Elena Letizia Candeago
Désirée, piccolo fiore di ghiaccio
SINOSSI
C’era una volta … Desirèe, giovane e piccolo
fiorellino, sbocciato in una coltre di ghiaccio, nella Germania in cui il muro
di Berlino è ancora in piedi. Aveva creduto, all’età di 15 anni, di trovare
rifugio in sua cugina più grande, Ursula. Tuttavia, questa sfrutta a proprio
guadagno ciò che ha spinto Desirèe ad andarsene dal piccolo paese della
Svizzera, dove è cresciuta, fino lì a Lubecca. Infatti, la giovane viene
trasformata nella regina del gelo, senza amore, senza sentimenti verso nessuno,
fin ancora minorenne. E adesso che ne ha 22 … accade un imprevisto. Come nelle
migliori fiabe, incontra … il principe azzurro? Quasi! Hayden Morrison, artista
immigrato anche lui, dall’Inghilterra, in cerca di fortuna. Per lui l’incontro
con Desirèe parte dall’attrazione elettrica, come una scossa … all’amore che
sboccia dolce e violento insieme. E se Ursula l’ha educata al non lasciarsi
coinvolgere dalle emozioni, Hayden cerca di educarla a farlo, invece. A sentire
affetto, tenerezza, piacere nel stare con qualcuno. Abbattere la parete gelata
che lei ha posto tra loro, come dal resto del mondo. Come a buttare giù quel
muro che divideva la Germania, che sarebbe caduto nel giro di pochissimi anni.
Anche se per farlo … deve entrare nel suo delicato e cristallino mondo fatto di
ghiaccio.
1. C’ERA UNA VOLTA … UN
PICCOLO FIORE DI NOME DESY
c’era una volta, in un
lontano regno del nord, una regina che aveva il potere di congelare tutto
quello che toccava …”- TOC-TOC. Désirée venne interrotta dal bussare della
porta.
Sospirò, richiudendo il libro dove c’era quella
rivisitazione di una fiaba di Andersen, che parlava de “La regina delle nevi”,
stando seduta sul suo letto ad una piazza e mezza, in ferro battuto.
-
Désirée!-
la voce starnazzante di sua cugina Ursula seguì poco dopo.
La ragazza si spostò i capelli biondo miele, che le
toccavano le spalle, dietro l’orecchio e ripose il libro nello stipo del
comodino. Controvoglia fece per alzarsi, dando una fugace occhiata a Lubecca,
che si ergeva pittoresca e fiabesca al di là della finestrella di quel piccolo
appartamento, al piano rialzato, in quella casetta da bambola.
-
Désirée!-
il tono di Ursula era diventato gracchiante.
La
giovane si alzò e andò ad aprirle.
Il
volto duro di Ursula comparve con i ricci capelli neri. Fumava la solita
sigaretta e con la sua statura imponente appartenente, comunque, ad un fisico
magro, entrò:- Da quando mi fai aspettare così?-
-
Scusami,
Ursula, stavo leggendo e … -
-
Cosa?
Favole sciocche! Tanto non ti riguardano, piccola stupidella!-
Désirée la percorse con gli occhi castano –
miele:- Non sono stupida!- puntualizzò.
-
Certo,
certo!- con quella risposta di disinteressata sufficienza, Ursula si aggirò nel
grazioso soggiorno, adiacente alla cucina, che la cugina aveva saputo arredare
in maniera molto accogliente. Come tutto l’appartamento:- Comunque, non mi hai
pagato il caro Sven, di ieri notte, mia cara!-
Assottigliando
le labbra, lei andò in camera. Prese i soldi da un carillon sul suo mobiletto a
specchio e li portò alla cugina più anziana. Questa se li infilò in tasca con:-
E che non capiti mai più!-. Dunque, uscì.
Désirée
richiuse l’uscio di getto e fece un gesto di “comandi” brusco e sarcastico.
Sospirò. Ursula era “l’aguzzina” che si era presa cura a modo suo di lei,
dacché la giovane Désirée aveva 15 anni. Aveva avuto la sua tutela non legale,
ma in teoria morale, fino a quanto la ragazza non era stata maggiorenne. Ora
trovava più comodo vivere alle sue spalle, che trovarsi un lavoro proprio.
Quindi, Désirée manteneva Ursula e il compagno, Kostas Shulz, dall’età di 15
anni e mezzo.
Si
passò la mano tra i capelli. Sua madre Fatima era di origini algerine, ma nata
a Ginevra e suo padre, André, era puro svizzero montano. Lui aveva avuto un
incidente all’officina dove lavorava. Gli era caduta una macchina su una gamba.
Era stato necessario amputargliela e da anni, da quando Désirée era bambina, ne
aveva una artificiale; lei aveva ereditato i capelli biondi da André e gli
occhi sul miele caramellato da Fatima.
Da
ragazzina, poi, Désirée si era trasferita in quella città della Germania del
nord, perché tanto lei parlava tanto bene il tedesco quanto il francese. In
Svizzera ti insegnano le lingue dei tre cantoni principali: francese, tedesco
ed italiano.
Ursula
Chanterelle, cugina nata da un matrimonio di un suo zio paterno con una di
Norimberga, sarebbe dovuta essere la sua dolce e cara tutrice …
Désirée
Chantal Chanterelle si abbracciò le gambe e sospirò. Chissà se quella famosa
notte del 1979, quando lei aveva 14 anni, fosse andata diversamente, cosa
sarebbe successo.
2. E UN
PRINCIPE DI NOME HAYDEN
Hayden Morrison modellava la creta che prendeva
sempre più forma sotto le sue mani. Diventava due rondini che si baciavano. Lui
non era di famiglia ricca o nobile e viveva con uno stipendio da artisti:
quadri, sculture … i tedeschi, figli di papà, gli compravano qualcosa, ogni
tanto. Qualcuno era suo amico vero, qualcuno per interesse.
In
Inghilterra non gli era andata così bene! Per questo se n’era dovuto emigrare
da Bristol, per recarsi lì a Lubecca, Germania Ovest, da circa sette anni.
Aveva assimilato la lingua a poco, a poco con corsi e ascoltando canzoni di
Juliane Werding, nota cantautrice tedesca.
Pulendosi
le mani nello straccio, ammirò soddisfatto il proprio lavoro. Le rondini: erano
uccelli davvero romantici!
Guardò
l’ora: erano le 21,00. Giusto in tempo per un drink al suo solito pub. Si fece
una doccia calda e uscì dal suo appartamento studio.
Il
muro di Berlino divideva ancora la Germania in due fazioni: quella orientale
comandata dai russi e quella occidentale dagli americani. Nessuno immaginava
che di lì a un paio d’anni sarebbe crollato quel grosso pezzo di storia.
Hayden
entrò nel locale: “Der Spiegel von bier”, ossia lo specchio di birra. Salutò il
proprietario, Kasten:- Il solito!-
-
Una
bionda frizzante?-
Lui
annuì e l’uomo baffuto e cicciottello sorrise, prendendo il boccale:- Ne
abbiamo un’altra stasera … di bionda frizzante!-
Hayden
lo fissò perplesso e udì poi cantare: «Tous les garçons et les filles » di
Françoise Hardy, portata anche al successo da Sylvie Vartan, accompagnata dalla
chitarra. Allungò il collo e osservò una ragazza con un tubino scuro, a
bretelle. I capelli biondi scivolavano in boccoli ad appoggiarsi sull’osso
dello sterno. Un rossetto rosso a truccarle le labbra ben fatte.
Un
tizio la guardava sornione e ipnotizzato.
Hayden
la trovava semplicemente splendida. Quanti anni poteva avere? 20, 22?
-
Lasciala
perdere, Hayden … dimenticatela!- gli consigliò Kasten.
-
Non
mi dire che sta già con quel tipo e … perché non l’ho mai vista prima di oggi?-
-
Non
viene sempre, ma qualche volta sì!-
-
Sai
dirmi come si chiama?-
-
Désirée,
ma fidati: non fa per te!-
Lui
la osservò uscire, infine, con il tricheco che l’accompagnava: “Désirée!” si
tatuò nella mente. Un così bel nome non poteva scordarselo, così il bel volto
che lo caratterizzava.
Hayden
si portò il boccale di birra alle labbra e guardò Kasten:- Sai illuminarmi di
più su di lei?-
-
Non
mi hai sentito?! Non è alla tua portata: stacci alla larga! Soffrirai solo con
una come lei!-
-
Ho
capito! Sta con quel baffone: potrebbe essere suo nonno! Io … -
-
Non
hai capito nulla, invece!- il proprietario asciugava un bicchiere:- E’ una
prostituta, una puttana! Sta solo con quelli che la possono pagare! Tu, bello
mio, devi aspettare di vendere un quadro per potertela permettere! Una piccola
scultura da soprammobile per poterla toccare solamente!-
Hayden
restò a fissare ammutolito il volto quasi canzonatorio di Kasten. Posò il
boccale di birra. Lasciò degli spiccioli sul bancone; guardò verso l’uscita e:-
Ti saluto!- lo abbandonò a ridersela.
Una
volta in strada, li vide salire su un taxi. Lui ne fermò un altro e li seguì.
Désirée
osservò la propria casa avvicinarsi. Il cuore iniziò a dolerle, anche se oramai
doveva esserci abituata:- Eccoci, bambolina! La notte è piccina!- il suo
accompagnatore tentò, invano, di essere spiritoso.
Hayden
era sceso dal taxi e si nascose dietro il muro della casa. Li osservò sparire
dentro ad un arco, che delimitava il porticato, quindi, l’accesso alla porta
d’ingresso.
Lui
attese e, dopo un po’, vide un lume accendersi dalla finestrella lì sopra. Era
filtrata da delle tendine a baita di montagna e … qualche istante più tardi
venne spenta.
L’uomo
sospirò: una ragazza così giovane e bella! Peccato venisse sfruttata per
questo. Se davvero lei era in ristrettezze economiche (dato che l’appartamento
di quella casa doveva essere modesto), poteva dedicarsi al canto. Quella iena
ridens di Kasten Guttenberg non ci aveva pensato a proporglielo?!
Hayden
pensò, a questo punto, di offrirle personalmente un lavoro come sua modella. Se
lei accettava uno stipendio a rate!
Lui
stesso non usufruiva di un reddito fisso, malgrado arrotondasse facendo il
mimo, ogni tanto. E … in secondo luogo … come avvicinare Désirée? La ragazza
poteva scambiarlo per un maniaco, che si era appostato lì sotto casa. Hayden si
allontanò: aveva una notte per pensarci!
3. UNA
STRETTA PORTA DI UN MONDO DI GHIACCIO
Désirée raggiunse la
buca delle lettere di Ursula. Mise la busta ricca dei marchi che Herr Fraumeier
le aveva lasciato per la stuzzicante seratina (come l’aveva definita lui).
Quindi,
rafforzando la presa sullo zainetto che aveva in spalla, si diresse verso la
lavanderia. Aveva il bucato sporco lì dentro. Infilò la monetina nella
lavatrice, dopo averla riempita e si prese una rivista da leggere.
Andò,
infine, al piccolo bar che la lavanderia metteva a disposizione per ingannare
l’attesa:- Dammi un caffè macchiato, dolce, per favore, Beate!- disse alla
ragazza dai corti capelli castani.
-
Ciao!-
Désirée udì questa voce maschile accanto a sé e si voltò. Due gradevoli e
vivaci occhi chiari la scrutavano. Facevano effetto su quel volto pallido, coi
capelli ramati.
Hayden
era con le braccia sul bancone, con una tazza fumante di tè di fronte. Buffo,
si era voltato ed aveva visto lei, come la concretizzazione di tutti i suoi
piani per avvicinarla. Ora, con nessun sbavone a ronzarle intorno, semplice e
pulita con quei blu jeans, quel
pullover e i capelli a toccarle le spalle. Lui non credeva che fare il bucato
sarebbe stato così stimolante e vantaggioso.
Désirée
si strinse nelle spalle:- Ciao!- rispose con leggera sufficienza e sottile
stupore.
Hayden
annuì e sorrise:- Io … ti ho vista cantare al locale di Kasten, ieri sera!-
La
ragazza oscillò la bustina di zucchero, appena le arrivò il caffè e fece una
specie di sorriso rassegnato e … ironico e scuotendo il capo:- Hah, hah!-
rispose, infine. Un piccolo braccialetto di caucciù le ornava il polso.
Lui
non voleva subito approcciare con: “Io so ciò che fai per vivere e reputo che
sia, oltre che uno spreco, una grave violazione sacrilega alla tua bellezza!
Puoi fidarti di me, perché dipingo e scolpisco la bellezza ogni giorno! A
questo proposito … lavoreresti con me?”. Quindi:- Perché non fai la cantante?-
-
E
chi ti dice che io non lo sia?-
Hayden
si schiarì la gola e si passò frettolosamente un dito sotto il naso:- Perché …
ti conoscerei! Frequento i locali e la vita mondana e … mi chiamo Hayden
Morrison, a proposito!- le porse la mano.
-
Davvero?-
Désirée girò il suo caffè, reagendo con sufficienza. Bevve con leggerezza.
Lui
si guardò il palmo e ritirò l’arto:- E tu … sei … -
La
ragazza lo scrutò :- In ritardo per il mio bucato!- sorrise ironica e si
allontanò.
Iniziò
a svuotare la lavatrice, per poi riporre il tutto nell’asciugatrice. Il
lenzuolo bagnato era pesante e stava per caderle, ma:- Oplà!- nuovamente quella
voce.
Désirée
osservò Hayden scrutarla:- Bisogno d’aiuto?-
Lei
lo fissò:- Grazie!- mormorò.
Lui
le mise il tutto nel cesto e andò verso l’asciugatrice.
Désirée
si avvicinò e lo osservò infilare la moneta, offrendole l’asciugatura.
La
ragazza restò spiazzata; dunque, lo studiò e gli chiese:- Sei vero?-
Lui
la fissò:- Perché?-
-
I
cavalieri sono andati ad estinguersi con i dinosauri, temo! Tu, però … -
Désirée gli toccò un braccio:- Sembri reale!-
Hayden
rise. Infine, appena il tutto fu asciutto, la giovane se lo riprese. Si mise in
braccio il cesto e fece per allontanarsi. Si soffermò per guardare l’uomo
ancora una volta e dirgli:- Grazie! Io sono Désirée … e … magari ci si rivede
in giro!- concluse leggermente spartana per poi sparire.
Hayden
restò immobile e sospirò:- Lo spero!-
Désirée
passeggiava per il parco botanico. Spesso ci si recava: per pensare, riflettere
… dimenticare se stessa. E solitamente si mangiava qualche leccornia locale,
tipo il marzapane gustoso tedesco, molto utilizzato lì a Lübeck. Ovviamente, un
dolce tanto da fiaba non poteva mancare in quel paese che sembrava uscito da
una favola dei fratelli Grimm.
Camminò
a lungo e poi si ritrovò ai margini del fiume Trave, che attraversava a basso
corso la città, per sfociare nel mar Baltico, a 17 km di distanza. Dal Trave si
diramava sempre in Lubecca l’affluente Wakenitz. Molto frequentemente,
nell’osservare qualcosa intensamente, però, a Désirée veniva in mente quella
sera di fine aprile del 1979. Quella maledetta sera: grida concitate e poi …
BANG … Désirée sbatté le palpebre come nel destarsi dal suo momento di
catalessi. Si sedette lì a riva, sotto la fronda di quel grosso olmo, prese il foglio
e la penna che aveva nella borsa e iniziò a scrivere: “Mio caro Jean …”
Hayden
beveva un aperitivo con i suoi cosiddetti amici, i figli di papà che spesso
compravano i suoi lavori. Era al solito pub e ci aveva sperato di incontrare
Désirée.
Kasten,
ad un certo punto, gli bisbigliò:- Psst!-
Lui
lo guardò e l’uomo più anziano gli fece cenno di avvicinarsi.
Hayden
fissò il gruppetto ben vestito e raggiunse l’oste, che gli mormorò:- Se
t’interessa … Désirée parteciperà alla festa che si terrà in uno dei saloni di
quell’albergo in periferia!-
-
E
tu come lo sai?-
- Ho le mie fonti: vedo tanta gente, sai?- Kasten strofinò il bancone con lo straccio:- Io ti avviso sempre di starci alla larga, perché ci soffrirai … ma i cocci sono tuoi, dopotutto!-
- Ho le mie fonti: vedo tanta gente, sai?- Kasten strofinò il bancone con lo straccio:- Io ti avviso sempre di starci alla larga, perché ci soffrirai … ma i cocci sono tuoi, dopotutto!-
Hayden
sorrise:- Grazie della soffiata!-
Quindi,
giocò a proprio favore che Niklas, uno dei suoi mecenati, lo invitò per quella
festa:- Ne sarò lieto!-
Désirée
aveva indossato un vestito nero e attillato a minigonna e spalline.
Fece
scivolare la parrucca castana a toccarla con le ciocche mosse la schiena, fino
a dopo la metà.
Bussarono
e poco dopo Kostas Shulz entrò.
Lei
apparve oltre le perline colorate che scendevano a tendina tra il boudoir e il
soggiorno:- Wow, gioia delle mie pupille … resusciti i morti!-
Désirée
prese la propria pochette e tagliò corto con l’uomo mezzo stempiato, rigonfio
sulla pancia come un tacchino. Cercarsi lavoro per lui era oltremodo difficile
e impegnativo. Più comodo sfruttare la cugina acquisita, per la quale aveva un
non troppo segreto debole:- Ursula ci starà aspettando!-
-
Possiamo
sempre inventare una scusa e intrattenerci qua io e te!-
Désirée
sfoderò un sorrisino ironico e canzonatorio:- Non mi fai ridere affatto!-.
Quindi, si apprestò ad uscire.
L’hotel
era messo dentro ad un vecchio castello; Ursula e Kostas facevano alla giovane
cugina da accompagnatori come la cosa più normale del mondo. In realtà, lei
doveva rimorchiare il pollo più ricco.
Quando
Hayden la osservò entrare quasi non la riconobbe e non notò per niente i due
“condor” attorno alla ragazza. Pregò solamente Niklas di lasciare girare la
voce che lui era un artista famoso.
-
Perché?-
il biondo amico lo scrutò.
-
Diciamo
che … voglio farmi bello!- Hayden sorseggiò dello cherry, puntando lo sguardo
verso Désirée. Non aveva noleggiato un costosissimo smoking per nulla.
-
Mi
raccomando, piccola, pesca bene!- disse Ursula alla cuginetta, a voce
contenuta, con il bordo del bicchiere di punch accanto alle labbra.
Lei
sospirò, quando:- Tu non hai fama di essere la … maga dell’amore?- un uomo alto
e bruno le rivolse la parola, riuscendo ad attirare l’attenzione dei presenti.
Le sue parole erano capibili non a tutti.
Désirée
sorrise disinvolta e ironica:- Amore è il mio secondo nome!-
Hayden
sorrise a sua volta e osservò l’altro uomo, considerato un po’ un gigolò e un
bohemien, conosciuto come Hermann Kramer, dirle:- Ti sfido a chi canta la
canzone d’amore più convincente!- sogghignò:- E magari ti farò perdere la
testa!-
La
ragazza abbozzò un gaudio carico di divertimento, udendo a mala pena Ursula
sibilarle:- Non hai tempo per questo! Quello è uno spiantato!-. Lei, però,
acconsentì a Hermann:- Quando vuoi! Ti lascio iniziare!-
Dunque,
l’uomo cantò una ballata tedesca, forse di origine medievale. Fu applaudito e
cedette il posto a Désirée.
La
fanciulla si avvicinò al pianoforte, esordendo:- Mi scuserete se mi esprimerò
in madre lingua, ma io conosco solo canzoni francesi!- e poi il francese creava
già buon gioco in un pezzo romantico.
Quindi,
intonò “Je suis malade” nella versione di Dalida, con un tocco personalizzato,
posizionandosi accanto al pianista.
Hayden
la guardava e capì di desiderarla profondamente. Le sue storie d’amore spesso
si creavano dal rapporto artistico con alcune sue modelle. Era inevitabile.
Professionale durante il lavoro, ma poi:- Ti va una cenetta?- e da cosa nasce
cosa. Tuttavia, Désirée era qualcosa che sfuggiva a tutti i suoi sensi. E la
giovane vinse.
Hermann
le si avvicinò, pure lui stralunato da lei:- Ehi, possiamo finire col metterci
in società io e te, da stasera … a casa mia!-
Désirée
lo scrutò: era un tipo affascinante, ma …
guardò lo sguardo arcigno di Ursula:- Spiacente, ma sono costretta a
declinare la proposta!-
-
Io
mi sono innamorato di te!- l’uomo le sorrise accattivante e lei ridacchiò:- A
quante lo hai detto!- dirigendosi verso la cugina.
-
Se
hai finito di giocare … devi ricordarti i tuoi compiti!- Ursula la trascinò in
disparte. Le mostrò un uomo elegante e distinto. Aria britannica … eppure
Désirée lo conosceva!
-
Dicono
sia un artista molto affermato!- lei ascoltava in parte ciò che la cugina le
diceva. Anche perché ricordava, dopo un piccolo sforzo di memoria, di averlo
incontrato in lavanderia. Strane abitudini per un ricco artista! Non aveva una
cameriera a fargli il bucato? Hayden si serviva del punch nel bicchiere,
ignaro.
Désirée
emise un profondo respiro. Il cuore iniziò a dolerle come tutte le volte che
doveva affrontare quel passo:- Inizia a fare la carina con lui!- le bisbigliò
Ursula.
La
giovane si avvicinò all’uomo, mentre iniziavano a trasmettere una canzone di
Mario Tessuto: “Lisa dagli occhi blu”.
Hayden
stava per bere, quando il bicchiere gli venne preso delicatamente da una mano
femminile. Vide Désirée sorseggiare il suo punch:- Ci incontriamo di nuovo?-
gli disse.
Lui
la osservava ipnotizzato:- Sì! Ne sono contento!-
La
ragazza gli restituì il bicchiere, facendo apposta a sfiorargli la mano:- Sai
di cosa parla questa canzone?- gli chiese.
Hayden
scosse la testa:- Di un uomo che non riesce a dimenticare un amore nato sui
banchi di scuola!-
Lui
annuì, sorridendo:- Se lei era come te … non lo biasimo!-
Désirée
abbozzò un sorriso e Hayden continuò:- Stai bene bruna, ma il biondo è il tuo
colore naturale?-
-
Già
… Hayden?- la giovane arricciò il naso accattivante.
L’uomo
si sentì con le ali ai piedi che lei si fosse ricordata il suo nome. E ciò che
maggiormente lo estasiò era che … Désirée stava flirtando con lui:- Giusto!-.
Forse aveva un’aria da ebete, forse da macho, forse solo affascinante … non lo
sapeva!
Lei
lo guardava con quell’espressione seduttrice come una Cleopatra l’oggetto dei
suoi desideri. Quindi, Hayden si rese conto di piacerle. Infatti, Désirée pensò
che lui era proprio carino! Le dispiaceva quasi … intrappolarlo in quel giro.
Farlo pagare per una notte con lei.
Appena
riuscì a parlare di nuovo, con le cellule cerebrali, Hayden le propose:-
Poseresti per me? Io dipingo, scolpisco e tu saresti una modella splendida!-
Désirée
guardò verso Ursula un attimo: stipendio da modella = stipendio precario! Non
era il primo lui che glielo chiedeva! E lei aveva già affrontato l’argomento
con la cugina, tanto da conoscere già la sua risposta. Puntò lo sguardo su
Hayden e gli solleticò le nervature maschili del dorso della mano con quelle
delle proprie piccole dita femminili:- Io credo che tu possa trovare più
interessante fare altro con me!-
Hayden
la scrutò, osservandosi anche la mano. Non seppe che decidere: forse … per
poterla vedere … era necessario entrare in quella piccola dimensione pseudo
segreta che Désirée si era costruita.
Erano
sul pianerottolo della casa di lei. “D.
Chanterelle” era scritto sul campanello. Era davvero francese, quindi? E
lui glielo chiese.
-
Svizzera!-
rispose telegrafica la giovane, mentre cercava la chiave della porta.
Hayden
sentiva il profumo di Désirée dolce come quello di un glicine e di quella
fragranza stuzzicante come un agrume di Sicilia, quando lui ci era stato da
bambino.
Questo
lo portò ad accostare le narici contro la tempia di lei; era un vero peccato
che indossasse una parrucca, per quanto bella!
Désirée
avvertì le labbra di Hayden, morbide e calde, sulla tempia, poi sul collo e,
infine, sulla spalla coperta appena dal tulle della stola.
Deglutì
e aprì finalmente la porta. Accese appena un lume e l’uomo osservò
l’appartamento. Era davvero piccino e modesto, come si era immaginato: la
cucina in fondo, che spariva in un cantuccio, dopo un piccolo angolo. Delle
perline scendevano a pioggia in una tenda da un arco che delimitava zona giorno
e notte. Il salottino era senza troppe pretese, un po’ in stile minimalista
dall’altro angolo.
Sentì,
quindi, le mani di Désirée addosso, che gli sfilavano la giacca:- Mettiti a tuo
agio!- gli disse. Bastavano i suoi occhi, il suo viso ancora innocente,
malgrado tutto, a inebriarlo.
Hayden
si sedette sul divano. Désirée lo raggiunse nel giro di poco tempo, con un
bicchiere di qualcosa d’incolore che gli porse.
Lui
non poteva immaginare se lei lo volesse distendere con qualche alcolico, nel
trovarlo forse leggermente timido. Appurò, tuttavia, subito che si trattava
d’innocua acqua. La ragazza gli si sedette sul tavolino di fronte,
accarezzandogli le ginocchia:- Fai solo l’artista per vivere, Hayden?-
L’uomo
scolò l’intero bicchiere, per spegnere l’incendio che gli si stava formando
nelle vene e annuì.
Désirée
gli prese il piccolo oggetto di vetro, posandolo accanto a sé:- Hai un cognome
inglese! Anche se il tuo nome … ricorda vagamente quelli tedeschi e
scandinavi!-
-
Sono
di Bristol!- lui si schiarì la gola:- Vivo da anni in Germania!- gli occhi
chiari si fissarono sulla bocca perfetta di lei, che gli baciava i polpastrelli
della mano … uno ad uno:- I tuoi vivono ancora là?-
L’uomo
annuì nuovamente e aggiunse:- Mio padre era un attore di teatro! Ora è in
pensione in una casetta con mia madre, famosa cantante di Manchester!-
-
Siete
tutti artisti?- Désirée gli sciolse il cravattino.
-
Già!-
Hayden non credeva di riuscire ad essere ancora molto loquace:- Sei davvero
molto bella!- riuscì a dire incantato, nello stare a guardarla.
Lei
lo fissò spaurita e Hayden le chiese:- Non te l’avevano mai detto?-
No
nel modo in cui lui lo aveva fatto. Désirée si alzò e prese la sua mano:-
Vieni!- gli mormorò, senza rispondergli.
Hayden
si ritrovò a seguirla con nessun neurone
acceso … nella testa.
La
giovane lo fece sedere sul letto, facendogli scivolare via il cravattino
slacciato, stando in piedi, tra le sue gambe.
Lui
la osservava in stato catatonico. Lei gli scostò una ciocca sfuggita alla presa
gel sulla fronte, baciandogli la tempia.
Subito,
Hayden cercò una propria reazione e le prese il volto con una mano, facendo scivolare
il polpastrello del proprio pollice sulla sua bocca. Quindi, si sporse per
baciarla, ma Désirée lo bloccò subito, frapponendo la mano:- No!- gli sussurrò
solamente:- Le prostitute vendono il proprio corpo, non i propri baci! Se vuoi
… te li darò da tutte le altre parti, ma
non te lo aspettare sulle labbra!-
Hayden
si rassegnò … per il momento. La osservò sbottonargli la camicia, accontentarlo
di ciò che gli aveva appena garantito: baci lungo il petto glabro, il collo e …
sull’orecchio.
Lui
pensò d’impazzire ora. Ma il culmine doveva ancora venire. Désirée si slacciò
la lampo laterale del vestito e se lo sfilò dalla testa. A quel punto, era
rimasta in slip di pizzo nero e basta.
Hayden era senza più
concentrazione reale. Si lasciò togliere la camicia dalle spalle e le braccia
come un burattino, mentre non riusciva a distogliere lo sguardo dalla pelle
nuda di lei. Chiara, color pesca nelle zone più scure sulle punte delle sue
forme piene e morbide. Il respiro … sì, lui capiva di respirare tutt’ora,
perché era affannato quasi come dopo un sollevamento pesi di 70 kg. Quindi,
Désirée gli prese la mano, gliela baciò, se la fece scivolare sulla gola, lo
sterno, il seno e l’ombelico, quel buchino piccolo e dolce, che se ne stava nel
centro del suo ventre piatto e femminile.
Hayden
capì che se stava ancora lì immobile, Désirée poteva scambiarlo per un ebete.
Dunque, le afferrò la vita, circondandola con le braccia; la baciò sulle spalle
e lo sterno e lei lo fece sdraiare supino. Si sfilò ciò che restava indosso.
L’uomo osservò quell’intimo punto in mezzo alle sue gambe snelle, mentre la
ragazza si arrampicava su di lui, per slacciargli e togliergli i pantaloni. Lo
baciò ancora sul torace, fino all’addome, al suo ombelico e Hayden voleva quasi
pregarla si smettere se non voleva farlo morire ulteriormente, con le braccia a
mezz’aria. Ciò che disse, invece, fu il contrario:- Non ti fermare!- e la
supplicò quasi, posando le mani sulla sua schiena.
Quando
furono a ciò che segue i preliminari, Hayden non si rese neanche conto di come
si comportava. Cercava esclusivamente il piacere in quel contatto con Désirée, in
lei, nel sentire le sue mani aggrappate alle sue spalle, alla sua schiena.
Provò altre volte a baciarla, ma la giovane donna sviò il “discorso” con baci
sulle mani o sul petto e ciò lo distoglieva da altri tentativi.
Lui
non si accorse dello sguardo di lei, che lo teneva spesso fisso verso la
finestra, come annullata in quei brevi gesti della durata di pochi nanosecondi,
che però le causavano un bruciore nell’animo, più che fisico. Hayden non notò
la lingua che Désirée si mordeva per frenare qualsiasi gemito, per non dare ai
suoi clienti quella soddisfazione: era lei pagata per far godere loro, mica il
contrario! E se anche con Hayden le poteva piacere, ora … Désirée non lo avrebbe mai ammesso neanche
con se stessa. Quando la lingua non ne poteva più, lei portava la testa in
avanti e toccava alle proprie dita e alla propria mano subire quel supplizio,
che traduceva all’esterno quello che si scatenava nel suo interno. Concentrava
la mente alla propria respirazione trattenuta a ogni spinta, gli occhi
strizzati. Molte volte aveva anche pianto in silenzio, in quel frangente, ma
nessuno dei suoi clienti se n’era mai accorto o curato. Cercava di pensare a
tutto, fuorché a quella camera e a quanto stava accadendo. Per scordare anche
ciò che tutto questo le ricordava. E sperare che tutto finisse presto! Ora,
però, con Hayden non riusciva a evadere. Le sensazioni erano a 360° e strinse
le unghie più forte che poté alla schiena di lui. Lo udì gemere roco, ma non
pensò di avergli fatto male, perché la baciò sulla tempia e sussurrarle:- Tranquilla,
è tutto ok!-
Le
grida dell’aprile del 1979 echeggiarono nel suo cervello, facendole chinare la
fronte sulla spalla di lui, emettere un lamento sordo e quasi disperato, mentre
le unghie, ancora affondate nella pelle di Hayden, scivolavano fino ai suoi
bicipiti. E fu a quel punto, che lentamente tutto cessò, fino a ché l’uomo non
la baciò a lungo sulla guancia, la fronte e il collo. Quindi, a occhi serrati,
Désirée non avvertì più il suo peso su di sé. Anche stavolta era passato tutto!
Sempre
il solito respiro affannato pari ad una vecchia locomotiva a vapore, dopo un
lungo viaggio, accanto a sé.
Désirée
si abbottonava il golf un po’ attillato e color carta da zucchero; si voltò a
guardare verso il letto. Hayden era prono, immobile nella medesima posizione in
cui lei lo aveva osservato nel fare colazione velocemente. Si avvicinò
leggermente preoccupata. Finora non aveva ucciso nessuno col sesso e lui non
aveva dato parvenza di essere un cardiopatico, col rischio di rimanerci con
emozioni forti e un impegnativo sforzo fisico. Sembrava respirare e
l’espressione era rilassata nell’abbandono del sonno. Désirée lo pungolò col
dito:- Ehi!-
L’uomo
mugugnò e respirò a fondo: ok, era vivo! Quindi, lei lo pungolò più decisa:-
Hayden, svegliati, ehi!- mosse la mano a scuoterlo.
Lui,
per tutta risposta, disegnò un sorrisino beato e soddisfatto sulle labbra
particolari e belle, che lo caratterizzavano e le prese la mano con la propria,
dandole dapprima delle pacche. Infine, gliel’accarezzò con le dita e un
compiaciuto:- Oh, sì, Desy … anche per me è stato fantastico!-
Désirée
si riprese l’arto con uno strattone e questo servì che lui aprisse finalmente
le palpebre. I suoi occhi erano meravigliosi con la luce del mattino, azzurri
come una pietra rara, ma lei mantenne freddezza; anche perché Hayden le fece
scivolare il palmo contro la guancia, sotto i capelli, fino all’orecchio, nel
mormorarle:- Ciao!- goduto e pacifico, nel posizionarsi su un fianco.
Désirée
si levò la sua mano e si alzò:- Finalmente, ben tornato nel mondo dei vivi!
Temevo fossi svenuto o ci fossi restato!-
Lui
la osservò avvicinarsi al mobiletto a specchio e avvitarsi degli orecchini
molto graziosi ai lobi.
Hayden
si mosse nel letto per seguirla con lo sguardo spostarsi per la stanza:- E’
tutto lì sul comodino!- per tutto lei voleva dire “il conto”. E la ragazza
desiderava fuggire prima di vederlo tirar fuori del denaro per pagarla. Con lui
… si sentiva più a disagio.
-
Io
… vorrei rivederti!- disse l’uomo.
Désirée
guardò avanti a sé nel prendere la propria borsa e rispose senza espressione:- Sì
… si può fare!-
-
Adesso
… dove vai? Mi sarebbe piaciuto stare ancora un po’ con te!- Hayden, però,
pensava a qualcosa tipo: colazione insieme, passeggiata nel parco o fino al
castello di Lubecca.
Lei
non disse altro che:- Ho un impegno, mi dispiace! C’è del caffè caldo nella
caffettiera, se vuoi!- prese le chiavi e aprì la porta:- Ci sono delle chiavi
di riserva appese contro l’ingresso! Puoi rimetterle poi nella buca delle
lettere con … ciò che ti ho scritto sul comodino! Fa’ pure una doccia e serviti
la colazione! Ciao!- sorrise, alla fine, cordiale, ma fugace.
Appena
fu rimasto solo, Hayden si guardò intorno. Studiò ora la cameretta graziosa
come quella di una bambola. Indossò i boxer nell’alzarsi e osservò dalla
finestrella lei allontanarsi.
Désirée
camminava a falcate: di solito aspettava che un uomo la pagasse e poi lo
salutava. Lei, invece, aveva abbandonato Hayden solo, in casa sua, con le sue chiavi e … gli aveva
messo la cucina e la doccia a disposizione. Che l’era preso?! Pazzia
improvvisa?! Forse si era lasciata affascinare dal suo bel faccino candido e
angelico? Ma lui aveva fatto sesso con lei come tutti gli altri: “Sta’ attenta,
Désirée, sta’ molto attenta!” si ammonì. Comunque, si sarebbe sbarazzata dei
soldi di Hayden quanto prima!
Camicia
inamidata, gilet e pantaloni neri. Dopo il suo appuntamento fisso con Jean al
parco, Désirée era al bar, pasticceria che gli permetteva di pagarsi le
bollette e il vivere quotidiano. Lavoro di cui Ursula e Kostas erano ovviamente
allo scuro … O si sarebbero appropriati anche di quei fondi che Désirée si
metteva da parte in un doppio fondo del carillon.
Hayden
si passava la crema di farina sul volto, per andare a fare il mimo. Era a torso
nudo, davanti allo specchio. Aveva girato una buona ora per la casa di Désirée.
L’unica cosa che poteva ricondurlo al passato, a qualcosa che poteva piacerle,
era un piccolo dinosauro di legno appeso vicino alla finestra. Doveva essere
stato lavorato a mano.
Capiva
che con lei non si era tolto lo sfizio di una scopata e via, ma … aveva fatto
sì che il desiderio di rivederla ancora fosse più forte. E aveva aspettato a
casa sua, sperando che Désirée rientrasse. Ma non era stato così; perciò, lui
si stava domandando tutt’ora dove lei potesse essere andata. Lubecca non era
certo Berlino come grandezza. Sarebbe riuscito a trovarla.
Infatti.
Fermo all’angolo della strada affacciata sul Wakenitz, la osservò fermarsi a
prendere un brezel ad un chiosco che, forse, conosceva bene e proseguire verso
casa.
Hayden
non poté seguirla, ma lo fece con le pupille. Quando osservò i bambini ridacchiare,
capì di avere un pubblico e restò ingessato. Appena un piccolino gli toccò il
braccio, lui fece per prendergli giocosamente il naso. Il bimbo schiamazzò e
corse dalla mamma, ridendo.
Questo
gli fece guadagnare qualche spicciolo.
Désirée
guardò nella buca delle lettere, una volta a casa. Sperò quasi di non trovare
ciò che, invece, vide: le chiavi avvolte in 70 marchi. Sospirò con quasi un
dolore al petto; quindi, fece qualche passo per raggiungere l’isolato di Ursula
e si disfò di quel bottino tanto pesante.
Era
al chiosco di Heinz per prendere una tazza di caffè e una ciambella di zenzero
e cioccolato, le sue preferite, il mattino dopo.
-
Offro
io!- una mano si sporse con delle monete verso il bancone e Désirée riconobbe
la voce. Voltandosi, vide Hayden sorriderle. Quindi, lei si preoccupò subito di
rifiutare, allontanando il suo braccio:- No, grazie!-. Pagò in fretta Heinz,
rimasto perplesso.
Hayden,
ancora più perplesso, la osservò allontanarsi.
Infine,
la seguì:- Ho fatto qualcosa che non va?-
Désirée
voleva dirgli di sì, anche se non sapeva perché:- Certo che no!- mentì.
Lui
sospirò:- Beh … quando possiamo ritrovarci?-
Lei
sentì il cuore farsi piccino e sofferente, la gola seccarsi e le mani sudare.
Reagì gelida come sempre:- Quando vuoi!-
-
Dimmelo
tu!-
-
Ehm
… al venerdì, se ti sta bene!-
-
Sì,
ma io … -
-
Tu
sapevi benissimo ciò che io facevo, l’altra sera, quando mi hai proposto di
farti da modella, vero?- Désirée lo interruppe secca.
Hayden
non volle mentirle:- Sì, me l’ha detto Kasten!-
-
Ah,
ah! Ora è tutto più chiaro!- lei sorseggiò il caffè.
-
Cosa?-
lui cadde dal pero.
-
In
lavanderia facevi tutto il carino con me per un motivo e per me l’altra sera
non è stato molto difficile, perché tu eri già preparato: con una puttana
riesce tutto più facile, vero, signor Hayden Morrison?- Désirée allungò il
passo.
L’uomo
restò a guardarla: qui si era creato un malinteso!
La
vide entrare dentro ad un salumiere e decise di seguirla.
Désirée
era davanti al bancone e sentì la campanella del negozio suonare ancora. Voltandosi,
s’incupì nell’osservare lui guardarla e poi far
finta di studiare i prodotti sugli scaffali.
Lei
cercò di ignorarlo. L’uomo la scrutò rivolgersi in modo confidenziale alla
salumiera con le guance belle paonazze. Questo malgrado la chiamasse:- Frau Ingrid!-.
Doveva essere una cliente abituale pure lì dentro. Bene: fantastico a sapersi!
Mentre
Frau Ingrid le tagliava 2 etti di cotto, Désirée osservò Hayden avvicinarsi
sempre più, mentre il marito della signora gli chiese:- Posso aiutarla, Herr?-
Lui
indicò che si sarebbe servito al bancone dei salumi, ma intanto chiese anche
una fetta di formaggio:- E’ tirolese questo, mein Herr! Ottima scelta!-
Désirée
osservava Frau Ingrid canticchiare, mentre ricopriva il prosciutto con carta
oleata: “Si spicci!” pensò lei. Guardò ancora Hayden, sgamato in pieno a
fissarla. Le sorrise, mentre ritirava il sacchetto che il negoziante gli
porgeva.
La
ragazza sospirò: “Che diamine vuole?” doveva mettere subito le cose in chiaro:
niente legami oltre a quelli convenuti con i suoi clienti. Era una regola ben
precisa!
-
Mi
stai facendo da guardia del corpo, per caso?- gli chiese a denti stretti, una
volta che lui le fu accanto.
Hayden
la scrutò:- No, mi hai semplicemente ricordato che anch’io avevo della spesa da
fare!-
Désirée
prese i suoi pacchetti: era imbarazzante restare vicino a lui, davanti alla
salumiera e ripensare a quanto accaduto due notti prima.
Per
questo che lei non voleva contatti coi suoi clienti nel quotidiano. E con
Hayden era più a disagio.
L’uomo
la guardò uscire con tutta fretta, dopo aver pagato. Gli piaceva pure il suo
tedesco praticamente perfetto, molto più del suo. Come se la ragazza fosse nata
lì. Da svizzera, effettivamente, doveva averlo imparato da bambina, quasi come
una seconda lingua.
Désirée
cercò di raggiungere al più presto il parco.
La
temperatura era sufficientemente fredda per la sua piccola spesa e lei sperò
pure di aver seminato …
-
Stai
cercando di fuggire da me? Non ho intenzione di mangiarti!- … ecco, come
volevasi dimostrare! Hayden le si affiancò col fiatone per aver corso nel
cercare di raggiungerla.
-
Non
ti stanchi mai di fare il francobollo?!- Désirée ribatté stizzosa e l’uomo la
squadrò:- Ho scoperto che mi piace farlo solo con te!- sorrise divertito.
-
La
persecuzione molesta è un reato, lo sai?!- lei disegnò un sorrisino acido,
continuando a guardare in avanti.
-
Ehi
… io sto soltanto calpestando un suolo pubblico!-
-
Ci
vediamo venerdì sera, tanto, e a quel punto potrai starmi appiccicato quanto
vorrai! Ma … capiscimi bene: niente incontri romantici, seratine appartate,
colazioni da fidanzatini, bacini o roba simile!-
-
Col
trichecone, però … - Hayden obiettò.
Lei
capì:- Herr Fraumeier aveva pagato per una serata di preludio! Quindi, era … -
-
Un
incontro di lavoro?!- lui fu ironico e Désirée non lo gradì:- Chiamalo come ti
pare!- allungò il passo inutilmente.
-
Non
posso risolvere tutto in natura?! Cioè … mazzo di rose e … la tua compagnia per
una cenetta! Mazzo di tulipani e … cinema o aperitivo o … -
-
Sesso
animalesco fino a svenire? Di solito non funziona così!-
-
Posso
dirti che è un peccato?-
-
Puoi
dirmi e pensare ciò che vuoi! Non c’è più la gestapo!-
-
Grazie
al Cielo!- sospirò lui:- Così … sono liberissimo di passeggiare con te nel
parco!- le mise un braccio attorno alle spalle, ma Désirée si scostò:- Ti ho
detto: niente smancerie!-
-
Beh,
ma non puoi costringermi a trattarti e a guardarti come se non fosse successo
nulla!-
-
Ecco
un altro motivo del taglio netto nel quotidiano: mi guarderai e continuerai a
pensare di avermi vista nuda!- borbottò la ragazza.
-
Come?-
lui non recepì.
-
Niente!-
lei scosse la testa:- Sei il primo in assoluto che ha la sfrontatezza di
venirmi a cercare solo per tormentarmi!- si sedette su una panchina e finì di
sbocconcellare la ciambella che aveva ancora per metà nel sacchetto di carta.
Hayden
le si accomodò accanto:- Forse perché mi sei rimasta … -
-
Non
dirmi nel cuore! Lusingata che consideri i tuoi 70 marchi ben spesi, ma non
posso esserti rimasta in quel senso! Non mentre ti sentivo rantolare
nell’orecchio come un muflone con l’asma! Come fanno tutti!- si sparò in bocca
un pezzo di ciambella, divagando lo sguardo duro.
Lui
la guardava, comunque con un sorriso:- Un muflone con l’asma?- gli venne da
ridere. Anche se gli divenne quasi un’espressione di compassione:- Se odi
questa vita … perché la conduci?!-
-
Eh?-
-
Avrai
dei sogni! Tutti i bambini li fanno e cercano di realizzarli da adulti!- Hayden
si appoggiò allo schienale:- Noi maschietti sogniamo di diventare: astronauti,
piloti … giocatori di rugby, artisti, paleontologi … voi femminucce: ballerine
classiche, pattinatrici … - mentre l’uomo parlava a Désirée non poteva non
venire in mente il suo sogno d’infanzia. Un’infanzia infranta in quella notte
d’aprile: pianti, urla e … BANG! Gli occhi le si erano chiusi automaticamente
come quasi sempre, quando ci pensava e fu solamente il rumore della carta nelle
proprie mani a ricondurla alla realtà. Hayden non se n’era accorto, era rimasto
a parlare e osservare lo stagno. Désirée scrutò la carta della ciambella
stretta nel proprio pugno. La cestinò, respirando a fondo e rispose:- Hai una
visione piuttosto maschilista e ristretta, per non dire stereotipata della
vita, Hayden!-
Lui
la fissò, sorridendo:- Raccontami tu, allora, qualcosa di te!-
-
Non
sono solamente i maschi ad amare i dinosauri, se proprio vuoi saperlo!-
-
Tu
paleontologa? Davvero?- l’uomo ne parve piacevolmente sorpreso.
-
Probabilmente!-
sospirò Désirée:- Ma non sempre i sogni si avverano!-
-
Beh,
ma sei giovane … non è troppo tardi! Per
quanto mi riguarda, tu hai anche una voce da cantante!-
Lei
si guardò intorno:- Ci sono cose che faccio fatica io a spiegare, figurati tu a
capire!- lo fissò fugace.
Hayden
inarcò un sopracciglio:- Mah … non sono così tonto! Un po’ matto, forse, ma
tonto no!- ridacchiò un pochino, prendendole la mano. Notò, quindi, i segni
quasi spariti sulla pelle, dei denti:- Che hai fatto qui?-
Désirée
si riprese l’arto, nascondendolo sotto la manica del pesante cardigan di lana:-
Nulla d’importante!- si alzò:- A venerdì … per le 22,00?-
Hayden
annuì assorto e la osservò allontanarsi. La piccola coda di cavallo le
ballonzolava sbarazzina dalla nuca, ma i movimenti erano nervosi e frettolosi.
Come se … fosse in perenne fuga da qualcosa.
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Quel
venerdì famigerato arrivò.
Désirée
aveva addosso un negligé di pizzo nero, vestaglia di seta dello stesso colore,
guepiere e carré corvino, un po’ alla francese. Sapeva che agli uomini
scatenava le fantasie e … quello ad eccitarli maggiormente era il considerarla
una specie di Lolita. Spesso la chiamavano così e lei non obiettava: meno
pronunciavano il suo nome e meglio era. E Désirée prese il personaggio scandalo
di Nabokov come il proprio alter ego. Perché ci si era trasformata: ne aveva
letto il romanzo e visto il film con James Mason. Con la sua amichetta di
scuola alle superiori, si erano fatte passare per maggiorenni in un
cinematografo dove riproducevano pellicole degli anni ‘60. Chissà … se anche
Hayden la vedeva così. A eccitarlo tanto! Lui non aveva l’età del protagonista
maschile del racconto, ma … Désirée pensò che sicuramente doveva avere circa
una decina d’anni più di lei. Se solo Hayden avesse saputo che lei era Lolita
davvero, dato che esercitava per Ursula dall’età di 15 anni. Ma lui l’aveva
chiamata: “Desy”. La ragazza non era mai stata Desy per nessuno!
Accese
la candela profumata sul tavolino del soggiorno. Doveva entrare anche un po’
nella psicologia dei propri clienti e aveva capito che Hayden era un uomo
romantico. La candela lo avrebbe messo a suo agio. Peccato non ci fosse nulla
per tranquillizzare lei! Guardò l’orologio: le 21,55. Lo stomaco si trasformò
in una cintura di castità in acciaio: chiuso e sigillato. Infatti, come sempre,
Désirée non aveva mangiato quasi niente. Un po’ d’insalata e basta. Non doveva
dimagrire troppo, si rifaceva sempre a colazione e a pranzo. O chi la sentiva
Ursula:- Le prime a cederti sono le tette e … chi vuole andare con una
rachitica senza forme?!-
DRIIN.
Il citofono del portone. Désirée lo guardò. Hayden era in anticipo di un paio
di minuti: era proprio affamato!
-
Sali!-
gli rispose al piccolo interfono sul muro. Pochi istanti e suonò alla porta.
Lei
si era ripassata il rossetto porpora allo specchio e andò ad aprirgli,
annullando la paura come primo sentimento dentro se stessa.
Hayden
fu sorpreso di vederla con quel caschetto alla Valentina Crepax; la giovane,
invece, fu meravigliata e … smarrita di vederlo con un mazzo di rose rosse tra
le braccia:- Perché quei fiori?-
-
Sono
per te!- l’uomo gliele porse. Era tenero, faceto!
Questo,
però, innervosì lei:- Ti avevo detto … -
-
Sì,
ma … io non sono mica un leone selvatico! Permetti che, quando vado a casa di
una donzella … mi presenti con un mazzo di fiori?! Per te sarà assurdo, ma mi
hanno insegnato così!-
Désirée
si arrese e accettò i fiori:- Grazie!- ribatté asciutta. Per lo meno, provò ad
esserlo.
-
Posso
entrare o si deve svolgere tutto qui sul ballatoio? Non fraintendermi …
potrebbe essere eccitante … -
Lei
si scostò subito:- Accomodati!-
Immediatamente,
Hayden notò la candela al profumo patchouli sul tavolo:- Credevo detestassi le
romanticherie!-
-
In
questo contesto … ho cercato di creare un’atmosfera che potesse piacere a te!-
Désirée liberò le rose dalla carta e le mise in un vaso colmo d’acqua.
-
Sei
davvero bellissima, Desy, ma … posso vederti coi tuoi capelli?-
-
Non
stasera!- la giovane gli si avvicinò:- Stasera sono Lolita, nez pas?- gli passò
l’indice giù per le labbra.
Hayden
la scrutava ipnotizzato, di nuovo:- Lolita?-
-
Aggiorna
le tue fonti, tesoro!- quell’aria adorabilmente furbetta di Désirée lo mandò in
estasi.
-
Lei
era bionda … come il tuo colore naturale … - lui fece per levarle la parrucca,
ma lei lo fermò:- Puoi togliermi tutto ciò che vuoi, ma non quella!-
Hayden
cercò ancora di baciarla e Désirée lo bloccò pure qui:- E puoi baciarmi
dovunque, ma non lì!-
L’uomo
la fissò sofferente, come un condannato alla tortura sui carboni ardenti. Cercò
di ignorare quell’imposizione e provò a vincere con più decisione.
Lei
deviò la testa di lato e si allontanò, dicendogli:- Inizia pure a metterti
comodo!-
-
Speravo
potessi fare uno strappo alla regola!-
-
Nessuna
eccezione, mio caro! E poi … troverai lo stesso la tua soddisfazione a toccarmi
e ad accarezzarmi in qualsiasi punto tu desideri!- la ragazza rimase appesa con
le mani alle tendine e praline colorate. Quindi, ci semi sparì dietro e Hayden
la intravide sfilarsi la vestaglia.
Quell’invito
per un uomo era come regalare ad un bambino un’immensa torta gelato e dirgli:-
Mangiatela tutta, caro!-. C’era, però, la clausola:- La crema all’interno …
quella no!-
Lui
si sbottonò la camicia, dopo essersi sfilato la giacca.
Désirée
stava creando l’atmosfera, con un foulard sul paralume dell’abat-joure sul
comodino.
Disfò
il letto e gli servì un arsenale di profilattici sul letto:- Stavolta, offro
io!- ricordando che la prima notte … aveva provveduto lui:- Scegli!-. Erano
colorati.
Hayden
non poteva fare a meno di staccarle gli occhi di dosso: guepiere di pizzo, reggicalze
sulle gambe a sostenere i collant. Poteva sembrare più grande dei 20 anni, ma
il viso … malgrado il trucco … era quello di una fanciulla. Lui quasi si
vergognò. Appena vide lei avvicinarsi e sporgere le mani sulla cinta dei suoi
pantaloni, l’uomo la fermò:- No, aspetta!- disse con voce impastata e roca.
Désirée
lo guardò perplessa e Hayden sospirò:- Beviamo prima qualcosa? Ti va?-
-
Che
c’è?-
-
Diciamo
che … sono un timido!-
-
Ah,
sì?- lei parve scettica. Tuttavia, acconsentì:- Ok!-.
Hayden
si sedette sul letto, come snervato e osservò Désirée giungere con due calici
di vino rosso.
La
scrutò:- Puoi … metterti qualcosa addosso, per favore?- lui pose questa …
supplica.
La
giovane lo guardò:- Perché? Non ti piace?- aveva quello sguardo da … Lolita,
ora, mischiato all’innocenza che non stava dimostrando, che Hayden dovette
distogliere lo sguardo e dire:- Non è che non … - per, infine, bere un buon
sorso di vino.
Lei
indossò di nuovo la vestaglia, ma senza allacciarla. Scivolò accanto all’uomo:-
Non mi dire che sei nervoso?! Tutta la tua passionalità dell’altra notte dov’è
finita?!-
Lui
la guardò:- Io … ti desidero e ti … compiango nello stesso modo!-
-
Non
voglio la tua compassione!- borbottò Désirée. Perciò, bevve pure un goccio di
vino e posò poi il bicchiere sul comò.
-
Vediamo
se … riusciamo a lavorarci un po’ su … nell’aumentare la parte del desiderio!-
si eresse in piedi, circondandogli il ginocchio con le proprie gambe,
sfregandole bene contro i suoi pantaloni. Si fece levare la vestaglia da lui,
ora, baciandolo sul collo. Gli tolse il calice dalle mani, posandolo a terra e
nel farlo, arrivò a baciare l’uomo sul torace liscio.
Hayden
respirò a fondo e mormorò:- Désirée!-
-
Sst!
Il silenzio fa sì che ci si concentri sulle altre sensazioni!- si portò la sua
mano contro la bocca, facendola scivolare contro il palmo, il dorso e le nocche
virili. Riempiendola di gesti fallici con le labbra, tanto che Hayden si
arrese. Annaspò la mano dietro di sé; intercettò il campionario di preservativi
lì sul materasso e ne strinse uno nel pugno.
Désirée
trovò anche questa volta difficile estraniarsi con la mente. Occhi serrati,
unghie affondate nella pelle di lui e denti conficcati nella propria, sulla
mano.
Adesso,
però, Hayden si accorse della tensione di lei. La baciò su tutto il viso, la
capovolse sopra di sé, premendosi le sue mani contro la bocca con trasporto.
L’accarezzò per tutto il busto, se la strinse contro il petto, ergendosi seduto
nel tenerla avvinghiata a sé. Le mormorò quanto lei fosse bella, chiudendole il
volto tra i propri palmi. Fece gesto di rimuoverle la parrucca e Désirée la
sentì scivolare dalla testa. I capelli le si sciolsero sul collo e tra le dita
di lui; questo la distrasse, cosicché Hayden ne approfittò per raggiungerle la
bocca con la propria.
Immediatamente,
la giovane serrò le labbra e allontanò il viso dall’uomo. Quest’ultimo ricadde
sul cuscino quasi rassegnato, fino a inarcare il collo in preda al venire fino
all’apice.
Désirée
era sdraiata prona. Il lenzuolo fino a vita, lo sguardo alla finestra.
Hayden
le faceva scivolare i polpastrelli sulla schiena e accompagnava il gesto con
baci affettuosi e teneri.
-
Perché
non ti lasci andare un po’ di più?- le chiese.
La
ragazza ballonzolò le pupille:- In che senso? Non mi sembra tu abbia avuto di
ché lagnarti, prima!-
-
Ma
tu non ti sei divertita per niente!- puntualizzò Hayden e notò la sua mano:-
Hai ancora quei segni! Non dirmi che … -
Subito
la ragazza se la mise sotto l’addome:- Non è importante, ti ho già detto! E
questo non è un voler spassarmela per me! È un lavoro!-
Hayden
andò ad appoggiarsi con la schiena alla spalliera del letto:- Per questo ti
torturi le mani?-
Désirée
non rispose. Dunque, lo sentì sospirare; il materasso si mosse. Lo guardò
infilarsi l’intimo e i pantaloni:- Dove vai?- non seppe neanche per quale
motivo glielo domandò.
Lui
si allacciò la cintura:- A casa!-. Si rivestì del resto, chiedendole:- Perché?-
Lei
tornò a sdraiarsi prona:- Niente!-
L’uomo
rimase a guardarla. Si sporse sul letto per sfiorarle la tempia con un bacio e
un:- A presto!-
La
ragazza serrò gli occhi e poi, dopo qualche attimo, lo udì chiudere la porta.
Si
voltò e vide i 70 marchi sul materasso.
4.
L’UOMO
DEL VENERDI’ SERA
Così, Hayden diventò
l’uomo del venerdì sera. Gli incontri si svolgevano più o meno nello stesso
modo. Lui portava sempre con sé qualcosa: mazzi di fiori, bottiglie di
champagne, scatola di cioccolatini (da consumare magari nei preliminari o dopo,
quando l’appetito era più sensibile).
-
Pare
che questo pittore si sia molto affezionato a te, chicca!- Ursula metteva il
mangiare sul fuoco. Il “chicca” non era da considerarsi affettuoso. Guardò sua
cugina, che era passata direttamente, mentre andava al lavoro:- Non so che
dirti! Gli piaccio!- quell’argomento le mandava sempre in “disfunzione i
nervi”. Rimestò nella sua borsetta e andò a prendere delle buste nel soggiorno:
sua cugina poteva elargire almeno quelle. Puntò lo sguardo su Kostas; era uno
spettacolo nauseante: stramazzato sulla poltrona, con la TV accesa. Bocca
aperta, con la lattina di birra nella mano. Canottiera unta sul pancione
gonfio, che traboccava dai pantaloni allentati.
Désirée
alzò le sopracciglia e scosse la testa disgustata: quella era la giornata tipo
di quel soggetto inetto, mentre lei era costretta ad essere l’attrattiva di
Lubecca più frequentata dagli uomini che entravano nel suo appartamento.
-
Ehi,
bimba!- Kostas aprì gli occhi grigi dal letargo:- Che bella sorpresa
risvegliarsi con te qua davanti!-
-
Ci
sto ancora per poco! Torna pure a poltrire!- Désirée sorrise sarcastica e se ne
andò.
Consegnò
un pacco di pasticcini ad una cliente, lì nel bar:- Buona giornata!- le sorrise
cordiale. Almeno, in quel posto, poteva essere se stessa, fare qualcosa di
normale. Certo, i poliponi non le mancavano, ma quelli … l’incontrava ovunque.
Hayden
entrò con un gruppetto di ragazze coi rispettivi boyfriend. Subito notò lei,
che serviva un bicchiere d’acqua tonica ad un uomo.
Lui
rimase sconquassato:- Hayden?- lo chiamarono dal suo gruppetto.
Quel
nome portò Désirée a guardarsi in giro spaesata. Osservò lui far cenno a delle
persone, mentre si avvicinava al bancone.
Lei
cercò di ignorarlo. Cosa a Hayden non era chiaro del: “Niente relazione al di
fuori dei venerdì notte!”? E l’uomo cercava sempre di rendere quegli incontri
meno sterili di quello che voleva Désirée. Si voltò verso i bicchieri.
-
Ciao!-
le disse lui.
La
ragazza sospirò e lo fissò: Hayden si era seduto e le sorrise.
-
Ciao!-
fu telegrafica.
-
Non
sapevo che lavorassi qui!-
-
Adesso
lo sai!- Désirée pulì delle posate nel lavandino e guardò fugace il gruppetto
di lui, osservarli:- Credo che i tuoi amici ti aspettino!-
-
Io
… - Hayden si voltò brevemente:- … volevo stare un po’ qua con te! Ti
dispiace?-
-
Io
sto lavorando!-
-
Lavori
sempre!- l’uomo lo disse ironico, ma Désirée lo prese come una frecciata alla
frase che gli aveva rimarcato circa a quello che lei faceva come doppia vita:-
Posso servirti qualcosa?- liquidò così la battuta. Anche se ribatté con
dileggio:- Sai … qualcuno deve pur rendere servigi ai ricconi come voi!-
Lui
la scrutò: già, la giovane lo credeva ricco; cosa avrebbe detto … se solo
avesse saputo che senza i suoi lavori artistici, che gli rendevano di tanto in
tanto, permettendogli di mantenersi per un po’ … l’uomo era povero in canna? E
per questo arrotondava, facendo il mimo qua e là per la città?! Lui tirò le
labbra in uno spasmo di desiderio di rivelarle tutto.
-
Hayden!-
gli amici dietro lo reclamarono di nuovo.
-
Fate
voi, ragazzi!- lui li guardò e poi fissò Désirée:- Ho trovato una mia
conoscenza, qui!-
-
Ci
sono donne molto carine anche a quel tavolo! Tu non hai bisogno di stare a
contemplare me!- la ragazza non poteva sapere che quelle erano state modelle
che avevano posato per Hayden, ma mai senza veli:- Insomma che vuoi?!-
-
Mi
hai ricordato tu che non viviamo più tra la gestapo!-
Lei
lo scrutò:- Vuoi un caffè?-
-
Nero,
grazie!-
La
giovane si avvicinò alla macchinetta, mentre una sua collega le disse:- Vado un
attimo nel retrobottega, Désirée! Ci stai tu qui tanto, no?-
Lei
annuì.
-
Faccio
in un attimo!-
-
Tranquilla,
Gitte!- Désirée smollò la valvola per far uscire il caffè nella tazzina.
Sentiva lo sguardo di lui su di sé e la innervosiva. Gli servì la sua bevanda
su un piattino con un cucchiaino, con fare molto professionale:- Espresso nero
per lei, signore!-
Hayden
sorseggiò il caffè fatto all’italiana e lo apprezzò molto:- Perché non berne
uno io e te?-
Désirée
lo fissò, sospirando:- Non farmi ripetere: potrei diventare monotona!-
-
Signorina!-
una donna chiese la sua attenzione nella zona pasticceria e lei annuì in cenno
di disponibilità.
-
Io
… devo andare, ora! Ciao!- la ragazza si allontanò.
Cocciuta,
eh? Désirée ignorava che lui, come Gemelli di giugno, lo era di più!
Quando
dipingeva o disegnava o modellava, Hayden si sentiva calmo. Aveva fumato una
sigaretta che si fabbricava personalmente con semplice tabacco e un pizzico di
menta piperita. Niente nicotina. E non lo faceva sempre, ma soltanto quando era
nervoso o preoccupato. L’aveva fumata anche quando era tornato a casa, dopo la
seconda notte trascorsa con Désirée: il sentirsi trattare come un cliente lo
aveva frustrato enormemente.
L’ultima
volta, lei gli aveva morso sulle labbra leggermente, quando lui aveva provato a
baciarla. E … per tutto il tempo, Désirée si ammutoliva, trattenendo il fiato e
tormentandosi lingua e dita.
Hayden
aveva anche messo in dubbio se stesso, di non riuscire a darle il minimo
piacere. Poi, però … aveva capito che quello di lei era uno blocco psicologico.
Questo
ricordo lo portò ad accendersi un’altra sigaretta, dopo essersela arrotolata
con la cartina. Intanto … il volto di Désirée prendeva forma sullo schizzo a
carboncino che lui stava tratteggiando, sul suo tavolo da lavoro.
I
capelli un po’ sulle guance, mossi dal vento e … lo sguardo triste. L’aveva
vista sorridere di rado.
Hayden,
tuttavia, doveva rivederla. E non aspettare solamente il venerdì per farlo! Più
stava con lei, più ne sentiva il bisogno. Come una droga!
Riuscì
a vederla, un giorno che faceva il mimo, entrare nella piscina comunale: BINGO!
Anche all’uomo, guarda caso, piaceva nuotare!
Désirée
si slanciava in bracciate all’indietro, abbandonando la testa a pelo
sull’acqua.
Hayden
entrava in quel frangente, in costume a pois, ciabatte e asciugamano. Fece una
doccia veloce per pulirsi dalle impurità esterne e poi raggiunse nuovamente lo
scalone, dove aveva lasciato le sue cose. Si passò il telo di spugna sul petto
e guardò verso Desy, che sembrava rilassarsi come una bambina al parco giochi,
finalmente. Lei uscì dalla scaletta: indossava un due pezzi con top e slip
neri, i capelli corti sulla base del collo, legati da una piccola coda, ora
tutta bagnata.
Hayden
respirò a fondo: quanto Désirée fosse bella … lo aveva visto; ma quanto la
giovane potesse esserlo anche in un simile arnese, ossia senza un filo di
trucco e leggermente spettinata … davvero lo mandava in fibrillazione
vascolare!
La
guardò tuffarsi a candela. Lui indossò gli occhialetti per proteggere i propri
occhi molto sensibili per il colore troppo chiaro dal cloro e le ondate causate
dagli altri bagnanti.
Désirée
raggiunse il bordo, abbandonata e appagata dal proprio rilassamento:- Ehi,
ciao!-. Quando Hayden le comparve accanto … pensò di essere impazzita e di
immaginarselo dappertutto.
-
Il
nostro mondo è piccolo, a quanto sembra!- l’uomo le sorrise: no, c’era per
davvero! Con quegli occhialetti era sul serio buffo. Lui se li tirò sulla
testa, come per farsi riconoscere.
Désirée
gli diede le spalle, dicendo:- Mi sa che tu lo stai restringendo più del
dovuto!- e, lanciandogli una manciata d’acqua, nel darsi lo slancio coi piedi,
nuotò lontano.
Hayden
si era preoccupato di rimettersi in tempo gli occhiali davanti alle iridi, di
modo da non trovarsi tutti i segni rossi intorno alle orbite come un tossico,
il giorno seguente. Testa dura contro testa dura. Chi l’avrebbe spuntata?
Lei
uscì dall’acqua e lui pure. Si guardarono dai due lati opposti della piscina.
Désirée parve molto a disagio.
Hayden
tirò fuori l’accappatoio dallo zaino, che aveva con sé, sfilandosi gli
occhialetti che gli cingevano il capo con l’elastico. Quindi, raggiunse la
ragazza, che ancora si stava asciugando con un telo.
Si
sedette a scrutarla e Désirée gli servì acida:- Se muori dalla voglia di uno di
quei servizietti che a voi uomini
piacciono tanto … devi aspettare domani sera! Non faccio queste cose in
pubblico! Ti avviso che però costa 10 marchi in più!-
-
No
… è che … guardavo e pensavo che sei davvero bellissima!-
Désirée
si strinse nelle spalle schiva, lui corrugò la fronte con un mezzo sorriso:-
Che c’è? Ti turbi sempre quando te lo dico!-
A
lei si apriva un mondo sul suo passato che Hayden non poteva nemmeno
immaginare.
-
I
tuoi genitori sanno che sei qui? E … - l’uomo voleva continuare: “ … quello che
fai principalmente per vivere?”.
Désirée
non gli rispose, leggendogli nella mente. Fece una risatina sommessa e amara,
finendo di sistemare le proprie cose. Quindi, si mise la borsa da piscina a
tracolla, mentre Hayden la seguiva con lo sguardo:- Vai a farti la doccia?- le
domandò.
-
Perché?
Vuoi venire con me?- Désirée si voltò a guardarlo ironica per un istante,
girando su se stessa, per rimettersi subito in cammino.
Lui
abbozzò un sorriso, congiungendosi le mani:- Non mi tentare!- mormorò.
Désirée
faceva scivolare le braccia sopra la testa, come a raccogliere l’acqua che le
doccia le gettava amorevolmente addosso. Le altre donne parlottavano, ma lei
udiva solo un ronzio di voci e basta. Erano più forti quelle nella sua testa.
“Sei bellissima, Désirée! Che elisir ha
bevuto tua madre, quando ti ha partorito?!”
Le
labbra si assottigliarono al pari degli occhi serrati, mentre le gocce d’acqua
le scivolavano sul volto. Si strizzò con le mani i capelli dietro il collo e si
concentrò sul rumore dello scrosciare della doccia, le voci di due donne dietro
di sé, che spettegolavano su qualcuna. Le palpebre le si spalancarono, nel
chinare la testa e fissarono le mattonelle umide di vapore e schizzi. Non parve
funzionare, perché … BANG … .
Le
due tizie dietro di lei s’interruppero nel sentirla canticchiare un motivetto,
che ricordava un pezzo della popstar Madonna. La fissarono chiudere i
rubinetti, strizzarsi i capelli e uscire dalla doccia, senza neanche
calcolarle.
Si
rivestì con shorts e maglietta, andò alla macchinetta per prendersi una bevanda
calda, ma prima di tirare fuori la moneta, osservò Hayden, ancora in
accappatoio (forse aveva fatto altre nuotate in piscina), inserire degli
spiccioli prima di lei:- Prego!-
-
Grazie!-
la ragazza lo disse gelida, premendo il bottone del tè:- Ma devi smetterla di
fare così!-
-
Far
cosa? Essere gentile con te?- lui sollevò le sopracciglia ironico e stupito.
-
Starmi
alle costole come un cane all’osso e stare lì a fissarmi!- la giovane donna
prese il bicchierino di carta dallo sportello e andò a sedersi al tavolo
accanto:- Mi mette a disagio!-
-
Perché?
Come ti fisso? Ammiro una bella ragazza, no?-
Lei
bevve il proprio tè, stizzosa:- No, come uno che guarda la puttana che si porta
a letto puntualmente tutte le settimane!- mormorò con un tono acido. Si alzò,
cestinò il bicchierino e se ne andò.
L’uomo
sospirò, mentre la osservava allontanarsi. Perché quella ragazza era così
suscettibile?! Lui non la vedeva come lei pensava!
“Mio caro Jean, qui le giornate scorrono
troppo lentamente! Sapessi come fare per …” Désirée fissò la propria
lettera. Dunque, la continuò con le parole giuste. La chiuse e la imbustò.
L’affrancò e la mise in borsa, promettendosi di spedirla tornando a casa.
Osservò
il Trave e andò a sedersi sulla sua panchina preferita. Prese le cuffie del
walkman, il suo libro di fiabe e iniziò a leggere. Ogni tanto canticchiava, con
il movimento della testa.
Poco
dopo, si accorse di Hayden che si sedeva accanto a lei. Sospirando esasperata,
si levò le cuffie:- E tu che ci fai qui?! Ci vediamo stasera e dovrebbe
bastarti ciò che vedrai, no?!-
-
Non
potevo venire da te col malinteso di ieri! Mi hai piantato lì come un pesce
lesso, senza darmi un’occasione di appello!-
-
Non
mi va di parlarne!- Désirée cercò di concentrarsi sulla lettura.
-
Perché
… non impari a rilassarti un po’ di più?-
Lei
lo fissò e Hayden continuò:- Potresti abbandonarti maggiormente a ciò che
provi!-
-
Tu
godi mentre stiamo insieme?- la ragazza riprese a guardare il libro.
-
Sì,
ma … -
-
E
allora basta!-
-
Già,
sarebbe, però, bello anche per te … se imparassi a godertela un po’ pure te!-
Désirée
chiuse il tomo e lo mise in borsa:- Non fa parte del contratto! Cos’è? Cerchi
di fare l’amante sensuale che vuole insegnarmi ad arrendermi alle mie
passioni?!-
-
Io
voglio solamente coinvolgerti di più con me!-
-
Non
puoi! Come te, altri vengono a casa mia! Cosa succederebbe se mi lasciassi
andare con tutti?-
-
Non
devi farlo con tutti … ma con me sì!-
Désirée
lo guardò:- Sei il mio cliente affezionato e vorresti un trattamento di favore!
Se preferisci posso fingere, ma anche quello costa in più!-
Lui
la scrutò:- Sai … io non la bevo che tu sia così cinica!-
Lei
si alzò:- Fa’ ciò che credi! A stasera!-
Hayden
passò il resto della giornata a pensare alle parole di Désirée. Anche mentre
andava a concludere un affare per un quadro. Lo vendette ad un buon prezzo a un
conte della zona del centro della Germania e l’accordo si concluse con una
simpatica stretta di mano, ad Amburgo.
Hayden
andò subito ad incassare l’assegno. Quindi, a casa in tempo per farsi una
doccia calda, profumarsi, vestirsi e pettinarsi a dovere. Afferrò il mazzo di
rose rosse prese mentre tornava nel suo appartamento, affacciato da parte della
camera sul Trave, come una piccola Venezia quasi. Aveva provvisoriamente
parcheggiato i fiori nel lavello della cucina e … ora era pronto!
Chiuse
il portone … - Hayden!- una voce gli arrivò alle spalle. La riconobbe …
purtroppo! Werther Han, pittore di seconda classe (giudicava Hayden, perché dipingeva
nudi, ma non artistici: scopiazzati dalle copertine di Penthouse e Playboy;
quindi, più pornografici). Uomo di piccola statura, tozzo, occhietti azzurri,
un po’ infingardi e capelli castani a zazzera. Hayden dubitava perfino che
Werther fosse il suo vero nome, perché supponeva che fosse ricercato magari
dall’altra parte del muro di Berlino per … traffico illecito della
prostituzione (considerato il soggetto), dato che in Germania non era illegale
come attività, se regolamentata.
Si
doveva essere messo il nome Werther in onore di Goethe, forse. Ma le sue erano
tutte congetture. Pure lui favoreggiava la prostituzione ultimamente, anche se
quella legale. Perché Désirée doveva essere dichiarata, in quanto era la dea
dell’amore di Lubecca. Questo lo aveva almeno appreso dalla prima serata in cui
era stato con lei. Tuttavia, per lui era una novità e … se Désirée non si
ostinava tanto a farsi trattare come tale … Hayden le avrebbe fatto volentieri
cambiar vita!
Werther
era circondato da altri artisti che Morrison conosceva. Chi di vista, chi
meglio, incontrandosi più o meno negli stessi posti per lavorare a qualche
soggetto o nei stessi pub per bohemien.
-
Ciao,
ragazzi!-
-
Oh,
ma stavi andando ad un appuntamento galante?- Werther notò le rose rosse e di
quanto lui fosse elegante.
-
Ehm
… già!-
-
Il
nostro Hayden che si deve incontrare con una ragazza con tanto di fiori!
Finalmente! Era ora che mettessi la testa a posto, ragazzaccio!- Wolfgang
Guttenberg era pure un pittore, ma più di talento rispetto a Werther. E pure
scolpiva. Mentre parlava a Hayden, gli assestò un pugno soft e amichevole in
pancia.
Lui
rientrò l’addome, ridacchiando un po’ imbarazzato:- Non è ancora nulla di …
ufficiale! Ci vediamo, ecco tutto!-
-
Volevamo
chiederti di venire con noi! Magari puoi portare pure la tua ragazza! È
carina?- chiese Wolfgang.
-
Non
credo che lei voglia … -
-
Wolf,
che domande fai! Il nostro Hayden se la vorrà spassare con la sua amichetta,
stasera!- Werther gli ammiccò. Già … pensava sempre a quello! Poi, concluse:-
Forse, un’altra volta, però! Siamo tuoi colleghi e amici, dopotutto!-
Hayden
studiò i loro volti, non sapendo che rispondere. Non si era mai preparato a
fornire spiegazioni sul suo rapporto con Désirée:- Vedrò, ragazzi! Ora … devo
scappare!- guardò l’orologio.
Si
era tutto consumato … asettico … sterile e … febbrile insieme nel giro di
qualche istante. Stavolta, Désirée aveva un caschetto color mogano ed era
sdraiata supina, col lenzuolo a coprirla a vita.
Hayden
era accanto a lei, a recuperare fiato. Si voltò a studiare il suo volto, per
cercare un minimo di soddisfazione e appagamento. Nulla! Désirée si era pure
lasciata prendere da dietro pur di evitare i baci sulla bocca, ma lui ci aveva
provato lo stesso. Stavolta senza successo!
Il
suo volto era come quello di una bambola inanimata. Chissà quali pensieri le
sfioravano la mente?! Hayden focalizzò l’attenzione sulle dita di lei,
abbandonate lì vicino.
Désirée
guardava il soffitto. Il fare l’amore non sapeva neanche cosa significasse.
Nessuno si era mai preoccupato d’insegnarglielo, ma solo sesso e basta! Hayden
ora sembrava, invece, essersi assunto quella battaglia! Ma .. era troppo tardi
adesso! “Se solo fossi arrivato qualche anno fa!” pensò Désirée. Sentì le dita
toccate dalla bocca di lui con caldi baci.
Lei
non si mosse: avvertì l’uomo accarezzarla sul seno, l’addome e le sue labbra
scivolare sensuali in quei punti, fino all’ombelico. Pareva volerla spingere a
provare qualcosa, emettere anche solamente un gemito di piacere.
Désirée
si morse la lingua, trattenendo il respiro (ormai era campionessa d’apnea)
appena lo sentì scendere al di sotto dell’ombelico, scostando il lenzuolo.
La
mano di lei si mosse a cercare in fretta la sbarra della spalliera del letto e
a stringerla con tutta la forza.
Ursula
guardò suo marito, svaccato sulla poltrona come solito. Faceva zapping con il
telecomando e disse:- Non credi, Uschi, che quel pittore si sia preso una cotta
per la piccola?- Uschi era il diminutivo di Ursula.
La
donna si trascinò sul divano:- E con questo?! L’importante che non sia
reciproco! E Désirée non s’innamorerà! Dopo ciò che l’è successo … se ne
guarderà bene! Io non ho fatto altro che alimentare ciò che già sentiva verso
gli uomini: ossia un’assoluta ripugnanza, che è diventata apatia e cinismo!-
Hayden
aveva avuto un’altra convocazione ad Amburgo dallo stesso cliente, entusiasta
dei suoi quadri.
Lui
ora stava finendo quello schizzo su Désirée che aveva iniziato. Avrebbe tanto
voluto dipingerla con un sorriso! Guardò l’ora. L’altro suo lavoro lo
attendeva!
Désirée
era andata da Ursula, in posta e ora tornava a casa con un po’ di spesa. Restò
ammutolita nel passare di fronte ad un mimo. Lo guardò e, con un mezzo sorriso,
lo chiamò incredula:- Hayden?-. Se lui era là a fare il mimo per arrotondare …
non era così ricco come diceva!
La
ragazza lesse il disagio nel suo sguardo. Quindi, trasformando il sorriso in
uno divertito, gli mormorò, gettandogli degli spiccioli nella scatola di scarpe
lì a terra:- A quanto pare, non sono l’unica ad avere una doppia vita!-
Tuttavia,
prima di potersi allontanare, si sentì afferrare la mano. Osservò lui
prendergliela tra le proprie e baciargliela galantemente, con un sorriso
ammiccante. Infine, Hayden si tolse la bombetta che aveva in testa con fare di
riverenza. Anche per avergli regalato un sorriso.
Il
pubblico ridacchiò e … finalmente anche Désirée, che, alla fine, proseguì la
sua strada.
Désirée
ad Amburgo, arrivando con una corriera, andava all’ospedale con i controlli
usuali. Doppi per chi svolgeva la vita che conduceva lei. Col nome di Chantal
Chanterelle (suo nome per metà) si faceva un check-up completo, specialmente
con gli esami del sangue. C’era un’area della clinica che lo faceva senza
troppe domande o particolari ticket. Bastava andare a ritirare gli esiti dopo qualche
giorno. Amburgo non distava molto da Lubecca.
Désirée
osservava l’infermiera prelevarle quel campione di sangue.
Si
soffermò, infine, lungo il fiume Alster, da dove spuntava la grossa statua
della bagnante: “Sei davvero bella Désirée! Il viso è di una
quattordicenne … ma il tuo corpo dice tutt’altro!”. Lei sospirò. Perché
doveva essere tutto così complicato e non poteva starsene tranquilla come la
“ragazzona” bionda del fiume?!
Un
tuono rimbombò nel cielo e Désirée sollevò lo sguardo. Era diventato tutto
grigio e … il campanile le diceva che era tardi per la sua corriera di ritorno.
Immediatamente,
si precipitò a prenderla. Tuttavia … poté solo osservarla già dirigersi verso
l’uscita della città. Guardò l’orario: la prossima era troppo tardi! Ursula l’avrebbe
uccisa!
Sospirando
contrariata, la ragazza iniziò a mettersi in marcia, per vedere se riusciva a
“elemosinare” un mezzo strada facendo.
Hayden
osservava il paffuto volto soddisfatto di Otto von Hoffman dal dipinto che gli
aveva portato:- Eccellente, signor Morrison! Piano, piano … ho idea che
riempirò il mio castello delle sue opere! E non solo qua in Germania, ma pure a
Biarritz, dove ho una tenuta! Lei scolpisce anche, è corretto?-
-
Certo!
Può venire a Lubecca a vedere le mie opere quando vuole!-
-
Oh,
farò molto di più! Mi muoverò per farle ottenere una mostra!-
Hayden
lo guardò estasiato:- Davvero?-
-
Sicuro!
Lei ha talento! Non glielo prometto subito, perché dovrò stare fuori dalla
Germania per qualche mese, per delle cure di routine ai miei reumatismi, ma …
al mio ritorno me ne occuperò immediatamente!-
-
La
ringrazio, eccellenza!- lui gli strinse la mano calorosamente.
Otto
sorrise e guardò ancora il dipinto:- Gli occhi di questa ragazza … sono tristi
o ridono? È un mistero molto affascinante!-
Hayden
fissò il volto di Désirée … ritratto sul sorriso che aveva visto l’altro
giorno. Dopo, lui si era messo subito al lavoro, con quel dipinto. Pensò, però,
che il conte sarebbe stato il solo a cui cedeva il viso di Desy. Proprio perché
era un uomo cordiale e simpatico. E gli ricordava un po’ suo padre.
Toccava
il cielo con tutte e 10 le dita, mentre guidava verso Lubecca, coi
tergicristalli a spalare l’acqua piovana dal parabrezza.
All’improvviso,
intravide una figura fradicia, proprio fuori Amburgo, tra la campagna, che
camminava spedita. Figura esile, ben fatta … bionda:- Désirée?- Hayden restò
perplesso.
La
giovane si premeva le mani al petto, tutta infreddolita, quando vide un’Opel
Kadett color sabbia rallentare accanto. L’istinto fu quello di allungare il
passo, ma vide il volto di Hayden apparire dal finestrino rigato di pioggia:-
Désirée! Che fai qui?-
-
Avevo
delle commissioni ad Amburgo e ho perso la corriera! Non preoccuparti!-
-
Coraggio,
sali!- l’uomo fermò l’auto e la ragazza lo guardò:- Ti ho detto di non
preoccuparti!-
-
Ed
io ti dico di non fare la scema! Vuoi buscarti un malanno?-
Lei
convenne che Hayden aveva ragione e accettò il passaggio.
Dopo
qualche tratto, la pioggia aumentò. I tergicristalli dell’auto faticavano a
sparpagliare l’acqua.
Désirée
osservò lui sospirare, fare retromarcia all’angolo della strada, dietro ad un
cespuglio e fermare la vettura.
Accese
il riscaldamento, lasciando in folle col freno a mano.
-
Cosa
fai?- lei si preoccupò di chiederglielo.
-
Piove
troppo! La strada è dissestata e non si vede un accidenti! Aspettiamo un
attimo!- Hayden la guardò.
La
ragazza sembrava leggermente impacciata:- Perché non hai fatto un’autostrada?-
-
Perché
amo la campagna!- sorrise lui ironico:- Meno male, così ho potuto soccorrere
te!-
Désirée
sospirò e rabbrividì:- C’è una coperta di lana dietro! Puoi sfilarti quei
vestiti zuppi e riscaldarti, avvolgendoti con … - Hayden le indicò il sedile
posteriore.
-
Cerchi
di spogliarmi?! Hai fermato l’auto per questo?! Quale occasione d’oro! Non
credere, però, che te la dia gratis!-
L’uomo
restò basito a fissarla:- Se vuoi buscarti una polmonite: liberissima!-
Désirée
lo scrutò. Quindi, scavalcò il sedile e recuperò la coperta pesante di lana.
Hayden
pensò che fosse ormai inutile fare il pudico e non sbirciare dallo specchietto
retrovisore. Tuttavia … non lo fece: restò a guardare fuori, concentrandosi
sulla pioggia che cadeva.
Sbirciò
solamente per appurare se per lei fosse tutto ok. Era avvoltolata nella coperta
come un baco, rannicchiata sul sedile posteriore.
Lui
si voltò:- Va meglio?-
Désirée
annuì e intuì il desiderio dell’uomo di raggiungerla dietro. Questo la spinse a
preferire rimettersi davanti, scavalcando nuovamente.
-
Eri
più comoda lì, no?- Hayden spostò il braccio per lasciarla passare.
-
Va
bene così!- i sedili anteriori erano meno … pericolosi.
-
Vieni
almeno qui stretta a me! Avrai di certo più caldo!- l’uomo allungò l’arto.
Désirée
lo scrutò e non si oppose. Era bello effettivamente stare attaccata a lui.
-
In
piscina ti ho fatto una domanda, alla quale non mi hai risposto!- lo udì
parlare contro i capelli umidi.
Lei
ci pensò e raccontò:- I miei nonni materni erano di Algeri, ma mia madre è nata
in Svizzera!-
-
Davvero?
Avrei dovuto capirlo dal tuo bel nome!- sorrise l’uomo:- Ma ancora non mi hai
risposto!-
Désirée
se ne restava con l’orecchio contro il suo petto e non sapeva che dire, mentre
Hayden incalzava:- Io non permetterei mai che mia figlia … si riducesse a
questo!-. Quindi, sentì il corpo di lei tremare, ma non per il freddo, bensì
per singhiozzi silenziosi.
-
Desy
… che c’è?- lui si preoccupò di tirarle su il volto:- Ho detto qualcosa che non
dovevo?-
Lei
si tenne il volto affondato nella mano. Cercò di riacquisire la propria gelida
scorza, respirando a fondo. Si asciugò le lacrime e notò che aveva iniziato a
spiovere:- Possiamo tornare a Lubecca, adesso?-
Hayden
restò a studiarla con perplessità. Dunque, rimise in moto l’auto e
proseguirono.
Per
tutto il resto del viaggio, lui pensava sul perché Désirée si rifiutasse
categoricamente di parlare della propria famiglia. Era un mistero!
Tuttavia,
per non lasciare l’atmosfera pesante tra loro, si mise a raccontare di von
Hoffman.
A
quel punto, la ragazza disse:- Beh … almeno racimoleresti qualcosa!-
Hayden
restò in silenzio e Désirée lo fissò furbetta:- Avanti, signor Morrison! Gli
artisti famosi non si mettono ad elemosinare per strada … facendo i mimi!-
L’uomo
sospirò:- Ebbene … mi hai scoperto!-
-
Sì!-
lei assottigliò le labbra, tornando a guardare fuori:- E tu … scialacqui i tuoi
guadagni precari per una come me?! Devi essere alla frutta!-
Hayden
entrò in Lubecca, dicendo:- E’ molto più complicato di quanto credi tu!-
-
Ah,
davvero?- Désirée riprese i propri abiti, ricominciando a vestirsi sotto la
coperta:- Che c’è di complicato?-
Lui
la servì della stessa battuta:- E’ difficile per me spiegarlo, figuriamoci per
te capirlo!- mentre fermava l’auto davanti a casa di lei.
La
giovane lo guardò e arricciò il naso ironica:- Molto carino, Hayden, da parte
tua!-. Aprì lo sportello con:- Grazie per il passaggio!-
-
Desy
… - lui la fermò e lei lo guardò:- Quando farò la mostra … verrai anche tu?-
Désirée
restò a scrutarlo. Alla fine, sospirò:- Non ti faccio promesse!- Dunque, entrò
in casa.
Hayden
dipingeva davanti al castello. Werther era alla sua sinistra e Wolfgang alla
sua destra.
Lui
non riusciva più a staccarsi dal soggetto di Desy. Gli piaceva chiamarla così,
perché foneticamente era come il nome inglese Daisy, cioè quello di un fiore,
la margherita. Libera creatura dei prati verdi.
Ed
ora la ragazza che raffigurava davanti al castello … era molto somigliante a
lei.
-
Quando
ci presenterai la tua ragazza, Hayden?- gli domandò Werther.
Lui
non gradì quell’insistenza:- Perché? Ti serve un altro soggetto da mettere … “a
nudo” nei tuoi ritratti osceni, per caso?-
Sia
questo che Wolfgang sentirono il tono acido e il secondo se ne stupì:- Hayden,
che ti prende?!-
-
Ho
capito, Wolf! Il nostro amico teme che la sua bella possa innamorarsi di uno di
noi! È geloso!- sghignazzò Werther.
Hayden
lo fissò con gli occhi cerulei: uno che sembrava un pezzo di manico di scopa
trasandato e l’altro … il più pericoloso … un tacchino senza collo, per di più
depravato. Lo lasciò, comunque, nella sua patetica convinzione. Meglio non
fornire spiegazioni. O guai se solo avessero saputo ciò che Désirée faceva!
Soprattutto Werther!
-
Non
abbiamo questo privilegio!- sospirò quest’ultimo:- Peccato!-
Hayden
non disse più niente. Continuò a dipingere, con la voglia di vedere lei. Non
era venerdì, ma forse sapeva dove trovarla.
5. IL TUO MONDO DI
GHIACCIO E IL MIO MONDO DI MARGHERITE
- Désirée!- Gitte, del
bar, chiamò l’attenzione della collega, che sistemava i tavoli:- E’ arrivato
quel tuo amico carino, laggiù! Ti fissa come … -
Lei
lo notò. Lui era seduto ad un tavolo e Gitte concluse:- Sicuro che non ci sia
qualcosa di piccante tra voi?- le ammiccò.
La
ragazza sospirò, centrando bene i fiori sulla tovaglia. Ma non rispose.
Il
metallo della sbarra del letto, oramai, era incandescente nella sua mano. Il
dorso del pollice era tutto segnato dai suoi morsi, ma Désirée era col cervello
in quello stato di limbo. Diviso tra sogno e realtà, tra cinismo e dolore,
indifferenza ed emozione. Questo le capitava con Hayden, perché con gli altri
si annullava completamente. Con lui ci provava, ma .. il risultato era assai
precario ed incerto.
Désirée
trattenne il respiro appena capì che lui era arrivato e … tutto finì ancora.
Hayden si tolse da lei, sollevando le coperte e si adagiò accanto.
Stavolta,
accadde qualcosa di nuovo, però:- Vieni un po’ qui!- l’uomo allungò il braccio,
facendolo scivolare sotto il corpo della ragazza, per attirarla contro di sé.
Désirée
fu talmente impreparata che … non reagì e lo lasciò fare. Percepì il respiro
caldo di lui contro la fronte, i baci contro la tempia, il suo cuore rallentare
a poco, a poco i battiti. La sua voce le sussurrò:- Non è meglio così?-
Hayden
sentiva la giovane tremare ad un certo punto tra le proprie braccia:- Hai
freddo?- si preoccupò di tirar su meglio le coperte.
Désirée
non tremava per il freddo. Pensava a tutto ciò che non riusciva a raccontare
neanche a se stessa:- Desy!- lui la incalzò. Notò la sua mano e:- Dovresti
smetterla di farlo!-
A
quel punto, lei si staccò e si alzò:- Non capisco!- fece la gnorri.
Hayden
si eresse sui gomiti:- Ho capito io!- la scrutò infilarsi una veste da camera:-
E’ come dicevo!-
Désirée
lo guardò e lui concluse:- Quelle ferite sono tutto il tuo inespresso!-
-
Potrebbe
essere anche la mia rabbia, non ti è venuto in mente?!- gli rispose lei,
fermandosi i capelli in un elastico.
-
Sicuro!
È sempre ciò che reprimi!- Hayden si alzò, indossando i boxer e i pantaloni.
Osservò la ragazza, rimasta immobile davanti allo specchio. Le afferrò le
spalle e le mormorò:- Lascia andare le emozioni, Désirée! Finirai per
scoppiare, altrimenti!-
Lei
restò in silenzio, pensando: “E chi ti dice che già non l’abbia fatto?!”.
Tuttavia, si distanziò con:- Sei venuto qui per del sesso e non per
psicanalizzarmi!-
Lui
alzò le braccia:- Oh, scusami tanto se volevo trattarti da essere umano!-
Désirée
sospirò e cercò di restare impassibile, dandogli le spalle. Guardava fuori,
quando … dopo poco, udì l’uscio di casa chiudersi. Non volle neanche voltarsi
per vedere i soldi sul letto o il comodino. Serrò gli occhi e … toccò la
guancia col polpastrello: una lacrima? Allora … ogni tanto era ancora capace di
piangere?
Le
luci dell’alba si erano levate da tre ore circa. Forse di più. Désirée era
rannicchiata contro la finestra e aveva atteso il giorno, senza dormire neanche
un attimo. Era triste quando Hayden se ne andava durante il buio, subito dopo …
E soprattutto arrabbiato.
“Henrie, non ci si comporta così con una signora!” echi … echi … echi …
basta! Avesse potuto congelare pure la propria mente!
-
Permesso!-
la voce di Kostas si palesò in casa. Ed era pure ironico, dato che non gli
interessava neanche se l’accesso gli fosse stato negato.
Vide
la figura esile e ben fatta della cugina avvolta nella veste, sul vano della
finestra. Sorrise con la sua sigaretta già pronta vicino alle labbra. La lasciò
spenta, comunque, avvicinandosi alla ragazza:- Mi manda Ursula a riscuotere! È
sabato mattina, tesorino!-
-
Guardati
intorno! Sono lì da qualche parte!- Désirée non se n’era neanche accertata: non
ne aveva avuto il coraggio! Udì Kostas dire.- Ah, sì!-. Questo li prese dal
comò. Tornò da lei, esclamando:- Ehi, piccola … fai faville con quel pittore! È
un tuo … posso chiamarlo habitué?- ridacchiò.
La
giovane non rispose. Sbatté solo lentamente le palpebre.
-
Devi
essere davvero brava!- Kostas allungò la mano per sfiorarle la caviglia nuda.
Prontamente,
Désirée lo fissò in tralice gelida e gli intimò:- Io non lo farei se fossi in
te! A meno che tu non voglia che io sveli a Ursula che desideri entrare nella
mia camera dacché io ho compiuto 17 anni!-
Kostas
si bloccò, lasciando morire il gaudio. Quindi, con finta spavalderia si accese
la famosa sigaretta, che ancora gli pendeva dalla bocca e disse:- Ci vediamo
presto, tesorino!-
Lei
restò a guardare fuori, sperando di udirlo uscire il prima possibile. Non lo
sopportava e men che meno quando si fermava a fissarla con quell’aria da
depravato perso!
Quando,
infatti, il rumore della porta dichiarò che l’uomo se n’era andato, la ragazza
sospirò sollevata. Anche se … non riusciva a smettere di pensare a Hayden.
Hayden era al pub “Der Spiegel von
Bier”. Assieme
alla solita bionda frizzante, alla spina. Désirée non si era più esibita in
quel locale, dacché … aveva iniziato quella strana relazione con lui. Forse era
proprio per evitare d’incontrarlo. Sembrava provasse soggezione nei suoi
riguardi e pensare che Hayden si considerava la persona più mansueta e di buon
carattere di questo mondo. Così, per lo meno, gli dicevano:- Genio della creta,
come ti butta?!- Werther si annunciò con una pesante pacca sulla spalla e si
palesò sullo sgabello accanto:- Come sta la tua donna?-
-
Uh?!-
Hayden non aveva attualmente imparato ad assecondare Désirée come “sua”. Perché
lei ce la metteva tutta per rammentargli di non esserlo:- Bene!- mormorò
l’uomo, sorseggiando la birra.
-
Per
quanto ancora ce la terrai nascosta? Non siamo mica degli appestati!-
-
Eh?-
-
Sì!
Cos’è? Troppo bella o troppo brutta?- ridacchiò Werther.
Lui
sorrise, chinando la testa sul boccale: “E’ molto bella, Werther!” se lo lasciò
scappare nella mente, ma non lo disse di certo a quel porco!
-
Fai
tanti misteri!- l’altro uomo si avvicinò con la testa:- Ascolta, se non ti va
di farla vedere alla combriccola, se lei ha un’amica … possiamo uscire noi
quattro!-
Hayden
lo fissò con l’aria su come quel malato di mente potesse anche solo concepire
una cosa simile! Cercò di essere cordiale:- Proverò a chiederglielo!-, Amiche.
Non sapeva neanche se Désirée avesse delle amiche. Era sempre sola. Fatta
eccezione della cugina, una volta, che, però, era già impegnata!
-
A
giudicare dai tuoi gusti … la tua ragazza sarà una sventola!- Werther ridacchiò
e Hayden non rispose. Ci pensò Kasten a rovinargli tutto:- Chi? Désirée? Non è
mica la sua ragazza!-
Lui
lo fissò, sgranando gli occhi, scuotendo la testa con: “Zitto, zitto!”
-
La
piccola Désirée è di tutti e di nessuno! Come l’aria!-
Hayden
chiuse le palpebre, percependo Werther ammutolire, perché stava sicuramente
elaborando il messaggio di Kasten. A seguire… il previsto: la fragorosa risata
che il pittore andò a soffocare per un attimo nella birra.
Il
barista tacque, guardando Hayden che lo fissò come a volergli staccare la
lingua a mani nude.
-
Te
la fai con una battona!- fu il commento assolutamente personalizzato di
Werther, appena poté respirare dalle risate. E parve provare un insano
compiacimento a infierire:- Non immaginavo potesse esserci tra i miei colleghi
uno che spendeva i soldi dei suoi capolavori a puttane!-
Hayden
lo fissò a rallentatore: forse lui faceva di peggio coi soldi dei suoi quadri …
pornografici!
Kasten
mormorò:- Credevo lo sapesse!- mentre l’uomo dai capelli fulvi non disse più
nulla. Fece tintinnare delle monete sul bancone e si diresse risoluto verso
l’uscita.
-
Ehi,
Hayden, ti sei offeso?! Guarda che come uomo ti capisco benissimo … le esigenze
della carne!- Werther rise ancora.
Una
volta a casa, Hayden guardò il telefono, seduto sul letto. Si morse il labbro e
prese la cornetta.
Désirée
stava massaggiandosi con del borotalco, dopo essersi depilata le gambe, quando
sentì lo squillo.
Andò
a passo sostenuto a rispondere:- Pronto?-. Non udì nulla.
Hayden
se ne stava con il ricevitore contro l’orecchio e se ripensava a tutti gli
epiteti con cui quella testa di cactus aveva definito la sua Desy … si sentiva
mancare il fiato:- Pronto?- lei lo incalzò con tono leggermente giocoso.
L’uomo
strinse gli occhi e Désirée poteva sentirlo solamente respirare. Infine, il
CLICK e il TU – TU – TU. Rimase perplessa a fissare la cornetta.
-
Brutto
idiota, perché hai riagganciato?!- si disse lui ad alta voce. Dunque … si passò
le mani sul viso e si fece coraggio.
Désirée
udì di nuovo lo squillo che ancora non era rientrata in bagno. Afferrò la
trombetta da una mensola e rispose:- Se sei un maniaco, t’avviso che sono
armata di trombetta da stadio puntata dritta verso il tuo cazzo di orecchio,
collegato al tuo cervello bacato di pervertito! Non faccio sesso telefonico!-
Questo
fece sorridere Hayden in modo accattivante e chinò la testa, massaggiandosi la
fronte:- Désirée!-
Lei
rimase in silenzio per pochi secondi. Infine:- Hayden?-
-
Va
tutto bene?-
-
Sì,
scusa la minaccia! Credevo fosse il probabile maniaco che mi ha chiamato poco
fa!-
Meno
male: lei pareva non aver attribuito a lui entrambe le chiamate.
-
Magari
avevano sbagliato numero!- la ragazza lo udì fornirle questa ipotesi.
-
Forse!-
-
Ascolta
… ho voglia di vederti!- disse l’uomo.
-
In
che senso? Oggi … -
-
No
… non come credi tu! Solo … stare un po’ con te e non rispondermi come fai
sempre! Stavolta no! Non sono in carattere!-
-
Che
ti è successo?-
-
Nulla!-
non voleva dirle che di lì a poco tutti i suoi colleghi, amici e conoscenti
artisti avrebbero saputo la natura del loro rapporto. Perché sicuramente
Werther non se lo sarebbe tenuto per sé:- E’ solo una serata no! Posso venire a
casa tua?-
-
Beh
… - Désirée era smarrita. L’averlo udito seriamente di umore diverso dal solito
solare la fece desistere dal dargli subito un 2 di picche.
-
Hai
qualcuno da te?- Hayden voleva accertarsi se lei avesse compagnia “d’affari”
quella sera.
-
No:
oggi è domenica! Nessuno lavora di domenica e avrò diritto anch’io ad un giorno
di riposo!-
“Soltanto
quell’idiota di Kasten non riposa alla domenica … nemmeno con la lingua!”
borbottò tra sé lui. Fu sollevato che Désirée fosse sola:- Se preferisci … puoi
venire tu qua da me! Ti passo a prendere io!-
-
No!-
lei si sentì a disagio al pensiero di essere sola, di sera, in una casa
sconosciuta come quella di un uomo. Malgrado fosse Hayden:- Ti aspetto qui!- si
arrese, infine.
Lui
sorrise compiaciuto e le disse un dolce:- A tra poco!- prima di riattaccare.
Désirée
si guardò con maglietta a baby-doll, quasi e capelli raccolti in una molletta.
In fretta, andò in bagno per aggiustarsi.
Fece
appena in tempo a sistemarsi una forcina dietro la nuca, per trattenere le due
ciocche estreme, che il citofono suonò.
Pochi
attimi e Hayden era sul pianerottolo … con una bottiglia di vino rosso in una
mano e due calici panciuti nell’altra.
-
Ormai
è un obbligo portarmi qualcosa!- osservò Désirée ironica:- Ma anch’io posseggo
dei bicchieri!- lo fece accomodare.
-
Un
gentiluomo è pur sempre un gentiluomo!- lui indossava una camicia scozzese,
aperta sul collo, jeans neri e cappotto impermeabile.
-
Piove?-
s’incuriosì lei, chiudendo la porta. In realtà, la domanda era per evadere
dall’attrazione che Hayden le suscitò.
-
Sta
incominciando!- l’uomo la guardò e la ragazza fissò fuori.
-
Ti
piaccio così?- le chiese improvvisamente lui e Désirée lo fissò stupita:- Hai
bisogno della mia approvazione?-
-
Un
po’!- Hayden stappò la bottiglia, dopo essersi sfilato il cappotto e lei lo
giudicò tenero, ad un tratto. Sorrise:- Stai molto bene in casual!-
-
Grazie!
Tu stai bene in qualsiasi modo!- lui la scrutò.
La
giovane sospirò:- Grazie!- si diresse, poi, quasi nervosamente verso la
credenza. Tirò fuori un pacco di patatine, una ciotola e servì il tutto sul
tavolo dove Hayden versava il vino.
Alla
fine, si stupì lei stessa di chiedergli:- Hai voglia di parlarmene?-
-
Di
cosa?-
-
Della
nuvola nera che si è addensata sul tuo umore!-
-
Oh,
ma è passata … ora che sono qui con te!- lui le porse il bicchiere colmo di
vino, mentre Désirée si sedeva.
L’uomo
la imitò, sorseggiò la bevanda d’uva e rimase a fissare l’espressione perplessa
e anche un po’ divertita della giovane donna:- E stasera non sei qui per il
sesso!- si accertò lei, infine, addentando una chips.
-
No!
Voglio solo stare in tua compagnia! È così brutto stare con me?- Hayden alzò il
sopracciglio. E fu molto affascinante.
Per
la prima volta, fu lei a desiderare un contatto fisico con lui, ma non lo
disse. Soffocò il desiderio nel vino. Anche se questo poteva considerarsi un
alleato traditore. Più propenso a tenere il gioco al desiderio che alla
ragione!
-
Ti
andrebbe di venire a cena con me, venerdì sera?- l’uomo glielo chiese, malgrado
sapesse che era argomento tabù.
Tuttavia,
Désirée lo ammutolì nel rispondergli:- Ehm … va bene!- con leggero
tentennamento:- Si può considerare un’uscita da … accompagnatrice!-
-
A
me piace pensare di uscire con te e basta! Ma se questo serve affinché posso
cenare con te … considerala come credi!- lui sorrise.
La
giovane lo scrutò. Quindi, ribatté:- D’accordo!-
Hayden
dipingeva vicino al fiume.
-
Come
va la tua amichetta?- Werther gli si affiancò.
-
Bene!-
borbottò lui.
-
Oh,
avanti, Hayden, non fare l’offeso!-
-
Sono
convinto che lo sanno già tutti, vero?- lui lo fissò per un breve istante.
-
Perché,
era un gran segreto?- Werther assunse quell’espressione da finto innocente da
mandare Hayden quasi in bestia.
Distolse
lo sguardo per non picchiarlo e sospirò, cercando la propria compostezza
inglese.
-
Oggi
è venerdì! È il tuo giorno?-
-
Secondo
te?-
-
È
brava, se ci vai sempre!-
-
Preferisco
non risponderti!- Hayden tentò di delineare bene il tratto del fiume con
l’acquarello:- E poi … tra me e lei non c’è solo … quello che pensi tu! Stasera
pensavo di portarla a cena fuori e poi … a teatro, magari!-
-
Adesso
le prostitute si fanno corteggiare prima di dartela?!- fu la battuta di
Werther:- Non ci sono più le puttane di una volta!- sospirò divertito.
L’altro
uomo lo guardò saettante:- Fa’ molta attenzione, Werther!-
L’artista
basso osservò Hayden prendere il proprio cavalletto e allontanarsi. Quel verme
gli rovinava il flusso creativo con le sue volgarità.
Kostas
era affacciato al balconcino e vide la cugina Désirée attraversare la strada,
dopo aver portato la solita busta nella buca di Ursula.
Lui
approfittò che la moglie non ci fosse per scendere e seguire la ragazza. Non si
era mai accertato di cosa lei facesse durante la giornata. Ed era venuto il
momento di farlo! Sospettava da tempo che Désirée svolgesse qualche lavoretto
per poter mangiare. O come viveva dall’istante che i guadagni della sua
attività notturna venivano consegnati a loro?!
Tuttavia,
Désirée andò al parco. E se ne restò per una lunga mezz’ore appostata al fiume
… a scrivere.
La
giovane aveva “Without you” cantata dai Badfinger nelle orecchie, tramite le
cuffie del walkman. Lo faceva per far tacere le grida che echeggiavano nella
propria testa. A quel: “Basta, Aubert!” che disperato veniva soffocato da
quella canzone romantica e struggente; canzone che le permetteva di mantenersi
lucida per scrivere: “Mio carissimo e
adorato Jean, sapessi cosa mi sta capitando! Sai bene che ho preso da tempo le
distanze dalle facce da … bravi ragazzi …”
Kostas
fumava la solita sigaretta, appoggiato ad un albero, quando osservò il pittore
avvicinarsi a lei.
-
E
tu che ci fai qui?- Désirée aveva appena messo via la propria lettera, quando
vide il volto sorridente di Hayden.
Lui
aveva portato a casa tutto e aveva sperato di trovare la ragazza lì:- Volevo …
temevo che … -
-
…
che mi fossi dimenticata di stasera? Certo che no!- Désirée tornò a osservare
il Trave.
L’uomo
la scrutò:- Ne sono lusingato!-
-
Non
eccitarti troppo, tesoro! Oggi è comunque il tuo giorno!- lei cercò di non
illuderlo.
-
Non
rovinarmi la festa!- lui appoggiò bene la schiena alla panchina.
-
Non
voglio che tu ti faccia strane illusioni su noi due, su di me!-
Kostas
li osservava. Da quando in qua Désirée dava quella confidenza ai suoi clienti?
Che c’era tra quei due? Se Ursula lo veniva a sapere? Mmh … lui rifletté se
tenerselo per sé o … Si allontanò. Forse
era meglio stare zitti, al momento. Quello era un cliente prezioso! Ma se
Désirée se ne innamorava?
Hayden
prese la mano della ragazza:- Non immagini che programmino speciale ho in
mente!-
Lei
lo fissò:- Ti prego, Hayden … non farmi pentire di aver acconsentito!-
-
Non
te ne pentirai, Desy, te lo prometto!- lui era sorridente e le baciò le nocche.
Désirée
si arricciò un po’ i capelli con la piastra. Cioè … il suo capello naturale era
mosso. Dopo che, però, se li era tagliati, li aveva lisciati con permanenza.
Stavano sennò troppo disordinati.
Ora
erano a boccolo e indossò un vestito nero, corto, fatto un po’ a kimono.
Infilò
gli stivaletti scuri, con un tacco medio, con laccetti arricciati davanti,
giusto in tempo per sentire Hayden suonare il citofono.
-
Scendo
subito!-
Lui
era sotto il portico a guardarsi in giro, quando lei apparve.
L’uomo
restò a fissarla imbambolato. Trucco delicato e non appariscente, sbarazzina ed
elegante … - Sei meravigliosa!- esclamò ammirato.
-
Grazie!
Anche tu … fai la tua figura!- Désirée si riferì al completo di Hayden, con
camicia bianca, aperta sul collo, con una catenina in cuoio a sbucare dalla
scollatura.
I
capelli pettinati indietro con del gel:- Ti ringrazio!- lui le porse il
braccio, conducendola al taxi.
Il
locale che l’uomo aveva scelto era un ristorante tipico tedesco. Fatto un po’
come una graziosa taverna di montagna, coi tavoli con le panche in legno per
sedersi. Muri intonacati di pulito e decorati da lavorazioni sempre in legno, a
nido d’ape. Tovaglie a quadri:- E’ davvero carino questo posto!- lei si guardò
intorno.
Hayden
la cullava nello sguardo:- Non lo conoscevi?-
-
Affatto!-
-
Beh,
credo sia il momento per … meno male che non hai una collana … - lui le porse
una scatola di velluto blu.
Désirée
lo guardò perplessa e … smarrita.
-
Non
morde, Desy, coraggio!- Hayden ridacchiò teneramente.
Lei
aprì il cofanetto e c’era una collanina con una goccia di giada a pendere.
-
Dovrebbe
abbinarsi bene a quegli orecchini che mettesti una volta!- l’uomo gliela
agganciò al collo, scostandole i capelli.
La
ragazza si teneva la mano sul ciondolo e ancora non era riuscita a proferir
verbo. Quindi, fissò lui spaurita, domandandogli:- Perché?-
-
Perché
mi faceva piacere farlo! Non porto mai fuori una donna a … mani vuote!-
-
Bastava
un fiore!- Désirée era quasi imbarazzata e lui disse:- Ti prego, Desy, va bene
così!-
-
Ma
sarà costata un sacco … -
-
Ho
venduto una scultura, tranquilla! Ora … rilassati e bevi un po’ di vino!-
Hayden le versò la bevanda nel bicchiere. Sapeva che lei voleva ringraziarlo e
… tutto quel giro di parole era già un: “Grazie, non dovevi …”. Alla fine,
gliene uscì uno timido, timido e a occhi bassi:- Grazie, Hayden, non era il
caso!-
-
Sì,
lo era!- lui le baciò le dita e poi prese il menù:- Su, vediamo con che cosa
riempirci il pancino!-
Désirée
abbozzò un sorriso impacciato e intenerito. Sospirò e non seppe come
considerare quel dono. Pegno per ciò che lei era? Regalo perché lei per lui era
… come le aveva detto prima … meravigliosa?
Prese
il menù a sua volta:- Corteggi sempre così?- cercò di assopire il disagio con
quella domanda ironica.
L’uomo
la guardò con un sorriso stupito:- Quasi!- rispose. Tornò a consultare le
pietanze:- Dipende! Qualcuno deve piacermi proprio tanto!-
Désirée
lo fissò, quando una ragazza coi capelli biondi color del platino, raccolti, si
avvicinò al loro tavolo:- Hayden?!-
Lui
si voltò e aprì la bocca in un gaudio cordiale:- Annika, ciao!-. Si alzò per
galanteria, salutandola meglio.
- È da un po’ che non ci si vede!- la giovane alta e slanciata (pareva una
fotomodella) gli teneva la mano:- Ti trovo bello come sempre!-
-
Grazie,
troppo buona … anche tu stai molto bene!-
-
Dipingi
ancora?-
-
Certo
… -
Désirée alternava lo sguardo tra i due, assistendo alla scena quasi divertita, quando
lui ricordò l’educazione:- Che sciocco! Annika, lei è Désirée!-
-
Figurati,
sempre in compagnia di belle donne il nostro Hayden!- la ragazza sorrise,
porgendo la mano all’altra, che gliela strinse:- Oh, sul serio?-
-
Beh,
io ho lavorato per lui … i pomeriggi migliori della mia vita! E … era
inevitabile che si … scatenasse dell’altro, quando quei suoi bei occhi chiari
ti guardavano concentrati e … penetranti!- Annika lasciò intendere che tra loro
c’era stato … dell’infuocato tenero:- Credo che l’abbiano provato tutte le sue
modelle!-
Hayden
sentì il bisogno di bere, sotto lo sguardo meravigliato di Désirée:- Sei
arrossito, Morrison!- gli mormorò, mentre Annika continuava:- Se ti serve
qualcuno che posi per te … hai il mio numero! Vi lascio al vostro tet-a-tet!-
Désirée
la salutò con lui e poi guardò Hayden:- Bravo, bravo … a quanto sento … hai
avuto la tua parte di esperienze anche tu!-
-
Credevi
avessi fatto voto di castità dopo lo sviluppo, per caso e prima di conoscere
te?- Hayden rispose con una battuta.
-
Certo
che no! Ma mi consola che in fondo … non siamo poi così diversi!-
Erano
in taxi. Lui ripensava alle parole che Désirée gli aveva detto al ristorante: “Non siamo poi così diversi!”
Pensava
di portarla a teatro, ma:- Scusi, può andare in der Untertrave?-
-
Ja,
Herr!- ribatté il taxista.
Désirée
rimase perplessa:- Dove vuoi … -
-
Ti
posto a casa mia! Non va bene?- l’uomo la scrutò angelico.
Dopo
un primo momento di silenzio, lei rispose:- D’accordo!- non lo guardava e lui
voleva tanto essere nella sua testa per sapere ciò che stava pensando. Lo
sguardo si era fatto tremendamente serio.
Hayden
le prese la mano che Désirée teneva in grembo e le mormorò:- Non aver paura,
piccolo fiore!- gli venne spontaneo dirglielo.
La
ragazza lo guardò stupita. Quindi, abbozzò un tenue sorriso.
Quando
Hayden aprì la porta del suo appartamento, si accorse che lei era rimasta sulla
soglia:- Puoi entrare!- le sorrise.
Désirée
fece un profondo respiro e avanzò. La casa era sullo stile classico e si vedeva
quel tocco maschile. La cucina piccola alla sua sinistra e … immancabilmente i
quadri di lui erano appesi alle pareti.
Lei
provò a rilassarsi nel dire:- Li hai fatti tutti tu?-
-
Aha!-
l’uomo andò verso il minibar per preparare dei cocktail:- Ti piacciono?-
-
Molto!-
annuì Désirée, ammirata.
Quindi,
vedendo quell’approvazione di lei, Hayden le prese la mano e con un:- Vieni con
me!- la condusse nel proprio studio.
Subito
risaltò una figura immobile, celata da un telo.
-
E
questa?- Désirée si avvicinò, ma lui la fermò:- No, questa scultura non è
finita!-
-
Ah
… interrompo il flusso creativo!- lei lo guardò.
-
Sì
… è esatto!-. I ritratti che Hayden aveva fatto a Desy erano in una
cartelletta. Ancora non li aveva appesi. E la scultura … era lei, ma era
incompleta. Voleva che fosse perfetta!
La
giovane si avvicinò lentamente al suo tavolo da lavoro:- Hai sul serio talento,
Hayden, complimenti!- ammirò i bozzetti … se si potevano chiamare tali. Erano
già dei disegni notevoli.
-
Ti
ringrazio! È lusinghiero che tu me lo dica!- l’uomo la raggiunse da dietro,
cingendole i fianchi e appoggiando la bocca tra i suoi capelli.
Désirée
era così presa a rimirare quei capolavori, che non se ne accorse:- Ma … come ti
vengono?-
-
Così
… non c’è un meccanismo preciso!- Hayden continuava a passarle le labbra sulla
nuca e, quando raggiunse la tempia, lei se ne rese conto. Sentì le mani sudare
e il cuore farsi grande e pesante nel petto. Sospirò e mormorò:- Ehm … è meglio
tornare di là!- si divincolò e si fece seguire in soggiorno.
Lui
si sedette sul divano e la ragazza sul tavolino di fronte:- Hai avuto un flirt
con tutte le tue modelle?- gli domandò, accavallando le gambe.
-
No
… non tutte!-
-
Le
dipingevi nude?- Désirée assunse un’aria leggermente maliziosa e Hayden
sorrise:- No … sono un inglese!-
-
Che
vuoi dire?! I pittori inglesi non credono nel nudo artistico?-
Lui
addolcì lo sguardo e appoggiò la mano sulla sua, in grembo:- Diciamo che siamo
un pochino pudici .. la maggior parte di noi!-
-
La
minoranza va a letto con le prostitute!?- lei gli lanciò una frecciata, che
l’uomo parò, dicendo:- Forse alcuni sì! Io solo con donne che reputo
interessanti!-
-
Interessanti!-
Désirée si appoggiò sulle mani, mettendo i talloni sul ginocchio di Hayden.
Lui
osservò il gesto con un sorrisino accattivante e uno sguardo affascinante.
All’improvviso,
suonarono alla porta. Si alzarono contemporaneamente e Désirée chiese:-
Aspettavi qualcuno?-
Hayden
la scrutò. Gli occhi di lei erano due perle scure. Ossia quelle più rare! Il
naso scendeva perfetto e sbarazzino. Si vedeva, nell’osservarla bene, che aveva
quel tocco esotico e … la rendeva ancora più bella:- No!- mormorò lui roco,
percorrendola con lo sguardo.
La
ragazza lo fissò. Capì che … che l’uomo voleva baciarla. Subito, quindi, si
tolse d’impaccio con:- Se vuoi, vado ad aprire io!- cercando di allontanarsi.
Hayden
le prese, però, il braccio e la trattenne con:- Tranquilla, faccio io!
Accomodati pure!-
Désirée
accettò l’invito e udì una seconda voce maschile, nell’ingresso. Poco dopo,
apparve un tizio coi capelli biondi, alto e magro. Doveva averlo già visto.
Questo le sorrise imbambolato:- Ehilà, ciao!-
La
ragazza fece cenno con le dita e con un sorriso:- Désirée, lui è Niklas Klopf!-
Hayden si preoccupò di fare il gentiluomo e il suo amico non le staccava gli
occhi di dosso:- Non credevo avessi tenera compagnia!-
-
Invece
è così!- lui lo disse con un tentativo di liberarsi di quella visita
inopportuna.
Niklas,
tuttavia, si accomodò sulla poltrona:- Ti ho già incontrata, vero?- pareva non
ricordare che lei era la donna rimorchiata da Hayden in quella famosa festa.
-
Probabile!-
rispose Désirée, facendo spallucce.
-
Sai
… sono venuto a invitare Hayden a venire a passare un po’ di giorni nella mia
casa alle Galapagos, in Sud America!- Niklas assunse un’aria sorniona:- Puoi
venire anche tu!-
-
Veramente
… - lei si trovò spiazzata, ma Hayden rispose:- Volentieri! Ora … io e Désirée
ne parleremo!-
-
Fantastico!
Ci sarà un po’ di gente! Vedrai … ti piacerà!- Niklas udì un:- Ehm!- sopra la
testa. Alzò lo sguardo e finalmente capì, dall’espressione dell’amico, che
doveva togliere il disturbo.
-
Va
bene! Adesso che vi ho fatto l’invito … posso andare! Si partirebbe tra due
settimane!-
-
Ti
accompagno!- Hayden si premurò di farlo uscire il prima possibile.
Chiusa
la porta, levò un sospiro di sollievo. Solo con Desy, era ora! Tornando da lei,
la ragazza aveva attirato le gambe in lungo, contro il grembo, appoggiata al
bracciolo del divano, avendo tolto gli stivaletti.
Lui
le sorrise:- Sono contento che tu ti si messa a tuo agio!-
Si
sedette accanto e le accarezzò la caviglia, coperta dal collant ner.
Désirée
lo scrutò, dopo essere stata assorta:- Davvero vuoi che ti accompagni alle
Galapagos?-
-
Certamente!
Non vedo altra compagna di viaggio!-
-
Figurarsi
… con me puoi far sesso quando vuoi!-
-
Non
è per questo!- lui scosse la testa:- Io … penso solo che vorrei passare più
tempo assieme a te!-
Lei
non disse nulla. Niente più discorsi su: “No relazioni al di fuori di …”.
Sospirò:- Ti farò sapere!-
Quindi,
si guardò in giro e gli propose qualcosa di inaspettato:- Ti va di dipingermi?-
-
Cosa?-
-
Voglio
posare per te, posso?- la giovane gli si accalcò al braccio:- Decidi tu come!-
Hayden
la scrutò negli occhi. Infine, sorrise:- Così come sei … è perfetto!-
-
Non
devo spogliarmi? Evviva!- Désirée balzò in piedi:- Di là?-
Lui
annuì. Non gli pareva vero!
Dunque,
sdraiata prona sul lettone dell’uomo, con le gambe sollevate e le mani a
reggere il viso … lei gli fece da modella:- Dopo … è doveroso del sesso?-
-
Non
muoverti!- l’ammonì Hayden garbatamente.
-
Scusa!-
-
Dopo
… si fa quel che vuoi tu!-
-
Tu
sborsi i soldi e tu decidi!-
-
Beh
… vedremo più tardi!-
Annika
aveva ragione: lui era bello quando ti fissava così serio e concentrato. Faceva
venire davvero i bollori agli ormoni. Ma Désirée se lo tenne per sé.
Appena
il quadro fu finito, l’uomo glielo mostrò e lei ne fu soddisfatta.
Gli
mise in mano una moneta con:- Questa è la mia commissione, non posso
permettermi altro!-
Hayden
fissò quel soldo e stava per ribattere, ma lei lo precedette:- A meno che tu
non voglia … che io ti paghi in un altro modo!-
-
Veramente
… -
Désirée
sospirò, lo prese per mano e lo fece sedere sul letto:- Ti accontenti che ti
tocchi solo un po’?- gli accarezzò le tempie e i capelli.
Lui
la scrutò. No, quella notte non doveva concludersi con del sesso e basta:- Vuoi
fare l’amore con me?- le domandò.
-
Altro
lusso che non posso permettermi! Dovrei baciarti sulla bocca e … -
-
Già,
è vero: pena capitale!-
-
Quasi!-
Désirée inclinò la testa, massaggiandogli le spalle:- Posso chiederti di …
portarmi un bicchiere d’acqua?- chiese Hayden:- Va bene dal bagno!-
La
ragazza guardò verso l’altra stanza, lì oltre il letto, in direzione della
finestra e obbedì.
Quando
uscì con un bicchierino di carta, che aveva trovato sullo specchio, si accorse
della vista sul Trave:- Wow, ma qui sei a Venezia … - la voce le morì appena si
voltò verso di lui e notò che si era addormentato.
Sospirò,
bevve l’acqua quasi senza accorgersene e cestinò il bicchierino. Quindi, si
mise a carponi sul letto e, inginocchiata accanto a Hayden, lo osservò. Gli
scostò una ciocca dalla fronte, mormorando:- Ma da che mondo arrivi?! Vorrei tanto
riuscire a capirlo! E a capirti!- . Lo scrutò:- Mi vuoi, ma hai paura a
toccarmi! Mi desideri e ti piace venire a letto con me, ma … ti comporti anche
come un cavaliere antico, che deve salvaguardare la mia virtù! Come una sorta
di … sir Lancillotto con la regina Ginevra! Ci manca solo che tu mettessi una
spada in mezzo a noi!- rise brevemente e silenziosa, con un accenno delle
spalle:- Sei l’uomo più incomprensibile che io conosca!- si sporse per baciarlo
sulla fronte e le fece tenerezza così rannicchiato su se stesso. Prese la
coperta piegata in fondo e gliela portò addosso.
Quindi,
si mise sotto a sua volta e si accoccolò lì accanto. Alzò gli occhi per
scrutarlo con un sorriso:- Sarebbe bello essere una regina, Hayden, ma temo che
per me sia troppo tardi!-. Sprofondò la testa nel cuscino, mormorando:- Io
congelo tutto ciò che tocco … come la regina delle nevi!-. Chiuse gli occhi e
si addormentò subito dopo.
Lui,
dal canto suo, aprì leggermente le palpebre. Aveva udito tutto, perché aveva
finto di dormire, per non spingere Désirée a sentirsi costretta a concedersi.
Sorrise nel ripensare al discorso che lei gli aveva appena fatto, ma tornò
serio nel riflettere sulle ultime parole: “Congelo
tutto ciò che tocco!”, come a voler dire:- Distruggo tutto ciò che tocco!-
Quindi,
scivolando su un fianco per poterla osservare, Hayden attese di essere vinto
dal sonno.
Il
sole non era ancora completamente alto, quando lui si svegliò. Désirée non era
più lì vicino e l’uomo si alzò spaurito. Andò in bagno e trovò lo specchio
scritto col rossetto: “Grazie!”.
Nient’altro. Chissà, forse lei aveva capito! Non gli aveva chiesto neanche dei
soldi.
Hayden
si appoggiò allo stipite della porta. Per Désirée stava iniziando sul serio a
provare qualcosa al di là dell’attrazione fisica. Lo dimostrava il fatto di
preoccuparsi dei suoi sentimenti e di volerla con sé in quel viaggio
sull’arcipelago dell’Ecuador.
Désirée
camminava verso casa. Risparmiava così i soldi per il taxi. Il cielo era di
quel colore porpora chiaro, dopo la notte e appena l’alba si annunciava.
Le
braccia cingevano l’addome. Aveva ringraziato Hayden per non aver preteso nulla
da lei, per non aver chiesto la solita nottata piccante.
Ursula
l’avrebbe uccisa, ma, stavolta, Désirée aveva con ché rabbonirla. Era fremente
di andare in America con lui e avrebbe accettato subito se … non fosse stato il dover chiedere il consenso
alla sua carceriera.
6. VIAGGIO
IN ECUADOR
- come?- Ursula la
guardava, seduta al tavolo della colazione, con una tazza di caffè davanti. I
bigodini in testa per mantenersi la permanente e il viso senza trucco la
rendevano … un’orchessa.
Désirée
si fece piccina nel ripeterle:- Il signor Morrison vuole che io lo accompagni
nelle isole Galapagos!-
La
donna più anziana sbatté le palpebre.
In
quel frangete entrò anche Kostas:- Oh, guarda un po’ chi c’è! La mia cuginetta
preferita!- le circondò le spalle col braccio, mentre un tanfo ascellare si
propagava dalla sua abbietta persona e le baciò sonoramente la guancia.
Désirée
chiuse gli occhi con ribrezzo, trattenendo il fiato, intanto che lui si avvicinava poi alla
caffettiera per versarsi la colazione:- Hai portato i marchi?-
-
Già!-
con nonchalance lei si pulì la guancia. Quei 70 marchi li aveva prelevati dal
proprio fondo personale, segretissimo a quei due sciacalli!
Ursula,
a quel punto, ebbe la sua tardiva reazione, ossia una bella risata. E mentre
rideva, spiegò al marito:- La piccola deve avere fatto breccia nel cuore di
quello scultore, pittore … insomma … quel Morrison, avevi ragione, caro!-
-
Perché?-
Kostas guardò la sua “dolce metà”; la donna rispose:- Vuole farsi un viaggetto
latino con lei!-
Désirée
li fissava. Provava tanta di quella rabbia, che li avrebbe presi a ceffoni uno
accanto all’altra. Tuttavia, deglutì il nervoso e chiese:- Allora, posso accettare?-
Ursula
la guardò:- Sarai mica scema a rifiutare?! Fatti pagare bene, piccola! Quello
lì ti vorrà scopare giorno e notte! Mi raccomando! Non meno di 200 marchi!- usò
la sua solita raffinatezza.
Désirée
si sentì affondare mille pugnali nel petto. Fece un profondo respiro e girò i
tacchi con:- D’accordo!-
Al
parco, pianse calde lacrime, mentre scriveva: “Caro Jean, vorrei tanto che
tu fossi qui! Sapresti trovare una parola per consolarmi, come sempre!”
Rimase
a guardare la collana che Hayden le aveva regalato. Quando udì la porta
dischiudersi, si ricordò di averla lasciata aperta. E, a quel punto, nascose la
catenina nel cassetto. L’avrebbe riposta nel doppio fondo del carillon.
-
Ciao,
cuginetta!- Kostas entrò nella stanza. La guardò per un attimo, mentre lei
finse di avere appena iniziato a pettinarsi:- Che fai?!-
-
Non
lo vedi?- Désirée rallentò i movimenti e l’uomo le disse:- Non so se è una
buona idea che tu parta con quell’imbrattatore!-
-
È
un artista, Kostas, e poi Ursula ha detto che va bene!- lei riprese a
spazzolarsi energicamente.
Lui
le si avvicinò:- D’accordo, ma … che fine ha fatto la tua regola del non
coinvolgimenti … -
-
E
chi ti dice che io mi lasci coinvolgere?- la ragazza posò la spazzola e andò in
bagno.
Kostas
la osservò. Infine … non gli era sfuggito il gesto furtivo della cugina e aprì
il cassetto.
Appena
Désirée rientrò, trovò lui con la collana in mano:- Perbacco … è giada
autentica!-
-
Lasciala
… è mia!- lei subito si avventò verso l’uomo per strappargliela di mano.
Kostas,
però, allontanò il braccio e sospinse la giovane:- Scherzi?! Con questa, come
minimo, ci compro un televisore nuovo, se la rivendo! Chi te l’ha regalata?- la
scrutò. Quindi, capì:- Ah … il tuo cliente preferito! Beh, poco importa!- si
diresse verso l’uscita.
-
No!
Kostas … ridammela!- Désirée lo supplicò con quasi le lacrime agli occhi,
inseguendolo.
L’uomo,
però, fu irremovibile e la spinse ancora, quando lei cercò di fermarlo.
-
Smettila
di fare la cretina!- le bofonchiò e uscì.
Désirée
ricadde contro il tavolo. Guardò verso la porta. Si premette la mano sulla
bocca e pianse in silenzio.
Ursula
si vide arrivare il marito con un televisore nuovo di zecca.
-
E
quello lì … mi vuoi spiegare come te lo sei procurato?-
-
Diciamo
che è un regalo della piccola!-
-
Désirée?-
-
Se
avessi visto il gingillo che le ha regalato il suo pittore! Gli altri clienti
non le fanno di questi regali!- Kostas sistemò il nuovo acquisto, dopo aver
tolto di mezzo il vecchio apparecchio.
Ursula
fece un sorriso stupito:- Sul serio? Bene, bene … ho visto giusto
nell’acconsentire a farla partire con lui! Con quello che Désirée gli darà là
in America … quello la compenserà così tanto che io e te ci rifaremo la casa!
Ho sempre sognato la lavastoviglie, tesoro!-
-
L’avrai,
orsacchiotta mia!- Kostas la baciò sulla bocca e la moglie ridacchiò.
Rolph
Weiß era una sorta … boh … come definirlo?! Libertino … debosciato … porco?
Désirée lo scrutava con una labbro accigliato, accomodata sulla Limousine di
questo, mentre lui rideva come uno scemo, con tre ragazze (forse colleghe di
lei) accalcate accanto.
La
giovane guardò Hayden, che le teneva un braccio attorno alle spalle e si
domandavano come potesse conoscere un soggetto simile.
-
Sai
che il tuo quadro fa la sua splendida figura nell’ingresso della mia villa,
caro?- il biondiccio Rolph divenne apparentemente serio per dire quelle parole,
ma tornò a sghignazzare nel dire:- Eccita le mie ospiti!- fissò felino la bruna
lì sotto il suo arto destro.
Questa
reagì come una gatta in piene fusa e Désirée guardò ancora Hayden.
Lui
rideva, ma per cortesia e la fissò:- Che c’è?-
-
Sei
bella, Désirée, proprio uno gingillo da collezione!- Rolph le parlò e lei lo
scrutò. La ragazza indossava una parrucca mora, liscia e lunga, abito nero e
abbastanza corto ed attillato. Scollatura all’americana e … squadrò il tizio
vestito di bianco e rosso, con catenina a sporgere dalla camicia con la peluria
con:- Devo considerarmi lusingata?-
Hayden
la guardò con un mezzo sorriso divertito, capendo che lei stava per affondare
gli artigli.
-
Certamente!
Credo tu sia l’invenzione più eccitante degli anni ’80!-
Désirée
fissò con un sopracciglio corrugato le oche che stavano con lui, non troppo
preoccupate di essere messe in ombra e mormorò:- Se lo dici tu!-
La
destinazione era Amburgo, l’attico di qualche amico di Rolph, forse idiota come
lui!
Infatti,
erano tutti lustrati come per una sfilata di moda, ma … scemi!
Désirée
avrebbe voluto tanto prendere la porta ed andarsene e … in un certo senso …
supplicò Hayden:- Ce ne torniamo a casa?-
Lui
corrugò la fronte:- Non ti senti bene, Desy?-
Quel
nomignolo la coglieva sempre impreparata e … imbambolata, ma ci pensò Rolph,
che aveva udito, a dare un suo parere:- La piccolina vuole già restare sola con
te a … fare bisboccia? Sei fortunato, Hayden!-
Questo
fece cambiare idea a Désirée, che zittì per non dare a quel mentecatto partita
vinta e il suo accompagnatore fissò sia l’altro uomo che lei:- Cerca di
rilassarti, tesoro, ci sono qua io! Nessuno ti mangerà, promesso!-
La
ragazza lo scrutò e sospirò, sentendo il braccio di lui scivolarle a vita.
Canzoni
sia tedesche che inglesi delle ultime hit parade erano sparate a mille. Un
terrazzino che dava sulle luci di Amburgo era di libero accesso agli ospiti e
le lampade erano accese verso il soffitto.
Désirée
si vide mettere in mano da Hayden un ginger ale, quando iniziò un lento di una
cantante bavarese di nome Nicki.
Hayden
la fece ballare e aveva capito che lei si sentiva alquanto spaesata. Appoggiò
il mento contro la sua tempia e le mormorò:- Sei nervosa, stasera, Desy,
perché?-
Lei
tacque e lui parve volle metterla a suo agio con un complimento:- Nervosa, ma …
stupenda! Anche se continuo a preferirti al naturale!- si riferì alla parrucca.
Désirée
si faceva cullare in quel lento e chiuse gli occhi per un momento. Quando la
canzone terminò, quasi ne fu dispiaciuta. Non se lo spiegava, ma stare tra le
braccia di Hayden … la rassicurava in un certo senso.
Voleva
quasi tentarlo di fare tutto ciò che lui avrebbe voluto, se l’avesse portata via
da quel party, ma vennero sequestrati da Rolph. Li portò nella stanza dove il
padrone di casa, un certo Mayer, stava mostrando i quadri che Hayden gli aveva
venduto.
In
uno c’era un pozzo circondato da campanule, in mezzo ad un cortile e Désirée
ripensò ad un cortile, dell’acqua zampillare, nel silenzio … la gente ora
chiacchierava e rideva, il fumo delle loro sigarette creava quella cortina
tossica. Tutto sembrava divenire sfuocato …
-
Desy!-
Hayden la vide ricadere contro di sé e la sorresse:- Che ti succede?-
Lei
si ritrovò aggrappata alla sua spalla e una donna disse:- Fatela sedere!-
Lui
la sollevò in braccio e la portò sul divano, chiedendo:- Si può avere
dell’acqua?-
-
Le
servirebbe un cicchetto!- rise Rolph, ma qualcuno accontentò Hayden.
Désirée
bevve e inspirò a fondo. Fissò poi gli occhi chiari dell’uomo, che la
scrutavano preoccupati e interrogativi e lei deglutì:- La testa ha … iniziato a
girarmi per la troppa gente, non ti preoccupare!-
Lui
serrò le labbra, percorrendo il suo viso con lo sguardo.
Quando
tornarono nella casa della giovane, Desy parve stare meglio. Hayden glielo
domandò e Désirée lo rassicurò con un sorriso:- Certamente!-
L’uomo
non fece in tempo a domandarle se lei volesse essere lasciata tranquilla, che
la vide già sfilarsi il vestito dalla testa, oltre le praline della tendina
divisoria dal soggiorno alla camera da letto.
Désirée
si voltò a fissarlo, spostare quella pioggia tintinnante e scrutarla
emozionato, come sempre.
Lei
lanciò l’abito sulla sedia e gli si avvicinò:- Sto perfettamente, adesso, sei
carino a preoccupartene!-. Alzò lo sguardo intrigante e … splendido a fissare
lui negli occhi.
Hayden
trattenne il respiro appena sentì le dita della giovane intrufolarsi sotto la
camicia, sulla pelle liscia del suo petto e accarezzarlo, fin oltre il limite
della cinta.
Quando
Désirée si portò le sue mani sul proprio corpo, lui si rese conto che si era
tolta anche gli slip neri.
Lo
baciò sul torace e si fece seguire sul letto.
L’uomo
provò a baciarla per diverse volte, finché lei non minacciò di legarlo se non
avesse fatto il bravo, aggiungendo:- Anche se magari ti potrebbe piacere!-
Hayden
scosse la testa:- No, voglio continuare ad accarezzarti e stringerti!-
La
ragazza frappose l’indice tra le loro labbra, accavallata sopra al suo corpo e
mormorò:- Allora, sta’ buono e attieniti alle regole!-
Lui
voleva quasi obbiettare, ma, poco dopo aver detto ciò, Désirée gli tolse
qualsiasi capacità verbale nel scioglierlo dentro di sé.
Erano
le tre di mattina. Hayden era supino accanto a lei. Si voltò a guardarla
dormire e tanti interrogativi gli si formulavano in testa. Il malore di Désirée
poteva essere dovuto all’affollamento, ma la ragazza era abituata a frequentare
le feste. E … perché la casa di Mayer e quel party l’avevano tanto innervosita?
Si
sporse su un fianco, restando appoggiato al braccio sinistro e scrutava lei
rannicchiata come un feto, con le lenzuola strette al petto. La luce della luna
colorava d’argento la sua pelle che aveva quel tocco magrebino.
La
parrucca bruna ancora scivolava liscia sulla sua schiena e l’uomo gliela sfilò
lentamente per non svegliare la ragazza.
I
capelli biondi si sparsero sulla federa del cuscino, non molto lunghi, ma
morbidi. Hayden si sporse ulteriormente per baciarla sulla spalla. Lei rimase
immobile, come imprigionata in un sonno incantato, tipo la bella addormentata e
lui tornò ad appoggiarsi al cuscino, con un lento sospiro.
Chiedere
a Désirée di rinunciare a quella vita per lui … Hayden sapeva di chiederle la
luna, ma … quello che stava crescendo dentro di sé per quella splendida,
misteriosa e piccola donna, come l’avrebbe descritta la Alcott, lo avrebbe
portato prima o poi a … domandarglielo!
Hayden
si recò in piscina, sperando di trovarci Désirée. Infatti … lei era in acqua.
Lui la rivedeva dormire accanto a sé, con la parrucca bruna e … tremendamente
fragile. Esattamente come un cristallo di ghiaccio!
Si
preoccupò di sfilarsi le ciabatte e di prendere gli occhialini. Tuttavia:-
Hayden!- l’entusiasmo gli morì, quando osservò giungere Werther e Wolfgang.
-
E
voi che fate qui?-
-
È
una piscina pubblica, no?- il primo ridacchiò. Quindi, seguì il suo sguardo e
vide una ragazza uscire dalla scaletta. Aveva i capelli biondi bagnati e un
costume chiaro, intero, ma con due spacchi sui fianchi:- E’ lei quella lì?-
Hayden
lo guardò e non ci fu bisogno di rispondere.
Wolfgang
fischiò e Werther esclamò:- Per la miseria, quanta roba, amico! È una pupa da
sogno! Ci credo che sei un suo assiduo cliente!-
-
Vuoi
abbassare la voce!-
Wolf
rise:- Io mi tuffo!-
Una
volta rimasti soli, Werther disse:- Ehi, Hayden, se la tua amichetta ha … una
“collega”, possibilmente uguale a lei, ce la spassiamo il prossimo venerdì?-
-
Non
dirai sul serio?!- lui lo guardò di ghiaccio.
-
Perché?-
-
Beh
… non ha una collega, ok?-
-
Allora
… - Werther assunse un sorrisino furbetto:- … mi dai il suo indirizzo … -
-
Il
suo indirizzo?- Hayden stava cercando di mantenersi calmo.
-
È
una puttana, credi si formalizzi?! Non dirmi che vuoi tu l’esclusiva! Facciamo
una cosa a tre, se preferisci! Venerdì prossimo ci andiamo insieme: te la godi
un po’ tu e un po’ io … -
-
Ascoltami
bene, perché te lo dirò una volta sola!- lui gli afferrò minacciosamente la
spalla.
Werther
osservò il gesto e lo sguardo da lupo pronto alla lotta dell’altro uomo:- Stai
molto attento ai passi che fai, Werther! Désirée non fa orge e non riceve i
maniaci sessuali come te!-
-
Chi
te lo dice? È una sgualdrina!-
Hayden
intensificò la stretta:- Ti ho detto: sta’ molto attento!-. Quindi, si mise gli
occhialini e si sedette sul bordo della piscina. Immerse i piedi a mollo e
controllò che Werther non si facesse strane idee.
Appena
vide che lei si tuffò nuovamente in acqua, seguì il suo esempio. Ora … lo fece
anche per proteggerla da quei due. Wolf era già in circolazione nei suoi
paraggi, ma lui non lo preoccupava particolarmente: era innocuo! La minaccia
più grossa era quello schifoso di Werther, che pareva aver accettato
l’avvertimento, perché se ne rimase seduto sugli spalti.
Hayden
nuotò verso di lei, che se lo vide comparire alle spalle, a soffiarle
giocosamente nell’incavo del collo.
Désirée
si voltò e osservò il suo volto pallido, ma caratteristico, mentre si sistemava
gli occhialetti sulla testa bagnata:- Bonjour!-
-
Ciao!-
lei lo salutò sempre un po’ distaccata.
Lui
notò la sua espressione corrucciata:- Che c’è, piccola Desy?-
-
Niente!-
“Hanno solo venduto la collana che mi hai regalato per un televisore!” quel
tarlo la tormentava dalla festa. Ma su un vestito a scollatura americana, ci
stava che non stesse bene una catenina. Ma ora … lui lo avrebbe notato? -
Perché mi stai così appiccicato? Bollori da sfogare, non ti è bastato ieri
sera?- lei lasciò scivolare la mano sott’acqua, sui boxer di lui, fino
all’inguine; Hayden, però, le afferrò delicatamente il polso con un sospiro
roco:- Non qui, non credi?- le baciò le dita:- Ma se andiamo da te o da me
… se ne può ridiscutere!-
-
Oggi
dimentichi che non è venerdì!- Désirée si allontanò e iniziò a nuotare
dall’altra parte.
L’uomo
la seguì e la raggiunse in mezzo alla vasca. L’afferrò tra le braccia e lei se
ne stupì e stizzì quasi:- Ma … che ti prende?!-
-
Perché?-
Hayden sorrideva accattivante. Guardò verso Werther, come a sottolineare di
star lontano da lei. La ragazza ne approfittò per divincolarsi:- Stringermi
qui, in questo modo! Mi hai appena ricordato che non siamo soli!-
-
Ti
va di venire con me, domani pomeriggio, alla casa di un amico? Cioè … è un mio
cliente e so che non avrebbe problemi a prestarmi la sua casa! Ha la piscina e
lì … saremo soli, perché lui lì ci va per … -
-
…
portarci le sue pollastre?!- Désirée indovinò.
-
Beh
… io e te, lì, ci possiamo concedere le nostre libertà … - la voce gli morì,
appena lei gli cacciò la testa sott’acqua.
L’uomo
riemerse poco dopo e la vide a galla avanti a sé:- Era un sì o un no?-
-
Era
un può darsi!-
-
Allora
… era un sì!- Hayden aveva imparato che i suoi ni erano affermativi:- E domani … è il tuo giorno libero, no?-
-
Che
vuoi dire?- Désirée lo fissò seria.
-
Te
lo spiego domani!- lui vide che Werther se n’era andato e, quindi, poté uscire
dalla piscina, lasciando lei in una tormentosa perplessità:- Hayden, che
significa?-
L’uomo
camminò verso le sue cose e le fece cenno col dito, dicendole col labbro:- A
domani!-; quindi, le mandò un bacio.
Désirée
restò ad annaspare nell’acqua, con quell’interrogativo bruciante. Che si
aspettava da lei quel ragazzo?! Ebbe quasi timore a scoprirlo
La
casa di Kurt Shulman era a Lubecca, perché lui abitava prevalentemente ad
Amburgo. Aveva lasciato delle chiavi di riserva a Hayden, con l’invito di
servirsene quando voleva.
E
lui ora ne approfittò. Fece entrare Désirée, la quale pareva smarrita, con
l’asciugamano appeso al braccio.
Si
guardava attorno e Hayden la scrutò, mentre chiudeva l’uscio e riponeva le
chiavi.
Lei
ancora si dava della pazza per avere accettato. Ma da un lato era stata
curiosa. E pure era come se una parte del suo intimo volesse tornare ad essere
normale! Come prima di quella notte di aprile del 1979.
Sentì
lui accarezzarle delicatamente il braccio e lo guardò:- Non temere, Desy! Va
tutto bene!-
La
ragazza sospirò e annui.
La
piscina era riscaldata, in giardino, ma coperta da una specie di veranda.
Quindi,
non faceva freddo e l’acqua era rilassante.
Désirée
nuotava a dorso e Hayden la guardava, seduto su uno scalino immerso:- Perché
non vieni qui vicino a me?- le chiese.
Lei
lo fissò:- Perché?-
-
Perché
… siamo soli e possiamo coccolarci un po’!-
-
Io
ti ho già detto che non coccolo!-
-
Ma
oggi non sei in servizio!-
-
Lo
so, ma non voglio creare precedenti!-
Si
avvicinò lui, a questo punto. L’afferrò tra le braccia e affondò la bocca
nell’incavo del suo collo.
Désirée
restava con lo sguardo vago. Provò a baciarlo a sua volta sulla spalla.
Hayden
ne fu piacevolmente sorpreso, gemette e sospirò con estasiato abbandono contro
la sua guancia.
Lei
pensò che non ci fosse nulla di male: nessuno li vedeva, nessuno sapeva che
erano lì. Ursula non era al corrente che loro erano lì: “Cerca di tornare una
donna umana, Désirée! Rilassati!”, strinse lui tra le braccia. Capì cosa voleva
dire Hayden sul fatto che era la giornata libera.
Tuttavia
… “Lasciatela
in pace, ragazzi, una volta per sempre! State ogni volta lì a ronzarle intorno!”
“Già … la finite di ronzarmi sempre intorno?”
Hayden
se la vide sfuggire dalle braccia. Désirée s’immerse e nuotò verso il bordo.
Perplesso,
lui la raggiunse. Le percorse l’asse delle spalle con la bocca e le mormorò:-
Facciamo il bagno nudi?-
Lei
spalancò gli occhi sulle proprie dita aggrappate al cemento. Sospirò e
ribatté:- Se hai così tanta voglia di spogliarti … andiamo d sopra!-
Hayden
le scrutò il profilo:- Come desideri tu!-
Erano
nella camera da letto. Lui le baciava il collo e la spalla, sfilandole il
costume. Rimase nudo a sua volta e si premurò delle precauzioni necessarie.
Désirée
lo osservò appoggiarsi con le braccia intorno a lei, sul materasso. Con un
gemito roco, lui si fuse dentro la sua anima femminile. Almeno … ci provò a
toccarla così in fondo. La osservava: la ragazza aveva le pupille dilatate, i
capezzoli turgidi … ma tutte reazioni automatiche e fisiche. Nessun cenno … che
si stesse divertendo.
Le
mani attanagliavano la coperta e Hayden la sollevò contro di sé:- Avanti, Desy!
Lasciati andare!-le sussurrò concitato. Capì che lei si stava mordendo la
lingua per non dire nulla. Quindi, le prese il meno tra le mani e provò a
baciarla.
Désirée
scostò il volto e si appoggiò alla sua spalla. Raggiunse la propria mano,
aggrappata a lui e iniziò a ferirsela coi denti, nel soffocare qualsiasi
reazione. Per far tacere i ricordi più dolorosi di quella tortura che s’infliggeva.
Le labbra di Hayden scivolavano morbide e umide sul suo viso, contro
l’orecchio. L’uomo si accorse di quanto Désirée stava facendosi e le afferrò la
mano:- No, tesoro, non tormentarti la manina!- gliela baciò sul segno dei
denti.
Désirée
si ritrovò spaesata. E … disarmata. Niente più valvola di sfogo. Riprovò con la
lingua, ma lui le passò il dito sulla bocca:- Abbandonati, non ti castigare in
questo modo!-
La
fece scivolare sotto le coperte, sul cuscino e cercò quasi di convincerla a
fare l’amore come si deve e non ridurre tutto a del sesso senza senso. Provò a
tenerle fermi i polsi o il viso per impedirle di morsicarsi le mani o la
lingua. Per spingerla a gridare se necessario, ad arrendersi alle sensazioni
naturali della vita. Con baci, con carezze nelle parti intime, cambiando ritmo
nelle spinte. Finalmente, in questo modo, Désirée accennò a lasciarsi andare.
Iniziò ad ansimare e gemere leggermente. Il collo le s’incurvò … - Ops, Hayden,
scusami! Avevo dimenticato che c’eri tu!- quella voce maschile arrivò alle spalle
di lui
Imprecando,
Hayden si tolse da lei, che si premette le coperte al petto: un uomo castano
chiaro, cotonato, che doveva essere Kurt, faceva capolino dalla scala che
entrava direttamente in camera, assieme ad una ragazza.
Sghignazzò:-
Vi ho interrotti sul più bello?-
Serrando
le labbra, Hayden porse l’accappatoio a Désirée, che lo infilò subito.
Lui
si rimise gli slip del costume, stando sotto le coperte. Afferrò la mano di lei
si alzarono insieme, mentre Kurt continuava a ridere con la sua ragazza:- Ma no
… restate, non volevo interrompervi!-
Dalla
sua reazione, Hayden aveva capito che Werther aveva parlato con lui di Désirée.
Si
conoscevano, Kurt Shulman comprava anche dei quadri da Werther.
Ed
era stato questo a seccare Hayden. Pagò la ciambella con caffè caldo per sé e
Desy e andò da lei, seduta lungo il Trave, col copricostume addosso.
L’uomo
le porse il tutto e la scrutò ringraziarlo e sorseggiare la bevanda calda.
Lui
le posò una mano sulla gamba, che la ragazza teneva accavallata. Gesto intimo,
ma … aveva ancora importanza tra loro?
-
Mi
dispiace!- le disse.
-
Di
cosa? Mica è colpa tua!- lei sorseggiò altro caff
Hayden
sospirò. Era quasi sicuro che quel Shulman fosse andato apposta per vedere
personalmente e riferire a Werther che aspetto avesse Désirée senza veli. Era
stato avvisato da Hayden che gli serviva la casa … quindi? Erano peggio delle
pettegole! Oppure era un altro il motivo! Se quel maiale con il pennello avesse
azzardato a dipingere Desy nuda …
-
Ah,
per la Galapagos è sì!- quella risposta di lei fece evaporare la rabbia
dell’uomo. La cullò con un gaudio sornione e propose di rimando:- Ti va di
venire a cena con me? Stasera!-
-
E’
meglio di no!- Desy abbassò gli occhi. Stava lasciandosi prendere dalle
emozioni, prima. Ursula l’avrebbe uccisa se lei si fosse innamorata di Hayden.
- Perché
no? Per quello che è successo oggi?-
La
giovane si alzò. Buttò il bicchiere di plastica e disse:- Sei pericoloso,
Hayden Morrison! Ora … è meglio che torni a casa!-
Quindi,
sotto lo sguardo perplesso e … frustrato di lui, Désirée si allontanò.
La
sigaretta con tabacco e menta piperita rilassò Hayden. La testa era abbandonata
sullo schienale del divano, canottiera e pantaloni della tuta: “Désirée,
Désirée!” la sua mente tamburellava questa nenia.
Ci
sarebbe voluto suo padre. Sapeva sempre trovare una soluzione ai suoi pensieri.
Andò
nel suo studio e sollevò il telo, che ricopriva la scultura in gesso. Désirée
era raffigurata a mezzo busto, testa rivolta verso la spalla, sollevata in
atteggiamento delicatamente e giocosamente vezzoso.
Forse
doveva togliersela dalla mente, come gli aveva consigliato inizialmente Kasten.
Ma non poteva! Capiva di provare qualcosa per lei, che cresceva ogni giorno.
Più Desy si comportava in maniera misteriosa e strana, più lo faceva impazzire.
Lui sospirò.
Decise
di dormirci su. Il mattino dopo sarebbe andato in lavanderia. Caso mai …
Désirée
era a reggersi le gambe con le braccia. Aveva cercato la sua collana nelle
vetrine visibili (essendo domenica) di tutte le gioiellerie o negozi di pegni,
lungo la strada di casa, quel pomeriggio. Risultato: zero! Chissà Kostas che
fine le aveva fatto fare! Serrò le labbra.
L’intimità
con Hayden era stata diversa, quel giorno. Lei aveva iniziato a provare non
solo più bruciante dolore, dettato anche dai ricordi e da ciò che quei rapporti
rappresentavano. Forse perché, stavolta, non c’erano stati i soldi di mezzo.
Ursula non ne era al corrente e questo aveva fatto sì che Désirée si
concentrasse sulle parole di lui , che la incoraggiavano, dolci e passionali,
ad abbandonarsi.
La
sera dopo, però, sarebbe ripartito tutto da capo: lei sarebbe andata alla
birreria di Kasten, avrebbe canticchiato un po’ per attirare l’attenzione di
qualche figlio di papà (o i papà stessi) e avrebbe annullato se stessa un’altra
volta.
Serrò
le palpebre e una lacrima le scivolò sulla guancia:- Oh, Jean … perché non è
toccato a me quello che è successo a te?!-mormorò con la voce carica di magone,
guardando le stelle luccicare nel cielo.
Sistemava
le proprie mutandine bianche di merletto nella cesta, alla lavanderia:- Ma come
sono graziose! Stavo pensando di prendermene un paio pure io!- quella voce maschile,
in falsetto, attirò la sua attenzione. E specie nel vedersi prendere gli slip.
La
ragazza si voltò. Non poté non ridere, riacciuffando la propria biancheria:-
Hayden, che ci fai qui?!-
Lui
rimase imbambolato, estasiato da finalmente quella risata, se pur breve, ma
argentina e fresca. Sbatté le palpebre e disse:- Qui si viene per fare il
bucato, no?-
-
Ehm
… a Lubecca non è l’unica lavanderia! Ce n’è una aperta da qualche giorno,
anche nel tuo quartiere, se non erro!- Désirée lo fissò con quell’espressione stuzzicant.
Hayden
l’avrebbe sollevata contro di sé, su quella lavatrice, se non ci fosse stata
gente! E per un attimo si illuse che lei bazzicasse nei suoi dintorni … per
lui.
Tuttavia,
la giovane parve leggergli nei pensieri e lo trascinò a terra “acciuffandolo”
per i piedi:- L’ho notato quando sono venuta da te, quella sera!-
Hayden
sospirò:- Ah!-. Sistemò pure la propria cesta su una lavatrice e disse:- A
proposito! Hai lasciato il tuo ritratto da me!-
-
Tienilo
tu!- rispose subito lei, piegando le sue cose.
-
Perché?-
-
Perché
… è meglio così!- “Ancora che fa la fine della catenina!” pensò, infine, Désirée.
-
D’accordo!-
sorrise l’uomo.
Quando
… - Hayden, che coincidenza!- Werther, accidenti!
Lui
sbiancò, anche se doveva giurarci che Kurt avrebbe fatto la spia.
-
Ciao!-
subito l’occhio dell’omino cadde su di lei:- Hayden, non mi presenti la tua
amica?- gli diede una pacca sul petto col dorso della mano.
-
Perché?-
chiese lui, leggermente seccato.
Werther
lo guardò. Infine, fissò di nuovo la giovane, rimasta incuriosita:- Beh, pare
che il mio amico qui abbia perso il galateo inglese! Faccio da solo! Werther Han,
piacere, sono un collega del nostro Hayden! E tu … sei un tesoro
graziosissimo!- le porse la mano.
La
giovane accennò un sorriso cordiale:- Désirée è preferibile, grazie!- gli
strinse educatamente l’arto.
Hayden
adorò la sua risposta e Werther non le mollava la presa:- Oh, gli amici di
Hayden sono i miei!- la squadrò.
Tuttavia,
ci pensò lui a rompere la sua “depravata magia”, staccando la mano da quella di
lei e afferrando Désirée a vita, dicendo:- Ok, ha capito, ciao!-
La
ragazza lo guardò imbambolata.
-
Stai
cercando di liquidarmi?- Werther lo scrutò e Hayden lo fissò gelido. Quindi,
l’altro uomo sospirò rassegnato, arrendendosi:- Già, oggi … il mio amico è di
pessimo umore! Piacere di averti conosciuta, dolce Désirée!- sollevò il
cappello di feltro che aveva in testa e si allontanò.
Lei
si sentì attanagliata a Hayden e protestò:- Hayden, vuoi lasciarmi?! Mi stai
stritolando!-. Si liberò del suo braccio, anche perché lui allentò la presa.
Aveva tenuto d’occhio Werther che se ne andasse.
-
Che
t’è preso?! Mica è amico tuo?-
-
Non
esattamente!- l’uomo tornò alla propria cesta.
Lei
lo guardò, mentre lui concludeva:- Un conoscente, un collega, niente di più!-
-
Ti
sei comportato come se … quello fosse il mostro di Düsseldorf!-
-
Non
è un tipo raccomandabile, va bene?- spiegò Hayden, con un sospiro appena
spazientito.
-
Sì,
mi è sembrato un po’ viscido, ma non più di altri! Sapessi quanto ne ho visti!-
sulle labbra di Désirée si dipinse un sorriso amaro. E lui notò quel velo di
amarezza anche nello sguardo, che le divenne cupo. Era fissato nel vuoto,
quindi tornò a guardare il suo volto:- Non temere! Ho imparato da tempo a
diffidare dai paroloni stucchevoli che ti cariano i denti e dalle faccette
innocenti da bravi ragazzi!- era molto acre, ora. Hayden volle capirne di più,
ma il suo tono divenne più leggero e quasi scherzoso:- Inizialmente lo feci
pure con te! Dopotutto … hai accettato di venire con una come me, malgrado la
tua aria da angioletto!-
Lui
la scrutò:- Sì, ma io … volevo conoscerti già da prima, da quando ti vidi alla
birreria di Kasten, cantare per quel trichecone che stava con te! Non sapevo
fosse … quello che era! Credevo fosse il tuo ragazzo e ciò … mi disgustava,
perché poteva essere tuo nonno!-
-
Ti
dispiace se cambiamo argomento?- Désirée lo guardò infastidita e supplichevole
insieme:- Parliamo dell’Ecuador, piuttosto! Eccitato? Mi avrai con te sette
giorni su sette!- arricciò il naso:- Non ti stuferai?-
Hayden
si sporse sulla lavatrice, racchiudendole le mani nelle proprie:- Ah, non vedo
l’ora!- sospirò beato, rispondendo anche alla sua domanda con un sottointeso: “No,
scherzi? Come posso stufarmi di te?!”
Lei
non volle affrontare il discorso del prezzo. Perché rovinare quel suo bello
sguardo da sognatore?
Il
giorno delle Galapagos!
Il
discorso tariffa, malgrado fosse per Hayden che per Désirée, era stato
affrontato!
Lui
aveva fatto finta di non battere ciglio. Tuttavia, gli scottava. Si era fatto
promettere, in cambio, di andare alla sua mostra, appena Von Hoffmann sarebbe
rientrato dal suo viaggio
Désirée
aveva replicato:- Vedremo, non faccio promesse!-
Niklas
li aveva preceduti di un paio di giorni. La sua casa era una delle poche, dato
che era una zona ancora molto selvaggia.
E
c’erano pure già Kurt e Amadeus Litz, un austriaco che amava molto … giocare a
poker e guadagnarsi il proprio (oltre che la rendita paterna) in questo modo.
Subito,
loro due vennero accompagnati nella loro stanza. La maggior parte credeva che
Désirée fosse la nuova fiamma di Hayden. Kurt sicuramente conosceva la verità,
ma non aveva detto nulla.
La
loro camera sembrava scolpita in pietra d’acquamarina, perché tutto era in
tinta. E aveva una porta secondaria che, con una scala, conduceva direttamente
in piscina.
-
Vi
aspettiamo tutti lì! Mettetevi pure a vostro agio!- sorrise Niklas.
Hayden
e Désirée ringraziarono. Lui guardò poi lei appoggiare le sue cose sul letto.
Osservava il giaciglio a due piazze, con coperte azzurre, come ipnotizzata.
-
Stai
bene?- le domandò l’uomo.
La
giovane donna sbatté le palpebre e lo fissò. Annuì semplicemente. Dunque, si
affacciò alla finestra. C’erano delle ragazze in piscina e il mare si estendeva
oltre, quasi a circondare la villa.
Hayden
l’abbracciò da dietro, baciandole la nuca:- E’ di tuo gusto?-
-
Sì!-
rispose Désirée.
Lui
la osservava e gli parve quasi preoccupata. Come al party di Rolph e Mayer:-
Cerca di rilassarti!-
Lei
aveva immaginato che nessuno sapesse. Quindi, si preparò con un bel costume da
bagno. Il confronto con altre donne la metteva a disagio. O era più corretto
dire … le donne di una certa classe la
mettevano a disagio.
Dunque,
con un bel pareo, col braccio di Hayden intorno alle spalle, scese in piscina.
Le
tre ragazze lì presenti si sollevarono subito gli occhiali da sole,
all’unisono, a inquadrarla.
-
Désirée,
loro sono Brigid, Sina e Olga! Sono le fidanzate rispettive di Niklas, Kurt e
Amadeus!- Hayden si preoccupò di fare le presentazioni.
-
Piacere!-
la giovane strinse la mano a tutte e tre. Si rese subito conto che Sina non era
la donna con cui aveva visto Kurt … quella domenica pomeriggio, quando loro
avevano sorpreso lei e Hayden tra le lenzuola. Perciò, già aveva capito il caro
Kurt … di che pasta era fatto! Pasta
ricavata dal … cotechino?
Non
disse ovviamente nulla, sedendosi sulla sdraio accanto, mentre la bionda Sina,
per l’appunto, le chiedeva:- Finalmente Hayden ci fa conoscere una donna!-
-
Donna!
Ragazza!- precisò la bruna Olga, fissandola poi con un sorrisino … irritante:-
Scusami, cara, ma sei molto giovane! Quanti anni hai?-
-
Quasi
22!- rispose Désirée, scrutando quelle tre con l’occhio clinico. Hayden le
aveva lasciate sole, per far fare loro amicizia, ma a lei già stavano sui
nervi:- Tra un paio di mesi
-
Oh!-
Olga quasi rise per quella puntualizzazione, mentre Sina diceva:- Sì, ma per
portati qui è perché … è qualcosa di serio? Voglio dire, finora … pensavo si
concedesse qualche svago, ogni tanto, ma poi … basta!-
-
Già,
iniziavamo a pensare che fosse un marziano!- ridacchiò la rossa Brigid:- Tu
devi averlo stregato!-
Désirée
le sistemò tutte e tre:- Oh, beh, per il momento tra me e lui c’è un rapporto
di focoso, robusto e sfrenato sesso da perdita di sensi, quasi!- sorrise con
aria che non si capiva se le stesse prendendo in giro o meno:- Devo dire che
non posso lamentarmi! Hayden ha un’abilità amatoria da scioglierti!-. Dunque,
si congedò dalle arpie, lasciate a bocca spalancata, tuffandosi in acqua.
Leggeva
uno dei suoi libri di fiabe, sdraiata nel letto.
Hayden
entrò in quel frangente, posando le sue cose:- Te ne sei venuta via presto!-
-
Il
sole iniziava a pizzicarmi! Rischiavo di fare la tua fine!- notò il rossore sul
naso e sotto la linea degli occhi sul viso di lui, che sorrise:- Potresti,
però, mettermi un po’ di pomata sulla schiena?- chiese lei, prona, facendo
scivolare le spalline del costume giù dalle braccia.
Il
refrigerio della crema le diede sollievo su quella lieve bruciatura e … era
rilassante il massaggio di lui:- Hai fatto amicizia con le ragazze?-
-
Sono
tre vipere!- Désirée le classificò subito.
L’uomo
ridacchiò brevemente con sottile stupore:- E allora cosa avevate tanto da
chiacchierare?-
-
Di
te! Delle tue doti sotto le lenzuola!- sorrise lei. Sentì Hayden fermarsi per
un momento nel massaggio:- Non avevate un argomento più interessante?-
-
Scusa,
ma mi ha infastidito molto il loro atteggiamento quasi di derisione! Mi è
venuto spontaneo descriverti come un toro focoso a letto!-
-
Ah!-
il tono di lui era imbarazzato.
-
Ho
urtato la tua riservatezza inglese?-
-
Sopravvivrò!-
l’uomo la scrutò. Le stava bene quell’accenno di abbronzatura sulla pelle. Finì
di spalmarle la pomata.
Una
volta che questa si fu assorbita, Désirée si voltò:- Grazie!- premendosi al
petto il lenzuolo, che aveva fino a vita.
Hayden
la fissava con quell’aria affascinata e affascinante.
-
Che
hai?-
-
Niente!
È che … poche persone mi lasciano così attonito come te!-
Lei
lo squadrò. Quindi, si sdraiò completamente:- Ormai … a me non può più
scioccare niente!- disse, spostando lo sguardo di lato.
Hayden
corrugò la fronte, restando a fissarla.
La
notte era abbastanza calda. Désirée osservò lui dormire a torso nudo, con i
bermuda e lei era con canottiera e pantaloncini.
Si
alzò e andò giù in piscina, dopo aver preso la carta da lettere che si portava
sempre dietro. E avendo cura di non svegliare Hayden.
Si
mise su una sdraio. Fissò come ipnotizzata l’acqua della piscina e quella del
mare oltre il parapetto.
Iniziò
a scrivere: “Mio caro Jean, sono qui … in
questo selvatico arcipelago sudamericano a … godermi una vacanza tropicale?
Fosse vero! So che disapproverai certamente, ma Hayden è diverso!”. Guardò
ancora le onde lambite dalla brezza. Sospirò: “Mi dispiace, Jean, perdonami se sono stata tanto stupida! Potesse il
mio grido arrivare diretto a te! Mi devo servire di tramiti!” una lacrima
colpì il foglio.
Hayden
mosse la bocca e cercò Désirée con la mano. Non la trovò e staccò la testa dal
cuscino:- Desy!- chiamò con voce assonnata.
Kurt
fumava una sigaretta e osservava lei in piscina. Guardò Sina dormire col top e
le culotte. Dunque, spense la sigaretta nel posacenere e si apprestò a
raggiungere Désirée; ciò nonostante … vide Hayden batterlo sul tempo. Si
nascose dietro al muro e poi tornò in camera.
-
Non
riuscivi a dormire?- chiese lui alla ragazza.
Désirée
aveva già finito di scrivere e messo la lettera nella tasca dei pantaloncini:-
Già!-
L’uomo
la baciò sulla nuca:- Non siamo abituati a questo caldo, eh?-
Lei
annuì. Quindi, osservò Hayden guardarsi bene in giro. Alla fine, l’uomo si
spogliò del tutto e si tuffò in acqua. La fissò, riemergendo:- Non immagini che
sollievo qua dentro!
La
ragazza abbozzò un mezzo sorriso:- Non hai paura che una delle tue amiche
scorga le tue chiappette al chiaro di
luna, ma soprattutto … -
-
Tutti
dormono!- Hayden sorrise:- Tuffati anche tu!-
Désirée
lo scrutò. La voglia di refrigerio era troppo prepotente. Si denudò e lo
raggiunse nell’acqua.
Lui
continuava a sorridere:- Brava!-. Nuotò verso di lei, che mise una mano
avanti:- Non farti strane idee, come farlo qui!-
-
No,
che pensi?- Hayden riuscì a prenderla fra le braccia.
-
Dillo
anche al tuo radar sottomarino!-
Hayden
appoggiò la fronte alla sua:- Prometto che farò il bravo fintanto che saremo
qui, sotto gli occhi di tutti!-
Désirée
lo scrutò. I suoi occhi erano così belli, la sua bocca invitante. Dovette farsi
violenza per resistere all’impulso di baciarlo:- Sarà meglio salire, prima di
svegliare qualcuno!-
-
Come
desideri!-
Una
volta in camera, ancora mezzi bagnati, Hayden la strinse a sé e lei distanziò
le labbra:- Che vuoi fare?-
-
Niente,
è che … quest’aria mi rende talmente eccitato!-
Désirée
lo scrutò e lui la baciò su tutto il volto e il collo:- Fa’ l’amore con me!- le
disse, a fiato rotto e concitato, guardandola negli occhi.
-
Fino
a ché ci saranno i soldi di mezzo, non potrà mai accadere in questo modo!- lei
scosse la testa.
L’uomo
le sussurrò:- Vorrà dire che … questa notte me l’abbonerai!- capovolgendola
sotto di sé.
Era
quasi mattina, quando Hayden venne svegliato da un pianto sommesso. Aprì gli
occhi e vide Désirée, coperta da un accappatoio, in un angolo della stanza, a
singhiozzare silenziosa più che poteva.
-
Desy!-
l’uomo saltò fuori dal letto:- Che succede?- infilò i bermuda. Aveva perso
un’altra battaglia, prima, ma ora … perché lei piangeva?
Désirée
si stringeva i lembi dell’accappatoio nei pugni, stando rannicchiata contro la
parete.
Hayden
la prese per le spalle, tirandole su il volto. La ragazza doveva aver fatto una
doccia e singhiozzava senza sosta:- Che c’è? Desy, parla! Mi fai preoccupare!-
-
Sono
stata io!- mormorò lei, con voce rotta.
-
A
fare cosa?-
Désirée
chinò il capo, piangendo ancora e si appoggiò a lui, senza rispondergli.
L’uomo
restò a scrutare i suoi capelli biondi umidi. La strinse. Non capiva, ma non
insistette oltre per il momento.
L’oceano
era immenso. E con l’alba a sorgere … pareva esserlo ancora di più. Désirée non
lo aveva mai visto prima d’ora e ne sentì una rispettosa ammirazione. Come
quando aveva visto la catena delle Alpi, da bambina.
La
brezza tropicale le colpì i capelli che le sfioravano la base del collo; così,
il lungo vestito color panna, a piccoli ciclamini disegnati, con le maniche
corte, fatte a balze.
Le
braccia la cingevano, come se la Désirée bambina del passato, ma in
quell’angolino del suo io, la consolasse: “Su, grande Désirée, non essere
triste! Non piangere! Io sono sempre qui … dentro al tuo cuore … quando hai
voglia di darmi retta! Tu non hai colpa di nulla!”
“Già
… io non ho colpa di nulla! Tranne di essere Désirée!”. Chinò la testa,
osservando delle conchiglie abbandonate dai paguri, forse, toccarle le dita,
mentre le onde tiepide le trascinavano.
Aveva
lasciato Hayden addormentato in camera e aveva apprezzato che lui non le avesse
fatto delle domande in merito al suo sfogo.
La
doccia era ciò che le veniva in mente di notte, ogni qual volta si svegliava di
soprassalto. Ed ora … l’oceano parve chiamarla … sensuale ed attraente …
Désirée si stava per sciogliere i legacci che tenevano insieme il vestito
leggero sul petto formoso.
-
Sei
mattiniera pure tu?- quella voce le fece rilegare il primo lembo che già
scorreva tra le sue esili dita. Si voltò e vide Kurt, in tenuta da spiaggia.
Appena
lui si avvicinò, si tolse la maglietta. Chiara forma di esibizionismo dei suoi
pettorali. Ormai Désirée aveva imparato a conoscere la psicologia maschile come
una pedagogista quella infantile:- Ti piace qui?-
Lei
annuì e tornò a fissare il mare:- E’ un posto rilassante!-
Kurt
scrutava la ragazza:- E tu sei molto bella!-
Il
rilassamento andò diminuendo e Désirée disse un serio e frettoloso:- Grazie!-
-
Non
mi sono ancora scusato con te e Hayden per … quel pomeriggio in cui … -
-
Lascia
stare!- lei tagliò corto e l’uomo concluse:- Come devo ringraziarti per non
aver detto a Sina di … -
-
Non
sono affari miei!- la giovane lo guardò.
Kurt
osservava quelle ciocche di miele danzarle tra gli occhi e la fronte. Quant’era
uno schianto! Come prostituta doveva avere la fila di clienti alla porta! Lui
disegnò un ghigno:- Hayden sa com’è fortunato?- finse di crederla la ragazza di
mister Morrison.
Désirée
s’incupì del tutto. Chinò la testa, muovendo con disagio i piedi nella melma
sabbiosa. Quindi, una volta che un’onda glieli ebbe puliti, mormorò:- Sarà
meglio che torni da lui!-. Raccattò le infradito e fece per allontanarsi.
Kurt
parve non d’accordo. Le prese il polso:- Aspetta, mi abbandoni così?-
Lei
osservò il pollice dell’uomo accarezzarle la pelle dell’arto. Riuscì a
divincolarsi e a dire:- Io non sono né Sina né la tua amichetta di Lubecca,
Kurt!-. Dunque, poté andarsene, cercando di farlo più rapidamente.
Lui
restò a guardarla. Werther aveva avuto ragione: quella ragazza faceva perdere
tutti i lumi cerebrali.
Désirée
guardava Hayden addormentato. Lui aprì gli occhi e se la trovò lì accanto,
seduta sul letto. Sorrise, ancora un po’ assonnato:- Ehi, cosa c’è?-
-
Niente!-
lei scosse la testa.
L’uomo
si eresse col busto, passandole la mano sulla guancia:- Hai un’aria strana!
Stai bene?-
Désirée
lo scrutava. Chissà se Hayden era a conoscenza della pasta con cui erano fatti
i suoi amici:- Sto perfettamente!- la ragazza si alzò.
Lui
rimase a fissarla:- E’ passato ciò … che avevi questa notte?-
Lei
s’immobilizzò un attimo, guardando fuori:- Sì! Non … era nulla di ché!-
-
Ti
sta davvero bene quel vestito!- Hayden lo disse dopo un momento, cullandola in
uno sguardo languido.
-
Grazie!-
Désirée liquidò frettolosa il complimento:- Ti conviene alzarti se vuoi far
colazione!-
-
Per
forza?-
-
Non
ti aspetterai che te la porti a letto, vero?-
-
No
… potresti portare la tua persona, invece!- l’uomo glielo accennò con l’indice.
Lei
sorrise:- Sei insaziabile, per la miseria! Su, signor Morrison, muovi il tuo
sederino!-
L’idea
di quel giorno fu di andare a fare immersioni.
Tutti
loro avevano avuto delle esperienze, in merito. Compreso Hayden, in Sicilia.
Désirée
… lo aveva visto fare solo da Farrah Fawcett e Cheryl Ladd in “Charlie’s angels”
in tv.
Niklas
aveva tutto l’occorrente: mute, bombole e maschere. Ovviamente le pinne.
Hayden
osservava Desy fissare la barca di herr Klopf rallentare, un volta giunti in un
buon punto per immergersi:- Sei nervosa?-
-
No!
Perché?- c’era della palese ironia nella voce di lei.
L’uomo
le prese la mano:- Tu stai vicino a me e non ti succederà niente!-
La
ragazza guardò la sua espressione ottimista e fece un profondo respiro, mentre
Hayden le ammiccava:- Ti piacerà, vedrai!-
-
Siete
pronti?- chiese Niklas.
-
Sì,
Desy starà con me! È alla sua prima immersione!-
Désirée
notò delle risatine delle tre viperette: era tanto strano che lei non avesse
mai potuto frequentare posti come quelli e praticare quello sport?
Si
misero gli occhialini e il boccaglio. La ragazza imitò Hayden, che si sedette
sul bordo, schiena rivolta al mare.
Olga
rise ancora con Sina e si tuffarono.
Lui
scosse la testa verso Désirée per dirle di ignorarle. Quindi, con uno slancio
all’indietro, caddero in acqua.
La
giovane si ritrovò spaesata. Le bombole pesavano e non c’era abituata.
Soprattutto … avere le pinne ai piedi. D’in tratto il boccaglio le scappò dai
denti e … si sentì mancare il respiro.
Si
sentì subito afferrare la mano: Hayden l’attirò a sé e le rimise la mascherina
dell’ossigeno tra le labbra. Si accertò che lei stesse bene. Appena Désirée gli
fece cenno con un sorriso grato e sollevato, lui se la trascinò insieme.
Niklas
pure parve essersi preoccupato, perché si era fermato per capire la situazione.
Hayden
gli fece ok con la mano, l’amico lo ripeté e proseguì con la sua ragazza,
Brigid.
La
flora e la fauna che trovarono piacque molto a Désirée. Hayden le indicò un
granchio che camminava svelto, con le zampette, agitando le chele, tra i
coralli
Il
sole filtrava tra le onde. Una tartaruga marina si lanciava come se stesse
facendo delle bracciate con i propri arti fatti a pinna.
I
piccoli pesciolini colorati creavano delle spirali e c’era un branco di
delfini. Désirée e Hayden si trovarono a nuotarci in mezzo, senza che i docili
cetacei se ne intimorissero.
Lei
non si era mai sentita così felice, probabilmente; guardò i delfini danzare
attorno a loro e Hayden allungò una mano per sfiorarne uno sul becco. Sapevano
che fino a ché restavano in mezzo a questi angeli, nessuno squalo li avrebbe
attaccati.
La
ragazza voleva quasi ridere. Subito, un tenero bestione, forse una femmina, la
sfiorò per gioco. Désirée, con naturalezza, si aggrappò alla robusta pinna
dorsale.
Lui
la osservò nuotare in sincronia con l’animale e gli occhi divennero compiaciuti
e meravigliati.
Quando
risalirono la scaletta della barca di Niklas, si levarono boccagli e occhiali,
ridendo.
Hayden
diede la mano a Désirée ed era bello vederla ridere rilassata e soddisfatta,
finalmente. Erano ancora soli.
-
Non
è tornato nessuno a quanto pare!- l’uomo si guardò intorno, togliendosi le
bombole dalle spalle. Quindi, osservò lei passarsi la mano tra i capelli
bagnati, dopo essersi pure liberata del peso sulla schiena. Lo guardò e tornò a
ridere. Hayden non poté non seguirla, con le mani sui fianchi:- Ti è piaciuto,
avevo ragione!-
-
Già!
Non è stato come cavalcare un plesiosauro, ma … è stato lo stesso fantastico!-
-
Come,
come? Désirée Chanterelle che ha detto la parola: “Fantastico!”?-
-
Oh,
sì, ci puoi ben credere!-
-
Cielo,
rischio di morire per la meraviglia!- Hayden la canzonò bonariamente, facendo
per allontanarsi.
-
E
smettila di sfottermi!- sorrise la ragazza, colpendolo delicatamente con
l’elastico degli occhiali.
Lui
si morse il labbro inferiore, in segno di buffa eccitazione:- Ah, sì,
frustami!- la guardò un istante.
Lei
lo colpì per tutta risposta con un calcetto nel didietro, facendolo
sobbalzare:- Piantala, ho detto!- rise.
Erano
seduti sulla sponda della barca, coi piedi a penzoloni. Désirée si stupì di se
stessa nel voler conoscere di più su Hayden:- Tu non hai altri aneddoti
piccanti della tua vita da raccontarmi?-
-
Sì,
ho fatto il pornodivo per una casa cinematografica britannica, per film vietati
ai minori! Avevo 18 anni!-
Désirée
lo scrutò:- Sii serio per una volta!-
-
Chi
ti dice che io non lo sia?! Ho fatto anche lo spogliarellista! Dovevi vedere
come quelle donne volevano il mio corpo!-
Lei
lo fissava. Dunque, sollevò i piedi, scrutandoseli:- Non ti credo neanche un
po’!-
-
Perché?-
Hayden parve quasi deluso:- Trovi assurdo che una donna mi desideri?-
La
giovane sorrise per non scoppiare a ridere:- Dati i tuoi precedenti con Annika
… no! Ma … non ti ci vedo a essere
pagato per … essere quasi come me!-
-
Tu
non mi hai mai desiderato?- lui alzò un sopracciglio, con un sorriso che
Désirée lo desiderò in quel frangente. E non era l’unica volta, quella!
Distolse
lo sguardo, dicendo:- Io non faccio testo!-
Hayden
sospirò e lei cambiò discorso:- Dai, ora dimmi la verità!-
-
Vuoi
proprio?- lui fece un profondo sospiro:- Mio padre avrebbe voluto che io
studiasse ad Oxford e mia madre a Cambridge! Provarono pure ad iscrivermi a
Eton, ma … non era per me! Loro temevano che io dall’arte rimanessi deluso, ma
mai fui tanto solo come quando ero in quella scuola superiore di lusso! Così,
andai a studiare in un liceo artistico di Bristol! E … eccomi qua!-
-
Tu
hai talento! Sarebbe stato un peccato non sfruttarlo!- Désirée lo scrutò.
L’uomo
la osservava:- Perché mi piace solo quando me lo dici tu?-. Desiderava
baciarla, anche se lei lo avrebbe senz’altro respinto, ma:- Eccovi,
piccioncini!- la voce di Brigid li interruppe sul loro têt-a- têt.
Hayden
restò a scrutare con quasi una palesi il volto di lei: voleva finire sulla luna
con Desy, su un’isola deserta, in qualsiasi posto dove nessuno li avrebbe più
disturbati proprio sul più bello!
Presto
arrivarono anche gli altri e Sina propose:- Perché non vieni a fare shopping con
noi, Désirée?-
-
Veramente
… - lei tentennò, guardando le tre ragazze e Hayden:- Non sembra male!- le
mormorò lui.
-
Su,
cara, penso che possiamo rubarti al tuo boyfriend per un pomeriggio!- sorrise
Olga.
La
giovane premette le mani sulle ginocchia, stringendosi nelle spalle:- Va bene!-
non era convinta, ma lo fece più per Hayden che per sé.
Sina
si ripassava il rossetto lucido e Kurt la baciò nell’incavo del collo:- Sei
stata gentile ad invitare Désirée con voi!-
La
donna disegnò un sorrisino furbetto sulle labbra appena truccate:- Dì la
verità, tesoro! Chi è quella ragazza?-
Lui
si appoggiava alla specchiera, con le braccia conserte:- Che vuoi insinuare?-
-
Ho
beccato Hayden accarezzarla molto … liberamente! So che non dovrebbe esserci
nulla di male, ma lei, credendo che nessuno la sentisse, gli ha fatto uno
strano discorso! Insomma, non me la conta giusta! Hai … qualche indiscrezione a
riguardo?- Sina assunse un’aria innocente, anche se lo era tanto quanto un
anaconda.
-
Piccola
intrigante!- Kurt si avvicinò sorridente al suo viso, baciandole il naso e la
ragazza ridacchiò frivola:- Diciamo che … da fonti nascoste … ho saputo che lei
è qui … su commissione!- concluse lui.
Sina
spalancò la bocca scioccata e divertita insieme:- E’ una prostituta?-
-
Sst!
Non ti fare sentire!-
-
Scusa,
Hayden ha avuto bisogno di pagare una donna per … -
-
Che
vuoi che ti dica! Magari … lui si eccita così! Sai, lei non può tirare fuori la
scusa del mal di testa!-
-
Avevo
capito che non era del nostro ambiente, ma una di quelle … non l’avrei creduto!
Aspetta appena lo racconterò alle altre!-
Kurt
l’ammonì con espressione burlesca e Sina si fece cenno col dito sulla bocca:- Sempre
con una certa discrezione, amore mio, tranquillo!-
7.
UNO
STRANO GRUPPO DI AMICI
Brigid e Olga ebbero più o meno la medesima reazione di
Sina. Quindi, uscirono con Désirée con … un tutt’altro spirito.
I
negozietti dell’isola di Santa Cruz, dove alloggiavano, erano davvero carini. I
mercanti esponevano la loro mercanzia:- Dos!- un tizio vide Desy e le propose
due bei bracciali di corallo, osservando il suo di caucciù.
La
giovane scosse la testa, sorridendo.
-
Oh,
per me due, grazie!- Olga se li mise al polso. Costavano circa 40 dollari,
essendo di corallo autentico. Lei cercò di mercanteggiare almeno per 30
dollari. Quindi, guardò Désirée, dicendo:- In fondo, non sono cari! Posso
permettermeli!-
La
ragazza la percorse con lo sguardo e, per un istante, presuppose che quella le
stesse lanciando una frecciata. Tuttavia, si tenne salda la tracolla e proseguì
il cammino.
-
Sai,
i genitori di Olga fanno parte dell’ambasciata tedesca!- spiegò Sina.
-
Ah,
ah!- disse lei, non dimostrandosi più di tanto interessata:- Mentre i tuoi,
Sina? Sono i discendenti degli Hannover?- lo chiese con quella sottile ironia,
che il cervello superficiale dell’altra ragazza più vecchia non colse che … la
stava prendendo in giro:- Hah, hah!- rise:- Sei spiritosa! No, sono due comuni
direttori di due multinazionali!-
-
Oh!-
lei annuì con leggero imbarazzo. Preferì non chiedere nulla a Brigid. Sospirò,
quando fu questa a domandarle:- E i tuoi?-
-
Che?-
-
Sì,
i tuoi genitori cosa fanno?-
Désirée
tagliò corto con:- Si godono la pensione!- si affacciò ad una vetrina, mentre
quelle continuarono:- Tu cosa fai, invece?-
-
Io?-
lo smarrimento si dipinse sul viso di lei, mentre le guardò. Tornò a fissare
impacciata la vetrina:- Tanti lavori qua e là, nulla di minimamente
paragonabile a voi!- “che vivete con la rendita di paparino!” pensò.
-
Già!-
disse tiepida Sina. Guardò i costumi da bagno che fissava Désirée:- Ci stai se
io e le ragazze ti regalassimo un costume e un abito da sera?-
Lei
le osservò spaesata:- E perché?-
-
Come?
Ci deve essere un perché per fare un regalo?- Sina assunse un’aria amichevole.
Désirée
le osservò bene. Disegnò un sorriso cordiale:- Grazie!-
Entrarono
nel negozio. Lei si guardava un po’ in giro.
-
Che
ne dici di questo?- Brigid le mostrò un costume … intero? Non si capiva. Aveva
uno spacco vertiginoso sulla parte davanti e dietro. Era colorato, mentre Sina
le esibì un abito da sera:- Oh, questo è proprio un amore!-. Anche quello aveva degli spacchi non
indifferenti - Io credo che … -
-
Ti
staranno una favola! Provali!- la incoraggiò Brigid.
Désirée
pensò di aver capito il gioco di quelle tre. Ma … come potevano sapere che lei
… ? No, impossibile!
Sia
il costume che l’abito le stavano perfettamente, in effetti.
-
Grazie
infinite!- sorrise cordiale a Sina, Brigid e Olga, al momento dell’uscita dal
negozio.
-
Oh,
per così poco, cara!-
-
Non
ci hai ancora raccontato in che modo hai fatto perdere la bussola al nostro
Hayden!-
Lei
sbuffò tra sé: “Domande, domande e domande! Un pacchetto di cavolacci loro?!”-
Cosa volere che vi racconti?! È successo!- fece spallucce.
-
Ma
come l’hai conosciuto?-
-
In
lavanderia!- rispose la giovane e questo parve essere molto esilarante per
Olga, che scoppiò in una fragorosa risata, che tentò di soffocare, tappandosi
la bocca.
Sina
la colpì col gomito, mentre Désirée si voltò a fissarla stupita:- Che ho detto
di così divertente?-
-
Oh,
nulla! È che … Olga invece ha conosciuto Amadeus in un autosalone … quando era
andata a scegliersi la sua BMW!- Sina parve ci tenesse a precisare il marchio
prestigioso:- A volte … s’incontra il proprio uomo nei posti più impensati! Per
questo … -
-
Mi
è venuto da ridere!- Olga mentì, sul filo dell’amica.
Lei
le scrutò perplessa. Quelle tra erano così strane! Volevano prendersi gioco
della ragazzina, come la definivano?! Désirée si agghindò, a questo punto, da
donna per la cena.
Hayden
si era appena sistemato il cravattino, quando la giovane uscì dal bagno.
Lui
l’ammirò in quell’abito color bronzo, i capelli un po’ frisé e il trucco ben
curato.
-
Mi
puoi aiutare?- Désirée si reggeva una mano sul seno per tener su la pettorina
del vestito a scollatura americana e l’altra teneva i lacci sul collo.
L’uomo
mosse la bocca per riattivare salivazione e parola:- Certo!- mormorò, mentre
lei si voltava. La profonda scollatura sulla schiena evidenziava la pelle
vellutata dall’abbronzatura.
Désirée
scostò i capelli:- Grazie!-
-
Le
ragazze sono state carine a regalartelo!- disse Hayden. Lei gliel’aveva
mostrato nel pomeriggio. Il costume no!
-
Molto!-
sorrise Désirée e lui non vide la sua espressione sarcastica:- Allora, mi sta
bene?- la ragazza si girò.
L’uomo
la squadrò: due spacchi le partivano dalle cosce, mostrando le gambe come
quelle di una modella:- Talmente bene che manderei a quel paese tutti e ti
porterei fuori a cena, soli io e te!-
Lei
sorrise:- Se vuoi … facciamo una breve comparsata!-
Hayden
disegnò un gaudio:- Giochi sporco sulle mie debolezze, Desy!-
La
ragazza ridacchiò.
-
Capivo
che c’era qualcosa sotto nel momento in cui non lo ha mai baciato sulla bocca!-
commentava Sina, parlottando con gli altri nella sala, dove c’era diversa
gente. Niklas aveva invitato un po’ di persone anche tra i vicini.
-
Io
non me la sento di dare dello scemo a Hayden!- Amadeus sorseggiò della tequila.
Quando
loro due comparvero nel salone, tutti zittirono.
Le
ragazze si compiacquero con Désirée:- Hai inaugurato l’abito nuovo, brava!-
-
Sì
… fa un certo effetto su una ragazzina, eh?- lei lanciò loro questa frecciata,
ammutolendole, mentre si teneva al braccio di Hayden, che la trascinava in
mezzo alla sala, verso i divani.
Quest’ultimo
la scrutò. Sorrise, scuotendo la testa e la giovane si strinse nelle spalle:-
Che c’è?-
-
Désirée,
sei uno splendore!- Niklas le porse un bicchiere con dello scotch.
-
Grazie,
ma bevo solo alcolici leggeri!- la ragazza creò delle risate di humor tra gli
uomini, con questa candida risposta.
Hayden
fu tra questi e si comportò da gentiluomo con:- Subito, mia regina, ti vado a
prendere del vino!-
-
Mercì!-
lei sorrise grata. Fissò Kurt, col cravattino allentato, che l’adocchiava con
l’occhio lucido: doveva essere già un po’ brillo.
Désirée
lo ignorò e continuò a chiacchierare con Niklas, che gli parve l’interlocutore
più piacevole della serata, dopo Hayden.
Dopodiché
era sul divano a ingurgitare salatini per non mandare a stendere le tre vipere,
che parlavano dei loro viaggi alle Maldive, in Thailandia a Bangkok; a Cape
Town in Sudafrica.
-
Anch’io
vorrei portare Desy a Bangkok, un giorno!- quel granello che saturò la sua
clessidra giunse da Hayden, il quale si accomodò accanto a lei, poggiandole un
braccio sulle spalle.
Quel
suo atteggiamento da fidanzato la mise assai a disagio. Désirée si cacciò in
bocca una tartina grossa come un tappo di sughero da champagne per starsene
zitta. Perché avrebbe voluto ribadire a Hayden:- Smettila di sognare!-
Questa
affermazione parve zittire, però, le tre comari. Alla fine, Sina ruppe il
silenzio:- Beh, sì, dovresti portarcela! È magnifica in primavera!-
-
Eh,
già! Ehi, Desy, non ti strozzare!- lui si accorse della bocca gonfia come una
rana di lei, che faticava a inghiottire la tartina.
-
Bevi,
cara!- Brigid le porse un bicchiere e Désirée la fissò, paragonando tanto il
suo “cara” a quello di Ursula. Bevve per buttar giù il boccone:- Scusate!- si
alzò.
L’uomo
la scrutò perplesso e le altre contennero le risatine:- Allora, Hayden,
raccontaci un po’!- Sina si atteggiò a psicoterapeuta:- Come l’hai conosciuta?-
-
Ufficialmente
… in lavanderia!- lui convalidò la verità di Désirée:- Ma io l’avevo già notata
cantare in un locale!-
-
Oh,
è cantante?- Sina fece la gnorri.
-
Ehm
… non … esattamente, ma dovrebbe esserlo, a mio parere!- Hayden posò il piatto
di tartine che si era appoggiato sul ginocchio.
Désirée
constatò di quanto enorme fosse quella casa. Trovò un’ala ancora inesplorata.
Era un salotto tutto in stile indio. Un:- Grac!- la fece sobbalzare. Vide
subito un pappagallo gigante, verde e azzurro, dentro ad una grossa gabbia:-
Ehi!- si stupì, avvicinandosi verso quel punto:- E tu … come ti chiami?-
Il
pappagallo ripeté la domanda con la voce gracchiante, ma la scrutava
incuriosito.
Désirée
se ne divertì e poi lo ammirò:- Sei bellissimo!-
Il
complimento parve fare impressione sul volatile, che agitò le ali, per
risaltare il bel piumaggio. Quindi, si sciolse anche nel risponderle:- Graak!
Come ti chiami? Mi chiamo Mozart, Mozart, graack!-
-
Mozart!-
lei ridacchiò garbatamente:- Piacere, io sono Désirée! Nel caso te lo fossi
domandato!- annuì con divertita riverenza.
-
Désirée,
Désirée!- Mozart ripeté di consuetudine il suo nome e parve farlo con gusto.
Lei
lo applaudì con simpatia:- Bravo!-
-
Gli
piaci!- quella voce maschile le fece morire l’entusiasmo. Désirée si voltò e
non le piacque vedere Kurt.
Mozart
si zittì, spalancando il becco nero, arcuato e poi incassò la testa nel collo
con un timido verso.
Désirée
lo notò:- Tu sembra di no!- si voltò brevemente verso il pappagallo e poi di
nuovo verso Kurt:- Poco fa era più vivace!-
-
Chiamalo
scemo!- lui spense una sigaretta, che aveva tra le dita in un posacenere su un
tavolino.
Lei
tornò a guardare il pennuto e a sorridergli:- Non mi dici più niente?- quando sentì
la presenza dell’uomo dietro di sé:- Quando fai la brava bambina, Hayden ti dà
il cono gelato?-
La
ragazza non volle capire il doppio senso:- Cioè?- chiese stizzosa.
-
Dai
che hai inteso!- Kurt fece scivolare le mani sulle braccia di lei, poggiando la
bocca sulla sua spalla.
-
Ehi!-
Désirée reagì ancora più stizzosa, divincolandosi:- Non penso che a Hayden
piacerebbe vedere che ti comporti così con me!- lo fissò tagliente.
Lui
l’afferrò tra le braccia:- Hayden non può dire nulla, perché non sei sua! Tu non
appartieni a nessuno!-
Da
quelle parole, lei capì che quell’uomo sapeva, che le ragazze di là sapevano.
Tutti lo sapevano:- Toglimi quelle mani di dosso!-
-
Perché?
Se andiamo di sopra, io sono in grado di pagarti il doppio di quello che ti dà
Hayden!-
Mozart
gracchiò quasi percependo la tensione di Désirée, la quale ne approfittò per
dare un pestone a Kurt, che si era distratto.
Fissando
grata il pappagallo, lei tornò immediatamente nel salone.
-
Dov’eri
finita?- Hayden era in piedi a cercarla:- Che c’è?- notò la sua espressione
cupa e la circondò con le mani a vita.
-
Me
ne torno su! Non mi sento bene!-
-
Che
succede, Desy?-
-
Nulla,
ho solo preso troppo sole!- lei gli sgusciò via dalle braccia, prima che l’uomo
potesse farle altre domande.
Il
cuscino odorava ancora di fragranze esotiche, doveva profumarli bene la
cameriera.
Désirée
non volle pensare che fosse stato Hayden a raccontare tutto … a suo discapito,
poi.
Capì
che lui era entrato nella stanza, perché sentì i passi, benché l’uomo cercò di
essere discreto. Forse credeva che lei dormisse.
La
ragazza lo udì svestirsi.
Hayden
notò i capelli umidi della ragazza, che indossava la camicetta da notte, girata
su un fianco. Doveva essersi fatta un’altra doccia.
Vide
che era sveglia. Quindi, coi boxer e la canottiera, si sedette sul letto, da
poterla guardare in viso:- Stai meglio?-
Lei
annuì appena.
-
Ti
sei fatta una doccia?-
-
Un
bagno caldo!-
-
Mmh!-
lui fece lo stuzzicato:- Potevi aspettarmi!- sorrise.
Désirée
non ribatté.
Hayden
la scrutò:- Posso fare qualcosa per te?- le scostò i capelli umidi dalla
guancia.
-
Oh,
Hayden, finiscila!- lei lo esclamò con voce soffocata ed esasperata, coprendosi
gli occhi e girandosi supina.
-
A
far ché?-
-
Ad
essere tanto carino con me!- la giovane lo guardò e voltò subito lo sguardo.
L’uomo
restò impacciato. Doveva averglielo già detto, in precedenza. Quindi, ci
sdrammatizzò:- Se vuoi, t’insulto!-
Désirée
non poté non ridere, tenendosi la pancia e si girò sull’altro lato.
Hayden
si coricò dietro di lei:- Che succede?- chiese, infine.
-
Voglio
tornare a casa!- rispose la giovane.
L’uomo
si eresse su un braccio:- Perché?- si allarmò:- Qualcuno ti ha fatto qualcosa?-
Lei
mentì:- No!-
-
Le
tre ragazze hanno ancora sparlato da … -
-
No!-
-
E
allora perché?-
Désirée
capiva che per fornirgli una spiegazione doveva raccontare di Kurt e lui ci
sarebbe rimasto male. Quindi, sospirò. Prese la sua mano e se la strinse al
petto:- Va bene, era solo un’idea! Ma … domani sera usciamo fuori a cena
solamente noi due?-
Hayden
sorrise a poco, a poco incredulo. Si riappoggiò al letto, dicendo:- Sfondi una
porta aperta con me!-
Désirée
non seppe perché lo fece, ma lo baciò teneramente sulla mano. Lui se ne stupì,
ma non disse niente.
Il
mattino dopo, quando furono pronti per il bagno in piscina, Désirée decise di
attuare un piano che aveva maturato per tutta la notte. Finché le persone si
aspettavano da lei che si comportasse come una puttana, la spingevano ad
atteggiarsi di conseguenza.
Hayden
la vide varcare la porta del bagno col nuovo costume. Restò con la camicia
hawaiana tra le mani, dopo aver indossato gli slip da piscina:- Desy!-
Lei
lo guardò candidamente e l’uomo concluse:- Cos’è quello?-
-
Un
costume da bagno!-
La
scollatura sulla schiena rasentava quasi il chicco del sedere e quella davanti
era un varco sull’ombelico, fin sotto il seno e sopra il pube.
-
No,
è ciò che ne rimane! Avanti, dov’è il resto?- lui fece un sorrisino ironico.
-
Che
intendi?-
-
Mi
stai dicendo che è tutto lì?-
Désirée
sbuffò e si portò la tracolla della borsa spiaggia sulla spalla, dirigendosi
verso la porta che dava sulla piscina:- Oh, Hayden, ti spuntano i comportamenti
paterni o da zio, adesso? Freud troverebbe il tuo caso interessante!- lo
canzonò bonariamente, uscendo.
L’uomo
sospirò, indossando la camicia, ma lasciandola aperta. Notò lei ancheggiare in
maniera provocante giù per la scala, poi lungo il bordo della piscina.
Niklas
ci volò dentro nello squadrarle la schiena accarezzata appena dalle ciocche,
mosse dalla brezza.
-
Per
la miseria!- commentò Amadeus, versandosi una piñacolada.
-
Gnam,
gnam!- gli rispose Kurt, spostandosi verso quella direzione.
-
Tutto
bene, Niklas?- Hayden, intanto, si preoccupò dell’amico, che era riemerso.
-
Sì,
sì!- questo si arrampicò sul bordo.
-
Oh,
numi celesti!- ridacchiò Brigid, tornando con le altre dall’idromassaggio,
spostato più in là.
-
L’ha
indossato per davvero!- si stupì Sina, sedendosi sulla sdraio e recuperando la
crema solare.
Hayden
sospirò, fissando lei accomodarsi stile Marilyn Monroe sul lettino.
-
Cielo,
cara, non hai paura di decimare i nostri maschietti?!- Brigid le rivolse un
mezzo sorriso.
-
Me
l’avete regalato voi, no?-
-
Sì,
ma … a Hayden non dà fastidio?-
-
Oh,
no, a lui piace!- Désirée si spalmò la crema sulle braccia:- Dice che gli
aumento l’appetito!-
-
Senza
dubbio!- commentò Sina, con un mezzo falso sorriso ingessato.
-
Chissà
come vi scatenate voi due!- disse Olga.
-
Siamo
giovani!- rispose lei, passandosi la lozione sull’addome.
-
Forse
… tu lo sei un po’ tanto per lui!- confermò Olga.
La
ragazza si spostò contro lo schienale del lettino:- Ma Santo Cielo, lo
descrivete come un vecchio Matusalemme! Non è così più anziano rispetto a me!-
si unse le gambe.
-
Tu
sei appena affacciata ai 20 anni! Lui va verso gli anta, tesoro! Capisco che …
la carne giovane lo stuzzichi!- Sina la squadrò come una … Désirée si sentì
proprio una sgualdrina. Ma si rifece. Appena Hayden le raggiunse, accomodandosi
sul lettino a fianco e chiese:- Di che parlate di bello?- temendo discutessero
ancora sulle sue prestazioni sessuali, Désirée lo accontentò:- Oh, ti stavano
descrivendo come un pedofilo, caro!-
Lui
divenne serio e le altre risero nervosamente:- Ma no, tesoro, non volevamo
certo dire questo!-
-
Beh,
mi stavate facendo notare che tra noi c’è una cospicua differenza di età! Ma a
noi non pesa, vero, biscottino?- lei gli mise la mano tra le sue.
Hayden
iniziò a disegnare un sorrisino divertito e complice, stringendole l’arto;
mentre Désirée sfoderava un sorriso carico di dileggio alle altre tre:- Siamo
completamente fatti l’uno dell’altra!-
Lui
iniziò a comprendere il suo comportamento azzardato. Quindi, le baciò la mano,
mentre Niklas li raggiungeva:- Devo farlo solo io il bagno?-
-
No!
Lo facciamo anche noi! Su, Desy!-
-
Mi
sono appena messa la crema!-
-
Fa
nulla! Te la rimetti dopo!- l’uomo era irresistibile. Lei si arrese; quindi, si
tuffarono insieme.
Gli
altri li osservò giocare nell’acqua e ridere. Quando Hayden esordì:- Ah,
Niklas, scusa, ma stasera io e Desy vogliamo uscire fuori a cena!-
-
Perfetto
anche per noi!-
Lui
si spiegò meglio, trattenendo Désirée che cercava di sfuggirgli per gioco:- No,
non capisci: io e lei vogliamo stare un po’ noi due soli!-
-
E
chi non vorrebbe con quella sirenetta?- mormorò Niklas.
-
Che?-
Brigid lo guardò torva e lui si corresse:- Ehm … oh, sì, va benissimo!-
-
È
davvero vivace la cara Désirée!- commentò Sina e le sorrise velenosa.
Dal
canto suo, lei ricambiò, inclinando la testa e sbattendo le ciglia angelica,
aggrappandosi a Hayden. Senza far mancare un agitamento di piedi sull’acqua.
-
Ce
l’abbiamo noi la camera vicina alla loro, sappiamo quant’è vivace!- concluse
Sina. Le altre risero.
-
Pronta?-
diceva, intanto, Hayden a Désirée, aggrappata al suo collo.
-
Ah,
ah!- lei annuì e lui partì a trascinarla.
Désirée
sorseggiava della spremuta d’arancia in cucina, con l’accappatoio addosso e
Kurt, non facendosi sentire, le mise un braccio sull’addome, mormorandole:- Lo
sento, la notte, come fai impazzire Hayden!-
Lei
fu schietta:- Se non mi levi subito quella mano di dosso, faccio finire le tue
palle nello spremiagrumi, è chiaro?-
L’uomo
si tolse. La ragazza lo gelò con lo sguardo e se ne andò.
La
cena si tenne a Puerto Ayora, la città principale dell’isola Santa Cruz.
Il
mare era calmo e sereno come la serata.
Hayden
portò Désirée a mangiare pesce in un ristorante tipico, frequentato dagli
indigeni, ma anche turisti.
Lui
pareva muoversi come se fosse già stato lì:- Hai girato il mondo?- chiese lei,
palesemente stupita.
L’uomo
sorrise:- Beh, il lavoro che faccio mi porta a viaggiare per cercare nuovi
soggetti, con fotografie, schizzi … -
La
ragazza sorrise, addentando l’arroz con camarones; cioè una mistura di
gamberoni, salsa piccante e peperoncini, su un letto di riso.
Hayden
la osservò diventare bordeaux e afferrare con decisone il bicchiere d’acqua.
Scoppiò
a ridere:- Apre le coronarie!-
-
Sei
tu il vecchio, mica io!- Desy lo canzonò, tenendosi la mano vicino alla gola.
-
Ti
va un dolce?- lui glielo propose, mentre passeggiavano nel centro della
cittadina portuale, notando una bancarella.
Désirée
annuì; quindi, l’uomo si rivolse al tizio, che preparava le buñuelos. Lei
osservò Hayden chiederle al cuoco in corretto spagnolo.
Quello
annuì e la ragazza si stupì quando si vide servire in un pacchetto:-
Ciambelle?-
-
Sì,
di mais! Che ti aspettavi?- lui si meravigliò divertito del suo faceto stupore.
-
Non
lo so! Avevano un nome così … altisonante: buñuelos!-
-
Assaggiale,
sono buone!-
La
ragazza ne addentò una e concordò.
-
Graçias|-
insieme ringraziarono il tizio bello abbronzato, che sorrise a lui, mentre lei
si allontanava:- Buena suerte con la chica, amigo!- gli porse la mano.
Hayden
ricambiò il sorriso, gli ammiccò e gli strinse l’arto, ringraziandolo di nuovo.
Lui
fissò Désirée col suo abitino corto, gonna larga a piccole balze, rosa pallido,
con un golf sulle braccia, che sarebbero state coperte solo con delle
bretelline, altrimenti. La buona sorte gli serviva sì, con un pizzico d’aiuto
anonimo del Buon Dio … per far sì che lei si liberasse di tutte le sue rigidità
e i suoi blocchi.
Desy
lo osservò affiancarla. Hayden stava bene vestito con quello stile british:
cappello, giacca aperta, camicia sbottonata sul collo e cravatta leggermente
trasandata, nell’essere allentata sul nodo.
-
Eri
già stato qui?-
-
Una
volta sola, i primi tempi che conoscevo Niklas! Sono stato anche a Quito!-
Désirée
lo percorse con lo sguardo e si rese conto di quanto lui l’affascinasse.
Passarono
per una piccola fiera, prendendo il battello, per spostarsi sull’isola vicina.
Lanciarono
le freccette ad una bancarella e andarono nel tunnel dell’amore:- Dovresti
baciarmi! Di solito funziona così!- le propose Hayden.
-
Ti
faccio fare un bel tuffo nell’acqua, se non la smetti! Anche questa usanza è
molto funzionante!-
Lui
la scrutò con sguardo accattivante:- Sotto, sotto, so che io ti piaccio!-
-
Non
ho mai detto il contrario!-
-
Allora
… dimostramelo!- l’uomo fece per attirarla a sé, ma Désirée lo respinse:-
Questo, però, non vuole dire che io sia obbligata a baciarti!-
Andarono
su dei piccoli autoscontri: si diedero un’aperta battaglia.
Quindi,
giocarono alla pignatta con un fantoccio.
Hayden,
bendato, non riuscì a colpire nulla, ma Désirée sì. Le arrivarono dei
coriandoli addosso e tutti l’applaudirono, mentre lei si sbendava.
Lui
l’abbracciò con trasporto. Forse la gente intorno si aspettava che loro due si
baciassero.
Tuttavia,
Desy si sentì così attratta da Hayden che ebbe persino paura a starci
abbracciata.
Si
staccò impacciata. L’uomo smorzò l’euforia e la giovane si guardava attorno.
Aveva deluso delle aspettative, ma non ci poteva fare nulla.
Erano
sul battello di ritorno. Désirée stava male all’idea di tornare in quella casa,
dove c’era anche Kurt. Guardò Hayden, in silenzio accanto a sé. Era davvero
bello! I lineamenti dolci e gentili lo facevano sembrare a qualcosa di etereo e
ultraterreno. A un folletto leggendario di qualche foresta, come quella Nera in
Germania o nelle terre anglosassoni di lui:- Hayden!- lo chiamò.
Valse
la pena farlo solamente per fissarlo nei suoi splendidi occhi cristallini e
Désirée chiese:- Ti va di passeggiare un po’ sulla spiaggia con me … a Santa
Cruz?-
Lui
abbozzò un sorriso, dopo un attimo:- Certo!-
Il
Pacifico rumoreggiava proprio con le caratteristiche del suo nome, anche se
spesso era tutt’altro.
Hayden
e Désirée erano scalzi, a camminare sulla sabbia. Lui aveva le scarpe in
ciascuna mano e lei i sandali stretti alle braccia conserte.
-
Ti
è piaciuta questa serata?-
-
Sì!-
-
Colpita?-
lui fu buffamente enfatico, fissandola.
-
Sono
molto colpita!- Désirée lo guardò, sorridendo. Era tenero quando cercava la sua
approvazione. Poi, però, la ragazza non poté non ripensare alle sudice parole
di Kurt:- Hayden, posso chiederti un favore?- si guardò i piedi avanzare.
-
Bagno
di mezzanotte?-
-
No!
Potresti trattenerti dagli sproloqui orgasmici, quando facciamo sesso?-
Lui
divenne serio, guardandosi in giro, per essere tranquillo di essere soli:-
Cosa?-
-
Gridavi,
l’altra notte, a letto e … ne sono lusingata, ma gli altri ti sentono quando lo
fai!-
L’uomo
rammentò una battutaccia di Kurt:- Sì, Kurt mi ha lanciato una freddura che io
avrei detto … -
-
“Sì,
bambina, non smettere di scoparmi!”- Désirée ripeté il suo eccitamento con
quasi maestria.
Hayden
s’imbarazzò leggermente:- Sì, era la notte del bagno nudi in piscina, avevo gli
ormoni un po’ su di giri, scusami se ho esternato delle oscenità! Cercherò di
controllarmi!- la guardò:- Altri rimproveri?-
-
Sì,
uno! Quando e come fai il finto fidanzato!-
-
Su
questo … perdonami, ma non ti faccio promesse!- disse lui, con una mano
alzata:- Lasciami fantasticare, ogni tanto, fingere che tu sia la mia ragazza!
Tu … puoi considerarmi, se preferisci, un amico … con cui ogni tanto ti capita
di … fare del sesso!-
Lei
ridacchiò sotto i baffi e lo scrutò:- Come sei buffo!-
-
Buffo,
eh?- Hayden dondolò le scarpe nelle mani, abbozzando un sorriso e guardando la
sabbia chiara:- Tu sei la mia follia più totale che io abbia mai fatto!- la
voce gli morì, quando si accorse che Désirée era rimasta indietro; era
immobile, a fissare l’oceano, le braccia contro l’addome. Lei era come se si
fosse isolata in un mondo suo. Improvvisamente, si sentì coprire la testa dal
copricapo dell’uomo. Fissò Hayden dirle:- Il mio cappello per i tuoi pensieri!-
Un
sorriso le comparve sulle labbra. Gli calcò nuovamente il copricapo sui capelli
ramati, saltellando nel farlo:- Dai, prendimi!- ma non gli rispose. Corse
avanti.
L’uomo
pure sorrise; la inseguì, iniziando a schizzarla con l’acqua tiepida del mare
di notte.
Lei
sobbalzò, gridando e ridendo:- Dai, Desy, è piacevole!- lui la fissò
immobilizzarsi, con le mani in avanti, dopo aver lasciato cadere tutti e due le
loro scarpe:- Non aver paura di lasciarti andare!-
Desy
sorrideva faceta. Lo schizzò a sua volta:- Ehi, questa si chiama finta!-
protestò Hayden, scherzando.
La
giovane riprese a correre appena l’uomo tornò ad inseguirla.
Subito,
lui si lanciò su di lei. Lì per lì, Désirée continuò a ridere con Hayden.
Appena, però, avvertì il ragazzo col respiro su di sé, l’odore di salsedine e …
ferormoni, sentì l’ilarità svanire. L’uomo prese a baciarle avidamente le
spalle e la schiena, tirandole giù il golfino.
Desy
era immobile come una bambola. Non ebbe il coraggio di muoversi, osservando il
cappello di lui sulla sabbia.
L’uomo
la fece voltare a guardarlo, levandosi la giacca e sistemandola sotto di lei.
-
Hayden!-
le uscì tremulo.
-
Che
c’è? Possiamo farlo tranquillamente qui, non ci vede e non ci sente nessuno!-
lui si guardò in giro:- Possiamo liberarci alle nostre emozioni senza paura!-
si coricò sulla ragazza, che sentì il sangue pulsarle persino nelle orecchie.
Hayden la baciava sul volto, sul collo, accarezzandola sulle cosce.
Désirée
serrò gli occhi e tutto fu un dejavu; sentì lui divaricarle le gambe e frugarle
sotto la gonna, mormorandole contro l’orecchio:- Mi fai morire lentamente ogni
volta!-
Il
cuore iniziò a batterle maledettamente e: “Basta, Aubert!” quella goccia
scatenò la sua ribellione.
Hayden
si trovò scaraventato sulla sabbia con la schiena: lei aveva fatto leva con
braccia e piedi.
Osservò
Désirée immobile, accanto a sé, le ginocchia contro il seno e uno sguardo
serio. Tremava come un fuscello e lui si mise a sedere:- Desy!-
-
Che
ti è saltato in testa?!- lo aggredì lei a parole.
-
Io
credevo che tu … venendo qui … volessi … -
-
Già,
è colpa mia: naturale!- la ragazza si alzò:- Ti ho incoraggiato a scatenare i
tuoi istinti viscerali sul primo squarcio di terra che ti è capitato! Colpa mia
come sempre!- gridò nervosa Désirée, allontanandosi a falcate.
Hayden
restò a fissarla attonito e perplesso. Quindi, si eresse in piedi. La camminata
di lei era nevrotica come quella volta al parco. Aveva reagito come se lui non
l’avesse mai toccata in vita sua e ne fosse rimasta sconvolta che l’uomo ci
avesse anche solo pensato!
Arrivati
a villa Klopf, Niklas li aspettava ancora in piedi, in compagnia di Mozart, il
pappagallo e un Martini:- Avete passato una bella serata?-
Lei
si avvicinò spedita alla scala, mentre Mozart iniziò ad intonare:- Désirée,
Désirée, Désirée!- agitando le ali contento.
-
Eh,
ha stregato anche lui!- constatò Niklas.
Hayden
lo notò a sua volta, fissando la giovane ignorare tutti, come in preda ad uno
stato di … nevrosi catatonica e salire le scale, sulla scia di Michael Bolton,
che dallo stereo cantava in volume soffuso:- When a man loves a woman!-
Niklas
chiese preoccupato.- L’hai fatta arrabbiare?-
L’altro
uomo corrugò un sopracciglio, fissandolo come a volerci capire qualcosa lui
stesso.
Quando
salì in camera, trovò la ragazza sul letto, seduta. Non aveva più il golf, né
le scarpe. Non era in collera con lei; se in un primo momento, nel taxi di
ritorno, si era sentito disilluso … ora non più. Solamente un po’ amareggiato
che una serata tanto bella e piacevole fosse finita così burrascosamente.
Quindi, fece ciò che faceva in questi casi: prese una delle sue sigarette salutiste e se l’accese.
Désirée
annusò l’odore e lo guardò:- Fumi erba, adesso?-
-
No,
è del tutto innocua! Vuoi provarla?- l’uomo si sedette accanto,
porgendogliela:- Distende i nervi!-
Lei,
riluttante, avvicinò le labbra, prendendo la sigaretta. Fece una lunga tirata:-
Ehi, ehi, piano, ragazza!- Hayden fece per riprendergliela:- Vuoi soffocarti?-
Infatti,
la reazione che si susseguì fu un attacco di tosse; lui le diede dei colpetti
sulla schiena:- Vabbé che è innocua, ma a tutto ci vuole calma e moderazione!-
-
E’
menta!- indovinò Désirée.
-
Sì,
con tabacco!- confermò l’uomo, facendo per riportarsi la sigaretta alla bocca.
Desy
lo guardò e deviò la mano di lui verso di sé, per un altro tiro, con più
cautela.
Hayden
sorrise:- Qualcosa mi dice che l’hai gradita! Le faccio io!- gliela lasciò.
La
ragazza si coricò, facendo salire le gambe sul letto.
-
Sei
più calma, adesso?- chiese lui.
Lei
fece fuori quel fumo profumato di menta piperita e tabacco dalla bocca, dando
prova di avere imparato a fumare quelle strane sigarette. In realtà, era la
prima volta che fumava in vita sua. Forse, quella sera, era talmente nervosa
che avrebbe fumato qualsiasi cosa! Anche se l’aveva sempre evitato come la
peste. Trattandosi, però, di solo menta e tabacco.
-
Vuoi
parlarmene?- le domandò Hayden, continuando a fissarla.
-
Di
cosa?-
-
Che
ti è preso prima? Io, forse, ho sbagliato, ma … non ti avevo visto così spaventata!-
Désirée
voltò lo sguardo di lato. Il suo tono uscì come quello di una bambina vergognosa:-
Mi sentivo a disagio!-
-
Ti
sentivi a disagio?- Hayden sollevò le sopracciglia, scettico. La sua reazione
era stata quella di una persona terrorizzata e non che si vergognava:- Desy,
non stava accadendo nulla di così diverso da ciò che capita ogni venerdì notte
a casa tua e qua, in questa stessa stanza!-
-
Provavo
vergogna nel farlo all’aperto, va bene!?- puntualizzò lei, leggermente
stizzita.
Hayden
la scrutò, non capendoci più nulla. Le prese la sigaretta per l’ultima tirata,
prima di spegnerla nel posacenere sul comò.
Osservò,
infine, Désirée far scivolare la pianta del piede sulla sua gamba, fino a
sfiorargli l’inguine con le dita:- Ma possiamo farlo adesso, se ti va ancora!-
Lui
le prese la caviglia con un roco:- Desy!-
-
Che
c’è, tesoro? Non ne ha più voglia? Non ci credo!-
-
Prima
tu non … e ora … mi … -
-
Sono
più tranquilla, adesso!- Désirée capì di essere venuta meno ai propri doveri,
sulla spiaggia. C’era, però, qualcosa di più nel suo subconscio. Desiderava che
le sensazioni si incendiassero di nuovo nel proprio ventre. In realtà, quelle
dell’amore non le conosceva nemmeno:- Su, inizia a spogliarti, Hayden, che
aspetti?- lei si sbottonò il corpetto del vestitino fatto in due pezzi,
continuando a massaggiare col piede la coscia di lui.
L’uomo
osservava la pelle nuda della ragazza, baciata dall’abbronzatura nei punti
normalmente esposti dal costume. Si trovò gli slip di Désirée tra la propria
gamba e il suo piede. La giovane eresse il busto, sfilandosi il corpetto:- Devo
spogliarti io?-
Hayden
si risentì come quella prima notte a casa di lei. La osservava levargli i
vestiti come un burattino, cercando di ragionare senza riuscirci. Le baciò la
mano che Désirée gli passò sulle labbra e si lasciò coricare supino, in mezzo
al letto. Quando la ragazza si avvinghiò ai suoi fianchi, premendosi contro di
lui con i movimenti ormai automatici, Hayden si sentì squagliare. L’afferrò tra
le braccia con desiderio represso, baciandola per tutto il busto, cercando di
farsi baciare. Fu molto insistente, era vero, ma era ubriaco di lei.
Désirée
si liberò delle sue mani, che forzavano il suo volto per baciarla. Si tolse,
lasciandolo in una concitata e frustrata attesa. Hayden la guardava levarsi la
gonna, l’ultimo indumento e sfilare i pantaloni a lui. Appoggiò, infine, la
schiena al suo torso, unendosi all’uomo in questo modo. E Désirée capì di
cercare le sue carezze, non di farsi toccare per dovere. Sul seno, sulla gola,
in maniera quasi disperata e selvaggia, spinse una delle sue mani sul proprio
addome e l’altra se la portò alla bocca, giocandosi con le labbra e la lingua
in ogni modo. Sentiva il petto di lui sotto di sé agitarsi affannosamente,
mentre Hayden le baciava la tempia. Quando l’uomo avvertì lei spingere la sua
mano destra nelle parti più intime e femminili, non riuscì a mantenere la
promessa fatta sulla spiaggia. Ma Désirée ne aveva una parte di colpa: lo
portava alla pazzia con tutti quegli atteggiamenti, a partire dai preliminari,
di modo che quando si arrivava a quello, lui era già esasperato di piacere,
abbandono, follia e … frustrazione di non riuscire a raggiungere una parte
fondamentale alla completezza del rapporto: la bocca di Désirée.
Non
gridò oscenità, ma capì di aver emesso un verso inconfondibile.
-
Ehi,
Kurt! Hanno ricominciato!- Sina si svegliò e sghignazzò. Notò che lui era già
desto:- Li sento!-
-
Lo
sentiamo!- puntualizzò lei:- E’ solo Hayden che si squaglia di là!-
Kurt
prese una sigaretta, accendendosela. La fumò con sguardo vacuo, pensando a
Désirée:- La ragazzina, come la chiami tu, deve saperci fare!-
-
Beh,
cosa ti aspetti da una così?! Lo fa di professione! Ma Hayden … credevo fosse
focoso! Forse … lei si vergogna a farsi sentire!- Sina non credeva che lui fosse
così schiappa da non suscitare nella sua donna alcunché.
-
Sst!-
Désirée tornò a guardare Hayden negli occhi, appoggiando un dito sulle sue
labbra.
Lui
gli stuzzicò il polpastrello con la bocca e poi la fissò ansimante:- Baciami,
Désirée, ti supplico!- la sua fu quasi la richiesta di un disperato. Come un
condannato alla gogna, che ti prega di liberarlo dalle travi che lo
imprigionano alla pubblica umiliazione.
Lei
non lo accontentò esattamente. Gli mordicchiò la bocca, tenendogli ferme le
mani, illudendolo sempre di baciarlo. Hayden seguiva i movimenti, come in cerca
di cibo, il cibo dei suoi baci, fame che si poteva placare sulle labbra di
Desy:- Vuoi farmi morire!- le mormorò, appena Désirée lo lasciò insoddisfatto
di questo. Lo baciò sul petto, le mani, le gambe, sul collo, ma non dove lui
desiderava, per poi rimanere ad osservare la sua espressione quasi provata, nel
ricoricarsi accanto.
La
respirazione gli gonfiava il petto con il fiatone e Désirée lo chiamò:-
Hayden?-
Lui
la guardò, dopo un momento:- Stai bene?- gli chiese.
L’uomo
tornò a fissare il lampadario spento, a forma di sole, sul soffitto:- Dipende,
secondo quale punto di vista! Fisicamente sto alla grande! Emotivamente: non
saprei!-
-
Non
puoi arrabbiarti con me, perché non ti bacio sulla bocca!- disse Désirée:- Ho
messo le cose in chiaro fin la principio!-
-
Sì,
sì … lo so!- lui si passò la mano tra i capelli madidi di sudore:- Non sono
arrabbiato, infatti! Solo un pochino frustrato! Mi puzza l’alito?-
La
ragazza non poté non ridere.
Hayden
la guardò. La seguì a ruota, prendendole la mano per baciargliela.
-
Che
fanno, ora? Ridono?- Sina era incuriosita:- Certo che … la piccola è proprio
vivace!- osservò Kurt con l’espressione assorta.
Lui
fantasticava su come avrebbe desiderato Désirée in una camera a luci soffuse:-
Caro!- si sentì pungolare dalla sua ragazza:- Eh?-
-
A
che pensi?- Sina gli si appoggiò alla spalla: -Vuoi che imitiamo l’esempio?-
L’uomo
disegnò un ghigno:- Stanotte no! È come se mi fossi saturato con loro di là!-
spense il lume e si mise a dormire. Sognando tutte le varianti per avere
Désirée: alzando la posta? Dimostrandosi più romantico? Era una prostituta! Le
romanticherie erano necessarie? Forse doveva convincere Hayden a cedergliela,
in cambio dell’acquisto di un quadro! Anche se … lui ci teneva a quella
ragazza! Non l’avrebbe lasciata tanto facilmente ad altri!
Désirée
imbeccava Mozart con delle piccole bacche assolutamente commestibili per i
pappagalli.
L’uccello
si faceva imboccare dolce e mansueto.
-
Attenta
a non farti beccare!- Hayden le si avvicinò.
Lei
lo guardò:- Oh, no! Tra me e lui c’è un certo feeling!- si sentì massaggiare le
braccia dall’uomo:- E poi … devo farmi perdonare per non averlo salutato, ieri
sera!-
-
Già!-
mormorò Hayden assorto:- Dopo pranzo si riparte! Gliel’hai detto?-
La
giovane sospirò:- Sì! È un simpatico briccone, eh, Mozart?!-
-
Gaack
… è un simpatico briccone!- ripeté il pappagallo:- Désirée, Désirée!-
Loro
risero e Hayden puntualizzò, accigliandosi in modo buffo:- Ehi, guarda che sono
geloso! L’ho vista prima di te!-
Mozart
si zittì, sbattendo gli occhi tondi e Désirée mormorò:- Sii clemente con
Hayden, Mozart, è un bravo ragazzo!- dandogli l’ultima bacca.
-
Graack
… Hayden è bravo!- ripeté l’animale.
Lui
e lei risero di nuovo, mentre l’uomo avvolgeva la ragazza tra le sue braccia,
cullandola un poco.
Fecero
in tempo ad andare a visitare il parco faunistico, fatto su una pensilina che
attraversava un arco di felci e piante tropicali. Il programma era mangiare poi
lì qualcosa e ripartire.
Désirée
reputava fosse stupido fingersi ancora la ragazza di Hayden, stando a lui
stretta. Capendo che tutti erano a conoscenza della natura del loro rapporto.
Malgrado ciò, lei si sentiva più tranquilla nell’avvertirlo vicino. Specie
quando Kurt era nei paraggi e si voltava a guardarla senza motivo.
La
giovane mise anche l’altro braccio attorno alla vita di Hayden, come in cerca
di protezione. E la rassicurò che lui rafforzò la stretta sulla sua spalla.
Forse l’uomo non aveva capito che tutti sapevano e non si stupì di quegli
slanci affettuosi di Désirée, pensò quest’ultima.
Kurt
se ne uscì con:- Ehi, dovremmo rifare questa rimpatriata! La prossima volta,
però, vi ospito io nel mio castello in Sassonia! Tra un mesetto, vi va?-
Gli
altri accolsero l’idea con entusiasmo. Quindi, l’uomo si voltò verso di lei e:-
E’ ovvio che è invitata anche la piccola Désirée!- la squadrò e alla ragazza
vennero i brividi di disgusto.
-
Sì,
sarebbe fantastico!- Hayden abbassò lo sguardo su di lei, che stava male al
pensiero di riavere quell’individuo di Shulman tra i piedi. Ed essere invitata
nel suo castello in Sassonia valeva per Désirée come essere invitata in quello
di Dracula in Transilvania.
-
Ti
vedo riluttante, cara!- Sina la fissò.
-
Che
c’è, Desy?- Hayden la scrutò e lei lo guardò:- Non faccio mai promesse, lo
sai!- scrutò gli altri:- Secondo i miei impegni!-
“La giovane Barbie si faceva pregare!”
era ciò che le era giunto alle orecchie, prima, all’aeroporto di Quito. E a
dirlo era stata quella Mata Hari di Sina. Si sentì prendere la mano sul
bracciolo del sedile e guardò Hayden, seduto accanto:- Se proprio vuoi saperlo,
Desy … questi giorni con te mi resteranno qui dentro!- si toccò il petto.
Désirée
fece scivolare lo sguardo sulla sua figura maschile, ma snella. Voleva potergli
dire lo stesso, ma zittì.
Quelle
parole, però, le restarono impresse in tutti i giorni a seguire. Mentre
camminava per Lubecca non poté non sorridere nel ricordare ciò che Hayden pure
le aveva detto, nel lasciare la casa di Niklas, ancora a Santa Cruz:- Potevi
cedere una foto tua a Mozart, da tenersi nella gabbia!-
Appena
passò di fronte un atelier di sposa, si fermò. C’erano due modelli sui
manichini, con dei corredi a ornare la vetrina. Si poteva, poi, intravedere una
ragazza, che si provava un vestito, tutta fiera e sognante.
Désirée
si sentì male: a lei non sarebbe mai successo. Chi voleva sposare una squillo?
E Ursula e Kostas non gliel’avrebbero mai permesso! Si sentiva come in gabbia.
Una volta, era entrata a casa loro e aveva subito odorato puzza di gas. Li
aveva trovati ancora addormentati nel letto e aveva capito. Era stata tentata
di girare i tacchi in fretta ed andarsene. Poi, però, aveva chiuso il gas e
aperto le finestre, chiamando un’ambulanza. Forse … più per timore che ci
potesse essere un’esplosione e andarci di mezzo altra gente!
Non
sapeva se era stata più eroica o più incosciente. Morale della favola: quei due
non le avevano nemmeno detto un:- Grazie!- per aver salvato loro la vita!
-
Ehi,
bellezza!- quella voce maschile, leggermente rauca, le giunse alle spalle.
Désirée
si girò e vide un tizio trasandato, con addosso un impermeabile e la barba
incolta a sporcargli il volto. Per un attimo, lei temette fosse un maniaco,
quando le chiese, tenendosi i lembi del cappotto:- Vuoi vedere che bella
mercanzia ho?-
Lei
si fece coraggio e grintosa disse:- Ammazzati!-; tornò ad ammirare gli abiti da
sposa.
-
Oh,
ma una dolce creatura bella come te non può non apprezzare questo gioiellino!-
Désirée
lo vide tirar fuori dalla tasca interna una catenina. Focalizzò lo sguardo sul
ciondolo di giada e la riconobbe:- E’ la mia collana!-
Quello
s’impettì:- Che dici, dolcezza?-
La
ragazza si appoggiò al muro accanto alla vetrina, a braccia conserte e un
sorriso sarcastico:- Te l’ha venduta per caso un tipo stempiato, con un grosso
pancione gonfio di birra, puzzolente?!-
Il
tizio abbassò il braccio, mentre Désirée divenne più sarcastica:- L’ha rubata a
me!-
A
questo punto, l’uomo scappò via.
-
Ehi!-
gridò lei con grinta, inseguendolo:- Fermati!-
Quello
non ci pensava proprio. Dunque, la ragazza si tolse la borsetta a tracolla. La
fece volteggiare come un giavellotto e la lanciò ai piedi dell’uomo. Così,
questo inciampò, rotolando a terra come un sacco di patate.
Dolorante,
non fu in grado di muoversi per qualche minuto. Tempo sufficiente per vedere le
scarpette della giovane donna apparirgli accanto. Lei si riprese la collana,
che gli penzolava dalla mano. Fece per andarsene e si voltò per dirgli:- Molto
obbligata!- con dileggio.
Se
la legò al polso, così Kostas doveva staccarle la mano, per prendergliela
ancora. Avrebbe dovuto sapere che quel rifiuto umano l’aveva venduta ad un
ricettatore per non trovarla in nessun negozio. Un avanzo di fogna aveva a che
fare solo con altri avanzi.
Désirée
sospirò: però, ora la malinconia di prima era svanita. Si sentì così felice da
gridare come una pazza. Anche perché le era dispiaciuto, quando Hayden aveva
notato di non vederle mai indosso quella catenina.
-
L’ho
lasciata a casa, a Lubecca!- gli aveva detto lei, alle Galapagos, quando erano
usciti loro due:- Temevo di perderla!-. Ora … non se la sarebbe più tolta!
Kasten
dedicava la sua mente al giorno d’inventario, in quel momento. Nel frangente in
cui si vide Désirée saltellare sul tavolino con brio:- Salve, baffone della
birra!-
Lui
si accertò che fosse lei coi calzoncini a salopette, calzette un po’ alla Pippi
Calzelunghe e ballerine ai piedi. Il bel visetto e maglietta scura, a piccole
righe, sotto la giacchetta:- Désirée! Come mai qui di mattina?-
Lei
fece spallucce:- Così, passavo di qua!- la giovane incrociò le mani sul
ginocchio accavallato.
-
E
come mai talmente di buon umore?- Kasten sorrise sornione sul suo volto
raggiante:- La Désirée gelida e musona è sparita? E … che bella polsiera!- notò
la catenina con la giada appesa, prendendole il braccio.
-
È
mia!- lei ritrasse l’arto gelosamente, ma continuando a sorridere in quella sua
maniera fresca e stuzzicante, da far desiderare agli uomini come Kasten di
avere almeno vent’anni di meno.
Dunque,
lei sentì dei rumori dalla parte della palcoscenico e s’incuriosì:- Che succede
di là?-
-
Oh,
do un concerto rock, stasera! L’idea è di Conrad!- spiegò Kasten:- Va’, va’
pure a vedere!-
Désirée
non se lo fece ripetere.
Conrad
Groβemeir, il giovane
musicista dai capelli castani, un po’ bavarese e un po’ canadese, che
l’accompagnava con pianoforte o chitarra, quando a lei saltava il ticchio di
cantare, sistemava le casse degli altoparlanti. Altri uomini lo aiutavano:-
Ehi, Désirée!- le sorrise, nell’accorgersi di lei.
La
ragazza cercava sempre di capire la sua età. Sicuramente più di 30 anni, ma il
viso sbarazzino poteva farlo sembrare più giovane. Anche se, Kasten si era
lasciato sfuggire una volta che l’età di Conrad era di circa 40 anni:- Date un
concerto rock, stasera, mi dicono!-
-
Dicono
bene! Ti vuoi unire come mia partner? Un po’ canterò io, un po’ suonerò e
basta!-
-
Falla
cantare, ora, Conrad!- giunse la voce di Kasten.
-
Già,
perché … non ti metti al microfono, piccolina?- l’uomo di statura poco più alta
di lei e con gli occhi azzurri le sorrise vispo.
Désirée
era così euforica che avrebbe cantato anche in un’opera lirica:- D’accordo!- si
strofinò le mani eccitata:- Facciamo finta che io sia Bonnie Bianco e voi la
mia band!- si posizionò al microfono, regolando l’asta alla sua altezza.
-
Va
benissimo! Attacco solo gli strumenti!-
Hayden
entrò nel “Der Spiegel von bier”, in quel frangente:- Ehilà, Kasten!-
-
Ciao,
tutti mattinieri, oggi!- disse l’uomo più anziano. Notò lui corrugare la
fronte, nell’udire cantare: “Stranger in my heart” di Bonnie Bianco. Ossia:
“Straniero nel mio cuore” con un ritmo di rock leggero.
-
È
… è lei di là che … -
-
Sì,
c’è Désirée di là! È arrivata tutta pimpante!- Kasten tornò a scrivere il suo
inventario, aggiungendo:- Non l’avevo mai vista così!-
Hayden
camminò oltre il muro del bar, che impediva una corretta visuale e la vide
comportarsi … come la famosa cantante italo – americana.
Lui
sorrise meravigliato, avvicinandosi lentamente. Quindi, spostò una sedia, per
accomodarsi da spettatore.
Désirée
gli sorrise, indicandolo come lo “straniero nel suo cuore”.
L’uomo
vide la catenina penzolare dal suo polso e ne fu felice. Quando la canzone
terminò, Hayden batté le mani con un fischio di compiacimento.
Lei
s’inchinò come una professionista, denotando anche Conrad e gli altri membri
della band.
Si
avvicinò, infine, a lui, passandogli subito le mani sulle ciocche che gli
ricadevano sulla fronte alta:- Hai visto, signor Morrison?! Canto anche da rock
star!-
-
Sei
fantastica, te lo dico sempre!- Hayden la scrutava ubriaco di lei, lasciandosi
pettinare i capelli dalle sue esili dita di fanciulla. Lo inebriava ancor più,
mettendole le mani sui fianchi, nell’averla lì davanti, circondata dalle sue
gambe. Osservò la giada dondolare di fronte ai propri occhi e la toccò:- Perché
la porti al braccio?-
-
Perché
… così non me la perdo!- spiegò Désirée, baciandolo sul naso leggermente
livellato sulla punta. Come un bello e dolce pupazzetto:- Stasera ti va se
prima di venire a casa mia, passiamo di qua a vedere loro? Si esibiscono in un concerto
rock!- indicò Conrad e il suo gruppo.
Lui
si era quasi dimenticato che fosse venerdì, anche se contava i giorni da quando
erano tornati in Germania. Lei lo stava drogando con le sue coccole. Ed era
strano vederla così affettuosa, Désirée … che tassativamente non voleva
smancerie. Hayden, tuttavia, non chiese spiegazioni per paura di farla smettere
nel pentirsi:- Certo che mi va!-
-
E
saresti un grande se la convincessi a cantare con me, stasera!- sorrise
Conrad:- Non mi ha ancora risposto … la mademoiselle!-
Désirée
si voltò a guardarlo ilare, spostandosi un po’ per permettere anche a Hayden di
fissare l’altro uomo:- Già, canterai per me?- chiese lui, osservando lei.
La
ragazza ricambiò lo sguardo e corrugò il mento, in un’espressione buffa e
riflessiva delle labbra:- Mmh, vedremo! Se farai il bravo!-. Aveva già
affrontato l’argomento Sassonia con Ursula. E la cugina, considerando il
pittore un buon profitto, le aveva detto di fare tutto ciò che lui le chiedeva.
Pure su una navicella spaziale.
Hayden
l’aveva saputo al telefono, appena lei lo aveva chiamato ed era già a mettere
le crocette sul calendario:- Tra mezz’ora attacco come mimo!- ma non aveva
alcuna voglia di togliersi di là. Dalle tenere attenzioni di Desy.
Désirée
lo baciò sulla fronte, mormorandogli:- Ci vediamo questa sera!- e si allontanò.
Kasten
la guardò uscire, dopo che lei gli ebbe fatto un buffetto sulla guancia
paffuta:- Ehi, Hayden, che le hai fatto?- fissò l’uomo più giovane:- Non l’ho
vista comportarsi così mai con nessuno!-
Lui
lo scrutò brevemente:- Davvero?- chiese, spostandosi in avanti, con le mani
unite, sospese sulle ginocchia ed un sorriso compiaciuto sulle labbra.
8.
TRA MARTE
E VENERE
Erano le 7,00 del
mattino di sabato. Désirée osservava Hayden, sdraiato verso l’altra sponda del
letto, sotto le coperte entrambi, accarezzarla leggero sulla caviglia.
Lei
sentì formicolarle qualcosa su per la gamba, che la spinse a mordersi il labbro
inferiore, ma cercò di non farsi notare da lui. Avevano assistito al concerto
di Conrad e quest’ultimo e Hayden l’avevano convinta a cantare una canzone. Era
stato un duetto in tedesco, molto orecchiabile e poi quello famoso tra Bonnie
Bianco e Pierre Cosso, preso dal film “Cenerentola ‘80”, intitolato “Stay”.
Hayden
si era voluto illudere che Désirée avesse cantato per lui, quando Conrad le
aveva lasciato posto al microfono per un altro lento da solista. Sempre della
mitica Bonnie.
La
gente intorno a loro l’aveva apprezzata, ma Hayden si era isolato con lei,
nella sua mente: Desy cantava per lui, come per il trichecone? No, meglio
ancora. Lo aveva fatto con amore.
Peccato
che quando erano tornati a casa, all’1 circa, tutto si era verificato con lo
stesso silenzio e la stessa sterilità tra quelle lenzuola.
Si
era forse sbagliato, ma Hayden aveva creduto di vederle le lacrime agli occhi,
quando nell’assolo femminile di “Stay”, Désirée aveva cantato: “Affamata di un sorriso! Prendi la mia mano”,
ma, probabilmente, era stato l’effetto del trucco.
-
Che
fai a Capodanno?- le domandò lui.
-
Perché?-
-
Beh
… potresti venire con me!-
-
Perché
… tu sai già che cosa farai?-
-
No,
ma … qualunque cosa farò … sei invitata a farlo con me!- Hayden alzò ed abbassò
le sopracciglia, facendola ridacchiare:- Scemo!-
-
Era
un no?- l’uomo corrugò la fronte.
-
Era
un … che accidenti ne so che farò a Capodanno, Morrison?!- Desy si accigliò
buffa e lui sorrise:- E a Natale? Lo … trascorri con i tuoi?- la fissò quasi
timidamente.
La
ragazza divenne seria. Tacque per pochi secondi e poi ribatté:- Domanda di
riserva?-
Hayden
la scrutò riflessivo. Quale segreto riservava a proposito della sua famiglia?
Erano … boh … evasi da un carcere tedesco di massima sicurezza?
-
Hai
mai avuto un amore giovanile?- le chiese ora.
La
giovane fece un profondo respiro:- Che vuoi dire?-
-
Un
ragazzo di cui sei stata innamorata, a cui hai dato il primo bacio! Che
scrivevi il suo nome sul tuo diario! Con cui … -
-
Ho
avuto la mia prima volta?-
-
Già!
A che età tu … -
-
E
tu?- Désirée sviò la domanda. Di nuovo.
Hayden
la fissò buffo, con quel cipiglio d’ammonimento scherzoso:- Ah, non si risponde
con un’altra domanda!- le mosse l’indice.
Désirée
sospirò:- Sai bene che non mi diverto a parlare di me!-
-
Stavo
iniziando a sospettarlo!- lui le accarezzò la caviglia col pollice, ironizzando
con un breve corrugamento della fronte. Lei, quindi, continuò:- Parlare di te
m’interessa di più!-
-
Cerchi
di evitare la mia domanda adulandomi? Giochi sporco, bambina!- sorrise l’uomo:-
Va bene! Dato che me lo chiedi così!- le baciò la gamba. Infine, rispose:-
Avevo 17 anni! Lei era una mia compagna della scuola d’arte! Eravamo alle prime
armi tutti e due e curiosi di sapere! Ci siamo dati appuntamento nella sua
soffitta!-
Désirée
lo ascoltava. E scoprì che le piaceva farlo, quando lui aggiunse il suo colore
comico:- Per poco non siamo stati beccati dal padre di lei! Mi sono già visto
fuggire, con le braghe tra le mani, dai proiettili della sua magnum! Era
colonello dell’esercito britannico!-
La
giovane scoppiò a ridere e lui la cullò con lo sguardo, nell’osservarla:- Sei
bella quando ridi! Lo sei già tu, ma lo diventi di più!-
Désirée
cercò di tornare seria e Hayden fece scattare una domanda che gli bruciava
sapere. Che si collegava un po’ alla prima:- A che età hai iniziato a … fare questo?-
-
A
fare le marchette? Dillo!- lei lo pronunciò senza tono. E stavolta non voleva
davvero rispondergli. Le scottava confessargli di avere iniziato a 15 anni. Che
un ragazzo con cui scoprire l’amore la prima volta non c’era stato e che c’era
stato invece un uomo del doppio dei suoi anni, padre di famiglia, ad averla
iniziata al sesso prima di quanto Hayden avesse capito come funzionava all’atto
pratico. Le pagine del diario su cui scriveva il nome della sua cotta adolescenziale
erano tutte bruciate nel camino di casa!
La
sveglia la salvò. Guardò l’ora: le 8,00 quasi. Saltò a sedere come una molla:-
E’ tardissimo!-
-
Per
far cosa?- Hayden cadde dalle nuvole.
-
Ho
un altro lavoro, ricordi?- Désirée si alzò con le lenzuola addosso. Sparì in
bagno e riapparì alla velocità della luce con dei jeans e un pullover.
-
Mi
molli così?- lui ne fu quasi deluso.
-
Hayden,
non ho tempo adesso! Fa’ come sempre! Ciao!- lo baciò fugacemente sulla
guancia. “Fa’ come sempre!” era: “Doccia e caffè, tranquillo! Rimetti poi le
chiavi nella buca con .. tutto il testo!”. Hayden detestava quel tutto il
resto.
Si
alzò, rivestendosi. Aveva capito che lei sviava abilmente le sue domande. Si
mise a guardare il piccolo brontosauro di legno, appeso al calendario e vide la
bambola di pezza sul piccolo scrittoio, sotto ad esso. La prese in mano. Non
l’aveva ancora notata, veramente. Aveva i capelli biondi, di lana cotta e un
costume tirolese. C’era una scritta sul palmo, con un pennarello indelebile: “Alla mia bambina preferita! Papà!”
Lui
sorrise teneramente, ma poi ricordò il mistero che Désirée faceva del suo
passato e della sua famiglia. Eccetto che era nata in Svizzera, che sua madre
aveva origini algerine e che lì a Lubecca viveva sua cugina col marito. Punto e
stop!
Hayden
si scoprì affamato di sapere, più che essere curioso. C’era differenza! Curioso
era chi si voleva togliere uno sfizio. Desideroso di conoscere era chi ci
teneva veramente.
Si
sedette sul letto, massaggiandosi le mani, capendo che non era educato
ficcanasare in casa d’altri. Specie in quella di una signorina. Fu
quell’imperioso desiderio a vincerlo e lui aprì il cassetto. Perché Désirée
faceva tanto mistero?
Nello
stipo del comò non c’era nulla. Dunque, si diresse verso la specchiera e prese
il carillon. Si rannicchiò di nuovo sul letto e aprì quello scrigno sulla vita
di Desy. Ma non trovò nulla. Solo un doppio fondo con dei soldi: che era ciò di
più curioso. Il resto: cose da fanciulla. Delle gioie, dei pezzi di carta
ingialliti, con riportati i trucchi dell’ultima moda. La musica della “Per
Elisa” di Beethoven si propagava da quella scatoletta di metallo, mentre Hayden
studiava ogni elemento: fiori rinsecchiti e mummificati come delle piccole
mimose. Un profumo in una boccetta campione. Lui l’annusò: mh, buono! Ti
solleticava i vasi sanguigni. Forse era quello della prima volta.
Tracce
di pachuli, rametti d’ulivo secchi. Hayden sospirò:- Perché, Désirée?- si
chiese ad alta voce. Era più frustrato di prima.
Suonarono
al campanello.
Subito,
lui si premurò di richiudere il carillon, rimettendolo a posto. Andò a vedere
chi fosse. Sapeva che ogni tanto il portone di sotto non funzionava. Dallo
spioncino risultò un tizio.
Hayden
aprì impacciato:- Sì?-
L’uomo
dagli occhi verdi e allungati non parve più di tanto stupito di vederlo:- Ciao,
sei quello del venerdì?-
-
Ehm
… sì! Con chi ho il piacere … -
-
Sono
Sven! C’è Désirée?- quello entrò senza troppi complimenti.
-
No,
è uscita! Posso fare qualcosa per te?-
Sven
lo squadrò derisorio:- Tu no! Lei avrebbe potuto!-
Hayden
capì che quello era uno dei suoi clienti. Specialmente nell’osservarlo
aggirarsi con famigliarità per la casa.
Sven
odorò il caffè ancora nella caffettiera e se ne servì:- Ne vuoi, amico?-
Lui
lo guardava con più freddezza, adesso:- Sì, grazie!-
L’altro
uomo lo accontentò. Désirée lasciava pure a quello doccia e colazione a
disposizione, dopo se stessa? Hayden bevve il caffè, sperando di no:- Tu sei …
il cliente del sabato?-
-
No!
Mercoledì! Ma … non mi dirai che di una pupa come quella si possa averne
abbastanza una volta a settimana!-
Lui
lo poteva ben capire, ma non gli andò giù che quello potesse usufruire di
Désirée come gli aggradava. Perché il suo bisogno di lei non era certo
paragonabile al proprio!
-
A
letto fa impazzire anche te?- Sven si sedette sul letto.
Hayden
lo scrutò. Non gli rispose:- Ehm, lei non tornerà molto presto! Credo sarà
meglio andarcene!- capì che l’unico modo per togliere quel tizio di torno, era
uscire a sua volta.
Era desideroso di rivedere Désirée, ora! Amava stare con lei e quello Sven gli aveva aumentato il desiderio di vederla. Fortunatamente, a differenza sua, Hayden sapeva dove trovarla.
Era desideroso di rivedere Désirée, ora! Amava stare con lei e quello Sven gli aveva aumentato il desiderio di vederla. Fortunatamente, a differenza sua, Hayden sapeva dove trovarla.
La
scrutava servire al bancone del bar, mentre lui era seduto ad un tavolino,
tamburellando il bicchierino di Ginger & Ale sul tavolo. Lei non l’aveva
notato, ma la cosa si rimediò subito
-
Ehi,
Désirée, c’è il tuo ammiratore!- Gitte si avvicinò ringalluzzita.
La
ragazza lo vide da solo; cercò di non badarci e pulì il bancone con un gesto
furtivo del braccio.
-
Gli
ho servito un aperitivo, ma se gli portavo te su un vassoio, credo lo avrebbe
più gradito!- spettegolò Gitte con l’euforia di un’adolescente:- Perché… non
vai tu a riprendergli il bicchierino?-
Désirée
fissò la collega: era un’idea! Così poteva chiedergli che accidenti lo
spingesse a pedinarla come un bracco:- Cosa ci fai qui?- glielo domandò,
avvicinandosi.
-
Voglio
te!- Hayden fu franco, fissandola con quello sguardo calamitante.
La
ragazza si guardò in giro spaurita:- Non è questo il momento né il luogo!- gli
intimò, infine. Fece per riprendere il bicchiere, ma lui le afferrò il polso:-
Stasera, ti porto a teatro e a cena, ti va?-
-
Hayden,
conosci le regole! Non ti è bastato l’altra notte?-
-
No!-
ribatté l’uomo.
Lei
notò il suo capo uscire dall’ufficio con scritto: “PRIVATO”:- Lasciami il
braccio, Hayden, ti prego! C’è il padrone!-
-
Prima
devi promettermi che uscirai con me!-
Désirée
osservò il signor Sgaard girarsi verso di loro e si arrese:- Va bene!-
-
Alle
17,00?-
-
Alle
17,00!- disse lei, lentamente:- Ma ora vattene!-
-
Sono
un cliente! Posso restare qui! Ti aspetto all’uscita!- lui le lasciò il polso:-
A che ora stacchi?-
-
Hayden!-
Désirée lo sibilò. Quindi, tornò al bancone.
Tuttavia,
l’uomo riuscì ad ottenere l’informazione da Gitte, che gli riferì che la
giovane terminava il turno tra un paio d’ore.
Hayden
non pensava che per lei dovesse essere così tremendo trascorrere la giornata
assieme a lui.
Cercò
di farsi un giro nel quartiere, per non destare sospetti.
Tuttavia,
appena Désirée lo vide di nuovo nel locale, seduto stavolta al bancone, all’ora
d’uscita, restò spiazzata. Tornò nel camerino, con la porta aperta:- Gitte, che
fa lui ancora qui?- chiese alla collega, che passava di lì.
La
ragazza più vecchia sorrise:- Voleva passarti a prendere quando staccavi!-
Désirée
sorrise ironica. Se il padrone la vedeva, la uccideva, pensando che
fraternizzasse troppo coi clienti. Era una regola che aveva imposto:- Esco dal
retro!- esclamò, alla fine, uscendo dai camerini.
Hayden
non la vedeva arrivare e chiese a Gitte, la quale non seppe se dirglielo o
meno:- Désirée mi ammazza!- gli ribatté.
-
Lei
fa sempre così con me, ma perché ama stuzzicarmi!- esclamò lui:- E’ ancora di
là?-
La
donna tentennò e l’uomo le prese la mano tra le sue, con i suoi occhi
irresistibili:- Ti prego, Gitte!-
Lei
si arrese:- E’ uscita dal retro!-
Hayden
esalò un respiro leggermente spazientito. Le sorrise, lasciandole la mano:-
Grazie!- e se ne andò verso la porta.
-
Se
ti sbrighi, magari riesci a raggiungerla!- gli suggerì Gitte, rammaricata.
Lui
la guardò. Le sorrise dolcemente e spinse l’uscio. No, era meglio lasciarla in
pace, per ora. Sembrava che Désirée provasse questo insano gusto a torturarlo
per farlo ammattire, pensava Hayden, camminando verso casa. Guardò l’ora dal
polso: beh, aveva un po’ di tempo per organizzarsi.
Désirée
si sistemò la catenina al collo: stava meglio, ma stavolta non l’avrebbe più
lasciata in giro.
Hayden
si comportava come un bambino, delle volte.
Lui
arrivò in quell’istante. Lei si guardò e sperò di aver scelto il vestito giusto
per il teatro, indossando quello delle Galapagos, delle ragazze. D’altra parte,
non possedeva molti abiti da sera.
A
Hayden piacque, Désirée lo capì dal suo sguardo, quando gli aprì la porta.
In
taxi verso il teatro, lui le disse:- Sai, a volte mi sento come una formica
sotto ad una lente, dalla quale filtra il raggio di sole che mi arrostisce!-
-
Mi
… stai confidando una tua ossessione? Credo di non essere molto brava nella
psicanalisi!- Désirée sospirò.
-
Già,
neanche quando sei tu la bambina sadica che tiene la lente d’ingrandimento?-
-
Hai
strane tendenze al vittimismo, sai?- lei lo scrutò con cipiglio buffo.
L’uomo
la guardò:- Oh … tu giochi con me a tira e molla ed io farei la vittima?-
-
Io
non faccio nessun gioco!- Désirée scosse la testa.
-
No,
eh?- Hayden lo disse scettico.
A
teatro videro “La vedova allegra” di Lehar.
Quindi
… qui scattava la sorpresa. La ragazza si stupì nel sentire Hayden ordinare al
taxista di portarli all’aeroporto di Amburgo.
-
Dove
mi stai portando?- domandò lei, fissandolo stupita.
-
Adesso
lo vedi!- esclamò lui.
In
un’area privata della pista aeroportuale, c’era un piccolo velivolo.
Désirée
era spiazzata e Hayden la condusse dentro:- A chi lo hai rubato?- chiese la
ragazza, mentre si accomodava sulla poltroncina.
-
Me
l’ha prestato Niklas! È il suo jet personale!- rispose l’uomo, allacciandosi la
cintura.
-
Sì
… ma dove si va?- lei sorrise, però nervosamente:- Credevo andassimo a cena!-
Hayden
la scrutò:- Infatti!- puntualizzò:- Non aver paura! Ti piacerà!- le sorrise,
prendendole la mano.
Désirée
voleva avere una parte della sua convinzione e calma.
Quando
capì che erano a Bruxelles, non se lo spiegò proprio.
-
E
tu … dovevi portarmi fino in Belgio per cenare?-
-
Volevo
fare qualcosa di diverso dal solito!- l’uomo la fissò.
L’albergo
che li ospitava aveva riservato loro una suite regale, pareva.
Désirée
si guardava intorno, mentre Hayden congedava il cameriere con una cospicua
mancia.
Appena
lei udì la porta chiudersi, trasalì leggermente come se l’avessero appena
frustrata:- Ti piace?- lui le parlò vicino all’orecchio, passandole le nocche
delle dita lunghe e maschili sulle braccia.
La
ragazza sentì le gambe cederle:- Mangiamo qui?-
-
Sì!
Non ti va?-
-
Se
va a te … a me pure!- la voce le tremò, ma Désirée deglutì per non farsene
accorgere.
Hayden,
però, lo notò e le baciò la guancia:- Cerca di rilassarti, piccola! Non devi
essere Lolita, stasera, ma la mia regina!-
Lei
sentiva il cuore scoppiarle, mentre l’uomo la conduceva nel salottino, dove una
cenetta per due, a lume di candela, era stata preparata.
-
Cosa
hai svaligiato per permetterti tutto questo lusso, Morrison?- la ragazza si
sedette sulla sedia che lui le tenne e cercò di sdrammatizzare.
L’uomo
le si accomodò di fronte:- Ho venduto una scultura ad un lord inglese e due
quadri al papà di Sina!- sorrise.
Désirée
fece caso solo ora alla musica che andava da un giradischi. Erano pezzi
classici da tèt-a-tèt.
-
Stai
cercando d’impressionarmi in qualche modo?- gli chiese.
Hayden
lo ammise:- Sta funzionando?-
-
Non
saprei dirti! Sai bene che sono troppo abituata ad agire e basta! Non a
riflettere sui … miei sentimenti!- Désirée catturò la fiamma della candela nel
proprio sguardo, mentre la voce le si affievoliva in quelle ultime parole.
-
Ma
io ti sto invitando a farlo, invece!-
Lei
lo scrutò, ma non ribatté.
Le
porte della camera da letto si spalancarono e Désirée notò che era stato
predisposto tutto anche lì. Petali di rosa rossa erano sparsi sulle lenzuola
bianche di quel talamo principesco.
Lei
non era mai stata abituata a tanto!
Bevvero
champagne sul divanetto in stile Luigi XIV e lì iniziarono i preliminari. Che
forse erano già incominciati da ore.
Désirée
si vide lei la sedotta, in quel contesto, ma volle negarlo a se stessa. E ne fu
pure innervosita:- Sai, sei molto carino a creare tutti questi preliminari di
seduzione, ma … -
-
Desy!-
le sopracciglia ramate di lui si corrugarono:- Devi solo rilassarti e non
pensare ad altro che … tutto scaturisce da qui!- si toccò il petto e poi fece
scivolare le dita sullo sterno della ragazza, appoggiando la fronte alla sua.
La punta del naso sfiorò quella di Désirée, che deglutì nel tentativo di
calmarsi.
Hayden,
così, non fu solo più l’uomo del venerdì sera, ma del: “Quando ci va!”; “Quando
sentiamo bisogno di compagnia!”
Quella
sera ne fu la conferma e quella domenica pomeriggio a casa di Kurt aveva
generato precedenti da inevitabili conseguenze. Episodi di cui Ursula non
doveva mai esserne informata, perché esulava dalle regole. Désirée non aveva
chiesto compensi allora e non aveva intenzione di farlo adesso. Malgrado ciò,
lei continuava a rifiutarsi di baciare Hayden sulla bocca, mentre quelle
coperte di broccato avvolgevano i loro corpi nudi e la passione sfrenata che li
spingeva. E Desy rifiutava di lasciarsi andare, realizzando quanto più
difficile le risultasse. Fingere di non provare proprio nulla, anziché fingere
un orgasmo, come altre sue simili facevano. Ma baciare Hayden e non trattenere
le sensazioni avrebbero causato dei precedenti assai più pericolosi per se
stessa e i suoi sentimenti. Voleva dire un affetto e una preferenza verso di
lui, che a lei erano assolutamente proibiti. D’altro canto, Hayden si ostinava
a provarle tutte pur di smuoverla e farla abbandonare, far esplodere la sua
anima, mettendola pure al corrente delle proprie reazioni. Alla fine, la minima
lucidità nella sua testa si azzerava completamente e lui finiva col
concentrarsi sulle sensazioni inebrianti che Désirée gli provocava.
Lei
tentò pure un’altra strategia, tenendo gli occhi serrati: quella di iniziare …
di cercare di iniziare a contare quanto ancora avrebbe dovuto trattenersi per
la fine.
I
movimenti di Hayden rallentarono, ora più sporadici. La baciò a lungo sulla
tempia e poi … si tolse col proprio
peso. Questa volta, però, rimase a guardarla, appoggiato al braccio, con ancora
il fiato corto.
Désirée
lo fissò in tralice, serrandosi le lenzuola nei pugni, contro il seno. Osservò,
quindi, lui spostarsi verso il comodino dove ancora c’era un calice pieno a
metà di champagne.
Hayden
lo bevve come acqua fresca e poi rimase a busto eretto, appoggiato alle mani, a
sguardo nel vuoto, un po’ corrucciato. Come a capacitarsi di qualcosa. Forse …
era più frustrato che corrucciato, Désirée lo studiò attentamente.
Quindi,
lui la guardò di nuovo, ancora non pienamente regolare col respiro. Era quasi
un’espressione di sfida. Si voltò sul fianco e scivolò sotto le coltri.
Désirée
intuì ciò che aveva in mente e di lì a poco dovette aggrapparsi al broccato del
letto e fare appello a tutta la propria resistenza … per non liberare le
proprie emozioni.
Le
doleva lo stomaco se pensava ad Ursula che scopriva quegli extra non
remunerativi, mentre il vapore del tè caldo le accarezzava il mento. Seduta sul
tavolo, con i piedi sulla sedia, ad attingere la bustina nell’acqua calda della
tazza, ripensava al fatto che Hayden le aveva ancora fatto delle domande sul
loro rapporto, premettendo di non essere fiero di se stesso; ma nemmeno lei gli
facilitava le cose, ostinandosi a chiudersi e a soffocare ciò che provava.
E
Désirée non aveva saputo che rispondergli. Come spiegargli di essere dovuta
maturare molto più in fretta delle sue coetanee e che erano passati anni da
allora?! E che … ciò che provava quando stava insieme a lui … nessuno glielo
aveva mai fatto conoscere e spiegato prima. E che se fosse stato per lei … non
avrebbe mai iniziato alcun genere di rapporto dai 14/15 anni in poi. Che … se
gli avesse raccontato che si prostituiva da adolescente … e lui l’avrebbe
guardata con quello sguardo con cui tutti la guardavano … Desy avrebbe
preferito morire! Serrò le palpebre, con un bruciore insopportabile nell’animo,
quando bussarono alla porta. Quel dannato portone! Doveva decidersi a chiamare
qualcuno per ripararlo. Si passò il dorso della mano sulla punta del naso,
solleticata dal vapore e posò la tazza sul tavolo, andando ad aprire. Kostas
era sul ballatoio:- Ciao, tesoro! Ti abbiamo cercato per tutto il giorno, ieri,
dove sei stata?- entrò senza essere invitato.
Lei
gelò un poco, mentre si allontanava da lui:- Ho avuto le mie cose da fare, non
sono reclusa in queste mura! E poi, vi ho portato i soldi nella buca, ieri
mattina! Quindi, che volete tu e Ursula?-
Kostas
notò la catenina al collo e allungò la mano:- Ehi, come l’hai riavuta?-
Prontamente,
Désirée gli bloccò il polso decisa e gli disse:- Toccala ancora e ti riservo la
punizione che fanno dalle parti di mia madre!-
L’uomo
sapeva bene cosa facevano ai ladri in Algeria. Quello sguardo della cugina,
poi, ne era fermamente convinto. Così, ritrasse il braccio e Désirée lo invitò
ad andarsene con:- Conosci la mia porta, vero?-
Lui
la squadrò. Se non avesse avuto tanto timore di sua moglie, avrebbe anche potuto
ridurre la ragazza all’impotenza contro il tavolo. Tuttavia, sapeva anche che
Désirée aveva le sue armi nascoste, quindi obbedì.
Lei
levò un sospiro di sollievo. Quell’essere la rivoltava più della puzza che
emanava.
Sentiva
il bisogno di una passeggiata nel parco. Meno male che non aveva colto la
proposta di Hayden, che avrebbe voluto fermarsi a Bruxelles anche tutta la
domenica.
Le
faceva rabbia e tenerezza insieme. E sapeva che lui aveva ragione: lo
stuzzicava, era vero! Giocava a provocarlo e a volerla desiderare. Non ne
conosceva il motivo! Forse perché … con Hayden vedeva la sola luce di speranza
nella sua gretta esistenza!
Lo
osservò all’angolo del parco, col volto bianco, le labbra tinteggiate di rosso
e il completo scuro. Stava facendo il mimo. Désirée non seppe se avvicinarsi.
Forse faceva bene a non incoraggiarlo, ma … lui s’inchinò di fronte ad una
bambina, che gli aveva appena tirato i pantaloni. Suscitava molto la curiosità
dei bimbi a toccarlo, per vedere se era vivo. E Hayden si divertiva
nell’assistere alle loro reazioni … appena capivano che lui lo era! Non era un
grosso pupazzo inanimato!
La
piccolina rise, mentre il suo papà gettava una moneta nel cappello di Hayden.
Questo
spronò Désirée ad avvicinarsi. L’uomo la scorse. Le espressioni del mimo
statico e imperscrutabile si affievolirono … se lei stava lì a fissarlo.
Quindi,
l’uomo ne approfittò, data anche l’affluenza sciamata di gente, per staccare.
Désirée
lo osservò tornare forse a respirare, con un grosso sospiro e togliersi la bombetta
e a passarsi la mano sui capelli.
-
Ehi,
che fai? I mimi non se ne stanno immobili, di solito?- lei lo canzonò bonaria.
L’uomo
sorrise:- Ho appena chiuso il mio servizio, per oggi!- raccattò le proprie
cose:- Ti va di aiutarmi a tornare ad essere Hayden?- le chiese, infine.
Désirée
annuì.
Seduti
vicino alla fontana, lei gli toglieva ogni traccia di trucco dal volto,
passandogli un fazzoletto pulito, appena imbevuto nell’acqua.
Lui
la scrutava reggergli il viso per pulirlo a fondo, come la mamma col bambino,
che si è sporcato di cioccolata:- Sai che potrei assumerti come assistente?-
Lei
abbozzò un sorriso accattivante e Hayden rimaneva sempre ubriacato dalle sue
attenzioni, dalle sue carezze, dalle sue coccole. Capì di provare una verità
concreta verso quella ragazza! E avrebbe tanto voluto possedere il coraggio di
dirglielo:- Andiamo a casa mia?- le chiese.
-
Troppo
pericoloso!-
-
Pericoloso?
Non ospito Gremlins!- Hayden assunse un’espressione divertita.
-
Tu
sei troppo pericoloso … per me! Potresti non controllarti!-
-
Oh,
mi reputi così incapace di ragionare con te?!-
-
Sì!-
Désirée serrò le labbra con franchezza, ma anche con un’aria adorabile: “Ed io
non te lo impedirei!!” pensò ed era ciò che la terrorizzava di più:- E’ meglio
sfruttare un posto pubblico e affollato!-
Lui
la scrutò e si rese conto:- Mi stai chiedendo di venire con te da qualche
parte?-
-
Già,
ma non montarti il testone, adesso!- la giovane gli pungolò la fronte. Hayden
restò a fissarla sorridente.
E
il luogo pubblico scelto fu il cinema, a guardare “Dirty Dancing”, l’ultimo
film di Patrick Swayze. Erano adulti e vaccinati per vederlo!
Hayden
osservava Désirée, con la luce proiettata sullo schermo a riflettere sul suo
volto, quel bell’ovale.
-
Che
c’è?- chiese lei improvvisamente, mormorando e non staccando gli occhi dal
film.
-
Niente!-
rispose lui, puntando lo sguardo sull’espressione esterrefatta di Jennifer
Grey, che aveva appena scoperto di dover imparare a ballare il mambo alla
perfezione, in pochissimi giorni.
In
realtà, c’era tanto da dirle. Tanto in limitate parole!
Tanto
da farlo esplodere, pensava, mentre levigava la scultura dedicata a Desy. Si
asciugò il sudore dalla fronte col braccio: era bellissima! Ma lui ne aveva
parte del merito! Si era limitato a riprodurre un capolavoro di Dio!
Andò
a cercarla al lounge, sperando di trovarla, ma:- E’ stata licenziata!- Gitte
gli diede questa tremenda notizia, col volto affranto.
-
Che
cosa? Perché?-
-
Il
padrone credeva che lei … flirtasse coi clienti!-
-
Che?-
Hayden non credette alle proprie orecchie. Da come Gitte lo guardò, lui se ne
sentì responsabile:- Dov’è il capo? Ci parlo io!- stava per partire in quarta,
ma la giovane lo fermò:- E’ inutile! Lui sospetta che Désirée lo faccia … di
mestiere!-
Hayden
la fissò. Qualche pettegolezzo doveva essere arrivato all’udito di quel locale,
circa “la dea dell’amore”, Lolita e tutti i nomignoli con cui Desy era anche
conosciuta.
Il
passo successivo fu quello di andare da lei. La incontrò che si tirava dietro
il portone per chiuderlo, indossando un completo da tailleur quasi, aderente e
color salmone. I capelli raccolti in uno chignon. Lo scrutò senza espressione:-
Desy, Gitte mi ha detto che … -
-
Già,
ma io non mi dò per vinta!- Désirée camminò verso la fermata dell’autobus.
Doveva andare a ritirare gli esami ad Amburgo.
-
E
… che farai?-
-
Non
lo dirò certo a te!- lei sogghignò amara:- Così mi farai perdere anche quel
posto!- ora lo accusò apertamente.
-
Un
momento! Io … non avevo intenzione di … - l’uomo cercò di giustificarsi senza
ragione. Sapeva di aver torto:- Mi dispiace, ma il tuo doppio lavoro ti potrà
sostentare per un po’, no?-
Désirée
ridacchiò ancora più amara e sarcastica, cercando di allungare il passo,
scuotendo la testa:- Che ho detto? Non è così?- lui si stizzì.
-
Almeno
io cerco di vivere anche onestamente, Hayden, che mi dici di te?- la ragazza lo
chiamò in causa.
-
Io?-
-
Già,
non reputarti tanto diverso da me! Vivi a sbaffo delle tue ricche conoscenze,
che ti permettono la bella vita, in posti di lusso, eleganti ricevimenti … -
Désirée si voltò a guardarlo:- Sperando ogni tanto di poter vendere qualcosa
dei tuoi quadri! Quando ti deciderai a occupare le tue giornate in maniera più
proficua per te, Morrison?!-
L’uomo
restò ammutolito a osservarla girare i tacchi in quell’accurata mise e
camminare spedita nelle sue scarpe decolleté con l’intercedere di una giovane
donna di classe. Hayden sapeva che lei non aveva tutti i torti! E gli fece male
che Désirée lo considerasse un approfittatore.
***************************************
Désirée
girovagò per Lubecca con taccuino e penna, prendendosi giù i numeri di telefono
dei cartelli “CERCASI” attaccati alle vetrine dei negozi chiusi. In quelli
aperti, si presentava personalmente, anche senza il cartello fuori:- Non
abbiamo bisogno, ci dispiace!- .
La
ragazza sospirò. Sostava sulle panchine lungo il Trave. Appena scorgeva in
lontananza Kostas o Ursula … via di corsa. O … Hayden … correva il doppio.
Magari si offriva di accompagnarla … e poi … iniziava a flirtare con lei nuovamente
sul posto di lavoro. Quindi, il padrone o padrona faceva 2+2 … e:- Oh, ma sei una prostituta!- e … benché
fosse riconosciuto un lavoro come un altro … a molti dava fastidio! Per il buon
nome dell’attività! Bastava vedere come l’aveva trattata quello del lounge.
Una
locanda … CERCASI … aperta. Benone! Ingoiando l’ultimo pezzo di brezel, Désirée
entrò armata di buona volontà. Il padrone era un tipo bassetto, coi pochi
capelli e … a dirla tutta le ricordava molto Kostas. Tuttavia, non poteva fare
la schizzinosa ora! Doveva vivere! Era una settimana che mangiava panini o
cavoletti di Bruxelles. E faceva colazione con acqua e cereali, anziché col
latte! Doveva dei soldi alla drogheria di Frau Ingrid, che era stata tanto
gentile da farle credito, conoscendola da anni.
Malgrado
i suoi buoni propositi, quelli del padrone della locanda parevano non proprio
altrettanto puliti, appena iniziò a squadrarla in ogni centimetro di corpo:- Ma
cerca una cameriera o … una top model?- le chiese improvvisamente Désirée.
-
Eh?-
-
Devo
pulire le camere, servire ai tavoli … non devo avere un fisico da rimirare,
Herr!- lei lo guardò, sbattendo le ciglia ironicamente.
-
Sì,
ma l’occhio vuole la sua parte … tesoro!- quello le diede una pacca sul sedere
a tradimento, facendola leggermente sobbalzare.
Désirée
ridacchiò ironica:- Senta, signor Heigl! Il suo occhio … lo porti altrove … se
non vuole che qualcuno glielo cavi!- capì di aver preso un granchio nel momento
in cui aveva messo il piede lì dentro.
Fece
per andarsene, ma quello le afferrò il polso con:- Un momento, bambina,
possiamo concordarci … -. Prontamente, Desy gli prese il braccio,
storcendoglielo e facendo volteggiare il suo corpo sudicio contro il bancone
d’accoglienza. Lo fulminò con un occhiataccia, evaporando tutta la rabbia con
uno sbuffo e scuotendo la testa:- Uomini!-
Era
sfiduciata! Voleva piangere! Seduta su una panchina, accanto alla vetrina dell’ufficio
di un notaio, osservò la segretaria, che batteva al computer. Tutta ben tirata
come una dama d’alta classe. Désirée si guardò la minigonna rosa e la camicetta
con disegnati tanti piccoli cagnolini stereotipati. Già, forse anche lei non si
faceva prendere sul serio! Aveva capito ciò che le occorreva, mentre si
dirigeva verso casa. Voleva passare dalla drogheria a comprarsi qualcosa di
diverso dai cavoletti, che iniziava ad odiare! Scosse la testa: meglio non
approfittare oltre della gentilezza di Frau Ingrid e di suo marito!
-
Désirée!-
la voce di Hayden, alle spalle, le fece chiudere gli occhi. Ecco, proprio l’uomo
che voleva evitare!
Lei
fece finta di non averlo udito, cercando di tirar dritto. Ciò nonostante,
l’uomo la raggiunse in due passi e le afferrò la mano:- Ehi, non mi conosci
più?- la obbligò a guardarlo.
La
ragazza si divincolò:- Ho da fare!- tirò dritto, lasciandolo lì immobile, con:-
Mah … Desy, aspetta … dove corri? Io volevo … parlarti!-
Désirée
camminò svelta per impedirgli di raggiungerla ancora e sospirò sollevata,
quando si appoggiò alla porta di casa. Si scostò i capelli un po’ sudati dalla fronte,
quasi ridendo per sdrammatizzare. Si sbottonò la camicetta, sentendo caldo e …
andò a frugare nel proprio povero armadio. Il tailleur color salmone le capitò
in mano e non aveva dimenticato come l’aveva squadrata Hayden in quel vestito!
Beh … se poteva fare una bella figura con lui … che l’aveva vista in tutti i
modi … pure come mamma l’aveva fatta … poteva fare bella figura anche ad un
colloquio.
Si
trovò di fronte ad un atelier femminile. Si stirò la gonna con le mani,
ancheggiando per assestare bene il tessuto alle curve. Non che volesse trovare
un altro clone di Kostas, ma … la figura effettivamente faceva la sua parte! I
capelli raccolti a chignon … se lo sistemò bene ed entrò. Un giovane uomo vestito
da commesso, che sistemava un manichino, la squadrò con un:- Wow!-.
Lei
sorrise: bene, con uno ci aveva preso! Il ragazzo guardò una pure giovane, che
gli si avvicinò, mormorandole:- Hai visto che classe?-. Dunque, si avvicinò a
Désirée con:- Ok, bella tigre fiammante, in cosa posso aiutarti?-
La
ragazza fu divertita da come quello le si rivolse: dopotutto, lei poteva
benissimo essere una cliente, ma il giovane uomo dai capelli neri era talmente
accattivante che pensò avrebbe fatto piacere a chiunque. Désirée si schiarì la
voce e:- Sì, cerco la padrona o il padrone!-
-
Vuoi
fare parte di questa gabbia di matti?! Ma bene, piccola coquette, seguimi! A
proposito, io sono Kristoff, zuccherino!- era palesemente gay dagli
atteggiamenti.
La
fanciulla ridacchiò:- Io Désirée!-
La
proprietaria era una certa Frau Shuster, che aveva una severa aria matura.
Tuttavia, pareva cordiale.
La
mise subito al lavoro, con una divisa scura, fatta da un tubino elegante,
morbido sul busto, con un delicato scollo a V. Collant, tacchi, capelli in una
codina raffinata, Désirée non ci credeva nemmeno lei di essere riuscita a
provvedere così presto! La paga non era molto alta, ma la ragazza era decisa a
trovare un altro lavoro.
Sorrise
alla donna alla quale provò delle scarpe da passeggio. Vendevano dai vestiti
alle calzature, dalle borse ai profumi.
Serviva
una madame Beamapassant, una francese che si presentava puntualmente col suo
cane pincher, bianco e con l’immancabile puzza sotto il naso. Aveva almeno una
60 di taglia, ma si ostinava a comprare le 38/40.
Quel
giorno toccò a lei … sopportarla:- Attenta a quella!- le mormorò Kristoff. Il
fatto che lui fosse omosessuale venne apprezzato da Désirée: significava che
Frau Shuster non aveva preconcetti! Avrebbe accettato anche una prostituta, se
avesse dovuto scoprirlo? In Germania, d’altra parte, non era un reato!
Lei
presuppose che la sua capa l’avrebbe scoperto presto, nell’istante medesimo in
cui vide Hayden Morrison varcare la soglia del negozio. Con quella campanella
alla porta, che suonò come un’ora della verità. Tutti ci avrebbero messo
pressappoco venti secondi a capire ciò che c’era tra loro due, se Hayden
continuava a fissarla come fece appena l’adocchiò.
-
Mmh,
carino!- Hildegard, l’altra commessa, bruna e piccolina, subito le mormorò
questo, avvicinandosi allo scaffale delle scarpe. Intanto, lui non perdeva Desy
di vista.
Lei
era alle prese ancora coi piedi di madame Beaumapassant, tornando da
quest’ultima; il suo cane la scrutava con pena, come a farle capire che sapeva
bene ciò che Désirée stava provando nel digerirla:- Mademoiselle, non si può
avere un altro paio?- la voce da trombone della donna le giunse alle orecchie.
Anche se la ragazza gliene aveva portato uno. Balbettò:- Ehm … Kristoff, puoi
pensarci un attimo tu?- si alzò con la lentezza di una sonnambula:- Io … torno
subito!- fissava Hayden, con la voglia di fargli non sapeva neanche lei cosa!
Si avvicinò:- Che fai tu qui? E’ un atelier femminile! A meno che non voglia
subire un’operazione di sesso o hai un hobby bizzarro nascosto!-
-
Beh
… se si tratta di doppie vite nascoste, tu mi tieni buona compagnia!-
-
Vattene
subito!- Désirée vide che la padrona li osservava e quindi:- Ehm … Hildegard …
il signore qui vuole fare un regalo! Puoi accompagnarlo tu, per favore? Io devo
tornare da … - la voce le morì nel guardare l’espressione accattivante con cui
lui la scrutava. La sua cliente, infatti, la reclamò:- Vengo all’istante!- guardò
questa e poi di nuovo l’uomo con occhi socchiusi, inceneritori!
-
Prego,
signore, da questa parte!- l’altra commessa si rese disponibile, ma Hayden le
disse:- Ehm … niente di personale contro di lei, Hildergard, ma vorrei la
signorina!- indicò Désirée, che lo fulminò con la voglia di strozzarlo.
-
Perché?-
chiesero in coro le due ragazze.
-
Beh
… perché è uno schianto!- lui fu quasi angelico nella sua franchezza.
Desy
sentì i nervi cederle e disse a Hildegard, la quale ridacchiò tra i baffi,
malgrado tutto:- D’accordo, puoi occuparti tu delle scarpe della signora? Prima
che Kristoff l’ammazzi?- le bisbigliò. Infine, andò verso Hayden mormorando:-
Io ne ho già uno da ammazzare!-. Si fece seguire da lui:- Venga, forse tra i
profumi c’è qualcosa … fammi perdere anche questo posto e ti strangolo con le
mie mani, sono stata chiara?!- gli intimò, poi.
-
Non
è mia intenzione farti licenziare!-
-
Ma
è tua intenzione farmi sentire in basso come un sassolino, vero?-
-
A
quello ci pensi già da sola, molte volte!- sospirò l’uomo.
Secca,
Désirée andò dietro al bancone e gli fece annusare diversi profumi. Troppo
dolce, troppo speziato … - Che mi consiglia lei?- domandò Hayden, appena odorò
quello che più o meno gli aggradava.
La
ragazza sistemava le altre scatolette:- Dovrebbe indagare su ciò che piace alla
donna a cui desidera regalarlo!-
-
Lo
sto facendo! A te piace?-
Désirée
lo fissò fulminea e capì. Sfoderò un sorriso cordiale e:- Mi dispiace non abbia
trovato ciò che cercava, signore! La ringrazio e … - gli sibilò:- … non torni mai
più!-. Lo lasciò sconquassato con un:- Mah … -. Hayden annusò ancora quella
boccetta e gli parve assomigliasse a quello che aveva trovato nel cofanetto di
lei. Allora, chiese a Hildegard:- Scusi, avrei cambiato idea su questo profumo!
Lo compro! Mi fa un pacchetto?- mentre guardò Désirée sparire nel retrobottega.
Quando
lei tornò, Kristoff era ancora alle prese con madame; e … Hayden ci faceva
piacevolmente conversazione, accarezzando il suo cane.
-
Désirée,
toglimela ti torno o la uccido!- il commesso la supplicò, mentre riportava
indietro l’ennesimo paio di scarpe in retrobottega.
-
Sì,
sì!- la ragazza prese un’altra scatola e si rimise all’opera:- Queste,
signora?-
-
Eh?-
madame Beaumapassant pareva più interessata a Hayden, ora, che ai propri
piedi:- No, signorina, sono troppe larghe! Non vede il mio piedino?!-
“Veramente
no!” pensò lei e la nauseò che Hayden si atteggiasse a … gigolò con quella
donna dalle fattezze di un armadio a doppia anta, molto più vecchia di lui.
Quindi,
Désirée si accinse a rimettere nella scatola anche quelle calzature. Adesso
andava davvero a prenderle una 37. Voleva vederla supplicarla di togliergliele
perché erano troppo strette! Quando sentì madame parlare in francese: era un
commento poco carino rivolto a lei, dandole in pratica dell’incapace,
dell’incompetente.
Hayden
intuì, perché non sapeva bene la lingua della signora, ma capì che quella si
stava facendo una pessima figura.
Désirée,
infatti, rispose per le rime, ma con gentilezza e … in francese:-
L’incompetenza si può trovare in chi ti serve o in chi viene servito!-
Quella
sgranò gli occhi scuri da bue, guardandola con palese imbarazzo e … stizza
della gaffe appena fatta!
Lei
le sorrise appena, rialzandosi con le scarpe in mano.
Hayden
trattenne una risata, perché aveva idea di ciò che Desy aveva detto e la
osservò allontanarsi, con un gaudio affascinato.
Kristoff
rideva ancora come un matto, durante la pausa. Erano in una stanza adiacente ai
camerini.
Testa,
ricca di capelli ricci e neri, rivolta all’indietro, svaccato sulla sedia:- Oh,
scommetto che quell’orribile donna mai si sarebbe immaginata che tu capissi il
suo francese e le rispondessi … in francese, Désirée!-
Hildegard
pure rideva e lei lo fece molto più sommessamente, appoggiando il mento ai
pugni, sul tavolo.
-
Santo
Cielo, quella strega non aveva capito che il tuo nome non è tedesco,
principessa?!- lui la guardò con gli occhi castani, cercando di tornare
relativamente serio, con quell’atteggiamento effemminato, ma molto buffo:- Che
patetica, misericordia!- sospirò, infine.
-
Credo
che si guarderà bene dal provocare di nuovo Désirée!- disse Hildegard.
-
Già!-
Kristoff notò l’aria assorta della ragazza. Quindi, le schioccò le dita davanti
agli occhi:- Ehi, pasticcino, a che pensi?-
-
Al
bell’uomo che le faceva il filo spudoratamente, prima, scommetto!- esclamò
Hildegard.
-
Oh,
sì, bel tipo! Se non fossi già occupato!- il giovane concordò:- Sicura non sia
il tuo ragazzo?-
A
quelle parole, Desy resuscitò e lo fissò seria e decisa:- Sicurissima!-
-
Sì,
ma lui ti avrebbe portata ben volentieri nel retrobottega!- Kristoff le sfiorò
il polso con frivolezza amichevole:- Chiacchierava con quell’obbrobrio solo per
attirare la tua attenzione!-
Lei
sospirò, cercando di cambiare discorso:- Stavo pensando a come fare più soldi!
Voi non conoscete qualcuno che cerca dipendenti, aiutanti? Anche per lavare le
latrine!-
Hildegard
scosse la testa, pensierosa, ma Kristoff la scrutò con gli occhi socchiuse,
riflessivi:- Mmh … sai ballare e bene, tesoro? Perché a chiederti di essere
bella, non ce n’è bisogno! Io farei pazzie per avere quello che hai tu!-
Reinhold
Müller stava con Kristoff Schneider da circa quattro anni ed aveva una
discoteca sul litorale nord di Lubecca. Aveva iniziato come barista fino a
rilevare lui il locale, ribattezzandolo “Mars und Venus”.
Era
pomeriggio e ancora tutti i tavoli erano per aria.
Kristoff
salutò un omino gracile, ma alto, con gli occhiali, che aveva più l’aria del
giocatore di scacchi che del proprietario di un locale simil, benché l’acconciatura
castani molto trendy, ossia con un taglio asimmetrico e:- Mein, freund, questa
bellissima Venere è la mia nuova collega Désirée Chanterelle!- Kristoff indicò
la ragazza dietro di sé.
Reinhold
squadrò una giovane coi capelli biondi a sfiorarle la spalla in una treccia.
Gonna sopra il ginocchio, stivaletti, maglioncino ben sagomato sulle belle
forme:- Che dici? Puoi metterla tra le tue Afroditi?-
Lei
si sentiva ora sotto ad una lente d’ingrandimento e Reinhold sorrise
lentamente:- Sciogliti i capelli, tesoro!-
Désirée
obbedì, riassestandoli con la mano, facendo la scivolata con la testa.
Il
ragazzo assunse un sorriso ancora più convinto:- Se sei in grado di ballare e a
tenere a bada tutti quei maschioni marziani che ci proveranno di certo con te …
per me puoi firmare anche un contratto a vita!-
Lei
si prese l’indice con l’altra mano e sorrise:- Ballare mi piace! In quanto ai
maschioni … - fece spallucce:- … non sono un problema! So difendermi bene!-
“Due lavori in un colpo solo, Jean, non ci
credo! Sì, il secondo ha sempre un po’ a che fare col sesso, ma non nel modo
esplicito in cui sono costretta a trattarlo normalmente! So che c’è un
soppalco, un piano superiore dove … i clienti possono chiedere delle attenzioni
particolari alle ballerine! Una sorta di entraineuse! Ma le ragazze … lì
possono scegliere, non sono obbligate! Possono ripiegare su offrire loro da
bere! E, comunque, non ci si spinge mai oltre!” Désirée osservò la macchia
d’inchiostro sul foglio, che distinse l’ultima lettera. Guardò il Trave e
sospirò: “In quanto a Hayden! Non so cosa
gli passi per la testa! Pensavo di avere imparato a conoscere gli uomini, ma
con lui è tutto più complicato!”
Hayden
fumava, attaccato al muro di una casa, di fronte al Wakenitz. Guardò la carta
bruciare e pensò a quanto gli aveva rinfacciato Désirée: “Vivere a sbaffo delle
tue ricche conoscenze!”
Passò
la punta della lingua tra le labbra. Dopodiché, chiuse il mozzicone in un
fazzoletto di carta, una volta spento e lo cestinò.
Si
avvicinò all’edicola, lì a pochi passi e comprò un giornale. Von Hoffman era
ancora fuori città e non si era più fatto vivo. Nel frattempo, Hayden decise di
guardare gli annunci d’impiego su quel
quotidiano. Andava bene qualsiasi cosa, purché Désirée potesse essere fiera di
lui, cambiando l’opinione che aveva.
Si
recò da un fornaio, per sapere se occorreva un garzone, ma avevano già
provveduto. Fino a trovarsi a fare la fila davanti ad un’officina. Bavero
alzato e basco. Si sentiva tanto come negli anni ’30, quando si cercava lavoro
e si attendeva la selezione del numero di operai necessari. Lui se la cavava
bene coi lavori manuali, non per niente era un artista. Al contempo, doveva
prestare attenzione alle proprie mani o addio arte! Ora, però, Hayden pensava a
Desy e alla voglia di dirle di aver trovato un posto fisso.
CONTINUA...
