:- Scusa se non ti faccio salire, ma … -
L’uomo si stupì:- Non vuoi che venga a controllare che ora l’acqua calda funzioni?-
-          Ti faccio sapere io! Vedi, è arrivata mia cugina!- lei gli raccontò la verità.
-          Beh, che problema c’è?- Hayden sorrise meravigliato.
-          Non ama molto fare nuove conoscenze!- ora la giovane mentì.
-          Scusa, non eri con lei a quel party, dove io e te … -
-          Oh, avanti, Hayden, non metterti a fare il terzo grado da Otello!-
Lui si ritrovò sulla strada:- Non voglio fare l’Otello, però … vuoi che ti ripari anche il portone, già che ci sono?-
-          Non occorre! Ti chiamo più tardi io!- la giovane lo baciò fugacemente sulla guancia:- Sei stato un angelo, grazie!-
Hayden si vide il portone davanti agli occhi. Sarà stato vero che c’era la cugina? Gli era parso di sentire una voce femminile in lontananza assieme a quella di lei, quando era nella sala caldaia.
L’uomo sospirò e si avviò verso l’auto.
Désirée, quando salì in casa, chiamò:- Ursula?- non la vedeva. La donna usci dal bagno e lei sospirò di sollievo. Meno male, forse non aveva udito.
-          Sei bianca come uno strofinaccio pulito, ragazza, che ti prende?!- si diresse verso la cucina.
-          Non ho niente!- Desy cercò di apparire calma.
Ursula si versò del caffè e la cugina le chiese:- Uschi, cosa … accadrà, poi?-
-          Che intendi con poi?-
-          Non rimarrò giovane per sempre! Quando inizierò ad avere rughe, tette cadenti e sedere flaccido … tu e Kostas mi sa che dovrete pensare a cavarvela da soli!- Désirée giocherellò con la carta assorbente, rammentando di aver lasciato il portarotolo di legno sulla scala.
-          Esiste la chirurgia plastica, tesoro! E … non starai pensando di mollare il colpo, vero?- Ursula parve non avere la minima intenzione di pensare ad un lavoro proprio:- Credo che se scrivessi a zia Fatima e zio André … oh, che dolore sarebbe per loro scoprire ciò che fai!-
Désirée la guardò ferita e con disprezzo. Quella vipera usava sempre lo stesso ricatto:- Non gliene hai già dati troppi di dispiaceri?-
La giovane sospirò: non sarebbe mai finita!



Hayden fumava la solita sigaretta e aspettava che Désirée lo chiamasse. Suonarono alla porta e andò ad aprire, sperando che fosse lei. In realtà, c’era una rosa bianca, con un biglietto a ponte sul gambo: “Grazie!” vi era scritto. Lui prese il fiore e:- Desy!- chiamò per il corridoio: lei doveva essere già sgattaiolata via.
Era un gesto romantico da dama del secolo scorso o inizio del ‘900. Hayden la cercò per tutta Lubecca, il giorno dopo. Anche perché tra qualche giorno sarebbe stato il suo compleanno e lui voleva invitare pure Désirée. A casa non l’aveva trovata. Entrò in una pinacoteca: niente! In lavanderia: nulla! All’atelier non era di turno.
Quindi … la intravide attraverso gli scaffali di un negozio di libri, dischi e strumenti musicali. Lei non lo scorse: era intenta a scegliersi qualcosa che le piacesse. Alla fine, non trovò niente.
Dunque, restò estasiata come una bambina nel vedere gli strumenti in vetrina. Conrad l’aveva fatta sedere alla batteria, una volta. Désirée ci si emozionò a trovarsi di nuovo le bacchette in mano. Fece un accenno, tanto il negozio non lo vietava.
Hayden, nello stare ad osservarla in disparte, provare poi con la chitarra e scivolare con le dita sulla tastiera della pianola elettrica, si rese conto che … Desy aveva sì i suoi sogni. E a questo punto, lui non ebbe il coraggio di disturbarla, lasciandola sola con loro!



Désirée decise di re-iscriversi a karate. Il suo vecchio maestro, Gerd Pohl, aveva appreso la tecnica proprio a Tokyo, da un vero insegnante giapponese. Lei se lo immaginava sempre allenarsi nelle foreste come nei film sulle arti marziali. O tipo Ralph Macchio in “Karate Kid”.
Lui aveva 45 anni, ora e aveva conosciuta Désirée, che era appena approdata a Lubecca. Non era servito che la ragazza raccontasse di sé. Gerd pareva aver imparato a essere empatico dal suo insegnante, il suo Miyagi.
Come Herr Pohl lo era per lei, anche senza gli occhi a mandorla, ma una capigliatura leggermente pel di carota e le iridi grigie.
Fu meravigliato di rivederla:- Come mai?-
-          Ho voluto … recuperare!- la palestra era proprio nello stesso complesso sportivo della piscina.
Gerd era sposato con l’insegnante di fitness, che lavorava due stanze più in là. Ed era la padrona.
-          Vecchi ricordi?- l’uomo con la barba la scrutò.
La giovane si strinse nelle spalle:- Vecchi ricordi!-; quindi, precisò:- Potrò pagarti un po’ alla volta, come allora!-
-          No!- Gerd le prese le spalle:- Tranquilla!-
-          Ma io non voglio approfittare!-
-          Guarda, ho un’idea migliore! Sai, è da tanto che Julia vuole andare in “pensione”! Per lo meno … rallentare! Voleva stare più coi bambini e … avrebbe bisogno … -
-          L’aiuterò io! A me piace ballare e tutto ciò che riguarda musica, ballo e movimento ritmato con la musica!-
Gerd le sorrise:- Inizi ad essere empatica anche tu?-
Désirée rise.


Era il compleanno di Hayden. I suoi amici, in particolar modo Niklas, gli organizzarono un party al “Mars und Venus”. Quando c’erano delle feste di compleanno, così come gli addii al celibato, Reinhold faceva vestire le sue ragazze con un tema specifico.
In questa occasione, lui doveva essersi ispirato a “Cats” di Andrew Lloyd Webber, perché le Veneri si abbigliarono tutte da gatte. Gonnellino d’organza, top a gilet scuro, orecchie su un cerchietto, pallino nero dipinto sulla punta del naso e le vibrisse sfumate sulle guance. Anche Désirée era camuffata così.
Hayden pensò che Niklas gli avesse fatto il più bel regalo del mondo, permettendogli di trascorrere una serata con Desy.
Lei passò con un vassoio vuoto e lui la fermò da dietro, con una mano a vita:- E’ il mio compleanno, piccola, dopo festeggiamo da soli io e te?-
-          Mi dispiace, ma stacco tardi!-
-          Ti aspetto!-
Lei lo guardò in tralice:- Non farmi licenziare anche qui!-
L’uomo la lasciò andare, ma la seguì:- Stai bene da gattina!-
La ragazza mostrò la mano:- Le gatte hanno gli artigli!- indossava dei guanti al gomito, con unghie finte, di stoffa imbottita.
-          E’ una proposta?- Hayden sorrise affascinante.
-          Un avvertimento!- puntualizzò Désirée, proseguendo.
C’era una canzone bella pop di Jamie Bond, chiamata “Animal attraction”, colonna sonora di “Passaggio per il Paradiso”.
Hayden beveva cherry e guardava Désirée, che sostava un momento al bar, dandosi un minimo di ritmo col piede.
Niklas gli si avvicinò e lo incoraggiò:- Perché non glielo dici?-
-          Che cosa?- chiese lui con tono assente e non staccando gli occhi da lei.
-          Eh, che gli asini volano!- ironizzò l’amico:- Non c’è Kurt a rompere le scatole!-
Hayden sospirò e bevve un altro cherry. Fece qualche passo, udendo Niklas dietro di sé:- Così, ragazzo, fatti sotto!-
-          Prima … non stavo scherzando!- Désirée sentì la voce di lui accanto:- In merito a ché?-
-          Al fatto di … festeggiare noi due soli!- l’uomo guardò il bancone timidamente.
-          Ti posso dire: “Tanti auguri, Hayden!” Nulla di più!- Desy si strinse nelle spalle, dopo avergli sorriso ironica.
-          E io ti ringrazio, ma … vieni a casa con me! Fa’ l’amore con me, stanotte, Désirée! Senza soldi, questa volta, ma perché lo vogliamo tutti e due!-
La giovane reagì con la sua corazza di ghiaccio:- Sei presuntuoso a voler conoscere i miei desideri!-
-          Se fossimo sposati, avrei diritto di chiedertelo con umiltà e devozione!-
-          Ma non lo siamo!- Désirée si stizzì:- E smettila di sognare come un adolescente in piena crisi ormonale!- si alzò e si allontanò.
Hayden restò a guardarla con un profondo respiro. Si mise la mano nella tasca del cardigan nero, indossato sulla camicia creme e si mise a gironzolare per il locale.
Fu il momento dello spegnimento delle candeline. Gli era stata preparata una torta direttamente da Reinhold, che era pasticciere dilettante (addetto ai dolci del pub).
Hayden era circondato dagli invitati. Sorrideva emozionato come un bambino. Mancava Annika, perché era fuori per lavoro. Anche se gli sarebbe servita per fare ingelosire Désirée; se a lei poteva importare. Quindi, mentre Niklas gli diceva:- Esprimi un desiderio nello spegnere le candeline, piccolo!- con leggero sberleffo e una pacca sulla schiena … lui puntò lo sguardo sul suo Desiderio … la sua Desy. Lei sistemava i tavoli e … tutto fu come se si rallentasse. Hayden soffiò sugli stoppini infuocati, desiderando solo una cosa: “Désirée! Io voglio solo lei! Che provi per me almeno la metà di ciò che sento io nei suoi confronti!”



Désirée si era resa conto di non essere stata gentile con Hayden, proprio al suo compleanno. Ma lui diventava insopportabilmente tenero quando esprimeva la voglia di stare con lei seriamente.
-          Che c’è, piccola? Qualcosa non va?- Lotte entrò nel camerino, trovandola pensierosa, seduta di fronte allo specchio.
La giovane la fissò dopo un momento. Sorrise:- Oh, no, è tutto ok!-
-          Sai, avevi ragione! L’ho fatto patire un po’ e lui mi ha chiesto un appuntamento!-
-          Visto?- Desy sospirò:- Sono contenta per te!- allargò il sorriso.
-          Come fai ad essere così giovane e a conoscere gli uomini così bene!?-
Lei si studiò allo specchio, con quella strana malinconia negli occhi:- A volte … penso di essere meno giovane della mia età anagrafica!-
Ci furono i soliti numeri di ballo, ma … Hayden doveva essere andato via.
Ci fosse stata una formula per chiedergli perdono di avergli spezzato il cuore, ma senza illuderlo che tra loro potesse esserci qualcosa come nei romanzi di Danielle Steel, Désirée l’avrebbe subito adoperata.
Aveva proprio un romanzo della scrittrice americana tra le mani, nella sezione libri del supermercato, mentre faceva la spesa più grossa. Lo ripose, sospirando e tornò nella parte gastronomica.
Sceglieva le mele più belle, quando:- Sei Désirée, vero?- quella voce l’aveva già udita? Si voltò e riconobbe:- Annika?-
-          Già, che piccolo è il mondo!- la ragazza più vecchia si avvicinò col proprio cesto:- Tutto bene?-
-          Sì, sì! Tu?-
-          Oh, distrutta! Sono stata in Danimarca per affari! Sai, sono direttrice della sezione vendita di una società per azioni! Quello sarebbe il mio lavoro ufficiale, quello per Hayden è … un hobby!- sorrise Annika.
Désirée sollevò le sopracciglia ironica per la spiegazione forse superflua dell’altra donna, perché lei non le aveva chiesto nulla. Anche se sarebbe stato spontaneo farlo!
-          Infatti non ho potuto esserci al suo party di compleanno! Che peccato! Tu c’eri?-
-          Sì, ma non esattamente come invitata! Lavoravo come … gattina!- Désirée sorrise con sberleffo e l’altra rise frivola, toccandole la mano:- Che simpatica sei!-
Lei la seguì, imitando il gesto; quindi, tornò a guardare la frutta con un sospirato:- Già!-
-          Ero in pausa pranzo, mi accompagni fino al lavoro? E’ qui vicino!- all’uscita, Annika propose questo a Désirée, che annuì.
-          Hayden è davvero un tesoro! Non sono ancora riuscita ad impegnarmi seriamente con qualcuno, pensando a lui!-
-          Io ho posato pure per lui!-
-          Davvero?- Annika sorrise, mentre lei continuava:- Hayden mi aveva preparato i biscotti e … -
-          Preparato i biscotti? Sul serio?-
-          Sì ed erano squisiti!- Désirée si cullava quasi la spesa in braccio, ripensando a quel pomeriggio. Evitò di raccontarle di essere stata ritratta senza veli.
Annika ridacchiò:- Caro, chissà com’era tenero e carino col grembiule!- la scrutò con sottile malizia:- Sono gelosa, per me non li ha mai cucinati!-
Désirée fece spallucce:- Mi ha anche salvato un dito da una scheggia!-
-          Wow, pittore, scultore, cuoco e pure infermiere! Quell’uomo ha le mani d’oro in tutto! Anche … non so se hai provato … - Annika entrò in una sfera più indiscreta.
Lei non rispose, infatti e l’altra concluse, cambiando discorso:- Ho saputo che si è battuto in un incontro di boxe per guadagnare 100 marchi!-
Desy la guardò saettante, ora:- Cosa? Chi te l’ha detto?-
-          Niklas, il suo compare! Ha rischiato … con le mani Hayden deve creare!- la ragazza più vecchia si accorse che erano arrivate davanti al suo ufficio:- Eccoci, io lavoro qui! Al V piano!-
Désirée l’ascoltava con un solo orecchio. Ripensava a quanto udito pochi secondi prima. Hayden era uno scriteriato! Voleva compromettersi la carriera artistica per sempre?
-          Ci si vede, Désirée!- Annika la toccò sulla spalla e lei la guardò, mentre quella la ringraziava della compagnia.
-          Ciao!- Desy la salutò appena e l’altra donna salì la scalinata che la conduceva dentro alla palazzina.
Ciò che ne conseguì fu …  Désirée che corse come una pazza verso il proprio indirizzo: tappa a casa per riporre la spesa e poi … corsa forsennata all’appartamento di Hayden.
Quando gli suonò, lui ci mise un attimo ad aprire. Ma forse stava lavorando.
Tuttavia, l’uomo fu molto stupito di vederla nel socchiudere la porta. Era appena uscito dalla doccia, avendo addosso l’accappatoio.
Désirée, però, restò impressionata dal taglio sulla fronte:- Accidenti, allora era vero!- non gli diede il tempo di parlare, che entrò, afferrandogli la mano:- Sei uno zuccone incosciente!-
Hayden sorrise divertito, stupito e ironico:- Eh, buongiorno anche a te!-. Si vide buttare sul divano e la ragazza scrutarlo con le mani sui fianchi e scuotere la testa:- Che c’è?-
-          Sei un pazzo, un dannato folle!-
-          Grazie, se intendevi ricoprirmi di complimenti affettuosi!- Hayden annuì con dileggio.
-          Come ti è saltato in mente di salire su un ring e fare Cassius Clay?-
-          Chi te l’ha detto?- l’uomo era contento di quella reazione. Voleva dire che Desy … a lui un po’ ci teneva.
La giovane sospirò:- Non importa! Dov’è la cassetta del pronto soccorso?-
-          Ma guarda che sto bene! Dovevi vedere quell’altro!-
-          Hayden!- lei lo scrutò perentoria e lui si arrese:- In cucina!-
Désirée lo rammentò e tornò in pochi secondi. Gli si sedette sulle ginocchia e gli medicò il taglio trascurato.
-          Restituisci un favore o ti sei preoccupata?-
-          Smettila! Sai che se ti rovinavi le mani … -
-          Avevo i guantoni!- Hayden studiava i suoi lineamenti. Era stupenda e lui avrebbe anche potuto baciarla:- Sei capitata proprio al momento giusto!- le disse.
Désirée gli sistemò un cerotto su misura sulla ferita e gli chiese distrattamente:- Per cosa?-
-          Per festeggiare il mio compleanno, ricordi?-
Lei lo guardò perplessa.
Tuttavia, Hayden aveva un’idea ben precisa di come voleva trascorrere quella giornata con Desy. Ci aveva riflettuto e il fatto che lei si fosse presentata lì, lui lo aveva un po’ interpretato come realizzazione del suo desiderio.
Con un grosso cesto di vimini e l’auto, Hayden guidò verso la costa. Lubecca era vicina di pochissimi km dal mare e lui si voltò a osservare il volto di Désirée accanto:- Com’è che mi hai convinta?- gli chiese.
-          Mmh … mi trovi carino?-
La ragazza scoppiò a ridere.
Trascorsero un piacevole picnic in riva al mar Baltico. Quando erano arrivati, Désirée si era ubriacata del panorama del sole, della brezza. E Hayden si era ubriacato di lei, oltre che di tutto quello.
Mangiarono sandwich e bevvero tè caldo. La giovane rideva per lui. Era buffo, divertente, Desy si rese conto di quanto le piacesse la sua compagnia.
Non gli parlò mai di Annika e seppe che lo fece perché … era un po’ gelosa. Tuttavia, prese la mano di Hayden e gli disse:- Sei stato davvero pazzo!- passò le dita sulle nocche.
L’uomo la scrutava, mentre Désirée concludeva:- Promettimi di non andare più a combattere! La prossima volta potresti non essere fortunato!-
Lui la osservava ancora. Era senza forze per la sua bellezza e:- Te lo prometto!-
Lei gli lasciò, quindi, la mano:- Io mi sono iscritta di nuovo a karate!-
Hayden annuì:- Così potresti andare a combattere tu al mio posto!-
Désirée rise e poi assottigliò la bocca, buffa:- Se vuoi!-
Lui sospirò:- Cambiamo argomento: iniziano a risvegliarsi in me istinti primordiali!-. Non fece in tempo a finire, che si vide Desy piombargli addosso. Lo atterrò e poi si alzò prima che Hayden potesse rendersene conto e acciuffarla:- Passeggiamo un po’?- gli chiese, infine, candida.
L’uomo sollevò la testa a guardarla con stupore e sorridendo. Quindi, si eresse in piedi e annuì.
Camminarono:- Al di là … vedi … c’è la Scandinavia!- spiegò Hayden.
-          Grazie, professor Morrison, credo di conoscere la geografia!- sorrise Désirée.
-          Non lo mettevo in dubbio, mademoiselle Chanterelle! Era per precisare che … se ti sposti più in là … c’è il mio Paese!-
-          Oh, really, dear?- Desy sottolineò l’accento inglese di lui, che la fissò buffo:- Mi prendi in giro?-
-          Perché?- lei si tolse le scarpe, con quel cipiglio ironico, per camminare meglio e l’uomo la imitò:- L’ultima circostanza che è successo così, però … -
-          Oh, no! Non commetteremo sciocchezze, Hayden! Non questa volta!- la ragazza lo guardò con quell’espressione di fiducioso abbandono e dolce serenità. Finalmente, era serena!
Lui scosse la testa:- No, niente sciocchezze!- quindi, disse:- Posso esprimere un unico desiderio di compleanno?-
Désirée si mortificò:- E’ vero, che stupida, io non ti ho neanche … -
-          No, no, non ti preoccupare, Desy! Già questo tempo con te, per me è un regalo! Posso, però, invitarti a danzare con me?-
Lei si guardò intorno:- Come? Non c’è musica!-
-          Come no?- Hayden le prese la mano, l’attirò a sé e la cullò:- Ascolta le onde del mare, la brezza, Madre Natura … sta cantando … -
Désirée si concentrò. Era vero! Adesso … la musica c’era: il mar Baltico era diventato una gigantesca tastiera di un enorme pianoforte; il vento … tipo il triangolo e le piccole campane. Il grido dei gabbiani … un canto e … il battito del cuore di Hayden erano le percussioni. La sua voce … il suono dei violini. Anche ora che lui canticchiava leggero una canzone di Louis Armstrong su che mondo meraviglioso!
In quel momento, Désirée capì che … a stare così con Hayden … i brutti ricordi si annullavano in una parte di se stessa che … non esisteva più!





La mostra di Hayden si tenne in una galleria di Lubecca, in un sabato pomeriggio di settembre.
Von Hoffmann era orgoglioso di esporre le opere Morrison.
Hayden se ne stava in un angolo, a mani congiunte, dietro la schiena a osservare la reazione delle persone ai suoi quadri.
Due, una coppia di giovani, ammiravano una sorta di Venere, che lui aveva dipinto, ispirandosi un po’ a Desy. E credette di sognare quando la vide entrare nella galleria. Lei aveva un vestito scuro, a campana, mezze maniche, fiocchetto a laccetti sul colletto e chignon a raccoglierle i capelli. Era dolcemente irresistibile!
L’uomo stava per essere agganciato da un tizio. Lui si liberò con:- Mi scusi un secondo!- e raggiunse Désirée:- Grazie di essere venuta!-
Lei gli sorrise, notando la sua giacca e cravatta grigie:- Oh, ecco il nostro artista!-. Aveva ancora nella testa il ricordo di quel giorno al mare, malgrado fossero passati due mesi e mezzo. E a quando lui l’aveva riportata a casa. Nessun tentativo di baci o di strani approcci. Hayden si era limitato a dirle:- Grazie per il meraviglioso regalo!-
-          Io non ti ho fatto alcun regalo!-
-          Non esserne così certa!- lui le aveva sorriso. E dopo allora … l’uomo era stato molto impegnato coi preparativi per la mostra e si erano visti sporadicamente.
Désirée lo ammirava nella sua affascinante eleganza:- Sei bellissima!- le disse Hayden.
La ragazza non reagì più con disagio a quel complimento … detto da lui. Si guardò:- Grazie, ma non ho niente di ché!- notò una donna coi capelli corvini e un Yves Saint Laurent addosso. Le pareva di conoscerla e Hayden la illuminò:- La marchesa von Veidt!-
-          Ah, ecco chi è! Ti guarda come … un goloso bignè alla crema!-
-          Davvero?- l’uomo reagì come a non curarsene, fissando Désirée.
La giovane guardò il Cupido dipinto:- Hayden, a chi ti ispiri?-
Lui fissò il quadro:- Dipende: la Venere sei tu!-
-          Esagerato!- sospirò lei, con un tenue sorriso:- E Cupido?-
-          Io … che aspetta il suo bacio … non vedi?-
-          E’ un attesa che non avrai mai soddisfatta da me, tesoro!- la ragazza fece spallucce con quel sorrisetto ironico:- Non mi chiamo Psiche!-; si accorse in tralice che Hayden continuava a osservarla:- Perché non ci vediamo stasera?-
Désirée divenne seria:- Non posso!-
-          Perché?-
-          Sai bene perché!-
-          Liberati, Desy, ti prego! Ho bisogno di vederti!- lui la supplicò a voce pacata, ma lei non lo accontentò:- Hayden, stasera no! Non insistere oltre, non posso!- si allontanò.
L’uomo restò a guardarla con frustrazione.
Fissava la propria Venere, quando Lisel von Veidt gli si avvicinò:- Sei tu l’artista decantato tanto da Otto?-
-          Già!- rispose Hayden a monosillabi, sorseggiando un brandy.
Lei mordicchiò un’oliva ripiena e disse:- Sai che hai talento, tesoro?- questa passò alle confidenze.
Hayden la scrutò e Lisel esclamò:- Posso farti diventare un nuovo Salvador Dalì!-
Lui si accorse di Désirée lì dietro, a qualche passo da loro. Li fissava in tralice e poi ammirò le rondini che l’uomo aveva scolpito tempo prima. Quella vecchia megera stava attuando il suo sport preferito: dare la caccia ai giovani di bell’aspetto con begli occhi come tanti orsacchiotti da spupazzare.
-          Ehm … - lui si schiarì la gola e:- Ci … - venne abilmente salvato da Niklas.
Quindi, osservò Désirée andarsene, facendogli un ciao da lontano. Sembrava aver paura di avvicinarsi ad un lebbroso. Hayden era sempre più frustrato.
-          Hayden, mi stai ascoltando?-
Lui prese l’amico sotto braccio e disse:- Vieni, andiamo a bere qualcosa!-



Désirée indossava la veste da camera e la parrucca castana, che le scivolava sulla schiena. Era seduta sul letto e guardò dietro di sé il suo cliente di quella sera.          Quello che si era prenotato quel mattino, perché il sabato non era fisso per nessuno. Lui dormiva, ma lei non poteva: “Sono consapevole di averti spezzato il cuore, Hayden!”. Improvvisamente, udì:- Desy!- da fuori la finestra.
Hayden lanciò un sassolino contro il davanzale della ragazza, reggendosi sulle gambe con incerto equilibrio. Bevve un sorso di birra dalla bottiglietta che aveva in mano.
La giovane si affacciò. Lo trovò col cappello sulla nuca e la cravatta allentata, mentre la camicia usciva mezza dai pantaloni. Lei aprì le ante e:- Hayden, che fai lì?-
-          Fammi salire, Désirée, ti prego! Voglio venire su e fare l’amore come Dio comanda! Lui non ha creato quel genere d’intimità tra due persone perché fosse senza sentimento!-
Lei si guardò indietro che Helmut non si fosse svegliato:- Sei ubriaco, va’ via!- cercò di parlare piano:- Rischi di farti arrestare!-
-          Io … io ti amo, Desy!- Hayden lo disse quasi con il magone da sbronza, forse o per davvero o se n’era reso conto pure lui ora:- Fammi salire, te ne supplico!-.
-          Non posso!-
-          C’è un uomo lì con te?-
-          Désirée!- la ragazza udì l’uomo in questione destarsi dietro di sé. Si voltò, chiudendo la finestra.
Helmut la guardava assonnato:- C’è qualcuno lì sotto?-
-          No!- rispose pronta lei. Realizzò adesso il: “Io ti amo!” di prima, pronunciato da Hayden. Restò immobile, invasa da qualcosa che non capì e guardò fuori. Lui non c’era più.
-          Che succede?- le chiese il tizio.
La giovane lo fissò e poi udì il citofono. Sgranò gli occhi. Non poteva essere! Si precipitò a rispondere:- Desy, aprimi! Voglio baciarti, stringerti, amarti! Ti amo, ti amo, lo sto confessando anche a me stesso, ora e voglio dimostrartelo! Mi sono innamorato di tutto di te e mi si spezza il cuore, Desy, davvero! S’infrange ad ogni tuo rifiuto!-
Lei restò ad ascoltarlo. L’espressione forse da idiota e i sudori caldi. Attaccò e scese, noncurandosi di Helmut, che le chiedeva:- Chi è?-
Hayden la vide comparire al portone. Voleva stringerla e baciarla, ma Désirée lo bloccò:- Ti prego, vai a casa! Ti chiamo io più tardi!-
-          No, voglio stare con te!- lui la prese tra le braccia, accarezzandole il viso:- Ti desidero sul serio!-
-          Non ora, Hayden, per favore!-
-          C’è il tuo cliente, eh? Adesso ci penso io!- l’uomo stava per salire a far togliere il disturbo a Helmut, ma Desy lo fermò:- No, fallo per me, Hayden, va’ a casa! Vengo da te domani!-
Lui la scrutò:- Promesso?-
-          Sì, te lo prometto!- Désirée lo fece uscire in strada.
-          Guarda che io conterò i minuti!- le disse Hayden, prima che lei chiudesse il portone.
-          D’accordo, ora va’!- le costò mandarlo via, ma non ebbe scelta.
L’uomo restò a fissare il grosso uscio. Guardò ancora su per la finestra. Lei lo guardava oltre i vetri, quando qualcuno la trascinò via. E questo provocò in lui tanta di quella frustrazione da essere pure arrabbiato.
Beveva la solita birra da Kasten. Stavolta, era ubriaco coi fiocchi, tant’è che il proprietario lo notò:- Vacci piano, ragazzo o finirai col star male!-
-          Lasciami in pace!- Hayden lo sbiascicò. Aveva confessato a Désirée di amarla, finalmente, non poteva credere che a lei  non importasse.
-          Toh!- Kasten gli servì del caffè nero.
Lui lo guardò un po’ annebbiato. Quindi, accettò, dato che la testa gli scoppiava.
A quel punto:- Eccoti, ti ho cercato dappertutto!- udì quella voce femminile. Con la testa inclinata, mise a fuoco la donna accanto a sé. Era Lisel von Veidt, che gli sorrideva, circondandogli le spalle:- Perché non mi mostri la tua collezione d’arte a casa tua?- gli chiese.
Hayden la scrutò: la marchesa aveva circa 45 anni, ma era una signora assai piacente. Anche se doveva essersi fatta dei ritocchini di lifting.
Lui finì di bere il caffè per riacquisire quella lucidità rabbiosa, che lo portò a pensare a Desy tra le braccia di un altro, che non l’amava. Così, prese la mano di Lisel e se la trascinò via, sotto lo sguardo ammutolito di Kasten.




11.IL MIO CRESCENTE BISOGNO DI TE





Désirée chiuse casa. Aveva provato a telefonare a Hayden, appena Helmut se n’era andato, ma aveva trovato il telefono staccato.
Ora, con sottile preoccupazione, che celò dietro a degli occhiali scuri, si recò al suo caseggiato. Dopo aver mollato i soldi a Ursula.
Appena suonò, dovette aspettare. Il portone di lui era sempre aperto, perché vi era una sorta di portiere. Tuttavia … colpo di scena, quando la porta si aprì: o Hayden aveva cambiato aspetto o:- Ah, Désirée! Anche tu conosci il nostro giovane Caravaggio?- Lisel von Veidt l’accolse con addosso solo le lenzuola, i capelli spettinati e un ghigno da vittoriosa.
Lei si sentì infiammare di quel qualcosa da credere che una parte del suo cervello, che umanamente non veniva utilizzata, si stesse accendendo con poteri telecinetici da scaraventare quella fuori dalla finestra con la forza del pensiero.
Contenne tutto con un tiepido sorriso di circostanza:- Scusi, marchesa, ero solamente venuta a vedere se Hayden stesse bene, ieri era un po’ sconvolto! Appuro, tuttavia, che si è ripreso alla grande!- girò i tacchi, non sopportando più l’espressione da leonessa che si era aggiudicata la preda di quella vipera.
A quel punto, uscì dall’appartamento Hayden:- Desy!- la chiamò dal corridoio. Aveva udito la sua voce, uscendo dalla doccia.
Ora, con solo l’accappatoio addosso, la osservò allontanarsi e non degnarsi neanche di voltarsi.
Lei si teneva le braccia serrate sull’addome, camminando a falcate in strada. Si definì in un solo modo per essersi preoccupata tanto senza motivo:- Stronza! Che stronza!-
-          Come conosci Désirée?- Lisel guardava Hayden vestirsi freneticamente.
-          Non ha importanza!-
-          Io l’ho vista a delle feste molto particolari! Conosco sua cugina! So che … fa un po’ la puttanella per sbarcare il lunario!-
Lui la guardò tagliente come mille lame di ghiaccio e si premurò di dire:- Senti, mi dispiace per stanotte, ma … è stato un errore!-
La marchesa non la prese bene:- Sai a cosa dai un calcio?-
-          Non m’importa! Chiudi casa, quando esci!- l’uomo se ne andò.
Quando giunse all’appartamento di Désirée, però, la trovò calma come un monaco tibetano. Questo perché Hayden non sapeva quanto accaduto circa mezz’ora prima. Lei aveva bevuto un bicchiere di cognac che teneva in riserva per i suoi clienti; ma il liquore aveva resistito nella sua gola per dieci secondi, prima di sputarlo nel lavandino con:- Schifo, schifo, schifo!-. Quindi, Désirée si era tranquillizzata nella maniera più sana: tisana di melissa calda.
Lo servì ora di una tiepida battuta:- Toh, ecco qui il nostro pittore seduttore!-
-          Mi dispiace che tu abbia incontrato … -
-          Va tutto bene, Hayden, entra!- lei si scostò lasciandolo passare.

Lui varcò la soglia:- Io, ieri sera … mi spiace anche di essermi ubriacato e … quella scena sotto la tua finestra!-
-          Tranquillo, avevo capito che la tua dichiarazione era frutto di sentimentalismo alcolico, appena ho trovato lady Chatterley in casa tua, in deshabillé!- la ragazza raggiunse la cucina.
Hayden rammentò il: “Ti amo!” che le aveva confessato da sbronzo. Stava per spiegare che era vero, ma la calma di Desy lo lasciò spiazzato e confuso. Pure quando gli chiese se gradiva del caffè. Lui scosse la testa:- Io non volevo andare a letto con lei, ma ce l’avevo con te!-
-          Hayden, non devi giustificarti! Non sei il mio ragazzo!-
L’uomo era perplesso e Désirée concluse:- Come amica, se ci vogliamo considerare tali, però, devo informarti che conosco madame Bovary … - lo guardò e mormorò:- La marchesa von Veidt! Ha avuto quattro mariti assai benestanti, l’ultimo dal quale ha ereditato il titolo, che il poverino, ahimè, morendo le ha lasciato con la sua fortuna! E ha una spiccata predilezione per … i giovanotti dal bel faccino come te, per far loro da … mmh … pigmagliona! Cioè, giocarci come con dei bambolotti, agevolando la loro carriera!- lo oltrepassò e Hayden ammise:- Sì, lo so, ma ho già chiarito con lei che io non sono fatto di plastica, né di pezza!-
-          Buon per te! Adesso … mi sa che ha per le mani un fidanzato pure ricco sfondato!- Désirée si sedette sulla sedia, sorseggiando il suo caffè.
-          Davvero non ti ha dato fastidio?- Hayden si appoggiò alla sedia di fronte alla sua e la studiò scettico.
-          Certamente, te l’ho detto! Io non posso vantare diritti sulle tue scelte e i tuoi incontri intimi!- Desy lo fissava:- Che c’è? Sembri quasi deluso che io non sia gelosa!-
Lui si accorse di avere esattamente quell’espressione. Mentì:- No!- e aggiunse:- E’ che non voglio che tu sia in collera con me!-
-          Sono calmissima, Hayden!- lei sbatté le ciglia con un sorriso che potesse dissolvere ogni sospetto.
Infatti … pure Désirée mentiva di netto. In palestra, chi ebbe il “coraggio” di affrontarla in un incontro … amichevole … di karate si ritrovò a volare sul tappeto al primo colpo.
Gerd osservò l’ennesima vittima lanciare l’urlo di Tarzan, mentre Désirée lo agguantava per il polso e il lembo del kimono, atterrandolo con un ampio volo.
La ragazza si asciugò il sudore dalla fronte, scostando le ciocche sfuggite alla piccola coda alta:- Allora? Sotto a chi tocca!-
-          Ehm … meglio fare una pausa, prima che mi decimi la palestra!- Gerd si alzò. Guardò le vittime doloranti a terra:- Fate un salto nel bagno turco!-
La proposta venne bene accolta e lui guardò la sua piccola “Bruce Lee”:- Calma, ora, Désirée o ti verrà un’embolia! Meno male che eri fuori allenamento, altrimenti non so che facevi!-
Lei lo guardò e Gerd la studiò:- Sei incavolata, perché?-
-          Diciamo che una certa madame Pompadour mi ha pestato un callo doloroso!-
-          Beh … ti consiglio una nuotata in piscina per attenuare il dolore!-
Désirée lo scrutò. Alla fine, annuì sorridendo.
In piscina, effettivamente, si rilassò. Andò a bersi una bibita alla macchinetta e qui … :- Désirée!-
Lei si voltò, dopo aver sorseggiato la sua lemon soda e vide Werther. Con l’accappatoio … era ancora più brutto, ma lui trovò la giovane ancora più sexy:- Ciao!- le disse.
-          Ciao!-
-          Niente Hayden, oggi?-
-          No!-
Werther la scrutò quasi sollevato:- Tra … - guardò l’orologio a muro:- … quaranta minuti inizia un art party a casa mia! Sei invitata, se vuoi!- in realtà, lei era l’unica ospite prevista. Ma l’uomo non lo disse e Désirée scosse la testa:- Devo incominciare a lavorare tra un’ora! Anzi … sarà meglio che vada a vestirmi! Grazie lo stesso!- lo lasciò solo, con una smorfia di delusione.



Hayden, nel frattempo:- Pronto?- rispose al telefono che squillò a casa sua.
-          Signor Morrison, sono Schmidt, ricorda? Della “Schmidt Werkstatt”!- l’officina dove lui aveva fatto il colloquio.
-          Scusi se ci abbiamo messo del tempo a richiamarla, ma … siamo anche stati chiusi per ferie e … abbiamo deciso di assumerla in prova per tre mesi!-
Hayden sorrise al telefono e l’altro uomo domandò:- C’è ancora?-
-          Oh, sì, mi perdoni! Ero positivamente stupito! E quando posso iniziare?-
-          Lunedì, ok? Alle 9,00!-
-          Bene! A settimana prossima, quindi!- lui annuì. Riattaccò e subito pensò a Désirée. I quadri di cui von Hoffmann era stato entusiasta ed ora questo! Lei era il suo talismano, non c’era dubbio.
Andò all’atelier e la vide dalla vetrina sistemare un vestito su una cliente, uscita dal camerino prova. Hayden non seppe se dirglielo, per renderla fiera di lui, che finalmente aveva un lavoro fisso.
Entrò deciso a dirglielo; poi, però, pensò che era ancora in esame. Se dopo non piaceva e lo avrebbero lasciato a casa?! No, meglio aspettare di essere assunto definitivo.
Désirée lo vide e:- Hildegard, puoi occuparti del signore?-
La collega ne fu contenta, riconoscendo lui, ma l’uomo capì da quello che Desy non era così filosofica su quanto era accaduto con Lisel von Veidt. Anche perché ora lei stava solamente sistemando dei manichini, dato che la sua cliente era già alla cassa.
E Hayden non insistette oltre per non metterla nei guai pure lì.
La Shuster era fuori città, quel giorno e i commessi erano più calmi. Lui osservava dei vestiti che Hildegard gli mostrava e presuppose di potergliene regalare uno a Désirée. Intanto, gli arrivò alle orecchie la conversazione tra lei e Kristoff. Captò:- Dò una lezione di aerobica e fitness, domani!-
-          Wow, posso venire?- chiese lui.
-          Certo! Se non lo reputi troppo pesante!-
-          Scherzi? E’ Reinhold il pigro, malgrado il locale di ballerine! Io adoro queste cose e … avere te come istruttrice, pasticcino al caramello, sarà un onore!-
Désirée rise.
Hayden si voltò a guardarli con un sorriso accattivante. Era buffo come Kristoff chiamava Desy e l’uomo non ne fu geloso, proprio perché aveva capito le tendenze del commesso.
Così … decise che anche per lui era giunto il momento di rimettersi un po’ in forma per il nuovo lavoro.


Désirée beveva dell’acqua, nello stanzone adibito per la sua lezione. La sputò quasi tutta quando osservò Hayden entrare … in tenuta ginnica.
Si trattenne con una mano premuta sulla bocca, mentre lui si avvicinava:- Cosa … sei venuto a fare?- chiese lei, attonita.
-          Si può fare aerobica qui, no?-
-          E tu …- Desy capì che l’uomo poteva averlo ascoltato solo mentre lei lo raccontava a Kristoff. Il suo amico era già pronto con lo step davanti e le fece cenno col pollice sollevato, osservando il tipo carino del negozio con l’amica.
Désirée era spaesata. Riacquisì la concentrazione, chiudendo per una frazione di secondo gli occhi, inspirando ed espirando; quindi, fece sentire la propria gentile autorità con:- Ok, mettetevi tutti in posizione coi vostri step!- guardò Hayden, facendogli tacitamente capire che la cosa valeva anche per lui.
L’uomo obbedì, volendo fare il cocchino dell’insegnante, pareva.
La ragazza ne approfittò per … dargli una bella lezioncina. Si avvicinò allo stereo ed iniziò della musica dapprima di Kim Wilde, di seguito Madonna:- Coraggio, ritmo!- fece usare lo step, dopo un adeguato riscaldamento. E lo fece senza risparmiare la fatica. Osservò Hayden cercare di copiare Kristoff. E imbrogliarsi spesso con le gambe. Lei rammentò quando gli aveva dato scherzosamente del: “Vecchio!” a Berlino, dopo averlo fatto correre a rotta di collo. Non poté non sorridere. Quando la musica terminò, lui stramazzò al suolo, a braccia aperte.
-          Bene, bevete un bel po’ d’acqua, perché questo era solo l’inizio!-
-          Che?!?- Hayden staccò la nuca dal pavimento.
Kristoff lo aiutò a rialzarsi:- Già, è bravissima!-
Quindi, con Whitney Houston con la sua: “I wanna dance with somebody”, senza step, eseguirono una vera e propria coreografia aerobica inventata al momento da Désirée.
Hayden si soffermò a guardare lei, che era veramente spettacolare e ci sapeva fare sul serio.
Desy lo notò e:- Ehi, tu in seconda fila … battiamo la fiacca?!- lo ammonì con brio e ironia.
Lui sollevò un sopracciglio in maniera accattivante e ricominciò a seguire i suoi movimenti. Guardò Kristoff: cavoli, era proprio bravo! Hayden si sentì goffo come un bradipo, in confronto!
Finalmente, quell’ora di lezione finì. Il rilassamento fu il momento migliore. Hayden non aveva quasi più neanche la forza di bere l’acqua. Désirée si era divertita a torturarlo con quella ginnastica frenetica.
Lui la trovò seduta sul bordo della piscina, a quell’ora deserta:- Non credi che io abbia espiato fino in fondo i miei peccati?- si accomodò accanto.
Lei ridacchiò e poi rispose:- Non so a cosa ti riferisci!-
L’uomo fece vagare lo sguardo ironico:- Non sai a cosa … - la fissò poi quasi divertito.
-          Te la cavi bene! Puoi migliorare, ma non c’è male!-
Hayden sorrise:- Da quando lo fai?-
-          Oggi è solo la mia seconda lezione! Aiuto la moglie del mio maestro di karate, così!-
Lui annuì e la osservava. I capelli intrecciati alla francese sulla nuca, lasciando solo quella ciocca sul collo. A parte i rivoletti sulla tempia:- Facciamo un bagno?- gli propose all’improvviso la ragazza.
Hayden non fece in tempo a rispondere che Désirée si eresse in piedi. Si sciolse i capelli, si tolse i fuseaux e la maglietta a canottiera.
Lui osservò la sua splendida pelle rivelarsi a poco, a poco, fino a ché lei si tuffò in acqua. Lo guardò, quando riemerse:- Non ti butti?-
-          Credo che … - Hayden si schiarì la gola, sentendo il tono rauco:- … potrei non rispondere di me stesso, se lo faccio!-
-          E da quando questo ti ferma?!-
-          Sì, ma qua … -
-          Se ne sono andati tutti, Hayden!- Désirée tornò giù, sollevando le braccia per darsi la spinta a immergersi di nuovo.
Lui la studiò. Quindi, si guardò intorno e … si spogliò. Si tuffò, raggiungendo lei nell’idromassaggio.
Si sedette sullo scalino e osservò Desy toccargli le ginocchia immerse, facendosi strada tra le sue gambe, baciandolo sulla punta del naso.
-          Sai che così mi costringi a commettere atti per cui potremmo venire arrestati, se qualcuno entra all’improvviso?-
Désirée rise e si abbandonò contro il suo petto.
Lui la cinse, baciandole ripetutamente la tempia:- Vorrei rimanere qui così con te, per sempre!-
-          Sei andato al party di Werther?- lei cambiò discorso e voleva appurare se quell’essere avesse detto la verità. Dopotutto, Hayden era un suo collega d’arte.
-          Quale party? Ti ha invitata ad un party?- l’uomo la obbligò a guardarlo.
-          Sì, ma ho declinato!-
-          Quando?-
-          Qui, in piscina, ieri!-
-          Devi tenerti alla larga da quell’individuo, te l’ho detto!- Hayden si preoccupò.
-          Non sono mica andata a cercarlo io! E’ lui che mi ha agganciato alle macchinette!-
-          Beh, se si avvicina ancora … tu ti allontani subito!-
-          Perché hai tanta paura di Werther? Non mi sembra peggiore di Kurt … - il ricordo la nauseava tuttora.
-          Ho delle buone ragioni!- Hayden sapeva che se Kurt, con tutto il suo lustro, aveva osato tentare di violentare lei … Werther, che di reputazione da salvare non aveva nulla … sarebbe stato capace di peggio!
Desy, però, lo rimise in positivo con un sorriso sbarazzino e l’uomo le chiese:- Che c’è?-
La ragazza gli sfiorò la punta del naso col dito e disse:- Niente! E’ che … è da tanto che qualcuno non si preoccupa così tanto per me!-
-          Io ti amo, lo sai!- Hayden lo confessò apertamente … senza alcol, posandole la mano sulla guancia e accarezzandogliela.
Désirée divenne seria e capì che lui lo stava dichiarando da sobrio, adesso.
“Io ti amo, lo sai!” se Ursula lo avesse scoperto … le avrebbe impedito di rivederlo. Con la paura che pure lei se ne sarebbe innamorata. Anche se … dal desiderio che Désirée aveva sviluppato di stare con Hayden … capì che, forse, ormai era troppo tardi!
Quindi, era lui ad essere entrato nel suo mondo di ghiaccio o lei nel suo mondo colorato di sole?



Lo guardava dare le briciole di pane alle papere, al parco. Lui era faceto come un bambino, protettivo come un fratello maggiore o come un padre, uno zio, a volte. Passionale e romantico come un marito, con cui Désirée desiderava sempre più fare l’amore in maniera spontanea e libera.
Del “Ti amo” non s’era più parlato. La giovane aveva sviato il discorso, in piscina con:- Ti va di venire a casa mia?-. E avevano consumato il solito rapporto arido, anche se … per una volta Desy aveva lasciato andare un po’ di più le emozioni. Tanto da guadagnarsi un:- Sono orgoglioso di te, amore!- da parte di Hayden.
D’un tratto, la ragazza vide Ursula e Kostas in lontananza. Sbiancò. Non dovevano trovarla lì con lui:- Andiamo a vedere il castello, Hayden?- gli propose:- E poi a casa tua?-
L’uomo la fissò sorpreso e sorrise:- Sei la regina del mio cuore!-
Arrivarono al castello di Lubecca. Hayden scimmiottava bene la guida e Désirée rideva.
Lui l’ammirava quando lei lo faceva. Aveva parlato con Niklas di Desy.
L’amico aveva studiato psicologia all’università e si era laureato con una tesi su Freud. Questo perché … Hayden impazziva se non si confidava con qualcuno.
Herr Klopf gli aveva messo in testa che, forse, Désirée non provava davvero piacere fisico nel rapporto sessuale. Dovuto al trauma del suo “mestiere”. Quindi, Niklas gli aveva consigliato dei vecchi rimedi della nonna: infuso di mora rossa o meglio ancora di maca.
-          Utilizza delle precauzioni, però, caro! Sono, oltre che altamente afrodisiache, anche per la fertilità!-
Strano, a Hayden non aveva spaventato l’idea di un figlio con Désirée. Bisognava, però, sapere se lei era d’accordo.
Era diventato pazzo, ma, alla fine, in un’erboristeria di Amburgo, aveva trovato la maca. Capace di dare la felicità, aveva detto l’erborista.
Quindi, appena la ragazza gli propose di andare a casa sua, quale migliore occasione per vedere se la pozione magica funzionava?!
Fece accomodare Desy sul divano e le lanciò l’offerta:- Una tisana calda?-
-          Volentieri!- la giovane gli rese il compito facile.
L’uomo sorrise e si rintanò in cucina, stile scienziato pazzo, dopo aver lasciato lei in compagnia della voce di Ben E. King, che cantava l’intramontabile: “Stand by me”. Creava, oltretutto, atmosfera!
Aprì lo stipo e tirò fuori due tazze, monitorando che Désirée non arrivasse. Si sentiva come se dovesse drogarla. Anche se non era così. Magari … andava solamente un po’ su di giri! Pure lui, comunque, avrebbe bevuto la stessa tisana … per essere in pari. Magari una dose inferiore o … rischiava una trombosi, dato che non ne aveva più di tanto bisogno! Lui andava già su di giri … senza intrugli! Guardò soddisfatto quella “pozione magica”. Stava per preparare il bollitore, quando … il campanello.
Hayden guardò verso la porta con un sopracciglio corrugato.
Désirée pure alzò lo sguardo dalla rivista che si era messa a leggere.
Lui, però, restò senza parole appena si trovò di fronte:- Mamma, papà!-
Brandon e Edith Morrison erano sulla soglia con un sorriso, ma ciò che lasciò ulteriormente di stucco l’uomo fu:- Ci sono pure io!- suo fratello, che fece capolino.
-          Warren!- un sorriso incerto incurvò le labbra di Hayden.
-          Guardate che faccia! La sorpresa, dunque, è riuscita!- suo padre, uguale a lui, ma più anziano, sorrise soddisfatto.
Edith, intanto, gli tormentava le guance:- Il mio bambino! Ci mancavi!-
A quel punto, quando Désirée comparve incuriosita alle spalle di Hayden, fu il turno del resto dei Morrison di stare ammutoliti.
Poco dopo aver fatto le presentazioni, erano quasi tutti accomodati in soggiorno. Eccetto lui, che, da buon padrone di casa, serviva i biscotti sul tavolino.
Aveva rimesso l’acqua nel bollitore e sul fuoco e metteva delle tovagliette.
-          E di cosa ti occupi, Désirée?- chiese Edith.
Lei rimase imbarazzata:- Ehm … beh … io … -
-          Désirée è una commessa in un atelier femminile molto chic, mamma!- Hayden le venne in aiuto, passando in mezzo alle tante gambe, che sporgevano e guardò ammiccante verso Desy.
-          Esatto!- annuì la giovane, mentre lui si sedeva un secondo accanto a lei, prima di andare a prendere le tazze.
Edith sorrise interessata e Brandon, suo marito, commentò:- Credevo fossi una delle modelle di Hayden!-
-          O un’attrice!- esclamò Warren, ammirato.
Hayden lo scrutò:- La tua Jolyn non è con te, fratello caro?- si riferì alla sua fidanzata di proposito.
-          Lavorava, fratellino!- il maggiore Morrison sorrise buffo.
-          Ah!-
-          Sei geloso?- a quella domanda del ragazzo più anziano si creò dell’ilarità.
Désirée lo era un po’ meno e Hayden se la cavò con:- Vado a controllare il bollitore! Mi pare inizi a fischiare!-
Suo fratello lo raggiunse in cucina:- E’ davvero una bomba! E’ la tua ragazza?-
-          Sfortunatamente no, ma ci sto lavorando!- rispose lui, prendendo lo zucchero.
-          Ti piace molto, eh?-
-          Direi di sì!- sospirò Hayden.
Lo sguardo di Warren si posò sulla scatola di tisana di maca:- Cos’è?- stava per prenderla.
-          Ehm … niente!- il fratello più giovane la mise via. Per fortuna, l’altro non conosceva bene il tedesco:- Anzi, Warren, fammi un favore! Dopo il tè, porta mamma e papà a fare un giro per Amburgo!-
-          Perché?- l’altro uomo sorrise malizioso.
-          Ho le mie ragioni!- Hayden non si pronunciò più di tanto. Aveva fatto attenzione alla posizione delle tazze sul vassoio.
Durante la conversazione, osservava Désirée parlare piacevolmente con Edith.
-          Svizzera, eh? Mi sarebbe piaciuta vederla!- sorrise quest’ultima.
-          E’ splendida! Dovrebbe vedere Ginevra … o la zona sud tedesca del lago di Costanza! Anche a me attira l’Inghilterra!- annuì Desy.
-          Oh, puoi sempre visitarla! Vieni a Bristol, saresti nostra ospite!-
-          Certamente!- confermò Brandon, sorseggiando il tè.
-          Chissà … forse un giorno!- sospirò lei. Prese finalmente la propria tazza e Hayden si schiarì la gola con:- Ehm … Warren, non volevi proporre qualcosa a mamma e papà?-
Il fratello risorse, anche lui probabilmente incantato dal piacevole dialogo tra le due donne:- Ah, già! Vi va se andiamo ad Amburgo?-
-          Adesso?- Brandon lo guardò stralunato.
-          Sì!-
-          Ma … scusa, abbiamo ancora tre giorni da star qui! Sono sicura che a Hayden farà piacere averci a cena!- concluse Edith.
Lui strabuzzò gli occhi, mentre la madre guardò la ragazza:- Con Désirée!-
Lei sorrise. Quelle persone le piacevano e a malincuore dovette dire:- Io non posso, ho … impegni altrove!-
Hayden la fissò deluso e pure i Morrison ci rimasero male.
Lui, però, osservò la tisana e:- Ti piace?- le mormorò, approfittando che i suoi si erano messi a parlare tra loro.
-          Particolare, ma buona! Cos’è’?-
-          Ehm … - l’uomo sentì venire meno la voce, ma:- Una pianta erbacea!- e concluse:- Ti senti bene?-
-          Sì, perché?- gli occhi di Desy lo toccarono innocenti e l’uomo scosse la testa, con la voglia di stare solo con lei.
-          Niente!-
Quindi, Hayden si rassegnò al fatto che i suoi si fermassero a cena … senza Désirée.
La tisana pareva non aver assortito alcun effetto. Magari, si sarebbe trovato lei a bussargli alla porta, durante la notte, con la voglia estrema d’amore.
-          Sei sicura di non voler rimanere?- chiese lui, sulla soglia.
Lei gli accarezzò la guancia, facendolo volare per un attimo e gli sorrise:- Sai che non posso!-. Quindi, con:- A presto!- si allontanò.
L’uomo restò a osservarla. Già, lo sapeva. Per lo meno, quel cenno d’affetto forse era dovuto alla maca.
Niente visita notturna di Désirée. Fu lui a doversi fare una doccia fredda, perché non riusciva a dormire per … le caldane. In compenso, sua madre era rimasta piacevolmente colpita dalla fanciulla:- Forse è la donna che riuscirà ad accalappiarti, caro?- gli aveva detto, prima di congedarsi. Hayden aveva sorriso con eleganza e per sdrammatizzare.



Edith, quindi, riuscì a scoprire l’atelier dove Désirée lavorava.
La osservò sistemare delle scarpe in vetrina. Lei restò impacciata nel notare la signora Morrison lì fuori, salutarla con un sorriso.
Ricambiò spaesata e la donna più anziana entrò:- Desidera qualcosa?- Désirée fu professionale. Ora aveva capito da chi Hayden aveva preso lo spiccato talento di segugio.
-          Quando fai la pausa pranzo?-
-          Tra un’ora, madame! E poi … avrei finito! Oggi ho iniziato molto presto!-
-          Perfetto! Mi piacerebbe pranzare con te!- Edith sorrise.
Désirée la studiò: chissà quali idee si erano svegliate nella sua mente.
Kristoff guardava da quella parte. E pure Frau Shuster. Ciò riportò la ragazza al dovere e, sebbene impacciata, sorrise e accettò per tagliar corto:- Va bene! Grazie!-
Erano sedute in una piccola birreria, dove si poteva anche pranzare.
Désirée addentava un brezel, quando Edith le chiese:- Da quanto tempo conosci mio figlio?-
-          Da diversi mesi, quasi un anno!- lei sospirò:- E’ un caro ragazzo!- ammise, infine.
-          Ti piace?- gli occhi della signora Morrison s’illuminarono.
La ragazza la scrutò. Non volle darle false speranze, perché aveva intuito ciò che Edith sperava:- E’ un buon amico!-
La donna più anziana non volle insistere per non essere invadente, ma dovette mordersi la lingua per farlo.
Pranzarono, parlando delle origini di Désirée e discorrendo dell’Inghilterra. Riuscirono ad esprimersi in inglese.
-          Hayden ci porterà a visitare l’Hansa Park, domani!-
-          Oh, è bellissimo, il più grande parco di divertimenti della zona!- Désirée bevve il proprio caffè.
-          Perché non vieni anche tu?-
Lei rimase spaesata:- Veramente … -
-          Désirée, che fai qui?- quella voce femminile, falsamente gentile, la fece gelare. Alzò lo sguardo e vide Ursula. La gola le si seccò e le mani tremarono quasi:- Uschi!- riuscì a dire con un filo di voce.
La cugina scrutò mrs Morrison, rimasta imbambolata:- Cara, non ci presenti?- la prima sorrise con ipocrita cortesia.
Lei si schiarì la voce:- Ehm … la signora è … Edith Morrison! Questa è invece mia cugina, Ursula Chanterelle Shulz!-
La madre di Hayden restò spiazzata di quanto … le due cugine non si somigliassero affatto. Tese, tuttavia, una mano e sorrise:- Piacere!-
-          Oh, ricambio, Frau Morrison!- Ursula pareva non far collegamento a Hayden. Guardò, infine, sua cugina:- Désirée si sta facendo amicizie anche in campo femminile, vedo!-
Edith corrugò la fronte perplessa, mentre lei strabuzzò gli occhi:- Che intende, signora?-
-          Beh … che è … talmente un tesoro, che l’adorano tutti: uomini e donne!- Frau Shulz afferrò la guancia di Desy con le dita. Ma fu tutt’altro che affettuosa … parve staccargliela.
Désirée si vide costretta a:- Devo andare, madame, è stato un piacere!- si alzò per trascinare via quella mina vagante di nome Ursula.
-          Ma verrai al parco!-
Presa dalla fretta, lei annuì:- Certo! Mettetevi d’accordo voi! Fatemi sapere!-
Uschi restò imbambolata, mentre la cugina se la portava via:- Voi chi?- chiese, una volta fuori:- E chi è quella donna?-
Désirée la fissò. Fu obbligata a inventare:- L’ho conosciuta a … un’associazione di volontariato e … organizzano questa gita!-
Ursula la scrutò. Quindi, scoppiò a ridere, credendoci:- Oh, cuginetta, tu e le tue sciocche idee da stupidella romantica!-. Concluse:- Spero che questo non ti distragga dal tuo dovere!-
-          Certo che no!- ribatté lei secca e amara, allungando il passo per non lasciarsi seminare dall’autobus:- Ci vediamo!-
L’altra donna restò a guardarla. Non sospettò nulla. Désirée poteva in fin dei conti far sì parte di qualche associazione benefica. Eppure … era scappata via come un fulmine.



Desy si preparava la cena. Se Uschi avesse spifferato ogni cosa a madame Morrison. Non le conveniva, ma … sapeva essere cattiva al punto di penalizzare se stessa pur di far dispetto a lei.
Bussarono alla porta. Appena la ragazza guardò dallo spioncino, vide Hayden. Sospirò e aprì.
Lui le sorrise:- Mia mamma ha detto che verrai con noi all’Hansa Park!-
-          Domani, infatti!- Désirée lo puntualizzò come a chiedergli cosa ci facesse lui lì ora.
-          Beh, dovevo riportarti come ci eravamo messi d’accordo!-
-          Sarebbe bastata una telefonata!- lei sorrise ironica.
-          Non avrei potuto vederti!-
Con un sospiro rassegnato, Désirée si scansò e Hayden chiese:- Beh, posso entrare?-
-          Sì!- disse la giovane con sufficienza. Lo udì richiudere la porta, mentre lei si avvicinava di nuovo ai fornelli. Lo sentì cingerle la vita, baciarla tra i capelli e sussurrarle caldo:- I miei sono già pazzi di te!- le accarezzò la gamba fin sotto la gonna.
Désirée si divincolò subito e lui la scrutò:- Che hai?-
-          Non ho niente!- mentì la ragazza. Aveva Ursula sul gozzo, invece e la paura che scoprisse che per lei Hayden era qualcosa di più di un semplice cliente del venerdì notte.
-          Stavi iniziando a cenare?- l’uomo capì che Désirée stava nascondendo il suo vero stato d’animo, ma aveva imparato che non doveva insistere con Desy o era peggio:- Posso farti compagnia?-
Lei lo scrutò. I suoi occhi erano così piacevoli a guardarsi e:- Già te lo dissi: non siamo più sotto dittatura! Puoi fare quello che vuoi!-
Cenarono assieme. Lui pensava che era stato folle a credere alla storia della tisana. Tuttavia, le chiese:- Hai dormito bene, stanotte?-
-          Eccetto un gran caldo … sì, perché?-
Hayden sorrise e fece spallucce:- Niente … così!- inforcò un pezzo di tacchino fatto ai ferri. Almeno non era stato il solo: “Non mi hai sognato, per caso … nel tuo calore? Io sì!” voleva domandarle, ma non lo fece.



L’Hansa Park era il parco di divertimenti più grande della Germania.
Désirée aveva avuto 9 anni l’ultima volta che ne aveva visto uno. A Ludwigsburg, il parco delle fiabe, sempre in Germania, verso la zona meridionale.
Guardò Hayden con la camicia azzurro pastello, con sottili quadri, aperta sul collo.
Era una giornata particolarmente e sorprendentemente calda, in effetti, dato che erano quasi in inverno.
Lei aveva scelto una maglietta color crema, mezze maniche e jeans. Una fascia gialla fosforescente, com’era di moda, le faceva capolino tra i capelli, sulla testa.
C’era tanta gente e Hayden le prese la mano, col timore di perderla.
Désirée guardò le sue dita intorno alla proprie e sorrise. Lui era premuroso come … neanche lei sapeva definirlo.
-          Bella quella!- Warren puntò l’indice verso una giostra che vorticava su se stessa, con delle cabine fatte a gabbie. Sembrava un ragazzino e suo fratello fu contagiato. Quest’ultimo guardò Désirée, che lo precedette:- Non contare su di me per quella! Credo che potrei dar di stomaco!-
-          Pure io!- annuì Edith, osservando la giostra come una sorta di tortura e la gente che ci gridava dentro come dei condannati, quando questa scendeva in picchiata.
-          Insomma, un po’ di spirito d’avventura!- esclamò Brandon, con un sorriso bonario.
-          Neanche tu dovresti farla, caro! Non hai più né 20 anni né 30!- puntualizzò la moglie.
-          Oggi me ne sento 18!- l’uomo mise un braccio intorno alle spalle di ciascuno dei due figli, dicendo:- Andiamo, ragazzi, lasciamo le signore a guardarci come si divertono i maschietti!-. Si allontanarono tutti e tre verso la giostra come dei bambini estasiati.
Edith e Désirée si sedettero sulla panca lì vicino, commentando all’unisono:- Uomini!-
Si fissarono e risero, mentre la donna più anziana disse:- Si comportano come pupi, a volte!-
-          Già, è vero!- la più giovane arricciò il naso buffa e piacevolmente sorpresa di trovarsi d’accordo con la signora Morrison.
-          Credono davvero che li invidiamo?- Edith li osservò entrare nelle gabbie e Desy scosse la testa:- Poveri illusi, ma lasciamoli nella loro infantile convinzione!-
-          Sì, infatti, assecondarli … come i bambini, dopotutto!- concordò Edith. Guardò, poi, la ragazza e propose:- Io troverei più elettrizzante un buon gelato! Che ne dici, Désirée?-
-          Dico che è … una magnifica idea, signora!- annuì lei decisa.
-          Oh, chiamami Edith, cara!-
Désirée la scrutò. Ebbe paura quasi a farlo, perché ciò rafforzava la confidenza, dato che madame Morrison forse si stava facendo dei film tra lei e Hayden. Ma … Edith era talmente gradevole e coinvolgente, che Desy non oppose resistenza:- D’accordo!-
-          Ma brave … guarda le golose!- Hayden sorrise con suo padre e suo fratello nell’osservare sua madre e Désirée gustarsi delle coppette gelato.
-          Credevi che noi non conoscessimo il nostro sano divertimento?!- esclamò la ragazza.
Lui si chinò accanto:- Questo è un guaio: volevo chiederti di fare quel bel gioco ad acqua, laggiù!- indicò in fondo.
Lei si voltò e rispose:- Posso farlo … chi ti dice che mi bagni io?-
L’uomo sollevò un sopracciglio. Infatti … si lavò Hayden.



Désirée era al “Mars und Venus”. Aveva ballato ed ora si godeva un cocktail analcolico al bar. Osservava in tralice Ela, la sua collega, parlare animatamente al telefono.
Lotte era col suo spasimante, finendo il turno. Quindi, per regola, era accettabile. Perché una delle politiche del locale era non far andare durante il lavoro i propri boyfriend. O … Reinhold aveva scongiurato una rissa, una volta, a causa di un fidanzato geloso di una delle Veneri.
Lotte fece a Désirée un sorriso vittorioso e grato, facendole capre che i suoi consigli erano stati preziosi.
Lei sorrise divertita a sopracciglia inarcate. Pensò, infine, ai Morrison. Erano delle persone eccezionali. Ripartivano nel giro di poche ore per Bristol e Desy sospirò sul fatto che era da tanto che non si era più sentita così a casa con qualcuno.
-          Mia madre mi ha detto di salutarti almeno quattro volte, al telefono!- la voce di Hayden l’accarezzò.
La ragazza lo scrutò:- Ricambia, grazie!-
-          Hai già finito di ballare?- lui le sorrise.
Désirée guardò la sua virgin colada, nel bicchiere stretto nelle mani e annuì.
-          Beh … allora puoi venire via con me?- Hayden le accarezzò il braccio.
Lei lo fissò:- Il mio lavoro non è finito! Potrei essere chiamata a sostituire un’altra ballerina! Stacco tra un’ora e mezza! E poi … intrattengo i clienti!-
-          Beh … intrattieni me!- l’uomo si adagiò contro il bancone.
Désirée sorrise. Quindi, guardò la scala a chiocciola, che conduceva al privé. Infine, tornò con lo sguardo a lui:- Andiamo!- lo prese per mano.
Il ragazzo era curioso, eccitato e divertito insieme.
Reinhold osservò la scena, mentre una delle Veneri gli diceva:- La bambina si butta, stasera!-
I due sparirono nella vorticante scalinata.
Hayden era seduto su un comodo divanetto e guardava imbambolato Désirée danzare in modo lento e sensuale di fronte a lui. Indossava un top nero, allacciato a intreccio davanti e degli shorts dello stesso colore, molto corti. Degli stivaletti molto seducenti le fasciavano le gambe.
Lei s’inginocchiò davanti all’uomo, posando le mani sulle sue rotule.
-          Perché fai questo?- chiese Hayden.
-          T’intrattengo! Non è ciò che volevi?-
-          Sì, ma io intendevo … - lui s’interruppe, appena Désirée gli si sedette sulle gambe. Iniziò a stuzzicargli il lobo dell’orecchio con il dito e lui la guardava ipnotizzato:- Vorrei dirti una cosa!-
La giovane lo scrutò:- Che cosa?-
A quel punto:- Désirée, c’è bisogno di te giù!- Katarina la interruppe.
Lei annuì. Fissò Hayden e sospirò:- Mi dispiace, sarà per un’altra volta!-
L’uomo rimase a guardarla scivolargli giù dalle gambe e sparire con Katarina.
Fece un profondo respiro: voleva dirle che finalmente era stato chiamato per quel lavoro. Chissà come Désirée sarebbe stata orgogliosa! Però … effettivamente … era meglio aspettare di essere fisso.

                                              

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Era l’antivigilia di Natale. Lubecca aveva indossato la sua tenuta invernale ed era un incanto sotto la neve.
Désirée era avvolta da un asciugamano, coi capelli gocciolanti sulla pelle candida, accanto alla finestra.
Per lei il Natale era … una piaga dolorosa che bruciava nel suo intimo.
Il candore della neve le richiamava il profumo di zabaione caldo, le ciambelle di pan di zenzero e cioccolato. E le risate in famiglia. Désirée rimase assorta quasi a contare i fiocchi che cadevano.
Quando suonarono alla porta, realizzò il trillo del campanello dopo qualche secondo.
Andò ad aprire, appena udì:- Desy, ci sei?-
Lei abbozzò un sorriso nel riconoscere la voce …e il vezzeggiativo di Hayden:- Ciao!- lo salutò quando tolse l’uscio tra loro.
-          Wow!- esordì lui, squadrando la sua tenuta… post-doccia.
-          Mi hai vista più nuda di così, non rimanere scioccato, Morrison!- Désirée si allontanò, facendolo accomodare.
-          Sì, ma una perfezione artistica mi lascia sempre affascinato!-
-          Volevi qualcosa, perfezione artistica?-
Hayden sorrise accattivante al suo dileggio … con la voglia di soffocarla di baci. Quindi, tirò fuori da dietro la schiena un pacchetto:- Ehi!- chiamò la ragazza, che si voltò.
-          E quello? Cos’è?-
-          Un piatto di stufato!- scherzò lui:- Un regalo per te, dai!-
-          Perché?- chiese lei, sospettosa.
-          Siamo a Natale, no? E’ … consuetudine fare i regali a … chi tieni!- Hayden non capiva lo stupore di Désirée.
La ragazza sospirò:- Non festeggio più il Natale!-
-          Eppure non ho visto sul campanello né Ebenezer Scrooge né Mister Grinch!- la battuta di lui uscì candida e adorabile, oltre che buffa dalla sua splendida bocca, tanto che Desy scosse la testa con un tenue sorriso:- Fa’ un’eccezione!- Hayden assunse ancor più un’espressione stramba. Non indagò sulla sua risposta:- Per lo meno … in pietà del mio braccio che si sta addormentando!-
Désirée sospirò; perplessa e incuriosita, prese il pacchetto e lo scartò. Quando trovò il titolo ben scritto: “Il lontano mondo perduto” su una copertina, con sopra ritratto un plesiosauro … capì che si trattava di un libro storico sui dinosauri.
-          Mi è venuto in mente il tuo sogno di cavalcare un plesiosauro e quando l’ho visto … ho pensato a te e che con quello … almeno fantasticando … potevi farlo!-
Desy avrebbe voluto piangere e buttargli le braccia al collo. Baciarlo fino a soffocare. Tuttavia, trattenne quel desiderio “proibito” e la commozione. Anche se Hayden gliela lesse negli occhi nell’istante in cui lei lo guardò.
-          Io … io per te non ho niente!- nella voce di Désirée, che uscì appena, c’era quasi dell’imbarazzo.
L’uomo cercò di toglierla dall’impaccio con una battuta:- Perché? Non facciamo l’amore, adesso? Me lo merito, no?-
Desy capì l’ironia e rispose:- No, ma puoi riprenderti il libro, se vuoi!-
Gli occhi di Hayden assunsero una tonalità ancora più raggiante quando lui sorrideva gaio e … attraente:- Io avevo già prenotato una sauna solo per noi due … e che Dio ci benedica per la nostra natura di uomo e donna!-
-          La smetti o vuoi che il libro te lo tiri in testa?!-
-          Almeno, merito un bacino?- lui fece boccuccia.
Désirée abbozzò un sorriso e lo baciò sulla guancia:- Grazie!- gli mormorò, mentre l’uomo la circondava con le braccia e la cullava con un dolce:- Non c’è di ché! Buon Natale, Desy!-
-          Buon Natale, Hayden!-
Fecero colazione assieme. Désirée seduta sul ripiano cottura, imboccando di biscotti Hayden, in piedi davanti a lei.
-          Se continui … susciti in me un altro appetito!-
La ragazza sorrise e, avvinghiando le gambe ai suoi fianchi, iniziò a massaggiargli i glutei con i talloni:- E se faccio così?-
L’uomo osservò brevemente il gesto in tralice e … sorrise estasiato:- Sei sleale, bambina, giochi sporco! Guarda che … adopero le mie armi anch’io, eh?-
-          Mi stai minacciando, Morrison?- Désirée rimise le gambe contro l’armadietto e iniziò ad accarezzargli il viso e a spostargli i capelli, come quel giorno in birreria.
Hayden si ritrovava disarmato ogni volta. Le dita di Desy che scivolavano tra le sue ciocche, sulla sua pelle … avevano l’effetto di un tonico inebriante su di lui:- Perché non vieni da me, domani sera? E’ la vigilia!-
-          Te l’ho detto … non festeggio il Natale!-
-          E avresti il coraggio di lasciarmi tutto solo?-
-          Non vai in Inghilterra dalla tua famiglia?-
Hayden aveva voglia di domandarle lo stesso. L’avrebbe, però, turbata, come ogni volta che si parlava di questo argomento. E lei, inoltre, avrebbe smesso di coccolarlo:- Beh … anch’io devo fare delle economie, mio bel fiorellino!-
A Desy piaceva sentirsi chiamare così e gli passò il dito sulla rampa del naso per osservare i suoi bei occhi chiudersi faceti per un secondo e … per dimostrargli di avere gradito, mentre lui continuava:- Con i miei ho concordato un anno alternato! Li ho visti, comunque, poco tempo fa, mh?- riuscì a catturarle una mano con le labbra per baciargliela.
-          E non hanno intenzione di tornare loro qua da te?-
-          Mia madre è un po’ influenzata! Andrò io da loro a Pasqua! Se ti vuoi unire!-
-          Deve ancora passare il Natale e già tu mi prenoti per Pasqua?- Désirée ridacchiò.
-          Sono un uomo previdente!-
La ragazza sospirò e si abbandonò in avanti, con la testa contro la sua spalla:- Non lo so!- sospirò di nuovo:- Non faccio promesse!-
Hayden rimase immobile. Quindi, la circondò con le braccia e appoggiò la guancia alla sua fronte, mormorando:- D’accordo!-




Hayden levigava con le dita la propria scultura di creta. Guardò quella dedicata a Désirée, coperta dal telo. Voleva mostrargliela, ma qualcosa ancora non lo convinceva.
Suonarono alla porta e, dato che ultimamente Desy gli aveva fatto di queste sorprese … sperò che fosse lei.
Il suo desiderio di Natale fu esaudito: Désirée era sulla soglia, con trecentomila pacchetti.
Lui l’aiutò a tenerne qualcuno:- Attenta! Ma che hai fatto?! La spesa per il governo?-
-          Mi hai o non mi hai invitata per la vigilia?- puntualizzò lei, sorridendo e entrando.
-          Non speravo più che tu mi prendessi in parola!-
-          Ed invece … eccomi qua!- Désirée gli ammiccò. Posò i pacchetti in cucina e Hayden era perplesso:- Ceni qui con me, allora?-
-          Sì, Morrison, ma tu devi andarti ad accomodare sul divano!- la ragazza lo spinse lentamente in salotto. Lo fece ricadere sul sofà e si tolse il cappotto.
Lui restò imbambolato dalla sua mise elegante, con minigonna a fasciarle le belle gambe. Lei gli si accomodò in braccio, mentre Hayden ribatteva:- Tocca a me essere di là!-
-          Questo è il mio regalo di Natale, tesoro … - Desy gli accarezzò delicatamente la mano:- … tu pensa a rilassarti, che io ti preparo una buona cenetta di vigilia, d’accordo?- lo baciò sulla punta del naso con tale dolcezza, che l’uomo sentì elettricità in tutto il corpo.
Désirée si rialzò con quel sorrisino adorabile e Hayden la osservò andare in cucina. Si guardò: lui pareva uno straccione. Avvisò lei che andava a darsi una ripulita.
Doccia, ripassatina alla barba, acqua di colonia fresca, lucidata ai capelli e look con un principe di Galles, che ancora si era potuto permettere con i guadagni della mostra.
Si profumò anche i polsi e dietro alle orecchie. Lo facevano le donne, perché non gli uomini per essere più attraenti?
Désirée sbirciò verso la camera, non vedendolo più arrivare. Spense sul fuoco e andò a controllare:- Hayden, ti sei perso nella tua stanza?- rimase imbambolata, notandolo davvero … affascinante.
-          Wow!- lei lasciò evadere quest’esclamazione, con un sorriso spalancato:- Alla faccia della ripulita!-
-          Ti piaccio?- Hayden si sistemava bene la giacca addosso.
-          Beh, ti mentirei se ti dicessi di no!-
-          Mmh … vuoi dire che mi trovi anche sexy?- lui si avvicinò lentamente.
Desy volle quasi ammetterglielo, ma fece roteare gli occhi con un sorrisino ironico:- Questo non lo saprai mai, Morrison! Neanche con la più raffinata delle torture!-
L’uomo si soffermò accanto a lei, sulla porta della camera:- Non stuzzicarmi, potrei trovare il modo di farmelo dimostrare o fartelo confessare!- la oltrepassò.
La giovane lo seguì con uno sguardo divertito e ridacchiò. La delicata scia di acqua di colonia che Hayden emanava, effettivamente, attizzava molto!
Cenarono in maniera gradevole. Désirée guardò il piccolo alberello di Natale illuminato, che lui teneva sul televisore.
-          Cucini molto bene, Desy!- l’uomo posò il tovagliolo sul tavolo, dopo essersi pulito la bocca e dopo aver gustato il Rösti, ossia una schiacciata cotta in padella con burro e grasso di patate grattugiate bollite. Piatto tipico svizzero.
-          Grazie!- lei addentò l’ultimo pezzo.
Lui allungò la mano a prendere il bicchiere di vino rosso e lo sorseggiò, cullando Désirée nello sguardo.
La ragazza si alzò per raccogliere i piatti, ma Hayden le mise una mano sulla sua:- Stai un attimo tranquilla! Li faccio io dopo!-
-          Ma … fa sempre parte del tuo regalo di Natale!-
-          Beh … preferisco ricevere in dono che tu stia qui con me!-
Lei sorrise e si risedette.



Trascorsero il resto della serata a guardare vecchi film e poi riassettarono insieme … schizzandosi con la schiuma nel lavare i piatti.
Si misero ad ascoltare i canti di Natale, abbracciati sul copriletto e si addormentarono così.
Quando Désirée riaprì gli occhi, era la mattina natalizia. Sentì Hayden sospirare sotto il proprio orecchio e capì che pure lui si era svegliato.
Erano vestiti, con una trapunta a coprirli. Lei si eresse col busto e l’uomo le domandò stralunato:- Dove vai?-
-          A casa!- la ragazza si alzò.
Hayden non le mollò la mano:- E’ la mattina di Natale … è vietato andarsene a stare da soli! E poi … vuoi che mi lasci scappare così ciò che ho trovato sotto l’albero?-
Désirée abbozzò un sorriso, mentre lui le baciava le nocche, nel tirarsi leggermente su:- Auguri, a proposito!-
-          Anche a lei, signor Morrison!- annuì Desy:- E cosa dovrei fare qui con te?- gattonò sul materasso quel poco per tornare tra le braccia dell’uomo, aggrappandosi alle sue spalle.
-          Beh … ci sono tante di quelle cose! Una buonissima colazione che avevo in mente di prepararti … andare fuori a giocare con la neve … e poi … la giornata ci suggerirà il resto!-
Lei appoggiò la punta del naso alla sua, strofinandole tra loro e sorrise divertita e intenerita, scoprendo quanto lo volesse a sua volta!



Dopo una buona colazione con i famosi e squisiti biscotti di Hayden e cioccolata calda, uscirono per le strade di Lubecca. Désirée viaggiava spesso in groppa a lui, divertendosi a farlo e l’uomo pareva trovar gusto a trascinarla, tenendola per i polpacci, girando su se stesso nel farlo. Adorava udire lei schiamazzare in segno di gioco, in questa occasione.
Si lanciarono delle palle di neve al parco e diedero forma ad un vero e pupazzo vicino alla panchina dove solitamente si trovavano.
-          Attento, Morrison, potrebbe rubarti il lavoro da mimo!- Désirée lo stuzzicò.
Hayden inclinò la testa, nell’osservare l’uomo tozzo e di neve:- Mmh …  mi assomiglia, un po’, non trovi?-
-          Oh, sì, è bianco come te quando ti impiastricci di farina! Non che la tua pelle, normalmente, sia tanto diversa!-
-          Ha parlato Tina Turner!- lui la guardò un momento col suo fare elegante e british. Quindi, tornò a fissare il pupazzo:- Beh … gli ho dato forma anch’io, d’altronde, è normale che mi somigli … -
Desy lo scrutò a sopracciglia inarcate, quando lo vide raggiungere un mucchietto di foglie gialle, dove la neve era un po’ meno alta. Erano congelate tra loro e fu facile sistemarle sul testone del pupazzo. Hayden tornò da lei e disse:- Così … ha i tuoi capelli! E’ la nostra creatura!-
Désirée scosse la testa, alzando gli occhi al cielo, divertita. Lo colpì con una palla di neve e corse via, mentre lui la inseguiva con:- Non vale così a tradimento, vigliacca!-



Tornarono a casa, che ridevano come matti. Pranzarono con un buon tacchino farcito e poi … cioccolata calda con biscotti.
Bing Crosby cantava i suoi successi natalizi, al giradischi.
Désirée li ascoltava stando letteralmente sdraiata su Hayden, disteso a sua volta sul divano.
-          Certo che aveva una voce carezzevole!- commentò lei.
-          E Dean Martin e Frank Sinatra?-
-          Hanno tutti imparato da lui!- disse Desy, guardandolo.
Lui sorrise, passandole il pollice sul naso. Il disco terminò, ma non se ne accorse nessuno dei due. In quel breve istante in cui si guardarono … accadde quel qualcosa che portò Désirée a riappoggiare la guancia al suo petto e a passare la mano sotto la camicia di Hayden, sbottonandola in quel punto. Iniziò a sostituire le dita con le labbra, scivolando fino all’addome.
L’uomo restò immobile a osservarla, con il respiro che gli si faceva sempre più irregolare per l’emozione.
Dunque, la ragazza si sporse a baciarlo nell’incavo del collo e lui rispondeva sulla sua guancia, sulla mano che Désirée gli teneva sul viso. Quando le loro labbra furono talmente vicine da quasi congiungersi… DRIIN. Desy si destò, capendo di rinsavire pure … in quanto stava per commettere una follia assai imprudente! Hayden, invece, lasciò ricadere la nuca contro il cuscino del divano, con un’imprecazione silenziosa.
Andò a rispondere, vedendo che ormai lei si era alzata:- Pronto?- si schiarì la gola, per togliersi la voce impastata.
-          Ciao, Hayden!- quella voce femminile lo salutò spumeggiante.
-          Oh … ciao!- lui guardò verso Désirée che lo scrutava da oltre il divano:- Ehm … sì, buon Natale anche a te! No … oggi non posso!-
Lei corrugò la fronte, finché non lo notò riagganciare, dopo aver salutato chi c’era dall’altra parte della cornetta.
Hayden andò a sedersi sul divano e ci crollò come spompato. Desy si avvicinò e gli passò le mani sul torace, ancora scoperto e gli baciò la tempia con:- Chi era?-. Non voleva farsi gli affari suoi, ma le era parso stranamente impacciato nel parlare al telefono.
Lui esitò qualche istante a risponderle:- Ehm … Annika!- e capì perché aveva avuto timore a dirglielo. Perché sentì lei irrigidirsi e smettere di accarezzarlo.
-          Capisco!- udì la voce della giovane farsi quasi sussurrata e si voltò a guardarla. Lo sguardo di Désirée era fisso su un punto della stanza, voltata di profilo:- Non mandare a rotoli i tuoi piani a causa mia!- la ragazza si diresse verso il proprio paltò e la propria borsa.
-          No, Desy, aspetta!- Hayden si alzò in piedi come una molla e la raggiunse all’ingresso. Si mise contro la porta per impedirle di uscire:- Non voglio che tu vada via! Resta ancora questa notte, ti prego!-
Désirée disegnò un sorrisino intenerito. Tuttavia, Annika creava sempre quel tempestivo senso di disagio in lei, come spiegarlo … Gelosia? Baciò lui sulla guancia a lungo, così da spingerlo a spostarsi dall’uscio. Una volta che ebbe la via libera, uscì con:- Grazie di tutto, Hayden, buon Natale!-
L’uomo rimase a fissarla allontanarsi nel pianerottolo con un’estrema sensazione di frustrazione.



Annika era davvero il suo tallone d’Achille. Désirée capì che ne era stranamente gelosa, mentre sistemava i profumi negli scaffali, quando osservò una bambina che guardava una tortorella di plastica caduta dall’albero di Natale, situato nell’angolo del negozio. Era il 27 dicembre e Desy non aveva più sentito Hayden. Forse era davvero andato da Annika. Cercò di non pensarci, mentre si avvicinava alla piccola, che cercava di puntellare nuovamente il volatile natalizio su un ramo.
Lei sorrise dolcemente. Quella piccolina frequentava spesso l’atelier con la madre:- Hai bisogno di aiuto, Marleen?-
La bambina dai lunghi capelli biondi annuì, con un timido sorriso. Désirée la prese in braccio e le disse:- Molto bene, adesso sistema tu la tortora accanto alla sua compagna!-
Marleen incastonò la statuina tra i rami e la giovane donna sorrise compiaciuta con lei:- Ecco, brava!-
-          Grazie!- mormorò la piccola.
-          Abbraccione forte?- Desy la guardò gaudente e la bimba le strinse le piccole braccia intorno al collo, mentre la ragazza fece lo stesso attorno al suo corpicino. Si scambiarono un bacione sulle guance e ridacchiarono insieme. Fu a quel punto che Désirée si accorse di Hayden, fermo contro il muro che divideva la porta dalla vetrina.
La fissava in un modo che lei si sentì andare in fiamme nel ventre, fino giù nelle gambe e fin su le braccia. Lasciò andare Marleen, mentre la mamma le porgeva la mano, sorridendo in tono di gratitudine a Desy.
Lei ricambiò e poi andò verso il bancone di nuovo dei profumi, mentre osservava in tralice Kristoff fargli un sorriso megagalattico con un espressione tipo: “Hai visto, dolcetto, è qui per te … come sempre!”
Hildegard squadrò Hayden come se stesse guardando un dio greco, quando lui passò per raggiungere Désirée.
Si appoggiò al bancone con le braccia, mentre la osservava continuare a sistemare le scatolette:- Fraulein Chanterelle, è troppo deliziosa per … non salutare un vecchio amico!-
Lei si voltò:- Oh, ciao!- fece la gnorri.
L’uomo la squadrò con un’aria divertita, fischiando a labbra strette un:- Tzè … non mi avevi visto, vero?-; quindi, le chiese:- Ancora arrabbiata?-
-          Per cosa?- la ragazza fece ancora l’ingenua.
-          Per Annika!-
-          Hayden, come te lo devo dire …- la voce le morì, appena notò Kristoff, che sistemava un manichino … della vetrina … lì a pochi passi da loro. Sentendosi scoperto … si allontanò, fischiettando … ignaro.
-           Io … non sono arrabbiata per Annika, né per la von Veidt … né per qualsiasi altra donna tu possa incontrare a casa tua o fuori!- esclamò Desy, abbassando la voce.
-          Sì, eh?- lui era scettico, mentre la scrutava.
-          Immagino tu abbia trascorso Santo Stefano con lei!-
-          No, con amici di Niklas! Potevi venire anche tu!-
-          Avevo … altri programmi!- mentì Désirée. In realtà, l’aveva passato da sola … a piangere su chili di gelato e popcorn. Si arrampicò sulla scaletta per sistemare altri profumi.
-          Attenta, Desy, non vorrei doverti rimettere insieme!- Hayden la osservò e aveva appena finito di dirlo, che lei mise male un piede nel tornar giù. Volò, lanciando un grido, ma lui fu subito pronto a sorreggerla.
Kristoff si era già portato le mani sulle guance con un:- Mon Dieux, Désirée!-; ora, emise un sospiro di sollievo con Hildegard e i clienti che erano presenti.
Lei osservò lui in quegli occhi vivaci, cristallini … adorabili:- Devi stare attenta a come metti i piedi, Desy, potresti farti male!-
-          Che accade?- Frau Shuster uscì dal proprio ufficio e vide subito Désirée tra le braccia del giovane che spesso andava lì in negozio.
-          Oh, niente … ho prevenuto che la sua commessa si facesse male!-
-          E’ un eroe!- Hildegard lo esclamò ammirata, con le mani al petto.
-          La nostra ciambellina sarebbe già con l’osso del collo rotto, Frau!- concordò Kristoff.
Hayden assunse un’espressione di modestia e Désirée si preoccupò subito di scendere dalle sue braccia, sistemandosi l’uniforme elegante:- Ehm … grazie, signor Morrison!- gli porse la mano.
Lui gliela strinse e notò in tralice che la capa di lei si era congedata con un sospiro sollevato. Quindi, le mormorò:- Ci vediamo come sempre?-
-          Beh … lo sai meglio di me!- lo liquidò Désirée, allontanandosi di fretta.
L’uomo rimase a guardarla, riappoggiandosi al bancone con un sospiro … innamorato. Le urlò, comunque:- A cena, eh?-
La ragazza lo squadrò interrogativa.



Il venerdì sera arrivò e Désirée scoprì di attenderlo pure lei … come se non ci fosse altra ragione per andare avanti coi suoi giorni. Solo, che quel pomeriggio c’era stato un imprevisto, le aveva comunicato Reinhold.
Infatti, quando Hayden si presentò all’ora di cena, con un mazzo di margherite gialle … rimase spiazzato nel vederla in procinto di uscire:- Che è successo? Oggi è la mia … -
-          Lo so, Hayden, ma Reinhold mi ha chiesto un favore! Gli si ammalata una cameriera per una serata di pizzata al “Mars und Venus”!-
-          Devi sostituirla?- lui lo domandò un po’deluso.
-          Già!-
-          Posso venire con te?-
-          Puoi fare quello che vuoi, basta che mi lasci non far tardi!- rispose lei, chiudendo la porta.
-          E dopo?-
-          Anche dopo puoi fare quello che vuoi … adesso andiamo!- Desy lo trascinò via.



Al “Mars und Venus”, Hayden era seduto in un angolo del bancone, ad osservare Désirée girare per il locale con quella minigonna nera, scarpe decolleté col tacco e una maglietta a maniche corte, bianca, con scritto in grande sopra al seno: “VIETATO”. E quello lo fece tanto sorridere.
Divertì pure un altro cliente, che le chiese:- Cosa vuol dire?-
-          Che è vietato allungare le mani … se non le si vuole perdere insieme a qualcos’altro!- rispose lei, con dileggio, uscendo dal bancone con un vassoio di birre scure.
Hayden rise, abbassando lo sguardo sulle proprie braccia incrociate. Aveva mangiato un panino ripieno, che Reinhold gli aveva offerto, per fare ammenda, avendo capito di aver rovinato una seratina tra lui e Désirée. Non obiettava che fosse lì, anche se aveva intuito quel qualcosa tra loro due. Hayden non sembrava un tipo geloso.
Ma l’uomo … osservando i rivoletti dei capelli di Desy scivolare giù dalle molette che glieli tenevano raccolti, accanto alle orecchie … gli mettevano un altro tipo di appetito.
E lei lo notò:- La smetti?-
-          Di far che?-
-          Di guardarmi in quel modo!-
-          In che modo ti sto guardando?- Hayden la stuzzicò, dondolando leggermente sullo sgabello.
-          Con la voglia di sbattermi contro gli scaffali di liquori o nel bagno!-
Già … probabilmente era vero. Tuttavia, l’uomo cambiò argomento con:- In realtà … volevo domandarti se volevi venire con me a Rotterdam, per Capodanno!-
-          Io e te in Olanda? E a far che? A tenerci mano nella mano a scrutare la baia di Rotterdam?-
Hayden sorrise:- Non essere così pungente, il mio era un invito serio!-
-          Non faccio promesse, lo sai bene!-
-          Già!- mormorò lui:- Lo so bene!- la scrutò, prendere altra birra dalla spina, questa volta bionda.
Il colore dei suoi capelli, quasi … dorati come … Hayden cercò di non seguitare a paragonare tutte le sue bellezze per non cedere davvero al desiderio di portarla in bagno e … ciao a tutti!
Respirò a fondo e non poté però non dimenticare di averla vista ballare il sabato prima, in quello stesso locale e glielo disse:- Sei stata davvero bravissima!-
-          Ah, sì! Ed è per questo che sei così eccitato, questa sera o è per la mia minigonna?- Desy gli sorrise ammiccante e … elettrizzante … allontanandosi.
Le due birre bionde erano per Julius Horst Brand, un regista discutibile, di film discutibili, col suo socio.
-          Ehi, Désirée, fermati!- quello le prese la mano, obbligandola a fermarsi, prima che lei potesse allontanarsi con il vassoio.
La ragazza lo scrutò e lui, con i suoi radi capelli biondicci … guardò il suo socio, che finanziava i suoi cosiddetti lungometraggi pornografici:- Ecco una femmina che fa al caso nostro, Elias!-. Squadrò Désirée:- Con questa faremmo soldi a palate!-
La giovane rimase a fissarlo silenziosa, con un’aria quasi derisoria, mentre si lasciava toccare. Tanto … c’era abituata.
-          Ha ogni curva come si deve ad una bella donna!- il sorrisino viscido di Brand avrebbe disgustato la maga Magò, mentre spingeva lei a sedersi in braccio.
Hayden allungò il collo, notando una strana scena a quel tavolo.
-          Eh, bellezza, t’interessa? Diventeresti una star!- Brand non si fece problemi a palparle la gamba molto liberamente.
Elias notò del movimento, però, alle spalle dell’altro uomo.
Désirée prese dei cubetti di ghiaccio dal cestello sul tavolo dietro. Li introdusse nel colletto di Brand, facendoli ricadere sulla sua schiena.
Si alzò in tempo, prima che quello, sentendo il gelo in corpo, saltasse su come una molla e corse in bagno. Si creò dell’ilarità, compresa Désirée che guardò Elias, rimasto attonito a scrutarla:- Aveva bisogno di spegnere i bollenti spiriti!- e si allontanò, sotto uno sguardo di Hayden, fiero e divertito.
-          Non hai le unghie da gatta, stasera?- le chiese il cliente di prima che non capiva il suo VIETATO scritto sulla maglietta.
-          Le tiro fuori all’occorrenza, in difesa! Attento!- sorrise lei, tornando dietro al bancone. Guardò Hayden, sempre seduto buono al suo angolo.
Poi si vide porgere un piattone di pizza per un tavolo. Desy lo fece passare sotto il naso di lui, chiedendogli:- Senti che buon profumino, Morrison?-
L’uomo la fissava con ormai l’autocontrollo vacillante, osservandola infine portare l’ordinazione, scherzare un po’ con quel gruppetto, mentre tagliava col trancia pizza le porzioni. Si rimise l’arnese nel taschino del mini grembiulino nero e le arrivarono dei fischi, mentre si avviava di nuovo verso il bancone. Sospirò spazientita: possibile che gli uomini non avevano nulla di più originale che fischiare dietro alle donne come dietro a dei cani?
Tuttavia, si avvicinò a Hayden, che ribadì alla sua provocazione:- Preferisco il tuo di profumo!-.
Lei si mise tra le sue gambe e guardò l’orologio:- Devi solo resistere ancora una mezz’oretta! Credi di farcela?-
Lui si sentì le punte delle dita della ragazza sulle ginocchia come se stesse suonano una tastiera in maniera dolce e delicata:- Tu non mi rendi il compito facile! Mi hai detto di essere buono e ci provo, ma tu non mi stuzzicare!-
Désirée sorrise, arricciando il naso:- Ti serve altro? Posso fare qualcosa per te?- il trucco ben curato da donna sul suo viso da fanciulla innocente rendeva Hayden ebbro di ogni suo centimetro di corpo e del suo essere stuzzicante e fresco insieme; misterioso e ingenuo:- In realtà, quello che puoi fare per me … non è consigliabile farlo qui!-
-          Sarà meglio che io mi allontani, allora!- la giovane si distanziò, lanciandogli uno sguardo birbante e adorabile al tempo stesso.
E finalmente giunse l’ora di tornare a casa. In macchina Hayden le chiese se lei avesse freddo con solo il paltò e la minigonna senza calze di nylon sotto, con quella maglietta.
Desy scosse la testa e lui scoprì di essere pure più accaldato del dovuto. Forse perché … non vedeva l’ora di rimanere da solo con la sua piccola margheritina di campo.
Infatti, una volta sul pianerottolo … l’uomo non le lasciava quasi aprire la porta:- Aspetta, Hayden, non vorrai farlo qui!-
-          Che male c’è? Non hai vicini di casa!- lui le parlava contro la tempia, sciogliendo i suoi capelli nella mano che ci passava attraverso.
Désirée riuscì a spostarsi verso l’uscio e cercare le chiavi nella borsa. Hayden la stringeva da dietro, affondando la bocca nel suo collo, passando la mano sulla sua gamba, sotto la gonna. Quando lei riuscì a dischiudere l’ingresso.
Presto, si ritrovò con la schiena contro il muro, vicino alla tendina di praline e lui si era sfilato la giacca scura e la cravatta bordeaux.
Désirée si trovò a sbottonagli la camicia color pepe con un’inaspettata impazienza. Pure Hayden se ne accorse con piacevole sorpresa e questo non fece altro che aumentare il suo desiderio e la sua eccitazione.
La ragazza lo sentì frugarle sotto la gonna, sfilandole gli slip e poi pensare a sé. Quando pure l’uomo fu pronto per unirsi a lei, le sollevò le gambe contro i propri fianchi e si fece uno con il suo essere.
Désirée serrò gli occhi per sempre la sensazione di mancamento all’altezza del ventre che poi prendeva calore e fuoco a poco, a poco. E questo gli succedeva solamente con Hayden.
Lui andò così deciso e ubriaco di lei, che la ragazza strinse forse una pralina della tendina, accanto. Finché lo supplicò:- Hayden … - ad alta voce e poi con un sussurro:- … rallenta, ti prego!-. Le si creavano altrimenti spettri nella mente che le si materializzavano nella stanza in penombra.
L’uomo la guardò, scostandole i ciuffi di capelli dalla fronte e baciandole tutto il volto, come a scusarsi dell’impeto. Le lasciò ricadere le gambe a terra.
Si spostarono sul letto, dopo un attimo, fino a quando lui stramazzò esausto accanto a lei.
Dopo dieci minuti tutto riebbe inizio, ma sotto le coperte e rimasero poi supini, col fiato rotto.
Hayden guardò Désirée e si alzò, raccogliendo la propria biancheria:- Mi è venuta una fame da lupi! Tu ne hai?- accese la luce.
La giovane restò a guardarlo infilarsi la camicia, con le coperte a vita e un braccio abbandonato accanto ai capelli biondi. Scosse la testa:- Se vuoi, c’è … - stava per dargli indicazioni sulla dispensa.
Tuttavia, lo vide riapparire nella stanza con una mela verde ben lavata, che lui addentò con gusto. Se ne stava fermo, con la pioggia di praline dietro, a fissare la giovane, la sua pelle candida baciata dalla luna e il lume accanto.
Desy si strinse le coperte al petto e guardò lui finirsi la propria mela, nell’appoggiarsi alla spalliera del letto:- Tu non hai neanche mangiato, questa sera!- realizzò.
-          Ho cenato con un’insalata prima che tu arrivassi!- gli rispose lei.
Hayden andò a cestinare il torsolo mangiucchiato e tornò, sedendosi sul letto. Il petto glabro era seducente attraverso la camicia aperta e lui trovava seducente osservare la pelle di Désirée nella penombra. Spostò nuovamente le coperte alla sua vita, infatti, per poterla ancora ammirare:- Con un’insalata non si va molto lontano!- le sorrise dolcemente e affascinante.
-          Ci sono abituata!- la ragazza lo osservò passarle il dorso delle dita sull’addome, stuzzicandole poi l’ombelico con le labbra e la lingua.
Lei sospirò:- Hayden, mi ti sei fatto per tre volte di seguito, stanotte, non sei ancora sazio?-
Lui la guardò, stando in sospeso sulle braccia:- Ti senti bene?-
-          Sono solo stanca! E ho ogni muscolo a pezzi! Stasera non mi sono fermata un attimo, anche grazie ad un certo signor Morrison di mia conoscenza!-
Hayden disegnò un sorriso comprensivo e divertito sulle labbra. Quindi, sospirò:- Su, voltati prona!-
-          Perché?- Désirée corrugò la fronte.
-          Hai bisogno di un bel massaggio!-
-          Sei anche massaggiatore?-
-          Modestamente … me la cavo!-
-          Con le tue modelle?- la ragazza sorrise.
-          Anche!- lui rispose al gaudio:- Hai qualcosa tipo di olio per corpo?-
-          Nel bagno!- Desy lo guardava leggermente scettica.
L’uomo si eresse in piedi e le fece cenno col dito di girarsi.
Lei obbedì:- Guarda che se mi rompi … - si spostò i capelli in avanti.
-          Fidati, finora nessuna si è mai lamentata!-
Effettivamente, Désirée convenne che in Sud America a spalmarle la crema per la bruciatura, lui era stato bravo anche a massaggiarla.
Dopo essersi procurato un olio per il corpo, Hayden si unse le mani e iniziò a passarle sulle gambe di lei in un modo che la fece mugugnare di sollievo.
Lui la guardò, abbozzando un sorriso compiaciuto. In realtà, voleva portarla a rilassarsi così da lasciarsi anche andare coi sentimenti.
Désirée aveva i polpacci come due corde di violino, ma poco a poco i muscoli si distesero al tocco magico delle mani di Hayden. L’uomo salì sul letto e iniziò a massaggiarle la schiena.
-          Mi sento una tua scultura!- mormorò la ragazza.
-          Beh … il concetto è sempre lo stesso!- rispose pacato lui, per mantenere l’atmosfera di relax. Si sporse a guardare il suo viso contro il cuscino:- Ti piace?-
Lei mugugnò ancora e l’uomo, arrestandosi per un momento, le chiese a bassa voce:- Desy, ti stai eccitando?- speranzoso.
-          Non smettere!- Désirée mosse l’indice verso la propria schiena con perentoria arresa a quel trattamento.
Hayden sorrise e continuò. Tuttavia, quando ebbe finito, si accorse che lei si era addormentata, nel piegarsi verso il suo volto. Si eresse seduto e sospirò con sottile delusione. Infine, la scrutò ancora e si alzò. Andò a lavarsi le mani e andò ad asciugarsele davanti alla figura dormiente della giovane. Il suo viso rilassato contro il guanciale, il braccio piegato vicino al seno, schiacciato sul materasso. Povero fiorellino, era esausta! Dopo aver trafficato per tutta le sera, aveva anche cercato di compiacere lui. Hayden volle pensare a questo e non solo che lei lo avesse fatto per i 70 marchi.
Quindi, si levò la camicia e tornò a letto per dormirle accanto.



Al mattino, lui si stava rivestendo davanti allo specchio. Désirée gli girava intorno con l’accappatoio e … bella rilassata e arzilla:- Sai che ha fatto il miracolo il tuo massaggio, manine di fata?- gli baciò il dorso di una delle due e l’uomo la scrutò accattivante. Quindi, s’infilò la camicia nei pantaloni scuri:- Quando vuoi!-. Si appese la cravatta al collo e fece per allacciarsela.
Desy si sedette sul mobiletto e iniziò a farlo lei, mentre lui si mise a mani sui fianchi:- Allora per Rotterdam?-
-          Non credi di essere un po’ esigente come cliente?-
-          Questo dipende fino a che punto finisce il cliente e da dove incomincia l’uomo che desidera la tua … uhm … dolce e intima compagnia!-
-          La mia dolce e intima compagnia costa!-
-          Non si lavora la notte di Capodanno!- Hayden notò la cravatta:- E’ perfetta! Un nodo che non avrei fatto nemmeno io così bene!-
Désirée lo guardò:- Vuoi sapere come ho imparato?-
Lui la scrutò:- Non ne sono sicuro!- prese la giacca e stava per uscire:- Guarda che ci conto per l’Olanda!-
-          Se vuoi proprio contare …. avari più garanzie a contare fino a dieci!-
-          Mmh … lo prenderò come uno dei tuoi può darsi!- le disse, prima di andarsene
Desy si abbracciò un ginocchio e ridacchiò.






12.IL MIO IMPELLENTE DESIDERIO DI TE







Hayden sperò di essere fortunato e di trovare Désirée in piscina, mentre infilava il costume nero a slip.
Era ancora molto presto, dato che era uscito da casa di lei che non erano neanche le 7,00. Ormai Desy non lavorava più al bar e a quell’ora non c’era molta gente.
Sorrise compiaciuto nel trovarla da sola, in effetti, a mollo, con il mento appoggiato alle braccia, posate sul bordo della piscina.
Silenziosamente, Hayden si tolse l’accappatoio e le ciabatte. Non infilò gli occhialini per essere libero di guardare il bel volto della sua Désirée. S’immerse dalla scaletta al lato opposto e nuotò con discrezione verso la sua figura immobile. I capelli biondi, bagnati, poggiavano su delle bretelle del costume intero, pure nero.
Lei era così immersa nei suoi pensieri da non essersi accorta di lui. Rifletteva sulla notte scorsa. Qualcosa le si era accesa dentro a stare con Hayden. Come se i vecchi spettri che insanguinavano le sue ferite avessero bisogno di un balsamo. E quel balsamo era il suo folle signor Morrison! Si sentì cingere piano sui fianchi e prima di potersi voltare sentì le labbra morbide e ora fredde dell’uomo posarsi sulla sua spalla.
Girò la testa di lato:- Hayden, che cosa combini?-
Lui strofinò la guancia contro il suo orecchio e mormorò:- Sorpresa!-
La ragazza riuscì a voltarsi e a guardarlo. L’uomo poté così notare la bella arricciatura a legacci della sua tenuta da bagno:- Ti sta molto bene questo costume, ma muoio dalla voglia di portarti a casa e levartelo!- soffiò a pelo d’acqua e Désirée lo scrutò furbetta.
Si aggrappò alle sue spalle:- Dì la verità che io ti soddisfo molto più del tuo harem di modelle! O non saresti sempre così affamato di me!-
Hayden sorrise affascinante, mentre lei faceva scivolare le mani sulla sua schiena, fino a raggiungere il suo didietro:- Ti hanno mai detto che hai delle belle chiappe d’acciaio?-
-          Me lo dico tutti i giorni allo specchio …- lui ironizzò per soffocare lo spasmo d’eccitazione che quel gesto gli provocò:- … e se continui, mi farai diventare d’acciaio qualcos’altro, malgrado l’acqua fredda!-
-          Ti credo sulla parola!- Desy si allontanò, dopo avergli pungolato il petto con le dita del piede e prima che lui glielo afferrasse. Giunsero altre persone, benché poche.
Hayden la tenne d’occhio per controllare dove lei andasse. Quindi, la raggiunse e iniziò a stuzzicarla sott’acqua.
-          Smettila, incosciente … arriva gente!- lo ammonì la ragazza, scansando la sua mano che già si era spinta sul suo ginocchio. Lì c’era un piccolo scalino che faceva quasi da divanetto subacqueo.
L’uomo si appoggiò al bordo, rimanendo a fissarla. Appoggiò poi la bocca alla sua spalla, baciandogliela lentamente e in maniera molto seducente.
-          Sei davvero un discolaccio!- Désirée scostò la spalla. Non avrebbe mai ammesso che le stava, però, piacendo e che le aveva provocato una scossa.
-          Sono queste mani e queste labbra … non si controllano vicino a te!- Hayden fece scorrere la bocca sul suo collo.
Lei lo fermò:- Vuoi farti arrestare per atti osceni in luogo pubblico, razza di gigantosauro?!-
-          Mmh … gigantosauro! Ha qualcosa a ché vedere con qualche mia dimensione fisica?- lui abbozzò un sorriso.
Desy lo schizzò e uscì:- Sì, col tuo testone!-
Hayden si pulì il viso dall’acqua; dunque, la fissò divertito, sempre con quel bel sorrisino.
Riuscì a mettersi nel solarium con la ragazza. La guardava e aveva una voglia pazza di qualcosa di pazzo con lei. Sempre stando nell’onesto e legale.
Si voltò su un fianco, tenendo un braccio sotto il busto per ergersi un poco:- Però … non era una cattiva idea … appartarsi in bagno!-
-          Uhm!- Désirée mosse la testa con leggero sospiro spazientito.
-          Perché … non eccita anche te … il gusto dell’essere scoperti?-
Lei si inumidì le labbra:- Senti, se non la smetti ti do un cazzotto! E sai che ne sono capace!-
Lui sorrise:- Certo che lo so, ma ora non lo faresti … perché ho indovinato!-
Désirée lo scrutò. Dunque, gli si mise a cavalcioni addosso:- D’accordo, facciamolo qua, allora! Più rischioso di così di essere visti!-
Hayden disegnò un sorriso imbambolato, tenendo le mani a mezz’aria:- Scherzi?-
-          Perché non mi metti alla prova?- lei congiunse le dita con le sue.
L’uomo si guardò intorno. Ancora nessuno li aveva seguiti in quell’angolo coperto da vetri, ma esposto al sole e riscaldato come un vero e proprio solarium.
Riconobbe una coppia:- No … arrivano i tuoi cugini! Mi sa che lui mi spezza in due se vede ciò che ti faccio!-
Desy divenne improvvisamente seria e gelò nello spostare lo sguardo dove lo teneva Hayden. Grazie al Cielo, loro non li avevano scorti!
Guardò il signor Morrison e gli disse:- Andiamo a casa tua!-
Lui spostò l’attenzione su di lei, perplesso:- Sì?-
Désirée annuì:- Non lo volevi già fare prima? Ti concedo di potermi togliere il costume!- che si era asciutto.
Hayden non se lo fece ripetere. Si alzò, appena lei si scansò e le prese la mano:- Vieni!-
Riuscirono a raggiungere gli spogliatoi per recuperare vestiti e borse senza che Ursula e Kostas li vedessero. Si erano, infatti, fermati al bar.
Vestita di tutto punto, Désirée uscì dallo spogliatoio femminile. Udì l’inconfondibile risata da trombone di sua cugina e iniziò a sudar freddo. S’infilò nella porta accanto, ignorando che fosse:- Desy!- sentì la voce stupita di Hayden alle spalle. Era lo stanzino maschile e per fortuna c’era solo lui, che si era appena infilato i pantaloni:- Ehm … volevo vedere se eri pronto!-
-          Nello spogliatoio degli uomini?-
-          Credi che qua dentro ci sia qualcosa che io non abbia già visto?- la giovane sorrise.
-          No, ma … -
-          Ok, ti aspetto fuori!-
-          Grazie!- annuì lui ironico.
Désirée fece per uscire, ma vide Ursula avviarsi verso quel punto; rideva ancora con un’amica e non si accorse di lei.
Prontamente, Desy richiuse l’uscio e ci si appiccicò sotto lo sguardo incuriosito di Hayden. La ragazza si avvicinò con fare quasi impacciato:- Posso … aspettare qui con te?-
L’uomo la scrutò. Quando lei faceva la timida o … finta timida lo mandava ancora più in estasi. Annuì, credendo di aver afferrato il nocciolo della questione:- Ah, ah!- sorrise con sottile malizia. Le posò una mano sulla guancia, iniziando a baciarle l’altra, spingendosi fino al suo collo, mormorando:- Ho capito cosa vuoi!-
Désirée era perplessa, mentre lui faceva scivolare le mani sotto la sua maglia, sulla schiena.
Lei lo allontanò con una spinta:- Cosa vorrei?-
-          Il discorso di prima! Credevo avessi voglia di farlo qui … -
-          Nello spogliatoio maschile?- Desy rise quasi:- Supera ogni mia fantasia, Morrison! E’ meglio che ti aspetti fuori a scanso di altri fraintendimenti!-. Si assicurò che la via fosse libera e uscì.
Hayden rimase perplesso, mentre si metteva le mani sui fianchi e faceva scivolare la punta della lingua sul labbro inferiore, totalmente confuso!



Entrarono nell’appartamento di Hayden rimanendo contro la porta. Désirée baciava lui sul collo, sbottonandogli la camicia e scivolò giù con le labbra sul torace.
L’uomo arrese la testa contro l’uscio, quando avvertì lei arrivare ad un punto molto sensibile. Quindi, la fermò e la obbligò dolcemente a rialzarsi:- No … facciamo le cose con più calma!- ansimò; la sollevò in braccio, andando verso la camera.



Era passata forse più di mezz’ora. A tutti e due era sfuggita la cognizione del tempo. Ed era … come se a Desy non importasse più. Non quando poteva stare a scrutare gli occhi blu di Hayden, sul cuscino accanto. Il colore bianco delle neve, che cadeva fuori, a renderglieli di vivace cristallo. Vicino ad un palmo di naso. Il suo naso perfettamente adorabile come quello di un folletto. E ascoltarlo, ascoltare la sua voce calda e profonda parlare.
L’uomo raccontava di quando era giunto in Germania:- Dapprima vissi a Bonn e … andavo a cercare i cespi di lattuga al mercato … meglio dire gli scarti!-
Désirée arricciò il naso con leggero schifo e Hayden continuò:- Era pure inverno e mi sentivo come quei poveretti che girano con giacconi mezzi trasandati e i guanti bucati!-
-          Ma scusa … i tuoi non ti hanno aiutato?-
-          Sono io che volevo cavarmela da solo! Era la strada che avevo scelto personalmente … quindi, dovevo provare a me stesso di sapermi alzare da solo!-
Lei lo guardava con sottile ammirazione, mentre lui spostava lo sguardo al soffitto nel rammentare quei tempi assai difficili. Infine, quando l’uomo tornò a guardarla con:- E tu? Quale triste storia hai?-, Désirée si trovò impreparata.
Abbassò gli occhi:- Io non ho una triste storia, spiacente!-
-          Permettimi di dubitarne con un briciolo di scetticismo!- Hayden la percorse con uno sguardo intrigante e … così affascinante che Desy dovette governarsi o per snocciolargli tutto o … per ributtarsi nuovamente avvinghiata a lui per un altro round di sesso.
Dunque, cambiò argomento:- Con Annika … è stata una cosa seria?-
-          Con Annika … è stata pura e semplice reazione ormonale!- spiegò lui:- Perché … sei gelosa?-
-          Non sono gelosa! La curiosità è femmina!-
L’uomo sorrise.
-          E con Olga?- Desy assunse un’aria furbetta.
-          Non ho mai avuto interesse verso Olga! E … alla fine … sei arrivata tu, fiorellino!- Hayden le accarezzò il viso.
Lei si girò supina.
-          Ah, già … dimenticavo che sei allergica alle romanticherie!- lui annuì ironico.
-          Sarei rovinata se me le concedessi!-
-          Ma … credo tu sia arrossita!-
-          T’inganni, non sto arrossendo affatto!-
-          Oh, sì, mademoiselle Chanterelle …- Hayden le solleticò il fianco:- Sei arrossita!-
-          Smettila!- Désirée saltellò al suo solletico e si contorse, quando l’uomo insistette.
-          Vieni a passare il Capodanno a Rotterdam con me!- lui si posizionò sopra di lei.
-          Cosa vinco se dico di sì?-
-          Un passaggio dal 1987 al 1988 con un uomo sexy, dalle chiappe d’acciaio!-
-          Hai un’autostima un tantino sopra le righe!- la ragazza sollevò le sopracciglia con bonario dileggio.
-          Me l’hai detto tu!-
-          E ho fatto male!-
-          Vieni in Olanda con me!- questa volta, Hayden glielo disse da serio.
Desy lo scrutò. Era difficile dirgli di no. Sbuffò divertita.
-          Sai che riesco a convincerti se voglio!- lui ricominciò a solleticarla e lei si arrese:- Ok, ok, va bene, mi arrendo!-
L’uomo la guardò, sorridendo dolcemente e le accarezzò la guancia.



La domenica Désirée pensò di avere qualche strana forma di dipendenza … per andare a cercare Hayden al parco. Al telefono non le aveva risposto (ebbene sì, aveva iniziato anche a cercarlo telefonicamente) e sperò di beccarlo a fare il mimo.
Fu fortunata. E lui era proprio anche davanti alla sua panchina.
Lei rimase a goderselo da lontano, mangiucchiando del pane, che divise coi poveri uccellini che non avevano tanta fortuna nella ricerca di cibo, con la neve.
Hayden sentì improvvisamente ridacchiare il suo pubblico e voltando appena la testa, osservò Desy accanto, messa nella sua stessa posizione.
Lui si avvicinò, le mise una mano sul fianco e le prese l’altra in posizione di valzer. Entrambi con la bocca spalancata di meraviglia come una sorta di Fred Astaire e Ginger Rogers.
Ci fu un applauso e le monetine piovvero nella scatola di Hayden. Quando, il pubblico sciamò … l’uomo la rimproverò scherzosamente:- Non è leale rubarmi così il lavoro!-
-          Ehi … ti ho fatto guadagnare il doppio, oggi!- Désirée mise le mani sui fianchi con un cipiglio buffo.
Hayden guardò la scatola e concordò:- Hai ragione! Ti nomino mia socia di mimica!-
-          Non ero la tua assistenza per struccarti?-
-          Beh … anche quello! E’ stato divertente mimare con te, no?-
Desy scosse la testa con un sorriso:- Vieni, Marcel Marceau!- lo prese per mano, conducendolo alla fontana.
Lo osservò finire di togliersi gli ultimi rimasugli di trucco:- E’ fredda?-
Lui sorrise, scrutandola:- Se ci sei tu … mi si scalda il cuore da rendere anche l’acqua bollente!-
-          Wow, mi fai sciogliere tutta!- Désirée si mise a braccia conserte, prendendolo buffamente in giro.
Hayden fu convinto, stavolta, che lei stesse flirtando. E Desy glielo confermò nello spostargli le ciocche di capelli dalla fronte:- Ti va … di andare ancora da te?-
L’uomo la percorse con lo sguardo.
E fu così che furono di nuovo contro la porta del suo appartamento. Hayden la fermò, quando Désirée iniziò a spogliarlo e baciarlo sul collo:- Aspetta … non puoi fare così!-
-          Così come?- la ragazza gli baciò il polpastrello del pollice.
-          A … - a lui uscì la voce roca:- … confondermi in questo modo!-
Desy lo scrutò e gli rispose in un modo che all’uomo piacque molto:- Avevo freddo!- mormorò arrendevole.
Hayden la strinse forte, levandole il cappotto.
Quando il telefono suonò, loro erano già nudi in giro per il soggiorno, a morire uno dell’altra (per lo meno, Désirée provò a sprigionare le proprie emozioni con incerto successo). Lui diede all’oggetto fastidioso una manata da capovolgerlo a terra. Adesso basta con le intrusioni proprio sul più bello!



Probabilmente neanche sotto la tortura della ruota Désirée avrebbe ammesso che con Hayden … si divertiva sia fuori che dentro alle lenzuola.
Lo provava il fatto che quel lunedì mattino camminava molto serenamente per le strade di Lubecca, dopo qualche piccola spesuccia.
Passò di fronte all’atelier, dove non era di turno e osservò Kristoff e Hildegard aprire la serranda da dentro. I due le fecero ciao, ciao con le mani e lei ricambiò. Appoggiò poi la bocca alla vetrina e fece una pernacchia.
Frau Shuster stava andando a prendere l’auto, perché quel giorno si sarebbe assentata per un paio d’ore e le comparve dietro.
Désirée osservò l’espressione sgranata dei due colleghi. Colta da un atroce sospetto, si girò trovandosi la padrona con aria perplessa. Trasalì. Quindi … improvvisò … cercando di “comprarsela”:- Signora, ero passata per … portarle questo pensierino di Natale, un po’ in ritardo!- le porse un sacchettino di carta natalizia.
Funzionò. Hanna Shuster si sciolse in un sorriso commosso:- Davvero, Chanterelle? Grazie!- prese il pensierino:- Oh, cara Désirée, come faceva a sapere che io adoro i sali da bagno? Li colleziono in pratica!-
Desy non diede a vedere che, in realtà, li aveva presi per sé e le venne un spontaneo stringersi nelle spalle con un:- S’immagini! Ci tenevo!-
Tutta gaudente, Frau Shuster proseguì.
Désirée notò Kristoff ridere come un matto, mentre Hildegard si era dileguata per fifa. Quindi, lei si affacciò dentro al negozio e disse burlescamente al ragazzo:- Finiscila di sogghignare, checcona!-. Questo perché lui, altrettanto scherzosamente, la chiamava spesso:- Mantide religiosa!- per come la giovane trattava Hayden.
Tornando sulla strada, si accorse però che la sua capa era ancora nei paraggi. Dunque, proseguì con un:- Ehm … Frau Shuster!- con un tono serio … a fatica.
Doveva passare da Ursula per sondare il terreno che lei e Kostas, per Capodanno, se ne sarebbero andati via … dalle balle!
Suonò al campanello e lui … masticando delle alette di pollo fritte (ne proveniva un odore disgustoso … alle 9,30 del mattino) le aprì:- Ciao, cuginetta prediletta, entra!- si scansò.
Désirée capì che, da come Kostas l’aveva chiamata, contenendosi, Ursula doveva essere in casa:- Uschi?-. Lei non fece in tempo a finire che … si vide afferrare per un braccio e sbattere contro il muro.
Guardò il volto furente di sua cugina, massaggiandosi l’arto:- Sei impazzita?- si avvicinò lentamente:- Dove sei stata in questi giorni, vipera? Ieri ti ho telefonato tutto il pomeriggio!- l’aggredì quella.
Desy avrebbe tanto voluto dirle di aver avuto di meglio da fare, che aspettare le sue telefonate. Ma non poté farlo. Era buffo: Hayden era diventato come il suo amante segreto! Neanche Ursula e Kostas fossero sposati con lei!
La ragazza s’indispettì:- Avrò pure diritto a passare la domenica come pare e piace a me!- “E almeno in quel giorno, andare a letto con chi piace e pare a me!” pensò, infine: “Così come quando non sono in servizio notturno!”
-          Non parlarmi in quel modo, ragazzina!- Ursula fece per schiaffeggiarla, ma Kostas si mise pigramente in mezzo.
Sua moglie lo squadrò accigliata e lui spiegò:- Non rovinare la mercanzia, tesoro caro! Il viso di Désirée ci serve! Così … come il resto!- mentre diceva questo, allungò la mano all’indietro per … palpare la cuginetta sulla schiena e … scendendo, senza farsi scorgere dalla “dolce metà”.
Desy guardò la sua “toccatina” e, assottigliando la bocca infuriata, gli mollò un pestone sul piede.
Kostas saltellò con un:- Ahi!-
Ursula rimase perplessa e osservò Désirée raggiungere la porta con:- Non vi azzardate mai più, tutti e due!- e la sbatté furibonda.
Era così fuori di sé che … quei due le avessero rovinato il suo stato di … dolce calma da Hayden. Così … lei trovò indispensabile andargli a suonare al campanello, sperando lui ci fosse.
L’uomo aveva il turno serale, quel giorno, ma fu felice di trovare la giovane:- Desy!-.
Désirée non lo lasciò neanche parlare che lo ridusse all’arresa di stare ancora assieme. Non proprio nel modo che voleva Hayden, ma gli fu già soddisfacente … che lei si fosse presentata a casa sua, per stargli tra le braccia.
Il ché significava che pure Desy … aveva bisogno di lui? Lo desiderava almeno la metà di quello che l’uomo desiderava lei?



Quando raggiunsero la dogana, all’aeroporto The Hague di Rotterdam, Hayden aveva già messo Désirée al corrente che avrebbero trascorso Capodanno da Elza Jensen, una ricca collezionista d’arte, che si dilettava a sua volta a dipingere.
-          Perciò … la tua prospettiva di tenermi per mano, sulla baia della città, mentre ci fissiamo negli occhi … va a farsi benedire!- lo canzonò lei.
Lui s’infilò nuovamente il passaporto nella tasca interna della giacca, guardandola a testa inclinata:- Sai che potrei trovare una risposta interessante a questo tuo vizio di sfottermi?!-
-          Da quando sei laureato in psicologia, Herr Sigmund Freud?!-
Hayden la scrutò. Desy aveva quel cipiglio irresistibile, che l’uomo mormorò:- Te ne approfitti che siamo in pubblico e sono obbligato a starmene buono! Ma … rammenta che tra poco saremo soli in albergo!-
La ragazza sospirò e iniziò a camminare:- Dicendolo così … inizi a farmi paura!- scherzò; anche se … una parte di sé … sentiva quel senso di frutta acerba nello stomaco. Sì, era vero … negli ultimi giorni era andata lei a cercarlo, a desiderare l’intimità con lui. Tuttavia … quel contesto, lontano da casa, da un ambiente famigliare … le metteva sempre allarmismo, in un certo qual modo.
Era l’antivigilia di Capodanno, quel giorno d’arrivo e quando raggiunsero la stanza del loro hotel, si accorsero che era molto singolare. Lettone con spalliere in ferro battuto, elegante, davanti alla finestra e un pavimento con mattonelle ad Arlecchino. Come caratterizzava un po’ la città di Rotterdam, che aveva l’originalità delle case cubiche di Piet Blom! Come dei cubi di Rubik.
Désirée si molleggiò sul materasso e Hayden sorrideva con gli occhi, aprendo la valigia:- E’ di tuo gusto?-
Lei si voltò a guardarlo:- Haha!-. Quindi, si sdraiò su un fianco:- Allora?- rimase sospesa su una mano.
-          Allora?- ripeté lui, muovendo le pupille confuso.
-          Avevi detto che una volta in camera … mi avresti strappato i vestiti di dosso a morsi!-
-          Stai invitandomi a farlo?- l’uomo alzò un sopracciglio.
-          Sei tu che comandi!-
-          Potrei approfittare di questa tua concessione di autorità!-
Désirée lo scrutò, senza battere ciglio e l’uomo posò la valigia a terra, raggiungendola a gattoni. Tuttavia, appena fu vicino, la osservò scivolare via con un sorrisino divertito:- Vado a farmi la doccia!-.
-          Vigliacca!- scherzò lui con un gaudio:- Giochi sporco, bambina!-
Lei rise gaia e poi fece spallucce:- C’est la vie!- e, una volta recuperato tutto il suo necessaire da toletta, sparì in bagno, chiudendosi a chiave.
L’uomo la udì entro poco:- Oh, Hayden, c’è una vascona enorme … dovresti vedere! Ci stiamo dentro in due!- pareva che la ragazza si divertisse a stuzzicarlo.
Lui serrò le mascelle con aria sofferente e divertita insieme:- Bada, figliola, mi costringi a entrare lì dentro a farmi un bagno di schiuma e acqua calda con te!-
A quel punto … Desy fece capolino, mostrando la gamba già nuda, accavallata all’uscio:- E chi te lo impedisce?-
Hayden la guardò a sopracciglia inarcate. In men che non si dica, si sfilò il maglione e zoppicò, saltellando verso l’altra stanza per il gesto furtivo di levarsi i pantaloni.
Lui riusciva sempre a metterla a suo agio.

Quella sera uscirono, dopo cena, a ispezionare la città. La baia di Rotterdam, con quel velo di neve intorno, era incantevole.
Qualche romanticone ascoltava in taluno bar sul molo “Can’t help falling in love” del mitico Elvis Presley e Hayden guardò verso Désirée, persa a scrutare l’orizzonte da fiaba.
Subito, le cinse la vita con un braccio e la cullò, poggiando la guancia alla sua testa, canticchiando quella canzone.
Lei abbozzò un sorriso e accalcò il capo alla sua spalla, stringendo le mani al petto, continuando a fissare la baia.
Dopo … lui ordinò del room service e giocò a imboccarsi con la ragazza … fino ad arrivare al consueto rapporto intimo.
Hayden rimase esausto con la testa contro il seno di Désirée, stavolta, come a captare i battiti del suo cuore.
La giovane restò a scrutare il soffitto, fino a quando lui le scivolò accanto, cingendola.
Fu nel mezzo della notte, che l’uomo la udì singhiozzare. Aprì gli occhi e si voltò. Stavolta, però, lei era ancora addormentata.
Lui accese il lume e la scosse:- Desy!-
Ci volle un attimo perché Désirée si svegliasse. Lo guardò confusa, con ancora le guance bagnate di lacrime.
-          Stavi … piangendo!- le spiegò Hayden.
La ragazza spostò lo sguardo in giro, smarrita e tremante e lui ipotizzò:- Un brutto sogno?-
Lei annuì dopo un secondo e l’uomo sospirò:- Aspetta, ti prendo un po’ d’acqua!-
Rimase a scrutarla, mentre Désirée trangugiava il bicchiere dissetante.
La ragazza gli ridiede l’oggetto di vetro e Hayden le accennò un sorriso:- Va meglio?-
Desy annuì.
-          Hai voglia di raccontarmi quell’incubo?-
Lei lo fissò e scosse il capo.
Lui sospirò, fissando in basso e poi le sorrise di nuovo:- Ok!-
Désirée si ricoricò, mentre l’uomo si alzava dal letto per tornare dalla propria parte. Spense il lume, osservando la giovane girarsi per metà su un fianco, restando a fissare il vuoto verso il muro.
-          Cerca di dormire!- lei lo udì mormorarle questo e lo guardò. Si voltò verso il suo lato e gli prese la mano, tenendosela tra le proprie.
Hayden rimase a scrutarla chiudere gli occhi, come a tranquillizzarsi con quel contatto con lui. Quindi, si girò a sua volta verso la ragazza, di modo da starle più vicino. E restare a guardarla fino ad addormentarsi.



Il Capodanno era progettato a casa di Elza Jensen, per l’appunto.
Hayden si sistemava il colletto della giacca nera, mentre aspettava Désirée, che si stava preparando nel bagno.
Lei uscì con … un’eleganza da far sfigurare Debra Winger in “Ufficiale e gentiluomo”. Abito scuro, di seta, con bretelline sottili e scollo a V, gonna al ginocchio, un po’ svolazzante. Capelli acconciati abbastanza vaporosi sulla nuca, con quei due rivoletti ariosi vicino alle orecchie.
Lui era restato a rimirarla senza proferir verbo e Désirée arricciò il naso:- Ho la tua completa approvazione, suppongo! O … il gatto ti ha mangiato la lingua!-
-          No … ci ha pensato un fiorellino … carnivoro di nome Desy!- esclamò scherzoso Hayden, sollevando le sopracciglia ammirato.
-          Carnivoro? Mmh …- lei si avvicinò e accennò a mordergli il collo:- Mi fai così … selvaggia?-
L’uomo sorrise:- Certamente … - l’avvolse tra le proprie braccia, appoggiandole lui la bocca sul collo, ora:- … è proprio il lato di te ad eccitarmi di più, mia orchidea selvaggia!-
-          Guarda che facciamo tardi dalla tua amica!- Désirée gli poggiò le mani sulla schiena, alzando gli occhi al soffitto.
-          Beh … possiamo ancora chiamare e disdire … con un impegno urgente qua dentro!-
Lei si levò con forza le sue braccia dai fianchi e ridacchiò:- Senti, Mickey Rourke, calma i tuoi istinti selvaggi e fa’ un piccolo sforzo di mettere un piede in fronte all’altro per condurre la tua persona eccitata fuori da questa stanza!-  gli prese la mano e lo trascinò con sé.
Con l’andatura di un peso morto, stile aratro … Hayden si lasciò guidare verso la porta:- Va bene, ma solamente perché me lo dici tu!- disse con un tono burlescamente faceto.



Elza Jensen abitava in un attico, in un grattacielo di Rotterdam.
Il suo appartamento megagalattico era su due piani. Quello di sotto con tutte le vetrate dalle quali s’ammirava tutta la città. Quello di sopra, al quale si accedeva con un’elegante scalinata a volta … aveva tutta la sua collezione d’arte. Ispirata molto alle case che aveva visto a Firenze, in Toscana.
Hayden notò subito un certo atteggiamento in Désirée … da stupirlo molto. E fargli scoprire una donna … assolutamente in tono con l’ambiente in cui si trovavano. Compito, ricco di charme e raffinato.
Frau Jensen ebbe subito simpatia per lei:- E’ mai stata in Italia, fräulein?- domandò, mentre sorseggiavano l’aperitivo.
-          Si può dire di no, signora, dato che solo di sfuggita … ma è un’esperienza che mi attrae molto!-
La donna, riccioli argentati dei suoi 60 anni, che le incorniciavano il viso abbastanza paffuto, raccolti con un fiocco bianco e il vestito di seta rosa antico, che le stava deliziosamente malgrado l’età e la statura piuttosto bassa.
-          Beh, mio caro Hayden, dovresti portarcela un giorno!- anche Elza aveva dato per scontato che lui e Désirée … avrebbero convolato, prima o poi!
-          Chi lo sa!- l’uomo guardò verso Desy, che annegava la bocca nel calice da cocktail, sorseggiando un analcolico, ma tradiva del sottile imbarazzo con lo sguardo.
Quando il cameriere giunse per annunciare che la cena era pronta, Elza invitò i propri ospiti ad accomodarsi e Désirée ringraziò, invece, il Cielo.
Durante la cena, fu molto affabile con Frau Jensen e Hayden se la mangiava con gli occhi.
Lui conversava con gli altri invitati e Desy si comportò da perfetta gentildonna.
Quindi, attesero la mezzanotte.
Hayden era sempre più di stucco per come Désirée si comportava. Nel momento in cui le chiese:- Vuoi dell’altro punch?- e lei gli rispose:- Sei squisitamente gentile, Hayden, te ne prego! Lo gradirei, infatti!- … lui corrugò la fronte nel sentirsi quasi un buzzurro in confronto.
Osservò la mano della giovane sul proprio braccio, con quel tono educato ed elegante e le sorrise con quell’espressione divertita e complice.
La ragazza ricambiò. Pareva non voler destare il minimo sospetto di ciò che lei era e quindi … assumeva quell’atteggiamento a tema!
-          Désirée è deliziosa, Hayden, me ne compiaccio!- Elza se ne complimentò con lui al tavolo delle bevande e l’uomo la fissò. Abbozzò un gaudio garbato:- Grazie!-
-          A quando … il fatidico giorno?-
Hayden cadde dal pero e capì dopo pochissimi secondi che Frau Jensen si riferiva alla data del matrimonio. Già, lui dimenticava sempre che tutti credevano Désirée la sua fidanzata. Forse perché … l’uomo lasciava apertamente crederlo!
-          Ehm … ancora non … abbiamo deciso!-
-          Ebbene, appena ti ritrovi con un po’ di tempo libero e nei paraggi di Rotterdam … avrei piacere riavere entrambi a cena! Perché, intanto, non venite a colazione con me domattina?-
-          Grazie, signora Jensen, ne sono molto obbligato!- sorrise, allontanandosi con il punch per Desy in mano.
-          Davvero grata, caro!- Désirée gli riservò lo stesso comportamento compito.
Lui la guardava e anche in quelle veci lei … lo stuzzicava enormemente.
Appena mancarono dieci minuti alla mezzanotte, si radunarono tutti sul terrazzo per osservare poi i fuochi d’artificio sparati dalla baia.
Scoccata l’ora di trapasso tra un anno all’altro … i presenti gridarono:- Auguri!-
Ci furono abbracci, baci sulle guance, baci sulle labbra … Hayden e Désirée erano in un angolo a osservare quel tripudio di festeggiamenti.
Lui fissò lei con la voglia di seguire l’esempio degli altri. Fu, quindi, audace e la spronò:- Coraggio, vieni qui … almeno per farci gli auguri!-. Le mise una mano dietro la schiena per attirarla a sé.
La ragazza lo baciò sulla guancia, ma l’uomo deviò subito sulla sua bocca, in modo abbastanza innocente, ma fin troppo intimo per Désirée.
Lo guardò stralunata appena si staccò e Hayden spiegò:- Ehm … c’era Elza che ci guardava ed è assai strano non baciare il proprio ragazzo per Capodanno, no?-
Desy lo fissò senza fiatare, ma lo sguardo conteneva centomila parole, di cui molte non proprio lusinghiere. Tornò a guardare gli invitati e mormorò un:- Buon anno, filibustiere!-




Quando tornarono in hotel, Hayden era tutto fuoco. Strinse Désirée a sé come se non lo facesse da chissà quanto e lei lo lasciò fare. Dopotutto … era il suo incarico. 
Al mattino, la ragazza venne colpita dalla luce del giorno, appena lui tirò le tende. Lo guardò confusa:- Buongiorno!- le sorrise l’uomo. Si avvicinò, allacciandosi i gemelli dei polsini:- Elza ci aspetta per colazione!-
-          Oh!- Désirée non dimostrò molto entusiasmo, restando rannicchiata su un fianco.
-          Perché quella faccia? Credevo che Frau Jensen ti fosse piaciuta!-
-          Non è questo!- la fanciulla sospirò.
-          Allora?- Hayden si sedette sul materasso, fissandola meditabondo.
-          E’ che … -
Lui capì:- Detesti fingere?-
Désirée lo scrutò. L’uomo era rimasto in silenzio a osservarla e lei gli lesse una sottile amarezza. Amarezza per il fatto che a Hayden bruciava che Desy dovesse considerarla una finta: essere la sua innamorata.
Tuttavia, lui ruppe quell’imbarazzante mutismo che si era creato con la solita ironia:- Beh … prova a non farlo!-
-          Davvero? Con tutti quei ricconi vuoi sul serio che io riveli cosa c’è in realtà tra noi due?-
-          Sai che non è ciò che intendevo!-
Lei lo sapeva perfettamente. Si sedette e sospirò, chinando la testa in avanti, coi capelli che si riversarono sul volto. Voleva rimproverarlo, ma non lo fece. Si limitò a mormorare:- A che pro ormai? Domani torneremo a Lubecca!- si accese una delle sigarette di Hayden.
L’uomo assunse un’espressione divertita e imbambolata insieme.  Il suo divertimento stava nel fatto che, alzandosi, le rivelò:- Stamattina presto sono sceso a chiedere al direttore se potevamo fermarci fino all’Epifania!-
Désirée alzò lo sguardo attonita:- Epifania?-
-          Sì … quella che noi inglesi chiamiamo Dodicesima notte, Desy!- Hayden abbozzò un sorriso:- E lui mi ha risposto che non vi erano problemi!- le prese la sigaretta, facendo una tirata con:- Grazie!- detto con tutta naturalezza, mentre lei seguitava a fissarlo spaesata e basita.



Elza li aspettava a casa sua con un altro paio di amici.
Désirée si presentò fresca e impeccabile come la sera precedente.
Hayden la guardava in quell’abito verde muschio, di una stoffa pesante ma elegante, che le fasciava in maniera incrociata il petto, le maniche lunghe che terminavano con un bordo sporgente a U sui polsi.
I capelli intrecciati in un cerchietto, mentre gli altri ricadevano ordinati sul collo. Doveva aver usato un piccolo toupet, ma stava divinamente.
-          Sei sempre molto bella, piccola cara, mi compiaccio!- le sorrise Elza:- Non l’hai ancora ritratta, Hayden? Vergogna!-
Loro due si guardarono e ripensarono al dipinto senza veli. Quindi, lui si limitò a rispondere:- Certamente, diverse volte!-
Désirée abbozzò un sorriso, celandolo nella tazza di cioccolata calda.
Una volta fuori di lì, parve riprendere a respirare.
Hayden la guardava, con quella sciarpa bianca a scivolargli dal collo, sul paltò nero, indossato in modo assai distinto:- Ti sei liberata di un peso?-
Desy lo fissò, ma non rispose per tatto nei suoi confronti. Tuttavia, non fu necessario. Lo osservò disegnare un sorrisino amaro e uscire dall’ascensore quando questo si aprì.
Lei lo raggiunse in strada e lo afferrò a braccetto:- Su, Hayden, non tenermi il muso!- si sporse a guardarlo negli occhi:- Sai che io e i ricconi … proprio non c’è lega!-
L’uomo la scrutò in tralice e Désirée sorrise:- Sono costretta a frequentarli, ma … è più forte di me … a parte qualche eccezione … mi creano una sorta di orticaria! Peggio delle fragole!- arricciò il naso.
Questo smosse lui a capire di non riuscire a restare offeso o per lo meno deluso con lei. Volle quasi afferrarla tra le braccia e baciarla con tutto se stesso.
-          Intravedo un piccolo sorriso, signor Morrison, eh?- la fanciulla gli pungolò il fianco. Dunque, gli saltellò in groppa, mentre Hayden sospirò:- Che vuoi fare, fiorellino?-
-          Farmi portare da te … è ovvio! Le scarpe mi stanno uccidendo e tu hai dei doveri di galanteria!-
-          Te ne approfitti perché sono inglese!-
-          Certo!- Désirée gli soffiò tra i capelli e lui la guardò sempre in tralice, reggendole le gambe:- Bada che potrei approfittarne!-
-          Beh … ormai … che differenza fa?-
-          Mh!- Hayden guardò avanti a sé e iniziò a correre nella neve.
Lei si aggrappò al suo collo e urlò giocosamente, lasciando ammutoliti i passanti.



Il resto della settimana trascorse piacevole.
Visitarono le case cubiche di Piet Blom, fecero un giro sulla Euromast, la torre panoramica dalla quale si vedeva tutta la città di Rotterdam.
Hayden scrutava lo sguardo di Désirée perso nel vuoto. Avrebbe voluto avere il potere della telepatia e sapere cosa alimentava la sua bella testolina. Lasciò cadere l’attenzione sulla mano di lei e gliela prese lentamente, dopo essersi guardato intorno i vari innamorati che si abbandonavano in romantiche effusioni.
Il posto era suggestivo ed emozionante, in effetti.
Desy puntò gli occhi scuri nei suoi e guardò la mano di lui a tenerle la propria. Non seppe se ritrarla o meno, quando Hayden le chiese:- Provi anche tu ciò che sto provando io?-
La ragazza tornò a fissare Rotterdam oltre il vetro:- Dipende! Affascinata? Sì!-
-          Da me?- l’uomo abbozzò quel sorriso attraente che lei avrebbe voluto confermarglielo. Tuttavia, disegnò un gaudio a sua volta e si allontanò, scuotendo la testa:- Scemo!-
Lui rimase a fissarla, sorridente. In cuor suo, sapeva che Désirée provava quel qualcosa in più nei suoi confronti che lo differenziava dagli altri clienti; lei, tuttavia, neanche con la minaccia di essere scaraventata in un fiume infestato di caimani o in una fossa piena di fiere avrebbe ammesso una cosa simile!
Il Diegaarde Blijdorp era un parco zoologico provvisto anche di un grosso acquario.
Hayden era profondamente ammirato e affascinato di come Desy si aggrappasse alle recinzioni degli animali o spalancava la bocca sotto la galleria acquatica come una bambina che vedeva lo zoo per la prima volta in vita sua.
-          Si direbbe tu non abbia mai visto niente di simile!- azzardò lui, dolcemente.
Lei lo scrutò in tralice e infine assunse un’aria leggermente beffarda:- Ho visto questo e altro!-
-          Cioè?-
Désirée gli camminò davanti, guardandolo negli occhi:- Una volta sono stata allo zoo safari di Pombia, in Italia!-
-          Mh, davvero?- Hayden annuì interessato.
-          Già! C’erano delle scimmiette che si aggrappavano all’automobile!-
-          Scimmiette, eh?-
-          Aha! Parenti strettissimi di un certo signor Morrison di mia conoscenza!- lei fece un’espressione accattivante e lui la imitò, mentre la giovane gli indicava verso delle gabbie:- Esattamente come quelle laggiù!-
L’uomo osservò le cappuccine che si arrampicavano sui rami dentro alle grosse gabbie e poi spostò lo sguardo verso i gorilla:- Sicura non sia quel signore là più attinente a me?-
-          Mmh … ripeto: hai davvero un’alta opinione di te, caro e modesto mister Morrison!- Désirée galoppò in avanti.
Hayden camminava con le mani nelle tasche, mantenendo quell’espressione ironica e divertita, ascoltando lei chiamarlo:- Su, vecchione, che laggiù ci sono i leoni!-



Era l’ultima notte che avrebbero trascorso a Rotterdam. Désirée non riusciva a dormire e voltò lo sguardo a osservare Hayden che ce la faceva perfettamente, invece.
La ragazza sospirò con un grosso groppo in gola. Si alzò a sedere e osservò la luce spettrale della notte scivolare dalla finestra.
Quei giorni con lui erano stati … “Oh, Désirée, finiscila di fare la stupida!!!” si ammonì severamente. Una volta a Lubecca tutto sarebbe tornato come prima. Mentre Hayden la stringeva tra le braccia, solo un’ora fa, lei non poteva non pensarci. A non pensare a Sven e agli altri uomini che ci sarebbero stati al posto di lui.
Questo chiodo che le si conficcò nella mente le provocò quasi una sensazione di soffocamento. In più i suoi echi … “BANG!” Doveva uscire!
Silenziosa e cauta si vestì con una felpa di Hayden, dei jeans e una giacca. Si sedette sul letto per infilarsi delle scarpe da tennis e udì un:- Roawn!- dietro di sé.
Voltò la testa e notò che lui si era girato prono, ma non si era svegliato.
Fece per uscire, ma si soffermò all’altezza del comodino per rubare una sigaretta dall’astuccio dell’uomo, con sempre la massima accuratezza a non far rumore.


Il vapore del freddo galleggiava nell’aria della notte, lo si vedeva nel buio. Desy osservava la baia, stando con le mani nelle tasche della giacca e il cappuccio della felpa sulla testa. L’orologio del campanile di una chiesa segnava l’1,00 di mattina.
Lei sospirò e andò in un locale ancora aperto.
-          Che aria mesta, ragazza!- le disse il barman, asciugando un boccale di birra.
Désirée si teneva le dita per i polpastrelli e fece un profondo respiro, mentre l’uomo abbastanza corpulento le sorrise:- Che ti è successo?-
-          E’ una storia troppo lunga perché io abbia voglia di raccontarla!- lei spostò lo sguardo verso il palco, dove un piccolo complesso improvvisava delle note con batteria e basso.
Il barista la scrutò:- Ti va di andare a cantare qualcosa?-
Désirée sospirò e poi scosse la testa.
Camminò cercando di celare il più possibile di essere una donna, mantenendo lo sguardo chino e il cappuccio a coprirle i capelli.
Solo un tizio capì la sua natura, ma si limitò soltanto a emettere un fischio, attraversando la strada.
Lei allungò il passo e si ritrovò a osservare le acque della baia di Rotterdam.
Era quasi l’alba quando la giovane sedeva sul molo, fumando una delle sigarette di Hayden, con quel profumo di menta e tabacco che si propagava dalla sua bocca.
Le unghie smaltate di grigio brillantato afferravano i lembi dei jeans un po’ consunti.
Sarebbe stato tutto molto più semplice se… quella notte … quella dannata notte… si fosse addormentata lei!



Hayden stirò un braccio, nello svegliarsi. Appena si accorse che Désirée non era più in camera, credette di avere un principio di sincope.
Chiese al portiere, ma non seppe illuminarlo.
La cercò per le strade di Rotterdam, fino a ricordare quanto a lei piacesse la baia.
Girò per la zona, fino a quando lo sguardo non gli cadde su una mano che sporgeva da sotto la cerata di una barca.
L’uomo si avvicinò speranzoso ed emise un sospiro di sollievo quando riconobbe lo smalto di Desy. La sua mano affusolata e da giovane donna. Tolse il coperchio che ricopriva l’imbarcazione e vide lei addormentata dentro.
Ringraziando il Cielo, Hayden sollevò la ragazza tra le braccia e s’incamminò verso l’hotel.



Quando Désirée si destò, si trovò lui appoggiato allo stipite del letto a scrutarla con calmo rimprovero:- Non farlo mai più!-
Lei si passò le dita sulla guancia, fissandolo confusa e Hayden iniziò a camminare leggermente agitato:- Voglio dire … uscire di nascosto in piena notte, specialmente in una città che non si conosce … mi hai fatto prendere un colpo!-
Desy si mise a sedere, facendo scivolare le gambe giù dal letto e lui la guardò un po’ sgomento:- Mi sono venute tutte le paure di questo mondo! Si può sapere perché fai così?!-
La ragazza lo guardò:- Non devi mica farmi da baby sitter? Sono sufficientemente adulta per badare a me stessa! E sai bene che non scherzo quando mi difendo!-
L’uomo sospirò irritato:- Oh, beh, scusa tanto se tengo a te e mi allarmo se non ho idea di dove tu ti sia cacciata in piena Rotterdam, nel cuore della notte! Perché … se il portiere del mattino non ti ha vista … vuol dire che sei sparita chissà a che ora!-
-          Non riuscivo a dormire!- fu la giustificazione che Désirée gli fornì.
-          Non riuscivi a dormire!- ripeté Hayden, assentendo con sarcasmo:- E’ … è tutto ciò che hai da dirmi?!-
-          Perché? Devo descriverti ogni tappa della mia passeggiata notturna?! Sono qui, sono viva … nessuno mi ha rapita, anche perché se ci avessero provato … si guadagnavano una bella castrazione drastica!- s’impuntò lei.
L’uomo fu quasi frustrato dalla sua testardaggine. Fece un profondo respiro e uscì sul balcone.
Désirée lo osservò appoggiato al parapetto. Posò lo sguardo sulle proprie mani congiunte tra le gambe e sospirò. Sì, forse aveva esagerato a sparire così ed era comprensibile che Hayden si fosse preoccupato.
Quindi, mettendo da parte la propria cocciutaggine, si alzò e lo raggiunse. Lo cinse da dietro, appoggiando la guancia alla sua schiena.
Lui spostò gli occhi in tralice e la udì mormorare:- Perdonami!- posargli un bacio tra le scapole e poi continuare:- Mi dispiace tu ti sia allarmato!-
-          Temevo di non rivederti più!- rispose Hayden, voltandosi. Quindi, l’afferrò stretta tra le braccia.





13.UN CUORE NELLA TEMPESTA





Quando il tuo cuore sobbalza ad ogni suo passo, per la gioia di vederlo camminare verso di te … può significare solo una cosa …” Désirée spense la radio di quel brano tedesco di una cantante di cui non ricordava nemmeno il nome, mentre si truccava nel camerino del “Mars und Venus”.
-          Ehi, a me piaceva!- borbottò Katarina, guardandola con un bonario cipiglio.
-          A me no!- bofonchiò lei, spargendosi la polverina di cipria sulle gote. Il trucco prevedeva farla assomigliare ad una bambola di ceramica.
-          Che c’è, piccola Désirée?- Lotte le sorrise, cospargendosi di gel i capelli in stile androgino, molto in voga in quel periodo.
-          Niente!- la ragazza fece spallucce, alzandosi.
-          Amori non corrisposti?- Katarina osò questa ipotesi.
Desy si avvicinò alla porta, mentre Lotte ribatteva:- La nostra Désirée è troppo intelligente per non essere corrisposta!-
La giovane scrutò la collega e poi disegnò un sorrisino amaro, rispondendo:- Già, sono così intelligente da dovermi ritrovare nel bel mezzo di una tempesta di neve, senza alcuno strumento per uscirne!- aprendo l’uscio.



Hayden era andato a guardarla; era seduto ad un tavolo d’angolo, davanti ad un ginger ale e batté le mani quando la osservò iniziare nella penombra del palcoscenico.
Il balletto durò circa tre minuti e poi lei sparì nuovamente dietro le quinte.
L’uomo l’attese al tavolino per un po’, tant’è che stava pure per pensare che Désirée si fosse dileguata com’era tanto brava a fare.
Stava per bere un altro sorso del secondo ginger ale, quando la mano della ragazza apparve prendendogli il bicchiere, sorseggiando la sua bibita al suo posto, come aveva fatto la prima volta che si erano conosciuti:- Sono assetata!- mormorò con un tono leggermente seducente.
Hayden la osservò appoggiata al proprio tavolo e sorrise:- Prego!-
-          Vuoi venire di sopra? Anche solo per parlare un po’! Sai … si dice che io sappia ascoltare!-
Il giovane abbozzò un sorrisino accattivante:- Già!- si afferrò le labbra una con l’altra guardando il proprio bicchiere vuoto:- L’ho sentito dire anch’io!-
In effetti, andarono nel parte privata del soppalco, ma solo per chiacchierare.
L’uomo era sorpreso come Désirée avesse capito che lui aveva bisogno di parlare un po’. Il lavoro che faceva non era ciò che lo soddisfaceva e quel mese le vendite dei suoi quadri non erano andati come aveva sperato. Anche se Von Hoffmann era ottimista con:- Non disperare, figliolo … vedrai! Ci sono sempre altre mostre da organizzare! Il contratto con la galleria non è ancora scaduto!-
Desy lo ascoltava in silenzio, appoggiata alla guancia e Hayden la scrutò. Capì che lui era l’ultimo a doversi lamentare, proprio con lei, poi che … conduceva una vita dove veniva sfruttata in tutto il suo essere e … di cui non si sapeva nulla della sua famiglia! Magari era pure orfana e sola al mondo, mentre l’uomo, se non altro, se proprio era alla canna del gas … poteva tornarsene in Inghilterra, dove aveva sempre un nucleo familiare ad accoglierlo.
Questo lo portò a scusarsi:- Mi dispiace!-
-          Di cosa?- Désirée corrugò la fronte.
-          Tu avresti molto più da lamentarti di me!-
-          Io non ho nulla di cui lagnarmi, Morrison, smettila di compatirmi!- lei reagì con sottile stizza, guardando avanti a sé.
Hayden la fissò, ma non insistette:- Posso accompagnarti a casa?-
Desy lo guardò. Pensò che non era più necessario, perché proprio quel mattino aveva riesumato dalla propria cantina la sua bicicletta. Aveva aperto la porta di ferro e abbozzato un faceto sorriso con:- Ciao, cara Baby!-. L’aveva chiamata come il cucciolo di brontosauro del film con Sean Young e William Katt: “Baby e il segreto della leggenda perduta”.
-          Cos’è quell’espressione ilare?- s’incuriosì Hayden e la ragazza capì di essersi messa a sorridere:- Niente!- scosse la testa:- Pensavo che … ho i miei mezzi!-
L’uomo corrugò la fronte perplesso.
Appena uscì, infatti, la vide salire in groppa ad una bicicletta azzurra col sellino bianco:- E quella cos’è?-
-          Come Morrison? Non dirmi che non riconosci un soggetto così interessante e antico come … una comune biciletta!- Désirée sorrise accattivante, infilandosi la cuffietta in testa.
Hayden assunse un’espressione ironica, mentre la ragazza pedalava via con:- Comunque … questa è Baby! A presto, signor pittore!-
Lui restò con le mani nelle tasche del giaccone, a scrutarla assorto. La seguì, ma stando un po’ indietro per non farsi accorgere. Giusto per essere certo che lei arrivasse al sicuro. E fu così.
Appostato dietro al muro, la osservò entrare nel portone con la sua Baby e poi sorrise:- Buona notte, amore!-



Era un sabato sera. Il “Blumen” era un locale notturno che ogni tanto Désirée frequentava, quando accompagnava un cliente.
Quella volta era in compagnia di Thiago Gonzalez, un colombiano arricchito nell’import/export di caffè della sua bella terra lì in Germania e altri paesi del nord Europa.
Ciò che, però, Desy non aveva calcolato era … la presenza di Hayden Morrison al tavolo giusto di fronte al suo. Distanza aerea … pfui … due metri forse.
Anche lui, da come la guardò, non aveva previsto d’incontrarla. Era con un gruppo di amici. Il solito del lounge, una delle prime volte che si incrociavano.
Il fatto fu che … c’era pure Annika, tutta strusciante e smorfiosa accanto all’uomo.
Désirée mordicchiò nervosamente la cannuccia con cui succhiava la propria Virgin Colada e si stupì di se stessa di trovare il comportamento di Freulein Top Model irritante.
-          Todo bien, mia estrella?- Thiago le poggiò il grosso palmo sul ginocchio, circondando col braccio le sue spalle scoperte dal vestito color carbone.
Hayden scrutò quell’energumeno color olivastro, capelli radi e agghindato con grossi bracciali d’oro, toccare in modo assai libero la sua Desy.
Sentì la mano femminile di Annika poggiarsi sul proprio avambraccio e la guardò:- Sei tutto serio, caro! Ti senti bene?-
L’uomo abbozzò un sorriso accattivante:- Cosa ti fa pensare che io non lo stia? Ho un’affascinante compagnia qui accanto!-
Annika parve non essersi accorta di Désirée. Forse non l’aveva riconosciuta.
Lei, dal suo canto, posò decisa il bicchiere e guardò Thiago, prendendolo per mano:- Vieni, andiamo a ballare! Questa è una bella canzone!- sentendo un pezzo di Patti Smith. Era “Because the night”, una delle sue preferite. Iniziava lenta e romantica e prendeva poi quel ritmo dolcemente rock e sottilmente graffiante come la cantante americana era in grado di fare.
E la canzone diceva: “Perché la notte appartiene agli amanti, agli innamorati, appartiene a noi!”.
Désirée non sapeva quanto mrs Smith si avvicinasse a lei e Hayden con quelle parole. Thiago era sicuro che, da buon maschio latino, se le voleva godere da appassionato, stringendola a sé quasi da dolerle i muscoli. Malgrado ciò, abituata a ben di peggio, Desy stava al gioco, lanciando di tanto in tanto occhiate quasi di sfida verso Hayden.
Lui, seduto la tavolo, nel suo elegante e affascinante completo blu notte, la scrutava abbozzando dei sorrisi quasi divertiti. Il fatto che lei … sentisse il bisogno di comportarsi così significava solamente una volta positiva nel loro rapporto: era gelosa!
Questo lo portò a prendere la mano di Annika e baciargliela.
Spazientita, Désirée riportò il suo cliente a riaccomodarsi al tavolo. Accavallò le gambe e si mise a braccia conserte.
-          Sei per caso arrabbiata, mia hermosa querida?- Thiago la scrutò.
La ragazza fissava quell’espressione accattivante di Hayden, che pareva stuzzicarla a distanza.
-          Désirée!- udì la voce accanto a sé incalzarla e lo guardò:- Eh?-
-          C’è qualcosa che posso fare per te?- dei suoi clienti, il signor Gonzalez era ancora tra i più gentili e lei quasi si sentì in colpa di volersene liberare ora. Fissò Hayden e mormorò:- Della tapioca!-
-          Tapioca?- Thiago sollevò le sopracciglia.
-          Sì … mi è venuta fame! Potresti procurarmela, per favore?- la giovane lo guardò di nuovo. Sarebbe stata alquanto difficile come impresa … specialmente vedendo la coda al bancone del bar … e proprio per questo Désirée la sfruttò come asso.
-          Vieni a ballare?- chiese Annika a Hayden, ma lui rifiutò.
Desy lo osservò rimanere solo quanto lei e ne approfittò per strappare un pezzo del tovagliolo di carta, lì sotto il proprio bicchiere vuoto. Scrisse con una biro che teneva sempre in borsa e poi si alzò.
Passò accanto a lui e, con nonchalance, gli lasciò ricadere il pezzo di carta in grembo, tirando dritto.
Hayden prese subito il messaggio: “Pronto per quella follia di cui si è sempre parlato? Io ti aspetto dove tu sai!
L’uomo sorrise, stringendo il pezzetto di carta nel pugno e infilandoselo in tasca. Voltò la testa, osservando lei dirigersi verso le toilette.
Con quella scarica elettrica che lo percorse, si eresse in piedi, sistemandosi la giacca e, inosservato, la seguì.
Il fatto che entrarono in quella toilette, che aveva l’anticamera promiscua, stretti come se non potessero fare a meno l’uno dell’altra, in un night club non era affatto tenuto in considerazione.
Raggiunsero un angolo un po’ appartato, dove le luci fredde e pallide della stanza li raggiungevano appena, ed erano come accecati dal bisogno di sentirsi.
Désirée si aggrappò a lui, appoggiata al muro, avvinghiandosi ai suoi fianchi, volendo percepire la sua essenza farsi strada nella propria.
Hayden le prese il volto tra le mani, scostandole le ciocche dei capelli ribelli all’acconciatura stretta nelle mollettine, cercando qualsiasi tipo di emozione nei suoi occhi.
Desy lo guardava, attaccava la nuca alla parete, ma stava in silenzio. Lo stringeva tra le braccia, serrava la sua giacca tra i pugni, ma … nient’altro. Anche se … cercava pure lei in se stessa qualsiasi tipo di sensazione. Fino a quando avvertì lui rallentare i movimenti e, con un profondo respiro, lasciarle le gambe e appoggiare la fronte al muro col fiato corto. Baciarle la tempia e mormorare:- Andiamocene di qui!-



L’appartamento di Désirée venne illuminato nell’ingresso da un piccolo lume.
Hayden se la vide sfuggire dalle braccia, per come erano entrati stretti, creandogli quell’eccitante frustrazione.
Si appoggiò con la spalla al muro e la osservò farsi scivolare il paltò di dosso.
Quindi, lei si sciolse i capelli e Hayden le chiese:- Il tuo colombiano starà ancora cercando la tua tapioca?-
-          Probabilmente!- la ragazza balzò a sedersi sul tavolo. Accavallò le gambe:- E Annika starà ancora cercando te?-
-          Probabilmente!- lui la fissava con quel sorrisino accattivante. Ammettevano entrambi che non era stato molto carino filarsela alla chetichella. Tuttavia, Désirée non aveva avuto alcuna voglia di congedarsi con Thiago e idem Hayden col suo gruppetto che gli avrebbe fatto un mucchio di domande:- Perché … mi sei venuta a cercare?- lui avanzò questa domanda.
-          Io non ti sono venuta a cercare! Ci siamo incontrati per caso!- Désirée fece spallucce.
-          Sì … probabilmente!- ripeté Hayden, percorrendola con lo sguardo.
-          Beh?-
-          Mh?-
-          Cosa fai lì impalato?! Avvicinati!-
-          Vuoi dirmi che non sei ancora sazia?- l’adorabile espressione da bel pupazzone giocoso irradiò fascino da Hayden.
-          Voglio solo dirti che … devi venire qui!- Desy glielo accennò con l’indice.
Lui obbedì volentieri e le mise i palmi sulle gote morbide e rosee. Avrebbe potuto baciarla fino a soffocare, ma Désirée deluse le sue aspettative prendendo le sue mani e baciandogliele sui pollici. Gli fece scivolare la giacca dalle spalle. Si lasciò baciare sul volto e si sdraiò sul tavolo, portandoselo contro di sé.
Sapeva che la domanda di Hayden si riferiva a tanti episodi ultimi e non meno quello della toilette: “Perché mi sei venuta a cercare?”. Come rispondergli che … dovendo trascorrere la notte con qualcuno … lei aveva preferito passarla con lui. Con quello che ormai era il suo amico più intimo. L’uomo di cui poteva fidarsi, che gli dava quella famigliarità che ormai non conosceva da anni. Quella complicità che in un ragazzo non aveva mai trovato. Che le sue braccia erano le uniche che desiderava sentire avvinte a sé.
Percepire quel senso di completezza e riempimento di qualcuno solamente con lui!



Una nuova serata alla galleria poteva consentire a Hayden di vendere altri quadri e sculture. E fu soddisfatto che la creme della creme di Lubecca, pareva, ci fosse. Più erano ricchi … più avevano soldi da spendere, no?
Otto non aveva potuto esserci, perché era andato nel castello che aveva a Biarritz, in Francia, per sistemare alcune questioni.
Hayden girò su se stesso con un bicchiere di punch in mano, salendo i gradini che conducevano nella parte superiore della galleria.
Si bloccò sull’ultimo scalino nell’intravedere una figura femminile ben fatta. Vestito nero, attillato, lungo, spacco posteriore, tacco dodici, scollatura americana … capelli in una splendida e morbida acconciatura intrecciata, ma appoggiata sul collo e la spalla.
Lui accarezzò quella figura perfettamente sinuosa con uno sguardo ammirato. La notte del colombiano, che avevano concluso a casa di Désirée … era stata fuori da ogni concezione che Hayden avesse potuto prevedere. L’aveva osservata dormire, mentre si rivestiva e poi … l’aveva lasciata tranquilla. Senza soldi … senza un cliente che lasciava una prostituta. Semplicemente … un uomo che si congedava dalla donna che amava e desiderava sempre più intensamente. Ogni momento in cui la guardava. Come la sera dopo che la giovane aveva cantato da Kasten il pezzo più famoso di Belinda Carlisle: “Heaven is a place on Earth”. Lui non era riuscito a scucirle gli occhi di dosso.
Desy ora inclinava la testa nel rimirare quel dipinto che Hayden aveva reso leggermente astratto.
-          Che sorpresa!- quella voce pacata e improvvisa accanto all’orecchio la fece sobbalzare.
-          Hayden!- Désirée si premette la mano sullo sterno e lo guardò in tralice.
-          Mi fa piacere vederti qui!-
-          Mh!- lei tornò a scrutare il quadro:- Hai deciso di … darti all’arte astratta adesso?-
-          Qualsiasi forma d’arte m’interessa!- l’uomo la percorse con gli occhi azzurri caldi.
Désirée ignorò il commento e sorrise, stando a braccia conserte:- Sembra tu … abbia avuto una nottata folle e abbia voluto buttarla giù sulla tela!-
Hayden inspirò e fissò il proprio quadro, con le mani nelle tasche:- Me lo fai apposta?-
-          Cosa?- Desy lo guardò con quell’aria da ingenua birbante che … lui non volle ricambiarle lo sguardo subito, per non cedere agli impulsi.
-          A proposito … hai voglia di un’altra follia come quella in discoteca?- disse l’uomo:- C’è uno stanzino appartato … o se preferisci … ci sono le toilette anche qui!-
-          Sei incorreggibile!- ridacchiò Désirée ironica.
-          Perché?- Hayden indietreggiò, continuando a guardarla:- Sei tu quella che ha lanciato il la, quella notte … io posso farlo ora!-
Lei lo seguì con lo sguardo. In lui c’era quel cipiglio affascinante, fresco … libero e svolazzante come quello appunto di una figura mitologica gaelica. Désirée fu pronta per un’altra follia. Gli prese il volto tra le mani e lo baciò sulle labbra con uno stampo assai corposo.
Hayden si ritrovò contro il muro, impreparato, stupito e … alquanto compiaciuto di quel gesto. Prima di riuscire a stringerla a sé, la ragazza si staccò con:- Oh Signore, ma cosa sto facendo?- allontanandosi.
-          No … Desy, va bene così … dove vai?- l’uomo la seguì.
-          Per niente! Non posso fare così … anzi … ti chiedo scusa di questo impeto! Devo aver … perso la testa!- Désirée sorrise amara e poi si affacciò alla balconata. Osservò Hayden pure lì accanto. Ci era rimasto male di quella marcia indietro e lei lo toccò sul braccio:- Mi perdoni?-
Lui sospirò e la guardò dopo un secondo. Abbozzò un sorriso e rispose:- Con quel vestito e quell’acconciatura, quel trucco … ti fai perdonare tutto!-
La giovane donna annuì e tornò a guardare avanti a sé la gente salire e scendere dalla scala.
-          Ti andrebbe, Desy, di cenare con me? Io avrei un po’ di fame!- Hayden glielo chiese di botto, ma Frau Kleiner lo raggiunse trafelata:- Herr Morrison, l’ho trovata!-
-          Che c’è?-
-          Ci sono dei compratori!-
Lui guardò impacciato Désirée, che lo incoraggiò:- Vai!-
L’uomo fece cenno con la mano:- Non … non ti muovere di lì! Sono da te tra pochi minuti!- e seguì l’addetta alle vendite, lì alla galleria.
Desy lo osservò e sorrise, dondolandosi alla sbarra della balconata. Era felice che lui avesse potuto vendere qualcosa e … fiera del suo signor Morrison.
Hayden strinse la mano a quel marchese sassone, che aveva comprato uno dei suoi quadri più costosi e poi segnò sul registro la ricevuta, che aveva lasciato. Aveva voluto risolvere tutto in tempo … prima che Désirée gli sfuggisse … com’era tanto brava a fare!
Con sollievo, alzando brevemente lo sguardo, la vide giungere lentamente, con quel bicchiere di acqua tonica tra le mani. Era l’incarnazione di qualche ninfa o sirena dei romanzi epici e Hayden voleva poter ritornare sul bacio di prima:- Tenga, Frau Kleiner … continui lei!- disse quasi assente alla donna dagli occhialini vistosi.
-          Non speravo più di trovarti ancora qui!-
-          Sei tu che mi hai … perentoriamente invitato a restare, no?!- Désirée sollevò leggermente la spalla con cordiale sberleffo.
L’uomo sorrise:- Sì! Ma … non sempre i miei inviti sono accettati da vostra grazia!- fece un breve inchino verso di lei.
-          Beh … si dà il caso che … anch’io avevo fame!-


“Wind of change” degli Scorpions si propagava dolce e romantica dall’autoradio di Hayden. Lui fischiettava assieme al vocalist del gruppo e, ogni tanto, lanciava qualche sguardo a Désirée, seduta accanto.
-          E’ bella!- mormorò lei, riferendosi alla canzone.
-          Sì, mi piace molto!- concordò l’uomo:- Certo … con una pista da ballo, le luci soffuse e quella palla a specchio che c’è nelle sale … sarebbe tutta un’altra atmosfera!-
-          Perché? Essere qui solo con me … non ti elettrizza lo stesso?- Desy lo guardò con quell’espressione adorabilmente furbetta che Hayden ridacchiò con la solita frase:- Giochi sporco, bambina!-
Désirée sorrise, tornando a fissare fuori e lui chiese:- Allora, madamigella, cosa ti andrebbe? Ristorante etnico … pura cucina tedesca con wurstel e crauti o … -
-          Trattoria italiana?- lei lo guardò faceta e l’uomo la scrutò in tralice:- E sia!- annuì con un sorriso.
Hayden non avrebbe mai creduto che Désirée riuscisse a mettersi in bocca anche l’ultimo boccone di torta di mirtilli con tanto gusto … dopo tutto quello che aveva mangiato.
Lui sorrise compiaciuto perché lei era davvero bellissima … pure con le labbra sporche di marmellata.
-          Ehm … credi di aver mangiato a sufficienza?- l’uomo alzò le sopracciglia ironico.
Desy sospirò sazia, appoggiando la schiena alla sedia, toccandosi la pancia:- Sì!- chiuse gli occhi soddisfatta. Guardò poi l’espressione buffa di lui e disse:- Non guardarmi in quel modo, Morrison, non ho colpe se adoro la cucina italiana!-
-          Io … non avevo intenzione di criticarti, miss!- Hayden alzò le mani, con un sorriso:- Anzi, sono contento che qualcosa possa darti entusiasmo!-
Lei guardò fuori le luci di Lubecca alternarsi in mille sfaccettature e poi tornò a fissare l’uomo:- Beh, adesso che si fa?-
Hayden la cullò in uno sguardo affascinante e furbetto.



La neve si era in gran parte sciolta.
Qualche negozio tardivo aveva ancora fuori la ghirlanda natalizia illuminata. Magari era una semplice strategia commerciale: era più carino così e, difatti, la gente si soffermava a osservarlo, ripromettendosi di tornare appena aperto.
Hayden e Désirée camminavano in mezzo a tutto questo.
Lei parlava e parlava come forse lui non l’aveva mai sentita. E si voltava a guardarlo come forse non aveva mai fatto.
L’uomo ne era piacevolmente sorpreso, tant’è che riuscì a coccolarsela un po’ in macchina, quando iniziò a fare troppo freddo per continuare ad andare in giro.
Per finire nel letto di lui, appena pure l’auto non era più sufficiente per stare al calduccio. Dormire contro il corpo di Hayden … era meglio che stare vicino ad un caminetto o ad una stufa, capì Désirée.
Questo dopo essersi concessa non solo per il signor Morrison … ma anche per se stessa. E … nel prendere coscienza di ciò … Desy se ne sentiva spaventata ed elettrizzata insieme.
Adesso dormiva e le parve di trovarsi in una realtà quasi magica. In mezzo ai prati in fiore e alle farfalle. Hayden era con lei. Iniziava a piovere, la pioggia era così vera da sentirne lo scroscio e Désirée alzò le braccia in alto e gli occhi, chiudendoli. Lui la stringeva a vita e la ragazza prendeva a cingergli il collo, incurvando la testa per cercare le sue morbide labbra. All’improvviso … un rombo … un tuono … un BANG … Désirée si eresse col busto, trasalendo nello svegliarsi.
-          Desy!- Hayden pure si destò, avvertendola staccarsi da sé di botto.
Lei si accorse che la pioggia era stata reale perché effettivamente aveva iniziato a diluviare e il rumore forte che aveva sentito non era stata una detonazione, bensì … - E’ stato solo un tuono, amore mio, stai tranquilla!- la voce calda e calma di lui andò a sfiorarle la tempia.
La giovane deglutì quel senso di timore e ansia che l’aveva colta. Guardò l’uomo con occhi quasi allarmati e Hayden le sorrise:- Hai paura del temporale, fiorellino?- quel nomignolo bastò per farla tranquillizzare. Désirée rispose al sorriso e andò ad appoggiare la testa al suo petto liscio, ricoricandosi con lui, sentendo quanto fossero piacevoli le carezze dell’uomo tra i capelli e sulla schiena.


Il vetro rigato dalla pioggia si stava ancora asciugando col freddo sole invernale.
Désirée era appoggiata al muro accanto alla finestra della stanza di Hayden, quando lo udì sospirare dal letto.
Si voltò a guardarlo con un tenero sorriso. Andò al piccolo specchio appeso alla parete e si sistemò i capelli dietro l’orecchio, mentre l’uomo apriva gli occhi:- Ehi!- sorrise sornione e mezzo addormentato. Notò lei vestita di tutto punto e si mise appoggiato suo gomiti:- Dove vai?- domandò con sottile apprensione e delusione.
-          Beh, signor Morrison, credo che sia giunto il momento che io me ne torni a casa, no?- Désirée si mise con le mani sui fianchi, con un sospiro comprensivo.
-          Perché?- lui aveva l’espressione del bambino che non sarebbe mai venuto via dal parco giochi.
-          Ancora non ti sei nauseato di avermi intorno?-
-          E’ una domanda tranello? O mi prendi in giro?- Hayden la scrutò con quel cipiglio che era difficile capire se fosse serio o meno.
La ragazza ridacchiò e gli lanciò il cuscino addosso:- Goodbye, mister Morrison!-
Lui parò l’oggetto di piuma d’oca in faccia e con le mani:- No, aspetta, Desy …- quando la visuale fu di nuovo libera … non trovò più lei.
L’uomo si tirò fuori dal letto, infilandosi i boxer di corsa:- Désirée, avanti … sei già andata via?- una volta nell’ingresso … capì che sì … la ragazza era riuscita a sgattaiolare via indisturbata. Era sul serio un asso in  questo, appurò Hayden, nel mettersi le mani sui fianchi con leggero disappunto.
Quindi, fece colazione da solo. Si pentì di non averle parlato subito del fatto di essere stato nominato fisso al lavoro, di aver trovato un lavoro, proprio come le aveva detto lei! Per renderla orgogliosa di lui!


Désirée aveva affrontato un’altra serata al “Mars und Venus”. Soliti idioti che cercano di toccarti, solite battute cretine, ma il ballo la rendeva libera di non pensare. E c’era stato Hayden … a renderla libera di tuffarsi nei suoi bei occhi blu come il cristallo di acquamarina:- Ti posso dare un passaggio, dopo?- le aveva domandato; Desy, con cipiglio affascinante, aveva declinato con:- Sono motorizzata, grazie lo stesso!-.  Baby, infatti, l’aspettava attaccata al portabiciclette con il lucchetto dove l’aveva lasciata. Appena uscita dal camerino, però, udì Ela gridare. Una voce maschile la minacciava. Désirée allungò il passo, raggiungendo il retro. Trovò la collega con quello che forse era il suo ragazzo. Il famoso con cui litigava sempre al telefono.
Nel momento in cui questo diede un sonoro schiaffo ad Ela, facendola ricadere … Desy non ci vide più. Agguantò il braccio dell’uomo, che stava per infierire ancora sulla giovane e lo sospinse indietro.
Questo squadrò la ragazza sopraggiunta:- E tu che vuoi?!-
-          Vattene!- gli intimò lei.
Ela si tenne il labbro sanguinante, osservando Désirée parare con disinvoltura e decisione uno schiaffo destinatole da Oleg.
Quindi, la giovane tenne saldamente il polso dell’uomo, gli mollò una pedata nei testicoli, lui si piegò e lei gli tirò un pugno così forte da ribaltarlo a terra.
Oleg, mezzo sderenato, se ne andò con la coda tra le gambe.
Désirée si occupò subito di Ela:- Come hai fatto a …- questa era incredula.
-          Ho qualche rudimento di karate!- Desy fece la modesta:- Vieni!- l’aiutò a rialzarsi e la condusse alla toilette.
Le medicò il labbro sanguinante:- Forse è meglio portarti al pronto soccorso! Quel soggetto ti ha rotto la bocca!-
Ela la osservava ammirata:- Perché mi hai aiutata?-
-          Che domande, che dovevo fare?!-
-          Ma hai visto Oleg?! Ti poteva fare a pezzi!-
-          Sai … un giorno mi sono ripromessa che non avrei mai permesso che una donna subisse un’ingiustizia da un uomo! Per questo ho studiato il karate!-
-          Chi sei, in realtà, Désirée?- chiese stupita Ela.
-          Una persona che detesta vedere qualcuno conciato in questo modo!- rispose lei, appoggiando la testa al muro.
Uscì col braccio della collega attorno alle spalle e quando scorse Hayden dall’altro versante della strada, fu felicissima di vederlo.
Lui accorse:- Che è capitato?- sorresse la povera ferita.
-          Nulla: un cavernicolo sottosviluppato che credeva che Ela fosse un sacco da pestare!-
-          Désirée lo ha messo in fuga, dovevi vederla! Ahi!- la ragazza dai capelli rossi lamentò il dolore alla bocca a parlare.
Hayden osservò Desy oltre all’altra giovane e … poteva ben immaginarlo … se lo aveva conciato peggio di lui, quella volta.
-          Puoi darci un passaggio al pronto soccorso?- chiese Désirée, tagliando corto ai complimenti e gli elogi:- Baby è legata bene, posso tornarla a prendere domani!-
L’uomo annuì:- Con piacere!-



Ela veniva medicata e Désirée aspettava con Hayden nel corridoio.
Il ragazzo la guardava e voleva solo che lei sapesse quanto fosse fiero e … per poterglielo dire … bastava che pure Desy lo fosse di lui:- Ho ottenuto un lavoro!-
La giovane lo fissò stupita e l’uomo continuò:- Come operaio!-. Sperò che Désirée lo abbracciasse orgogliosa, ma lei celò molto bene l’entusiasmo:- Sono contenta per te!- disse semplicemente.
Hayden si sentì smontato. Ridacchiò ironico:- E’ tutto ciò che hai da dire?-
-          Cosa volevi che facessi?-
-          Io … credevo che tu saresti stata fiera di me!- lui si sentì quasi ferito.
-          Lo hai fatto per te, mica per me!-
L’uomo restò spiazzato, quando Ela uscì:- Sto bene, ora!- sorrise.
Hayden ingoiò il boccone amaro e riaccompagnò a casa entrambe. Quando toccò a Désirée, lui avrebbe tanto voluto stringerla a sé, ma la ragazza sgattaiolò via dall’auto con un semplice:- Grazie! Buona notte!-
Si richiuse la porta di casa alle spalle. Ci rimase appoggiata. Si dispiacque di averlo trattato con tanta freddezza, ma … temeva che Hayden si iniziasse a fare dei film. Già lei gliene aveva dato motivo con quei comportamenti non consoni alle sue regole auree.



Durante la notte, lei dovette leggere per prendere sonno.
Improvvisamente, vide nebbia intorno a sé. I vestiti che indossava erano quelli di una dama del ‘700. I capelli raccolti in boccoli e una mantella a ricoprirla fino alla testa.
Attorno pareva … la Sassonia, l’Inghilterra … era quasi da fiaba. C’era un’atmosfera irreale e ultraterrena.
Désirée avanzò tra le foglie secche e in quella semi boscaglia. All’improvviso … un castello sorse davanti a sé. Era quello di Kurt?
Lei si fece coraggio e, con le vesti delle gonne tra le dita, entrò. Dentro c’era tutta un’altra situazione. Sembrava il castello della bestia di Bella. Sontuosi candelabri fumavano con allegre fiammelle vivaci, che rendevano l’ambiente caldo e accogliente.
Désirée si guardava attorno. Si tolse la mantella e con stupore si vide un vestito da sera, ma sempre del XIII secolo. Girovagò per gli scaloni e i corridoi del castello.
Improvvisamente, trovò un uomo girato di spalle, in mezzo ad un salone molto elegante.
Una musica pure onirica iniziò a suonare. Désirée si avvicinò lentamente e reagì come se conoscesse quell’uomo e no. Lo toccò sulla spalla. Lui si voltò e aveva una maschera a coprirlo fino a metà naso. I capelli pure erano coperti e … Desy udì cinguettare.
Aprì gli occhi sul giorno. Trovò il lume ancora acceso sul comò e … abbassò lo sguardo… il libro abbandonato sul petto. Lo raccolse: - Umpf … “La bella e la bestia” della Beaumont!- sospirò, con un breve sorriso derisorio verso se stessa che si era lasciata suggestionare.
Ripensò a Hayden. Il fatto che lui cercasse in continuazione la sua approvazione … la inteneriva. Ma … aveva dovuto essere dura, per mantenere quel distacco che spesso lei stessa tralasciava ben volentieri!


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Hayden aveva una canottiera sporca di sudore e grasso, sotto ad una tuta da operaio; una visiera sulla faccia, mentre con la fiamma ossidrica saldava quel pezzo. Era già da un po’ ormai che lavorava lì e, dopo un breve affiancamento, aveva imparato bene. E ad affiancarlo era stato un suo conterraneo: Sheldon Bixby. Era un uomo che aveva una corporatura abbastanza importante, giusto per contenere tutta la simpatia che sprigionava.
Ora era nella fila dietro, addetto ai bulloni.
Hayden spense la fiamma e si tirò su la visiera. Si asciugò il sudore con il braccio: quell’officina era un forno! Pensò a Désirée. Scosse la testa e riabbassò la protezione sugli occhi per continuare a lavorare e togliersela dalla mente.



Desy lavorava alla boutique. Era sabato mattina e Hayden non era andato la sera prima.
Lei era stata costretta a recarsi ad un pub e sostituire lui con un altro o chi la sentiva ad Ursula?!
Udì il campanello della porta e Désirée si ritrovò a voltare speranzosa lo sguardo per cercare Hayden. Ma … soltanto una donna con due bambine.
E’ buffo, Jean! Prima temevo che lui si attaccasse troppo a me! Adesso … sì, anche … anzi, no … io vorrei che mi stringesse tra le braccia ancora una volta  e mi dicesse che sono la sua Desy, il suo piccolo … fiore di campo!” la ragazza fu distratta dal “QUA QUA” di un’anitra, che scivolava nello stagno coi suoi anatroccoli.
Lei sperò di vedere lui pure ora … a fare il mimo in un angolo del parco. Non si era più fatto neanche sentire. Désirée deglutì: aveva avuto ragione in Sassonia. Hayden si era stancato, considerandola senza valore. Ed era vero! La ragazza non lo biasimò per questo! Perché complicarsi la vita con una complicata come lei?!
Oh, Jean, come ti vorrei qui!” pensò Desy, iniziando a piangere.



Si passò il profumo sullo sterno. Quella sera andava ad un ricevimento con Herr Keller. Era una sorta di re della borsa di Berlino. Possedeva una mega villa tra Lübeck e Amburgo, in cui veniva ogni tanto. E amava molto la compagnia di donne come Désirée, di lei in particolar modo. Perché la reputava sagace e colta, come si addice ad un’accompagnatrice che si rispetti. Ciò in cui la ragazza si trasformava da semplice prostituta con uomini di quel rango.
Keller non era un figlio di papà che si accontentava della bella presenza e della nottata di sesso. Solitamente non si arrivava nemmeno a quello. Non era come con Herr Fraumeier, che voleva soltanto la cocchina con cui trastullarsi. E non era uno che si faceva passare per ricco sfondato solamente per …. cercare la sua compagnia?
Desy pensò a Hayden, mentre scuoteva la boccetta di profumo sul dito, per strofinarselo dietro le orecchie. Restò assorta. Scosse la testa: Herr Mathias Keller era una sorta di affascinante ed elegante cinquantenne che pretendeva un certo genere di compagnia. No frivola, no leggera, ma bella, elegante ed affascinante in tutto, come sapeva di essere lui! Ed era consapevole di poter contare su Désirée quando si trovava in zona Lubecca.
Dal canto suo, lei cercava di apparire al meglio, coi capelli raccolti e quel fresco abito color pesca.
La serata si svolgeva nel padiglione di una tenuta, appartenente ad un conoscente molto ricco di Keller.
Désirée apparve bellissima e affascinante tra gli invitati di questo magnate. Mathias era orgoglioso di averla come accompagnatrice.
Lei sorseggiava punch e parlò di arte, di politica e di paleontologia con uno scienziato del settore dell’università di Bonn:- Ha mai pensato di studiare nel nostro istituto, Fraulien Chanterelle? Anche se ne sa più di molti miei colleghi!-
Désirée rispose con un lusingato sorriso e gli altri ridacchiarono. Lei si voltò per posare il bicchiere e restò bloccata nel gesto, spegnendo il gaudio: Hayden rideva con un gruppetto più distante. E … accanto a lui c’era Annika, che si serrava al suo braccio con fierezza.
Herr Ubermann, il padrone di casa, notò lo sguardo della ragazza:- Conosce Hayden Morrison?-
Lei guardò l’uomo brizzolato:- Esce da un po’ di tempo con mia nipote! Fa dei quadri assai buoni! E … vede quella scultura lì al centro?-
Désirée rispondeva alle indicazioni di Ubermann con automatismo attonito:- L’ha fatta lui!-. Erano le due rondini cui Hayden aveva lavorato con tanta cura:- E’ un inglese molto simpatico!-
Lei deglutì e guardò in basso:- Ehm … sì, devo averlo incrociato!- “Frequentemente nella mia camera da letto! E qualche volta nella sua!” pensò.
-          Fantastico! Hayden, Annika!- Ubermann li chiamò.
-          Oh, no … - Désirée cercò di impedirglielo, ma fu troppo tardi. I due si voltarono. Lo stupore che Desy lesse sul volto di Hayden lasciò intendere che pure lui non si aspettava d’incontrarla lì.
Tuttavia, l’uomo fu più bravo nel superare l’imbarazzo, a quanto sembrò. Prese Annika sotto braccio e li raggiunse. Aveva charme da vendere a tutti i suoi amici, ai suoi vari mecenati!
Désirée si strinse a Mathias e non seppe perché:- Buona sera!- sorrise Hayden e Annika si gongolava con lo sguardo.
Lui scrutò Desy ed era indispettito nel trovarla con quell’uomo. Rispose, serrandosi la propria compagna al fianco.
-          Questa giovane e affascinante fanciulla molto attraente ti conosce!- esclamò Ubermann.
-          Miss Chanterelle, piacere di rivederla!- Hayden le baciò elegantemente la mano.
-          Désirée!- Annika fu compiaciuta nel ritrovarla… in altra compagnia.
-          Herr Morrison, Annika!- lei cercò di dimostrarsi cinica e fredda come sempre: “Sei la regina dei ghiacci, non lo dimenticare!” si ammonì.
-          Bene, non sapevo vi conosceste pure voi due!- Ubermann si rivolse alla nipote.
-          Sì, zio, Désirée è una vecchia amica di Hayden!-
-          E’ molto colta!- esclamò Emile Heinz, il paleontologo:- Cercherò di convincerla a venire a studiare i suoi amati dinosauri a Bonn!-
Desy si sentiva gli occhi di Hayden inchiodati su di sé. Lui azzardò:- Fraulein Chanterelle ha un’autentica passione per la preistoria! Puntate su questo, Herr!-
La giovane rifletté sul fatto che Hayden gliel’aveva sempre rimarcato:- Torna a studiare, diventa la dottoressa dei dinosauri, basta che lasci perdere quella vita!-. Si rese conto di aver chiuso gli occhi, quando Mathias Keller le chiese:- Ti senti male?-
Lei lo guardò. Si accorse della voce di Rick Astley, cantante inglese in voga, cantare un brano molto orecchiabile. Scosse brevemente la testa e:- Balliamo?-
L’uomo sorrise e annuì. Désirée si rivolse al gruppetto:- Scusateci!- non tralasciò di fissare Hayden, che era rimasto apparentemente impassibile.
Mathias la fece volteggiare in fuori e poi la ricondusse a sé.
La giovane sorrise, ma appena vide che Hayden e Annika avevano seguito il loro esempio, tornò seria.
Lui rideva con la sua partner e Désirée voleva morire.
Cercò di tenersene alla larga per il resto della serata. Si era scoperta gelosa e ciò le faceva paura!
Si passò della cipria sul naso e uscì dalla toilette. Non aveva calcolato che Hayden avrebbe cercato lei!
-          Desy!- la bloccò alle spalle.
La ragazza si voltò e lo vide in piedi, a scrutarla in un modo che Désirée si sarebbe sentita meno trasparente con una radiografia:- E così Herr Keller è il fortunato del momento?- l’uomo avanzò verso di lei.
La fanciulla cercò di liquidarlo, ma Hayden la fermò ancora con la voce:- Heinz ha ragione! Il tuo è un cervello che lavora bene! E’ sprecato per …-
-          Smettila!- Désirée lo interruppe secca:- E poi … tu non sei molto diverso da me! Annika era quella con la lettera A nella tua agenda, giusto?-
-          Io non mi faccio pagare, almeno!- lui si pentì di averlo detto.
Lei reagì con sguardo ferito, ma riuscì a fronteggiarlo:- E’ curioso il tuo punto di vista! Reputami pure una puttana, Hayden, ti fa sempre comodo, dovessi tornare a bussare alla mia porta!- e con ciò, Désirée girò i tacchi e si avvicinò a Keller dall’altra parte del padiglione fatto a giardino.
Hayden restò a guardarla.


La musica del castello suonava eterea.
Désirée danzava con il suo misterioso cavaliere. La giada che lei aveva al collo brillava alle luci dei candelabri e lui finalmente la baciò. A quel punto, la giovane capì di chi si trattava, ma prima che potesse levargli la maschera, l’uomo la condusse per gli infiniti corridoi del castello. Raggiunsero una stanza e Désirée poté avere conferma alle sue certezze, appena lui si avvicinò lentamente e le permise di toglierli la maschera.
Lei si svegliò, toccandosi la pietra di giada al collo. Se Hayden era il suo principe azzurro nei sogni, non significava che potesse esserlo anche nella realtà.

                                      



Désirée lavorava al Theater Lübeck a Beckergrube, Lubecca ovviamente, quel sabato sera. Ursula e Kostas erano fuori per il weekend, a godersi un romantico fine settimana in Danimarca.
Lei aveva avuto quell’occasione di lavoro da guardarobiera per quella serata, perché gliel’aveva proposto una sua “allieva” di fitness:- Ho mio figlio con l’influenza e sono separata! A te tanto farà comodo un po’ di denaro!-
Beh, certo! Desy non si sottrasse. Anzi! Prese il cappotto di un signore, attaccando il cartellino, quando vide Hayden … abbracciato ad Annika. In loro compagnia, vi erano Niklas e altre ragazze e ragazzi.
Lui si accorse di Désirée solo dopo un paio di minuti: vestito nero, con una delicata e castigata scollatura U sul bel decolleté, ornata da del pizzo sul bordo. L’abito scendeva forse a campana; i capelli raccolti a coda, ma scivolavano di lato, probabilmente con un piccolo tupè.
L’uomo non disse nulla. Si rese conto solo che Annika sporgeva le labbra verso di lui e l’accontentò con un bel bacio. Quindi, mentre si allontanava, puntò brevemente lo sguardo verso Désirée, rimasta impassibile come una statua. Cosa voleva fare?! Una sfida? Pensò lei. Certo, le bruciò le vene, ma le ghiacciò subito con una stretta di pugni e denti.
-          Buona serata!- disse alla signora che le lasciò la redingote, cercando di ritrovare la propria professionalità.
Dunque, sospirò e attese che quell’incubo finisse presto!
Tuttavia, passò il resto della serata a rimuginare su Hayden. Non avevano portato i cappotti al guardaroba. Se li erano tenuti loro.
La ragazza fece una smorfia con la bocca. Udiva il canto del soprano virtuoso per “Il flauto magico” di Mozart e si sforzò di non piangere.
Certo era che lei aveva sempre ribadito di non essere la sua ragazza. E lui non era il suo ragazzo! Quindi, era libero di frequentare altre donne.
Durante la fine del primo tempo, non lo vide. Solo al termine dell’opera, quando lui la ignorò completamente.
E Désirée cercò di distrarsi nel riconsegnare i vari paltò.



Hayden riaccompagnò a casa Annika. Salì al suo bell’appartamento e lei si aspettò un po’ di … chiusura della serata in bellezza!
Tuttavia, lui non ne era dello stato d’animo giusto. Gli seccava essersi comportato così con Désirée, ma, d’altronde, era lei a spingerlo a fare il bastardo.
-          No, Annika, non mi va!- respinse il bacio della donna, che, sul divano, si sporse sulla sua bocca.
L’uomo voltò la testa, mettendo avanti le mani.
-           Che c’è, Hayden? Non ti va un po’ di sesso?- Annika tentò di cingerlo, ma lui di nuovo rifiutò l’avance:- Non sono in vena, scusa!-. Si accese una sigaretta, mentre la ragazza lo studiava meditabonda:- Che hai? Stai pensando a lei, vero?-
-          Lei chi?- chiese Hayden, svogliatamente, perché aveva capito perfettamente.
-          Sai bene di chi parlo! Stasera era al guardaroba del teatro!- Annika lasciò intendere di averla notata.
Lui la guardò. Fece evadere del fumo profumato di menta e si alzò, senza rispondere:- Io vado! Buona notte!-. Lasciò lei inginocchiata sul divano a fissarlo perplessa.
Tornò al teatro, ma era già chiuso. Imprecò un:- Dannazione! e se ne andò.



Désirée aveva finito. Guardava le vetrine dei negozi, mentre tornava a casa. Non era venuta con Baby.
Una smorfia di pianto le sfiorò le labbra, ma se la fece passare subito, riprendendo a camminare.
Una canzone italiana della cantante Loretta Goggi si chiamava “Maledetta primavera”. E lei aveva sempre sorriso sulle parole del brano, in cui si diceva: “Lasciami fare come se non fosse amore, ma per errore chiudi gli occhi e pensa a me!”. Purtroppo lei si rese conto di essere proprio sull’incipit della canzone, che spiegava: “Non so più fare come se non fosse amore, se per errore … chiudo gli occhi e penso a te!
Prese a calci un sassolino e capì dove si trovava. Guardò avanti a sé … la strada che l’avrebbe condotta a casa e a destra … quella che l’avrebbe portata all’indirizzo di Hayden. Deviò per quest’ultima strada.
Restò diversi minuti appoggiata al palo, sotto il suo balcone. Le luci erano spente e forse lui si stava ripassando Fraulein Annika.
Désirée sospirò e respirò sempre più infuriata. Vide una bottiglia di vetro sporgere da un cassonetto. L’afferrò e, con tutta la forza che aveva, la lanciò oltre il parapetto, per frantumare la finestra del salotto di lui. E non mancò di urlargli:- Fottutissimo pezzo di merda!-. Appena vide le luci accendersi e non solo a casa sua, Desy si asciugò la lacrima sporca di nero del rimmel che le era caduta sulla guancia e fuggì via a perdifiato.
Hayden si affacciò al balcone, dopo aver notato il vetro frantumato. Non vide nessuno. Solamente il suo vicino, che domandò:- Che è successo?-
-          Nulla … Herr Lehmann, un ubriaco … forse!- guardò l’etichetta di birra attaccata al pezzo di bottiglia, che pure si era rotta. E poi sospirò. Gli era parso di udire una voce femminile.
Poteva essere stata Désirée, poteva non esserlo! A volte, aveva questi gesti di ribellione e poteva averlo fatto per rabbia di averlo visto strusciarsi ad Annika.
Hayden entrò nel “Mars und Venus” e rammentò quando i primi tempi, al sabato mattino, dopo la loro notte (molto elettrizzante, ricordava), l’aveva vista uscire. Ma lui non se n’era andato come al solito; bensì, aveva atteso che lei rientrasse, per poter trascorrere la giornata assieme. E aveva voluto farle una sorpresa: si era nascosto dietro la porta, osservandola entrare con il pacchetto della spesa. Quindi, aveva esordito con:- Sorpresa, Desy!-.
Tuttavia, Désirée aveva gridato e gli aveva lanciato il cespo di lattuga addosso. Si era premuta la bocca con la mano, tremante ancora di spavento, ma sospirando di sollievo che fosse lui!
Hayden ci era rimasto male che la sorpresa fosse riuscita pessima e oltretutto si era preso del:- Cretino!- da lei.
Ora la intravide in mezzo alle altre ragazze, sedute tutte ad un tavolo. Madonna era agli altoparlanti con un pezzo molto ritmato.
Appena Désirée lo scorse, si alzò con:- Scusatemi!-
L’uomo riuscì ad intercettarla, prima che Desy sparisse:- Qualcuno ha rotto la mia finestra, l’altra notte!-
-          Perché guardi me?! Io non so niente della tua dannata finestra!- lei liberò il braccio.
Hayden la riprese per il polso e le disse:- Vieni di sopra, devo parlarti!-
Désirée riuscì a divincolarsi nuovamente e a ribattere:- Devo ballare tra dieci minuti, devo andare a prepararmi!- scomparve nei camerini.
Hayden rimase immobile come una statua.