martedì 24 settembre 2019


Elena Letizia Candeago
Désirée, piccolo fiore di ghiaccio




SINOSSI



C’era una volta … Desirèe, giovane e piccolo fiorellino, sbocciato in una coltre di ghiaccio, nella Germania in cui il muro di Berlino è ancora in piedi. Aveva creduto, all’età di 15 anni, di trovare rifugio in sua cugina più grande, Ursula. Tuttavia, questa sfrutta a proprio guadagno ciò che ha spinto Desirèe ad andarsene dal piccolo paese della Svizzera, dove è cresciuta, fino lì a Lubecca. Infatti, la giovane viene trasformata nella regina del gelo, senza amore, senza sentimenti verso nessuno, fin ancora minorenne. E adesso che ne ha 22 … accade un imprevisto. Come nelle migliori fiabe, incontra … il principe azzurro? Quasi! Hayden Morrison, artista immigrato anche lui, dall’Inghilterra, in cerca di fortuna. Per lui l’incontro con Desirèe parte dall’attrazione elettrica, come una scossa … all’amore che sboccia dolce e violento insieme. E se Ursula l’ha educata al non lasciarsi coinvolgere dalle emozioni, Hayden cerca di educarla a farlo, invece. A sentire affetto, tenerezza, piacere nel stare con qualcuno. Abbattere la parete gelata che lei ha posto tra loro, come dal resto del mondo. Come a buttare giù quel muro che divideva la Germania, che sarebbe caduto nel giro di pochissimi anni. Anche se per farlo … deve entrare nel suo delicato e cristallino mondo fatto di ghiaccio.





1. C’ERA UNA VOLTA … UN PICCOLO FIORE DI NOME DESY



c’era una volta, in un lontano regno del nord, una regina che aveva il potere di congelare tutto quello che toccava …”- TOC-TOC. Désirée venne interrotta dal bussare della porta.

Sospirò, richiudendo il libro dove c’era quella rivisitazione di una fiaba di Andersen, che parlava de “La regina delle nevi”, stando seduta sul suo letto ad una piazza e mezza, in ferro battuto.

-          Désirée!- la voce starnazzante di sua cugina Ursula seguì poco dopo.

La ragazza si spostò i capelli biondo miele, che le toccavano le spalle, dietro l’orecchio e ripose il libro nello stipo del comodino. Controvoglia fece per alzarsi, dando una fugace occhiata a Lubecca, che si ergeva pittoresca e fiabesca al di là della finestrella di quel piccolo appartamento, al piano rialzato, in quella casetta da bambola.

-          Désirée!- il tono di Ursula era diventato gracchiante.

La giovane si alzò e andò ad aprirle.

Il volto duro di Ursula comparve con i ricci capelli neri. Fumava la solita sigaretta e con la sua statura imponente appartenente, comunque, ad un fisico magro, entrò:- Da quando mi fai aspettare così?-
-          Scusami, Ursula, stavo leggendo e … -
-          Cosa? Favole sciocche! Tanto non ti riguardano, piccola stupidella!-
Désirée la percorse con gli occhi castano – miele:- Non sono stupida!- puntualizzò.
-          Certo, certo!- con quella risposta di disinteressata sufficienza, Ursula si aggirò nel grazioso soggiorno, adiacente alla cucina, che la cugina aveva saputo arredare in maniera molto accogliente. Come tutto l’appartamento:- Comunque, non mi hai pagato il caro Sven, di ieri notte, mia cara!-
Assottigliando le labbra, lei andò in camera. Prese i soldi da un carillon sul suo mobiletto a specchio e li portò alla cugina più anziana. Questa se li infilò in tasca con:- E che non capiti mai più!-. Dunque, uscì.
Désirée richiuse l’uscio di getto e fece un gesto di “comandi” brusco e sarcastico. Sospirò. Ursula era “l’aguzzina” che si era presa cura a modo suo di lei, dacché la giovane Désirée aveva 15 anni. Aveva avuto la sua tutela non legale, ma in teoria morale, fino a quanto la ragazza non era stata maggiorenne. Ora trovava più comodo vivere alle sue spalle, che trovarsi un lavoro proprio. Quindi, Désirée manteneva Ursula e il compagno, Kostas Shulz, dall’età di 15 anni e mezzo.
Si passò la mano tra i capelli. Sua madre Fatima era di origini algerine, ma nata a Ginevra e suo padre, André, era puro svizzero montano. Lui aveva avuto un incidente all’officina dove lavorava. Gli era caduta una macchina su una gamba. Era stato necessario amputargliela e da anni, da quando Désirée era bambina, ne aveva una artificiale; lei aveva ereditato i capelli biondi da André e gli occhi sul miele caramellato da Fatima.
Da ragazzina, poi, Désirée si era trasferita in quella città della Germania del nord, perché tanto lei parlava tanto bene il tedesco quanto il francese. In Svizzera ti insegnano le lingue dei tre cantoni principali: francese, tedesco ed italiano.
Ursula Chanterelle, cugina nata da un matrimonio di un suo zio paterno con una di Norimberga, sarebbe dovuta essere la sua dolce e cara tutrice …
Désirée Chantal Chanterelle si abbracciò le gambe e sospirò. Chissà se quella famosa notte del 1979, quando lei aveva 14 anni, fosse andata diversamente, cosa sarebbe successo.



2.   E UN PRINCIPE DI NOME HAYDEN

Hayden Morrison modellava la creta che prendeva sempre più forma sotto le sue mani. Diventava due rondini che si baciavano. Lui non era di famiglia ricca o nobile e viveva con uno stipendio da artisti: quadri, sculture … i tedeschi, figli di papà, gli compravano qualcosa, ogni tanto. Qualcuno era suo amico vero, qualcuno per interesse.
In Inghilterra non gli era andata così bene! Per questo se n’era dovuto emigrare da Bristol, per recarsi lì a Lubecca, Germania Ovest, da circa sette anni. Aveva assimilato la lingua a poco, a poco con corsi e ascoltando canzoni di Juliane Werding, nota cantautrice tedesca.
Pulendosi le mani nello straccio, ammirò soddisfatto il proprio lavoro. Le rondini: erano uccelli davvero romantici!
Guardò l’ora: erano le 21,00. Giusto in tempo per un drink al suo solito pub. Si fece una doccia calda e uscì dal suo appartamento studio.
Il muro di Berlino divideva ancora la Germania in due fazioni: quella orientale comandata dai russi e quella occidentale dagli americani. Nessuno immaginava che di lì a un paio d’anni sarebbe crollato quel grosso pezzo di storia.
Hayden entrò nel locale: “Der Spiegel von bier”, ossia lo specchio di birra. Salutò il proprietario, Kasten:- Il solito!-
-          Una bionda frizzante?-
Lui annuì e l’uomo baffuto e cicciottello sorrise, prendendo il boccale:- Ne abbiamo un’altra stasera … di bionda frizzante!-
Hayden lo fissò perplesso e udì poi cantare: «Tous les garçons et les filles » di Françoise Hardy, portata anche al successo da Sylvie Vartan, accompagnata dalla chitarra. Allungò il collo e osservò una ragazza con un tubino scuro, a bretelle. I capelli biondi scivolavano in boccoli ad appoggiarsi sull’osso dello sterno. Un rossetto rosso a truccarle le labbra ben fatte.
Un tizio la guardava sornione e ipnotizzato.
Hayden la trovava semplicemente splendida. Quanti anni poteva avere? 20, 22?
-          Lasciala perdere, Hayden … dimenticatela!- gli consigliò Kasten.
-          Non mi dire che sta già con quel tipo e … perché non l’ho mai vista prima di oggi?-
-          Non viene sempre, ma qualche volta sì!-
-          Sai dirmi come si chiama?-
-          Désirée, ma fidati: non fa per te!-
Lui la osservò uscire, infine, con il tricheco che l’accompagnava: “Désirée!” si tatuò nella mente. Un così bel nome non poteva scordarselo, così il bel volto che lo caratterizzava.
Hayden si portò il boccale di birra alle labbra e guardò Kasten:- Sai illuminarmi di più su di lei?-
-          Non mi hai sentito?! Non è alla tua portata: stacci alla larga! Soffrirai solo con una come lei!-
-          Ho capito! Sta con quel baffone: potrebbe essere suo nonno! Io … -
-          Non hai capito nulla, invece!- il proprietario asciugava un bicchiere:- E’ una prostituta, una puttana! Sta solo con quelli che la possono pagare! Tu, bello mio, devi aspettare di vendere un quadro per potertela permettere! Una piccola scultura da soprammobile per poterla toccare solamente!-
Hayden restò a fissare ammutolito il volto quasi canzonatorio di Kasten. Posò il boccale di birra. Lasciò degli spiccioli sul bancone; guardò verso l’uscita e:- Ti saluto!- lo abbandonò a ridersela.
Una volta in strada, li vide salire su un taxi. Lui ne fermò un altro e li seguì.

Désirée osservò la propria casa avvicinarsi. Il cuore iniziò a dolerle, anche se oramai doveva esserci abituata:- Eccoci, bambolina! La notte è piccina!- il suo accompagnatore tentò, invano, di essere spiritoso.
Hayden era sceso dal taxi e si nascose dietro il muro della casa. Li osservò sparire dentro ad un arco, che delimitava il porticato, quindi, l’accesso alla porta d’ingresso.
Lui attese e, dopo un po’, vide un lume accendersi dalla finestrella lì sopra. Era filtrata da delle tendine a baita di montagna e … qualche istante più tardi venne spenta.
L’uomo sospirò: una ragazza così giovane e bella! Peccato venisse sfruttata per questo. Se davvero lei era in ristrettezze economiche (dato che l’appartamento di quella casa doveva essere modesto), poteva dedicarsi al canto. Quella iena ridens di Kasten Guttenberg non ci aveva pensato a proporglielo?!
Hayden pensò, a questo punto, di offrirle personalmente un lavoro come sua modella. Se lei accettava uno stipendio a rate!
Lui stesso non usufruiva di un reddito fisso, malgrado arrotondasse facendo il mimo, ogni tanto. E … in secondo luogo … come avvicinare Désirée? La ragazza poteva scambiarlo per un maniaco, che si era appostato lì sotto casa. Hayden si allontanò: aveva una notte per pensarci!






3.   UNA STRETTA PORTA DI UN MONDO DI GHIACCIO





Désirée raggiunse la buca delle lettere di Ursula. Mise la busta ricca dei marchi che Herr Fraumeier le aveva lasciato per la stuzzicante seratina (come l’aveva definita lui).

Quindi, rafforzando la presa sullo zainetto che aveva in spalla, si diresse verso la lavanderia. Aveva il bucato sporco lì dentro. Infilò la monetina nella lavatrice, dopo averla riempita e si prese una rivista da leggere.

Andò, infine, al piccolo bar che la lavanderia metteva a disposizione per ingannare l’attesa:- Dammi un caffè macchiato, dolce, per favore, Beate!- disse alla ragazza dai corti capelli castani.

-          Ciao!- Désirée udì questa voce maschile accanto a sé e si voltò. Due gradevoli e vivaci occhi chiari la scrutavano. Facevano effetto su quel volto pallido, coi capelli ramati.

Hayden era con le braccia sul bancone, con una tazza fumante di tè di fronte. Buffo, si era voltato ed aveva visto lei, come la concretizzazione di tutti i suoi piani per avvicinarla. Ora, con nessun sbavone a ronzarle intorno, semplice e pulita con        quei blu jeans, quel pullover e i capelli a toccarle le spalle. Lui non credeva che fare il bucato sarebbe stato così stimolante e vantaggioso.

Désirée si strinse nelle spalle:- Ciao!- rispose con leggera sufficienza e sottile stupore.

Hayden annuì e sorrise:- Io … ti ho vista cantare al locale di Kasten, ieri sera!-

La ragazza oscillò la bustina di zucchero, appena le arrivò il caffè e fece una specie di sorriso rassegnato e … ironico e scuotendo il capo:- Hah, hah!- rispose, infine. Un piccolo braccialetto di caucciù le ornava il polso.

Lui non voleva subito approcciare con: “Io so ciò che fai per vivere e reputo che sia, oltre che uno spreco, una grave violazione sacrilega alla tua bellezza! Puoi fidarti di me, perché dipingo e scolpisco la bellezza ogni giorno! A questo proposito … lavoreresti con me?”. Quindi:- Perché non fai la cantante?-
-          E chi ti dice che io non lo sia?-
Hayden si schiarì la gola e si passò frettolosamente un dito sotto il naso:- Perché … ti conoscerei! Frequento i locali e la vita mondana e … mi chiamo Hayden Morrison, a proposito!- le porse la mano.
-          Davvero?- Désirée girò il suo caffè, reagendo con sufficienza. Bevve con leggerezza.
Lui si guardò il palmo e ritirò l’arto:- E tu … sei … -
La ragazza lo scrutò :- In ritardo per il mio bucato!- sorrise ironica e si allontanò.
Iniziò a svuotare la lavatrice, per poi riporre il tutto nell’asciugatrice. Il lenzuolo bagnato era pesante e stava per caderle, ma:- Oplà!- nuovamente quella voce.
Désirée osservò Hayden scrutarla:- Bisogno d’aiuto?-
Lei lo fissò:- Grazie!- mormorò.
Lui le mise il tutto nel cesto e andò verso l’asciugatrice.
Désirée si avvicinò e lo osservò infilare la moneta, offrendole l’asciugatura.
La ragazza restò spiazzata; dunque, lo studiò e gli chiese:- Sei vero?-
Lui la fissò:- Perché?-
-          I cavalieri sono andati ad estinguersi con i dinosauri, temo! Tu, però … - Désirée gli toccò un braccio:- Sembri reale!-
Hayden rise. Infine, appena il tutto fu asciutto, la giovane se lo riprese. Si mise in braccio il cesto e fece per allontanarsi. Si soffermò per guardare l’uomo ancora una volta e dirgli:- Grazie! Io sono Désirée … e … magari ci si rivede in giro!- concluse leggermente spartana per poi sparire.
Hayden restò immobile e sospirò:- Lo spero!-


Désirée passeggiava per il parco botanico. Spesso ci si recava: per pensare, riflettere … dimenticare se stessa. E solitamente si mangiava qualche leccornia locale, tipo il marzapane gustoso tedesco, molto utilizzato lì a Lübeck. Ovviamente, un dolce tanto da fiaba non poteva mancare in quel paese che sembrava uscito da una favola dei fratelli Grimm.
Camminò a lungo e poi si ritrovò ai margini del fiume Trave, che attraversava a basso corso la città, per sfociare nel mar Baltico, a 17 km di distanza. Dal Trave si diramava sempre in Lubecca l’affluente Wakenitz. Molto frequentemente, nell’osservare qualcosa intensamente, però, a Désirée veniva in mente quella sera di fine aprile del 1979. Quella maledetta sera: grida concitate e poi … BANG … Désirée sbatté le palpebre come nel destarsi dal suo momento di catalessi. Si sedette lì a riva, sotto la fronda di quel grosso olmo, prese il foglio e la penna che aveva nella borsa e iniziò a scrivere: “Mio caro Jean …”



Hayden beveva un aperitivo con i suoi cosiddetti amici, i figli di papà che spesso compravano i suoi lavori. Era al solito pub e ci aveva sperato di incontrare Désirée.
Kasten, ad un certo punto, gli bisbigliò:- Psst!-
Lui lo guardò e l’uomo più anziano gli fece cenno di avvicinarsi.
Hayden fissò il gruppetto ben vestito e raggiunse l’oste, che gli mormorò:- Se t’interessa … Désirée parteciperà alla festa che si terrà in uno dei saloni di quell’albergo in periferia!-
-          E tu come lo sai?-
-          Ho le mie fonti: vedo tanta gente, sai?- Kasten strofinò il bancone con lo straccio:- Io ti avviso sempre di starci alla larga, perché ci soffrirai …  ma i cocci sono tuoi, dopotutto!-
Hayden sorrise:- Grazie della soffiata!-
Quindi, giocò a proprio favore che Niklas, uno dei suoi mecenati, lo invitò per quella festa:- Ne sarò lieto!-



Désirée aveva indossato un vestito nero e attillato a minigonna e spalline.
Fece scivolare la parrucca castana a toccarla con le ciocche mosse la schiena, fino a dopo la metà.
Bussarono e poco dopo Kostas Shulz entrò.
Lei apparve oltre le perline colorate che scendevano a tendina tra il boudoir e il soggiorno:- Wow, gioia delle mie pupille … resusciti i morti!-
Désirée prese la propria pochette e tagliò corto con l’uomo mezzo stempiato, rigonfio sulla pancia come un tacchino. Cercarsi lavoro per lui era oltremodo difficile e impegnativo. Più comodo sfruttare la cugina acquisita, per la quale aveva un non troppo segreto debole:- Ursula ci starà aspettando!-
-          Possiamo sempre inventare una scusa e intrattenerci qua io e te!-
Désirée sfoderò un sorrisino ironico e canzonatorio:- Non mi fai ridere affatto!-. Quindi, si apprestò ad uscire.

L’hotel era messo dentro ad un vecchio castello; Ursula e Kostas facevano alla giovane cugina da accompagnatori come la cosa più normale del mondo. In realtà, lei doveva rimorchiare il pollo più ricco.
Quando Hayden la osservò entrare quasi non la riconobbe e non notò per niente i due “condor” attorno alla ragazza. Pregò solamente Niklas di lasciare girare la voce che lui era un artista famoso.
-          Perché?- il biondo amico lo scrutò.
-          Diciamo che … voglio farmi bello!- Hayden sorseggiò dello cherry, puntando lo sguardo verso Désirée. Non aveva noleggiato un costosissimo smoking per nulla.
-          Mi raccomando, piccola, pesca bene!- disse Ursula alla cuginetta, a voce contenuta, con il bordo del bicchiere di punch accanto alle labbra.
Lei sospirò, quando:- Tu non hai fama di essere la … maga dell’amore?- un uomo alto e bruno le rivolse la parola, riuscendo ad attirare l’attenzione dei presenti. Le sue parole erano capibili non a tutti.
Désirée sorrise disinvolta e ironica:- Amore è il mio secondo nome!-
Hayden sorrise a sua volta e osservò l’altro uomo, considerato un po’ un gigolò e un bohemien, conosciuto come Hermann Kramer, dirle:- Ti sfido a chi canta la canzone d’amore più convincente!- sogghignò:- E magari ti farò perdere la testa!-
La ragazza abbozzò un gaudio carico di divertimento, udendo a mala pena Ursula sibilarle:- Non hai tempo per questo! Quello è uno spiantato!-. Lei, però, acconsentì a Hermann:- Quando vuoi! Ti lascio iniziare!-
Dunque, l’uomo cantò una ballata tedesca, forse di origine medievale. Fu applaudito e cedette il posto a Désirée.
La fanciulla si avvicinò al pianoforte, esordendo:- Mi scuserete se mi esprimerò in madre lingua, ma io conosco solo canzoni francesi!- e poi il francese creava già buon gioco in un pezzo romantico.
Quindi, intonò “Je suis malade” nella versione di Dalida, con un tocco personalizzato, posizionandosi accanto al pianista.
Hayden la guardava e capì di desiderarla profondamente. Le sue storie d’amore spesso si creavano dal rapporto artistico con alcune sue modelle. Era inevitabile. Professionale durante il lavoro, ma poi:- Ti va una cenetta?- e da cosa nasce cosa. Tuttavia, Désirée era qualcosa che sfuggiva a tutti i suoi sensi. E la giovane vinse.
Hermann le si avvicinò, pure lui stralunato da lei:- Ehi, possiamo finire col metterci in società io e te, da stasera … a casa mia!-
Désirée lo scrutò: era un tipo affascinante, ma …  guardò lo sguardo arcigno di Ursula:- Spiacente, ma sono costretta a declinare la proposta!-
-          Io mi sono innamorato di te!- l’uomo le sorrise accattivante e lei ridacchiò:- A quante lo hai detto!- dirigendosi verso la cugina.
-          Se hai finito di giocare … devi ricordarti i tuoi compiti!- Ursula la trascinò in disparte. Le mostrò un uomo elegante e distinto. Aria britannica … eppure Désirée lo conosceva!
-          Dicono sia un artista molto affermato!- lei ascoltava in parte ciò che la cugina le diceva. Anche perché ricordava, dopo un piccolo sforzo di memoria, di averlo incontrato in lavanderia. Strane abitudini per un ricco artista! Non aveva una cameriera a fargli il bucato? Hayden si serviva del punch nel bicchiere, ignaro.
Désirée emise un profondo respiro. Il cuore iniziò a dolerle come tutte le volte che doveva affrontare quel passo:- Inizia a fare la carina con lui!- le bisbigliò Ursula.
La giovane si avvicinò all’uomo, mentre iniziavano a trasmettere una canzone di Mario Tessuto: “Lisa dagli occhi blu”.
Hayden stava per bere, quando il bicchiere gli venne preso delicatamente da una mano femminile. Vide Désirée sorseggiare il suo punch:- Ci incontriamo di nuovo?- gli disse.
Lui la osservava ipnotizzato:- Sì! Ne sono contento!-
La ragazza gli restituì il bicchiere, facendo apposta a sfiorargli la mano:- Sai di cosa parla questa canzone?- gli chiese.
Hayden scosse la testa:- Di un uomo che non riesce a dimenticare un amore nato sui banchi di scuola!-
Lui annuì, sorridendo:- Se lei era come te … non lo biasimo!-
Désirée abbozzò un sorriso e Hayden continuò:- Stai bene bruna, ma il biondo è il tuo colore naturale?-
-          Già … Hayden?- la giovane arricciò il naso accattivante.
L’uomo si sentì con le ali ai piedi che lei si fosse ricordata il suo nome. E ciò che maggiormente lo estasiò era che … Désirée stava flirtando con lui:- Giusto!-. Forse aveva un’aria da ebete, forse da macho, forse solo affascinante … non lo sapeva!
Lei lo guardava con quell’espressione seduttrice come una Cleopatra l’oggetto dei suoi desideri. Quindi, Hayden si rese conto di piacerle. Infatti, Désirée pensò che lui era proprio carino! Le dispiaceva quasi … intrappolarlo in quel giro. Farlo pagare per una notte con lei.
Appena riuscì a parlare di nuovo, con le cellule cerebrali, Hayden le propose:- Poseresti per me? Io dipingo, scolpisco e tu saresti una modella splendida!-
Désirée guardò verso Ursula un attimo: stipendio da modella = stipendio precario! Non era il primo lui che glielo chiedeva! E lei aveva già affrontato l’argomento con la cugina, tanto da conoscere già la sua risposta. Puntò lo sguardo su Hayden e gli solleticò le nervature maschili del dorso della mano con quelle delle proprie piccole dita femminili:- Io credo che tu possa trovare più interessante fare altro con me!-
Hayden la scrutò, osservandosi anche la mano. Non seppe che decidere: forse … per poterla vedere … era necessario entrare in quella piccola dimensione pseudo segreta che Désirée si era costruita.


Erano sul pianerottolo della casa di lei. “D. Chanterelle” era scritto sul campanello. Era davvero francese, quindi? E lui glielo chiese.
-          Svizzera!- rispose telegrafica la giovane, mentre cercava la chiave della porta.
Hayden sentiva il profumo di Désirée dolce come quello di un glicine e di quella fragranza stuzzicante come un agrume di Sicilia, quando lui ci era stato da bambino.
Questo lo portò ad accostare le narici contro la tempia di lei; era un vero peccato che indossasse una parrucca, per quanto bella!
Désirée avvertì le labbra di Hayden, morbide e calde, sulla tempia, poi sul collo e, infine, sulla spalla coperta appena dal tulle della stola.
Deglutì e aprì finalmente la porta. Accese appena un lume e l’uomo osservò l’appartamento. Era davvero piccino e modesto, come si era immaginato: la cucina in fondo, che spariva in un cantuccio, dopo un piccolo angolo. Delle perline scendevano a pioggia in una tenda da un arco che delimitava zona giorno e notte. Il salottino era senza troppe pretese, un po’ in stile minimalista dall’altro angolo.
Sentì, quindi, le mani di Désirée addosso, che gli sfilavano la giacca:- Mettiti a tuo agio!- gli disse. Bastavano i suoi occhi, il suo viso ancora innocente, malgrado tutto, a inebriarlo.
Hayden si sedette sul divano. Désirée lo raggiunse nel giro di poco tempo, con un bicchiere di qualcosa d’incolore che gli porse.
Lui non poteva immaginare se lei lo volesse distendere con qualche alcolico, nel trovarlo forse leggermente timido. Appurò, tuttavia, subito che si trattava d’innocua acqua. La ragazza gli si sedette sul tavolino di fronte, accarezzandogli le ginocchia:- Fai solo l’artista per vivere, Hayden?-
L’uomo scolò l’intero bicchiere, per spegnere l’incendio che gli si stava formando nelle vene e annuì.
Désirée gli prese il piccolo oggetto di vetro, posandolo accanto a sé:- Hai un cognome inglese! Anche se il tuo nome … ricorda vagamente quelli tedeschi e scandinavi!-
-          Sono di Bristol!- lui si schiarì la gola:- Vivo da anni in Germania!- gli occhi chiari si fissarono sulla bocca perfetta di lei, che gli baciava i polpastrelli della mano … uno ad uno:- I tuoi vivono ancora là?-
L’uomo annuì nuovamente e aggiunse:- Mio padre era un attore di teatro! Ora è in pensione in una casetta con mia madre, famosa cantante di Manchester!-
-          Siete tutti artisti?- Désirée gli sciolse il cravattino.
-          Già!- Hayden non credeva di riuscire ad essere ancora molto loquace:- Sei davvero molto bella!- riuscì a dire incantato, nello stare a guardarla.
Lei lo fissò spaurita e Hayden le chiese:- Non te l’avevano mai detto?-
No nel modo in cui lui lo aveva fatto. Désirée si alzò e prese la sua mano:- Vieni!- gli mormorò, senza rispondergli.
Hayden si ritrovò a seguirla con nessun  neurone acceso … nella testa.
La giovane lo fece sedere sul letto, facendogli scivolare via il cravattino slacciato, stando in piedi, tra le sue gambe.
Lui la osservava in stato catatonico. Lei gli scostò una ciocca sfuggita alla presa gel sulla fronte, baciandogli la tempia.
Subito, Hayden cercò una propria reazione e le prese il volto con una mano, facendo scivolare il polpastrello del proprio pollice sulla sua bocca. Quindi, si sporse per baciarla, ma Désirée lo bloccò subito, frapponendo la mano:- No!- gli sussurrò solamente:- Le prostitute vendono il proprio corpo, non i propri baci! Se vuoi …  te li darò da tutte le altre parti, ma non te lo aspettare sulle labbra!-
Hayden si rassegnò … per il momento. La osservò sbottonargli la camicia, accontentarlo di ciò che gli aveva appena garantito: baci lungo il petto glabro, il collo e … sull’orecchio.
Lui pensò d’impazzire ora. Ma il culmine doveva ancora venire. Désirée si slacciò la lampo laterale del vestito e se lo sfilò dalla testa. A quel punto, era rimasta in slip di pizzo nero e basta.
Hayden era senza più concentrazione reale. Si lasciò togliere la camicia dalle spalle e le braccia come un burattino, mentre non riusciva a distogliere lo sguardo dalla pelle nuda di lei. Chiara, color pesca nelle zone più scure sulle punte delle sue forme piene e morbide. Il respiro … sì, lui capiva di respirare tutt’ora, perché era affannato quasi come dopo un sollevamento pesi di 70 kg. Quindi, Désirée gli prese la mano, gliela baciò, se la fece scivolare sulla gola, lo sterno, il seno e l’ombelico, quel buchino piccolo e dolce, che se ne stava nel centro del suo ventre piatto e femminile.
Hayden capì che se stava ancora lì immobile, Désirée poteva scambiarlo per un ebete. Dunque, le afferrò la vita, circondandola con le braccia; la baciò sulle spalle e lo sterno e lei lo fece sdraiare supino. Si sfilò ciò che restava indosso. L’uomo osservò quell’intimo punto in mezzo alle sue gambe snelle, mentre la ragazza si arrampicava su di lui, per slacciargli e togliergli i pantaloni. Lo baciò ancora sul torace, fino all’addome, al suo ombelico e Hayden voleva quasi pregarla si smettere se non voleva farlo morire ulteriormente, con le braccia a mezz’aria. Ciò che disse, invece, fu il contrario:- Non ti fermare!- e la supplicò quasi, posando le mani sulla sua schiena.
Quando furono a ciò che segue i preliminari, Hayden non si rese neanche conto di come si comportava. Cercava esclusivamente il piacere in quel contatto con Désirée, in lei, nel sentire le sue mani aggrappate alle sue spalle, alla sua schiena. Provò altre volte a baciarla, ma la giovane donna sviò il “discorso” con baci sulle mani o sul petto e ciò lo distoglieva da altri tentativi.
Lui non si accorse dello sguardo di lei, che lo teneva spesso fisso verso la finestra, come annullata in quei brevi gesti della durata di pochi nanosecondi, che però le causavano un bruciore nell’animo, più che fisico. Hayden non notò la lingua che Désirée si mordeva per frenare qualsiasi gemito, per non dare ai suoi clienti quella soddisfazione: era lei pagata per far godere loro, mica il contrario! E se anche con Hayden le poteva piacere, ora …  Désirée non lo avrebbe mai ammesso neanche con se stessa. Quando la lingua non ne poteva più, lei portava la testa in avanti e toccava alle proprie dita e alla propria mano subire quel supplizio, che traduceva all’esterno quello che si scatenava nel suo interno. Concentrava la mente alla propria respirazione trattenuta a ogni spinta, gli occhi strizzati. Molte volte aveva anche pianto in silenzio, in quel frangente, ma nessuno dei suoi clienti se n’era mai accorto o curato. Cercava di pensare a tutto, fuorché a quella camera e a quanto stava accadendo. Per scordare anche ciò che tutto questo le ricordava. E sperare che tutto finisse presto! Ora, però, con Hayden non riusciva a evadere. Le sensazioni erano a 360° e strinse le unghie più forte che poté alla schiena di lui. Lo udì gemere roco, ma non pensò di avergli fatto male, perché la baciò sulla tempia e sussurrarle:- Tranquilla, è tutto ok!-
Le grida dell’aprile del 1979 echeggiarono nel suo cervello, facendole chinare la fronte sulla spalla di lui, emettere un lamento sordo e quasi disperato, mentre le unghie, ancora affondate nella pelle di Hayden, scivolavano fino ai suoi bicipiti. E fu a quel punto, che lentamente tutto cessò, fino a ché l’uomo non la baciò a lungo sulla guancia, la fronte e il collo. Quindi, a occhi serrati, Désirée non avvertì più il suo peso su di sé. Anche stavolta era passato tutto!
Sempre il solito respiro affannato pari ad una vecchia locomotiva a vapore, dopo un lungo viaggio, accanto a sé.


Désirée si abbottonava il golf un po’ attillato e color carta da zucchero; si voltò a guardare verso il letto. Hayden era prono, immobile nella medesima posizione in cui lei lo aveva osservato nel fare colazione velocemente. Si avvicinò leggermente preoccupata. Finora non aveva ucciso nessuno col sesso e lui non aveva dato parvenza di essere un cardiopatico, col rischio di rimanerci con emozioni forti e un impegnativo sforzo fisico. Sembrava respirare e l’espressione era rilassata nell’abbandono del sonno. Désirée lo pungolò col dito:- Ehi!-
L’uomo mugugnò e respirò a fondo: ok, era vivo! Quindi, lei lo pungolò più decisa:- Hayden, svegliati, ehi!- mosse la mano a scuoterlo.
Lui, per tutta risposta, disegnò un sorrisino beato e soddisfatto sulle labbra particolari e belle, che lo caratterizzavano e le prese la mano con la propria, dandole dapprima delle pacche. Infine, gliel’accarezzò con le dita e un compiaciuto:- Oh, sì, Desy … anche per me è stato fantastico!-
Désirée si riprese l’arto con uno strattone e questo servì che lui aprisse finalmente le palpebre. I suoi occhi erano meravigliosi con la luce del mattino, azzurri come una pietra rara, ma lei mantenne freddezza; anche perché Hayden le fece scivolare il palmo contro la guancia, sotto i capelli, fino all’orecchio, nel mormorarle:- Ciao!- goduto e pacifico, nel posizionarsi su un fianco.
Désirée si levò la sua mano e si alzò:- Finalmente, ben tornato nel mondo dei vivi! Temevo fossi svenuto o ci fossi restato!-
Lui la osservò avvicinarsi al mobiletto a specchio e avvitarsi degli orecchini molto graziosi ai lobi.
Hayden si mosse nel letto per seguirla con lo sguardo spostarsi per la stanza:- E’ tutto lì sul comodino!- per tutto lei voleva dire “il conto”. E la ragazza desiderava fuggire prima di vederlo tirar fuori del denaro per pagarla. Con lui … si sentiva più a disagio.
-          Io … vorrei rivederti!- disse l’uomo.
Désirée guardò avanti a sé nel prendere la propria borsa e rispose senza espressione:- Sì … si può fare!-
-          Adesso … dove vai? Mi sarebbe piaciuto stare ancora un po’ con te!- Hayden, però, pensava a qualcosa tipo: colazione insieme, passeggiata nel parco o fino al castello di Lubecca. 
Lei non disse altro che:- Ho un impegno, mi dispiace! C’è del caffè caldo nella caffettiera, se vuoi!- prese le chiavi e aprì la porta:- Ci sono delle chiavi di riserva appese contro l’ingresso! Puoi rimetterle poi nella buca delle lettere con … ciò che ti ho scritto sul comodino! Fa’ pure una doccia e serviti la colazione! Ciao!- sorrise, alla fine, cordiale, ma fugace.
Appena fu rimasto solo, Hayden si guardò intorno. Studiò ora la cameretta graziosa come quella di una bambola. Indossò i boxer nell’alzarsi e osservò dalla finestrella lei allontanarsi.


Désirée camminava a falcate: di solito aspettava che un uomo la pagasse e poi lo salutava. Lei, invece, aveva abbandonato Hayden solo, in  casa sua, con le sue chiavi e … gli aveva messo la cucina e la doccia a disposizione. Che l’era preso?! Pazzia improvvisa?! Forse si era lasciata affascinare dal suo bel faccino candido e angelico? Ma lui aveva fatto sesso con lei come tutti gli altri: “Sta’ attenta, Désirée, sta’ molto attenta!” si ammonì. Comunque, si sarebbe sbarazzata dei soldi di Hayden quanto prima!


Camicia inamidata, gilet e pantaloni neri. Dopo il suo appuntamento fisso con Jean al parco, Désirée era al bar, pasticceria che gli permetteva di pagarsi le bollette e il vivere quotidiano. Lavoro di cui Ursula e Kostas erano ovviamente allo scuro … O si sarebbero appropriati anche di quei fondi che Désirée si metteva da parte in un doppio fondo del carillon.



Hayden si passava la crema di farina sul volto, per andare a fare il mimo. Era a torso nudo, davanti allo specchio. Aveva girato una buona ora per la casa di Désirée. L’unica cosa che poteva ricondurlo al passato, a qualcosa che poteva piacerle, era un piccolo dinosauro di legno appeso vicino alla finestra. Doveva essere stato lavorato a mano.
Capiva che con lei non si era tolto lo sfizio di una scopata e via, ma … aveva fatto sì che il desiderio di rivederla ancora fosse più forte. E aveva aspettato a casa sua, sperando che Désirée rientrasse. Ma non era stato così; perciò, lui si stava domandando tutt’ora dove lei potesse essere andata. Lubecca non era certo Berlino come grandezza. Sarebbe riuscito a trovarla.
Infatti. Fermo all’angolo della strada affacciata sul Wakenitz, la osservò fermarsi a prendere un brezel ad un chiosco che, forse, conosceva bene e proseguire verso casa.
Hayden non poté seguirla, ma lo fece con le pupille. Quando osservò i bambini ridacchiare, capì di avere un pubblico e restò ingessato. Appena un piccolino gli toccò il braccio, lui fece per prendergli giocosamente il naso. Il bimbo schiamazzò e corse dalla mamma, ridendo.
Questo gli fece guadagnare qualche spicciolo.


Désirée guardò nella buca delle lettere, una volta a casa. Sperò quasi di non trovare ciò che, invece, vide: le chiavi avvolte in 70 marchi. Sospirò con quasi un dolore al petto; quindi, fece qualche passo per raggiungere l’isolato di Ursula e si disfò di quel bottino tanto pesante.

Era al chiosco di Heinz per prendere una tazza di caffè e una ciambella di zenzero e cioccolato, le sue preferite, il mattino dopo.
-          Offro io!- una mano si sporse con delle monete verso il bancone e Désirée riconobbe la voce. Voltandosi, vide Hayden sorriderle. Quindi, lei si preoccupò subito di rifiutare, allontanando il suo braccio:- No, grazie!-. Pagò in fretta Heinz, rimasto perplesso.
Hayden, ancora più perplesso, la osservò allontanarsi.
Infine, la seguì:- Ho fatto qualcosa che non va?-
Désirée voleva dirgli di sì, anche se non sapeva perché:- Certo che no!- mentì.
Lui sospirò:- Beh … quando possiamo ritrovarci?-
Lei sentì il cuore farsi piccino e sofferente, la gola seccarsi e le mani sudare. Reagì gelida come sempre:- Quando vuoi!-
-          Dimmelo tu!-
-          Ehm … al venerdì, se ti sta bene!-
-          Sì, ma io … -
-          Tu sapevi benissimo ciò che io facevo, l’altra sera, quando mi hai proposto di farti da modella, vero?- Désirée lo interruppe secca.
Hayden non volle mentirle:- Sì, me l’ha detto Kasten!-
-          Ah, ah! Ora è tutto più chiaro!- lei sorseggiò il caffè.
-          Cosa?- lui cadde dal pero.
-          In lavanderia facevi tutto il carino con me per un motivo e per me l’altra sera non è stato molto difficile, perché tu eri già preparato: con una puttana riesce tutto più facile, vero, signor Hayden Morrison?- Désirée allungò il passo.
L’uomo restò a guardarla: qui si era creato un malinteso!
La vide entrare dentro ad un salumiere e decise di seguirla.
Désirée era davanti al bancone e sentì la campanella del negozio suonare ancora. Voltandosi, s’incupì nell’osservare lui guardarla e poi far finta di studiare i prodotti sugli scaffali.
Lei cercò di ignorarlo. L’uomo la scrutò rivolgersi in modo confidenziale alla salumiera con le guance belle paonazze. Questo malgrado la chiamasse:- Frau Ingrid!-. Doveva essere una cliente abituale pure lì dentro. Bene: fantastico a sapersi!
Mentre Frau Ingrid le tagliava 2 etti di cotto, Désirée osservò Hayden avvicinarsi sempre più, mentre il marito della signora gli chiese:- Posso aiutarla, Herr?-
Lui indicò che si sarebbe servito al bancone dei salumi, ma intanto chiese anche una fetta di formaggio:- E’ tirolese questo, mein Herr! Ottima scelta!-
Désirée osservava Frau Ingrid canticchiare, mentre ricopriva il prosciutto con carta oleata: “Si spicci!” pensò lei. Guardò ancora Hayden, sgamato in pieno a fissarla. Le sorrise, mentre ritirava il sacchetto che il negoziante gli porgeva.
La ragazza sospirò: “Che diamine vuole?” doveva mettere subito le cose in chiaro: niente legami oltre a quelli convenuti con i suoi clienti. Era una regola ben precisa!
-          Mi stai facendo da guardia del corpo, per caso?- gli chiese a denti stretti, una volta che lui le fu accanto.
Hayden la scrutò:- No, mi hai semplicemente ricordato che anch’io avevo della spesa da fare!-
Désirée prese i suoi pacchetti: era imbarazzante restare vicino a lui, davanti alla salumiera e ripensare a quanto accaduto due notti prima.
Per questo che lei non voleva contatti coi suoi clienti nel quotidiano. E con Hayden era più a disagio.
L’uomo la guardò uscire con tutta fretta, dopo aver pagato. Gli piaceva pure il suo tedesco praticamente perfetto, molto più del suo. Come se la ragazza fosse nata lì. Da svizzera, effettivamente, doveva averlo imparato da bambina, quasi come una seconda lingua.
Désirée cercò di raggiungere al più presto il parco.
La temperatura era sufficientemente fredda per la sua piccola spesa e lei sperò pure di aver seminato …
-          Stai cercando di fuggire da me? Non ho intenzione di mangiarti!- … ecco, come volevasi dimostrare! Hayden le si affiancò col fiatone per aver corso nel cercare di raggiungerla.
-          Non ti stanchi mai di fare il francobollo?!- Désirée ribatté stizzosa e l’uomo la squadrò:- Ho scoperto che mi piace farlo solo con te!- sorrise divertito.
-          La persecuzione molesta è un reato, lo sai?!- lei disegnò un sorrisino acido, continuando a guardare in avanti.
-          Ehi … io sto soltanto calpestando un suolo pubblico!-
-          Ci vediamo venerdì sera, tanto, e a quel punto potrai starmi appiccicato quanto vorrai! Ma … capiscimi bene: niente incontri romantici, seratine appartate, colazioni da fidanzatini, bacini o roba simile!-
-          Col trichecone, però … - Hayden obiettò.
Lei capì:- Herr Fraumeier aveva pagato per una serata di preludio! Quindi, era … -
-          Un incontro di lavoro?!- lui fu ironico e Désirée non lo gradì:- Chiamalo come ti pare!- allungò il passo inutilmente.
-          Non posso risolvere tutto in natura?! Cioè … mazzo di rose e … la tua compagnia per una cenetta! Mazzo di tulipani e … cinema o aperitivo o … -
-          Sesso animalesco fino a svenire? Di solito non funziona così!-
-          Posso dirti che è un peccato?-
-          Puoi dirmi e pensare ciò che vuoi! Non c’è più la gestapo!-
-          Grazie al Cielo!- sospirò lui:- Così … sono liberissimo di passeggiare con te nel parco!- le mise un braccio attorno alle spalle, ma Désirée si scostò:- Ti ho detto: niente smancerie!-
-          Beh, ma non puoi costringermi a trattarti e a guardarti come se non fosse successo nulla!-
-          Ecco un altro motivo del taglio netto nel quotidiano: mi guarderai e continuerai a pensare di avermi vista nuda!- borbottò la ragazza.
-          Come?- lui non recepì.
-          Niente!- lei scosse la testa:- Sei il primo in assoluto che ha la sfrontatezza di venirmi a cercare solo per tormentarmi!- si sedette su una panchina e finì di sbocconcellare la ciambella che aveva ancora per metà nel sacchetto di carta.
Hayden le si accomodò accanto:- Forse perché mi sei rimasta … -
-          Non dirmi nel cuore! Lusingata che consideri i tuoi 70 marchi ben spesi, ma non posso esserti rimasta in quel senso! Non mentre ti sentivo rantolare nell’orecchio come un muflone con l’asma! Come fanno tutti!- si sparò in bocca un pezzo di ciambella, divagando lo sguardo duro.
Lui la guardava, comunque con un sorriso:- Un muflone con l’asma?- gli venne da ridere. Anche se gli divenne quasi un’espressione di compassione:- Se odi questa vita … perché la conduci?!-
-          Eh?-
-          Avrai dei sogni! Tutti i bambini li fanno e cercano di realizzarli da adulti!- Hayden si appoggiò allo schienale:- Noi maschietti sogniamo di diventare: astronauti, piloti … giocatori di rugby, artisti, paleontologi … voi femminucce: ballerine classiche, pattinatrici … - mentre l’uomo parlava a Désirée non poteva non venire in mente il suo sogno d’infanzia. Un’infanzia infranta in quella notte d’aprile: pianti, urla e … BANG! Gli occhi le si erano chiusi automaticamente come quasi sempre, quando ci pensava e fu solamente il rumore della carta nelle proprie mani a ricondurla alla realtà. Hayden non se n’era accorto, era rimasto a parlare e osservare lo stagno. Désirée scrutò la carta della ciambella stretta nel proprio pugno. La cestinò, respirando a fondo e rispose:- Hai una visione piuttosto maschilista e ristretta, per non dire stereotipata della vita, Hayden!-
Lui la fissò, sorridendo:- Raccontami tu, allora, qualcosa di te!-
-          Non sono solamente i maschi ad amare i dinosauri, se proprio vuoi saperlo!-
-          Tu paleontologa? Davvero?- l’uomo ne parve piacevolmente sorpreso.
-          Probabilmente!- sospirò Désirée:- Ma non sempre i sogni si avverano!-
-          Beh, ma sei giovane …  non è troppo tardi! Per quanto mi riguarda, tu hai anche una voce da cantante!-
Lei si guardò intorno:- Ci sono cose che faccio fatica io a spiegare, figurati tu a capire!- lo fissò fugace.
Hayden inarcò un sopracciglio:- Mah … non sono così tonto! Un po’ matto, forse, ma tonto no!- ridacchiò un pochino, prendendole la mano. Notò, quindi, i segni quasi spariti sulla pelle, dei denti:- Che hai fatto qui?-
Désirée si riprese l’arto, nascondendolo sotto la manica del pesante cardigan di lana:- Nulla d’importante!- si alzò:- A venerdì … per le 22,00?-
Hayden annuì assorto e la osservò allontanarsi. La piccola coda di cavallo le ballonzolava sbarazzina dalla nuca, ma i movimenti erano nervosi e frettolosi. Come se … fosse in perenne fuga da qualcosa.


                                          ****************************************************

Quel venerdì famigerato arrivò.
Désirée aveva addosso un negligé di pizzo nero, vestaglia di seta dello stesso colore, guepiere e carré corvino, un po’ alla francese. Sapeva che agli uomini scatenava le fantasie e … quello ad eccitarli maggiormente era il considerarla una specie di Lolita. Spesso la chiamavano così e lei non obiettava: meno pronunciavano il suo nome e meglio era. E Désirée prese il personaggio scandalo di Nabokov come il proprio alter ego. Perché ci si era trasformata: ne aveva letto il romanzo e visto il film con James Mason. Con la sua amichetta di scuola alle superiori, si erano fatte passare per maggiorenni in un cinematografo dove riproducevano pellicole degli anni ‘60. Chissà … se anche Hayden la vedeva così. A eccitarlo tanto! Lui non aveva l’età del protagonista maschile del racconto, ma … Désirée pensò che sicuramente doveva avere circa una decina d’anni più di lei. Se solo Hayden avesse saputo che lei era Lolita davvero, dato che esercitava per Ursula dall’età di 15 anni. Ma lui l’aveva chiamata: “Desy”. La ragazza non era mai stata Desy per nessuno!
Accese la candela profumata sul tavolino del soggiorno. Doveva entrare anche un po’ nella psicologia dei propri clienti e aveva capito che Hayden era un uomo romantico. La candela lo avrebbe messo a suo agio. Peccato non ci fosse nulla per tranquillizzare lei! Guardò l’orologio: le 21,55. Lo stomaco si trasformò in una cintura di castità in acciaio: chiuso e sigillato. Infatti, come sempre, Désirée non aveva mangiato quasi niente. Un po’ d’insalata e basta. Non doveva dimagrire troppo, si rifaceva sempre a colazione e a pranzo. O chi la sentiva Ursula:- Le prime a cederti sono le tette e … chi vuole andare con una rachitica senza forme?!-
DRIIN. Il citofono del portone. Désirée lo guardò. Hayden era in anticipo di un paio di minuti: era proprio affamato!
-          Sali!- gli rispose al piccolo interfono sul muro. Pochi istanti e suonò alla porta.
Lei si era ripassata il rossetto porpora allo specchio e andò ad aprirgli, annullando la paura come primo sentimento dentro se stessa.
Hayden fu sorpreso di vederla con quel caschetto alla Valentina Crepax; la giovane, invece, fu meravigliata e … smarrita di vederlo con un mazzo di rose rosse tra le braccia:- Perché quei fiori?-
-          Sono per te!- l’uomo gliele porse. Era tenero, faceto!
Questo, però, innervosì lei:- Ti avevo detto … -
-          Sì, ma … io non sono mica un leone selvatico! Permetti che, quando vado a casa di una donzella … mi presenti con un mazzo di fiori?! Per te sarà assurdo, ma mi hanno insegnato così!-
Désirée si arrese e accettò i fiori:- Grazie!- ribatté asciutta. Per lo meno, provò ad esserlo.
-          Posso entrare o si deve svolgere tutto qui sul ballatoio? Non fraintendermi … potrebbe essere eccitante … -
Lei si scostò subito:- Accomodati!-
Immediatamente, Hayden notò la candela al profumo patchouli sul tavolo:- Credevo detestassi le romanticherie!-
-          In questo contesto … ho cercato di creare un’atmosfera che potesse piacere a te!- Désirée liberò le rose dalla carta e le mise in un vaso colmo d’acqua.
-          Sei davvero bellissima, Desy, ma … posso vederti coi tuoi capelli?-
-          Non stasera!- la giovane gli si avvicinò:- Stasera sono Lolita, nez pas?- gli passò l’indice giù per le labbra.
Hayden la scrutava ipnotizzato, di nuovo:- Lolita?-
-          Aggiorna le tue fonti, tesoro!- quell’aria adorabilmente furbetta di Désirée lo mandò in estasi.
-          Lei era bionda … come il tuo colore naturale … - lui fece per levarle la parrucca, ma lei lo fermò:- Puoi togliermi tutto ciò che vuoi, ma non quella!-
Hayden cercò ancora di baciarla e Désirée lo bloccò pure qui:- E puoi baciarmi dovunque, ma non lì!-
L’uomo la fissò sofferente, come un condannato alla tortura sui carboni ardenti. Cercò di ignorare quell’imposizione e provò a vincere con più decisione.
Lei deviò la testa di lato e si allontanò, dicendogli:- Inizia pure a metterti comodo!-
-          Speravo potessi fare uno strappo alla regola!-
-          Nessuna eccezione, mio caro! E poi … troverai lo stesso la tua soddisfazione a toccarmi e ad accarezzarmi in qualsiasi punto tu desideri!- la ragazza rimase appesa con le mani alle tendine e praline colorate. Quindi, ci semi sparì dietro e Hayden la intravide sfilarsi la vestaglia.
Quell’invito per un uomo era come regalare ad un bambino un’immensa torta gelato e dirgli:- Mangiatela tutta, caro!-. C’era, però, la clausola:- La crema all’interno … quella no!-
Lui si sbottonò la camicia, dopo essersi sfilato la giacca.
Désirée stava creando l’atmosfera, con un foulard sul paralume dell’abat-joure sul comodino.
Disfò il letto e gli servì un arsenale di profilattici sul letto:- Stavolta, offro io!- ricordando che la prima notte … aveva provveduto lui:- Scegli!-. Erano colorati.
Hayden non poteva fare a meno di staccarle gli occhi di dosso: guepiere di pizzo, reggicalze sulle gambe a sostenere i collant. Poteva sembrare più grande dei 20 anni, ma il viso … malgrado il trucco … era quello di una fanciulla. Lui quasi si vergognò. Appena vide lei avvicinarsi e sporgere le mani sulla cinta dei suoi pantaloni, l’uomo la fermò:- No, aspetta!- disse con voce impastata e roca.
Désirée lo guardò perplessa e Hayden sospirò:- Beviamo prima qualcosa? Ti va?-
-          Che c’è?-
-          Diciamo che … sono un timido!-
-          Ah, sì?- lei parve scettica. Tuttavia, acconsentì:- Ok!-.
Hayden si sedette sul letto, come snervato e osservò Désirée giungere con due calici di vino rosso.
La scrutò:- Puoi … metterti qualcosa addosso, per favore?- lui pose questa … supplica.
La giovane lo guardò:- Perché? Non ti piace?- aveva quello sguardo da … Lolita, ora, mischiato all’innocenza che non stava dimostrando, che Hayden dovette distogliere lo sguardo e dire:- Non è che non … - per, infine, bere un buon sorso di vino.
Lei indossò di nuovo la vestaglia, ma senza allacciarla. Scivolò accanto all’uomo:- Non mi dire che sei nervoso?! Tutta la tua passionalità dell’altra notte dov’è finita?!-
Lui la guardò:- Io … ti desidero e ti … compiango nello stesso modo!-
-          Non voglio la tua compassione!- borbottò Désirée. Perciò, bevve pure un goccio di vino e posò poi il bicchiere sul comò.
-          Vediamo se … riusciamo a lavorarci un po’ su … nell’aumentare la parte del desiderio!- si eresse in piedi, circondandogli il ginocchio con le proprie gambe, sfregandole bene contro i suoi pantaloni. Si fece levare la vestaglia da lui, ora, baciandolo sul collo. Gli tolse il calice dalle mani, posandolo a terra e nel farlo, arrivò a baciare l’uomo sul torace liscio.
Hayden respirò a fondo e mormorò:- Désirée!-
-          Sst! Il silenzio fa sì che ci si concentri sulle altre sensazioni!- si portò la sua mano contro la bocca, facendola scivolare contro il palmo, il dorso e le nocche virili. Riempiendola di gesti fallici con le labbra, tanto che Hayden si arrese. Annaspò la mano dietro di sé; intercettò il campionario di preservativi lì sul materasso e ne strinse uno nel pugno.

Désirée trovò anche questa volta difficile estraniarsi con la mente. Occhi serrati, unghie affondate nella pelle di lui e denti conficcati nella propria, sulla mano.
Adesso, però, Hayden si accorse della tensione di lei. La baciò su tutto il viso, la capovolse sopra di sé, premendosi le sue mani contro la bocca con trasporto. L’accarezzò per tutto il busto, se la strinse contro il petto, ergendosi seduto nel tenerla avvinghiata a sé. Le mormorò quanto lei fosse bella, chiudendole il volto tra i propri palmi. Fece gesto di rimuoverle la parrucca e Désirée la sentì scivolare dalla testa. I capelli le si sciolsero sul collo e tra le dita di lui; questo la distrasse, cosicché Hayden ne approfittò per raggiungerle la bocca con la propria.
Immediatamente, la giovane serrò le labbra e allontanò il viso dall’uomo. Quest’ultimo ricadde sul cuscino quasi rassegnato, fino a inarcare il collo in preda al venire fino all’apice.

Désirée era sdraiata prona. Il lenzuolo fino a vita, lo sguardo alla finestra.
Hayden le faceva scivolare i polpastrelli sulla schiena e accompagnava il gesto con baci affettuosi e teneri.
-          Perché non ti lasci andare un po’ di più?- le chiese.
La ragazza ballonzolò le pupille:- In che senso? Non mi sembra tu abbia avuto di ché lagnarti, prima!-
-          Ma tu non ti sei divertita per niente!- puntualizzò Hayden e notò la sua mano:- Hai ancora quei segni! Non dirmi che … -
Subito la ragazza se la mise sotto l’addome:- Non è importante, ti ho già detto! E questo non è un voler spassarmela per me! È un lavoro!-
Hayden andò ad appoggiarsi con la schiena alla spalliera del letto:- Per questo ti torturi le mani?-
Désirée non rispose. Dunque, lo sentì sospirare; il materasso si mosse. Lo guardò infilarsi l’intimo e i pantaloni:- Dove vai?- non seppe neanche per quale motivo glielo domandò.
Lui si allacciò la cintura:- A casa!-. Si rivestì del resto, chiedendole:- Perché?-
Lei tornò a sdraiarsi prona:- Niente!-
L’uomo rimase a guardarla. Si sporse sul letto per sfiorarle la tempia con un bacio e un:- A presto!-
La ragazza serrò gli occhi e poi, dopo qualche attimo, lo udì chiudere la porta.
Si voltò e vide i 70 marchi sul materasso.




4.   L’UOMO DEL VENERDI’ SERA

Così, Hayden diventò l’uomo del venerdì sera. Gli incontri si svolgevano più o meno nello stesso modo. Lui portava sempre con sé qualcosa: mazzi di fiori, bottiglie di champagne, scatola di cioccolatini (da consumare magari nei preliminari o dopo, quando l’appetito era più sensibile).

-          Pare che questo pittore si sia molto affezionato a te, chicca!- Ursula metteva il mangiare sul fuoco. Il “chicca” non era da considerarsi affettuoso. Guardò sua cugina, che era passata direttamente, mentre andava al lavoro:- Non so che dirti! Gli piaccio!- quell’argomento le mandava sempre in “disfunzione i nervi”. Rimestò nella sua borsetta e andò a prendere delle buste nel soggiorno: sua cugina poteva elargire almeno quelle. Puntò lo sguardo su Kostas; era uno spettacolo nauseante: stramazzato sulla poltrona, con la TV accesa. Bocca aperta, con la lattina di birra nella mano. Canottiera unta sul pancione gonfio, che traboccava dai pantaloni allentati.
Désirée alzò le sopracciglia e scosse la testa disgustata: quella era la giornata tipo di quel soggetto inetto, mentre lei era costretta ad essere l’attrattiva di Lubecca più frequentata dagli uomini che entravano nel suo appartamento.
-          Ehi, bimba!- Kostas aprì gli occhi grigi dal letargo:- Che bella sorpresa risvegliarsi con te qua davanti!-
-          Ci sto ancora per poco! Torna pure a poltrire!- Désirée sorrise sarcastica e se ne andò.

Consegnò un pacco di pasticcini ad una cliente, lì nel bar:- Buona giornata!- le sorrise cordiale. Almeno, in quel posto, poteva essere se stessa, fare qualcosa di normale. Certo, i poliponi non le mancavano, ma quelli … l’incontrava ovunque.
Hayden entrò con un gruppetto di ragazze coi rispettivi boyfriend. Subito notò lei, che serviva un bicchiere d’acqua tonica ad un uomo.
Lui rimase sconquassato:- Hayden?- lo chiamarono dal suo gruppetto.
Quel nome portò Désirée a guardarsi in giro spaesata. Osservò lui far cenno a delle persone, mentre si avvicinava al bancone.
Lei cercò di ignorarlo. Cosa a Hayden non era chiaro del: “Niente relazione al di fuori dei venerdì notte!”? E l’uomo cercava sempre di rendere quegli incontri meno sterili di quello che voleva Désirée. Si voltò verso i bicchieri.
-          Ciao!- le disse lui.
La ragazza sospirò e lo fissò: Hayden si era seduto e le sorrise.
-          Ciao!- fu telegrafica.
-          Non sapevo che lavorassi qui!-
-          Adesso lo sai!- Désirée pulì delle posate nel lavandino e guardò fugace il gruppetto di lui, osservarli:- Credo che i tuoi amici ti aspettino!-
-          Io … - Hayden si voltò brevemente:- … volevo stare un po’ qua con te! Ti dispiace?-
-          Io sto lavorando!-
-          Lavori sempre!- l’uomo lo disse ironico, ma Désirée lo prese come una frecciata alla frase che gli aveva rimarcato circa a quello che lei faceva come doppia vita:- Posso servirti qualcosa?- liquidò così la battuta. Anche se ribatté con dileggio:- Sai … qualcuno deve pur rendere servigi ai ricconi come voi!-
Lui la scrutò: già, la giovane lo credeva ricco; cosa avrebbe detto … se solo avesse saputo che senza i suoi lavori artistici, che gli rendevano di tanto in tanto, permettendogli di mantenersi per un po’ … l’uomo era povero in canna? E per questo arrotondava, facendo il mimo qua e là per la città?! Lui tirò le labbra in uno spasmo di desiderio di rivelarle tutto.
-          Hayden!- gli amici dietro lo reclamarono di nuovo.
-          Fate voi, ragazzi!- lui li guardò e poi fissò Désirée:- Ho trovato una mia conoscenza, qui!-
-          Ci sono donne molto carine anche a quel tavolo! Tu non hai bisogno di stare a contemplare me!- la ragazza non poteva sapere che quelle erano state modelle che avevano posato per Hayden, ma mai senza veli:- Insomma che vuoi?!-
-          Mi hai ricordato tu che non viviamo più tra la gestapo!-
Lei lo scrutò:- Vuoi un caffè?-
-          Nero, grazie!-
La giovane si avvicinò alla macchinetta, mentre una sua collega le disse:- Vado un attimo nel retrobottega, Désirée! Ci stai tu qui tanto, no?-
Lei annuì.
-          Faccio in un attimo!-
-          Tranquilla, Gitte!- Désirée smollò la valvola per far uscire il caffè nella tazzina. Sentiva lo sguardo di lui su di sé e la innervosiva. Gli servì la sua bevanda su un piattino con un cucchiaino, con fare molto professionale:- Espresso nero per lei, signore!-
Hayden sorseggiò il caffè fatto all’italiana e lo apprezzò molto:- Perché non berne uno io e te?-
Désirée lo fissò, sospirando:- Non farmi ripetere: potrei diventare monotona!-
-          Signorina!- una donna chiese la sua attenzione nella zona pasticceria e lei annuì in cenno di disponibilità.
-          Io … devo andare, ora! Ciao!- la ragazza si allontanò.
Cocciuta, eh? Désirée ignorava che lui, come Gemelli di giugno, lo era di più!


Quando dipingeva o disegnava o modellava, Hayden si sentiva calmo. Aveva fumato una sigaretta che si fabbricava personalmente con semplice tabacco e un pizzico di menta piperita. Niente nicotina. E non lo faceva sempre, ma soltanto quando era nervoso o preoccupato. L’aveva fumata anche quando era tornato a casa, dopo la seconda notte trascorsa con Désirée: il sentirsi trattare come un cliente lo aveva frustrato enormemente.
L’ultima volta, lei gli aveva morso sulle labbra leggermente, quando lui aveva provato a baciarla. E … per tutto il tempo, Désirée si ammutoliva, trattenendo il fiato e tormentandosi lingua e dita.
Hayden aveva anche messo in dubbio se stesso, di non riuscire a darle il minimo piacere. Poi, però … aveva capito che quello di lei era uno blocco psicologico.
Questo ricordo lo portò ad accendersi un’altra sigaretta, dopo essersela arrotolata con la cartina. Intanto … il volto di Désirée prendeva forma sullo schizzo a carboncino che lui stava tratteggiando, sul suo tavolo da lavoro.
I capelli un po’ sulle guance, mossi dal vento e … lo sguardo triste. L’aveva vista sorridere di rado.
Hayden, tuttavia, doveva rivederla. E non aspettare solamente il venerdì per farlo! Più stava con lei, più ne sentiva il bisogno. Come una droga!
Riuscì a vederla, un giorno che faceva il mimo, entrare nella piscina comunale: BINGO! Anche all’uomo, guarda caso, piaceva nuotare!

Désirée si slanciava in bracciate all’indietro, abbandonando la testa a pelo sull’acqua.
Hayden entrava in quel frangente, in costume a pois, ciabatte e asciugamano. Fece una doccia veloce per pulirsi dalle impurità esterne e poi raggiunse nuovamente lo scalone, dove aveva lasciato le sue cose. Si passò il telo di spugna sul petto e guardò verso Desy, che sembrava rilassarsi come una bambina al parco giochi, finalmente. Lei uscì dalla scaletta: indossava un due pezzi con top e slip neri, i capelli corti sulla base del collo, legati da una piccola coda, ora tutta bagnata.
Hayden respirò a fondo: quanto Désirée fosse bella … lo aveva visto; ma quanto la giovane potesse esserlo anche in un simile arnese, ossia senza un filo di trucco e leggermente spettinata … davvero lo mandava in fibrillazione vascolare!
La guardò tuffarsi a candela. Lui indossò gli occhialetti per proteggere i propri occhi molto sensibili per il colore troppo chiaro dal cloro e le ondate causate dagli altri bagnanti.
Désirée raggiunse il bordo, abbandonata e appagata dal proprio rilassamento:- Ehi, ciao!-. Quando Hayden le comparve accanto … pensò di essere impazzita e di immaginarselo dappertutto.
-          Il nostro mondo è piccolo, a quanto sembra!- l’uomo le sorrise: no, c’era per davvero! Con quegli occhialetti era sul serio buffo. Lui se li tirò sulla testa, come per farsi riconoscere.
Désirée gli diede le spalle, dicendo:- Mi sa che tu lo stai restringendo più del dovuto!- e, lanciandogli una manciata d’acqua, nel darsi lo slancio coi piedi, nuotò lontano.
Hayden si era preoccupato di rimettersi in tempo gli occhiali davanti alle iridi, di modo da non trovarsi tutti i segni rossi intorno alle orbite come un tossico, il giorno seguente. Testa dura contro testa dura. Chi l’avrebbe spuntata?
Lei uscì dall’acqua e lui pure. Si guardarono dai due lati opposti della piscina. Désirée parve molto a disagio.
Hayden tirò fuori l’accappatoio dallo zaino, che aveva con sé, sfilandosi gli occhialetti che gli cingevano il capo con l’elastico. Quindi, raggiunse la ragazza, che ancora si stava asciugando con un telo.
Si sedette a scrutarla e Désirée gli servì acida:- Se muori dalla voglia di uno di quei servizietti che a voi uomini piacciono tanto … devi aspettare domani sera! Non faccio queste cose in pubblico! Ti avviso che però costa 10 marchi in più!-
-          No … è che … guardavo e pensavo che sei davvero bellissima!-
Désirée si strinse nelle spalle schiva, lui corrugò la fronte con un mezzo sorriso:- Che c’è? Ti turbi sempre quando te lo dico!-
A lei si apriva un mondo sul suo passato che Hayden non poteva nemmeno immaginare.
-          I tuoi genitori sanno che sei qui? E … - l’uomo voleva continuare: “ … quello che fai principalmente per vivere?”.
Désirée non gli rispose, leggendogli nella mente. Fece una risatina sommessa e amara, finendo di sistemare le proprie cose. Quindi, si mise la borsa da piscina a tracolla, mentre Hayden la seguiva con lo sguardo:- Vai a farti la doccia?- le domandò.
-          Perché? Vuoi venire con me?- Désirée si voltò a guardarlo ironica per un istante, girando su se stessa, per rimettersi subito in cammino.
Lui abbozzò un sorriso, congiungendosi le mani:- Non mi tentare!- mormorò.

Désirée faceva scivolare le braccia sopra la testa, come a raccogliere l’acqua che le doccia le gettava amorevolmente addosso. Le altre donne parlottavano, ma lei udiva solo un ronzio di voci e basta. Erano più forti quelle nella sua testa.
Sei bellissima, Désirée! Che elisir ha bevuto tua madre, quando ti ha partorito?!”
Le labbra si assottigliarono al pari degli occhi serrati, mentre le gocce d’acqua le scivolavano sul volto. Si strizzò con le mani i capelli dietro il collo e si concentrò sul rumore dello scrosciare della doccia, le voci di due donne dietro di sé, che spettegolavano su qualcuna. Le palpebre le si spalancarono, nel chinare la testa e fissarono le mattonelle umide di vapore e schizzi. Non parve funzionare, perché … BANG … .
Le due tizie dietro di lei s’interruppero nel sentirla canticchiare un motivetto, che ricordava un pezzo della popstar Madonna. La fissarono chiudere i rubinetti, strizzarsi i capelli e uscire dalla doccia, senza neanche calcolarle.
Si rivestì con shorts e maglietta, andò alla macchinetta per prendersi una bevanda calda, ma prima di tirare fuori la moneta, osservò Hayden, ancora in accappatoio (forse aveva fatto altre nuotate in piscina), inserire degli spiccioli prima di lei:- Prego!-
-          Grazie!- la ragazza lo disse gelida, premendo il bottone del tè:- Ma devi smetterla di fare così!-
-          Far cosa? Essere gentile con te?- lui sollevò le sopracciglia ironico e stupito.
-          Starmi alle costole come un cane all’osso e stare lì a fissarmi!- la giovane donna prese il bicchierino di carta dallo sportello e andò a sedersi al tavolo accanto:- Mi mette a disagio!-
-          Perché? Come ti fisso? Ammiro una bella ragazza, no?-
Lei bevve il proprio tè, stizzosa:- No, come uno che guarda la puttana che si porta a letto puntualmente tutte le settimane!- mormorò con un tono acido. Si alzò, cestinò il bicchierino e se ne andò.
L’uomo sospirò, mentre la osservava allontanarsi. Perché quella ragazza era così suscettibile?! Lui non la vedeva come lei pensava!

Mio caro Jean, qui le giornate scorrono troppo lentamente! Sapessi come fare per …” Désirée fissò la propria lettera. Dunque, la continuò con le parole giuste. La chiuse e la imbustò. L’affrancò e la mise in borsa, promettendosi di spedirla tornando a casa.
Osservò il Trave e andò a sedersi sulla sua panchina preferita. Prese le cuffie del walkman, il suo libro di fiabe e iniziò a leggere. Ogni tanto canticchiava, con il movimento della testa.
Poco dopo, si accorse di Hayden che si sedeva accanto a lei. Sospirando esasperata, si levò le cuffie:- E tu che ci fai qui?! Ci vediamo stasera e dovrebbe bastarti ciò che vedrai, no?!-
-          Non potevo venire da te col malinteso di ieri! Mi hai piantato lì come un pesce lesso, senza darmi un’occasione di appello!-
-          Non mi va di parlarne!- Désirée cercò di concentrarsi sulla lettura.
-          Perché … non impari a rilassarti un po’ di più?-
Lei lo fissò e Hayden continuò:- Potresti abbandonarti maggiormente a ciò che provi!-
-          Tu godi mentre stiamo insieme?- la ragazza riprese a guardare il libro.
-          Sì, ma … -
-          E allora basta!-
-          Già, sarebbe, però, bello anche per te … se imparassi a godertela un po’ pure te!-
Désirée chiuse il tomo e lo mise in borsa:- Non fa parte del contratto! Cos’è? Cerchi di fare l’amante sensuale che vuole insegnarmi ad arrendermi alle mie passioni?!-
-          Io voglio solamente coinvolgerti di più con me!-
-          Non puoi! Come te, altri vengono a casa mia! Cosa succederebbe se mi lasciassi andare con tutti?-
-          Non devi farlo con tutti … ma con me sì!-
Désirée lo guardò:- Sei il mio cliente affezionato e vorresti un trattamento di favore! Se preferisci posso fingere, ma anche quello costa in più!-
Lui la scrutò:- Sai … io non la bevo che tu sia così cinica!-
Lei si alzò:- Fa’ ciò che credi! A stasera!-

Hayden passò il resto della giornata a pensare alle parole di Désirée. Anche mentre andava a concludere un affare per un quadro. Lo vendette ad un buon prezzo a un conte della zona del centro della Germania e l’accordo si concluse con una simpatica stretta di mano, ad Amburgo.
Hayden andò subito ad incassare l’assegno. Quindi, a casa in tempo per farsi una doccia calda, profumarsi, vestirsi e pettinarsi a dovere. Afferrò il mazzo di rose rosse prese mentre tornava nel suo appartamento, affacciato da parte della camera sul Trave, come una piccola Venezia quasi. Aveva provvisoriamente parcheggiato i fiori nel lavello della cucina e … ora era pronto!
Chiuse il portone … - Hayden!- una voce gli arrivò alle spalle. La riconobbe … purtroppo! Werther Han, pittore di seconda classe (giudicava Hayden, perché dipingeva nudi, ma non artistici: scopiazzati dalle copertine di Penthouse e Playboy; quindi, più pornografici). Uomo di piccola statura, tozzo, occhietti azzurri, un po’ infingardi e capelli castani a zazzera. Hayden dubitava perfino che Werther fosse il suo vero nome, perché supponeva che fosse ricercato magari dall’altra parte del muro di Berlino per … traffico illecito della prostituzione (considerato il soggetto), dato che in Germania non era illegale come attività, se regolamentata.
Si doveva essere messo il nome Werther in onore di Goethe, forse. Ma le sue erano tutte congetture. Pure lui favoreggiava la prostituzione ultimamente, anche se quella legale. Perché Désirée doveva essere dichiarata, in quanto era la dea dell’amore di Lubecca. Questo lo aveva almeno appreso dalla prima serata in cui era stato con lei. Tuttavia, per lui era una novità e … se Désirée non si ostinava tanto a farsi trattare come tale … Hayden le avrebbe fatto volentieri cambiar vita!
Werther era circondato da altri artisti che Morrison conosceva. Chi di vista, chi meglio, incontrandosi più o meno negli stessi posti per lavorare a qualche soggetto o nei stessi pub per bohemien.
-          Ciao, ragazzi!-
-          Oh, ma stavi andando ad un appuntamento galante?- Werther notò le rose rosse e di quanto lui fosse elegante.
-          Ehm … già!-
-          Il nostro Hayden che si deve incontrare con una ragazza con tanto di fiori! Finalmente! Era ora che mettessi la testa a posto, ragazzaccio!- Wolfgang Guttenberg era pure un pittore, ma più di talento rispetto a Werther. E pure scolpiva. Mentre parlava a Hayden, gli assestò un pugno soft e amichevole in pancia.
Lui rientrò l’addome, ridacchiando un po’ imbarazzato:- Non è ancora nulla di … ufficiale! Ci vediamo, ecco tutto!-
-          Volevamo chiederti di venire con noi! Magari puoi portare pure la tua ragazza! È carina?- chiese Wolfgang.
-          Non credo che lei voglia … -
-          Wolf, che domande fai! Il nostro Hayden se la vorrà spassare con la sua amichetta, stasera!- Werther gli ammiccò. Già … pensava sempre a quello! Poi, concluse:- Forse, un’altra volta, però! Siamo tuoi colleghi e amici, dopotutto!-
Hayden studiò i loro volti, non sapendo che rispondere. Non si era mai preparato a fornire spiegazioni sul suo rapporto con Désirée:- Vedrò, ragazzi! Ora … devo scappare!- guardò l’orologio.

Si era tutto consumato … asettico … sterile e … febbrile insieme nel giro di qualche istante. Stavolta, Désirée aveva un caschetto color mogano ed era sdraiata supina, col lenzuolo a coprirla a vita.
Hayden era accanto a lei, a recuperare fiato. Si voltò a studiare il suo volto, per cercare un minimo di soddisfazione e appagamento. Nulla! Désirée si era pure lasciata prendere da dietro pur di evitare i baci sulla bocca, ma lui ci aveva provato lo stesso. Stavolta senza successo!
Il suo volto era come quello di una bambola inanimata. Chissà quali pensieri le sfioravano la mente?! Hayden focalizzò l’attenzione sulle dita di lei, abbandonate lì vicino.
Désirée guardava il soffitto. Il fare l’amore non sapeva neanche cosa significasse. Nessuno si era mai preoccupato d’insegnarglielo, ma solo sesso e basta! Hayden ora sembrava, invece, essersi assunto quella battaglia! Ma .. era troppo tardi adesso! “Se solo fossi arrivato qualche anno fa!” pensò Désirée. Sentì le dita toccate dalla bocca di lui con caldi baci.
Lei non si mosse: avvertì l’uomo accarezzarla sul seno, l’addome e le sue labbra scivolare sensuali in quei punti, fino all’ombelico. Pareva volerla spingere a provare qualcosa, emettere anche solamente un gemito di piacere.
Désirée si morse la lingua, trattenendo il respiro (ormai era campionessa d’apnea) appena lo sentì scendere al di sotto dell’ombelico, scostando il lenzuolo.
La mano di lei si mosse a cercare in fretta la sbarra della spalliera del letto e a stringerla con tutta la forza.


Ursula guardò suo marito, svaccato sulla poltrona come solito. Faceva zapping con il telecomando e disse:- Non credi, Uschi, che quel pittore si sia preso una cotta per la piccola?- Uschi era il diminutivo di Ursula.
La donna si trascinò sul divano:- E con questo?! L’importante che non sia reciproco! E Désirée non s’innamorerà! Dopo ciò che l’è successo … se ne guarderà bene! Io non ho fatto altro che alimentare ciò che già sentiva verso gli uomini: ossia un’assoluta ripugnanza, che è diventata apatia e cinismo!-

Hayden aveva avuto un’altra convocazione ad Amburgo dallo stesso cliente, entusiasta dei suoi quadri.
Lui ora stava finendo quello schizzo su Désirée che aveva iniziato. Avrebbe tanto voluto dipingerla con un sorriso! Guardò l’ora. L’altro suo lavoro lo attendeva!

Désirée era andata da Ursula, in posta e ora tornava a casa con un po’ di spesa. Restò ammutolita nel passare di fronte ad un mimo. Lo guardò e, con un mezzo sorriso, lo chiamò incredula:- Hayden?-. Se lui era là a fare il mimo per arrotondare … non era così ricco come diceva!
La ragazza lesse il disagio nel suo sguardo. Quindi, trasformando il sorriso in uno divertito, gli mormorò, gettandogli degli spiccioli nella scatola di scarpe lì a terra:- A quanto pare, non sono l’unica ad avere una doppia vita!-
Tuttavia, prima di potersi allontanare, si sentì afferrare la mano. Osservò lui prendergliela tra le proprie e baciargliela galantemente, con un sorriso ammiccante. Infine, Hayden si tolse la bombetta che aveva in testa con fare di riverenza. Anche per avergli regalato un sorriso.
Il pubblico ridacchiò e … finalmente anche Désirée, che, alla fine, proseguì la sua strada.


Désirée ad Amburgo, arrivando con una corriera, andava all’ospedale con i controlli usuali. Doppi per chi svolgeva la vita che conduceva lei. Col nome di Chantal Chanterelle (suo nome per metà) si faceva un check-up completo, specialmente con gli esami del sangue. C’era un’area della clinica che lo faceva senza troppe domande o particolari ticket. Bastava andare a ritirare gli esiti dopo qualche giorno. Amburgo non distava molto da Lubecca.
Désirée osservava l’infermiera prelevarle quel campione di sangue.
Si soffermò, infine, lungo il fiume Alster, da dove spuntava la grossa statua della bagnante: “Sei davvero bella Désirée! Il viso è di una quattordicenne … ma il tuo corpo dice tutt’altro!”. Lei sospirò. Perché doveva essere tutto così complicato e non poteva starsene tranquilla come la “ragazzona” bionda del fiume?!
Un tuono rimbombò nel cielo e Désirée sollevò lo sguardo. Era diventato tutto grigio e … il campanile le diceva che era tardi per la sua corriera di ritorno.
Immediatamente, si precipitò a prenderla. Tuttavia … poté solo osservarla già dirigersi verso l’uscita della città. Guardò l’orario: la prossima era troppo tardi! Ursula l’avrebbe uccisa!
Sospirando contrariata, la ragazza iniziò a mettersi in marcia, per vedere se riusciva a “elemosinare” un mezzo strada facendo.

Hayden osservava il paffuto volto soddisfatto di Otto von Hoffman dal dipinto che gli aveva portato:- Eccellente, signor Morrison! Piano, piano … ho idea che riempirò il mio castello delle sue opere! E non solo qua in Germania, ma pure a Biarritz, dove ho una tenuta! Lei scolpisce anche, è corretto?-
-          Certo! Può venire a Lubecca a vedere le mie opere quando vuole!-
-          Oh, farò molto di più! Mi muoverò per farle ottenere una mostra!-
Hayden lo guardò estasiato:- Davvero?-
-          Sicuro! Lei ha talento! Non glielo prometto subito, perché dovrò stare fuori dalla Germania per qualche mese, per delle cure di routine ai miei reumatismi, ma … al mio ritorno me ne occuperò immediatamente!-
-          La ringrazio, eccellenza!- lui gli strinse la mano calorosamente.
Otto sorrise e guardò ancora il dipinto:- Gli occhi di questa ragazza … sono tristi o ridono? È un mistero molto affascinante!-
Hayden fissò il volto di Désirée … ritratto sul sorriso che aveva visto l’altro giorno. Dopo, lui si era messo subito al lavoro, con quel dipinto. Pensò, però, che il conte sarebbe stato il solo a cui cedeva il viso di Desy. Proprio perché era un uomo cordiale e simpatico. E gli ricordava un po’ suo padre.

Toccava il cielo con tutte e 10 le dita, mentre guidava verso Lubecca, coi tergicristalli a spalare l’acqua piovana dal parabrezza.
All’improvviso, intravide una figura fradicia, proprio fuori Amburgo, tra la campagna, che camminava spedita. Figura esile, ben fatta … bionda:- Désirée?- Hayden restò perplesso.
La giovane si premeva le mani al petto, tutta infreddolita, quando vide un’Opel Kadett color sabbia rallentare accanto. L’istinto fu quello di allungare il passo, ma vide il volto di Hayden apparire dal finestrino rigato di pioggia:- Désirée! Che fai qui?-
-          Avevo delle commissioni ad Amburgo e ho perso la corriera! Non preoccuparti!-
-          Coraggio, sali!- l’uomo fermò l’auto e la ragazza lo guardò:- Ti ho detto di non preoccuparti!-
-          Ed io ti dico di non fare la scema! Vuoi buscarti un malanno?-
Lei convenne che Hayden aveva ragione e accettò il passaggio.

Dopo qualche tratto, la pioggia aumentò. I tergicristalli dell’auto faticavano a sparpagliare l’acqua.
Désirée osservò lui sospirare, fare retromarcia all’angolo della strada, dietro ad un cespuglio e fermare la vettura.
Accese il riscaldamento, lasciando in folle col freno a mano.
-          Cosa fai?- lei si preoccupò di chiederglielo.
-          Piove troppo! La strada è dissestata e non si vede un accidenti! Aspettiamo un attimo!- Hayden la guardò.
La ragazza sembrava leggermente impacciata:- Perché non hai fatto un’autostrada?-
-          Perché amo la campagna!- sorrise lui ironico:- Meno male, così ho potuto soccorrere te!-
Désirée sospirò e rabbrividì:- C’è una coperta di lana dietro! Puoi sfilarti quei vestiti zuppi e riscaldarti, avvolgendoti con … - Hayden le indicò il sedile posteriore.
-          Cerchi di spogliarmi?! Hai fermato l’auto per questo?! Quale occasione d’oro! Non credere, però, che te la dia gratis!-
L’uomo restò basito a fissarla:- Se vuoi buscarti una polmonite: liberissima!-
Désirée lo scrutò. Quindi, scavalcò il sedile e recuperò la coperta pesante di lana.
Hayden pensò che fosse ormai inutile fare il pudico e non sbirciare dallo specchietto retrovisore. Tuttavia … non lo fece: restò a guardare fuori, concentrandosi sulla pioggia che cadeva.
Sbirciò solamente per appurare se per lei fosse tutto ok. Era avvoltolata nella coperta come un baco, rannicchiata sul sedile posteriore.
Lui si voltò:- Va meglio?-
Désirée annuì e intuì il desiderio dell’uomo di raggiungerla dietro. Questo la spinse a preferire rimettersi davanti, scavalcando nuovamente.
-          Eri più comoda lì, no?- Hayden spostò il braccio per lasciarla passare.
-          Va bene così!- i sedili anteriori erano meno … pericolosi.
-          Vieni almeno qui stretta a me! Avrai di certo più caldo!- l’uomo allungò l’arto.
Désirée lo scrutò e non si oppose. Era bello effettivamente stare attaccata a lui.
-          In piscina ti ho fatto una domanda, alla quale non mi hai risposto!- lo udì parlare contro i capelli umidi.
Lei ci pensò e raccontò:- I miei nonni materni erano di Algeri, ma mia madre è nata in Svizzera!-
-          Davvero? Avrei dovuto capirlo dal tuo bel nome!- sorrise l’uomo:- Ma ancora non mi hai risposto!-
Désirée se ne restava con l’orecchio contro il suo petto e non sapeva che dire, mentre Hayden incalzava:- Io non permetterei mai che mia figlia … si riducesse a questo!-. Quindi, sentì il corpo di lei tremare, ma non per il freddo, bensì per singhiozzi silenziosi.
-          Desy … che c’è?- lui si preoccupò di tirarle su il volto:- Ho detto qualcosa che non dovevo?-
Lei si tenne il volto affondato nella mano. Cercò di riacquisire la propria gelida scorza, respirando a fondo. Si asciugò le lacrime e notò che aveva iniziato a spiovere:- Possiamo tornare a Lubecca, adesso?-
Hayden restò a studiarla con perplessità. Dunque, rimise in moto l’auto e proseguirono.

Per tutto il resto del viaggio, lui pensava sul perché Désirée si rifiutasse categoricamente di parlare della propria famiglia. Era un mistero!
Tuttavia, per non lasciare l’atmosfera pesante tra loro, si mise a raccontare di von Hoffman.
A quel punto, la ragazza disse:- Beh … almeno racimoleresti qualcosa!-
Hayden restò in silenzio e Désirée lo fissò furbetta:- Avanti, signor Morrison! Gli artisti famosi non si mettono ad elemosinare per strada … facendo i mimi!-
L’uomo sospirò:- Ebbene … mi hai scoperto!-
-          Sì!- lei assottigliò le labbra, tornando a guardare fuori:- E tu … scialacqui i tuoi guadagni precari per una come me?! Devi essere alla frutta!-
Hayden entrò in Lubecca, dicendo:- E’ molto più complicato di quanto credi tu!-
-          Ah, davvero?- Désirée riprese i propri abiti, ricominciando a vestirsi sotto la coperta:- Che c’è di complicato?-
Lui la servì della stessa battuta:- E’ difficile per me spiegarlo, figuriamoci per te capirlo!- mentre fermava l’auto davanti a casa di lei.
La giovane lo guardò e arricciò il naso ironica:- Molto carino, Hayden, da parte tua!-. Aprì lo sportello con:- Grazie per il passaggio!-
-          Desy … - lui la fermò e lei lo guardò:- Quando farò la mostra … verrai anche tu?-
Désirée restò a scrutarlo. Alla fine, sospirò:- Non ti faccio promesse!- Dunque, entrò in casa.

Hayden dipingeva davanti al castello. Werther era alla sua sinistra e Wolfgang alla sua destra.
Lui non riusciva più a staccarsi dal soggetto di Desy. Gli piaceva chiamarla così, perché foneticamente era come il nome inglese Daisy, cioè quello di un fiore, la margherita. Libera creatura dei prati verdi.
Ed ora la ragazza che raffigurava davanti al castello … era molto somigliante a lei.
-          Quando ci presenterai la tua ragazza, Hayden?- gli domandò Werther.
Lui non gradì quell’insistenza:- Perché? Ti serve un altro soggetto da mettere … “a nudo” nei tuoi ritratti osceni, per caso?-
Sia questo che Wolfgang sentirono il tono acido e il secondo se ne stupì:- Hayden, che ti prende?!-
-          Ho capito, Wolf! Il nostro amico teme che la sua bella possa innamorarsi di uno di noi! È geloso!- sghignazzò Werther.
Hayden lo fissò con gli occhi cerulei: uno che sembrava un pezzo di manico di scopa trasandato e l’altro … il più pericoloso … un tacchino senza collo, per di più depravato. Lo lasciò, comunque, nella sua patetica convinzione. Meglio non fornire spiegazioni. O guai se solo avessero saputo ciò che Désirée faceva! Soprattutto Werther!
-          Non abbiamo questo privilegio!- sospirò quest’ultimo:- Peccato!-
Hayden non disse più niente. Continuò a dipingere, con la voglia di vedere lei. Non era venerdì, ma forse sapeva dove trovarla.



5.    IL TUO MONDO DI GHIACCIO E IL MIO MONDO DI MARGHERITE        

- Désirée!- Gitte, del bar, chiamò l’attenzione della collega, che sistemava i tavoli:- E’ arrivato quel tuo amico carino, laggiù! Ti fissa come … -
Lei lo notò. Lui era seduto ad un tavolo e Gitte concluse:- Sicuro che non ci sia qualcosa di piccante tra voi?- le ammiccò.
La ragazza sospirò, centrando bene i fiori sulla tovaglia. Ma non rispose.



Il metallo della sbarra del letto, oramai, era incandescente nella sua mano. Il dorso del pollice era tutto segnato dai suoi morsi, ma Désirée era col cervello in quello stato di limbo. Diviso tra sogno e realtà, tra cinismo e dolore, indifferenza ed emozione. Questo le capitava con Hayden, perché con gli altri si annullava completamente. Con lui ci provava, ma .. il risultato era assai precario ed incerto.
Désirée trattenne il respiro appena capì che lui era arrivato e … tutto finì ancora. Hayden si tolse da lei, sollevando le coperte e si adagiò accanto.
Stavolta, accadde qualcosa di nuovo, però:- Vieni un po’ qui!- l’uomo allungò il braccio, facendolo scivolare sotto il corpo della ragazza, per attirarla contro di sé.
Désirée fu talmente impreparata che … non reagì e lo lasciò fare. Percepì il respiro caldo di lui contro la fronte, i baci contro la tempia, il suo cuore rallentare a poco, a poco i battiti. La sua voce le sussurrò:- Non è meglio così?-
Hayden sentiva la giovane tremare ad un certo punto tra le proprie braccia:- Hai freddo?- si preoccupò di tirar su meglio le coperte.
Désirée non tremava per il freddo. Pensava a tutto ciò che non riusciva a raccontare neanche a se stessa:- Desy!- lui la incalzò. Notò la sua mano e:- Dovresti smetterla di farlo!-
A quel punto, lei si staccò e si alzò:- Non capisco!- fece la gnorri.
Hayden si eresse sui gomiti:- Ho capito io!- la scrutò infilarsi una veste da camera:- E’ come dicevo!-
Désirée lo guardò e lui concluse:- Quelle ferite sono tutto il tuo inespresso!-
-          Potrebbe essere anche la mia rabbia, non ti è venuto in mente?!- gli rispose lei, fermandosi i capelli in un elastico.
-          Sicuro! È sempre ciò che reprimi!- Hayden si alzò, indossando i boxer e i pantaloni. Osservò la ragazza, rimasta immobile davanti allo specchio. Le afferrò le spalle e le mormorò:- Lascia andare le emozioni, Désirée! Finirai per scoppiare, altrimenti!-
Lei restò in silenzio, pensando: “E chi ti dice che già non l’abbia fatto?!”. Tuttavia, si distanziò con:- Sei venuto qui per del sesso e non per psicanalizzarmi!-
Lui alzò le braccia:- Oh, scusami tanto se volevo trattarti da essere umano!-
Désirée sospirò e cercò di restare impassibile, dandogli le spalle. Guardava fuori, quando … dopo poco, udì l’uscio di casa chiudersi. Non volle neanche voltarsi per vedere i soldi sul letto o il comodino. Serrò gli occhi e … toccò la guancia col polpastrello: una lacrima? Allora … ogni tanto era ancora capace di piangere?

Le luci dell’alba si erano levate da tre ore circa. Forse di più. Désirée era rannicchiata contro la finestra e aveva atteso il giorno, senza dormire neanche un attimo. Era triste quando Hayden se ne andava durante il buio, subito dopo … E soprattutto arrabbiato.
Henrie, non ci si comporta così con una signora!” echi … echi … echi … basta! Avesse potuto congelare pure la propria mente!
-          Permesso!- la voce di Kostas si palesò in casa. Ed era pure ironico, dato che non gli interessava neanche se l’accesso gli fosse stato negato.
Vide la figura esile e ben fatta della cugina avvolta nella veste, sul vano della finestra. Sorrise con la sua sigaretta già pronta vicino alle labbra. La lasciò spenta, comunque, avvicinandosi alla ragazza:- Mi manda Ursula a riscuotere! È sabato mattina, tesorino!-
-          Guardati intorno! Sono lì da qualche parte!- Désirée non se n’era neanche accertata: non ne aveva avuto il coraggio! Udì Kostas dire.- Ah, sì!-. Questo li prese dal comò. Tornò da lei, esclamando:- Ehi, piccola … fai faville con quel pittore! È un tuo … posso chiamarlo habitué?- ridacchiò.
La giovane non rispose. Sbatté solo lentamente le palpebre.
-          Devi essere davvero brava!- Kostas allungò la mano per sfiorarle la caviglia nuda.
Prontamente, Désirée lo fissò in tralice gelida e gli intimò:- Io non lo farei se fossi in te! A meno che tu non voglia che io sveli a Ursula che desideri entrare nella mia camera dacché io ho compiuto 17 anni!-
Kostas si bloccò, lasciando morire il gaudio. Quindi, con finta spavalderia si accese la famosa sigaretta, che ancora gli pendeva dalla bocca e disse:- Ci vediamo presto, tesorino!-
Lei restò a guardare fuori, sperando di udirlo uscire il prima possibile. Non lo sopportava e men che meno quando si fermava a fissarla con quell’aria da depravato perso!
Quando, infatti, il rumore della porta dichiarò che l’uomo se n’era andato, la ragazza sospirò sollevata. Anche se … non riusciva a smettere di pensare a Hayden.


Hayden era al pub “Der Spiegel von Bier”. Assieme alla solita bionda frizzante, alla spina. Désirée non si era più esibita in quel locale, dacché … aveva iniziato quella strana relazione con lui. Forse era proprio per evitare d’incontrarlo. Sembrava provasse soggezione nei suoi riguardi e pensare che Hayden si considerava la persona più mansueta e di buon carattere di questo mondo. Così, per lo meno, gli dicevano:- Genio della creta, come ti butta?!- Werther si annunciò con una pesante pacca sulla spalla e si palesò sullo sgabello accanto:- Come sta la tua donna?-
-          Uh?!- Hayden non aveva attualmente imparato ad assecondare Désirée come “sua”. Perché lei ce la metteva tutta per rammentargli di non esserlo:- Bene!- mormorò l’uomo, sorseggiando la birra.
-          Per quanto ancora ce la terrai nascosta? Non siamo mica degli appestati!-
-          Eh?-
-          Sì! Cos’è? Troppo bella o troppo brutta?- ridacchiò Werther.
Lui sorrise, chinando la testa sul boccale: “E’ molto bella, Werther!” se lo lasciò scappare nella mente, ma non lo disse di certo a quel porco!
-          Fai tanti misteri!- l’altro uomo si avvicinò con la testa:- Ascolta, se non ti va di farla vedere alla combriccola, se lei ha un’amica … possiamo uscire noi quattro!-
Hayden lo fissò con l’aria su come quel malato di mente potesse anche solo concepire una cosa simile! Cercò di essere cordiale:- Proverò a chiederglielo!-, Amiche. Non sapeva neanche se Désirée avesse delle amiche. Era sempre sola. Fatta eccezione della cugina, una volta, che, però, era già impegnata!
-          A giudicare dai tuoi gusti … la tua ragazza sarà una sventola!- Werther ridacchiò e Hayden non rispose. Ci pensò Kasten a rovinargli tutto:- Chi? Désirée? Non è mica la sua ragazza!-
Lui lo fissò, sgranando gli occhi, scuotendo la testa con: “Zitto, zitto!”
-          La piccola Désirée è di tutti e di nessuno! Come l’aria!-
Hayden chiuse le palpebre, percependo Werther ammutolire, perché stava sicuramente elaborando il messaggio di Kasten. A seguire… il previsto: la fragorosa risata che il pittore andò a soffocare per un attimo nella birra.
Il barista tacque, guardando Hayden che lo fissò come a volergli staccare la lingua a mani nude.
-          Te la fai con una battona!- fu il commento assolutamente personalizzato di Werther, appena poté respirare dalle risate. E parve provare un insano compiacimento a infierire:- Non immaginavo potesse esserci tra i miei colleghi uno che spendeva i soldi dei suoi capolavori a puttane!-
Hayden lo fissò a rallentatore: forse lui faceva di peggio coi soldi dei suoi quadri … pornografici!
Kasten mormorò:- Credevo lo sapesse!- mentre l’uomo dai capelli fulvi non disse più nulla. Fece tintinnare delle monete sul bancone e si diresse risoluto verso l’uscita.
-          Ehi, Hayden, ti sei offeso?! Guarda che come uomo ti capisco benissimo … le esigenze della carne!- Werther rise ancora.

Una volta a casa, Hayden guardò il telefono, seduto sul letto. Si morse il labbro e prese la cornetta.
Désirée stava massaggiandosi con del borotalco, dopo essersi depilata le gambe, quando sentì lo squillo.
Andò a passo sostenuto a rispondere:- Pronto?-. Non udì nulla.
Hayden se ne stava con il ricevitore contro l’orecchio e se ripensava a tutti gli epiteti con cui quella testa di cactus aveva definito la sua Desy … si sentiva mancare il fiato:- Pronto?- lei lo incalzò con tono leggermente giocoso.
L’uomo strinse gli occhi e Désirée poteva sentirlo solamente respirare. Infine, il CLICK e il TU – TU – TU. Rimase perplessa a fissare la cornetta.
-          Brutto idiota, perché hai riagganciato?!- si disse lui ad alta voce. Dunque … si passò le mani sul viso e si fece coraggio.
Désirée udì di nuovo lo squillo che ancora non era rientrata in bagno. Afferrò la trombetta da una mensola e rispose:- Se sei un maniaco, t’avviso che sono armata di trombetta da stadio puntata dritta verso il tuo cazzo di orecchio, collegato al tuo cervello bacato di pervertito! Non faccio sesso telefonico!-
Questo fece sorridere Hayden in modo accattivante e chinò la testa, massaggiandosi la fronte:- Désirée!-
Lei rimase in silenzio per pochi secondi. Infine:- Hayden?-
-          Va tutto bene?-
-          Sì, scusa la minaccia! Credevo fosse il probabile maniaco che mi ha chiamato poco fa!-
Meno male: lei pareva non aver attribuito a lui entrambe le chiamate.
-          Magari avevano sbagliato numero!- la ragazza lo udì fornirle questa ipotesi.
-          Forse!-
-          Ascolta … ho voglia di vederti!- disse l’uomo.
-          In che senso? Oggi … -
-          No … non come credi tu! Solo … stare un po’ con te e non rispondermi come fai sempre! Stavolta no! Non sono in carattere!-
-          Che ti è successo?-
-          Nulla!- non voleva dirle che di lì a poco tutti i suoi colleghi, amici e conoscenti artisti avrebbero saputo la natura del loro rapporto. Perché sicuramente Werther non se lo sarebbe tenuto per sé:- E’ solo una serata no! Posso venire a casa tua?-
-          Beh … - Désirée era smarrita. L’averlo udito seriamente di umore diverso dal solito solare la fece desistere dal dargli subito un 2 di picche.
-          Hai qualcuno da te?- Hayden voleva accertarsi se lei avesse compagnia “d’affari” quella sera.
-          No: oggi è domenica! Nessuno lavora di domenica e avrò diritto anch’io ad un giorno di riposo!-
“Soltanto quell’idiota di Kasten non riposa alla domenica … nemmeno con la lingua!” borbottò tra sé lui. Fu sollevato che Désirée fosse sola:- Se preferisci … puoi venire tu qua da me! Ti passo a prendere io!-
-          No!- lei si sentì a disagio al pensiero di essere sola, di sera, in una casa sconosciuta come quella di un uomo. Malgrado fosse Hayden:- Ti aspetto qui!- si arrese, infine.
Lui sorrise compiaciuto e le disse un dolce:- A tra poco!- prima di riattaccare.
Désirée si guardò con maglietta a baby-doll, quasi e capelli raccolti in una molletta. In fretta, andò in bagno per aggiustarsi.
Fece appena in tempo a sistemarsi una forcina dietro la nuca, per trattenere le due ciocche estreme, che il citofono suonò.
Pochi attimi e Hayden era sul pianerottolo … con una bottiglia di vino rosso in una mano e due calici panciuti nell’altra.
-          Ormai è un obbligo portarmi qualcosa!- osservò Désirée ironica:- Ma anch’io posseggo dei bicchieri!- lo fece accomodare.
-          Un gentiluomo è pur sempre un gentiluomo!- lui indossava una camicia scozzese, aperta sul collo, jeans neri e cappotto impermeabile.
-          Piove?- s’incuriosì lei, chiudendo la porta. In realtà, la domanda era per evadere dall’attrazione che Hayden le suscitò.
-          Sta incominciando!- l’uomo la guardò e la ragazza fissò fuori.
-          Ti piaccio così?- le chiese improvvisamente lui e Désirée lo fissò stupita:- Hai bisogno della mia approvazione?-
-          Un po’!- Hayden stappò la bottiglia, dopo essersi sfilato il cappotto e lei lo giudicò tenero, ad un tratto. Sorrise:- Stai molto bene in casual!-
-          Grazie! Tu stai bene in qualsiasi modo!- lui la scrutò.
La giovane sospirò:- Grazie!- si diresse, poi, quasi nervosamente verso la credenza. Tirò fuori un pacco di patatine, una ciotola e servì il tutto sul tavolo dove Hayden versava il vino.
Alla fine, si stupì lei stessa di chiedergli:- Hai voglia di parlarmene?-
-          Di cosa?-
-          Della nuvola nera che si è addensata sul tuo umore!-
-          Oh, ma è passata … ora che sono qui con te!- lui le porse il bicchiere colmo di vino, mentre Désirée si sedeva.
L’uomo la imitò, sorseggiò la bevanda d’uva e rimase a fissare l’espressione perplessa e anche un po’ divertita della giovane donna:- E stasera non sei qui per il sesso!- si accertò lei, infine, addentando una chips.
-          No! Voglio solo stare in tua compagnia! È così brutto stare con me?- Hayden alzò il sopracciglio. E fu molto affascinante.
Per la prima volta, fu lei a desiderare un contatto fisico con lui, ma non lo disse. Soffocò il desiderio nel vino. Anche se questo poteva considerarsi un alleato traditore. Più propenso a tenere il gioco al desiderio che alla ragione!
-          Ti andrebbe di venire a cena con me, venerdì sera?- l’uomo glielo chiese, malgrado sapesse che era argomento tabù.
Tuttavia, Désirée lo ammutolì nel rispondergli:- Ehm … va bene!- con leggero tentennamento:- Si può considerare un’uscita da … accompagnatrice!-
-          A me piace pensare di uscire con te e basta! Ma se questo serve affinché posso cenare con te … considerala come credi!- lui sorrise.
La giovane lo scrutò. Quindi, ribatté:- D’accordo!-


Hayden dipingeva vicino al fiume.
-          Come va la tua amichetta?- Werther gli si affiancò.
-          Bene!- borbottò lui.
-          Oh, avanti, Hayden, non fare l’offeso!-
-          Sono convinto che lo sanno già tutti, vero?- lui lo fissò per un breve istante.
-          Perché, era un gran segreto?- Werther assunse quell’espressione da finto innocente da mandare Hayden quasi in bestia.
Distolse lo sguardo per non picchiarlo e sospirò, cercando la propria compostezza inglese.
-          Oggi è venerdì! È il tuo giorno?-
-          Secondo te?-
-          È brava, se ci vai sempre!-
-          Preferisco non risponderti!- Hayden tentò di delineare bene il tratto del fiume con l’acquarello:- E poi … tra me e lei non c’è solo … quello che pensi tu! Stasera pensavo di portarla a cena fuori e poi … a teatro, magari!-
-          Adesso le prostitute si fanno corteggiare prima di dartela?!- fu la battuta di Werther:- Non ci sono più le puttane di una volta!- sospirò divertito.
L’altro uomo lo guardò saettante:- Fa’ molta attenzione, Werther!-
L’artista basso osservò Hayden prendere il proprio cavalletto e allontanarsi. Quel verme gli rovinava il flusso creativo con le sue volgarità.


Kostas era affacciato al balconcino e vide la cugina Désirée attraversare la strada, dopo aver portato la solita busta nella buca di Ursula.
Lui approfittò che la moglie non ci fosse per scendere e seguire la ragazza. Non si era mai accertato di cosa lei facesse durante la giornata. Ed era venuto il momento di farlo! Sospettava da tempo che Désirée svolgesse qualche lavoretto per poter mangiare. O come viveva dall’istante che i guadagni della sua attività notturna venivano consegnati a loro?!
Tuttavia, Désirée andò al parco. E se ne restò per una lunga mezz’ore appostata al fiume … a scrivere.
La giovane aveva “Without you” cantata dai Badfinger nelle orecchie, tramite le cuffie del walkman. Lo faceva per far tacere le grida che echeggiavano nella propria testa. A quel: “Basta, Aubert!” che disperato veniva soffocato da quella canzone romantica e struggente; canzone che le permetteva di mantenersi lucida per scrivere: “Mio carissimo e adorato Jean, sapessi cosa mi sta capitando! Sai bene che ho preso da tempo le distanze dalle facce da … bravi ragazzi …
Kostas fumava la solita sigaretta, appoggiato ad un albero, quando osservò il pittore avvicinarsi a lei.
-          E tu che ci fai qui?- Désirée aveva appena messo via la propria lettera, quando vide il volto sorridente di Hayden.
Lui aveva portato a casa tutto e aveva sperato di trovare la ragazza lì:- Volevo … temevo che … -
-          … che mi fossi dimenticata di stasera? Certo che no!- Désirée tornò a osservare il Trave.
L’uomo la scrutò:- Ne sono lusingato!-
-          Non eccitarti troppo, tesoro! Oggi è comunque il tuo giorno!- lei cercò di non illuderlo.
-          Non rovinarmi la festa!- lui appoggiò bene la schiena alla panchina.
-          Non voglio che tu ti faccia strane illusioni su noi due, su di me!-
Kostas li osservava. Da quando in qua Désirée dava quella confidenza ai suoi clienti? Che c’era tra quei due? Se Ursula lo veniva a sapere? Mmh … lui rifletté se tenerselo per sé o …  Si allontanò. Forse era meglio stare zitti, al momento. Quello era un cliente prezioso! Ma se Désirée se ne innamorava?
Hayden prese la mano della ragazza:- Non immagini che programmino speciale ho in mente!-
Lei lo fissò:- Ti prego, Hayden … non farmi pentire di aver acconsentito!-
-          Non te ne pentirai, Desy, te lo prometto!- lui era sorridente e le baciò le nocche.



Désirée si arricciò un po’ i capelli con la piastra. Cioè … il suo capello naturale era mosso. Dopo che, però, se li era tagliati, li aveva lisciati con permanenza. Stavano sennò troppo disordinati.
Ora erano a boccolo e indossò un vestito nero, corto, fatto un po’ a kimono.

Infilò gli stivaletti scuri, con un tacco medio, con laccetti arricciati davanti, giusto in tempo per sentire Hayden suonare il citofono.

-          Scendo subito!-

Lui era sotto il portico a guardarsi in giro, quando lei apparve.

L’uomo restò a fissarla imbambolato. Trucco delicato e non appariscente, sbarazzina ed elegante … - Sei meravigliosa!- esclamò ammirato.

-          Grazie! Anche tu … fai la tua figura!- Désirée si riferì al completo di Hayden, con camicia bianca, aperta sul collo, con una catenina in cuoio a sbucare dalla scollatura.
I capelli pettinati indietro con del gel:- Ti ringrazio!- lui le porse il braccio, conducendola al taxi.


Il locale che l’uomo aveva scelto era un ristorante tipico tedesco. Fatto un po’ come una graziosa taverna di montagna, coi tavoli con le panche in legno per sedersi. Muri intonacati di pulito e decorati da lavorazioni sempre in legno, a nido d’ape. Tovaglie a quadri:- E’ davvero carino questo posto!- lei si guardò intorno.
Hayden la cullava nello sguardo:- Non lo conoscevi?-
-          Affatto!-
-          Beh, credo sia il momento per … meno male che non hai una collana … - lui le porse una scatola di velluto blu.
Désirée lo guardò perplessa e … smarrita.
-          Non morde, Desy, coraggio!- Hayden ridacchiò teneramente.
Lei aprì il cofanetto e c’era una collanina con una goccia di giada a pendere.
-          Dovrebbe abbinarsi bene a quegli orecchini che mettesti una volta!- l’uomo gliela agganciò al collo, scostandole i capelli.
La ragazza si teneva la mano sul ciondolo e ancora non era riuscita a proferir verbo. Quindi, fissò lui spaurita, domandandogli:- Perché?-
-          Perché mi faceva piacere farlo! Non porto mai fuori una donna a … mani vuote!-
-          Bastava un fiore!- Désirée era quasi imbarazzata e lui disse:- Ti prego, Desy, va bene così!-
-          Ma sarà costata un sacco … -
-          Ho venduto una scultura, tranquilla! Ora … rilassati e bevi un po’ di vino!- Hayden le versò la bevanda nel bicchiere. Sapeva che lei voleva ringraziarlo e … tutto quel giro di parole era già un: “Grazie, non dovevi …”. Alla fine, gliene uscì uno timido, timido e a occhi bassi:- Grazie, Hayden, non era il caso!-
-          Sì, lo era!- lui le baciò le dita e poi prese il menù:- Su, vediamo con che cosa riempirci il pancino!-
Désirée abbozzò un sorriso impacciato e intenerito. Sospirò e non seppe come considerare quel dono. Pegno per ciò che lei era? Regalo perché lei per lui era … come le aveva detto prima … meravigliosa?
Prese il menù a sua volta:- Corteggi sempre così?- cercò di assopire il disagio con quella domanda ironica.
L’uomo la guardò con un sorriso stupito:- Quasi!- rispose. Tornò a consultare le pietanze:- Dipende! Qualcuno deve piacermi proprio tanto!-
Désirée lo fissò, quando una ragazza coi capelli biondi color del platino, raccolti, si avvicinò al loro tavolo:- Hayden?!-
Lui si voltò e aprì la bocca in un gaudio cordiale:- Annika, ciao!-. Si alzò per galanteria, salutandola meglio.
-           È da un po’ che non ci si vede!- la giovane alta e slanciata (pareva una fotomodella) gli teneva la mano:- Ti trovo bello come sempre!-
-          Grazie, troppo buona … anche tu stai molto bene!-
-          Dipingi ancora?-
-          Certo … -
Désirée alternava lo sguardo tra i due, assistendo alla scena quasi divertita, quando lui ricordò l’educazione:- Che sciocco! Annika, lei è Désirée!-
-          Figurati, sempre in compagnia di belle donne il nostro Hayden!- la ragazza sorrise, porgendo la mano all’altra, che gliela strinse:- Oh, sul serio?-
-          Beh, io ho lavorato per lui … i pomeriggi migliori della mia vita! E … era inevitabile che si … scatenasse dell’altro, quando quei suoi bei occhi chiari ti guardavano concentrati e … penetranti!- Annika lasciò intendere che tra loro c’era stato … dell’infuocato tenero:- Credo che l’abbiano provato tutte le sue modelle!-
Hayden sentì il bisogno di bere, sotto lo sguardo meravigliato di Désirée:- Sei arrossito, Morrison!- gli mormorò, mentre Annika continuava:- Se ti serve qualcuno che posi per te … hai il mio numero! Vi lascio al vostro tet-a-tet!-
Désirée la salutò con lui e poi guardò Hayden:- Bravo, bravo … a quanto sento … hai avuto la tua parte di esperienze anche tu!-
-          Credevi avessi fatto voto di castità dopo lo sviluppo, per caso e prima di conoscere te?- Hayden rispose con una battuta.
-          Certo che no! Ma mi consola che in fondo … non siamo poi così diversi!-



Erano in taxi. Lui ripensava alle parole che Désirée gli aveva detto al ristorante: “Non siamo poi così diversi!
Pensava di portarla a teatro, ma:- Scusi, può andare in der Untertrave?-
-          Ja, Herr!- ribatté il taxista.
Désirée rimase perplessa:- Dove vuoi … -
-          Ti posto a casa mia! Non va bene?- l’uomo la scrutò angelico.
Dopo un primo momento di silenzio, lei rispose:- D’accordo!- non lo guardava e lui voleva tanto essere nella sua testa per sapere ciò che stava pensando. Lo sguardo si era fatto tremendamente serio.
Hayden le prese la mano che Désirée teneva in grembo e le mormorò:- Non aver paura, piccolo fiore!- gli venne spontaneo dirglielo.
La ragazza lo guardò stupita. Quindi, abbozzò un tenue sorriso.



Quando Hayden aprì la porta del suo appartamento, si accorse che lei era rimasta sulla soglia:- Puoi entrare!- le sorrise.
Désirée fece un profondo respiro e avanzò. La casa era sullo stile classico e si vedeva quel tocco maschile. La cucina piccola alla sua sinistra e … immancabilmente i quadri di lui erano appesi alle pareti.
Lei provò a rilassarsi nel dire:- Li hai fatti tutti tu?-
-          Aha!- l’uomo andò verso il minibar per preparare dei cocktail:- Ti piacciono?-
-          Molto!- annuì Désirée, ammirata.
Quindi, vedendo quell’approvazione di lei, Hayden le prese la mano e con un:- Vieni con me!- la condusse nel proprio studio.
Subito risaltò una figura immobile, celata da un telo.
-          E questa?- Désirée si avvicinò, ma lui la fermò:- No, questa scultura non è finita!-
-          Ah … interrompo il flusso creativo!- lei lo guardò.
-          Sì … è esatto!-. I ritratti che Hayden aveva fatto a Desy erano in una cartelletta. Ancora non li aveva appesi. E la scultura … era lei, ma era incompleta. Voleva che fosse perfetta!
La giovane si avvicinò lentamente al suo tavolo da lavoro:- Hai sul serio talento, Hayden, complimenti!- ammirò i bozzetti … se si potevano chiamare tali. Erano già dei disegni notevoli.
-          Ti ringrazio! È lusinghiero che tu me lo dica!- l’uomo la raggiunse da dietro, cingendole i fianchi e appoggiando la bocca tra i suoi capelli.
Désirée era così presa a rimirare quei capolavori, che non se ne accorse:- Ma … come ti vengono?-
-          Così … non c’è un meccanismo preciso!- Hayden continuava a passarle le labbra sulla nuca e, quando raggiunse la tempia, lei se ne rese conto. Sentì le mani sudare e il cuore farsi grande e pesante nel petto. Sospirò e mormorò:- Ehm … è meglio tornare di là!- si divincolò e si fece seguire in soggiorno.
Lui si sedette sul divano e la ragazza sul tavolino di fronte:- Hai avuto un flirt con tutte le tue modelle?- gli domandò, accavallando le gambe.
-          No … non tutte!-
-          Le dipingevi nude?- Désirée assunse un’aria leggermente maliziosa e Hayden sorrise:- No … sono un inglese!-
-          Che vuoi dire?! I pittori inglesi non credono nel nudo artistico?-
Lui addolcì lo sguardo e appoggiò la mano sulla sua, in grembo:- Diciamo che siamo un pochino pudici .. la maggior parte di noi!-
-          La minoranza va a letto con le prostitute!?- lei gli lanciò una frecciata, che l’uomo parò, dicendo:- Forse alcuni sì! Io solo con donne che reputo interessanti!-
-          Interessanti!- Désirée si appoggiò sulle mani, mettendo i talloni sul ginocchio di Hayden.
Lui osservò il gesto con un sorrisino accattivante e uno sguardo affascinante.
All’improvviso, suonarono alla porta. Si alzarono contemporaneamente e Désirée chiese:- Aspettavi qualcuno?-
Hayden la scrutò. Gli occhi di lei erano due perle scure. Ossia quelle più rare! Il naso scendeva perfetto e sbarazzino. Si vedeva, nell’osservarla bene, che aveva quel tocco esotico e … la rendeva ancora più bella:- No!- mormorò lui roco, percorrendola con lo sguardo.
La ragazza lo fissò. Capì che … che l’uomo voleva baciarla. Subito, quindi, si tolse d’impaccio con:- Se vuoi, vado ad aprire io!- cercando di allontanarsi.
Hayden le prese, però, il braccio e la trattenne con:- Tranquilla, faccio io! Accomodati pure!-
Désirée accettò l’invito e udì una seconda voce maschile, nell’ingresso. Poco dopo, apparve un tizio coi capelli biondi, alto e magro. Doveva averlo già visto. Questo le sorrise imbambolato:- Ehilà, ciao!-
La ragazza fece cenno con le dita e con un sorriso:- Désirée, lui è Niklas Klopf!- Hayden si preoccupò di fare il gentiluomo e il suo amico non le staccava gli occhi di dosso:- Non credevo avessi tenera compagnia!-
-          Invece è così!- lui lo disse con un tentativo di liberarsi di quella visita inopportuna.
Niklas, tuttavia, si accomodò sulla poltrona:- Ti ho già incontrata, vero?- pareva non ricordare che lei era la donna rimorchiata da Hayden in quella famosa festa.
-          Probabile!- rispose Désirée, facendo spallucce.
-          Sai … sono venuto a invitare Hayden a venire a passare un po’ di giorni nella mia casa alle Galapagos, in Sud America!- Niklas assunse un’aria sorniona:- Puoi venire anche tu!-
-          Veramente … - lei si trovò spiazzata, ma Hayden rispose:- Volentieri! Ora … io e Désirée ne parleremo!-
-          Fantastico! Ci sarà un po’ di gente! Vedrai … ti piacerà!- Niklas udì un:- Ehm!- sopra la testa. Alzò lo sguardo e finalmente capì, dall’espressione dell’amico, che doveva togliere il disturbo.
-          Va bene! Adesso che vi ho fatto l’invito … posso andare! Si partirebbe tra due settimane!-
-          Ti accompagno!- Hayden si premurò di farlo uscire il prima possibile.
Chiusa la porta, levò un sospiro di sollievo. Solo con Desy, era ora! Tornando da lei, la ragazza aveva attirato le gambe in lungo, contro il grembo, appoggiata al bracciolo del divano, avendo tolto gli stivaletti.
Lui le sorrise:- Sono contento che tu ti si messa a tuo agio!-
Si sedette accanto e le accarezzò la caviglia, coperta dal collant ner.
Désirée lo scrutò, dopo essere stata assorta:- Davvero vuoi che ti accompagni alle Galapagos?-
-          Certamente! Non vedo altra compagna di viaggio!-
-          Figurarsi … con me puoi far sesso quando vuoi!-
-          Non è per questo!- lui scosse la testa:- Io … penso solo che vorrei passare più tempo assieme a te!-
Lei non disse nulla. Niente più discorsi su: “No relazioni al di fuori di …”. Sospirò:- Ti farò sapere!-
Quindi, si guardò in giro e gli propose qualcosa di inaspettato:- Ti va di dipingermi?-
-          Cosa?-
-          Voglio posare per te, posso?- la giovane gli si accalcò al braccio:- Decidi tu come!-
Hayden la scrutò negli occhi. Infine, sorrise:- Così come sei … è perfetto!-
-          Non devo spogliarmi? Evviva!- Désirée balzò in piedi:- Di là?-
Lui annuì. Non gli pareva vero!
Dunque, sdraiata prona sul lettone dell’uomo, con le gambe sollevate e le mani a reggere il viso … lei gli fece da modella:- Dopo … è doveroso del sesso?-
-          Non muoverti!- l’ammonì Hayden garbatamente.
-          Scusa!-
-          Dopo … si fa quel che vuoi tu!-
-          Tu sborsi i soldi e tu decidi!-
-          Beh … vedremo più tardi!-
Annika aveva ragione: lui era bello quando ti fissava così serio e concentrato. Faceva venire davvero i bollori agli ormoni. Ma Désirée se lo tenne per sé.
Appena il quadro fu finito, l’uomo glielo mostrò e lei ne fu soddisfatta.
Gli mise in mano una moneta con:- Questa è la mia commissione, non posso permettermi altro!-
Hayden fissò quel soldo e stava per ribattere, ma lei lo precedette:- A meno che tu non voglia … che io ti paghi in un altro modo!-
-          Veramente … -
Désirée sospirò, lo prese per mano e lo fece sedere sul letto:- Ti accontenti che ti tocchi solo un po’?- gli accarezzò le tempie e i capelli.
Lui la scrutò. No, quella notte non doveva concludersi con del sesso e basta:- Vuoi fare l’amore con me?- le domandò.
-          Altro lusso che non posso permettermi! Dovrei baciarti sulla bocca e … -
-          Già, è vero: pena capitale!-
-          Quasi!- Désirée inclinò la testa, massaggiandogli le spalle:- Posso chiederti di … portarmi un bicchiere d’acqua?- chiese Hayden:- Va bene dal bagno!-
La ragazza guardò verso l’altra stanza, lì oltre il letto, in direzione della finestra e obbedì.
Quando uscì con un bicchierino di carta, che aveva trovato sullo specchio, si accorse della vista sul Trave:- Wow, ma qui sei a Venezia … - la voce le morì appena si voltò verso di lui e notò che si era addormentato.
Sospirò, bevve l’acqua quasi senza accorgersene e cestinò il bicchierino. Quindi, si mise a carponi sul letto e, inginocchiata accanto a Hayden, lo osservò. Gli scostò una ciocca dalla fronte, mormorando:- Ma da che mondo arrivi?! Vorrei tanto riuscire a capirlo! E a capirti!- . Lo scrutò:- Mi vuoi, ma hai paura a toccarmi! Mi desideri e ti piace venire a letto con me, ma … ti comporti anche come un cavaliere antico, che deve salvaguardare la mia virtù! Come una sorta di … sir Lancillotto con la regina Ginevra! Ci manca solo che tu mettessi una spada in mezzo a noi!- rise brevemente e silenziosa, con un accenno delle spalle:- Sei l’uomo più incomprensibile che io conosca!- si sporse per baciarlo sulla fronte e le fece tenerezza così rannicchiato su se stesso. Prese la coperta piegata in fondo e gliela portò addosso.
Quindi, si mise sotto a sua volta e si accoccolò lì accanto. Alzò gli occhi per scrutarlo con un sorriso:- Sarebbe bello essere una regina, Hayden, ma temo che per me sia troppo tardi!-. Sprofondò la testa nel cuscino, mormorando:- Io congelo tutto ciò che tocco … come la regina delle nevi!-. Chiuse gli occhi e si addormentò subito dopo.
Lui, dal canto suo, aprì leggermente le palpebre. Aveva udito tutto, perché aveva finto di dormire, per non spingere Désirée a sentirsi costretta a concedersi. Sorrise nel ripensare al discorso che lei gli aveva appena fatto, ma tornò serio nel riflettere sulle ultime parole: “Congelo tutto ciò che tocco!”, come a voler dire:- Distruggo tutto ciò che tocco!-
Quindi, scivolando su un fianco per poterla osservare, Hayden attese di essere vinto dal sonno.



Il sole non era ancora completamente alto, quando lui si svegliò. Désirée non era più lì vicino e l’uomo si alzò spaurito. Andò in bagno e trovò lo specchio scritto col rossetto: “Grazie!”. Nient’altro. Chissà, forse lei aveva capito! Non gli aveva chiesto neanche dei soldi.
Hayden si appoggiò allo stipite della porta. Per Désirée stava iniziando sul serio a provare qualcosa al di là dell’attrazione fisica. Lo dimostrava il fatto di preoccuparsi dei suoi sentimenti e di volerla con sé in quel viaggio sull’arcipelago dell’Ecuador.
Désirée camminava verso casa. Risparmiava così i soldi per il taxi. Il cielo era di quel colore porpora chiaro, dopo la notte e appena l’alba si annunciava.
Le braccia cingevano l’addome. Aveva ringraziato Hayden per non aver preteso nulla da lei, per non aver chiesto la solita nottata piccante.
Ursula l’avrebbe uccisa, ma, stavolta, Désirée aveva con ché rabbonirla. Era fremente di andare in America con lui e avrebbe accettato subito se …  non fosse stato il dover chiedere il consenso alla sua carceriera.










6.   VIAGGIO IN ECUADOR



- come?- Ursula la guardava, seduta al tavolo della colazione, con una tazza di caffè davanti. I bigodini in testa per mantenersi la permanente e il viso senza trucco la rendevano … un’orchessa.
Désirée si fece piccina nel ripeterle:- Il signor Morrison vuole che io lo accompagni nelle isole Galapagos!-
La donna più anziana sbatté le palpebre.
In quel frangete entrò anche Kostas:- Oh, guarda un po’ chi c’è! La mia cuginetta preferita!- le circondò le spalle col braccio, mentre un tanfo ascellare si propagava dalla sua abbietta persona e le baciò sonoramente la guancia.
Désirée chiuse gli occhi con ribrezzo, trattenendo il fiato,  intanto che lui si avvicinava poi alla caffettiera per versarsi la colazione:- Hai portato i marchi?-
-          Già!- con nonchalance lei si pulì la guancia. Quei 70 marchi li aveva prelevati dal proprio fondo personale, segretissimo a quei due sciacalli!
Ursula, a quel punto, ebbe la sua tardiva reazione, ossia una bella risata. E mentre rideva, spiegò al marito:- La piccola deve avere fatto breccia nel cuore di quello scultore, pittore … insomma … quel Morrison, avevi ragione, caro!-
-          Perché?- Kostas guardò la sua “dolce metà”; la donna rispose:- Vuole farsi un viaggetto latino con lei!-
Désirée li fissava. Provava tanta di quella rabbia, che li avrebbe presi a ceffoni uno accanto all’altra. Tuttavia, deglutì il nervoso e chiese:- Allora, posso accettare?-
Ursula la guardò:- Sarai mica scema a rifiutare?! Fatti pagare bene, piccola! Quello lì ti vorrà scopare giorno e notte! Mi raccomando! Non meno di 200 marchi!- usò la sua solita raffinatezza.
Désirée si sentì affondare mille pugnali nel petto. Fece un profondo respiro e girò i tacchi con:- D’accordo!-
Al parco, pianse calde lacrime, mentre scriveva: “Caro Jean, vorrei tanto che tu fossi qui! Sapresti trovare una parola per consolarmi, come sempre!



Rimase a guardare la collana che Hayden le aveva regalato. Quando udì la porta dischiudersi, si ricordò di averla lasciata aperta. E, a quel punto, nascose la catenina nel cassetto. L’avrebbe riposta nel doppio fondo del carillon.
-          Ciao, cuginetta!- Kostas entrò nella stanza. La guardò per un attimo, mentre lei finse di avere appena iniziato a pettinarsi:- Che fai?!-
-          Non lo vedi?- Désirée rallentò i movimenti e l’uomo le disse:- Non so se è una buona idea che tu parta con quell’imbrattatore!-
-          È un artista, Kostas, e poi Ursula ha detto che va bene!- lei riprese a spazzolarsi energicamente.
Lui le si avvicinò:- D’accordo, ma … che fine ha fatto la tua regola del non coinvolgimenti … -
-          E chi ti dice che io mi lasci coinvolgere?- la ragazza posò la spazzola e andò in bagno.
Kostas la osservò. Infine … non gli era sfuggito il gesto furtivo della cugina e aprì il cassetto.
Appena Désirée rientrò, trovò lui con la collana in mano:- Perbacco … è giada autentica!-
-          Lasciala … è mia!- lei subito si avventò verso l’uomo per strappargliela di mano.
Kostas, però, allontanò il braccio e sospinse la giovane:- Scherzi?! Con questa, come minimo, ci compro un televisore nuovo, se la rivendo! Chi te l’ha regalata?- la scrutò. Quindi, capì:- Ah … il tuo cliente preferito! Beh, poco importa!- si diresse verso l’uscita.
-          No! Kostas … ridammela!- Désirée lo supplicò con quasi le lacrime agli occhi, inseguendolo.
L’uomo, però, fu irremovibile e la spinse ancora, quando lei cercò di fermarlo.
-          Smettila di fare la cretina!- le bofonchiò e uscì.
Désirée ricadde contro il tavolo. Guardò verso la porta. Si premette la mano sulla bocca e pianse in silenzio.

Ursula si vide arrivare il marito con un televisore nuovo di zecca.
-          E quello lì … mi vuoi spiegare come te lo sei procurato?-
-          Diciamo che è un regalo della piccola!-
-          Désirée?-
-          Se avessi visto il gingillo che le ha regalato il suo pittore! Gli altri clienti non le fanno di questi regali!- Kostas sistemò il nuovo acquisto, dopo aver tolto di mezzo il vecchio apparecchio.
Ursula fece un sorriso stupito:- Sul serio? Bene, bene … ho visto giusto nell’acconsentire a farla partire con lui! Con quello che Désirée gli darà là in America … quello la compenserà così tanto che io e te ci rifaremo la casa! Ho sempre sognato la lavastoviglie, tesoro!-
-          L’avrai, orsacchiotta mia!- Kostas la baciò sulla bocca e la moglie ridacchiò.



Rolph Weiß era una sorta … boh … come definirlo?! Libertino … debosciato … porco? Désirée lo scrutava con una labbro accigliato, accomodata sulla Limousine di questo, mentre lui rideva come uno scemo, con tre ragazze (forse colleghe di lei) accalcate accanto.
La giovane guardò Hayden, che le teneva un braccio attorno alle spalle e si domandavano come potesse conoscere un soggetto simile.
-          Sai che il tuo quadro fa la sua splendida figura nell’ingresso della mia villa, caro?- il biondiccio Rolph divenne apparentemente serio per dire quelle parole, ma tornò a sghignazzare nel dire:- Eccita le mie ospiti!- fissò felino la bruna lì sotto il suo arto destro.
Questa reagì come una gatta in piene fusa e Désirée guardò ancora Hayden.
Lui rideva, ma per cortesia e la fissò:- Che c’è?-
-          Sei bella, Désirée, proprio uno gingillo da collezione!- Rolph le parlò e lei lo scrutò. La ragazza indossava una parrucca mora, liscia e lunga, abito nero e abbastanza corto ed attillato. Scollatura all’americana e … squadrò il tizio vestito di bianco e rosso, con catenina a sporgere dalla camicia con la peluria con:- Devo considerarmi lusingata?-
Hayden la guardò con un mezzo sorriso divertito, capendo che lei stava per affondare gli artigli.
-          Certamente! Credo tu sia l’invenzione più eccitante degli anni ’80!-
Désirée fissò con un sopracciglio corrugato le oche che stavano con lui, non troppo preoccupate di essere messe in ombra e mormorò:- Se lo dici tu!-
La destinazione era Amburgo, l’attico di qualche amico di Rolph, forse idiota come lui!
Infatti, erano tutti lustrati come per una sfilata di moda, ma … scemi!
Désirée avrebbe voluto tanto prendere la porta ed andarsene e … in un certo senso … supplicò Hayden:- Ce ne torniamo a casa?-
Lui corrugò la fronte:- Non ti senti bene, Desy?-
Quel nomignolo la coglieva sempre impreparata e … imbambolata, ma ci pensò Rolph, che aveva udito, a dare un suo parere:- La piccolina vuole già restare sola con te a … fare bisboccia? Sei fortunato, Hayden!-
Questo fece cambiare idea a Désirée, che zittì per non dare a quel mentecatto partita vinta e il suo accompagnatore fissò sia l’altro uomo che lei:- Cerca di rilassarti, tesoro, ci sono qua io! Nessuno ti mangerà, promesso!-
La ragazza lo scrutò e sospirò, sentendo il braccio di lui scivolarle a vita.
Canzoni sia tedesche che inglesi delle ultime hit parade erano sparate a mille. Un terrazzino che dava sulle luci di Amburgo era di libero accesso agli ospiti e le lampade erano accese verso il soffitto.
Désirée si vide mettere in mano da Hayden un ginger ale, quando iniziò un lento di una cantante bavarese di nome Nicki.
Hayden la fece ballare e aveva capito che lei si sentiva alquanto spaesata. Appoggiò il mento contro la sua tempia e le mormorò:- Sei nervosa, stasera, Desy, perché?-
Lei tacque e lui parve volle metterla a suo agio con un complimento:- Nervosa, ma … stupenda! Anche se continuo a preferirti al naturale!- si riferì alla parrucca.
Désirée si faceva cullare in quel lento e chiuse gli occhi per un momento. Quando la canzone terminò, quasi ne fu dispiaciuta. Non se lo spiegava, ma stare tra le braccia di Hayden … la rassicurava in un certo senso.
Voleva quasi tentarlo di fare tutto ciò che lui avrebbe voluto, se l’avesse portata via da quel party, ma vennero sequestrati da Rolph. Li portò nella stanza dove il padrone di casa, un certo Mayer, stava mostrando i quadri che Hayden gli aveva venduto.
In uno c’era un pozzo circondato da campanule, in mezzo ad un cortile e Désirée ripensò ad un cortile, dell’acqua zampillare, nel silenzio … la gente ora chiacchierava e rideva, il fumo delle loro sigarette creava quella cortina tossica. Tutto sembrava divenire sfuocato …
-          Desy!- Hayden la vide ricadere contro di sé e la sorresse:- Che ti succede?-
Lei si ritrovò aggrappata alla sua spalla e una donna disse:- Fatela sedere!-
Lui la sollevò in braccio e la portò sul divano, chiedendo:- Si può avere dell’acqua?-
-          Le servirebbe un cicchetto!- rise Rolph, ma qualcuno accontentò Hayden.
Désirée bevve e inspirò a fondo. Fissò poi gli occhi chiari dell’uomo, che la scrutavano preoccupati e interrogativi e lei deglutì:- La testa ha … iniziato a girarmi per la troppa gente, non ti preoccupare!-
Lui serrò le labbra, percorrendo il suo viso con lo sguardo.
Quando tornarono nella casa della giovane, Desy parve stare meglio. Hayden glielo domandò e Désirée lo rassicurò con un sorriso:- Certamente!-
L’uomo non fece in tempo a domandarle se lei volesse essere lasciata tranquilla, che la vide già sfilarsi il vestito dalla testa, oltre le praline della tendina divisoria dal soggiorno alla camera da letto.
Désirée si voltò a fissarlo, spostare quella pioggia tintinnante e scrutarla emozionato, come sempre.
Lei lanciò l’abito sulla sedia e gli si avvicinò:- Sto perfettamente, adesso, sei carino a preoccupartene!-. Alzò lo sguardo intrigante e … splendido a fissare lui negli occhi.
Hayden trattenne il respiro appena sentì le dita della giovane intrufolarsi sotto la camicia, sulla pelle liscia del suo petto e accarezzarlo, fin oltre il limite della cinta.
Quando Désirée si portò le sue mani sul proprio corpo, lui si rese conto che si era tolta anche gli slip neri.
Lo baciò sul torace e si fece seguire sul letto.
L’uomo provò a baciarla per diverse volte, finché lei non minacciò di legarlo se non avesse fatto il bravo, aggiungendo:- Anche se magari ti potrebbe piacere!-
Hayden scosse la testa:- No, voglio continuare ad accarezzarti e stringerti!-
La ragazza frappose l’indice tra le loro labbra, accavallata sopra al suo corpo e mormorò:- Allora, sta’ buono e attieniti alle regole!-
Lui voleva quasi obbiettare, ma, poco dopo aver detto ciò, Désirée gli tolse qualsiasi capacità verbale nel scioglierlo dentro di sé.



Erano le tre di mattina. Hayden era supino accanto a lei. Si voltò a guardarla dormire e tanti interrogativi gli si formulavano in testa. Il malore di Désirée poteva essere dovuto all’affollamento, ma la ragazza era abituata a frequentare le feste. E … perché la casa di Mayer e quel party l’avevano tanto innervosita?
Si sporse su un fianco, restando appoggiato al braccio sinistro e scrutava lei rannicchiata come un feto, con le lenzuola strette al petto. La luce della luna colorava d’argento la sua pelle che aveva quel tocco magrebino.
La parrucca bruna ancora scivolava liscia sulla sua schiena e l’uomo gliela sfilò lentamente per non svegliare la ragazza.
I capelli biondi si sparsero sulla federa del cuscino, non molto lunghi, ma morbidi. Hayden si sporse ulteriormente per baciarla sulla spalla. Lei rimase immobile, come imprigionata in un sonno incantato, tipo la bella addormentata e lui tornò ad appoggiarsi al cuscino, con un lento sospiro.
Chiedere a Désirée di rinunciare a quella vita per lui … Hayden sapeva di chiederle la luna, ma … quello che stava crescendo dentro di sé per quella splendida, misteriosa e piccola donna, come l’avrebbe descritta la Alcott, lo avrebbe portato prima o poi a … domandarglielo!




Hayden si recò in piscina, sperando di trovarci Désirée. Infatti … lei era in acqua. Lui la rivedeva dormire accanto a sé, con la parrucca bruna e … tremendamente fragile. Esattamente come un cristallo di ghiaccio!
Si preoccupò di sfilarsi le ciabatte e di prendere gli occhialini. Tuttavia:- Hayden!- l’entusiasmo gli morì, quando osservò giungere Werther e Wolfgang.
-          E voi che fate qui?-
-          È una piscina pubblica, no?- il primo ridacchiò. Quindi, seguì il suo sguardo e vide una ragazza uscire dalla scaletta. Aveva i capelli biondi bagnati e un costume chiaro, intero, ma con due spacchi sui fianchi:- E’ lei quella lì?-
Hayden lo guardò e non ci fu bisogno di rispondere.
Wolfgang fischiò e Werther esclamò:- Per la miseria, quanta roba, amico! È una pupa da sogno! Ci credo che sei un suo assiduo cliente!-
-          Vuoi abbassare la voce!-
Wolf rise:- Io mi tuffo!-
Una volta rimasti soli, Werther disse:- Ehi, Hayden, se la tua amichetta ha … una “collega”, possibilmente uguale a lei, ce la spassiamo il prossimo venerdì?-
-          Non dirai sul serio?!- lui lo guardò di ghiaccio.
-          Perché?-
-          Beh … non ha una collega, ok?-
-          Allora … - Werther assunse un sorrisino furbetto:- … mi dai il suo indirizzo … -
-          Il suo indirizzo?- Hayden stava cercando di mantenersi calmo.
-          È una puttana, credi si formalizzi?! Non dirmi che vuoi tu l’esclusiva! Facciamo una cosa a tre, se preferisci! Venerdì prossimo ci andiamo insieme: te la godi un po’ tu e un po’ io … -
-          Ascoltami bene, perché te lo dirò una volta sola!- lui gli afferrò minacciosamente la spalla.
Werther osservò il gesto e lo sguardo da lupo pronto alla lotta dell’altro uomo:- Stai molto attento ai passi che fai, Werther! Désirée non fa orge e non riceve i maniaci sessuali come te!-
-          Chi te lo dice? È una sgualdrina!-
Hayden intensificò la stretta:- Ti ho detto: sta’ molto attento!-. Quindi, si mise gli occhialini e si sedette sul bordo della piscina. Immerse i piedi a mollo e controllò che Werther non si facesse strane idee.
Appena vide che lei si tuffò nuovamente in acqua, seguì il suo esempio. Ora … lo fece anche per proteggerla da quei due. Wolf era già in circolazione nei suoi paraggi, ma lui non lo preoccupava particolarmente: era innocuo! La minaccia più grossa era quello schifoso di Werther, che pareva aver accettato l’avvertimento, perché se ne rimase seduto sugli spalti.
Hayden nuotò verso di lei, che se lo vide comparire alle spalle, a soffiarle giocosamente nell’incavo del collo.
Désirée si voltò e osservò il suo volto pallido, ma caratteristico, mentre si sistemava gli occhialetti sulla testa bagnata:- Bonjour!-
-          Ciao!- lei lo salutò sempre un po’ distaccata.
Lui notò la sua espressione corrucciata:- Che c’è, piccola Desy?-
-          Niente!- “Hanno solo venduto la collana che mi hai regalato per un televisore!” quel tarlo la tormentava dalla festa. Ma su un vestito a scollatura americana, ci stava che non stesse bene una catenina. Ma ora … lui lo avrebbe notato? - Perché mi stai così appiccicato? Bollori da sfogare, non ti è bastato ieri sera?- lei lasciò scivolare la mano sott’acqua, sui boxer di lui, fino all’inguine; Hayden, però, le afferrò delicatamente il polso con un sospiro roco:- Non qui, non credi?- le baciò le dita:- Ma se andiamo da te o da me …  se ne può ridiscutere!-
-          Oggi dimentichi che non è venerdì!- Désirée si allontanò e iniziò a nuotare dall’altra parte.
L’uomo la seguì e la raggiunse in mezzo alla vasca. L’afferrò tra le braccia e lei se ne stupì e stizzì quasi:- Ma … che ti prende?!-
-          Perché?- Hayden sorrideva accattivante. Guardò verso Werther, come a sottolineare di star lontano da lei. La ragazza ne approfittò per divincolarsi:- Stringermi qui, in questo modo! Mi hai appena ricordato che non siamo soli!-
-          Ti va di venire con me, domani pomeriggio, alla casa di un amico? Cioè … è un mio cliente e so che non avrebbe problemi a prestarmi la sua casa! Ha la piscina e lì … saremo soli, perché lui lì ci va per … -
-          … portarci le sue pollastre?!- Désirée indovinò.
-          Beh … io e te, lì, ci possiamo concedere le nostre libertà … - la voce gli morì, appena lei gli cacciò la testa sott’acqua.
L’uomo riemerse poco dopo e la vide a galla avanti a sé:- Era un sì o un no?-
-          Era un può darsi!-
-          Allora … era un sì!- Hayden aveva imparato che i suoi ni erano affermativi:- E domani … è il tuo giorno libero, no?-
-          Che vuoi dire?- Désirée lo fissò seria.
-          Te lo spiego domani!- lui vide che Werther se n’era andato e, quindi, poté uscire dalla piscina, lasciando lei in una tormentosa perplessità:- Hayden, che significa?-
L’uomo camminò verso le sue cose e le fece cenno col dito, dicendole col labbro:- A domani!-; quindi, le mandò un bacio.
Désirée restò ad annaspare nell’acqua, con quell’interrogativo bruciante. Che si aspettava da lei quel ragazzo?! Ebbe quasi timore a scoprirlo



La casa di Kurt Shulman era a Lubecca, perché lui abitava prevalentemente ad Amburgo. Aveva lasciato delle chiavi di riserva a Hayden, con l’invito di servirsene quando voleva.
E lui ora ne approfittò. Fece entrare Désirée, la quale pareva smarrita, con l’asciugamano appeso al braccio.
Si guardava attorno e Hayden la scrutò, mentre chiudeva l’uscio e riponeva le chiavi.
Lei ancora si dava della pazza per avere accettato. Ma da un lato era stata curiosa. E pure era come se una parte del suo intimo volesse tornare ad essere normale! Come prima di quella notte di aprile del 1979.
Sentì lui accarezzarle delicatamente il braccio e lo guardò:- Non temere, Desy! Va tutto bene!-
La ragazza sospirò e annui.
La piscina era riscaldata, in giardino, ma coperta da una specie di veranda.
Quindi, non faceva freddo e l’acqua era rilassante.
Désirée nuotava a dorso e Hayden la guardava, seduto su uno scalino immerso:- Perché non vieni qui vicino a me?- le chiese.
Lei lo fissò:- Perché?-

-          Perché … siamo soli e possiamo coccolarci un po’!-
-          Io ti ho già detto che non coccolo!-

-          Ma oggi non sei in servizio!-
-          Lo so, ma non voglio creare precedenti!-
Si avvicinò lui, a questo punto. L’afferrò tra le braccia e affondò la bocca nell’incavo del suo collo.
Désirée restava con lo sguardo vago. Provò a baciarlo a sua volta sulla spalla.
Hayden ne fu piacevolmente sorpreso, gemette e sospirò con estasiato abbandono contro la sua guancia.
Lei pensò che non ci fosse nulla di male: nessuno li vedeva, nessuno sapeva che erano lì. Ursula non era al corrente che loro erano lì: “Cerca di tornare una donna umana, Désirée! Rilassati!”, strinse lui tra le braccia. Capì cosa voleva dire Hayden sul fatto che era la giornata libera.
Tuttavia …  Lasciatela in pace, ragazzi, una volta per sempre! State ogni volta lì a ronzarle intorno!
Già … la finite di ronzarmi sempre intorno?
Hayden se la vide sfuggire dalle braccia. Désirée s’immerse e nuotò verso il bordo.
Perplesso, lui la raggiunse. Le percorse l’asse delle spalle con la bocca e le mormorò:- Facciamo il bagno nudi?-
Lei spalancò gli occhi sulle proprie dita aggrappate al cemento. Sospirò e ribatté:- Se hai così tanta voglia di spogliarti … andiamo d sopra!-
Hayden le scrutò il profilo:- Come desideri tu!-
Erano nella camera da letto. Lui le baciava il collo e la spalla, sfilandole il costume. Rimase nudo a sua volta e si premurò delle precauzioni necessarie.
Désirée lo osservò appoggiarsi con le braccia intorno a lei, sul materasso. Con un gemito roco, lui si fuse dentro la sua anima femminile. Almeno … ci provò a toccarla così in fondo. La osservava: la ragazza aveva le pupille dilatate, i capezzoli turgidi … ma tutte reazioni automatiche e fisiche. Nessun cenno … che si stesse divertendo.
Le mani attanagliavano la coperta e Hayden la sollevò contro di sé:- Avanti, Desy! Lasciati andare!-le sussurrò concitato. Capì che lei si stava mordendo la lingua per non dire nulla. Quindi, le prese il meno tra le mani e provò a baciarla.
Désirée scostò il volto e si appoggiò alla sua spalla. Raggiunse la propria mano, aggrappata a lui e iniziò a ferirsela coi denti, nel soffocare qualsiasi reazione. Per far tacere i ricordi più dolorosi di quella tortura che s’infliggeva. Le labbra di Hayden scivolavano morbide e umide sul suo viso, contro l’orecchio. L’uomo si accorse di quanto Désirée stava facendosi e le afferrò la mano:- No, tesoro, non tormentarti la manina!- gliela baciò sul segno dei denti.
Désirée si ritrovò spaesata. E … disarmata. Niente più valvola di sfogo. Riprovò con la lingua, ma lui le passò il dito sulla bocca:- Abbandonati, non ti castigare in questo modo!-
La fece scivolare sotto le coperte, sul cuscino e cercò quasi di convincerla a fare l’amore come si deve e non ridurre tutto a del sesso senza senso. Provò a tenerle fermi i polsi o il viso per impedirle di morsicarsi le mani o la lingua. Per spingerla a gridare se necessario, ad arrendersi alle sensazioni naturali della vita. Con baci, con carezze nelle parti intime, cambiando ritmo nelle spinte. Finalmente, in questo modo, Désirée accennò a lasciarsi andare. Iniziò ad ansimare e gemere leggermente. Il collo le s’incurvò … - Ops, Hayden, scusami! Avevo dimenticato che c’eri tu!- quella voce maschile arrivò alle spalle di lui
Imprecando, Hayden si tolse da lei, che si premette le coperte al petto: un uomo castano chiaro, cotonato, che doveva essere Kurt, faceva capolino dalla scala che entrava direttamente in camera, assieme ad una ragazza.
Sghignazzò:- Vi ho interrotti sul più bello?-
Serrando le labbra, Hayden porse l’accappatoio a Désirée, che lo infilò subito.
Lui si rimise gli slip del costume, stando sotto le coperte. Afferrò la mano di lei si alzarono insieme, mentre Kurt continuava a ridere con la sua ragazza:- Ma no … restate, non volevo interrompervi!-
Dalla sua reazione, Hayden aveva capito che Werther aveva parlato con lui di Désirée.
Si conoscevano, Kurt Shulman comprava anche dei quadri da Werther.
Ed era stato questo a seccare Hayden. Pagò la ciambella con caffè caldo per sé e Desy e andò da lei, seduta lungo il Trave, col copricostume addosso.
L’uomo le porse il tutto e la scrutò ringraziarlo e sorseggiare la bevanda calda.
Lui le posò una mano sulla gamba, che la ragazza teneva accavallata. Gesto intimo, ma …  aveva ancora importanza tra loro?
-          Mi dispiace!- le disse.
-          Di cosa? Mica è colpa tua!- lei sorseggiò altro caff
Hayden sospirò. Era quasi sicuro che quel Shulman fosse andato apposta per vedere personalmente e riferire a Werther che aspetto avesse Désirée senza veli. Era stato avvisato da Hayden che gli serviva la casa … quindi? Erano peggio delle pettegole! Oppure era un altro il motivo! Se quel maiale con il pennello avesse azzardato a dipingere Desy nuda …
-          Ah, per la Galapagos è sì!- quella risposta di lei fece evaporare la rabbia dell’uomo. La cullò con un gaudio sornione e propose di rimando:- Ti va di venire a cena con me? Stasera!-
-          E’ meglio di no!- Desy abbassò gli occhi. Stava lasciandosi prendere dalle emozioni, prima. Ursula l’avrebbe uccisa se lei si fosse innamorata di Hayden.
-         Perché no? Per quello che è successo oggi?-
La giovane si alzò. Buttò il bicchiere di plastica e disse:- Sei pericoloso, Hayden Morrison! Ora … è meglio che torni a casa!-
Quindi, sotto lo sguardo perplesso e … frustrato di lui, Désirée si allontanò.




La sigaretta con tabacco e menta piperita rilassò Hayden. La testa era abbandonata sullo schienale del divano, canottiera e pantaloni della tuta: “Désirée, Désirée!” la sua mente tamburellava questa nenia.
Ci sarebbe voluto suo padre. Sapeva sempre trovare una soluzione ai suoi pensieri.
Andò nel suo studio e sollevò il telo, che ricopriva la scultura in gesso. Désirée era raffigurata a mezzo busto, testa rivolta verso la spalla, sollevata in atteggiamento delicatamente e giocosamente vezzoso.
Forse doveva togliersela dalla mente, come gli aveva consigliato inizialmente Kasten. Ma non poteva! Capiva di provare qualcosa per lei, che cresceva ogni giorno. Più Desy si comportava in maniera misteriosa e strana, più lo faceva impazzire. Lui sospirò.
Decise di dormirci su. Il mattino dopo sarebbe andato in lavanderia. Caso mai …



Désirée era a reggersi le gambe con le braccia. Aveva cercato la sua collana nelle vetrine visibili (essendo domenica) di tutte le gioiellerie o negozi di pegni, lungo la strada di casa, quel pomeriggio. Risultato: zero! Chissà Kostas che fine le aveva fatto fare! Serrò le labbra.
L’intimità con Hayden era stata diversa, quel giorno. Lei aveva iniziato a provare non solo più bruciante dolore, dettato anche dai ricordi e da ciò che quei rapporti rappresentavano. Forse perché, stavolta, non c’erano stati i soldi di mezzo. Ursula non ne era al corrente e questo aveva fatto sì che Désirée si concentrasse sulle parole di lui , che la incoraggiavano, dolci e passionali, ad abbandonarsi.
La sera dopo, però, sarebbe ripartito tutto da capo: lei sarebbe andata alla birreria di Kasten, avrebbe canticchiato un po’ per attirare l’attenzione di qualche figlio di papà (o i papà stessi) e avrebbe annullato se stessa un’altra volta.
Serrò le palpebre e una lacrima le scivolò sulla guancia:- Oh, Jean … perché non è toccato a me quello che è successo a te?!-mormorò con la voce carica di magone, guardando le stelle luccicare nel cielo.



Sistemava le proprie mutandine bianche di merletto nella cesta, alla lavanderia:- Ma come sono graziose! Stavo pensando di prendermene un paio pure io!- quella voce maschile, in falsetto, attirò la sua attenzione. E specie nel vedersi prendere gli slip.
La ragazza si voltò. Non poté non ridere, riacciuffando la propria biancheria:- Hayden, che ci fai qui?!-
Lui rimase imbambolato, estasiato da finalmente quella risata, se pur breve, ma argentina e fresca. Sbatté le palpebre e disse:- Qui si viene per fare il bucato, no?-
-          Ehm … a Lubecca non è l’unica lavanderia! Ce n’è una aperta da qualche giorno, anche nel tuo quartiere, se non erro!- Désirée lo fissò con quell’espressione stuzzicant.
Hayden l’avrebbe sollevata contro di sé, su quella lavatrice, se non ci fosse stata gente! E per un attimo si illuse che lei bazzicasse nei suoi dintorni … per lui.
Tuttavia, la giovane parve leggergli nei pensieri e lo trascinò a terra “acciuffandolo” per i piedi:- L’ho notato quando sono venuta da te, quella sera!-
Hayden sospirò:- Ah!-. Sistemò pure la propria cesta su una lavatrice e disse:- A proposito! Hai lasciato il tuo ritratto da me!-
-          Tienilo tu!- rispose subito lei, piegando le sue cose.
-          Perché?-
-          Perché … è meglio così!- “Ancora che fa la fine della catenina!” pensò, infine, Désirée.
-          D’accordo!- sorrise l’uomo.
Quando … - Hayden, che coincidenza!- Werther, accidenti!
Lui sbiancò, anche se doveva giurarci che Kurt avrebbe fatto la spia.
-          Ciao!- subito l’occhio dell’omino cadde su di lei:- Hayden, non mi presenti la tua amica?- gli diede una pacca sul petto col dorso della mano.
-          Perché?- chiese lui, leggermente seccato.
Werther lo guardò. Infine, fissò di nuovo la giovane, rimasta incuriosita:- Beh, pare che il mio amico qui abbia perso il galateo inglese! Faccio da solo! Werther Han, piacere, sono un collega del nostro Hayden! E tu … sei un tesoro graziosissimo!- le porse la mano.
La giovane accennò un sorriso cordiale:- Désirée è preferibile, grazie!- gli strinse educatamente l’arto.
Hayden adorò la sua risposta e Werther non le mollava la presa:- Oh, gli amici di Hayden sono i miei!- la squadrò.
Tuttavia, ci pensò lui a rompere la sua “depravata magia”, staccando la mano da quella di lei e afferrando Désirée a vita, dicendo:- Ok, ha capito, ciao!-
La ragazza lo guardò imbambolata.
-          Stai cercando di liquidarmi?- Werther lo scrutò e Hayden lo fissò gelido. Quindi, l’altro uomo sospirò rassegnato, arrendendosi:- Già, oggi … il mio amico è di pessimo umore! Piacere di averti conosciuta, dolce Désirée!- sollevò il cappello di feltro che aveva in testa e si allontanò.
Lei si sentì attanagliata a Hayden e protestò:- Hayden, vuoi lasciarmi?! Mi stai stritolando!-. Si liberò del suo braccio, anche perché lui allentò la presa. Aveva tenuto d’occhio Werther che se ne andasse.
-          Che t’è preso?! Mica è amico tuo?-
-          Non esattamente!- l’uomo tornò alla propria cesta.
Lei lo guardò, mentre lui concludeva:- Un conoscente, un collega, niente di più!-
-          Ti sei comportato come se … quello fosse il mostro di Düsseldorf!-
-          Non è un tipo raccomandabile, va bene?- spiegò Hayden, con un sospiro appena spazientito.
-          Sì, mi è sembrato un po’ viscido, ma non più di altri! Sapessi quanto ne ho visti!- sulle labbra di Désirée si dipinse un sorriso amaro. E lui notò quel velo di amarezza anche nello sguardo, che le divenne cupo. Era fissato nel vuoto, quindi tornò a guardare il suo volto:- Non temere! Ho imparato da tempo a diffidare dai paroloni stucchevoli che ti cariano i denti e dalle faccette innocenti da bravi ragazzi!- era molto acre, ora. Hayden volle capirne di più, ma il suo tono divenne più leggero e quasi scherzoso:- Inizialmente lo feci pure con te! Dopotutto … hai accettato di venire con una come me, malgrado la tua aria da angioletto!-
Lui la scrutò:- Sì, ma io … volevo conoscerti già da prima, da quando ti vidi alla birreria di Kasten, cantare per quel trichecone che stava con te! Non sapevo fosse … quello che era! Credevo fosse il tuo ragazzo e ciò … mi disgustava, perché poteva essere tuo nonno!-
-          Ti dispiace se cambiamo argomento?- Désirée lo guardò infastidita e supplichevole insieme:- Parliamo dell’Ecuador, piuttosto! Eccitato? Mi avrai con te sette giorni su sette!- arricciò il naso:- Non ti stuferai?-
Hayden si sporse sulla lavatrice, racchiudendole le mani nelle proprie:- Ah, non vedo l’ora!- sospirò beato, rispondendo anche alla sua domanda con un sottointeso: “No, scherzi? Come posso stufarmi di te?!”
Lei non volle affrontare il discorso del prezzo. Perché rovinare quel suo bello sguardo da sognatore?





Il giorno delle Galapagos!
Il discorso tariffa, malgrado fosse per Hayden che per Désirée, era stato affrontato!
Lui aveva fatto finta di non battere ciglio. Tuttavia, gli scottava. Si era fatto promettere, in cambio, di andare alla sua mostra, appena Von Hoffmann sarebbe rientrato dal suo viaggio
Désirée aveva replicato:- Vedremo, non faccio promesse!-
Niklas li aveva preceduti di un paio di giorni. La sua casa era una delle poche, dato che era una zona ancora molto selvaggia.
E c’erano pure già Kurt e Amadeus Litz, un austriaco che amava molto … giocare a poker e guadagnarsi il proprio (oltre che la rendita paterna) in questo modo.
Subito, loro due vennero accompagnati nella loro stanza. La maggior parte credeva che Désirée fosse la nuova fiamma di Hayden. Kurt sicuramente conosceva la verità, ma non aveva detto nulla.
La loro camera sembrava scolpita in pietra d’acquamarina, perché tutto era in tinta. E aveva una porta secondaria che, con una scala, conduceva direttamente in piscina.
-          Vi aspettiamo tutti lì! Mettetevi pure a vostro agio!- sorrise Niklas.
Hayden e Désirée ringraziarono. Lui guardò poi lei appoggiare le sue cose sul letto. Osservava il giaciglio a due piazze, con coperte azzurre, come ipnotizzata.
-          Stai bene?- le domandò l’uomo.
La giovane donna sbatté le palpebre e lo fissò. Annuì semplicemente. Dunque, si affacciò alla finestra. C’erano delle ragazze in piscina e il mare si estendeva oltre, quasi a circondare la villa.
Hayden l’abbracciò da dietro, baciandole la nuca:- E’ di tuo gusto?-
-          Sì!- rispose Désirée.
Lui la osservava e gli parve quasi preoccupata. Come al party di Rolph e Mayer:- Cerca di rilassarti!-
Lei aveva immaginato che nessuno sapesse. Quindi, si preparò con un bel costume da bagno. Il confronto con altre donne la metteva a disagio. O era più corretto dire …  le donne di una certa classe la mettevano a disagio.
Dunque, con un bel pareo, col braccio di Hayden intorno alle spalle, scese in piscina.
Le tre ragazze lì presenti si sollevarono subito gli occhiali da sole, all’unisono, a inquadrarla.
-          Désirée, loro sono Brigid, Sina e Olga! Sono le fidanzate rispettive di Niklas, Kurt e Amadeus!- Hayden si preoccupò di fare le presentazioni.
-          Piacere!- la giovane strinse la mano a tutte e tre. Si rese subito conto che Sina non era la donna con cui aveva visto Kurt … quella domenica pomeriggio, quando loro avevano sorpreso lei e Hayden tra le lenzuola. Perciò, già aveva capito il caro Kurt …  di che pasta era fatto! Pasta ricavata dal … cotechino?
Non disse ovviamente nulla, sedendosi sulla sdraio accanto, mentre la bionda Sina, per l’appunto, le chiedeva:- Finalmente Hayden ci fa conoscere una donna!-
-          Donna! Ragazza!- precisò la bruna Olga, fissandola poi con un sorrisino … irritante:- Scusami, cara, ma sei molto giovane! Quanti anni hai?-
-          Quasi 22!- rispose Désirée, scrutando quelle tre con l’occhio clinico. Hayden le aveva lasciate sole, per far fare loro amicizia, ma a lei già stavano sui nervi:- Tra un paio di mesi
-          Oh!- Olga quasi rise per quella puntualizzazione, mentre Sina diceva:- Sì, ma per portati qui è perché … è qualcosa di serio? Voglio dire, finora … pensavo si concedesse qualche svago, ogni tanto, ma poi … basta!-
-          Già, iniziavamo a pensare che fosse un marziano!- ridacchiò la rossa Brigid:- Tu devi averlo stregato!-
Désirée le sistemò tutte e tre:- Oh, beh, per il momento tra me e lui c’è un rapporto di focoso, robusto e sfrenato sesso da perdita di sensi, quasi!- sorrise con aria che non si capiva se le stesse prendendo in giro o meno:- Devo dire che non posso lamentarmi! Hayden ha un’abilità amatoria da scioglierti!-. Dunque, si congedò dalle arpie, lasciate a bocca spalancata, tuffandosi in acqua.



Leggeva uno dei suoi libri di fiabe, sdraiata nel letto.
Hayden entrò in quel frangente, posando le sue cose:- Te ne sei venuta via presto!-
-          Il sole iniziava a pizzicarmi! Rischiavo di fare la tua fine!- notò il rossore sul naso e sotto la linea degli occhi sul viso di lui, che sorrise:- Potresti, però, mettermi un po’ di pomata sulla schiena?- chiese lei, prona, facendo scivolare le spalline del costume giù dalle braccia.
Il refrigerio della crema le diede sollievo su quella lieve bruciatura e … era rilassante il massaggio di lui:- Hai fatto amicizia con le ragazze?-
-          Sono tre vipere!- Désirée le classificò subito.
L’uomo ridacchiò brevemente con sottile stupore:- E allora cosa avevate tanto da chiacchierare?-
-          Di te! Delle tue doti sotto le lenzuola!- sorrise lei. Sentì Hayden fermarsi per un momento nel massaggio:- Non avevate un argomento più interessante?-
-          Scusa, ma mi ha infastidito molto il loro atteggiamento quasi di derisione! Mi è venuto spontaneo descriverti come un toro focoso a letto!-
-          Ah!- il tono di lui era imbarazzato.
-          Ho urtato la tua riservatezza inglese?-
-          Sopravvivrò!- l’uomo la scrutò. Le stava bene quell’accenno di abbronzatura sulla pelle. Finì di spalmarle la pomata.
Una volta che questa si fu assorbita, Désirée si voltò:- Grazie!- premendosi al petto il lenzuolo, che aveva fino a vita.
Hayden la fissava con quell’aria affascinata e affascinante.
-          Che hai?-
-          Niente! È che … poche persone mi lasciano così attonito come te!-
Lei lo squadrò. Quindi, si sdraiò completamente:- Ormai … a me non può più scioccare niente!- disse, spostando lo sguardo di lato.
Hayden corrugò la fronte, restando a fissarla.



La notte era abbastanza calda. Désirée osservò lui dormire a torso nudo, con i bermuda e lei era con canottiera e pantaloncini.
Si alzò e andò giù in piscina, dopo aver preso la carta da lettere che si portava sempre dietro. E avendo cura di non svegliare Hayden.
Si mise su una sdraio. Fissò come ipnotizzata l’acqua della piscina e quella del mare oltre il parapetto.
Iniziò a scrivere: “Mio caro Jean, sono qui … in questo selvatico arcipelago sudamericano a … godermi una vacanza tropicale? Fosse vero! So che disapproverai certamente, ma Hayden è diverso!”. Guardò ancora le onde lambite dalla brezza. Sospirò: “Mi dispiace, Jean, perdonami se sono stata tanto stupida! Potesse il mio grido arrivare diretto a te! Mi devo servire di tramiti!” una lacrima colpì il foglio.
Hayden mosse la bocca e cercò Désirée con la mano. Non la trovò e staccò la testa dal cuscino:- Desy!- chiamò con voce assonnata.
Kurt fumava una sigaretta e osservava lei in piscina. Guardò Sina dormire col top e le culotte. Dunque, spense la sigaretta nel posacenere e si apprestò a raggiungere Désirée; ciò nonostante … vide Hayden batterlo sul tempo. Si nascose dietro al muro e poi tornò in camera.
-          Non riuscivi a dormire?- chiese lui alla ragazza.
Désirée aveva già finito di scrivere e messo la lettera nella tasca dei pantaloncini:- Già!-
L’uomo la baciò sulla nuca:- Non siamo abituati a questo caldo, eh?-
Lei annuì. Quindi, osservò Hayden guardarsi bene in giro. Alla fine, l’uomo si spogliò del tutto e si tuffò in acqua. La fissò, riemergendo:- Non immagini che sollievo qua dentro!
La ragazza abbozzò un mezzo sorriso:- Non hai paura che una delle tue amiche scorga le tue chiappette al chiaro di luna, ma soprattutto … -
-          Tutti dormono!- Hayden sorrise:- Tuffati anche tu!-
Désirée lo scrutò. La voglia di refrigerio era troppo prepotente. Si denudò e lo raggiunse nell’acqua.
Lui continuava a sorridere:- Brava!-. Nuotò verso di lei, che mise una mano avanti:- Non farti strane idee, come farlo qui!-
-          No, che pensi?- Hayden riuscì a prenderla fra le braccia.
-          Dillo anche al tuo radar sottomarino!-
Hayden appoggiò la fronte alla sua:- Prometto che farò il bravo fintanto che saremo qui, sotto gli occhi di tutti!-
Désirée lo scrutò. I suoi occhi erano così belli, la sua bocca invitante. Dovette farsi violenza per resistere all’impulso di baciarlo:- Sarà meglio salire, prima di svegliare qualcuno!-
-          Come desideri!-
Una volta in camera, ancora mezzi bagnati, Hayden la strinse a sé e lei distanziò le labbra:- Che vuoi fare?-
-          Niente, è che … quest’aria mi rende talmente eccitato!-
Désirée lo scrutò e lui la baciò su tutto il volto e il collo:- Fa’ l’amore con me!- le disse, a fiato rotto e concitato, guardandola negli occhi.
-          Fino a ché ci saranno i soldi di mezzo, non potrà mai accadere in questo modo!- lei scosse la testa.
L’uomo le sussurrò:- Vorrà dire che … questa notte me l’abbonerai!- capovolgendola sotto di sé.



Era quasi mattina, quando Hayden venne svegliato da un pianto sommesso. Aprì gli occhi e vide Désirée, coperta da un accappatoio, in un angolo della stanza, a singhiozzare silenziosa più che poteva.
-          Desy!- l’uomo saltò fuori dal letto:- Che succede?- infilò i bermuda. Aveva perso un’altra battaglia, prima, ma ora … perché lei piangeva?
Désirée si stringeva i lembi dell’accappatoio nei pugni, stando rannicchiata contro la parete.
Hayden la prese per le spalle, tirandole su il volto. La ragazza doveva aver fatto una doccia e singhiozzava senza sosta:- Che c’è? Desy, parla! Mi fai preoccupare!-
-          Sono stata io!- mormorò lei, con voce rotta.
-          A fare cosa?-
Désirée chinò il capo, piangendo ancora e si appoggiò a lui, senza rispondergli.
L’uomo restò a scrutare i suoi capelli biondi umidi. La strinse. Non capiva, ma non insistette oltre per il momento.





L’oceano era immenso. E con l’alba a sorgere … pareva esserlo ancora di più. Désirée non lo aveva mai visto prima d’ora e ne sentì una rispettosa ammirazione. Come quando aveva visto la catena delle Alpi, da bambina.
La brezza tropicale le colpì i capelli che le sfioravano la base del collo; così, il lungo vestito color panna, a piccoli ciclamini disegnati, con le maniche corte, fatte a balze.
Le braccia la cingevano, come se la Désirée bambina del passato, ma in quell’angolino del suo io, la consolasse: “Su, grande Désirée, non essere triste! Non piangere! Io sono sempre qui … dentro al tuo cuore … quando hai voglia di darmi retta! Tu non hai colpa di nulla!”
“Già … io non ho colpa di nulla! Tranne di essere Désirée!”. Chinò la testa, osservando delle conchiglie abbandonate dai paguri, forse, toccarle le dita, mentre le onde tiepide le trascinavano.
Aveva lasciato Hayden addormentato in camera e aveva apprezzato che lui non le avesse fatto delle domande in merito al suo sfogo.
La doccia era ciò che le veniva in mente di notte, ogni qual volta si svegliava di soprassalto. Ed ora … l’oceano parve chiamarla … sensuale ed attraente … Désirée si stava per sciogliere i legacci che tenevano insieme il vestito leggero sul petto formoso.
-          Sei mattiniera pure tu?- quella voce le fece rilegare il primo lembo che già scorreva tra le sue esili dita. Si voltò e vide Kurt, in tenuta da spiaggia.
Appena lui si avvicinò, si tolse la maglietta. Chiara forma di esibizionismo dei suoi pettorali. Ormai Désirée aveva imparato a conoscere la psicologia maschile come una pedagogista quella infantile:- Ti piace qui?-
Lei annuì e tornò a fissare il mare:- E’ un posto rilassante!-
Kurt scrutava la ragazza:- E tu sei molto bella!-
Il rilassamento andò diminuendo e Désirée disse un serio e frettoloso:- Grazie!-
-          Non mi sono ancora scusato con te e Hayden per … quel pomeriggio in cui … -
-          Lascia stare!- lei tagliò corto e l’uomo concluse:- Come devo ringraziarti per non aver detto a Sina di … -
-          Non sono affari miei!- la giovane lo guardò.
Kurt osservava quelle ciocche di miele danzarle tra gli occhi e la fronte. Quant’era uno schianto! Come prostituta doveva avere la fila di clienti alla porta! Lui disegnò un ghigno:- Hayden sa com’è fortunato?- finse di crederla la ragazza di mister Morrison.
Désirée s’incupì del tutto. Chinò la testa, muovendo con disagio i piedi nella melma sabbiosa. Quindi, una volta che un’onda glieli ebbe puliti, mormorò:- Sarà meglio che torni da lui!-. Raccattò le infradito e fece per allontanarsi.
Kurt parve non d’accordo. Le prese il polso:- Aspetta, mi abbandoni così?-
Lei osservò il pollice dell’uomo accarezzarle la pelle dell’arto. Riuscì a divincolarsi e a dire:- Io non sono né Sina né la tua amichetta di Lubecca, Kurt!-. Dunque, poté andarsene, cercando di farlo più rapidamente.
Lui restò a guardarla. Werther aveva avuto ragione: quella ragazza faceva perdere tutti i lumi cerebrali.
Désirée guardava Hayden addormentato. Lui aprì gli occhi e se la trovò lì accanto, seduta sul letto. Sorrise, ancora un po’ assonnato:- Ehi, cosa c’è?-
-          Niente!- lei scosse la testa.
L’uomo si eresse col busto, passandole la mano sulla guancia:- Hai un’aria strana! Stai bene?-
Désirée lo scrutava. Chissà se Hayden era a conoscenza della pasta con cui erano fatti i suoi amici:- Sto perfettamente!- la ragazza si alzò.
Lui rimase a fissarla:- E’ passato ciò … che avevi questa notte?-
Lei s’immobilizzò un attimo, guardando fuori:- Sì! Non … era nulla di ché!-
-          Ti sta davvero bene quel vestito!- Hayden lo disse dopo un momento, cullandola in uno sguardo languido.
-          Grazie!- Désirée liquidò frettolosa il complimento:- Ti conviene alzarti se vuoi far colazione!-
-          Per forza?-
-          Non ti aspetterai che te la porti a letto, vero?-
-          No … potresti portare la tua persona, invece!- l’uomo glielo accennò con l’indice.
Lei sorrise:- Sei insaziabile, per la miseria! Su, signor Morrison, muovi il tuo sederino!-





L’idea di quel giorno fu di andare a fare immersioni.
Tutti loro avevano avuto delle esperienze, in merito. Compreso Hayden, in Sicilia.
Désirée … lo aveva visto fare solo da Farrah Fawcett e Cheryl Ladd in “Charlie’s angels” in tv.
Niklas aveva tutto l’occorrente: mute, bombole e maschere. Ovviamente le pinne.
Hayden osservava Desy fissare la barca di herr Klopf rallentare, un volta giunti in un buon punto per immergersi:- Sei nervosa?-
-          No! Perché?- c’era della palese ironia nella voce di lei.
L’uomo le prese la mano:- Tu stai vicino a me e non ti succederà niente!-
La ragazza guardò la sua espressione ottimista e fece un profondo respiro, mentre Hayden le ammiccava:- Ti piacerà, vedrai!-
-          Siete pronti?- chiese Niklas.
-          Sì, Desy starà con me! È alla sua prima immersione!-
Désirée notò delle risatine delle tre viperette: era tanto strano che lei non avesse mai potuto frequentare posti come quelli e praticare quello sport?
Si misero gli occhialini e il boccaglio. La ragazza imitò Hayden, che si sedette sul bordo, schiena rivolta al mare.
Olga rise ancora con Sina e si tuffarono.
Lui scosse la testa verso Désirée per dirle di ignorarle. Quindi, con uno slancio all’indietro, caddero in acqua.
La giovane si ritrovò spaesata. Le bombole pesavano e non c’era abituata. Soprattutto … avere le pinne ai piedi. D’in tratto il boccaglio le scappò dai denti e … si sentì mancare il respiro.
Si sentì subito afferrare la mano: Hayden l’attirò a sé e le rimise la mascherina dell’ossigeno tra le labbra. Si accertò che lei stesse bene. Appena Désirée gli fece cenno con un sorriso grato e sollevato, lui se la trascinò insieme.
Niklas pure parve essersi preoccupato, perché si era fermato per capire la situazione.
Hayden gli fece ok con la mano, l’amico lo ripeté e proseguì con la sua ragazza, Brigid.
La flora e la fauna che trovarono piacque molto a Désirée. Hayden le indicò un granchio che camminava svelto, con le zampette, agitando le chele, tra i coralli
Il sole filtrava tra le onde. Una tartaruga marina si lanciava come se stesse facendo delle bracciate con i propri arti fatti a pinna.
I piccoli pesciolini colorati creavano delle spirali e c’era un branco di delfini. Désirée e Hayden si trovarono a nuotarci in mezzo, senza che i docili cetacei se ne intimorissero.
Lei non si era mai sentita così felice, probabilmente; guardò i delfini danzare attorno a loro e Hayden allungò una mano per sfiorarne uno sul becco. Sapevano che fino a ché restavano in mezzo a questi angeli, nessuno squalo li avrebbe attaccati.
La ragazza voleva quasi ridere. Subito, un tenero bestione, forse una femmina, la sfiorò per gioco. Désirée, con naturalezza, si aggrappò alla robusta pinna dorsale.
Lui la osservò nuotare in sincronia con l’animale e gli occhi divennero compiaciuti e meravigliati.
Quando risalirono la scaletta della barca di Niklas, si levarono boccagli e occhiali, ridendo.
Hayden diede la mano a Désirée ed era bello vederla ridere rilassata e soddisfatta, finalmente. Erano ancora soli.
-          Non è tornato nessuno a quanto pare!- l’uomo si guardò intorno, togliendosi le bombole dalle spalle. Quindi, osservò lei passarsi la mano tra i capelli bagnati, dopo essersi pure liberata del peso sulla schiena. Lo guardò e tornò a ridere. Hayden non poté non seguirla, con le mani sui fianchi:- Ti è piaciuto, avevo ragione!-
-          Già! Non è stato come cavalcare un plesiosauro, ma … è stato lo stesso fantastico!-
-          Come, come? Désirée Chanterelle che ha detto la parola: “Fantastico!”?-
-          Oh, sì, ci puoi ben credere!-
-          Cielo, rischio di morire per la meraviglia!- Hayden la canzonò bonariamente, facendo per allontanarsi.
-          E smettila di sfottermi!- sorrise la ragazza, colpendolo delicatamente con l’elastico degli occhiali.
Lui si morse il labbro inferiore, in segno di buffa eccitazione:- Ah, sì, frustami!- la guardò un istante.
Lei lo colpì per tutta risposta con un calcetto nel didietro, facendolo sobbalzare:- Piantala, ho detto!- rise.
Erano seduti sulla sponda della barca, coi piedi a penzoloni. Désirée si stupì di se stessa nel voler conoscere di più su Hayden:- Tu non hai altri aneddoti piccanti della tua vita da raccontarmi?-
-          Sì, ho fatto il pornodivo per una casa cinematografica britannica, per film vietati ai minori! Avevo 18 anni!-
Désirée lo scrutò:- Sii serio per una volta!-
-          Chi ti dice che io non lo sia?! Ho fatto anche lo spogliarellista! Dovevi vedere come quelle donne volevano il mio corpo!-
Lei lo fissava. Dunque, sollevò i piedi, scrutandoseli:- Non ti credo neanche un po’!-
-          Perché?- Hayden parve quasi deluso:- Trovi assurdo che una donna mi desideri?-
La giovane sorrise per non scoppiare a ridere:- Dati i tuoi precedenti con Annika … no! Ma …  non ti ci vedo a essere pagato per … essere quasi come me!-
-          Tu non mi hai mai desiderato?- lui alzò un sopracciglio, con un sorriso che Désirée lo desiderò in quel frangente. E non era l’unica volta, quella!
Distolse lo sguardo, dicendo:- Io non faccio testo!-
Hayden sospirò e lei cambiò discorso:- Dai, ora dimmi la verità!-
-          Vuoi proprio?- lui fece un profondo sospiro:- Mio padre avrebbe voluto che io studiasse ad Oxford e mia madre a Cambridge! Provarono pure ad iscrivermi a Eton, ma … non era per me! Loro temevano che io dall’arte rimanessi deluso, ma mai fui tanto solo come quando ero in quella scuola superiore di lusso! Così, andai a studiare in un liceo artistico di Bristol! E … eccomi qua!-
-          Tu hai talento! Sarebbe stato un peccato non sfruttarlo!- Désirée lo scrutò.
L’uomo la osservava:- Perché mi piace solo quando me lo dici tu?-. Desiderava baciarla, anche se lei lo avrebbe senz’altro respinto, ma:- Eccovi, piccioncini!- la voce di Brigid li interruppe sul loro têt-a- têt.
Hayden restò a scrutare con quasi una palesi il volto di lei: voleva finire sulla luna con Desy, su un’isola deserta, in qualsiasi posto dove nessuno li avrebbe più disturbati proprio sul più bello!
Presto arrivarono anche gli altri e Sina propose:- Perché non vieni a fare shopping con noi, Désirée?-
-          Veramente … - lei tentennò, guardando le tre ragazze e Hayden:- Non sembra male!- le mormorò lui.
-          Su, cara, penso che possiamo rubarti al tuo boyfriend per un pomeriggio!- sorrise Olga.
La giovane premette le mani sulle ginocchia, stringendosi nelle spalle:- Va bene!- non era convinta, ma lo fece più per Hayden che per sé.



Sina si ripassava il rossetto lucido e Kurt la baciò nell’incavo del collo:- Sei stata gentile ad invitare Désirée con voi!-
La donna disegnò un sorrisino furbetto sulle labbra appena truccate:- Dì la verità, tesoro! Chi è quella ragazza?-
Lui si appoggiava alla specchiera, con le braccia conserte:- Che vuoi insinuare?-
-          Ho beccato Hayden accarezzarla molto … liberamente! So che non dovrebbe esserci nulla di male, ma lei, credendo che nessuno la sentisse, gli ha fatto uno strano discorso! Insomma, non me la conta giusta! Hai … qualche indiscrezione a riguardo?- Sina assunse un’aria innocente, anche se lo era tanto quanto un anaconda.
-          Piccola intrigante!- Kurt si avvicinò sorridente al suo viso, baciandole il naso e la ragazza ridacchiò frivola:- Diciamo che … da fonti nascoste … ho saputo che lei è qui … su commissione!- concluse lui.
Sina spalancò la bocca scioccata e divertita insieme:- E’ una prostituta?-
-          Sst! Non ti fare sentire!-
-          Scusa, Hayden ha avuto bisogno di pagare una donna per … -
-          Che vuoi che ti dica! Magari … lui si eccita così! Sai, lei non può tirare fuori la scusa del mal di testa!-
-          Avevo capito che non era del nostro ambiente, ma una di quelle … non l’avrei creduto! Aspetta appena lo racconterò alle altre!-
Kurt l’ammonì con espressione burlesca e Sina si fece cenno col dito sulla bocca:- Sempre con una certa discrezione, amore mio, tranquillo!-



7.   UNO STRANO GRUPPO DI AMICI



Brigid e Olga ebbero più o meno la medesima reazione di Sina. Quindi, uscirono con Désirée con … un tutt’altro spirito.

I negozietti dell’isola di Santa Cruz, dove alloggiavano, erano davvero carini. I mercanti esponevano la loro mercanzia:- Dos!- un tizio vide Desy e le propose due bei bracciali di corallo, osservando il suo di caucciù.
La giovane scosse la testa, sorridendo.
-          Oh, per me due, grazie!- Olga se li mise al polso. Costavano circa 40 dollari, essendo di corallo autentico. Lei cercò di mercanteggiare almeno per 30 dollari. Quindi, guardò Désirée, dicendo:- In fondo, non sono cari! Posso permettermeli!-
La ragazza la percorse con lo sguardo e, per un istante, presuppose che quella le stesse lanciando una frecciata. Tuttavia, si tenne salda la tracolla e proseguì il cammino.
-          Sai, i genitori di Olga fanno parte dell’ambasciata tedesca!- spiegò Sina.
-          Ah, ah!- disse lei, non dimostrandosi più di tanto interessata:- Mentre i tuoi, Sina? Sono i discendenti degli Hannover?- lo chiese con quella sottile ironia, che il cervello superficiale dell’altra ragazza più vecchia non colse che … la stava prendendo in giro:- Hah, hah!- rise:- Sei spiritosa! No, sono due comuni direttori di due multinazionali!-
-          Oh!- lei annuì con leggero imbarazzo. Preferì non chiedere nulla a Brigid. Sospirò, quando fu questa a domandarle:- E i tuoi?-
-          Che?-
-          Sì, i tuoi genitori cosa fanno?-
Désirée tagliò corto con:- Si godono la pensione!- si affacciò ad una vetrina, mentre quelle continuarono:- Tu cosa fai, invece?-
-          Io?- lo smarrimento si dipinse sul viso di lei, mentre le guardò. Tornò a fissare impacciata la vetrina:- Tanti lavori qua e là, nulla di minimamente paragonabile a voi!- “che vivete con la rendita di paparino!” pensò.
-          Già!- disse tiepida Sina. Guardò i costumi da bagno che fissava Désirée:- Ci stai se io e le ragazze ti regalassimo un costume e un abito da sera?-
Lei le osservò spaesata:- E perché?-
-          Come? Ci deve essere un perché per fare un regalo?- Sina assunse un’aria amichevole.
Désirée le osservò bene. Disegnò un sorriso cordiale:- Grazie!-
Entrarono nel negozio. Lei si guardava un po’ in giro.
-          Che ne dici di questo?- Brigid le mostrò un costume … intero? Non si capiva. Aveva uno spacco vertiginoso sulla parte davanti e dietro. Era colorato, mentre Sina le esibì un abito da sera:- Oh, questo è proprio un amore!-.  Anche quello aveva degli spacchi non indifferenti - Io credo che … -
-          Ti staranno una favola! Provali!- la incoraggiò Brigid.
Désirée pensò di aver capito il gioco di quelle tre. Ma … come potevano sapere che lei … ? No, impossibile!
Sia il costume che l’abito le stavano perfettamente, in effetti.
-          Grazie infinite!- sorrise cordiale a Sina, Brigid e Olga, al momento dell’uscita dal negozio.
-          Oh, per così poco, cara!-
-          Non ci hai ancora raccontato in che modo hai fatto perdere la bussola al nostro Hayden!-
Lei sbuffò tra sé: “Domande, domande e domande! Un pacchetto di cavolacci loro?!”- Cosa volere che vi racconti?! È successo!- fece spallucce.
-          Ma come l’hai conosciuto?-
-          In lavanderia!- rispose la giovane e questo parve essere molto esilarante per Olga, che scoppiò in una fragorosa risata, che tentò di soffocare, tappandosi la bocca.
Sina la colpì col gomito, mentre Désirée si voltò a fissarla stupita:- Che ho detto di così divertente?-
-          Oh, nulla! È che … Olga invece ha conosciuto Amadeus in un autosalone … quando era andata a scegliersi la sua BMW!- Sina parve ci tenesse a precisare il marchio prestigioso:- A volte … s’incontra il proprio uomo nei posti più impensati! Per questo … -
-          Mi è venuto da ridere!- Olga mentì, sul filo dell’amica.
Lei le scrutò perplessa. Quelle tra erano così strane! Volevano prendersi gioco della ragazzina, come la definivano?! Désirée si agghindò, a questo punto, da donna per la cena.
Hayden si era appena sistemato il cravattino, quando la giovane uscì dal bagno.
Lui l’ammirò in quell’abito color bronzo, i capelli un po’ frisé e il trucco ben curato.
-          Mi puoi aiutare?- Désirée si reggeva una mano sul seno per tener su la pettorina del vestito a scollatura americana e l’altra teneva i lacci sul collo.
L’uomo mosse la bocca per riattivare salivazione e parola:- Certo!- mormorò, mentre lei si voltava. La profonda scollatura sulla schiena evidenziava la pelle vellutata dall’abbronzatura.
Désirée scostò i capelli:- Grazie!-
-          Le ragazze sono state carine a regalartelo!- disse Hayden. Lei gliel’aveva mostrato nel pomeriggio. Il costume no!
-          Molto!- sorrise Désirée e lui non vide la sua espressione sarcastica:- Allora, mi sta bene?- la ragazza si girò.
L’uomo la squadrò: due spacchi le partivano dalle cosce, mostrando le gambe come quelle di una modella:- Talmente bene che manderei a quel paese tutti e ti porterei fuori a cena, soli io e te!-
Lei sorrise:- Se vuoi … facciamo una breve comparsata!-
Hayden disegnò un gaudio:- Giochi sporco sulle mie debolezze, Desy!-
La ragazza ridacchiò.
-          Capivo che c’era qualcosa sotto nel momento in cui non lo ha mai baciato sulla bocca!- commentava Sina, parlottando con gli altri nella sala, dove c’era diversa gente. Niklas aveva invitato un po’ di persone anche tra i vicini.
-          Io non me la sento di dare dello scemo a Hayden!- Amadeus sorseggiò della tequila.
Quando loro due comparvero nel salone, tutti zittirono.
Le ragazze si compiacquero con Désirée:- Hai inaugurato l’abito nuovo, brava!-
-          Sì … fa un certo effetto su una ragazzina, eh?- lei lanciò loro questa frecciata, ammutolendole, mentre si teneva al braccio di Hayden, che la trascinava in mezzo alla sala, verso i divani.
Quest’ultimo la scrutò. Sorrise, scuotendo la testa e la giovane si strinse nelle spalle:- Che c’è?-
-          Désirée, sei uno splendore!- Niklas le porse un bicchiere con dello scotch.
-          Grazie, ma bevo solo alcolici leggeri!- la ragazza creò delle risate di humor tra gli uomini, con questa candida risposta.
Hayden fu tra questi e si comportò da gentiluomo con:- Subito, mia regina, ti vado a prendere del vino!-
-          Mercì!- lei sorrise grata. Fissò Kurt, col cravattino allentato, che l’adocchiava con l’occhio lucido: doveva essere già un po’ brillo.
Désirée lo ignorò e continuò a chiacchierare con Niklas, che gli parve l’interlocutore più piacevole della serata, dopo Hayden.
Dopodiché era sul divano a ingurgitare salatini per non mandare a stendere le tre vipere, che parlavano dei loro viaggi alle Maldive, in Thailandia a Bangkok; a Cape Town in Sudafrica.
-          Anch’io vorrei portare Desy a Bangkok, un giorno!- quel granello che saturò la sua clessidra giunse da Hayden, il quale si accomodò accanto a lei, poggiandole un braccio sulle spalle.
Quel suo atteggiamento da fidanzato la mise assai a disagio. Désirée si cacciò in bocca una tartina grossa come un tappo di sughero da champagne per starsene zitta. Perché avrebbe voluto ribadire a Hayden:- Smettila di sognare!-
Questa affermazione parve zittire, però, le tre comari. Alla fine, Sina ruppe il silenzio:- Beh, sì, dovresti portarcela! È magnifica in primavera!-
-          Eh, già! Ehi, Desy, non ti strozzare!- lui si accorse della bocca gonfia come una rana di lei, che faticava a inghiottire la tartina.
-          Bevi, cara!- Brigid le porse un bicchiere e Désirée la fissò, paragonando tanto il suo “cara” a quello di Ursula. Bevve per buttar giù il boccone:- Scusate!- si alzò.
L’uomo la scrutò perplesso e le altre contennero le risatine:- Allora, Hayden, raccontaci un po’!- Sina si atteggiò a psicoterapeuta:- Come l’hai conosciuta?-
-          Ufficialmente … in lavanderia!- lui convalidò la verità di Désirée:- Ma io l’avevo già notata cantare in un locale!-
-          Oh, è cantante?- Sina fece la gnorri.
-          Ehm … non … esattamente, ma dovrebbe esserlo, a mio parere!- Hayden posò il piatto di tartine che si era appoggiato sul ginocchio.
Désirée constatò di quanto enorme fosse quella casa. Trovò un’ala ancora inesplorata. Era un salotto tutto in stile indio. Un:- Grac!- la fece sobbalzare. Vide subito un pappagallo gigante, verde e azzurro, dentro ad una grossa gabbia:- Ehi!- si stupì, avvicinandosi verso quel punto:- E tu … come ti chiami?-
Il pappagallo ripeté la domanda con la voce gracchiante, ma la scrutava incuriosito.
Désirée se ne divertì e poi lo ammirò:- Sei bellissimo!-
Il complimento parve fare impressione sul volatile, che agitò le ali, per risaltare il bel piumaggio. Quindi, si sciolse anche nel risponderle:- Graak! Come ti chiami? Mi chiamo Mozart, Mozart, graack!-
-          Mozart!- lei ridacchiò garbatamente:- Piacere, io sono Désirée! Nel caso te lo fossi domandato!- annuì con divertita riverenza.
-          Désirée, Désirée!- Mozart ripeté di consuetudine il suo nome e parve farlo con gusto.
Lei lo applaudì con simpatia:- Bravo!-
-          Gli piaci!- quella voce maschile le fece morire l’entusiasmo. Désirée si voltò e non le piacque vedere Kurt.
Mozart si zittì, spalancando il becco nero, arcuato e poi incassò la testa nel collo con un timido verso.
Désirée lo notò:- Tu sembra di no!- si voltò brevemente verso il pappagallo e poi di nuovo verso Kurt:- Poco fa era più vivace!-
-          Chiamalo scemo!- lui spense una sigaretta, che aveva tra le dita in un posacenere su un tavolino.
Lei tornò a guardare il pennuto e a sorridergli:- Non mi dici più niente?- quando sentì la presenza dell’uomo dietro di sé:- Quando fai la brava bambina, Hayden ti dà il cono gelato?-
La ragazza non volle capire il doppio senso:- Cioè?- chiese stizzosa.
-          Dai che hai inteso!- Kurt fece scivolare le mani sulle braccia di lei, poggiando la bocca sulla sua spalla.
-          Ehi!- Désirée reagì ancora più stizzosa, divincolandosi:- Non penso che a Hayden piacerebbe vedere che ti comporti così con me!- lo fissò tagliente.
Lui l’afferrò tra le braccia:- Hayden non può dire nulla, perché non sei sua! Tu non appartieni a nessuno!-
Da quelle parole, lei capì che quell’uomo sapeva, che le ragazze di là sapevano. Tutti lo sapevano:- Toglimi quelle mani di dosso!-
-          Perché? Se andiamo di sopra, io sono in grado di pagarti il doppio di quello che ti dà Hayden!-
Mozart gracchiò quasi percependo la tensione di Désirée, la quale ne approfittò per dare un pestone a Kurt, che si era distratto.
Fissando grata il pappagallo, lei tornò immediatamente nel salone.
-          Dov’eri finita?- Hayden era in piedi a cercarla:- Che c’è?- notò la sua espressione cupa e la circondò con le mani a vita.
-          Me ne torno su! Non mi sento bene!-
-          Che succede, Desy?-
-          Nulla, ho solo preso troppo sole!- lei gli sgusciò via dalle braccia, prima che l’uomo potesse farle altre domande.
Il cuscino odorava ancora di fragranze esotiche, doveva profumarli bene la cameriera.
Désirée non volle pensare che fosse stato Hayden a raccontare tutto … a suo discapito, poi.
Capì che lui era entrato nella stanza, perché sentì i passi, benché l’uomo cercò di essere discreto. Forse credeva che lei dormisse.
La ragazza lo udì svestirsi.
Hayden notò i capelli umidi della ragazza, che indossava la camicetta da notte, girata su un fianco. Doveva essersi fatta un’altra doccia.
Vide che era sveglia. Quindi, coi boxer e la canottiera, si sedette sul letto, da poterla guardare in viso:- Stai meglio?-
Lei annuì appena.
-          Ti sei fatta una doccia?-
-          Un bagno caldo!-
-          Mmh!- lui fece lo stuzzicato:- Potevi aspettarmi!- sorrise.
Désirée non ribatté.
Hayden la scrutò:- Posso fare qualcosa per te?- le scostò i capelli umidi dalla guancia.
-          Oh, Hayden, finiscila!- lei lo esclamò con voce soffocata ed esasperata, coprendosi gli occhi e girandosi supina.
-          A far ché?-
-          Ad essere tanto carino con me!- la giovane lo guardò e voltò subito lo sguardo.
L’uomo restò impacciato. Doveva averglielo già detto, in precedenza. Quindi, ci sdrammatizzò:- Se vuoi, t’insulto!-
Désirée non poté non ridere, tenendosi la pancia e si girò sull’altro lato.
Hayden si coricò dietro di lei:- Che succede?- chiese, infine.
-          Voglio tornare a casa!- rispose la giovane.
L’uomo si eresse su un braccio:- Perché?- si allarmò:- Qualcuno ti ha fatto qualcosa?-
Lei mentì:- No!-
-          Le tre ragazze hanno ancora sparlato da … -
-          No!-
-          E allora perché?-
Désirée capiva che per fornirgli una spiegazione doveva raccontare di Kurt e lui ci sarebbe rimasto male. Quindi, sospirò. Prese la sua mano e se la strinse al petto:- Va bene, era solo un’idea! Ma … domani sera usciamo fuori a cena solamente noi due?-
Hayden sorrise a poco, a poco incredulo. Si riappoggiò al letto, dicendo:- Sfondi una porta aperta con me!-
Désirée non seppe perché lo fece, ma lo baciò teneramente sulla mano. Lui se ne stupì, ma non disse niente.

Il mattino dopo, quando furono pronti per il bagno in piscina, Désirée decise di attuare un piano che aveva maturato per tutta la notte. Finché le persone si aspettavano da lei che si comportasse come una puttana, la spingevano ad atteggiarsi di conseguenza.
Hayden la vide varcare la porta del bagno col nuovo costume. Restò con la camicia hawaiana tra le mani, dopo aver indossato gli slip da piscina:- Desy!-
Lei lo guardò candidamente e l’uomo concluse:- Cos’è quello?-
-          Un costume da bagno!-
La scollatura sulla schiena rasentava quasi il chicco del sedere e quella davanti era un varco sull’ombelico, fin sotto il seno e sopra il pube.
-          No, è ciò che ne rimane! Avanti, dov’è il resto?- lui fece un sorrisino ironico.
-          Che intendi?-
-          Mi stai dicendo che è tutto lì?-
Désirée sbuffò e si portò la tracolla della borsa spiaggia sulla spalla, dirigendosi verso la porta che dava sulla piscina:- Oh, Hayden, ti spuntano i comportamenti paterni o da zio, adesso? Freud troverebbe il tuo caso interessante!- lo canzonò bonariamente, uscendo.
L’uomo sospirò, indossando la camicia, ma lasciandola aperta. Notò lei ancheggiare in maniera provocante giù per la scala, poi lungo il bordo della piscina.
Niklas ci volò dentro nello squadrarle la schiena accarezzata appena dalle ciocche, mosse dalla brezza.
-          Per la miseria!- commentò Amadeus, versandosi una piñacolada.
-          Gnam, gnam!- gli rispose Kurt, spostandosi verso quella direzione.
-          Tutto bene, Niklas?- Hayden, intanto, si preoccupò dell’amico, che era riemerso.
-          Sì, sì!- questo si arrampicò sul bordo.
-          Oh, numi celesti!- ridacchiò Brigid, tornando con le altre dall’idromassaggio, spostato più in là.
-          L’ha indossato per davvero!- si stupì Sina, sedendosi sulla sdraio e recuperando la crema solare.
Hayden sospirò, fissando lei accomodarsi stile Marilyn Monroe sul lettino.
-          Cielo, cara, non hai paura di decimare i nostri maschietti?!- Brigid le rivolse un mezzo sorriso.
-          Me l’avete regalato voi, no?-
-          Sì, ma … a Hayden non dà fastidio?-
-          Oh, no, a lui piace!- Désirée si spalmò la crema sulle braccia:- Dice che gli aumento l’appetito!-
-          Senza dubbio!- commentò Sina, con un mezzo falso sorriso ingessato.
-          Chissà come vi scatenate voi due!- disse Olga.
-          Siamo giovani!- rispose lei, passandosi la lozione sull’addome.
-          Forse … tu lo sei un po’ tanto per lui!- confermò Olga.
La ragazza si spostò contro lo schienale del lettino:- Ma Santo Cielo, lo descrivete come un vecchio Matusalemme! Non è così più anziano rispetto a me!- si unse le gambe.
-          Tu sei appena affacciata ai 20 anni! Lui va verso gli anta, tesoro! Capisco che … la carne giovane lo stuzzichi!- Sina la squadrò come una … Désirée si sentì proprio una sgualdrina. Ma si rifece. Appena Hayden le raggiunse, accomodandosi sul lettino a fianco e chiese:- Di che parlate di bello?- temendo discutessero ancora sulle sue prestazioni sessuali, Désirée lo accontentò:- Oh, ti stavano descrivendo come un pedofilo, caro!-
Lui divenne serio e le altre risero nervosamente:- Ma no, tesoro, non volevamo certo dire questo!-
-          Beh, mi stavate facendo notare che tra noi c’è una cospicua differenza di età! Ma a noi non pesa, vero, biscottino?- lei gli mise la mano tra le sue.
Hayden iniziò a disegnare un sorrisino divertito e complice, stringendole l’arto; mentre Désirée sfoderava un sorriso carico di dileggio alle altre tre:- Siamo completamente fatti l’uno dell’altra!-
Lui iniziò a comprendere il suo comportamento azzardato. Quindi, le baciò la mano, mentre Niklas li raggiungeva:- Devo farlo solo io il bagno?-
-          No! Lo facciamo anche noi! Su, Desy!-
-          Mi sono appena messa la crema!-
-          Fa nulla! Te la rimetti dopo!- l’uomo era irresistibile. Lei si arrese; quindi, si tuffarono insieme.
Gli altri li osservò giocare nell’acqua e ridere. Quando Hayden esordì:- Ah, Niklas, scusa, ma stasera io e Desy vogliamo uscire fuori a cena!-
-          Perfetto anche per noi!-
Lui si spiegò meglio, trattenendo Désirée che cercava di sfuggirgli per gioco:- No, non capisci: io e lei vogliamo stare un po’ noi due soli!-
-          E chi non vorrebbe con quella sirenetta?- mormorò Niklas.
-          Che?- Brigid lo guardò torva e lui si corresse:- Ehm … oh, sì, va benissimo!-
-          È davvero vivace la cara Désirée!- commentò Sina e le sorrise velenosa.
Dal canto suo, lei ricambiò, inclinando la testa e sbattendo le ciglia angelica, aggrappandosi a Hayden. Senza far mancare un agitamento di piedi sull’acqua.
-          Ce l’abbiamo noi la camera vicina alla loro, sappiamo quant’è vivace!- concluse Sina. Le altre risero.
-          Pronta?- diceva, intanto, Hayden a Désirée, aggrappata al suo collo.
-          Ah, ah!- lei annuì e lui partì a trascinarla.

Désirée sorseggiava della spremuta d’arancia in cucina, con l’accappatoio addosso e Kurt, non facendosi sentire, le mise un braccio sull’addome, mormorandole:- Lo sento, la notte, come fai impazzire Hayden!-
Lei fu schietta:- Se non mi levi subito quella mano di dosso, faccio finire le tue palle nello spremiagrumi, è chiaro?-
L’uomo si tolse. La ragazza lo gelò con lo sguardo e se ne andò.


La cena si tenne a Puerto Ayora, la città principale dell’isola Santa Cruz.
Il mare era calmo e sereno come la serata.
Hayden portò Désirée a mangiare pesce in un ristorante tipico, frequentato dagli indigeni, ma anche turisti.
Lui pareva muoversi come se fosse già stato lì:- Hai girato il mondo?- chiese lei, palesemente stupita.
L’uomo sorrise:- Beh, il lavoro che faccio mi porta a viaggiare per cercare nuovi soggetti, con fotografie, schizzi … -
La ragazza sorrise, addentando l’arroz con camarones; cioè una mistura di gamberoni, salsa piccante e peperoncini, su un letto di riso.
Hayden la osservò diventare bordeaux e afferrare con decisone il bicchiere d’acqua.
Scoppiò a ridere:- Apre le coronarie!-
-          Sei tu il vecchio, mica io!- Desy lo canzonò, tenendosi la mano vicino alla gola.
-          Ti va un dolce?- lui glielo propose, mentre passeggiavano nel centro della cittadina portuale, notando una bancarella.
Désirée annuì; quindi, l’uomo si rivolse al tizio, che preparava le buñuelos. Lei osservò Hayden chiederle al cuoco in corretto spagnolo.
Quello annuì e la ragazza si stupì quando si vide servire in un pacchetto:- Ciambelle?-
-          Sì, di mais! Che ti aspettavi?- lui si meravigliò divertito del suo faceto stupore.
-          Non lo so! Avevano un nome così … altisonante: buñuelos!-
-          Assaggiale, sono buone!-
La ragazza ne addentò una e concordò.
-          Graçias|- insieme ringraziarono il tizio bello abbronzato, che sorrise a lui, mentre lei si allontanava:- Buena suerte con la chica, amigo!- gli porse la mano.
Hayden ricambiò il sorriso, gli ammiccò e gli strinse l’arto, ringraziandolo di nuovo.
Lui fissò Désirée col suo abitino corto, gonna larga a piccole balze, rosa pallido, con un golf sulle braccia, che sarebbero state coperte solo con delle bretelline, altrimenti. La buona sorte gli serviva sì, con un pizzico d’aiuto anonimo del Buon Dio … per far sì che lei si liberasse di tutte le sue rigidità e i suoi blocchi.
Desy lo osservò affiancarla. Hayden stava bene vestito con quello stile british: cappello, giacca aperta, camicia sbottonata sul collo e cravatta leggermente trasandata, nell’essere allentata sul nodo.
-          Eri già stato qui?-
-          Una volta sola, i primi tempi che conoscevo Niklas! Sono stato anche a Quito!-
Désirée lo percorse con lo sguardo e si rese conto di quanto lui l’affascinasse.
Passarono per una piccola fiera, prendendo il battello, per spostarsi sull’isola vicina.
Lanciarono le freccette ad una bancarella e andarono nel tunnel dell’amore:- Dovresti baciarmi! Di solito funziona così!- le propose Hayden.
-          Ti faccio fare un bel tuffo nell’acqua, se non la smetti! Anche questa usanza è molto funzionante!-
Lui la scrutò con sguardo accattivante:- Sotto, sotto, so che io ti piaccio!-
-          Non ho mai detto il contrario!-
-          Allora … dimostramelo!- l’uomo fece per attirarla a sé, ma Désirée lo respinse:- Questo, però, non vuole dire che io sia obbligata a baciarti!-
Andarono su dei piccoli autoscontri: si diedero un’aperta battaglia.
Quindi, giocarono alla pignatta con un fantoccio.
Hayden, bendato, non riuscì a colpire nulla, ma Désirée sì. Le arrivarono dei coriandoli addosso e tutti l’applaudirono, mentre lei si sbendava.
Lui l’abbracciò con trasporto. Forse la gente intorno si aspettava che loro due si baciassero.
Tuttavia, Desy si sentì così attratta da Hayden che ebbe persino paura a starci abbracciata.
Si staccò impacciata. L’uomo smorzò l’euforia e la giovane si guardava attorno. Aveva deluso delle aspettative, ma non ci poteva fare nulla.
Erano sul battello di ritorno. Désirée stava male all’idea di tornare in quella casa, dove c’era anche Kurt. Guardò Hayden, in silenzio accanto a sé. Era davvero bello! I lineamenti dolci e gentili lo facevano sembrare a qualcosa di etereo e ultraterreno. A un folletto leggendario di qualche foresta, come quella Nera in Germania o nelle terre anglosassoni di lui:- Hayden!- lo chiamò.
Valse la pena farlo solamente per fissarlo nei suoi splendidi occhi cristallini e Désirée chiese:- Ti va di passeggiare un po’ sulla spiaggia con me … a Santa Cruz?-
Lui abbozzò un sorriso, dopo un attimo:- Certo!-

Il Pacifico rumoreggiava proprio con le caratteristiche del suo nome, anche se spesso era tutt’altro.
Hayden e Désirée erano scalzi, a camminare sulla sabbia. Lui aveva le scarpe in ciascuna mano e lei i sandali stretti alle braccia conserte.
-          Ti è piaciuta questa serata?-
-          Sì!-
-          Colpita?- lui fu buffamente enfatico, fissandola.
-          Sono molto colpita!- Désirée lo guardò, sorridendo. Era tenero quando cercava la sua approvazione. Poi, però, la ragazza non poté non ripensare alle sudice parole di Kurt:- Hayden, posso chiederti un favore?- si guardò i piedi avanzare.
-          Bagno di mezzanotte?-
-          No! Potresti trattenerti dagli sproloqui orgasmici, quando facciamo sesso?-
Lui divenne serio, guardandosi in giro, per essere tranquillo di essere soli:- Cosa?-
-          Gridavi, l’altra notte, a letto e … ne sono lusingata, ma gli altri ti sentono quando lo fai!-
L’uomo rammentò una battutaccia di Kurt:- Sì, Kurt mi ha lanciato una freddura che io avrei detto … -
-          “Sì, bambina, non smettere di scoparmi!”- Désirée ripeté il suo eccitamento con quasi maestria.
Hayden s’imbarazzò leggermente:- Sì, era la notte del bagno nudi in piscina, avevo gli ormoni un po’ su di giri, scusami se ho esternato delle oscenità! Cercherò di controllarmi!- la guardò:- Altri rimproveri?-
-          Sì, uno! Quando e come fai il finto fidanzato!-
-          Su questo … perdonami, ma non ti faccio promesse!- disse lui, con una mano alzata:- Lasciami fantasticare, ogni tanto, fingere che tu sia la mia ragazza! Tu … puoi considerarmi, se preferisci, un amico … con cui ogni tanto ti capita di … fare del sesso!-
Lei ridacchiò sotto i baffi e lo scrutò:- Come sei buffo!-
-          Buffo, eh?- Hayden dondolò le scarpe nelle mani, abbozzando un sorriso e guardando la sabbia chiara:- Tu sei la mia follia più totale che io abbia mai fatto!- la voce gli morì, quando si accorse che Désirée era rimasta indietro; era immobile, a fissare l’oceano, le braccia contro l’addome. Lei era come se si fosse isolata in un mondo suo. Improvvisamente, si sentì coprire la testa dal copricapo dell’uomo. Fissò Hayden dirle:- Il mio cappello per i tuoi pensieri!-
Un sorriso le comparve sulle labbra. Gli calcò nuovamente il copricapo sui capelli ramati, saltellando nel farlo:- Dai, prendimi!- ma non gli rispose. Corse avanti.
L’uomo pure sorrise; la inseguì, iniziando a schizzarla con l’acqua tiepida del mare di notte.
Lei sobbalzò, gridando e ridendo:- Dai, Desy, è piacevole!- lui la fissò immobilizzarsi, con le mani in avanti, dopo aver lasciato cadere tutti e due le loro scarpe:- Non aver paura di lasciarti andare!-
Desy sorrideva faceta. Lo schizzò a sua volta:- Ehi, questa si chiama finta!- protestò Hayden, scherzando.
La giovane riprese a correre appena l’uomo tornò ad inseguirla.
Subito, lui si lanciò su di lei. Lì per lì, Désirée continuò a ridere con Hayden. Appena, però, avvertì il ragazzo col respiro su di sé, l’odore di salsedine e … ferormoni, sentì l’ilarità svanire. L’uomo prese a baciarle avidamente le spalle e la schiena, tirandole giù il golfino.
Desy era immobile come una bambola. Non ebbe il coraggio di muoversi, osservando il cappello di lui sulla sabbia.
L’uomo la fece voltare a guardarlo, levandosi la giacca e sistemandola sotto di lei.
-          Hayden!- le uscì tremulo.
-          Che c’è? Possiamo farlo tranquillamente qui, non ci vede e non ci sente nessuno!- lui si guardò in giro:- Possiamo liberarci alle nostre emozioni senza paura!- si coricò sulla ragazza, che sentì il sangue pulsarle persino nelle orecchie. Hayden la baciava sul volto, sul collo, accarezzandola sulle cosce.
Désirée serrò gli occhi e tutto fu un dejavu; sentì lui divaricarle le gambe e frugarle sotto la gonna, mormorandole contro l’orecchio:- Mi fai morire lentamente ogni volta!-
Il cuore iniziò a batterle maledettamente e: “Basta, Aubert!” quella goccia scatenò la sua ribellione.
Hayden si trovò scaraventato sulla sabbia con la schiena: lei aveva fatto leva con braccia e piedi.
Osservò Désirée immobile, accanto a sé, le ginocchia contro il seno e uno sguardo serio. Tremava come un fuscello e lui si mise a sedere:- Desy!-
-          Che ti è saltato in testa?!- lo aggredì lei a parole.
-          Io credevo che tu … venendo qui … volessi … -
-          Già, è colpa mia: naturale!- la ragazza si alzò:- Ti ho incoraggiato a scatenare i tuoi istinti viscerali sul primo squarcio di terra che ti è capitato! Colpa mia come sempre!- gridò nervosa Désirée, allontanandosi a falcate.
Hayden restò a fissarla attonito e perplesso. Quindi, si eresse in piedi. La camminata di lei era nevrotica come quella volta al parco. Aveva reagito come se lui non l’avesse mai toccata in vita sua e ne fosse rimasta sconvolta che l’uomo ci avesse anche solo pensato!
Arrivati a villa Klopf, Niklas li aspettava ancora in piedi, in compagnia di Mozart, il pappagallo e un Martini:- Avete passato una bella serata?-
Lei si avvicinò spedita alla scala, mentre Mozart iniziò ad intonare:- Désirée, Désirée, Désirée!- agitando le ali contento.
-          Eh, ha stregato anche lui!- constatò Niklas.
Hayden lo notò a sua volta, fissando la giovane ignorare tutti, come in preda ad uno stato di … nevrosi catatonica e salire le scale, sulla scia di Michael Bolton, che dallo stereo cantava in volume soffuso:- When a man loves a woman!-
Niklas chiese preoccupato.- L’hai fatta arrabbiare?-
L’altro uomo corrugò un sopracciglio, fissandolo come a volerci capire qualcosa lui stesso.
Quando salì in camera, trovò la ragazza sul letto, seduta. Non aveva più il golf, né le scarpe. Non era in collera con lei; se in un primo momento, nel taxi di ritorno, si era sentito disilluso … ora non più. Solamente un po’ amareggiato che una serata tanto bella e piacevole fosse finita così burrascosamente. Quindi, fece ciò che faceva in questi casi: prese una delle sue sigarette salutiste e se l’accese.
Désirée annusò l’odore e lo guardò:- Fumi erba, adesso?-
-          No, è del tutto innocua! Vuoi provarla?- l’uomo si sedette accanto, porgendogliela:- Distende i nervi!-
Lei, riluttante, avvicinò le labbra, prendendo la sigaretta. Fece una lunga tirata:- Ehi, ehi, piano, ragazza!- Hayden fece per riprendergliela:- Vuoi soffocarti?-
Infatti, la reazione che si susseguì fu un attacco di tosse; lui le diede dei colpetti sulla schiena:- Vabbé che è innocua, ma a tutto ci vuole calma e moderazione!-
-          E’ menta!- indovinò Désirée.
-          Sì, con tabacco!- confermò l’uomo, facendo per riportarsi la sigaretta alla bocca.
Desy lo guardò e deviò la mano di lui verso di sé, per un altro tiro, con più cautela.
Hayden sorrise:- Qualcosa mi dice che l’hai gradita! Le faccio io!- gliela lasciò.
La ragazza si coricò, facendo salire le gambe sul letto.
-          Sei più calma, adesso?- chiese lui.
Lei fece fuori quel fumo profumato di menta piperita e tabacco dalla bocca, dando prova di avere imparato a fumare quelle strane sigarette. In realtà, era la prima volta che fumava in vita sua. Forse, quella sera, era talmente nervosa che avrebbe fumato qualsiasi cosa! Anche se l’aveva sempre evitato come la peste. Trattandosi, però, di solo menta e tabacco.
-          Vuoi parlarmene?- le domandò Hayden, continuando a fissarla.
-          Di cosa?-
-          Che ti è preso prima? Io, forse, ho sbagliato, ma … non ti avevo visto così spaventata!-
Désirée voltò lo sguardo di lato. Il suo tono uscì come quello di una bambina vergognosa:- Mi sentivo a disagio!-
-          Ti sentivi a disagio?- Hayden sollevò le sopracciglia, scettico. La sua reazione era stata quella di una persona terrorizzata e non che si vergognava:- Desy, non stava accadendo nulla di così diverso da ciò che capita ogni venerdì notte a casa tua e qua, in questa stessa stanza!-
-          Provavo vergogna nel farlo all’aperto, va bene!?- puntualizzò lei, leggermente stizzita.
Hayden la scrutò, non capendoci più nulla. Le prese la sigaretta per l’ultima tirata, prima di spegnerla nel posacenere sul comò.
Osservò, infine, Désirée far scivolare la pianta del piede sulla sua gamba, fino a sfiorargli l’inguine con le dita:- Ma possiamo farlo adesso, se ti va ancora!-
Lui le prese la caviglia con un roco:- Desy!-
-          Che c’è, tesoro? Non ne ha più voglia? Non ci credo!-
-          Prima tu non … e ora … mi … -
-          Sono più tranquilla, adesso!- Désirée capì di essere venuta meno ai propri doveri, sulla spiaggia. C’era, però, qualcosa di più nel suo subconscio. Desiderava che le sensazioni si incendiassero di nuovo nel proprio ventre. In realtà, quelle dell’amore non le conosceva nemmeno:- Su, inizia a spogliarti, Hayden, che aspetti?- lei si sbottonò il corpetto del vestitino fatto in due pezzi, continuando a massaggiare col piede la coscia di lui.
L’uomo osservava la pelle nuda della ragazza, baciata dall’abbronzatura nei punti normalmente esposti dal costume. Si trovò gli slip di Désirée tra la propria gamba e il suo piede. La giovane eresse il busto, sfilandosi il corpetto:- Devo spogliarti io?-
Hayden si risentì come quella prima notte a casa di lei. La osservava levargli i vestiti come un burattino, cercando di ragionare senza riuscirci. Le baciò la mano che Désirée gli passò sulle labbra e si lasciò coricare supino, in mezzo al letto. Quando la ragazza si avvinghiò ai suoi fianchi, premendosi contro di lui con i movimenti ormai automatici, Hayden si sentì squagliare. L’afferrò tra le braccia con desiderio represso, baciandola per tutto il busto, cercando di farsi baciare. Fu molto insistente, era vero, ma era ubriaco di lei.
Désirée si liberò delle sue mani, che forzavano il suo volto per baciarla. Si tolse, lasciandolo in una concitata e frustrata attesa. Hayden la guardava levarsi la gonna, l’ultimo indumento e sfilare i pantaloni a lui. Appoggiò, infine, la schiena al suo torso, unendosi all’uomo in questo modo. E Désirée capì di cercare le sue carezze, non di farsi toccare per dovere. Sul seno, sulla gola, in maniera quasi disperata e selvaggia, spinse una delle sue mani sul proprio addome e l’altra se la portò alla bocca, giocandosi con le labbra e la lingua in ogni modo. Sentiva il petto di lui sotto di sé agitarsi affannosamente, mentre Hayden le baciava la tempia. Quando l’uomo avvertì lei spingere la sua mano destra nelle parti più intime e femminili, non riuscì a mantenere la promessa fatta sulla spiaggia. Ma Désirée ne aveva una parte di colpa: lo portava alla pazzia con tutti quegli atteggiamenti, a partire dai preliminari, di modo che quando si arrivava a quello, lui era già esasperato di piacere, abbandono, follia e … frustrazione di non riuscire a raggiungere una parte fondamentale alla completezza del rapporto: la bocca di Désirée.
Non gridò oscenità, ma capì di aver emesso un verso inconfondibile.
-          Ehi, Kurt! Hanno ricominciato!- Sina si svegliò e sghignazzò. Notò che lui era già desto:- Li sento!-
-          Lo sentiamo!- puntualizzò lei:- E’ solo Hayden che si squaglia di là!-
Kurt prese una sigaretta, accendendosela. La fumò con sguardo vacuo, pensando a Désirée:- La ragazzina, come la chiami tu, deve saperci fare!-
-          Beh, cosa ti aspetti da una così?! Lo fa di professione! Ma Hayden … credevo fosse focoso! Forse … lei si vergogna a farsi sentire!- Sina non credeva che lui fosse così schiappa da non suscitare nella sua donna alcunché.
-          Sst!- Désirée tornò a guardare Hayden negli occhi, appoggiando un dito sulle sue labbra.
Lui gli stuzzicò il polpastrello con la bocca e poi la fissò ansimante:- Baciami, Désirée, ti supplico!- la sua fu quasi la richiesta di un disperato. Come un condannato alla gogna, che ti prega di liberarlo dalle travi che lo imprigionano alla pubblica umiliazione.
Lei non lo accontentò esattamente. Gli mordicchiò la bocca, tenendogli ferme le mani, illudendolo sempre di baciarlo. Hayden seguiva i movimenti, come in cerca di cibo, il cibo dei suoi baci, fame che si poteva placare sulle labbra di Desy:- Vuoi farmi morire!- le mormorò, appena Désirée lo lasciò insoddisfatto di questo. Lo baciò sul petto, le mani, le gambe, sul collo, ma non dove lui desiderava, per poi rimanere ad osservare la sua espressione quasi provata, nel ricoricarsi accanto.
La respirazione gli gonfiava il petto con il fiatone e Désirée lo chiamò:- Hayden?-
Lui la guardò, dopo un momento:- Stai bene?- gli chiese.
L’uomo tornò a fissare il lampadario spento, a forma di sole, sul soffitto:- Dipende, secondo quale punto di vista! Fisicamente sto alla grande! Emotivamente: non saprei!-
-          Non puoi arrabbiarti con me, perché non ti bacio sulla bocca!- disse Désirée:- Ho messo le cose in chiaro fin la principio!-
-          Sì, sì … lo so!- lui si passò la mano tra i capelli madidi di sudore:- Non sono arrabbiato, infatti! Solo un pochino frustrato! Mi puzza l’alito?-
La ragazza non poté non ridere.
Hayden la guardò. La seguì a ruota, prendendole la mano per baciargliela.
-          Che fanno, ora? Ridono?- Sina era incuriosita:- Certo che … la piccola è proprio vivace!- osservò Kurt con l’espressione assorta.
Lui fantasticava su come avrebbe desiderato Désirée in una camera a luci soffuse:- Caro!- si sentì pungolare dalla sua ragazza:- Eh?-
-          A che pensi?- Sina gli si appoggiò alla spalla: -Vuoi che imitiamo l’esempio?-
L’uomo disegnò un ghigno:- Stanotte no! È come se mi fossi saturato con loro di là!- spense il lume e si mise a dormire. Sognando tutte le varianti per avere Désirée: alzando la posta? Dimostrandosi più romantico? Era una prostituta! Le romanticherie erano necessarie? Forse doveva convincere Hayden a cedergliela, in cambio dell’acquisto di un quadro! Anche se … lui ci teneva a quella ragazza! Non l’avrebbe lasciata tanto facilmente ad altri!


Désirée imbeccava Mozart con delle piccole bacche assolutamente commestibili per i pappagalli.
L’uccello si faceva imboccare dolce e mansueto.
-          Attenta a non farti beccare!- Hayden le si avvicinò.
Lei lo guardò:- Oh, no! Tra me e lui c’è un certo feeling!- si sentì massaggiare le braccia dall’uomo:- E poi … devo farmi perdonare per non averlo salutato, ieri sera!-
-          Già!- mormorò Hayden assorto:- Dopo pranzo si riparte! Gliel’hai detto?-
La giovane sospirò:- Sì! È un simpatico briccone, eh, Mozart?!-
-          Gaack … è un simpatico briccone!- ripeté il pappagallo:- Désirée, Désirée!-
Loro risero e Hayden puntualizzò, accigliandosi in modo buffo:- Ehi, guarda che sono geloso! L’ho vista prima di te!-
Mozart si zittì, sbattendo gli occhi tondi e Désirée mormorò:- Sii clemente con Hayden, Mozart, è un bravo ragazzo!- dandogli l’ultima bacca.
-          Graack … Hayden è bravo!- ripeté l’animale.
Lui e lei risero di nuovo, mentre l’uomo avvolgeva la ragazza tra le sue braccia, cullandola un poco.

Fecero in tempo ad andare a visitare il parco faunistico, fatto su una pensilina che attraversava un arco di felci e piante tropicali. Il programma era mangiare poi lì qualcosa e ripartire.
Désirée reputava fosse stupido fingersi ancora la ragazza di Hayden, stando a lui stretta. Capendo che tutti erano a conoscenza della natura del loro rapporto. Malgrado ciò, lei si sentiva più tranquilla nell’avvertirlo vicino. Specie quando Kurt era nei paraggi e si voltava a guardarla senza motivo.
La giovane mise anche l’altro braccio attorno alla vita di Hayden, come in cerca di protezione. E la rassicurò che lui rafforzò la stretta sulla sua spalla. Forse l’uomo non aveva capito che tutti sapevano e non si stupì di quegli slanci affettuosi di Désirée, pensò quest’ultima.
Kurt se ne uscì con:- Ehi, dovremmo rifare questa rimpatriata! La prossima volta, però, vi ospito io nel mio castello in Sassonia! Tra un mesetto, vi va?-
Gli altri accolsero l’idea con entusiasmo. Quindi, l’uomo si voltò verso di lei e:- E’ ovvio che è invitata anche la piccola Désirée!- la squadrò e alla ragazza vennero i brividi di disgusto.
-          Sì, sarebbe fantastico!- Hayden abbassò lo sguardo su di lei, che stava male al pensiero di riavere quell’individuo di Shulman tra i piedi. Ed essere invitata nel suo castello in Sassonia valeva per Désirée come essere invitata in quello di Dracula in Transilvania.
-          Ti vedo riluttante, cara!- Sina la fissò.
-          Che c’è, Desy?- Hayden la scrutò e lei lo guardò:- Non faccio mai promesse, lo sai!- scrutò gli altri:- Secondo i miei impegni!-
La giovane Barbie si faceva pregare!” era ciò che le era giunto alle orecchie, prima, all’aeroporto di Quito. E a dirlo era stata quella Mata Hari di Sina. Si sentì prendere la mano sul bracciolo del sedile e guardò Hayden, seduto accanto:- Se proprio vuoi saperlo, Desy … questi giorni con te mi resteranno qui dentro!- si toccò il petto.
Désirée fece scivolare lo sguardo sulla sua figura maschile, ma snella. Voleva potergli dire lo stesso, ma zittì.

Quelle parole, però, le restarono impresse in tutti i giorni a seguire. Mentre camminava per Lubecca non poté non sorridere nel ricordare ciò che Hayden pure le aveva detto, nel lasciare la casa di Niklas, ancora a Santa Cruz:- Potevi cedere una foto tua a Mozart, da tenersi nella gabbia!-
Appena passò di fronte un atelier di sposa, si fermò. C’erano due modelli sui manichini, con dei corredi a ornare la vetrina. Si poteva, poi, intravedere una ragazza, che si provava un vestito, tutta fiera e sognante.
Désirée si sentì male: a lei non sarebbe mai successo. Chi voleva sposare una squillo? E Ursula e Kostas non gliel’avrebbero mai permesso! Si sentiva come in gabbia. Una volta, era entrata a casa loro e aveva subito odorato puzza di gas. Li aveva trovati ancora addormentati nel letto e aveva capito. Era stata tentata di girare i tacchi in fretta ed andarsene. Poi, però, aveva chiuso il gas e aperto le finestre, chiamando un’ambulanza. Forse … più per timore che ci potesse essere un’esplosione e andarci di mezzo altra gente!
Non sapeva se era stata più eroica o più incosciente. Morale della favola: quei due non le avevano nemmeno detto un:- Grazie!- per aver salvato loro la vita!
-          Ehi, bellezza!- quella voce maschile, leggermente rauca, le giunse alle spalle.
Désirée si girò e vide un tizio trasandato, con addosso un impermeabile e la barba incolta a sporcargli il volto. Per un attimo, lei temette fosse un maniaco, quando le chiese, tenendosi i lembi del cappotto:- Vuoi vedere che bella mercanzia ho?-
Lei si fece coraggio e grintosa disse:- Ammazzati!-; tornò ad ammirare gli abiti da sposa.
-          Oh, ma una dolce creatura bella come te non può non apprezzare questo gioiellino!-
Désirée lo vide tirar fuori dalla tasca interna una catenina. Focalizzò lo sguardo sul ciondolo di giada e la riconobbe:- E’ la mia collana!-
Quello s’impettì:- Che dici, dolcezza?-
La ragazza si appoggiò al muro accanto alla vetrina, a braccia conserte e un sorriso sarcastico:- Te l’ha venduta per caso un tipo stempiato, con un grosso pancione gonfio di birra, puzzolente?!-
Il tizio abbassò il braccio, mentre Désirée divenne più sarcastica:- L’ha rubata a me!-
A questo punto, l’uomo scappò via.
-          Ehi!- gridò lei con grinta, inseguendolo:- Fermati!-
Quello non ci pensava proprio. Dunque, la ragazza si tolse la borsetta a tracolla. La fece volteggiare come un giavellotto e la lanciò ai piedi dell’uomo. Così, questo inciampò, rotolando a terra come un sacco di patate.
Dolorante, non fu in grado di muoversi per qualche minuto. Tempo sufficiente per vedere le scarpette della giovane donna apparirgli accanto. Lei si riprese la collana, che gli penzolava dalla mano. Fece per andarsene e si voltò per dirgli:- Molto obbligata!- con dileggio.
Se la legò al polso, così Kostas doveva staccarle la mano, per prendergliela ancora. Avrebbe dovuto sapere che quel rifiuto umano l’aveva venduta ad un ricettatore per non trovarla in nessun negozio. Un avanzo di fogna aveva a che fare solo con altri avanzi.
Désirée sospirò: però, ora la malinconia di prima era svanita. Si sentì così felice da gridare come una pazza. Anche perché le era dispiaciuto, quando Hayden aveva notato di non vederle mai indosso quella catenina.
-          L’ho lasciata a casa, a Lubecca!- gli aveva detto lei, alle Galapagos, quando erano usciti loro due:- Temevo di perderla!-. Ora … non se la sarebbe più tolta!

Kasten dedicava la sua mente al giorno d’inventario, in quel momento. Nel frangente in cui si vide Désirée saltellare sul tavolino con brio:- Salve, baffone della birra!-
Lui si accertò che fosse lei coi calzoncini a salopette, calzette un po’ alla Pippi Calzelunghe e ballerine ai piedi. Il bel visetto e maglietta scura, a piccole righe, sotto la giacchetta:- Désirée! Come mai qui di mattina?-
Lei fece spallucce:- Così, passavo di qua!- la giovane incrociò le mani sul ginocchio accavallato.
-          E come mai talmente di buon umore?- Kasten sorrise sornione sul suo volto raggiante:- La Désirée gelida e musona è sparita? E … che bella polsiera!- notò la catenina con la giada appesa, prendendole il braccio.
-          È mia!- lei ritrasse l’arto gelosamente, ma continuando a sorridere in quella sua maniera fresca e stuzzicante, da far desiderare agli uomini come Kasten di avere almeno vent’anni di meno.
Dunque, lei sentì dei rumori dalla parte della palcoscenico e s’incuriosì:- Che succede di là?-
-          Oh, do un concerto rock, stasera! L’idea è di Conrad!- spiegò Kasten:- Va’, va’ pure a vedere!-
Désirée non se lo fece ripetere.
Conrad Groβemeir, il giovane musicista dai capelli castani, un po’ bavarese e un po’ canadese, che l’accompagnava con pianoforte o chitarra, quando a lei saltava il ticchio di cantare, sistemava le casse degli altoparlanti. Altri uomini lo aiutavano:- Ehi, Désirée!- le sorrise, nell’accorgersi di lei.
La ragazza cercava sempre di capire la sua età. Sicuramente più di 30 anni, ma il viso sbarazzino poteva farlo sembrare più giovane. Anche se, Kasten si era lasciato sfuggire una volta che l’età di Conrad era di circa 40 anni:- Date un concerto rock, stasera, mi dicono!-
-          Dicono bene! Ti vuoi unire come mia partner? Un po’ canterò io, un po’ suonerò e basta!-
-          Falla cantare, ora, Conrad!- giunse la voce di Kasten.
-          Già, perché … non ti metti al microfono, piccolina?- l’uomo di statura poco più alta di lei e con gli occhi azzurri le sorrise vispo.
Désirée era così euforica che avrebbe cantato anche in un’opera lirica:- D’accordo!- si strofinò le mani eccitata:- Facciamo finta che io sia Bonnie Bianco e voi la mia band!- si posizionò al microfono, regolando l’asta alla sua altezza.
-          Va benissimo! Attacco solo gli strumenti!-
Hayden entrò nel “Der Spiegel von bier”, in quel frangente:- Ehilà, Kasten!-
-          Ciao, tutti mattinieri, oggi!- disse l’uomo più anziano. Notò lui corrugare la fronte, nell’udire cantare: “Stranger in my heart” di Bonnie Bianco. Ossia: “Straniero nel mio cuore” con un ritmo di rock leggero.
-          È … è lei di là che … -
-          Sì, c’è Désirée di là! È arrivata tutta pimpante!- Kasten tornò a scrivere il suo inventario, aggiungendo:- Non l’avevo mai vista così!-
Hayden camminò oltre il muro del bar, che impediva una corretta visuale e la vide comportarsi … come la famosa cantante italo – americana.
Lui sorrise meravigliato, avvicinandosi lentamente. Quindi, spostò una sedia, per accomodarsi da spettatore.
Désirée gli sorrise, indicandolo come lo “straniero nel suo cuore”.
L’uomo vide la catenina penzolare dal suo polso e ne fu felice. Quando la canzone terminò, Hayden batté le mani con un fischio di compiacimento.
Lei s’inchinò come una professionista, denotando anche Conrad e gli altri membri della band.
Si avvicinò, infine, a lui, passandogli subito le mani sulle ciocche che gli ricadevano sulla fronte alta:- Hai visto, signor Morrison?! Canto anche da rock star!-
-          Sei fantastica, te lo dico sempre!- Hayden la scrutava ubriaco di lei, lasciandosi pettinare i capelli dalle sue esili dita di fanciulla. Lo inebriava ancor più, mettendole le mani sui fianchi, nell’averla lì davanti, circondata dalle sue gambe. Osservò la giada dondolare di fronte ai propri occhi e la toccò:- Perché la porti al braccio?-
-          Perché … così non me la perdo!- spiegò Désirée, baciandolo sul naso leggermente livellato sulla punta. Come un bello e dolce pupazzetto:- Stasera ti va se prima di venire a casa mia, passiamo di qua a vedere loro? Si esibiscono in un concerto rock!- indicò Conrad e il suo gruppo.
Lui si era quasi dimenticato che fosse venerdì, anche se contava i giorni da quando erano tornati in Germania. Lei lo stava drogando con le sue coccole. Ed era strano vederla così affettuosa, Désirée … che tassativamente non voleva smancerie. Hayden, tuttavia, non chiese spiegazioni per paura di farla smettere nel pentirsi:- Certo che mi va!-
-          E saresti un grande se la convincessi a cantare con me, stasera!- sorrise Conrad:- Non mi ha ancora risposto … la mademoiselle!-
Désirée si voltò a guardarlo ilare, spostandosi un po’ per permettere anche a Hayden di fissare l’altro uomo:- Già, canterai per me?- chiese lui, osservando lei.
La ragazza ricambiò lo sguardo e corrugò il mento, in un’espressione buffa e riflessiva delle labbra:- Mmh, vedremo! Se farai il bravo!-. Aveva già affrontato l’argomento Sassonia con Ursula. E la cugina, considerando il pittore un buon profitto, le aveva detto di fare tutto ciò che lui le chiedeva. Pure su una navicella spaziale.
Hayden l’aveva saputo al telefono, appena lei lo aveva chiamato ed era già a mettere le crocette sul calendario:- Tra mezz’ora attacco come mimo!- ma non aveva alcuna voglia di togliersi di là. Dalle tenere attenzioni di Desy.
Désirée lo baciò sulla fronte, mormorandogli:- Ci vediamo questa sera!- e si allontanò.
Kasten la guardò uscire, dopo che lei gli ebbe fatto un buffetto sulla guancia paffuta:- Ehi, Hayden, che le hai fatto?- fissò l’uomo più giovane:- Non l’ho vista comportarsi così mai con nessuno!-
Lui lo scrutò brevemente:- Davvero?- chiese, spostandosi in avanti, con le mani unite, sospese sulle ginocchia ed un sorriso compiaciuto sulle labbra.



  




8.   TRA MARTE E VENERE




Erano le 7,00 del mattino di sabato. Désirée osservava Hayden, sdraiato verso l’altra sponda del letto, sotto le coperte entrambi, accarezzarla leggero sulla caviglia.
Lei sentì formicolarle qualcosa su per la gamba, che la spinse a mordersi il labbro inferiore, ma cercò di non farsi notare da lui. Avevano assistito al concerto di Conrad e quest’ultimo e Hayden l’avevano convinta a cantare una canzone. Era stato un duetto in tedesco, molto orecchiabile e poi quello famoso tra Bonnie Bianco e Pierre Cosso, preso dal film “Cenerentola ‘80”, intitolato “Stay”.
Hayden si era voluto illudere che Désirée avesse cantato per lui, quando Conrad le aveva lasciato posto al microfono per un altro lento da solista. Sempre della mitica Bonnie.
La gente intorno a loro l’aveva apprezzata, ma Hayden si era isolato con lei, nella sua mente: Desy cantava per lui, come per il trichecone? No, meglio ancora. Lo aveva fatto con amore.
Peccato che quando erano tornati a casa, all’1 circa, tutto si era verificato con lo stesso silenzio e la stessa sterilità tra quelle lenzuola.
Si era forse sbagliato, ma Hayden aveva creduto di vederle le lacrime agli occhi, quando nell’assolo femminile di “Stay”, Désirée aveva cantato: “Affamata di un sorriso! Prendi la mia mano”, ma, probabilmente, era stato l’effetto del trucco.
-          Che fai a Capodanno?- le domandò lui.
-          Perché?-
-          Beh … potresti venire con me!-
-          Perché … tu sai già che cosa farai?-
-          No, ma … qualunque cosa farò … sei invitata a farlo con me!- Hayden alzò ed abbassò le sopracciglia, facendola ridacchiare:- Scemo!-
-          Era un no?- l’uomo corrugò la fronte.
-          Era un … che accidenti ne so che farò a Capodanno, Morrison?!- Desy si accigliò buffa e lui sorrise:- E a Natale? Lo … trascorri con i tuoi?- la fissò quasi timidamente.
La ragazza divenne seria. Tacque per pochi secondi e poi ribatté:- Domanda di riserva?-
Hayden la scrutò riflessivo. Quale segreto riservava a proposito della sua famiglia? Erano … boh … evasi da un carcere tedesco di massima sicurezza?
-          Hai mai avuto un amore giovanile?- le chiese ora.
La giovane fece un profondo respiro:- Che vuoi dire?-
-          Un ragazzo di cui sei stata innamorata, a cui hai dato il primo bacio! Che scrivevi il suo nome sul tuo diario! Con cui … -
-          Ho avuto la mia prima volta?-
-          Già! A che età tu … -
-          E tu?- Désirée sviò la domanda. Di nuovo.
Hayden la fissò buffo, con quel cipiglio d’ammonimento scherzoso:- Ah, non si risponde con un’altra domanda!- le mosse l’indice.
Désirée sospirò:- Sai bene che non mi diverto a parlare di me!-
-          Stavo iniziando a sospettarlo!- lui le accarezzò la caviglia col pollice, ironizzando con un breve corrugamento della fronte. Lei, quindi, continuò:- Parlare di te m’interessa di più!-
-          Cerchi di evitare la mia domanda adulandomi? Giochi sporco, bambina!- sorrise l’uomo:- Va bene! Dato che me lo chiedi così!- le baciò la gamba. Infine, rispose:- Avevo 17 anni! Lei era una mia compagna della scuola d’arte! Eravamo alle prime armi tutti e due e curiosi di sapere! Ci siamo dati appuntamento nella sua soffitta!-
Désirée lo ascoltava. E scoprì che le piaceva farlo, quando lui aggiunse il suo colore comico:- Per poco non siamo stati beccati dal padre di lei! Mi sono già visto fuggire, con le braghe tra le mani, dai proiettili della sua magnum! Era colonello dell’esercito britannico!-
La giovane scoppiò a ridere e lui la cullò con lo sguardo, nell’osservarla:- Sei bella quando ridi! Lo sei già tu, ma lo diventi di più!-
Désirée cercò di tornare seria e Hayden fece scattare una domanda che gli bruciava sapere. Che si collegava un po’ alla prima:- A che età hai iniziato a … fare           questo?-
-          A fare le marchette? Dillo!- lei lo pronunciò senza tono. E stavolta non voleva davvero rispondergli. Le scottava confessargli di avere iniziato a 15 anni. Che un ragazzo con cui scoprire l’amore la prima volta non c’era stato e che c’era stato invece un uomo del doppio dei suoi anni, padre di famiglia, ad averla iniziata al sesso prima di quanto Hayden avesse capito come funzionava all’atto pratico. Le pagine del diario su cui scriveva il nome della sua cotta adolescenziale erano tutte bruciate nel camino di casa!
La sveglia la salvò. Guardò l’ora: le 8,00 quasi. Saltò a sedere come una molla:- E’ tardissimo!-
-          Per far cosa?- Hayden cadde dalle nuvole.
-          Ho un altro lavoro, ricordi?- Désirée si alzò con le lenzuola addosso. Sparì in bagno e riapparì alla velocità della luce con dei jeans e un pullover.
-          Mi molli così?- lui ne fu quasi deluso.
-          Hayden, non ho tempo adesso! Fa’ come sempre! Ciao!- lo baciò fugacemente sulla guancia. “Fa’ come sempre!” era: “Doccia e caffè, tranquillo! Rimetti poi le chiavi nella buca con .. tutto il testo!”. Hayden detestava quel tutto il resto.
Si alzò, rivestendosi. Aveva capito che lei sviava abilmente le sue domande. Si mise a guardare il piccolo brontosauro di legno, appeso al calendario e vide la bambola di pezza sul piccolo scrittoio, sotto ad esso. La prese in mano. Non l’aveva ancora notata, veramente. Aveva i capelli biondi, di lana cotta e un costume tirolese. C’era una scritta sul palmo, con un pennarello indelebile: “Alla mia bambina preferita! Papà!”
Lui sorrise teneramente, ma poi ricordò il mistero che Désirée faceva del suo passato e della sua famiglia. Eccetto che era nata in Svizzera, che sua madre aveva origini algerine e che lì a Lubecca viveva sua cugina col marito. Punto e stop!
Hayden si scoprì affamato di sapere, più che essere curioso. C’era differenza! Curioso era chi si voleva togliere uno sfizio. Desideroso di conoscere era chi ci teneva veramente.
Si sedette sul letto, massaggiandosi le mani, capendo che non era educato ficcanasare in casa d’altri. Specie in quella di una signorina. Fu quell’imperioso desiderio a vincerlo e lui aprì il cassetto. Perché Désirée faceva tanto mistero?
Nello stipo del comò non c’era nulla. Dunque, si diresse verso la specchiera e prese il carillon. Si rannicchiò di nuovo sul letto e aprì quello scrigno sulla vita di Desy. Ma non trovò nulla. Solo un doppio fondo con dei soldi: che era ciò di più curioso. Il resto: cose da fanciulla. Delle gioie, dei pezzi di carta ingialliti, con riportati i trucchi dell’ultima moda. La musica della “Per Elisa” di Beethoven si propagava da quella scatoletta di metallo, mentre Hayden studiava ogni elemento: fiori rinsecchiti e mummificati come delle piccole mimose. Un profumo in una boccetta campione. Lui l’annusò: mh, buono! Ti solleticava i vasi sanguigni. Forse era quello della prima volta.
Tracce di pachuli, rametti d’ulivo secchi. Hayden sospirò:- Perché, Désirée?- si chiese ad alta voce. Era più frustrato di prima.
Suonarono al campanello.
Subito, lui si premurò di richiudere il carillon, rimettendolo a posto. Andò a vedere chi fosse. Sapeva che ogni tanto il portone di sotto non funzionava. Dallo spioncino risultò un tizio.
Hayden aprì impacciato:- Sì?-
L’uomo dagli occhi verdi e allungati non parve più di tanto stupito di vederlo:- Ciao, sei quello del venerdì?-
-          Ehm … sì! Con chi ho il piacere … -
-          Sono Sven! C’è Désirée?- quello entrò senza troppi complimenti.
-          No, è uscita! Posso fare qualcosa per te?-
Sven lo squadrò derisorio:- Tu no! Lei avrebbe potuto!-
Hayden capì che quello era uno dei suoi clienti. Specialmente nell’osservarlo aggirarsi con famigliarità per la casa.
Sven odorò il caffè ancora nella caffettiera e se ne servì:- Ne vuoi, amico?-
Lui lo guardava con più freddezza, adesso:- Sì, grazie!-
L’altro uomo lo accontentò. Désirée lasciava pure a quello doccia e colazione a disposizione, dopo se stessa? Hayden bevve il caffè, sperando di no:- Tu sei … il cliente del sabato?-
-          No! Mercoledì! Ma … non mi dirai che di una pupa come quella si possa averne abbastanza una volta a settimana!-
Lui lo poteva ben capire, ma non gli andò giù che quello potesse usufruire di Désirée come gli aggradava. Perché il suo bisogno di lei non era certo paragonabile al proprio!
-          A letto fa impazzire anche te?- Sven si sedette sul letto.
Hayden lo scrutò. Non gli rispose:- Ehm, lei non tornerà molto presto! Credo sarà meglio andarcene!- capì che l’unico modo per togliere quel tizio di torno, era uscire a sua volta.
Era desideroso di rivedere Désirée, ora! Amava stare con lei e quello Sven gli aveva aumentato il desiderio di vederla. Fortunatamente, a differenza sua, Hayden sapeva dove trovarla.


La scrutava servire al bancone del bar, mentre lui era seduto ad un tavolino, tamburellando il bicchierino di Ginger & Ale sul tavolo. Lei non l’aveva notato, ma la cosa si rimediò subito
-          Ehi, Désirée, c’è il tuo ammiratore!- Gitte si avvicinò ringalluzzita.
La ragazza lo vide da solo; cercò di non badarci e pulì il bancone con un gesto furtivo del braccio.
-          Gli ho servito un aperitivo, ma se gli portavo te su un vassoio, credo lo avrebbe più gradito!- spettegolò Gitte con l’euforia di un’adolescente:- Perché… non vai tu a riprendergli il bicchierino?-
Désirée fissò la collega: era un’idea! Così poteva chiedergli che accidenti lo spingesse a pedinarla come un bracco:- Cosa ci fai qui?- glielo domandò, avvicinandosi.
-          Voglio te!- Hayden fu franco, fissandola con quello sguardo calamitante.
La ragazza si guardò in giro spaurita:- Non è questo il momento né il luogo!- gli intimò, infine. Fece per riprendere il bicchiere, ma lui le afferrò il polso:- Stasera, ti porto a teatro e a cena, ti va?-
-          Hayden, conosci le regole! Non ti è bastato l’altra notte?-
-          No!- ribatté l’uomo.
Lei notò il suo capo uscire dall’ufficio con scritto: “PRIVATO”:- Lasciami il braccio, Hayden, ti prego! C’è il padrone!-
-          Prima devi promettermi che uscirai con me!-
Désirée osservò il signor Sgaard girarsi verso di loro e si arrese:- Va bene!-
-          Alle 17,00?-
-          Alle 17,00!- disse lei, lentamente:- Ma ora vattene!-
-          Sono un cliente! Posso restare qui! Ti aspetto all’uscita!- lui le lasciò il polso:- A che ora stacchi?-
-          Hayden!- Désirée lo sibilò. Quindi, tornò al bancone.
Tuttavia, l’uomo riuscì ad ottenere l’informazione da Gitte, che gli riferì che la giovane terminava il turno tra un paio d’ore.
Hayden non pensava che per lei dovesse essere così tremendo trascorrere la giornata assieme a lui.
Cercò di farsi un giro nel quartiere, per non destare sospetti.
Tuttavia, appena Désirée lo vide di nuovo nel locale, seduto stavolta al bancone, all’ora d’uscita, restò spiazzata. Tornò nel camerino, con la porta aperta:- Gitte, che fa lui ancora qui?- chiese alla collega, che passava di lì.
La ragazza più vecchia sorrise:- Voleva passarti a prendere quando staccavi!-
Désirée sorrise ironica. Se il padrone la vedeva, la uccideva, pensando che fraternizzasse troppo coi clienti. Era una regola che aveva imposto:- Esco dal retro!- esclamò, alla fine, uscendo dai camerini.
Hayden non la vedeva arrivare e chiese a Gitte, la quale non seppe se dirglielo o meno:- Désirée mi ammazza!- gli ribatté.
-          Lei fa sempre così con me, ma perché ama stuzzicarmi!- esclamò lui:- E’ ancora di là?-
La donna tentennò e l’uomo le prese la mano tra le sue, con i suoi occhi irresistibili:- Ti prego, Gitte!-
Lei si arrese:- E’ uscita dal retro!-
Hayden esalò un respiro leggermente spazientito. Le sorrise, lasciandole la mano:- Grazie!- e se ne andò verso la porta.
-          Se ti sbrighi, magari riesci a raggiungerla!- gli suggerì Gitte, rammaricata.
Lui la guardò. Le sorrise dolcemente e spinse l’uscio. No, era meglio lasciarla in pace, per ora. Sembrava che Désirée provasse questo insano gusto a torturarlo per farlo ammattire, pensava Hayden, camminando verso casa. Guardò l’ora dal polso: beh, aveva un po’ di tempo per organizzarsi.


Désirée si sistemò la catenina al collo: stava meglio, ma stavolta non l’avrebbe più lasciata in giro.
Hayden si comportava come un bambino, delle volte.
Lui arrivò in quell’istante. Lei si guardò e sperò di aver scelto il vestito giusto per il teatro, indossando quello delle Galapagos, delle ragazze. D’altra parte, non possedeva molti abiti da sera.
A Hayden piacque, Désirée lo capì dal suo sguardo, quando gli aprì la porta.
In taxi verso il teatro, lui le disse:- Sai, a volte mi sento come una formica sotto ad una lente, dalla quale filtra il raggio di sole che mi arrostisce!-
-          Mi … stai confidando una tua ossessione? Credo di non essere molto brava nella psicanalisi!- Désirée sospirò.
-          Già, neanche quando sei tu la bambina sadica che tiene la lente d’ingrandimento?-
-          Hai strane tendenze al vittimismo, sai?- lei lo scrutò con cipiglio buffo.
L’uomo la guardò:- Oh … tu giochi con me a tira e molla ed io farei la vittima?-
-          Io non faccio nessun gioco!- Désirée scosse la testa.
-          No, eh?- Hayden lo disse scettico.
A teatro videro “La vedova allegra” di Lehar.
Quindi … qui scattava la sorpresa. La ragazza si stupì nel sentire Hayden ordinare al taxista di portarli all’aeroporto di Amburgo.
-          Dove mi stai portando?- domandò lei, fissandolo stupita.
-          Adesso lo vedi!- esclamò lui.
In un’area privata della pista aeroportuale, c’era un piccolo velivolo.
Désirée era spiazzata e Hayden la condusse dentro:- A chi lo hai rubato?- chiese la ragazza, mentre si accomodava sulla poltroncina.
-          Me l’ha prestato Niklas! È il suo jet personale!- rispose l’uomo, allacciandosi la cintura.
-          Sì … ma dove si va?- lei sorrise, però nervosamente:- Credevo andassimo a cena!-
Hayden la scrutò:- Infatti!- puntualizzò:- Non aver paura! Ti piacerà!- le sorrise, prendendole la mano.
Désirée voleva avere una parte della sua convinzione e calma.
Quando capì che erano a Bruxelles, non se lo spiegò proprio.
-          E tu … dovevi portarmi fino in Belgio per cenare?-
-          Volevo fare qualcosa di diverso dal solito!- l’uomo la fissò.
L’albergo che li ospitava aveva riservato loro una suite regale, pareva.
Désirée si guardava intorno, mentre Hayden congedava il cameriere con una cospicua mancia.
Appena lei udì la porta chiudersi, trasalì leggermente come se l’avessero appena frustrata:- Ti piace?- lui le parlò vicino all’orecchio, passandole le nocche delle dita lunghe e maschili sulle braccia.
La ragazza sentì le gambe cederle:- Mangiamo qui?-
-          Sì! Non ti va?-
-          Se va a te … a me pure!- la voce le tremò, ma Désirée deglutì per non farsene accorgere.
Hayden, però, lo notò e le baciò la guancia:- Cerca di rilassarti, piccola! Non devi essere Lolita, stasera, ma la mia regina!-
Lei sentiva il cuore scoppiarle, mentre l’uomo la conduceva nel salottino, dove una cenetta per due, a lume di candela, era stata preparata.
-          Cosa hai svaligiato per permetterti tutto questo lusso, Morrison?- la ragazza si sedette sulla sedia che lui le tenne e cercò di sdrammatizzare.
L’uomo le si accomodò di fronte:- Ho venduto una scultura ad un lord inglese e due quadri al papà di Sina!- sorrise.
Désirée fece caso solo ora alla musica che andava da un giradischi. Erano pezzi classici da tèt-a-tèt.
-          Stai cercando d’impressionarmi in qualche modo?- gli chiese.
Hayden lo ammise:- Sta funzionando?-
-          Non saprei dirti! Sai bene che sono troppo abituata ad agire e basta! Non a riflettere sui … miei sentimenti!- Désirée catturò la fiamma della candela nel proprio sguardo, mentre la voce le si affievoliva in quelle ultime parole.
-          Ma io ti sto invitando a farlo, invece!-
Lei lo scrutò, ma non ribatté.
Le porte della camera da letto si spalancarono e Désirée notò che era stato predisposto tutto anche lì. Petali di rosa rossa erano sparsi sulle lenzuola bianche di quel talamo principesco.
Lei non era mai stata abituata a tanto!
Bevvero champagne sul divanetto in stile Luigi XIV e lì iniziarono i preliminari. Che forse erano già incominciati da ore.
Désirée si vide lei la sedotta, in quel contesto, ma volle negarlo a se stessa. E ne fu pure innervosita:- Sai, sei molto carino a creare tutti questi preliminari di seduzione, ma … -
-          Desy!- le sopracciglia ramate di lui si corrugarono:- Devi solo rilassarti e non pensare ad altro che … tutto scaturisce da qui!- si toccò il petto e poi fece scivolare le dita sullo sterno della ragazza, appoggiando la fronte alla sua. La punta del naso sfiorò quella di Désirée, che deglutì nel tentativo di calmarsi.
Hayden, così, non fu solo più l’uomo del venerdì sera, ma del: “Quando ci va!”; “Quando sentiamo bisogno di compagnia!”
Quella sera ne fu la conferma e quella domenica pomeriggio a casa di Kurt aveva generato precedenti da inevitabili conseguenze. Episodi di cui Ursula non doveva mai esserne informata, perché esulava dalle regole. Désirée non aveva chiesto compensi allora e non aveva intenzione di farlo adesso. Malgrado ciò, lei continuava a rifiutarsi di baciare Hayden sulla bocca, mentre quelle coperte di broccato avvolgevano i loro corpi nudi e la passione sfrenata che li spingeva. E Desy rifiutava di lasciarsi andare, realizzando quanto più difficile le risultasse. Fingere di non provare proprio nulla, anziché fingere un orgasmo, come altre sue simili facevano. Ma baciare Hayden e non trattenere le sensazioni avrebbero causato dei precedenti assai più pericolosi per se stessa e i suoi sentimenti. Voleva dire un affetto e una preferenza verso di lui, che a lei erano assolutamente proibiti. D’altro canto, Hayden si ostinava a provarle tutte pur di smuoverla e farla abbandonare, far esplodere la sua anima, mettendola pure al corrente delle proprie reazioni. Alla fine, la minima lucidità nella sua testa si azzerava completamente e lui finiva col concentrarsi sulle sensazioni inebrianti che Désirée gli provocava.
Lei tentò pure un’altra strategia, tenendo gli occhi serrati: quella di iniziare … di cercare di iniziare a contare quanto ancora avrebbe dovuto trattenersi per la fine.
I movimenti di Hayden rallentarono, ora più sporadici. La baciò a lungo sulla tempia e poi …  si tolse col proprio peso. Questa volta, però, rimase a guardarla, appoggiato al braccio, con ancora il fiato corto.
Désirée lo fissò in tralice, serrandosi le lenzuola nei pugni, contro il seno. Osservò, quindi, lui spostarsi verso il comodino dove ancora c’era un calice pieno a metà di champagne.
Hayden lo bevve come acqua fresca e poi rimase a busto eretto, appoggiato alle mani, a sguardo nel vuoto, un po’ corrucciato. Come a capacitarsi di qualcosa. Forse … era più frustrato che corrucciato, Désirée lo studiò attentamente.
Quindi, lui la guardò di nuovo, ancora non pienamente regolare col respiro. Era quasi un’espressione di sfida. Si voltò sul fianco e scivolò sotto le coltri.
Désirée intuì ciò che aveva in mente e di lì a poco dovette aggrapparsi al broccato del letto e fare appello a tutta la propria resistenza … per non liberare le proprie emozioni.

Le doleva lo stomaco se pensava ad Ursula che scopriva quegli extra non remunerativi, mentre il vapore del tè caldo le accarezzava il mento. Seduta sul tavolo, con i piedi sulla sedia, ad attingere la bustina nell’acqua calda della tazza, ripensava al fatto che Hayden le aveva ancora fatto delle domande sul loro rapporto, premettendo di non essere fiero di se stesso; ma nemmeno lei gli facilitava le cose, ostinandosi a chiudersi e a soffocare ciò che provava.
E Désirée non aveva saputo che rispondergli. Come spiegargli di essere dovuta maturare molto più in fretta delle sue coetanee e che erano passati anni da allora?! E che … ciò che provava quando stava insieme a lui … nessuno glielo aveva mai fatto conoscere e spiegato prima. E che se fosse stato per lei … non avrebbe mai iniziato alcun genere di rapporto dai 14/15 anni in poi. Che … se gli avesse raccontato che si prostituiva da adolescente … e lui l’avrebbe guardata con quello sguardo con cui tutti la guardavano … Desy avrebbe preferito morire! Serrò le palpebre, con un bruciore insopportabile nell’animo, quando bussarono alla porta. Quel dannato portone! Doveva decidersi a chiamare qualcuno per ripararlo. Si passò il dorso della mano sulla punta del naso, solleticata dal vapore e posò la tazza sul tavolo, andando ad aprire. Kostas era sul ballatoio:- Ciao, tesoro! Ti abbiamo cercato per tutto il giorno, ieri, dove sei stata?- entrò senza essere invitato.
Lei gelò un poco, mentre si allontanava da lui:- Ho avuto le mie cose da fare, non sono reclusa in queste mura! E poi, vi ho portato i soldi nella buca, ieri mattina! Quindi, che volete tu e Ursula?-
Kostas notò la catenina al collo e allungò la mano:- Ehi, come l’hai riavuta?-
Prontamente, Désirée gli bloccò il polso decisa e gli disse:- Toccala ancora e ti riservo la punizione che fanno dalle parti di mia madre!-
L’uomo sapeva bene cosa facevano ai ladri in Algeria. Quello sguardo della cugina, poi, ne era fermamente convinto. Così, ritrasse il braccio e Désirée lo invitò ad andarsene con:- Conosci la mia porta, vero?-
Lui la squadrò. Se non avesse avuto tanto timore di sua moglie, avrebbe anche potuto ridurre la ragazza all’impotenza contro il tavolo. Tuttavia, sapeva anche che Désirée aveva le sue armi nascoste, quindi obbedì.
Lei levò un sospiro di sollievo. Quell’essere la rivoltava più della puzza che emanava.
Sentiva il bisogno di una passeggiata nel parco. Meno male che non aveva colto la proposta di Hayden, che avrebbe voluto fermarsi a Bruxelles anche tutta la domenica.
Le faceva rabbia e tenerezza insieme. E sapeva che lui aveva ragione: lo stuzzicava, era vero! Giocava a provocarlo e a volerla desiderare. Non ne conosceva il motivo! Forse perché … con Hayden vedeva la sola luce di speranza nella sua gretta esistenza!
Lo osservò all’angolo del parco, col volto bianco, le labbra tinteggiate di rosso e il completo scuro. Stava facendo il mimo. Désirée non seppe se avvicinarsi. Forse faceva bene a non incoraggiarlo, ma … lui s’inchinò di fronte ad una bambina, che gli aveva appena tirato i pantaloni. Suscitava molto la curiosità dei bimbi a toccarlo, per vedere se era vivo. E Hayden si divertiva nell’assistere alle loro reazioni … appena capivano che lui lo era! Non era un grosso pupazzo inanimato!
La piccolina rise, mentre il suo papà gettava una moneta nel cappello di Hayden.
Questo spronò Désirée ad avvicinarsi. L’uomo la scorse. Le espressioni del mimo statico e imperscrutabile si affievolirono … se lei stava lì a fissarlo.
Quindi, l’uomo ne approfittò, data anche l’affluenza sciamata di gente, per staccare.
Désirée lo osservò tornare forse a respirare, con un grosso sospiro e togliersi la bombetta e a passarsi la mano sui capelli.
-          Ehi, che fai? I mimi non se ne stanno immobili, di solito?- lei lo canzonò bonaria.
L’uomo sorrise:- Ho appena chiuso il mio servizio, per oggi!- raccattò le proprie cose:- Ti va di aiutarmi a tornare ad essere Hayden?- le chiese, infine.
Désirée annuì.
Seduti vicino alla fontana, lei gli toglieva ogni traccia di trucco dal volto, passandogli un fazzoletto pulito, appena imbevuto nell’acqua.
Lui la scrutava reggergli il viso per pulirlo a fondo, come la mamma col bambino, che si è sporcato di cioccolata:- Sai che potrei assumerti come assistente?-
Lei abbozzò un sorriso accattivante e Hayden rimaneva sempre ubriacato dalle sue attenzioni, dalle sue carezze, dalle sue coccole. Capì di provare una verità concreta verso quella ragazza! E avrebbe tanto voluto possedere il coraggio di dirglielo:- Andiamo a casa mia?- le chiese.
-          Troppo pericoloso!-
-          Pericoloso? Non ospito Gremlins!- Hayden assunse un’espressione divertita.
-          Tu sei troppo pericoloso … per me! Potresti non controllarti!-
-          Oh, mi reputi così incapace di ragionare con te?!-
-          Sì!- Désirée serrò le labbra con franchezza, ma anche con un’aria adorabile: “Ed io non te lo impedirei!!” pensò ed era ciò che la terrorizzava di più:- E’ meglio sfruttare un posto pubblico e affollato!-
Lui la scrutò e si rese conto:- Mi stai chiedendo di venire con te da qualche parte?-
-          Già, ma non montarti il testone, adesso!- la giovane gli pungolò la fronte. Hayden restò a fissarla sorridente.
E il luogo pubblico scelto fu il cinema, a guardare “Dirty Dancing”, l’ultimo film di Patrick Swayze. Erano adulti e vaccinati per vederlo!
Hayden osservava Désirée, con la luce proiettata sullo schermo a riflettere sul suo volto, quel bell’ovale.
-          Che c’è?- chiese lei improvvisamente, mormorando e non staccando gli occhi dal film.
-          Niente!- rispose lui, puntando lo sguardo sull’espressione esterrefatta di Jennifer Grey, che aveva appena scoperto di dover imparare a ballare il mambo alla perfezione, in pochissimi giorni.
In realtà, c’era tanto da dirle. Tanto in limitate parole!
Tanto da farlo esplodere, pensava, mentre levigava la scultura dedicata a Desy. Si asciugò il sudore dalla fronte col braccio: era bellissima! Ma lui ne aveva parte del merito! Si era limitato a riprodurre un capolavoro di Dio!
Andò a cercarla al lounge, sperando di trovarla, ma:- E’ stata licenziata!- Gitte gli diede questa tremenda notizia, col volto affranto.
-          Che cosa? Perché?-
-          Il padrone credeva che lei … flirtasse coi clienti!-
-          Che?- Hayden non credette alle proprie orecchie. Da come Gitte lo guardò, lui se ne sentì responsabile:- Dov’è il capo? Ci parlo io!- stava per partire in quarta, ma la giovane lo fermò:- E’ inutile! Lui sospetta che Désirée lo faccia … di mestiere!-
Hayden la fissò. Qualche pettegolezzo doveva essere arrivato all’udito di quel locale, circa “la dea dell’amore”, Lolita e tutti i nomignoli con cui Desy era anche conosciuta.
Il passo successivo fu quello di andare da lei. La incontrò che si tirava dietro il portone per chiuderlo, indossando un completo da tailleur quasi, aderente e color salmone. I capelli raccolti in uno chignon. Lo scrutò senza espressione:- Desy, Gitte mi ha detto che … -
-          Già, ma io non mi dò per vinta!- Désirée camminò verso la fermata dell’autobus. Doveva andare a ritirare gli esami ad Amburgo.
-          E … che farai?-
-          Non lo dirò certo a te!- lei sogghignò amara:- Così mi farai perdere anche quel posto!- ora lo accusò apertamente.
-          Un momento! Io … non avevo intenzione di … - l’uomo cercò di giustificarsi senza ragione. Sapeva di aver torto:- Mi dispiace, ma il tuo doppio lavoro ti potrà sostentare per un po’, no?-
Désirée ridacchiò ancora più amara e sarcastica, cercando di allungare il passo, scuotendo la testa:- Che ho detto? Non è così?- lui si stizzì.
-          Almeno io cerco di vivere anche onestamente, Hayden, che mi dici di te?- la ragazza lo chiamò in causa.
-          Io?-
-          Già, non reputarti tanto diverso da me! Vivi a sbaffo delle tue ricche conoscenze, che ti permettono la bella vita, in posti di lusso, eleganti ricevimenti … - Désirée si voltò a guardarlo:- Sperando ogni tanto di poter vendere qualcosa dei tuoi quadri! Quando ti deciderai a occupare le tue giornate in maniera più proficua per te, Morrison?!-
L’uomo restò ammutolito a osservarla girare i tacchi in quell’accurata mise e camminare spedita nelle sue scarpe decolleté con l’intercedere di una giovane donna di classe. Hayden sapeva che lei non aveva tutti i torti! E gli fece male che Désirée lo considerasse un approfittatore.
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Désirée girovagò per Lubecca con taccuino e penna, prendendosi giù i numeri di telefono dei cartelli “CERCASI” attaccati alle vetrine dei negozi chiusi. In quelli aperti, si presentava personalmente, anche senza il cartello fuori:- Non abbiamo bisogno, ci dispiace!- .
La ragazza sospirò. Sostava sulle panchine lungo il Trave. Appena scorgeva in lontananza Kostas o Ursula … via di corsa. O … Hayden … correva il doppio. Magari si offriva di accompagnarla … e poi … iniziava a flirtare con lei nuovamente sul posto di lavoro. Quindi, il padrone o padrona faceva 2+2 …  e:- Oh, ma sei una prostituta!- e … benché fosse riconosciuto un lavoro come un altro … a molti dava fastidio! Per il buon nome dell’attività! Bastava vedere come l’aveva trattata quello del lounge.
Una locanda … CERCASI … aperta. Benone! Ingoiando l’ultimo pezzo di brezel, Désirée entrò armata di buona volontà. Il padrone era un tipo bassetto, coi pochi capelli e … a dirla tutta le ricordava molto Kostas. Tuttavia, non poteva fare la schizzinosa ora! Doveva vivere! Era una settimana che mangiava panini o cavoletti di Bruxelles. E faceva colazione con acqua e cereali, anziché col latte! Doveva dei soldi alla drogheria di Frau Ingrid, che era stata tanto gentile da farle credito, conoscendola da anni.
Malgrado i suoi buoni propositi, quelli del padrone della locanda parevano non proprio altrettanto puliti, appena iniziò a squadrarla in ogni centimetro di corpo:- Ma cerca una cameriera o … una top model?- le chiese improvvisamente Désirée.
-          Eh?-
-          Devo pulire le camere, servire ai tavoli … non devo avere un fisico da rimirare, Herr!- lei lo guardò, sbattendo le ciglia ironicamente.
-          Sì, ma l’occhio vuole la sua parte … tesoro!- quello le diede una pacca sul sedere a tradimento, facendola leggermente sobbalzare.
Désirée ridacchiò ironica:- Senta, signor Heigl! Il suo occhio … lo porti altrove … se non vuole che qualcuno glielo cavi!- capì di aver preso un granchio nel momento in cui aveva messo il piede lì dentro.
Fece per andarsene, ma quello le afferrò il polso con:- Un momento, bambina, possiamo concordarci … -. Prontamente, Desy gli prese il braccio, storcendoglielo e facendo volteggiare il suo corpo sudicio contro il bancone d’accoglienza. Lo fulminò con un occhiataccia, evaporando tutta la rabbia con uno sbuffo e scuotendo la testa:- Uomini!-
Era sfiduciata! Voleva piangere! Seduta su una panchina, accanto alla vetrina dell’ufficio di un notaio, osservò la segretaria, che batteva al computer. Tutta ben tirata come una dama d’alta classe. Désirée si guardò la minigonna rosa e la camicetta con disegnati tanti piccoli cagnolini stereotipati. Già, forse anche lei non si faceva prendere sul serio! Aveva capito ciò che le occorreva, mentre si dirigeva verso casa. Voleva passare dalla drogheria a comprarsi qualcosa di diverso dai cavoletti, che iniziava ad odiare! Scosse la testa: meglio non approfittare oltre della gentilezza di Frau Ingrid e di suo marito!
-          Désirée!- la voce di Hayden, alle spalle, le fece chiudere gli occhi. Ecco, proprio l’uomo che voleva evitare!
Lei fece finta di non averlo udito, cercando di tirar dritto. Ciò nonostante, l’uomo la raggiunse in due passi e le afferrò la mano:- Ehi, non mi conosci più?- la obbligò a guardarlo.
La ragazza si divincolò:- Ho da fare!- tirò dritto, lasciandolo lì immobile, con:- Mah … Desy, aspetta … dove corri? Io volevo … parlarti!-
Désirée camminò svelta per impedirgli di raggiungerla ancora e sospirò sollevata, quando si appoggiò alla porta di casa. Si scostò i capelli un po’ sudati dalla fronte, quasi ridendo per sdrammatizzare. Si sbottonò la camicetta, sentendo caldo e … andò a frugare nel proprio povero armadio. Il tailleur color salmone le capitò in mano e non aveva dimenticato come l’aveva squadrata Hayden in quel vestito! Beh … se poteva fare una bella figura con lui … che l’aveva vista in tutti i modi … pure come mamma l’aveva fatta … poteva fare bella figura anche ad un colloquio.
Si trovò di fronte ad un atelier femminile. Si stirò la gonna con le mani, ancheggiando per assestare bene il tessuto alle curve. Non che volesse trovare un altro clone di Kostas, ma … la figura effettivamente faceva la sua parte! I capelli raccolti a chignon … se lo sistemò bene ed entrò. Un giovane uomo vestito da commesso, che sistemava un manichino, la squadrò con un:- Wow!-.
Lei sorrise: bene, con uno ci aveva preso! Il ragazzo guardò una pure giovane, che gli si avvicinò, mormorandole:- Hai visto che classe?-. Dunque, si avvicinò a Désirée con:- Ok, bella tigre fiammante, in cosa posso aiutarti?-
La ragazza fu divertita da come quello le si rivolse: dopotutto, lei poteva benissimo essere una cliente, ma il giovane uomo dai capelli neri era talmente accattivante che pensò avrebbe fatto piacere a chiunque. Désirée si schiarì la voce e:- Sì, cerco la padrona o il padrone!-
-          Vuoi fare parte di questa gabbia di matti?! Ma bene, piccola coquette, seguimi! A proposito, io sono Kristoff, zuccherino!- era palesemente gay dagli atteggiamenti.
La fanciulla ridacchiò:- Io Désirée!-
La proprietaria era una certa Frau Shuster, che aveva una severa aria matura. Tuttavia, pareva cordiale.
La mise subito al lavoro, con una divisa scura, fatta da un tubino elegante, morbido sul busto, con un delicato scollo a V. Collant, tacchi, capelli in una codina raffinata, Désirée non ci credeva nemmeno lei di essere riuscita a provvedere così presto! La paga non era molto alta, ma la ragazza era decisa a trovare un altro lavoro.
Sorrise alla donna alla quale provò delle scarpe da passeggio. Vendevano dai vestiti alle calzature, dalle borse ai profumi.
Serviva una madame Beamapassant, una francese che si presentava puntualmente col suo cane pincher, bianco e con l’immancabile puzza sotto il naso. Aveva almeno una 60 di taglia, ma si ostinava a comprare le 38/40.
Quel giorno toccò a lei … sopportarla:- Attenta a quella!- le mormorò Kristoff. Il fatto che lui fosse omosessuale venne apprezzato da Désirée: significava che Frau Shuster non aveva preconcetti! Avrebbe accettato anche una prostituta, se avesse dovuto scoprirlo? In Germania, d’altra parte, non era un reato!
Lei presuppose che la sua capa l’avrebbe scoperto presto, nell’istante medesimo in cui vide Hayden Morrison varcare la soglia del negozio. Con quella campanella alla porta, che suonò come un’ora della verità. Tutti ci avrebbero messo pressappoco venti secondi a capire ciò che c’era tra loro due, se Hayden continuava a fissarla come fece appena l’adocchiò.
-          Mmh, carino!- Hildegard, l’altra commessa, bruna e piccolina, subito le mormorò questo, avvicinandosi allo scaffale delle scarpe. Intanto, lui non perdeva Desy di vista.
Lei era alle prese ancora coi piedi di madame Beaumapassant, tornando da quest’ultima; il suo cane la scrutava con pena, come a farle capire che sapeva bene ciò che Désirée stava provando nel digerirla:- Mademoiselle, non si può avere un altro paio?- la voce da trombone della donna le giunse alle orecchie. Anche se la ragazza gliene aveva portato uno. Balbettò:- Ehm … Kristoff, puoi pensarci un attimo tu?- si alzò con la lentezza di una sonnambula:- Io … torno subito!- fissava Hayden, con la voglia di fargli non sapeva neanche lei cosa! Si avvicinò:- Che fai tu qui? E’ un atelier femminile! A meno che non voglia subire un’operazione di sesso o hai un hobby bizzarro nascosto!-
-          Beh … se si tratta di doppie vite nascoste, tu mi tieni buona compagnia!-
-          Vattene subito!- Désirée vide che la padrona li osservava e quindi:- Ehm … Hildegard … il signore qui vuole fare un regalo! Puoi accompagnarlo tu, per favore? Io devo tornare da … - la voce le morì nel guardare l’espressione accattivante con cui lui la scrutava. La sua cliente, infatti, la reclamò:- Vengo all’istante!- guardò questa e poi di nuovo l’uomo con occhi socchiusi, inceneritori!
-          Prego, signore, da questa parte!- l’altra commessa si rese disponibile, ma Hayden le disse:- Ehm … niente di personale contro di lei, Hildergard, ma vorrei la signorina!- indicò Désirée, che lo fulminò con la voglia di strozzarlo.
-          Perché?- chiesero in coro le due ragazze.
-          Beh … perché è uno schianto!- lui fu quasi angelico nella sua franchezza.
Desy sentì i nervi cederle e disse a Hildegard, la quale ridacchiò tra i baffi, malgrado tutto:- D’accordo, puoi occuparti tu delle scarpe della signora? Prima che Kristoff l’ammazzi?- le bisbigliò. Infine, andò verso Hayden mormorando:- Io ne ho già uno da ammazzare!-. Si fece seguire da lui:- Venga, forse tra i profumi c’è qualcosa … fammi perdere anche questo posto e ti strangolo con le mie mani, sono stata chiara?!- gli intimò, poi.
-          Non è mia intenzione farti licenziare!-
-          Ma è tua intenzione farmi sentire in basso come un sassolino, vero?-
-          A quello ci pensi già da sola, molte volte!- sospirò l’uomo.
Secca, Désirée andò dietro al bancone e gli fece annusare diversi profumi. Troppo dolce, troppo speziato … - Che mi consiglia lei?- domandò Hayden, appena odorò quello che più o meno gli aggradava.
La ragazza sistemava le altre scatolette:- Dovrebbe indagare su ciò che piace alla donna a cui desidera regalarlo!-
-          Lo sto facendo! A te piace?-
Désirée lo fissò fulminea e capì. Sfoderò un sorriso cordiale e:- Mi dispiace non abbia trovato ciò che cercava, signore! La ringrazio e … - gli sibilò:- … non torni mai più!-. Lo lasciò sconquassato con un:- Mah … -. Hayden annusò ancora quella boccetta e gli parve assomigliasse a quello che aveva trovato nel cofanetto di lei. Allora, chiese a Hildegard:- Scusi, avrei cambiato idea su questo profumo! Lo compro! Mi fa un pacchetto?- mentre guardò Désirée sparire nel retrobottega.
Quando lei tornò, Kristoff era ancora alle prese con madame; e … Hayden ci faceva piacevolmente conversazione, accarezzando il suo cane.
-          Désirée, toglimela ti torno o la uccido!- il commesso la supplicò, mentre riportava indietro l’ennesimo paio di scarpe in retrobottega.
-          Sì, sì!- la ragazza prese un’altra scatola e si rimise all’opera:- Queste, signora?-
-          Eh?- madame Beaumapassant pareva più interessata a Hayden, ora, che ai propri piedi:- No, signorina, sono troppe larghe! Non vede il mio piedino?!-
“Veramente no!” pensò lei e la nauseò che Hayden si atteggiasse a … gigolò con quella donna dalle fattezze di un armadio a doppia anta, molto più vecchia di lui.
Quindi, Désirée si accinse a rimettere nella scatola anche quelle calzature. Adesso andava davvero a prenderle una 37. Voleva vederla supplicarla di togliergliele perché erano troppo strette! Quando sentì madame parlare in francese: era un commento poco carino rivolto a lei, dandole in pratica dell’incapace, dell’incompetente.
Hayden intuì, perché non sapeva bene la lingua della signora, ma capì che quella si stava facendo una pessima figura.
Désirée, infatti, rispose per le rime, ma con gentilezza e … in francese:- L’incompetenza si può trovare in chi ti serve o in chi viene servito!-
Quella sgranò gli occhi scuri da bue, guardandola con palese imbarazzo e … stizza della gaffe appena fatta!
Lei le sorrise appena, rialzandosi con le scarpe in mano.
Hayden trattenne una risata, perché aveva idea di ciò che Desy aveva detto e la osservò allontanarsi, con un gaudio affascinato.
Kristoff rideva ancora come un matto, durante la pausa. Erano in una stanza adiacente ai camerini.
Testa, ricca di capelli ricci e neri, rivolta all’indietro, svaccato sulla sedia:- Oh, scommetto che quell’orribile donna mai si sarebbe immaginata che tu capissi il suo francese e le rispondessi … in francese, Désirée!-
Hildegard pure rideva e lei lo fece molto più sommessamente, appoggiando il mento ai pugni, sul tavolo.
-          Santo Cielo, quella strega non aveva capito che il tuo nome non è tedesco, principessa?!- lui la guardò con gli occhi castani, cercando di tornare relativamente serio, con quell’atteggiamento effemminato, ma molto buffo:- Che patetica, misericordia!- sospirò, infine.
-          Credo che si guarderà bene dal provocare di nuovo Désirée!- disse Hildegard.
-          Già!- Kristoff notò l’aria assorta della ragazza. Quindi, le schioccò le dita davanti agli occhi:- Ehi, pasticcino, a che pensi?-
-          Al bell’uomo che le faceva il filo spudoratamente, prima, scommetto!- esclamò Hildegard.
-          Oh, sì, bel tipo! Se non fossi già occupato!- il giovane concordò:- Sicura non sia il tuo ragazzo?-
A quelle parole, Desy resuscitò e lo fissò seria e decisa:- Sicurissima!-
-          Sì, ma lui ti avrebbe portata ben volentieri nel retrobottega!- Kristoff le sfiorò il polso con frivolezza amichevole:- Chiacchierava con quell’obbrobrio solo per attirare la tua attenzione!-
Lei sospirò, cercando di cambiare discorso:- Stavo pensando a come fare più soldi! Voi non conoscete qualcuno che cerca dipendenti, aiutanti? Anche per lavare le latrine!-
Hildegard scosse la testa, pensierosa, ma Kristoff la scrutò con gli occhi socchiuse, riflessivi:- Mmh … sai ballare e bene, tesoro? Perché a chiederti di essere bella, non ce n’è bisogno! Io farei pazzie per avere quello che hai tu!-


Reinhold Müller stava con Kristoff Schneider da circa quattro anni ed aveva una discoteca sul litorale nord di Lubecca. Aveva iniziato come barista fino a rilevare lui il locale, ribattezzandolo “Mars und Venus”.
Era pomeriggio e ancora tutti i tavoli erano per aria.
Kristoff salutò un omino gracile, ma alto, con gli occhiali, che aveva più l’aria del giocatore di scacchi che del proprietario di un locale simil, benché l’acconciatura castani molto trendy, ossia con un taglio asimmetrico e:- Mein, freund, questa bellissima Venere è la mia nuova collega Désirée Chanterelle!- Kristoff indicò la ragazza dietro di sé.
Reinhold squadrò una giovane coi capelli biondi a sfiorarle la spalla in una treccia. Gonna sopra il ginocchio, stivaletti, maglioncino ben sagomato sulle belle forme:- Che dici? Puoi metterla tra le tue Afroditi?-
Lei si sentiva ora sotto ad una lente d’ingrandimento e Reinhold sorrise lentamente:- Sciogliti i capelli, tesoro!-
Désirée obbedì, riassestandoli con la mano, facendo la scivolata con la testa.
Il ragazzo assunse un sorriso ancora più convinto:- Se sei in grado di ballare e a tenere a bada tutti quei maschioni marziani che ci proveranno di certo con te … per me puoi firmare anche un contratto a vita!-
Lei si prese l’indice con l’altra mano e sorrise:- Ballare mi piace! In quanto ai maschioni … - fece spallucce:- … non sono un problema! So difendermi bene!-

Due lavori in un colpo solo, Jean, non ci credo! Sì, il secondo ha sempre un po’ a che fare col sesso, ma non nel modo esplicito in cui sono costretta a trattarlo normalmente! So che c’è un soppalco, un piano superiore dove … i clienti possono chiedere delle attenzioni particolari alle ballerine! Una sorta di entraineuse! Ma le ragazze … lì possono scegliere, non sono obbligate! Possono ripiegare su offrire loro da bere! E, comunque, non ci si spinge mai oltre!” Désirée osservò la macchia d’inchiostro sul foglio, che distinse l’ultima lettera. Guardò il Trave e sospirò: “In quanto a Hayden! Non so cosa gli passi per la testa! Pensavo di avere imparato a conoscere gli uomini, ma con lui è tutto più complicato!

Hayden fumava, attaccato al muro di una casa, di fronte al Wakenitz. Guardò la carta bruciare e pensò a quanto gli aveva rinfacciato Désirée: “Vivere a sbaffo delle tue ricche conoscenze!”
Passò la punta della lingua tra le labbra. Dopodiché, chiuse il mozzicone in un fazzoletto di carta, una volta spento e lo cestinò.
Si avvicinò all’edicola, lì a pochi passi e comprò un giornale. Von Hoffman era ancora fuori città e non si era più fatto vivo. Nel frattempo, Hayden decise di guardare gli annunci  d’impiego su quel quotidiano. Andava bene qualsiasi cosa, purché Désirée potesse essere fiera di lui, cambiando l’opinione che aveva.
Si recò da un fornaio, per sapere se occorreva un garzone, ma avevano già provveduto. Fino a trovarsi a fare la fila davanti ad un’officina. Bavero alzato e basco. Si sentiva tanto come negli anni ’30, quando si cercava lavoro e si attendeva la selezione del numero di operai necessari. Lui se la cavava bene coi lavori manuali, non per niente era un artista. Al contempo, doveva prestare attenzione alle proprie mani o addio arte! Ora, però, Hayden pensava a Desy e alla voglia di dirle di aver trovato un posto fisso.



CONTINUA...