Elena Letizia Candeago
PER TE
Sinossi
“PER TE”… due piccole, semplici parole, ma d’immenso significato. Che cosa si è disposti a fare per qualcuno che si ama? Rinunciarvi? È una domanda che si farà presto strada nella vita di July, dopo l’incontro con Matthew, l’uomo che le farà vedere di nuovo il mondo colorato di rosa, dopo aver visto il nero!
Si tratta, però, di un quesito che farà crollare tutte le sue certezze, quando una terza persona comparirà in punta di piedi nella sua vita, per diventare sempre più importante. Una persona posata, dolce e vitale, che sconvolgerà il suo cuore e i suoi pensieri... e che le farà capire che la bellezza non sta nell’apparenza, ma in chi ti fa star bene; che la bellezza senza carisma, umanità e calore equivale all’essere un pezzo di plastica; che amare può voler dire anche mettersi rispettosamente da parte … e che l’amore è racchiuso proprio nel significato di quelle due brevissime e semplici parole: “PER TE”.
Prologo
Il silenzio parlava nella stanza, tra le pareti mute, mentre le finestre taciturne lasciavano filtrare un tenue bagliore di sole nel soggiorno ed il debole mormorio della città di Montréal. July era accovacciata sul divano, la sua mano posata sul telefono. Lo sguardo imbambolato parlava solo attraverso le lacrime, che le scorrevano lungo le guance, per poi increparsi sulle linee della bocca. Era successo l’inevitabile. Non poteva continuare così, no, non ora… Sentì di averlo fatto per lui.
1. July
Augusta, stato del Maine. Cinque anni prima. - Prova a suonarlo ancora, July!- - A me sembrava buona, Flynn!- - Sì… ma resterei ore ad ascoltarti!- Julianne, detta July, Madison McGawen risuonò “La marcia turca” di Wolfgang Amadeus Mozart, lasciando scivolare le dita affusolate sui tasti del pianoforte mentre provava con il piccolo complesso di accompagnamento. Flynn Calder, il suo maestro di musica, un uomo alto e brizzolato, l’ascoltava estasiato, chiudendo gli occhi per permettere alla melodia di contagiarlo completamente. I capelli biondi di July brillavano di un colore caldo sotto le luci del vecchio teatro, mentre gli occhi grandi e scuri seguivano il veloce movimento delle mani ben curate. Per lei, insegnante di scuola materna per passione, concertista e cavallerizza per hobby, significava avere una vita attiva, nonostante l’agiatezza economica della sua famiglia avrebbe potuto permetterle di trascorrere il tempo nell’ozio. D’un tratto, un battito di mani si levò dalle poltroncine e July alzò lo sguardo. - Bravissima, tesoro! Sabato sera li stenderai tutti!- La donna aprì la bocca in un sorriso. - Papà!- e, così dicendo, si eresse in piedi dallo sgabello:- Quando sei tornato?- - Giusto un’ora fa! - rispose Alec McGawen, avvicinandosi al palcoscenico - Proprio per assistere alla tua gara di domattina!- July scese dal palco ed abbracciò l’uomo alto e dai folti capelli color argento. - Allora, Flynn, mia figlia è pronta per la Carnegie Hall?- - E’ da tempo che lei è pronta!- Flynn circondò amorevolmente la vita di July e la donna lo baciò sulle labbra in maniera tenera e delicata. Sì, Flynn Calder era anche il suo fidanzato. Si sarebbero sposati entro due mesi. - Prepariamoci … stasera dobbiamo andare a cena fuori! - disse Flynn. Lei annuì. Poi, mano nella mano, dopo che lui ebbe congedato gli artisti, salutò suo padre ed uscì. Ad Alec Flynn non piaceva molto. Gli sembrava eccessivamente appiccicoso, troppo adulatore … falso, insomma... troppo. Ma non lo aveva mai detto a July: non aveva gli strumenti giusti per essere certo di quelle supposizioni.
July era pronta per la gara del giorno dopo. Tuttavia, quella sera sentiva la necessità di dormire nella vecchia casa in stile coloniale di suo padre: Alec era un grande azionista, ormai quasi in pensione, che però collaborava ancora coi suoi soci in azienda. Anche suo padre era più tranquillo nell’averla in casa: viveva solo da anni, ormai. Dopo una romanticissima serata con Flynn, July era tornata a casa di suo padre e ora si spazzolava i capelli biondi, sciolti sulla vestaglia di seta color rosa pallido, le cui ciocche si posavano sul seno mentre lei le tirava leggermente con le setole arrotondate. Dopo il suo rito di bellezza della sera, andò a sedersi sul divano dello studio di Alec e rimase a guardare in silenzio la foto di sua madre Virginie. Era morta vent’anni prima, quando era nato Loris, suo fratello.
Purtroppo Virginie si era ammalata di leucemia dopo pochi mesi di gravidanza, ma aveva scelto di non curarsi per non danneggiare il piccolo, sacrificando la propria vita per lui. C’erano cose che i soldi non potevano comprare e Virginie sembrava aver lasciato questo prezioso messaggio a sua figlia e a suo marito, dando la sua vita per Loris. Lo sguardo di July era assorto e pensieroso: suo fratello era un po’ uno scapestrato; studiava all’università di Montréal, in Canada, perché la loro mamma era originaria di quella città. Infatti, il loro zio materno abitava ancora con la famiglia lassù in Quebec. Alec si sarebbe completamente abbandonato a se stesso, se non fosse stato per July. Loris era impegnato a dare problemi con i suoi studi in biologia o fare allarmare sua sorella, di tredici anni più anziana, con le scorribande con gli amici, tanti fannulloni con il cervello incastrato nei caschi delle motociclette.
- Cosa c’è, tesoro mio? Sei tesa per domani? Vedrai … Jasmine non ti deluderà! L’hai allenata molto in questo periodo!- . Jasmine era la sua giumenta dal manto color mogano. La ragazza spostò lo sguardo su suo padre, che era appena entrato. - Guardavo la mamma … era così bella! Il giorno delle vostre nozze sembrava un angelo! - La donna si alzò e prese il quadretto che raffigurava i suoi genitori nel giorno di quel felice evento. Alec le cinse le spalle e sorrise: - Tu le rassomigli molto! Sarebbe stata tanto fiera di te! Anche lei era un’ottima cavallerizza!- Lei annuì: - Già … lo ricordo bene!- L’uomo intuì il perché sua figlia stesse osservando proprio quella foto e sospirò . - Sei proprio sicura di voler sposare Flynn?- - Perché me lo chiedi? - Gli occhi castani di July lo guardarono ed Alec scosse il capo. - Non so … sarà la gelosia di un vecchio padre, ma mi chiedo … è l’uomo giusto per te?- Lei si sentì un groppo in fondo allo stomaco per un attimo ed inspirò profondamente. - Credo di sì … mi ama per ciò che sono!- Alec la baciò sulla guancia: - Mi fido del tuo giudizio, allora! Su … va’ a dormire, ora … ti aspetta una giornata intensa, domani!- July sorrise: - Ho 33 anni … non più 10!- - Sì, ma sarai sempre la mia piccola!- La donna lo accarezzò in volto e lo baciò sulla gota. - ‘Notte, papino! - disse con la voce da bambina e lui rise, mentre la osservava uscire dalla stanza.
- Valery Finley ha ottenuto un ottimo punteggio! Vedremo se Julianne Madison McGawen riuscirà a superarla con la sua Jasmine! - echeggiò la voce dello speaker nella pista.
July sospirò a fondo, accarezzando la sua cavalla. Guardò verso il pubblico: suo padre teneva alto uno striscione con sopra scritto: “Forza July!”, mentre Flynn e Ruby Hathaway, la sua migliore amica, indossavano delle magliette raffiguranti il suo volto sorridente e la scritta: “July fans club”. Voleva sprofondare per la vergogna, ma sorrise e sollevò un pollice per non deludere il loro entusiasmo. Scoppiò a ridere nel vedere che pure Faulkner, il maggiordomo di casa, l’uomo che aveva visto crescere sia lei che Loris, indossava la stessa T-shirt. Bene, quella risata fu un toccasana per smorzare la sua tensione, quando capì che toccava a lei. - Coraggio, Jasmine, facciamo vedere a tutti chi siamo!- Entrò col cavallo in pista e lo mise al galoppo. Saltò i primi ostacoli con maestria, ma erano solo i più facili; ora sarebbe stata la volta dei più impegnativi. Con destrezza, July condusse Jasmine verso il muretto in mattoni fiancheggiato da siepi e suo padre tenne il fiato sospeso. Ce n’erano altri due a pochi metri di distanza e altre due a distanza ravvicinata come ultimo ostacolo. Con la leggerezza di una gazzella, la brava Jasmine saltò tutto ci che le si parava innanzi e, alla fine, il pubblico si levò in un applauso, mentre i giudici di gara decretarono il punteggio più alto. July aprì la bocca in un’esclamazione di gioia, ridendo. - Bravissima, bella, sapevo che ce l’avresti fatta, campionessa! - disse, abbracciando il cavallo, che emise uno sbuffo, forse di assenso. Suo padre, Flynn, Ruby e Faulkner erano saltati in piedi, applaudendo eccitati per la sua prodezza. July ritirò la sua coppa, mentre una medaglia veniva messa al collo di Jasmine ed i fotografi scattavano le foto di rito. I giornalisti si buttarono subito a capofitto su di lei, ma Ruby corse a salvarla, abbracciandola: - Sei stata grande … oh, pure tu, Jasmine! - la ragazza dai ricci capelli color biondo platino e gli occhi chiari accarezzò la giumenta. - Beh… anche questa è andata! Si va a festeggiare, stasera? - chiese July. - Certo! - rispose Ruby. - Grandissima, amore mio! - Flynn raggiunse July, sollevandola tra le braccia e baciandola. - Ehi, lasciala respirare! - intervenne l’amica, mentre i fotografi continuavano ad immortalare, affamati di scoop. - Attenti a come mi trattate questa splendida donna! - esclamò Flynn ai reporter. - La baci ancora! - suggerì uno, e lui l’accontentò subito, ma Ruby prese la mano di July: - Basta ora! Stasera festa per sole donne!-
Mentre Ruby la trascinava via, July si fermò ad abbracciare suo padre e Faulkner. - Ci abbandoni così, adesso?- - Dillo a Ruby, papà... non mi molla!- - Sai … per un momento ho visto una signora! - scherzò Alec. July ricambiò: - Oh, posso fare il maschiaccio davanti ai fotografi quando vuoi! - e fece la linguaccia, mentre l’amica si affrettava a spingerla via.
Quel pomeriggio, July aveva la prova del vestito da sposa. Era una fortuna che non ci fosse scuola in quei giorni o non avrebbe saputo cosa fare se non interpellare una supplente, ma all’asilo l’avrebbero uccisa. Posava come una statua, mentre le sarte le rapprendevano il vestito addosso. Si sentiva un manichino, mentre quelle parlottavano e spettegolavano. - Ti sta un amore questo abito, cara! - commentavano di tanto in tanto, finché arrivò Ruby. - Allora, bella sposina, si va a fare shopping?- Lei levò un sospiro di sollievo: - Sentito, ragazze? Tregua! - scese dal piedistallo e prese l’amica per la mano: - Mi hai salvata!- - Già … ricordatelo in vista del prossimo favore! - esclamò Ruby, mentre le due sarte si ritrassero da parte protestando. - Allora, con Flynn tutto bene? - domandò la ragazza platinata, mentre si guardava allo specchio di quella boutique, con una maglietta sovrapposta al capo che aveva addosso. - Sì, lui è talmente dolce e premuroso!- - Specialmente comprensivo … con tutti i tuoi impegni!- scherzò Ruby o almeno … a July parve così, quindi rise. - Beh … non può lamentarsi! Lo coinvolgo moltissimo nella mia vita. E per di più lui è il mio maestro di musica … il mio mentore … - - È consapevole che alla scuola dove lavori sei molto desiderata dal direttore?- July fece spallucce: - Oh, il signor Kale è facilmente gestibile! Perché dovrei scomodare Flynn?- - Se lo dici tu! - Ruby la guardò e concluse: - Sai che quasi, quasi me la prendo? - disse riferendosi alla maglia in lamé che aveva in mano e July concordò: - Perché no? Ti sta bene! Mettila domani sera al mio concerto!-
Il teatro pullulava di gente. Faulkner era dietro alle quinte a dar supporto ad una July nervosa. Suo padre stava concludendo una riunione e sarebbe arrivato a minuti. - Dove sono Flynn e Ruby quando ho più bisogno di loro? - sbottò July, facendo oscillare le mani lungo i fianchi per rilassare le dita. Gli occhi grigi di Faulkner la guardarono: - Oh, miss, sono sicuro che staranno arrivando!- - Lo spero per loro! - esclamò la donna. - E papà? Perché ci mette così tanto?- July guardò verso l’entrata sul retro, quando vide giungere Ruby e Flynn. - Eccoci! - esclamarono e lei li abbracciò. - Meno male! - - Ora, signore e signori … - La voce del presentatore stava già facendo la sua presentazione: il suo momento si stava avvicinando e July inspirò a fondo. - Vedrai … andrà bene! - le mormorò Ruby. July le lanciò un’occhiata di gratitudine e notò un bottone aperto sulla spalla della sua nuova maglietta color oro. - Ti perdi i pezzi, Ruby, attenta! - e mise rimedio al piccolo incidente. L’amica parve imbarazzata e nervosa: - Oh, sì, grazie!- In quel momento Flynn si schiarì la voce: - Tocca a te, tesoro! - disse, posandole un bacio. July salì sul palcoscenico e fu accolta dagli applausi. Dopo un breve inchino, si sedette sul suo sgabello. L’orchestra era pronta ad accompagnarla. Si sgranchì le dita ed iniziò con una melodiosa scala di note, introducendo “La marcia turca” di Mozart, poi Bach, Beethoven, Tchaikovsky. Suonò spensierata ed allegra; alla fine, giunsero gli applausi di tutto il pubblico. July si alzò, s’inchinò e guardò dietro le quinte, nella speranza di vedere suo padre, ma Alec non c’era. Solo i due volti raggianti di Flynn e Ruby erano presenti, e poi comparve pure quello di Faulkner, che doveva essersi assentato per pochi istanti. July sbatté lentamente le palpebre, lasciando morire a poco a poco il sorriso: lo sguardo del maggiordomo non le piacque. Era vitreo.
Dopo che la platea si fu placata, July gli si avvicinò: - Faulkner … che è successo? Dov’è papà?- L’uomo aveva le labbra tirate e parve doversi fare coraggio a parlare: - Miss Julianne … hanno chiamato dall’ospedale! Il signor McGawen ha avuto un brutto attacco di cuore, mentre usciva dall’azienda!- July assunse un’espressione atterrita, mentre Ruby cercò di toccarle il braccio comprensiva e Flynn di abbracciarla. Lei, tuttavia, raccolse il suo vestito lungo e nero in un pugno e corse fuori, dopo aver afferrato al volo il cappotto. - Taxi!- chiamò subito.
July arrivò il più in fretta possibile nella stanza dove suo padre era stato ricoverato. Era così buia... C’era solo la fioca luce sopra al letto a dare uno sprazzo di luminosità e lei avanzò verso il letto di Alec con aria terrorizzata. Il suo volto era coperto di tubi: il cuore era molto debole, da quello che si evinceva dal cardiogramma. July gli si sedette accanto:- Papà! - lo chiamò piano, prendendogli la mano abbandonata lungo il fianco. Alec aprì piano gli occhi: - Ti … hanno avvisata in tempo!- - Non parlare così! - lo rimproverò lei agitata, ma tenendo la voce bassa. - Sono vecchio, mia piccola Julianne! Un infarto può darti qualche chance a 40 anni, ma non a 75 anni! Ricorda solo una cosa, figlia mia … non sarai mai sola! Veglierò su di te ed il Buon Dio farà sì che tu trovi chi ti starà accanto nella vita! Promettimi solo di non scordare il bene che ti ho voluto e bacia Loris per me! È molto giovane … prenditi cura di lui! - e, così dicendo, le accarezzò la guancia. July si lasciò sfuggire una lacrima e gli strinse la mano con tutte e dieci le dita, poggiando il volto su di essa, mentre sentiva le pulsazioni farsi sempre più deboli nel polso esanime.
Erano le prime luci dell’alba. July era sdraiata sul letto di suo padre, ancora con indosso l’abito da sera, coperto dalla vestaglia color smeraldo di Alec. Il trucco le era colato sul volto e le aveva lasciato delle scie nere come il carbone sulle guance. Il suo sguardo era perso sul sole che stava sorgendo su un nuovo giorno che la vedeva sola.
La funzione si tenne un paio di giorni dopo. Loris venne giusto per presenziare, ma, già al cimitero, se ne sarebbe scappato via. Non amava quel genere di cose. July aveva visto un ragazzo coi capelli molto corti ed orecchino al lobo sinistro, fatto a brillantino, quel ragazzo che era ancora un bambino e che aveva imparato a vederla come una madre. A soli 13 anni si era ritrovata a crescerlo come un figlio. Alec aveva voluto assumere una tata che si occupasse di lui ma Loris era sempre e soltanto voluto restare con July. Lentamente lo raggiunse e gli posò la mano sulla spalla. Il ragazzo la guardò e l’abbracciò, trattenendo il pianto, e July mormorò commossa, stringendolo :- Non temere, ci sono io!- - Come sempre! - rispose lui.
- Ci deve essere un errore, signor Bills! Mio padre non può avere sperperato la sua vita e la mia al gioco! - July era attonita, davanti al socio in affari di suo padre. - Mi dispiace, miss McGawen! Alec aveva problemi di gioco molto seri!- - No … non ci crederò mai! - la donna scosse la testa. Il punto era che adesso non aveva più nulla. La casa di suo padre venne confiscata, Faulkner fu costretto ad andarsene, anche se aveva ribadito che a lui non interessava: avrebbe lavorato anche gratis per lei. - No, non sarebbe giusto! Va’… torna da tua sorella e tua figlia nel Vermont! Non avevi dei nipotini che volevi riabbracciare? - gli disse July quella sera alla stazione, al momento del congedo. - Mi mancherà, signorina Julianne!- Lei lo abbracciò forte: - Anche tu!- - Suo padre sarebbe orgoglioso di lei! - ribatté l’uomo. Infine, salì sul treno col suo bagaglio e July lo salutò con la mano, mentre la carrozza partiva lenta, allontanandosi. Lenta … July guardava l’ultimo ricordo del suo passato con suo padre lasciarla per sempre!
La storia dei debiti di gioco di suo padre le puzzava: non avrebbe mai creduto ad un’infamia del genere e decise di sottoporre il caso ad un avvocato. - Mi spiace, miss McGawen! Senza elementi non posso innalzare una causa contro la società di suo padre! - le disse Wendy Tallenbaum, una signora bionda e ben truccata, dalla sua scrivania. - Ho capito! Ho capito che hanno derubato mio padre e lui è morto nella calunnia! - July si alzò seccata ed uscì dallo studio, intuendo che stava solo perdendo tempo. Chiamò Flynn per avere un po’ di conforto e lo incontrò ad un bar. Era più freddo ed occupato in quel periodo … più distaccato. Ma July aveva pensato che fosse solo stressato. - Tutto mi crolla addosso! Mi sento come Atlante, senza il potere di reggere il mondo sulle spalle! - sostenne lei sfiduciata. Flynn, in quei dieci minuti che avevano iniziato la conversazione, non aveva fatto altro che guardare l’orologio, tanto che la donna gli chiese: - Hai fretta?- - Ehm… no! Proprio a fronte di tutto questo tuo stress, forse … ho pensato sarebbe meglio rimandare le nozze!- July lo guardò perplessa:- Come?- - Sì, dopotutto … non puoi più nemmeno permetterti un matrimonio simile … - - Che c’entra? Anche se dovessi sposarmi in vestaglia e ciabatte per la strada, io non ho intenzione di tardare … è proprio ora che ho bisogno del sostegno di un marito che mi ama e che amo … O forse mi sbaglio … non mi ami più? È questo il problema?- Flynn le prese le mani: - Ma … no … certo che no … è solo che … lo dico per te!- July ritrasse le mani e d’un tratto si accorse di guardare un uomo che non conosceva. - Senti … ne discuteremo in un altro momento, ora mi scoppia la testa! - si alzò ed uscì. Telefonò a Ruby. - Si è comportato in un modo che stentavo a riconoscerlo! Non mi sentivo più la sua fidanzata, ma un peso, qualcuno di assolutamente ingombrante nella sua vita!- - Ma no … credo che tu lo abbia frainteso! - la rassicurò Ruby. - Sarà! - July fece spallucce.
- Andiamo a cavalcare un po’, questa sera? Ho bisogno di distrarmi!- L’altra ragazza tentennò. - Ho da fare … vengono i miei vecchi zii a cena!- Lei sospirò delusa, lasciandosi cadere contro lo schienale della poltrona e disse: - D’accordo!- Si massaggiò la fronte: - Ti richiamo domani! - le disse congedandosi, prima di riattaccare. Quindi si cambiò ed andò da sola al maneggio a cavalcare. Grazie al Cielo era riuscita a salvare Jasmine: avrebbe venduto il suo appartamento e sarebbe andata a vivere in uno più piccolo pur di non separarsi dal suo animale. I suoi risparmi non erano stati toccati e anche questo la insospettiva molto … Era come se qualcuno avesse risucchiato solo ciò che aveva potuto. Inoltre, i soldi guadagnati all’asilo potevano ancora mantenerla con un esiguo reddito e poi, pensava, di lì a poco si sarebbe sposata e non avrebbe più avuto di questi problemi. Si fece una tonificante cavalcata e poi andò a casa a farsi una doccia. Decise che voleva parlare a Flynn per distendere le cose e così, dopo essersi ristorata, si diresse verso casa sua. Aveva le chiavi ed entrò. La stanza era in penombra. C’era un tenue lume che filtrava dalla zona notte dell’appartamento. La porta della camera era socchiusa e da dietro provenivano rumori, risatine sommesse … July venne presa da un attacco di sudori freddi, che divennero gelidi quando, trovando la forza di spalancare l’uscio, si trovò davanti alla scena di Flynn a letto con Ruby. - July! - esclamò l’uomo, scoperto in flagrante, mentre la sua amica si copriva col lenzuolo. Il volto di lei era con un’espressione di chi cerca di capire e ha tanti flash tutti insieme, pezzi di un puzzle che prendeva sempre più forma, come il bottone aperto di Ruby la sera del concerto, quando aveva tardato con Flynn … ora sapeva il perché! Destandosi dallo shock, mentre una lacrima le scivolava involontariamente sulla guancia, fece dietro front, disgustata, e scappò via, mentre Flynn urlava: - July … aspetta!-
Il vento soffiava in quella gelida serata nel Maine.
July era rannicchiata sul pontile dove con Ruby si confidava sull’uomo della loro vita, da quando avevano 20 anni; le sue braccia cingevano le ginocchia e lei guardava le acque con sguardo assente, sentendosi tanto sola e piccola nel mondo.
July andò al lavoro il mattino dopo l’agghiacciante scoperta: doveva distrarsi e non pensare a nulla. Tuttavia, quando giunse alla scuola materna, trovò un altro insegnante al suo posto. - Lei chi è? - chiese interdetta. - Sono il maestro di questa classe! - rispose l’uomo con fare impacciato. July corrugò la fronte, girò i tacchi e raggiunse l’ufficio del direttore. - Cosa significa questa storia? I “pulcini” sono i miei bambini, la mia classe, chi è quel tizio di là?- Il signor Kale non si scompose dalla propria scrivania: - E’ il nuovo insegnante! Non possiamo permetterci di avere una maestra con un padre che ha avuto problemi di gioco! Andrebbe contro l’etica di questa scuola!- July era esterrefatta ed annuì stizzita. - E se le dicessi “stalking” e “licenziamento immotivato” cosa mi risponderebbe?- L’uomo seguitava a giocherellare con la penna: - Non so di cosa parla, signorina!- July sospirò: era la sua parola contro quella di quell’essere. Una denuncia non sarebbe servita a granché. Non poteva più nulla lì dentro, in quella città. - Sa una cosa? Mi ha solo fatto un favore! Ora non dovrò più sopportare la sua lurida faccia da porco! - si sistemò la tracolla ed uscì risoluta. Era talmente depressa … voleva scrivere a sua zia Jacqueline e suo zio Didier. Lui era il fratello di sua madre. Con sua moglie, li aveva visti appena, qualche giorno prima al funerale di suo padre, tra parenti ed amici. July si toccò l’orecchino d’argento a forma di penna indiana, che aveva ereditato da sua mamma. Virginie Portal in McGawen era infatti di madre nativa americana, della tribù dei Cree e padre canadese del Quebec. Anche da questo era facile capire l’abilità nell’equitazione sia di lei che di July. Sangue pellerossa... ed in più July aveva anche sangue irlandese di Kilkenny nelle vene, da parte di padre. Suo zio, quindi, aveva le caratteristiche materne, capelli scuri, ora color sale e pepe, ed occhi neri. Lui e sua zia erano sempre stati molto carini con lei ed avevano una grande casa alla periferia di Montréal, nella campagna del Canada francese, dove vivevano con i più giovani dei suoi innumerevoli cugini.
Quando July arrivò a casa, s’imbatté in Ruby. Questa la guardò con aria colpevole: - July … volevo dirti … - Lei sospirò e la guardò sarcastica: - Non devi dirmi nulla! Ieri sera ho già capito che tu e Flynn siete due robusti stronzi!- - Non era programmato, sai … tu eri impegnata con le gare … - Ruby si stava giustificando forzatamente e July si voltò di scatto, lanciandole uno schiaffo:- Mi fate solo schifo! Da quanto tempo va avanti e, quindi, sono fessa?- - Oh, andiamo, ora… - - DA … QUANTO TEMPO VA AVANTI? - July scandì le parole stizzita, stavolta, e l’altra rispose: - Qualche … anno!- La ragazza si era aspettata da qualche mese e strabuzzò gli occhi, incredula. Infine, disse: - Sai … vi devo ringraziare, in un certo senso … almeno ho scoperto che non eravate interessati a me. Non ero io ci a cui volevate bene, ma al denaro di mio padre! Sparisci, Ruby, dalla mia vista! Tu e Flynn, per me, non esistete più! - e chiuse l’altra donna fuori dal portone.
2. Montréal
L’aereo stava atterrando a Montréal: July poteva intravedere dall’oblò le luci che delineavano la pista di atterraggio. Jacqueline e Didier Portal erano già dietro la porta degli arrivi internazionali ad attendere la loro nipote prediletta. Qualche minuto più tardi, la folla si aprì e July apparve col suo bagaglio ed un grosso sorriso.
Piccola cara … ti aspettavamo con ansia! - esultò sua zia, una bella signora dai capelli biondi e corti, gli occhi blu, esile e tenera; suo zio, invece, la strinse forte: - Quanto ci dispiace per tutte le tue disavventure! Ancora condoglianze per tuo padre! Era un gran uomo!- July sospirò:- Grazie!-. Aveva letto sull’aereo ciò che dicevano i giornali: “Alec McGawen schiacciato dai debiti: che ne sarà della bella ereditiera, Julianne Madison McGawen?” Quei titoli l’avevano fatta infuriare. Infangare così il nome di suo padre, ora che non poteva difendersi ... Ci avrebbe pensato lei a riparare la sua memoria, con tutte le sue forze. - Vieni, cara, da’ pure a me! - Didier le prese le valigie, mentre Jacqueline la prese sottobraccio, sfregandole la mano affettuosamente: - Come è stato il viaggio, Julie?- - Ricco di … sorprese, direi! - rispose la donna più giovane, sbuffando, mentre li seguiva. La stanza che i suoi zii le avevano preparato era molto accogliente. - E’ solo per un po’… fino a che non troverò un appartamento mio! - precisò July, con riconoscenza. - Puoi stare finché vuoi! Ci sono solo più Evelyne e Claude! - spiegò zia Jacqueline - Quindi, hai tutte le stanze che desideri a tua disposizione! Ogni tanto ospitiamo Loris, ma sai … - indugiò, mentre osservava July aprire le valigie sul letto. Appena la ragazza udì il nome di suo fratello, però, la interruppe: - Come se la cava? Ha combinato guai ultimamente?- - No, tesoro … niente! - Jacqueline tergiversò, iniziando a riordinare quadretti già in ordine. Proprio da questo, lei capì che sua zia non era una brava bugiarda. - Zia Jackie! - la incalzò.
Didier, che se stava in disparte ad osservare la scenetta, sospirò e sua moglie si decise a confessare: - L’altro giorno ha … ha incitato una manifestazione all’interno della scuola contro il rettore … - - Cosa? - July allibì - Perché nessuno mi ha avvisata?- - Avevi già troppi pensieri, piccola e … - continuò suo zio - Sono intervenuto personalmente. Per fortuna non l’hanno espulso!- La ragazza tirò un sospiro di sollievo: - Bè … almeno questo si è sistemato! Troverò un lavoro; due, se necessario, per poter mantenere anche Jasmine! Arriverà settimana prossima! La pensionerò presso un maneggio … - - Puoi anche tenerla qui, se vuoi! Guarda quanta campagna c’è! - sua zia le mostrò il paesaggio oltre la finestra. - Non voglio abusare della vostra gentilezza! Troverò casa, lavorerò, mantenendo la retta di Loris al college, inizierò a fare domande nelle scuole materne di Montréal! Siamo quasi giunti alle vacanze estive e non sarà semplice, ma … - - Beh, per cominciare puoi aiutare me al catering o al ristorante e tua zia al negozio di fiori al centro commerciale! Abbiamo sempre bisogno d’aiuto! - propose Didier e July accettò immediatamente.
Didier, che se stava in disparte ad osservare la scenetta, sospirò e sua moglie si decise a confessare: - L’altro giorno ha … ha incitato una manifestazione all’interno della scuola contro il rettore … - - Cosa? - July allibì - Perché nessuno mi ha avvisata?- - Avevi già troppi pensieri, piccola e … - continuò suo zio - Sono intervenuto personalmente. Per fortuna non l’hanno espulso!- La ragazza tirò un sospiro di sollievo: - Bè … almeno questo si è sistemato! Troverò un lavoro; due, se necessario, per poter mantenere anche Jasmine! Arriverà settimana prossima! La pensionerò presso un maneggio … - - Puoi anche tenerla qui, se vuoi! Guarda quanta campagna c’è! - sua zia le mostrò il paesaggio oltre la finestra. - Non voglio abusare della vostra gentilezza! Troverò casa, lavorerò, mantenendo la retta di Loris al college, inizierò a fare domande nelle scuole materne di Montréal! Siamo quasi giunti alle vacanze estive e non sarà semplice, ma … - - Beh, per cominciare puoi aiutare me al catering o al ristorante e tua zia al negozio di fiori al centro commerciale! Abbiamo sempre bisogno d’aiuto! - propose Didier e July accettò immediatamente.
Era passato un mese dal suo arrivo a Montréal. July si era messa alla ricerca di una casa e di un lavoro, quello che amava, con i bambini. Trascorreva domeniche assai gradevoli coi suoi zii ed i suoi sette cugini: c’era Gérard, sposato con una canadese di Ottawa, Dori, con la quale aveva la bellissima Stephanie, una bimba di 5 anni dai lunghi capelli castani e gli occhioni blu; poi c’erano il giovane Claude e la ancora più giovane Evelyne, 18 e 17 anni, Adrianne ed Antoine, già indipendenti. Infine, Clarisse e Marguerite, sposata con Jérôme, ma senza figli. July non si sentiva più sola e Loris la veniva a trovare di tanto in tanto. Jasmine era stata sistemata in una pensione, in un ranch ben tenuto non lontano dalla casa di Didier e Jacqueline: July andava spesso a coccolarla e a cavalcarla. La sua passione per la musica era invece accantonata, per il momento. Troppe le ferite ancora aperte: il pianoforte le portava inevitabilmente alla mente Flynn, Ruby e la morte di suo padre, proprio la sera del suo ultimo concerto. July non ci mise molto a trovare un appartamento tutto per sé nel quartiere di Longueil, tra rue Saint Jacques e rue du Bord de l’Eau O: aveva un prezzo ragionevole ed era molto luminoso, con la camera da letto che dava sulla sponda meridionale del fiume S. Lorenzo.
July se n’era innamorata a prima vista proprio per il panorama e l’agente immobiliare non aveva in tempo a finire di dire: - Allora, mademoiselle McGawen, cosa ne … -, che lei aveva esclamato entusiasta: - Lo prendo!- La casa aveva già tutto il necessario per trasferirvici senza grosse spese, così July si era sistemata in brevissimo tempo nel suo nuovo appartamento. Avrebbe pensato più avanti a dargli un tocco personale: quel che contava era che ora aveva di nuovo un posto tutto suo. Pochi giorni dopo, trovò tra gli annunci nella sua posta quello di un certo signor Rochaque, che cercava una domestica a ore: poteva essere un buon modo per pagarsi gli extra e non dipendere completamente dalle finanze dei suoi zii, che pure erano felici di averle offerto dei lavoretti nelle loro rispettive imprese come aiutante.
Fu così che incominciò ben presto a lavorare qualche ora a settimana da Fabien Rochaque, un uomo calvo e piuttosto in carne - non certo Rodolfo Valentino, quanto piuttosto uno zio Fester. Non le garbava il modo in cui il più brutto della famiglia Adams la guardava, ma non poté soppesare la portata dell’interesse di quell’uomo verso di lei nei primi tempi. Del resto, era solo una sensazione. Un pomeriggio, tornando a casa dal suo servizio a ore per Monsieur Rochaque trovò sul pianerottolo una rivista, indirizzata a Madame Babette Odile: “Corso per taglio e cucito”, diceva. July rimase perplessa. Chi era mai questa Babette Odile? Poi le cadde l’occhio sul campanello della porta innanzi: Madame Babette sembrava proprio essere la sua dirimpettaia. Non aveva ancora avuto modo di conoscere i suoi vicini da quando si era trasferita lì: era sempre fuori casa. Quale occasione migliore? Suonò il campanello e poco dopo una donna di colore apparve sull’uscio. - Sono July McGawen, salve, sono la sua vicina! Credo che il postino abbia problemi di vista! - Così dicendo, le porse la rivista con un sorriso. Babette la squadrò incuriosita, ma, poi, scoppiò poco a poco a ridere e July rise insieme a lei. Qualche minuto più tardi, July era in casa di Babette, seduta ad un grazioso tavolino rotondo vicino alla vetrata del salotto. - E’ bello avere di nuovo una vicina con cui chiacchierare!- Babette versava il tè caldo nella tazza della sua nuova amica e July sorrise, ringraziandola. - Quelli che c’erano prima erano due … beh … erano sempre troppo ubriachi per scambiare anche solo qualche parola! - Oh!- July corrugò la fronte, prendendo la tazza tra le mani e sorseggiando l’infuso: - E’ terribile … ci si sente soli, non è così?-
Babette annuì e nel farlo aveva l’aria dell’anziana saggia, con i capelli grigi raccolti in uno chignon e due orecchini vistosi, in stile antico, pendenti dai lobi. - McGawen… il tuo cognome non mi è nuovo!- July sospirò. Poi iniziò a raccontare la sua storia: le venne spontaneo, perché nel volto di Babette c’era qualcosa di rassicurante. Quella donna la tranquillizzava, le dava la stessa sensazione che aveva quando guardava le foto che ritraevano il viso di sua madre. Era così solare, pacifico ... sembrava che nulla la potesse turbare, che seguisse la filosofia della divina provvidenza: “Dio Padre provvede a me ed io provvedo a chi amo e a chi ha bisogno … mi basta questo!”. - Povera piccolina! - fu il commento rammaricato della donna più anziana, alla fine del suo racconto. Babette le toccò la mano commossa e July le sorrise: - Ora… è passato. Non mi sento più sola al mondo. Diventeremo grandi amiche, Babette!- Quest’ultima annuì con un bellissimo sorriso: - Certo, tesoro. Puoi contarci!-
Nei giorni successivi, infatti, July e Babette uscirono insieme per le commissioni: Babette era felice di darle qualche passaggio, fintanto che July non aveva ancora un’auto. Non passò molto, comunque, che July riuscì a comprarne una d’occasione e di seconda mano sulla popolarissima Craiglist: con 1500 dollari canadesi si accaparrò una Ford in ottime condizioni e cominciò a ricambiare con orgoglio i favori dell’amica. Spesso facevano colazione o cenavano insieme: sembravano proprio come madre e figlia.
Quel pomeriggio tardi si trovavano tutte e due al mall per fare la spesa. - Vivo ogni giorno col terrore che mi chiami il rettore di Loris, dicendomi che ne ha combinata un’altra delle sue! - sbuffò July, mettendosi una ciocca dei suoi biondi capelli, ormai lunghi fino a metà schiena, dietro l’orecchio. - Ecco, piccola, non puoi continuare così! Devi lasciare crescere quel ragazzo! Vedrai che qualche lezione di vita gli farà bene! - le rispose Babette. July la guardò: - Sì … ma ha solo me! Mi sono presa cura di lui fin da quand’è nato e … - ad un tratto la terra tremò sotto i loro piedi. - Che succede?!- L’aria venne squarciata da un boato, come un’esplosione, tanto che le pareti ne vennero scosse, gli scaffali caddero e la gente cominciò a urlare, comprese July e Babette. Accadde tutto nell’arco di pochi secondi: era il finimondo. La gente si ritrovò gettata a terra e lei non poté fare altro che chiudere gli occhi e aggrapparsi con tutte le sue forze a Babette, che tentò di ripararla col suo corpo paffuto. Quando July riaprì le palpebre, si ritrovò accucciata a terra, stretta contro Babette. C’era fumo, polvere e buio intorno a loro. July poteva udire le voci degli altri, che si muovevano a terra, spaventati e feriti. July sperò in cuor suo che non ci fossero state vittime, ma come avrebbe potuto saperlo in quel disastro? Si fece forza e si guardò intorno: sembrava una scena apocalittica. Tutto l’edificio era in pezzi, alcuni muri dei negozi erano crollati e le lampade penzolavano dal soffitto, emettendo sottili scariche elettriche prima di spegnersi definitivamente. Un odore acre e pungente si diffuse tutto intorno. Ecco cos’era successo: - Un’esplosione di gas!- Poi, tra i vari lamenti delle persone intorno, si udì una voce gridare dall’esterno: - Non temete! Stiamo venendo a tirarvi fuori! State calmi!- - Aiuto! Di qua, di qua! - gridarono in molti, ma le voci vennero poi coperte dal frastuono delle scavatrici che iniziavano a togliere le macerie che ostruivano l’ingresso. July sollevò lo sguardo: uno scaffale era piegato in due sulla testa sua e di Babette: se non altro le riparava. Uno spiraglio di luce si aprì tra quel disordine e alcuni uomini in divisa, con elmetti e maschere antigas, con i fari ad illuminar loro la strada, cominciarono ad intrufolarsi dentro, spostando a mani nude pezzi di muro. Le persone più vicine all’uscita vennero subito condotte fuori. Un uomo piuttosto robusto afferrò Babette e la sollevò di peso: - Venga, signora!- - Oh, Dio sia lodato! - esclamò lei, tossendo. Fu in quel momento che July sentì una vocina chiedere aiuto, proveniente da un qualche punto sotto a un muro crollato, ma non avrebbe saputo identificarne il punto preciso. Sembrava la voce di un bambino. - Signorina!- Una voce calda e profonda la stava chiamando:- Coraggio, la porto fuori io!-
July si voltò e vide in controluce una sagoma alta e muscolosa; il faro e l’oscurità rendevano il volto di quell’eroe pressoché irriconoscibile: - Mi metta un braccio intorno alle spalle! - le consigliò. Lei obbedì, ma poi si scosse e disse :- Ci deve essere un bambino là in fondo!- - Lasci che ce ne occupiamo noi! Venga!- Il suo francese aveva una cadenza strana, quasi come la sua. July, a dire il vero, aveva un’inflessione irlandese. Ma quell’uomo sembrava pure statunitense, benché il francese fosse corretto. Una volta fuori, respirò l’aria della sera e, non appena l’ebbe accompagnata vicino ad un’ambulanza, lui si rimise subito all’opera, richiamando la sua squadra:- Forza, ragazzi, c’è ancora qualcuno!- July restò imbambolata a guardare la sua ampia schiena e, senza neanche accorgersene, lo seguì a distanza. Infine, quando l’uomo si voltò, lei poté finalmente scrutare il suo bel volto, con gli occhi verdi e i capelli chiari. - Aiutatemi a togliere questi mattoni! - stava esortando lui implacabile, aiutato da un altro uomo bruno e anch’egli di bell’aspetto. Lo sguardo del suo salvatore si incrociò con il suo ed esitò qualche istante, prima di staccarsi di nuovo. July si sentì in dovere di intervenire: - Ho visto uno spiraglio là dietro! Credo si possa raggiungere facilmente il bambino da … - - Non si preoccupi, sappiamo ci che facciamo … - la interruppe bruscamente lui - Dall’altra parte è troppo rischioso … piuttosto, lei che ci fa qui? Si tolga, torni all’ambulanza laggiù! E’ pericoloso stare qui!- L’uomo agitò un braccio e fece cenno a due infermiere di avvicinarsi, ma July a quel punto andò su tutte le furie: - Non sono io star male, è quel bambino intrappolato là sotto!- Lui assunse un tono spazientito: - Ce ne stiamo occupando, signorina! Prenda dell’ossigeno … ha respirato troppa polvere!- Un’infermiera stava per metterle la mascherina, ma lei la scansò : - Mi levi quell’affare!- sbraitò con la povera donna, che si ritrasse intimidita. L’ufficiale dei soccorsi la squadrò stupito, a sopracciglia inarcate e July guardò di nuovo l’uomo che l’aveva soccorsa: - Ma non capite, c’è un bambino laggiù, sotto il muro crollato del Café Noir, non state facendo abbastanza! Potrebbe essere ferito!- Poco lontano, una donna corse disperata verso di lei.
- Oh mio Dio! E’ il mio bambino! L’ha visto? Era a pochi passi da me, proprio vicino al caffè, quando tutto è crollato e io non l’ho più visto! Vi prego, andate a salvarlo, trovatelo!- La madre del bambino venne prontamente trattenuta dai soccorritori della squadra, che la trascinarono indietro verso l’ambulanza. Era in stato di shock. Il suo soccorritore, invece, serrò i denti e nascose un’imprecazione. - Lei, comportandosi così, rallenta solo il nostro lavoro! La smetta di diffondere il panico! - e, così dicendo, l’uomo la prese per le spalle e la spinse garbatamente, ma con fare deciso, da parte. July subì quel gesto incredula, ad occhi sgranati,per poi vederlo riprendere la sua strada. Guardò poco lontano quell’inconsolabile madre che non sapeva darsi pace. I ricordi le riaffiorarono alla mente: chiuse gli occhi e rivide sua madre Virginie, in punto di morte, che le sussurrava: - Mi rammarico di darti un peso così grande alla tua giovane età! Dovresti pensare alla tua adolescenza … invece ti trovi un fratello neonato da crescere! Occupati di lui, Julianne … crescerà senza madre … tu lo sarai al mio posto!- July sentì il cuore bruciarle in petto ed il sangue pulsare a tutta forza nelle vene. Come poteva quel becero essere così insensibile? Senza neanche pensarci, prese a correre verso la via di fuga che poteva costituire la salvezza per quel piccino che aveva visto. Non sapeva se ce l’avrebbero fatta ad uscire di lì, ma almeno lo avrebbe confortato finché i soccorsi non li avrebbero tirati fuori. - Ehi … signorina! Ma che fa? Si fermi, è un ordine! - urlò il suo eroe … testardo, quanto lei, d’altronde. Babette, che aveva visto la sua chioma bionda saettare velocissima in corsa verso il pericolo, pure la chiamò: - July!- Strisciando a terra, passò sotto lo stretto varco che aveva visto poc’anzi, trascinandosi e spingendosi a fatica; al suo passaggio caddero altri calcinacci dietro di lei, rendendo il passaggio ancor più angusto. - Dannazione! - sospirò lei. Ma subito dopo udì una vocina piagnucolare e riuscì a individuare il bambino, che era rannicchiato in una stretta nicchia sotto a una pesantissima macchina del caffè. July si avvicinò cauta. - Ciao! Come ti chiami?-
- Noel! - le rispose il piccolo, che nascondeva la faccia singhiozzante tra le ginocchia, con la zazzera castana dei capelli sporca di terra e polvere: - Tu… tu chi sei?- La donna gli si sedette accanto, sistemandosi su alcuni grossi pezzi di muro in bilico. - Mi chiamo July! Ti va se ti tengo compagnia?- Lui annuì. - Dov’è la mia mamma?- - Oh … sta bene, è all’esterno che ti aspetta! Ci tireranno fuori di qui, Noel, non preoccuparti!-. Strinse il bambino a sé:- C’è un uomo molto caparbio e … cocciuto là fuori, che ci tirerà fuori! - sostenne lei ironica, per smorzare la tensione anche per se stessa.
- Muovetevi! - gridava lui, infatti, in lontananza. - Presto, presto! La mia amica è là dentro! - Babette era ormai in preda ad una crisi di nervi. - Stia calma, signora! È una vera testarda la sua amica! Tirate! - urlò , poi, agli altri uomini. - Non dovevo allontanarmi dalla mamma, ma ho visto il banco dei gelati! - disse, intanto, Noel a July. July lo cullava tra le braccia e il bimbo stava abbracciato a lei: - Non preoccuparti, vedrai … tutto andrà bene! Ti va di cantare un po’ con me?- Noel annuì. - Che canzoni conosci? Dai, inizia tu!- Il bambino intonò un piccolo stornello francese e la donna lo seguì. Dopo pochi attimi, si aprì uno spiraglio, seguito da voci concitate: si poteva intravedere la luna ormai alta nel cielo e i flash colorati delle ambulanze. Finché i fari dei soccorritori li allumarono. - Guarda, Noel, ci hanno trovati!- Il piccino venne tratto in salvo e pure lei. La madre di Noel, non appena lo vide, gli corse incontro e lo abbracciò, piangendo di gioia, mentre Babette buttò le braccia al collo di July. - Grazie per aver confortato il mio bambino!- le disse grata la signora pochi istanti più tardi e lei scosse il capo: - Dovere, madame!- - Ciao, July! Grazie! - la salutò Noel e la ragazza ricambiò, con le dita della mano: - Ciao, piccolo!-
- Cosa le è venuto in mente?! Si rende conto del rischio che ha corso e dei guai che ci ha causato?! - La voce del suo cocciuto e caparbio soccorritore l’assalì alle spalle e lei e Babette si voltarono di scatto. - Intanto quel bambino sta bene e con qualcuno lì vicino si è tranquillizzato! - rispose July con grinta, ma l’uomo scosse il capo. - E’ una pazza incosciente! Sono le persone impulsive come lei a creare i pericoli! - E, così dicendo, le voltò le spalle e se ne andò piccato. Babette aveva alzato le sopracciglia attonita e July lo squadrò contrariata. Una mezz’ora più tardi, July stava aspettando di parlare con la polizia, che stava tentando di ricostruire l’accaduto. Le avevano dato una coperta, che ora teneva sulle spalle, e stava sorseggiando distrattamente del caffè caldo da un bicchiere di carta. Guardava le luci di Montréal, quando la stessa voce di prima la colpì ancora, anche se ora era molto più calma. - Posso tenerle compagnia?- July lo squadrò con sufficienza. Lui aveva le mani congiunte dietro la schiena ed uno sguardo imbarazzato. - Le domando scusa se sono esploso, prima!- Lei lo scrutò: la sua faccia dall’aria colpevole la intenerì. - E’ scusato!- L’uomo la guardò, ora affascinato. - Ho avuto solo paura di perdere due vite innocenti! È stata molto coraggiosa … per Noel ora è la sua eroina! La prossima volta, però , metta questo! - si tolse l’elmetto e lo mise in testa a lei, prima di andarsene. July rimase lì impacciata per pochi attimi e poi rise.
Il giorno seguente, July si svegliò rilassata, ma anche un po’ dolorante. Aveva passato la nottata a tranquillizzare i suoi zii, che avevano visto le news in tv ed erano allarmatissimi. July era stata anche intervistata da un cronista di CTV Montréal. - Questa è la donna che si è spinta sotto le macerie per soccorrere un bambino rimasto intrappolato! Signorina McGowen, ha avuto paura?-
- Certo, non mi sono divertita ... mi scusi, non lascio altre dichiarazioni … sono ancora un po’ provata! - aveva sorriso cordialmente lei, mentre Babette l’aveva portata via. - Lasciatela tranquilla, per favore! È un’eroina che ha bisogno di riposo, ora!- Un sorriso, adesso, le incurvava le labbra, ripensando al volto scuro della sua amica e vicina di casa, che, prendendola sotto la propria ala, l’aveva protetta dai giornalisti. Lei aveva scambiato un ultimo sguardo con quell’uomo dagli occhi felini, talmente erano cristallini, e si era lasciata cingere da Babette. Mentre era ancora immersa nei ricordi confusionari e nelle emozioni della sua recente avventura, squillò il telefono. - Pronto?- - Mademoiselle McGawen? - chiese la voce di un uomo. - Sì?- - Salve, sono Monsieur Ducret, rettore del Concordia University College. La chiamo per via di suo fratello! Loris ha quasi provocato un allagamento nella scuola, sarebbe bene parlare del ragazzo a quattr’occhi, signorina McGawen! - la voce del capo d’istituto era concitata e seccata. July chiuse gli occhi, sospirando. - Certo, capisco Monsieur Ducret, sono veramente rammaricata per l’accaduto! Sarò lì entro un’ora!- Guidò fino all’università: il Concordia University College aveva un campus maestoso, con le sue torri ed i suoi edifici simili ad un castello. Il colloquio con il rettore fu come andare alla gogna. I pomodori marci in faccia erano le parole dell’uomo: - Suo fratello deve essere controllato ed educato maggiormente, mademoiselle!- July sospirò:- Faccio del mio meglio, monsieur!- July guardò Loris di sbieco, seduto sulla sedia accanto, che tirava fuori dalla tasca un accendino; la sorella glielo sequestrò immediatamente e lui la guardò infastidito. - Devo ricordarti che sono stata convocata qui perché tu stavi per fare un disastro?! Ringrazia il rettore che ti sospende solo per una settimana, anziché espellerti!- Loris guardò l’uomo facendo una smorfia. E monsieur Ducret, per calcare la dose, aggiunse con tono minaccioso: - E’ la penultima goccia monsieur McGawen! La prossima volta sarò costretto a prendere provvedimenti più drastici! È solo per rispetto a vostro padre che finora sono stato magnanimo … ma non posso mettere in pericolo la serenità degli altri studenti! Per non parlare dei danni che avreste potuto provocare a un edificio prestigioso come il nostro!-
July annuì: - Certo, signor Ducret! La capisco perfettamente e non accadrà più! Andiamo! - ordinò infine July a Loris, tirandogli uno scappellotto mentre si alzava. In macchina lo rimproverò, sfogandosi dell’umiliazione subita: - Stai cercando di farmi diventare pazza?! Dimmelo, così evito di uscire di senno! - ironizzò, infine. Loris taceva e lei continuava, come un fiume in piena: - Stasera vado ad aiutare lo zio Didier al ristorante! Quindi, in questi giorni di sospensione, ti affiderò a Babette e vedi di studiare! Non voglio che combini altri guai!- - Calmati sorellina, non ho mica 5 anni!- - A quanto pare ti devo trattare come un lattante invece!- - E chi sarebbe questa Babette?- - È una mia amica! Abita accanto a me e, bada, guai a te se Babette mi riferirà qualcosa di negativo sul tuo conto! - July lo additò. Loris la guardò con aria di sfida: - Uh, che paura! E se io scappassi ed andassi dai miei amici?- - Quell’ammasso di cialtroni, vuoi dire? - July frenò davanti al suo condominio e si lasciò andare con la fronte tra le mani ed i gomiti sul volante:- Che palle, Loris! – sbuffò:- Perché vuoi punirmi? Che ti ho fatto?!- Il ragazzo grugnì, ma non parlò.
Quella sera, July si presentò alla porta di Babette accompagnata da Loris. - Sei autorizzata a fustigarlo se dovesse cercare di appiccare il fuoco in casa! – sorrise ironica, sapendo che l’amica era tosta. - Oh, non preoccuparti! Vieni, caro! - Babette lo trascinò dentro e July sospirò. - Ti devo un favore!- - Figurati, piccolina! Tu va’ a guadagnarti il pane!- - Grazie, Babette! - si sistemò la borsa a tracolla e se ne andò .
3. Matthew
Al ristorante, c’erano molti clienti. Era carino come locale: vi erano luci soffuse di candele e tendaggi bianchi a ricoprire le pareti, come in una stanza intima. July indossava un gilet nero, abbinato ad una minigonna e camicia bianca. A completare la divisa v’era anche un cravattino, pure nero, i capelli biondi raccolti in un mollettone. Non si era fermata un attimo tutta la sera e, quasi al termine del suo turno, servì il caffè ad un tizio che dall’inizio della cena le squadrava il didietro e le gambe avvolte nei collant. - Ecco a lei!- July gli rimpiazzò la brocca piena di caffè davanti al naso e quello le afferrò la mano. - Ehi, amore, dopo vieni via con me?- July ritrasse la mano e sorrise sarcastica:- In primo luogo, il mio nome non è “amore” e no … ho altro da fare! - Gli voltò le spalle e a grandi passi raggiunse la cucina, lasciandolo solo. Sua cugina Clarisse, addetta al bancone, le disse: - Portagli subito il conto, così capirà che deve schiodare alla svelta, prima che arrivi mio padre a farlo correre!- July rise. - Sei un genio!- le disse e fece come sua cugina le aveva consigliato. - Voilà!- Con nonchalance July posò il piattino con il conto sul tavolo del porco e quello le fece:- Potrei ripagarti in natura, che ne dici, tesoro?- - No, solo contanti, grazie! - gli ribatté July ancora più sarcastica e, prima di allontanarsi, aggiunse: - A proposito... Non mi chiamo neanche “tesoro”!- - Beh … dimmi qual è il tuo nome e risolviamo i convenevoli!- Lei lo squadrò: sembrava un creme caramel:- L’innominata … ecco come mi chiamo, per lei! Se mi vuole scusare... - e, dopo aver sfoderato un sorriso di dileggio, stavolta, fece per andarsene.
Ma il tizio si alzò e fece per seguirla:- Su, non fare la scontrosa … potremo conoscerci un po’ meglio nella mia auto! - Lui allungò le mani, che July cercò di cacciar via. - Hey, che ti salta in testa?! Lasciami!- - Perché dovrei lasciarti?- Clarisse, allarmata, fece per chiamare Didier, ma un’altra persona intervenne. - Perché te lo dico io!- Un uomo alto e biondo si avvicinò e July riconobbe il suo eroe per la seconda volta. - Che c’entri tu? È una faccenda tra me e lei! - protestò il molestatore. Il bello sconosciuto lo afferrò per un braccio e glielo storse: - Non hai sentito la signorina? Ti ha detto di lasciarla!- Quello gemette: - Va bene, va bene, ma adesso mollami!- Lui l’accontentò e quello, rovesciando delle banconote dalla tasca nel piattino, se ne andò con la coda tra le gambe. July guardò l’uomo, che l’aveva salvata nuovamente: - La ringrazio!- - Di nulla! - sorrise lui e sul suo viso si crearono due fossette, che gli davano un’aria innocente e sbarazzina. - L’altra sera non mi sono presentato! Matthew … Matthew Bruce! Lei … hem ... July … - - July McGawen!- gli strinse la mano che lui le aveva porto: - Si rammenta il mio nome?- - Ho ricordato la sua amica chiamarla, l’altra sera... sì! - Era assai attraente, specie con quel sorriso sbarazzino che gli creava quelle dolci, adorabili fossette. - Julie, va’ pure a casa! - le disse suo zio. - Oh … che tempismo … volevo giusto offrirmi di scortarla fino a casa! - disse Matthew. - La ringrazio, signor Bruce, ma volevo fare due passi … è una così bella serata! - ribatté July, posando i menù sul bancone. L’uomo si premette una mano (bella, affusolata e virile, non mancò di notare July), sull’ampio petto, coperto da una camicia grigia: - Mi chiami semplicemente Matthew, la prego … e, a dire il vero, sono anch’io a piedi, stasera! E poi è tardi, non crede sia più sicuro che la accompagni, miss McGawen?-
Nel dire il suo cognome, ne risaltò la particella anglosassone e lei si rese conto che lui le stava parlando … in inglese. Pareva sollevato e più a suo agio nell’aver intuito le sue origini irlandesi. La donna sorrise complice ed accettò, rivolgendosigli nella stessa lingua:- A una condizione... - - Quale?- . C’era qualcosa di terribilmente affascinante ed intrigante nella gestualità ed espressività di quell’uomo. Come ora, con quel suo inconsapevole spostamento di occhi. - Che anche tu Matthew, mi chiami July!- Si sentiva di fidarsi di quell’uomo, di potersi rivolgere spontanea e famigliare con quel dolce ed attraente angelo che le stava di fronte. La bocca di lui si aprì in un gioviale sorriso solare ed annuì.
L’argenteria del signor Rochaque aveva della polvere che pareva decennale, anche se July l’aveva lucidata solo la settimana prima. A volte aveva il sospetto che quel depravato ce la buttasse sopra apposta con qualche aspirapolvere rotto, per tenere lei lì segregata a pulire e pulire ancora. La scrutava con quegli occhietti tondi e minuscoli, con la bocca sottile come quella di un serpente le diceva: - Mi aiuteresti ad infilare le pantofole? Il reuma alla schiena mi impedisce di fare movimenti estremi!- “Già, chissà perché non t’impedisce di solleticarmi i fianchi, però!” pensava July. Ora l’uomo era lì, che fingeva di guardare la partita di hockey alla televisione, con la pipa in bocca. In realtà guardava lei, sistemandosi il parrucchino dalla forma di un topo morto. - Io vado! - esclamò la donna improvvisamente, con un sorriso sarcastico ad attraversarle il viso da parte a parte, mentre gettava lo straccio in un angolo. - Mah… e le tende?- - La prossima volta! Sono le 21! Ho finito! Buona notte! - July si diresse verso la porta, quando quel redivivo Lazzaro miracolosamente si alzò. -Aspetta, July, sai che ti ho sognata stanotte? Avevi una divisa da infermiera tutta sexy e mi curavi … - - Ma non mi dica... Che fine ha fatto il suo reuma?- Fabien subito recitò la parte dell’affranto: - Ahi … - e si mise una mano sulla schiena per poi andarsi a risedere in poltrona, così che la ragazza approfittò per uscire di casa: - Arrivederci! - “Per sfortuna mia!” pensò, infine. Varcata la soglia del portone, la donna si stupì nel riconoscere Matthew immobile sotto ad un lampione, dall’altra parte della strada. Sembrava proprio che la stesse aspettando.
- E tu? Come mai sei qui?- gli chiese dopo averlo raggiunto. L’uomo sorrise prima di risponderle: - Sono passato al ristorante e tua cugina Clarisse mi ha detto che eri qui! Non si ricordava bene la via e così ho spudoratamente cercato Fabien Rochaque sulla guida del telefono!- July sorrise, colpita e lusingata dal gesto. - Tutto questo per trovare un vecchio vizioso?- Matthew la percorse con uno sguardo dolce e carismatico: - No … tutto questo per trovare te!- July si sentì mancare il fiato, quando lui le chiese: - Cosa fai stasera?-
Così, in quella serata meravigliosa di prima estate, con il cielo che sembrava volersi riempire di tutte le stelle possibili e con tutte le costellazioni in competizione per essere le più brillanti in cielo e la luna ammiccante, fredda e romantica in un’unica espressione volubile, Matthew e July si recarono insieme in un grazioso ristorante. Non era di lusso, era semplicemente una taverna rustica con tavoli in legno e bottiglie di birra, accanto ad un altro locale più blasonato chiamato “Papillon”. Mangiarono la famosa Shepherd’s Pie davanti ad una birra chiara per lui ed una diet coke per lei. - Allora, mister salvatore! Quale altre sorprese mi riservi?- July si mise a braccia conserte sul tavolo, una volta finito il piatto e Matthew alzò il sopracciglio, pulendosi le mani nel tovagliolo. - Tu mi provochi! - scherzò lui e lei rise, colpendolo sul braccio, anche per smorzare il fatto di averlo trovato irresistibile con quell’alzata di sopracciglio, con quel sorriso furbetto, mentre ora ne assunse uno sornione - ma ugualmente seducente - con un fare positivo e caldo. - No … seriamente … - aggiunse July, infine. - Beh, vediamo … sono nato ad Amory, nel Mississippi! La mia famiglia era povera, ma hanno sempre trovato il modo di farmi avere un piatto caldo! Mia madre lavorava per la parrocchia e mio padre faceva il falegname … non mi è mai mancato niente. Poi … sono venuto in Canada per studiare, mentre i miei genitori continuano a godersi la loro piccola fattoria sulle rive del Mississippi!- - Mi pareva di udire una cadenza del sud!-
- La tua invece è decisamente nordica, ma non solo … - la scrutò lui. - Molto nordica … - annuì lei - Ho origini irlandesi, l’avrai capito dal mio cognome e … - a July si formò un piccolo nodo in gola. Deglutì e, in quel momento, in sottofondo nel locale, si udì la melodia di una canzone di Celine Dion, che diceva “Je cherche l’ombre”. Era un lento e Matthew, guardando July, si fece avanti: - Balli?- La donna lo percorse con lo sguardo, ringraziando il Cielo per quel tempismo ed annuì. - Sì!- Si alzarono e, insieme, incominciarono a dondolarsi in quel lento romantico. A July sembrava di danzare su uno specchio d’acqua, con la luna ad illuminarli con la sua luce tenue e dolce. - Conosco così poco di te, July … ma è come se ti conoscessi da sempre! - mormorò l’uomo con voce roca e lei sbatté le palpebre con stupore: provava le sue stesse sensazioni. - E’ buffo, anche per me è la stessa cosa … come se l’averti incontrato fosse del tutto naturale, io … non voglio sembrarti una sciocca sentimentale … - arrossì e Matthew sembrò volerla baciare per un momento. Tuttavia, parve frenarsi, imporsi un severo autocontrollo, e chinò il capo. July lo percorse con lo sguardo per un istante, poi appoggiò la testa sulla spalla di lui e chiuse gli occhi, lasciando che quella chanson d’amour la cullasse e l’odore della colonia di Matthew la inebriasse. L’uomo restò impacciato, rialzò il mento e sentì qualcosa di tenero e prepotente insieme bruciargli dentro fino allo stomaco. Infine, la riaccompagnò a casa e rimase appoggiato alla portiera dell’auto, mentre lei si congedava: - Grazie di tutto!- - Ricambio! - le sorrise Matt. July lo guardò negli occhi e si sorprese di quanto desiderasse baciarlo. Abbozzò un sorriso rassegnato: lui non l’avrebbe fatto e lei … non poteva … E se l’avesse presa per una ragazza facile? Una che bacia al primo appuntamento? Anche se … tecnicamente era il secondo! Poi … Flynn l’aveva fatta sufficientemente soffrire da distanziarla dagli uomini anni luce … per almeno tre vite! Lo salutò come una bambina timida, si girò … ma si rivoltò giusto per … scontrarsi con l’uomo, che pure si era scordato, forse, di dirle qualcosa. - Coordiniamoci … la prossima volta! - rise lui. - Perdonami … - si mortificò lei.
- No, scusa tu!- Dopo essersi di nuovo incupita, si ritrovò invece a baciarlo in tutta fretta, accostando brevemente le labbra alle sue. Poi corse dentro: non osava guardarlo in faccia.
Il giorno seguente July confidò ogni cosa a Babette. - Abbiamo mangiato, abbiamo parlato, abbiamo ballato … Un altro uomo, forse, avrebbe provato a baciarmi, lui … no! Cioè, sembrava volerlo, però … sono stata io ad improvvisare un goffo ed imbarazzante bacio della buona notte!- July si massaggiò il naso, ricordo del frontale con Matthew, per mettersi poi di nuovo con le braccia abbandonate sul tavolo della cucina della sua vicina di casa. Babette chiuse le labbra e assunse un’espressione riflessiva:- Chi lo sa? Magari esce da una brutta storia! Ci sarà stata qualche ex ragazza che gli ha spezzato il cuore ed ora lui … ci sta andando piano!- - Forse! - sospirò lei. In quell’istante, le suonò il cellulare. Era sua cugina Marguerite. - Ciao July, che ne dici di una serata solo tra donne, domani sera? Ti portiamo un po’ a ballare!- July sorrise e accettò prontamente:- D’accordo … come mai questo exploit?- - Così … per distrarti dalla monotonia e dai brutti ricordi! - le spiegò Marguerite. - Aspetta un secondo, Marguerite … - aggiunse July, rivolgendosi, infine, a Babette: - Vuoi venire con me e le mie cugine in un dancing domani?- - Oh, tesoro, vuoi sul serio che una cosa obsoleta come me venga a ballare con voi?- July inclinò il capo:- No, voglio che la mia amica Babette esca a far baldoria con noi! - puntualizzò. - Eh, beh, se è così non posso rifiutare! - concluse la donna più anziana con un sorriso. La ragazza annuì e infine disse a Marguerite: - Ok, io e la mia amica Babette ci saremo!-
La sera successiva Loris venne requisito da zia Jacqueline e zio Didier, così che July e Babette poterono uscire senza pensieri. Gli uomini della famiglia avevano la riunione sportiva davanti al televisore, a casa degli zii, quindi la serata in rosa poteva avere inizio.
La discoteca era carina, le luci erano colorate e le canzoni franco–inglesi erano suonate a gran volume, tanto che Babette, quando July le chiese:- Vuoi qualcosa da bere? - capì:- Cosa? No … non devo andare al bagno! - e si mise le mani sulle orecchie. Tuttavia, c’erano anche i lenti, quelli preferiti da Babette. La cugina Adrianne ballava con un tizio alto e con chili di gel, Marguerite stava ordinando qualcosa al bar, mentre Clarisse danzava con sua cognata Dori, quando July ebbe paura che Babette non si stesse divertendo: la vide, invece, discorrere con un affascinante sconosciuto e la ragazza sorrise compiaciuta, indicando il fatto alle altre due: - Guardate!- Risero tutte e tre: - Oh, finalmente!- Poco dopo, Freddy Mercury cantava agli altoparlanti, sulle note di “I want it all”, con la sua grinta immortale. July si scatenò come una forsennata: non voleva pensare ai suoi problemi, a Flynn, a Ruby... erano acqua passata e suo padre era nel suo cuore, accanto a sua madre e a Loris. Era molto accaldata, quindi ben presto si congedò dal suo gruppetto al femminile, andando verso il bancone per bere qualcosa. E proprio qui Matthew era col suo caro amico Etienne Mondy a parlottare in un angolo, quando vide July passare a pochi passi da loro, tra la folla.
Lei non lo scorse e si avvicinò inconsapevole al barman: - Una diet coke, per favore! - L’uomo la servì subito e la donna, appoggiandosi al muro, levò un profondo respiro per recuperare il fiato, mentre beveva la propria bibita:- Il mondo è grande, eppure le nostre strade continuano ad incrociarsi! Montréal è più piccola di quanto pensassi! - la voce maschile che conosceva l’accarezzò all’orecchio e July si voltò: Matthew era lì accanto a lei, con un braccio appoggiato alla parete. Era così attraente da toglierle di nuovo il fiato. Si era messo in una posizione come se volesse intrappolarla dolcemente, catturarle il respiro, condividere la sua stessa aria, scrutarla negli occhi. La donna sorrise: - A quanto pare … - poi fece spallucce: - Ti dispiace?-
- Vuoi scherzare, vero? - l’uomo alzò il sopracciglio:- Te ne stai qua tutta sola, in disparte, con una diet coke, quando, schianto come sei, specialmente stasera, potresti avere tutti gli uomini che desideri, mettendoti lì sulla pista a ballare questa bella musica gitana!- la squadrò nel suo vestito blu, che le fasciava il décolleté fino dietro il collo, sagomandole bene i seni, i fianchi, sino a raggiungere le gambe, sopra al ginocchio; i capelli erano raccolti in un’acconciatura incantevole che le liberava poche ciocche contro le orecchie. July appoggi la nuca al muro: - Ci stai provando con me o vuoi solo ballare?-. Si imbarazzò subito di aver detto quelle parole, ma Matthew aveva l’effetto di toglierle ogni sciocca inibizione da rigida zitella tradita dal fidanzato con la sua migliore amica a poche settimane dalle nozze. Cielo, stava flirtando!
Lui parve darsi un’altra intima ammonizione di autocontrollo, perché tirò le labbra in una contrazione, come se una voce gli stesse dicendo: “Baciala, attirala a te e toglile il fiato, baciala fino a svenire!” e l’altra, la sua coscienza, a ribadire: “No … non lo fare!”. Infine, si grattò dietro al collo e disse semplicemente: - Oh … beh … io … te la senti di prendere una boccata d’aria?- July annuì:- Certo … anche perché qui dentro si muore di caldo!- Fuori c’era della bella arietta fresca e Matthew, in modo molto galante, mise la propria giacca sulle spalle di lei, dopo averla vista rabbrividire. - Grazie! - gli sorrise la donna. Era buono l’odore di lui, sapeva di fresco e dolcezza, brio e qualcosa di stuzzicante, lo si sentiva sul tessuto dell’indumento. - Ho pensato molto a te, in questi due giorni … - cominciò a dirle lui e July lo guardò . Anche lei lo aveva pensato molto, ma non glielo lo disse: aveva flirtato anche troppo per il momento. - Io … io, Matthew … sono stata un po’… sfacciata con te, ti prego di scusarmi. Credo, però, di non essere pronta ad impegnarmi in una storia!-
Lui la scrutò:- Ti capisco … è lo stesso anche per me!- July guardò Montréal da quella terrazzina, poi riprese a parlare. In fondo, gli doveva qualche piccola spiegazione: - Mio padre … è morto pochi mesi fa e l’uomo che dovevo sposare … beh, l’ho beccato a letto con la donna che credevo essere la mia amica più cara. La conoscevo da anni, ma ho scoperto che l’affetto che mi mostravano non era disinteressato! Ora sto cercando un modo per scagionare mio padre da un’accusa infamante che gli hanno rivolto dopo la sua morte, mentre mio fratello di 20 anni mi fa uscire pazza!- si sentì toccare la spalla e vide Matthew osservarla comprensivo: - Mi dispiace molto, July … non immaginavo tutto questo tuo dolore ancora così caldo!- Lei abbozzò un sorriso commosso e gli prese la mano che lui aveva poggiato sulla sua. - In questo momento ho bisogno di tutti gli amici che trovo!- L’uomo annuì: - Certo … io voglio essere accanto a te, più di qualunque altro!- July lo baciò sulla guancia e capì che doveva frenare e soffocare l’attrazione che provava ad averlo a pochi centimetri da sé. - July! - Adrianne, sua cugina, la chiamò appena sbucata sul terrazzo: - Ecco dove sei! Ti credevamo sparita! - Poi vide l’aitante uomo accanto alla donna e sorrise:- Ora capisco, birichina … comunque, noi ce ne stiamo andando! - E, così dicendo, la prese per un braccio e la trascinò via. July guardò Matthew, facendogli cenno di saluto con la mano e lui le sorrise: - Ciao! - mormorò:- Che fusto … dove l’hai trovato? È uno schianto! - bisbigliò intanto la rossa Adrianne alla cugina, che le intimava, ridendo: - Zitta!-
Nei giorni seguenti Matthew andò spesso a trovare July al ristorante o al negozio di sua zia. L’andava a prendere dal signor Rochaque al termine del suo turno di lavoro, accompagnandola fino a casa, in passeggiate scandite da tantissime risate e lunghe chiacchierate, che di volta in volta si facevano sempre più piacevoli e interessanti. - Bon jour, mademoiselle McGawen, che fiori mi consiglia per una serata speciale? - quel pomeriggio, l’uomo si presentò al “Jardin” e lei lo fissò stupita:- Hai un appuntamento galante?-
“Della Traviata … sorridi … tutto finì!” cantava la cantante lirica che impersonava Violetta Valerie nell’ultimo atto de “La Traviata”. July osservava commossa ed emozionata la scena triste di quella donna che impersonava la morte sul volto, dopo i fasti degli anni passati, senza avere il suo amore accanto. Matthew spostò lo sguardo su di lei e la squadrò, con l’acconciatura raccolta in un’elegante spirale che si era fatta così facilmente quando si era cambiata d’abito, e che risaltava ora così vividamente i suoi occhi scuri e lucidi. Si sentì emozionato anche lui. Voleva toccarla, stringerla. Invece si limitò a prenderle la mano. July lo guardò e sorrise.
Nel dire il suo cognome, ne risaltò la particella anglosassone e lei si rese conto che lui le stava parlando … in inglese. Pareva sollevato e più a suo agio nell’aver intuito le sue origini irlandesi. La donna sorrise complice ed accettò, rivolgendosigli nella stessa lingua:- A una condizione... - - Quale?- . C’era qualcosa di terribilmente affascinante ed intrigante nella gestualità ed espressività di quell’uomo. Come ora, con quel suo inconsapevole spostamento di occhi. - Che anche tu Matthew, mi chiami July!- Si sentiva di fidarsi di quell’uomo, di potersi rivolgere spontanea e famigliare con quel dolce ed attraente angelo che le stava di fronte. La bocca di lui si aprì in un gioviale sorriso solare ed annuì.
- Allora, è tua consuetudine andare in soccorso della gente in difficoltà? - domandò July a Matthew, mentre camminavano verso casa al chiaro di luna. L’uomo si lasciò andare a una risata: - Beh … sono un volontario! In realtà, il mio lavoro è un altro, ho una società di pubblicità!- July lo guardò, mentre costeggiavano il San Lorenzo ed alzò le sopracciglia: - Wow … sono due cose così diverse! Ti ci vedevo già … eroe di professione!- Lui sorrise. - Tu, allora, dovresti essere la mia spalla, la fanciulla che si butta a capofitto nel pericolo, in soccorso dei più deboli!- Lei abbassò la testa ridendo ed annuì: - Touchée!- Attraversarono il quartiere italiano, dove risaltava l’insegna dell’hotel Milano, scritto in grande. - E tu? Lavori come cameriera o fai altro per vivere?- - Oh … stendiamo un velo pietoso! Non lo so, ci credi?- disse July vivacemente e Matthew sentì qualcosa di caldo avvolgerlo. - Come sarebbe?- La donna fece spallucce:- Lavoro con i miei zii, bado ad un certo vecchio vizioso di nome Fabien Rochaque! Mi occupo della sua casa … mentre evito che mi palpi!- Matthew corrugò la fronte:- Perché non ti licenzi, scusa?-
July sospirò: - E’ una lunga storia! Per ora… solo Dio sa cosa farò!- guardò in alto il caseggiato, mentre lui fissava lei di sottecchi. Da tempo non scrutava una donna a quel modo: rapito. - Io sono arrivata! - esclamò July, fermandosi. Anche Matthew si arrestò. - Abiti qui? - lui guardò il palazzo. Lei sorrise e lo scrutò: - Già! Grazie per la scorta!- L’uomo annuì. - Di nulla, grazie a te per la compagnia!- Proprio in quel momento, Loris si affacciò alla finestra e vide sua sorella con un tizio ben vestito. La osservò indugiare sui suoi passi, quasi facesse fatica ad entrare. - Allora … buonanotte! - disse July, dopo che lui per primo si fu congedato. Stava già inserendo che chiavi nel portone quando sentì di nuovo la sua voce:- July!- Lei si voltò e l’uomo si fece coraggio:- Ti rivedrò?- La donna inclinò la testa e Matt continuò: - Insomma … vorrei sapere se ti posso rivedere!- Pareva una situazione così surreale, si erano appena incontrati... eppure le pareva di conoscerlo da sempre. Più di Flynn, più di Ruby e qualsiasi altra persona. Dalla finestra di una stanza appena lì sopra veniva l’eco di una struggente canzone di Nelly Furtado, il cui testo diceva “Prova… Try”.- Vieni al ristorante, ogni tanto e … magari al negozio di fiori di mia zia, ai grandi magazzini giù in centro … sarò là!- July fece scattare la serratura del portone ed entrò , facendosi risucchiare dal buio, attenuato dalle luci dei lampioncini nel corridoio. Matthew restò fermo, immobile a guardarla. Era da una vita che non si sentiva così. Quando July salì in casa, trovò Loris a gironzolare sul pianerottolo. - E tu cosa fai qui fuori? Babette? - s’incuriosì lei. Il fratello le rispose: - Dormiva e sono scappato, ma non ho le chiavi di casa tua!- - Loris!- la ragazza l’ammonì a denti stretti. - Senti, non sono un poppante e poi sei tu quella da tenere d’occhio! Chi era il tipo che ti ha accompagnata?- July sospirò, mentre apriva la porta di casa: - Sono affari tuoi?- - Certo, dato che ci provava con mia sorella! - sostenne Loris, entrando in casa dietro di lei.
- Ci provava … sentilo, che paroloni! Ora, uno che per caso mi scorta a piedi fino a casa è già un rimorchiatore?- Loris giocherellò con un fermacarte sul mobile dell’ingresso. - Fattelo dire da un esperto … sì! Allora, chi è?- July si sciolse i capelli, che le ricaddero sulla schiena: - Un amico! Va’ ad avvisare Babette che sei qui, piuttosto che fare il terzo grado a me! Io sono distrutta!- così dicendo, si passò le dita tra le ciocche per rilassarle ed andò in cucina.
L’argenteria del signor Rochaque aveva della polvere che pareva decennale, anche se July l’aveva lucidata solo la settimana prima. A volte aveva il sospetto che quel depravato ce la buttasse sopra apposta con qualche aspirapolvere rotto, per tenere lei lì segregata a pulire e pulire ancora. La scrutava con quegli occhietti tondi e minuscoli, con la bocca sottile come quella di un serpente le diceva: - Mi aiuteresti ad infilare le pantofole? Il reuma alla schiena mi impedisce di fare movimenti estremi!- “Già, chissà perché non t’impedisce di solleticarmi i fianchi, però!” pensava July. Ora l’uomo era lì, che fingeva di guardare la partita di hockey alla televisione, con la pipa in bocca. In realtà guardava lei, sistemandosi il parrucchino dalla forma di un topo morto. - Io vado! - esclamò la donna improvvisamente, con un sorriso sarcastico ad attraversarle il viso da parte a parte, mentre gettava lo straccio in un angolo. - Mah… e le tende?- - La prossima volta! Sono le 21! Ho finito! Buona notte! - July si diresse verso la porta, quando quel redivivo Lazzaro miracolosamente si alzò. -Aspetta, July, sai che ti ho sognata stanotte? Avevi una divisa da infermiera tutta sexy e mi curavi … - - Ma non mi dica... Che fine ha fatto il suo reuma?- Fabien subito recitò la parte dell’affranto: - Ahi … - e si mise una mano sulla schiena per poi andarsi a risedere in poltrona, così che la ragazza approfittò per uscire di casa: - Arrivederci! - “Per sfortuna mia!” pensò, infine. Varcata la soglia del portone, la donna si stupì nel riconoscere Matthew immobile sotto ad un lampione, dall’altra parte della strada. Sembrava proprio che la stesse aspettando.
- E tu? Come mai sei qui?- gli chiese dopo averlo raggiunto. L’uomo sorrise prima di risponderle: - Sono passato al ristorante e tua cugina Clarisse mi ha detto che eri qui! Non si ricordava bene la via e così ho spudoratamente cercato Fabien Rochaque sulla guida del telefono!- July sorrise, colpita e lusingata dal gesto. - Tutto questo per trovare un vecchio vizioso?- Matthew la percorse con uno sguardo dolce e carismatico: - No … tutto questo per trovare te!- July si sentì mancare il fiato, quando lui le chiese: - Cosa fai stasera?-
Così, in quella serata meravigliosa di prima estate, con il cielo che sembrava volersi riempire di tutte le stelle possibili e con tutte le costellazioni in competizione per essere le più brillanti in cielo e la luna ammiccante, fredda e romantica in un’unica espressione volubile, Matthew e July si recarono insieme in un grazioso ristorante. Non era di lusso, era semplicemente una taverna rustica con tavoli in legno e bottiglie di birra, accanto ad un altro locale più blasonato chiamato “Papillon”. Mangiarono la famosa Shepherd’s Pie davanti ad una birra chiara per lui ed una diet coke per lei. - Allora, mister salvatore! Quale altre sorprese mi riservi?- July si mise a braccia conserte sul tavolo, una volta finito il piatto e Matthew alzò il sopracciglio, pulendosi le mani nel tovagliolo. - Tu mi provochi! - scherzò lui e lei rise, colpendolo sul braccio, anche per smorzare il fatto di averlo trovato irresistibile con quell’alzata di sopracciglio, con quel sorriso furbetto, mentre ora ne assunse uno sornione - ma ugualmente seducente - con un fare positivo e caldo. - No … seriamente … - aggiunse July, infine. - Beh, vediamo … sono nato ad Amory, nel Mississippi! La mia famiglia era povera, ma hanno sempre trovato il modo di farmi avere un piatto caldo! Mia madre lavorava per la parrocchia e mio padre faceva il falegname … non mi è mai mancato niente. Poi … sono venuto in Canada per studiare, mentre i miei genitori continuano a godersi la loro piccola fattoria sulle rive del Mississippi!- - Mi pareva di udire una cadenza del sud!-
- La tua invece è decisamente nordica, ma non solo … - la scrutò lui. - Molto nordica … - annuì lei - Ho origini irlandesi, l’avrai capito dal mio cognome e … - a July si formò un piccolo nodo in gola. Deglutì e, in quel momento, in sottofondo nel locale, si udì la melodia di una canzone di Celine Dion, che diceva “Je cherche l’ombre”. Era un lento e Matthew, guardando July, si fece avanti: - Balli?- La donna lo percorse con lo sguardo, ringraziando il Cielo per quel tempismo ed annuì. - Sì!- Si alzarono e, insieme, incominciarono a dondolarsi in quel lento romantico. A July sembrava di danzare su uno specchio d’acqua, con la luna ad illuminarli con la sua luce tenue e dolce. - Conosco così poco di te, July … ma è come se ti conoscessi da sempre! - mormorò l’uomo con voce roca e lei sbatté le palpebre con stupore: provava le sue stesse sensazioni. - E’ buffo, anche per me è la stessa cosa … come se l’averti incontrato fosse del tutto naturale, io … non voglio sembrarti una sciocca sentimentale … - arrossì e Matthew sembrò volerla baciare per un momento. Tuttavia, parve frenarsi, imporsi un severo autocontrollo, e chinò il capo. July lo percorse con lo sguardo per un istante, poi appoggiò la testa sulla spalla di lui e chiuse gli occhi, lasciando che quella chanson d’amour la cullasse e l’odore della colonia di Matthew la inebriasse. L’uomo restò impacciato, rialzò il mento e sentì qualcosa di tenero e prepotente insieme bruciargli dentro fino allo stomaco. Infine, la riaccompagnò a casa e rimase appoggiato alla portiera dell’auto, mentre lei si congedava: - Grazie di tutto!- - Ricambio! - le sorrise Matt. July lo guardò negli occhi e si sorprese di quanto desiderasse baciarlo. Abbozzò un sorriso rassegnato: lui non l’avrebbe fatto e lei … non poteva … E se l’avesse presa per una ragazza facile? Una che bacia al primo appuntamento? Anche se … tecnicamente era il secondo! Poi … Flynn l’aveva fatta sufficientemente soffrire da distanziarla dagli uomini anni luce … per almeno tre vite! Lo salutò come una bambina timida, si girò … ma si rivoltò giusto per … scontrarsi con l’uomo, che pure si era scordato, forse, di dirle qualcosa. - Coordiniamoci … la prossima volta! - rise lui. - Perdonami … - si mortificò lei.
- No, scusa tu!- Dopo essersi di nuovo incupita, si ritrovò invece a baciarlo in tutta fretta, accostando brevemente le labbra alle sue. Poi corse dentro: non osava guardarlo in faccia.
Il giorno seguente July confidò ogni cosa a Babette. - Abbiamo mangiato, abbiamo parlato, abbiamo ballato … Un altro uomo, forse, avrebbe provato a baciarmi, lui … no! Cioè, sembrava volerlo, però … sono stata io ad improvvisare un goffo ed imbarazzante bacio della buona notte!- July si massaggiò il naso, ricordo del frontale con Matthew, per mettersi poi di nuovo con le braccia abbandonate sul tavolo della cucina della sua vicina di casa. Babette chiuse le labbra e assunse un’espressione riflessiva:- Chi lo sa? Magari esce da una brutta storia! Ci sarà stata qualche ex ragazza che gli ha spezzato il cuore ed ora lui … ci sta andando piano!- - Forse! - sospirò lei. In quell’istante, le suonò il cellulare. Era sua cugina Marguerite. - Ciao July, che ne dici di una serata solo tra donne, domani sera? Ti portiamo un po’ a ballare!- July sorrise e accettò prontamente:- D’accordo … come mai questo exploit?- - Così … per distrarti dalla monotonia e dai brutti ricordi! - le spiegò Marguerite. - Aspetta un secondo, Marguerite … - aggiunse July, rivolgendosi, infine, a Babette: - Vuoi venire con me e le mie cugine in un dancing domani?- - Oh, tesoro, vuoi sul serio che una cosa obsoleta come me venga a ballare con voi?- July inclinò il capo:- No, voglio che la mia amica Babette esca a far baldoria con noi! - puntualizzò. - Eh, beh, se è così non posso rifiutare! - concluse la donna più anziana con un sorriso. La ragazza annuì e infine disse a Marguerite: - Ok, io e la mia amica Babette ci saremo!-
La sera successiva Loris venne requisito da zia Jacqueline e zio Didier, così che July e Babette poterono uscire senza pensieri. Gli uomini della famiglia avevano la riunione sportiva davanti al televisore, a casa degli zii, quindi la serata in rosa poteva avere inizio.
Lei non lo scorse e si avvicinò inconsapevole al barman: - Una diet coke, per favore! - L’uomo la servì subito e la donna, appoggiandosi al muro, levò un profondo respiro per recuperare il fiato, mentre beveva la propria bibita:- Il mondo è grande, eppure le nostre strade continuano ad incrociarsi! Montréal è più piccola di quanto pensassi! - la voce maschile che conosceva l’accarezzò all’orecchio e July si voltò: Matthew era lì accanto a lei, con un braccio appoggiato alla parete. Era così attraente da toglierle di nuovo il fiato. Si era messo in una posizione come se volesse intrappolarla dolcemente, catturarle il respiro, condividere la sua stessa aria, scrutarla negli occhi. La donna sorrise: - A quanto pare … - poi fece spallucce: - Ti dispiace?-
- Vuoi scherzare, vero? - l’uomo alzò il sopracciglio:- Te ne stai qua tutta sola, in disparte, con una diet coke, quando, schianto come sei, specialmente stasera, potresti avere tutti gli uomini che desideri, mettendoti lì sulla pista a ballare questa bella musica gitana!- la squadrò nel suo vestito blu, che le fasciava il décolleté fino dietro il collo, sagomandole bene i seni, i fianchi, sino a raggiungere le gambe, sopra al ginocchio; i capelli erano raccolti in un’acconciatura incantevole che le liberava poche ciocche contro le orecchie. July appoggi la nuca al muro: - Ci stai provando con me o vuoi solo ballare?-. Si imbarazzò subito di aver detto quelle parole, ma Matthew aveva l’effetto di toglierle ogni sciocca inibizione da rigida zitella tradita dal fidanzato con la sua migliore amica a poche settimane dalle nozze. Cielo, stava flirtando!
Lui parve darsi un’altra intima ammonizione di autocontrollo, perché tirò le labbra in una contrazione, come se una voce gli stesse dicendo: “Baciala, attirala a te e toglile il fiato, baciala fino a svenire!” e l’altra, la sua coscienza, a ribadire: “No … non lo fare!”. Infine, si grattò dietro al collo e disse semplicemente: - Oh … beh … io … te la senti di prendere una boccata d’aria?- July annuì:- Certo … anche perché qui dentro si muore di caldo!- Fuori c’era della bella arietta fresca e Matthew, in modo molto galante, mise la propria giacca sulle spalle di lei, dopo averla vista rabbrividire. - Grazie! - gli sorrise la donna. Era buono l’odore di lui, sapeva di fresco e dolcezza, brio e qualcosa di stuzzicante, lo si sentiva sul tessuto dell’indumento. - Ho pensato molto a te, in questi due giorni … - cominciò a dirle lui e July lo guardò . Anche lei lo aveva pensato molto, ma non glielo lo disse: aveva flirtato anche troppo per il momento. - Io … io, Matthew … sono stata un po’… sfacciata con te, ti prego di scusarmi. Credo, però, di non essere pronta ad impegnarmi in una storia!-
Lui la scrutò:- Ti capisco … è lo stesso anche per me!- July guardò Montréal da quella terrazzina, poi riprese a parlare. In fondo, gli doveva qualche piccola spiegazione: - Mio padre … è morto pochi mesi fa e l’uomo che dovevo sposare … beh, l’ho beccato a letto con la donna che credevo essere la mia amica più cara. La conoscevo da anni, ma ho scoperto che l’affetto che mi mostravano non era disinteressato! Ora sto cercando un modo per scagionare mio padre da un’accusa infamante che gli hanno rivolto dopo la sua morte, mentre mio fratello di 20 anni mi fa uscire pazza!- si sentì toccare la spalla e vide Matthew osservarla comprensivo: - Mi dispiace molto, July … non immaginavo tutto questo tuo dolore ancora così caldo!- Lei abbozzò un sorriso commosso e gli prese la mano che lui aveva poggiato sulla sua. - In questo momento ho bisogno di tutti gli amici che trovo!- L’uomo annuì: - Certo … io voglio essere accanto a te, più di qualunque altro!- July lo baciò sulla guancia e capì che doveva frenare e soffocare l’attrazione che provava ad averlo a pochi centimetri da sé. - July! - Adrianne, sua cugina, la chiamò appena sbucata sul terrazzo: - Ecco dove sei! Ti credevamo sparita! - Poi vide l’aitante uomo accanto alla donna e sorrise:- Ora capisco, birichina … comunque, noi ce ne stiamo andando! - E, così dicendo, la prese per un braccio e la trascinò via. July guardò Matthew, facendogli cenno di saluto con la mano e lui le sorrise: - Ciao! - mormorò:- Che fusto … dove l’hai trovato? È uno schianto! - bisbigliò intanto la rossa Adrianne alla cugina, che le intimava, ridendo: - Zitta!-
4. Tutto così perfetto
Nei giorni seguenti Matthew andò spesso a trovare July al ristorante o al negozio di sua zia. L’andava a prendere dal signor Rochaque al termine del suo turno di lavoro, accompagnandola fino a casa, in passeggiate scandite da tantissime risate e lunghe chiacchierate, che di volta in volta si facevano sempre più piacevoli e interessanti. - Bon jour, mademoiselle McGawen, che fiori mi consiglia per una serata speciale? - quel pomeriggio, l’uomo si presentò al “Jardin” e lei lo fissò stupita:- Hai un appuntamento galante?-
Lui abbozzò un sorriso: - Diciamo … forse!- July sospirò e guardò in tralice sua zia, che a sua volta la stava fissando con un’espressione furba, come per chiederle:“Conosci quel bel figliolo?” La ragazza si sentì un poco delusa dall’ipotesi che Matthew uscisse con un’altra, ma, d’altronde … AMICI, solo e soltanto AMICIZIA doveva esserci tra di loro, giusto? - Bè … - gli rispose lei accantonando i propri pensieri:- Puoi buttarti sul classico, con le rose rosse, o regalarle dei tulipani bianchi! Io trovo adorabili le rose bianche … Hanno in sé qualcosa di innocente e soave, non trovi? Come queste … Purezza ed innocenza … C’è del rosa sui bordi, come una maturazione all’amore … Come se dicessero:“Siamo in grado di amare in maniera così dolce e pura che nulla può contro la nostra bellezza!” - July si era persa nel candore e nella bellezza di quei fiori, accarezzando delicatamente i petali. Quando guardò nuovamente lui, notò che era rimasto imbambolato ad osservarla, con bocca leggermente aperta. - Che c’è? - gli chiese. Lui scosse la testa: - Nulla! - si schiarì la voce e lei notò che un altro uomo, alto e coi capelli brizzolati, la stava guardando. Scoperto, tornò a fissare le orchidee davanti a sé. - Accetto il consiglio. Prendo quelle rose lì che hanno avuto il privilegio di essere ammirate da te! - concluse Matthew. July sorrise e lo servì. - Julianne, non mi presenti il tuo amico? - Adrianne si avvicinò.
Lui squadrò lei con un’espressione accattivante: - Julianne?-
Lui squadrò lei con un’espressione accattivante: - Julianne?-
- Sì … è il mio nome per intero … Ehm … Adrianne, questo è Matthew … Matthew, lei è mia cugina!- July fece le presentazioni e l’altra ragazza strinse la mano all’uomo: - Matthew, questi fiori sarebbero così adatti a Julie … lei ama le cose romantiche! Basti pensare che suona meravigliosamente il pianoforte, ed ama i cavalli!- - Adrianne! - la donna la spintonò col fianco, ammonendola tra i denti, e lui rise: - Grazie, Adrianne, lo terrò a mente!- July lo osservò imbarazzata e sorrise, abbassando infine gli occhi sulla composizione floreale che stava confezionando. Se avesse potuto sparire con una bacchetta magica … bè, quello sarebbe stato il momento giusto!
Il giorno successivo July lavorava da Fabien, ormai da lei soprannominato “il porco”. L’uomo si era addormentato col giornale sulla faccia e, ogni volta che July gli passava accanto, gli faceva una linguaccia. D’un tratto sentì il clacson di una moto, smorzato dal rumore del suo motore. Restò impalata con lo straccio in mano, quando udì: - Julianne, dolce, bellissima Julianne … affacciati alla finestra!- La donna riconobbe la voce di Matthew e si precipitò a sporgersi dal balcone: lui era in sella ad una Harley Davidson e si stava arrestando proprio sotto la casa di Fabien. - E quella … dove l’hai rubata? - rise lei dal balcone. - È mia … l’avevo in garage … era un po’ che non la usavo, ma va ancora che è una meraviglia! - Indossava una giacca di pelle nera, come un vero motociclista, jeans ed occhiali da sole: era uno splendido centauro. - Certo, non è un cavallo … ma non posso bruciarmi tutti gli assi subito, ti pare? Dai, scendi!- Lei scosse la testa: - Non posso! Come faccio con il signor Rochaque?- - Bè … mandalo a stendere! Non se lo merita, forse?- July lo studiò con un sorriso incantato sulle labbra e in meno di un secondo si convinse. Scese e lo raggiunse: Matthew fece ruggire il motore mentre la osservava estasiato: - Scappa con me, bambina! Vedrai il mondo quanto è bello … io e te insieme!-
Il giorno successivo July lavorava da Fabien, ormai da lei soprannominato “il porco”. L’uomo si era addormentato col giornale sulla faccia e, ogni volta che July gli passava accanto, gli faceva una linguaccia. D’un tratto sentì il clacson di una moto, smorzato dal rumore del suo motore. Restò impalata con lo straccio in mano, quando udì: - Julianne, dolce, bellissima Julianne … affacciati alla finestra!- La donna riconobbe la voce di Matthew e si precipitò a sporgersi dal balcone: lui era in sella ad una Harley Davidson e si stava arrestando proprio sotto la casa di Fabien. - E quella … dove l’hai rubata? - rise lei dal balcone. - È mia … l’avevo in garage … era un po’ che non la usavo, ma va ancora che è una meraviglia! - Indossava una giacca di pelle nera, come un vero motociclista, jeans ed occhiali da sole: era uno splendido centauro. - Certo, non è un cavallo … ma non posso bruciarmi tutti gli assi subito, ti pare? Dai, scendi!- Lei scosse la testa: - Non posso! Come faccio con il signor Rochaque?- - Bè … mandalo a stendere! Non se lo merita, forse?- July lo studiò con un sorriso incantato sulle labbra e in meno di un secondo si convinse. Scese e lo raggiunse: Matthew fece ruggire il motore mentre la osservava estasiato: - Scappa con me, bambina! Vedrai il mondo quanto è bello … io e te insieme!-
Lei lo scrutò e pensò che stesse per partirle un embolo. - July! Dove vai? - Fabien si era affacciato in quel momento al balcone e la donna alzò lo sguardo. Eccolo lì … lo smidollato. July guardò Matthew e montò sulla sella dietro di lui. L’uomo partì, mentre l’altro si mise ad urlare: - July! - e lei rispose: - Impari e tenere le mani a posto! Addio!-
Il vento le scompigliava i capelli con veemenza sull’Harley e July, a testa indietro, occhi chiusi, credette di stare volando verso le nuvole: un angelo la stava conducendo verso il cielo e lei si aggrappò più forte a lui, appoggiando la tempia contro la sua schiena. Stava sognando? Forse, ma che nessuno la svegliasse! - Sei un uomo pieno di sorprese, Matthew Bruce! Non dirmi che hai organizzato tutto questo solo per salvarmi dall’orco cattivo? - gli chiese lei, ora seduta sull’erba accanto a lui, in un piccolo prato. Lui la guardava con l’aria sorridente: - Anche … Ma c’è un altro motivo!- A quelle parole si alzò e si avvicinò ad un vecchio capanno poco distante da dove sedevano. Matthew si arrestò davanti alla porta di legno, diede alcuni colpetti alla porta, e, come nella favola delle Mille e una Notte, la porta si aprì come al suono delle parole ”Apriti Sesamo!” L’uomo sparì per un brevissimo istante all’interno della casupola e ne uscì con in mano quello stesso mazzo di rose bianche, comprato proprio da lei il giorno prima. July si alzò in piedi e Matthew si avvicinò a lei con poche grandi falcate e glielo porse: - Per te!-
- Non ci posso credere! - la donna scosse il capo, incredula e commossa, quando vide anche due biglietti per l’opera in mezzo ai fiori: - Co … sei pazzo! Non ho un vestito da teatro!-
Lui le prese le mano e la condusse nel capanno: - Oh, ma il mago Matt ha pensato anche a questo!- Dentro c’era uno smoking per lui ed un bel vestito da sera per lei. July lo guardò meravigliata: - Mago è dire poco!-
L’uomo fece per uscire per lasciarle il tempo di cambiarsi: - Prego … Prima le signore!- - Matthew! - lo fermò la ragazza prima che lui la lasciasse sola: - Grazie … ma perché tutto questo?-
Lui le sorrise gioviale: - Per una donna speciale! Su, dolce Julianne, la tua serata ti attende!- e così dicendo, richiuse l’uscio dietro di sé. “Della Traviata … sorridi … tutto finì!” cantava la cantante lirica che impersonava Violetta Valerie nell’ultimo atto de “La Traviata”. July osservava commossa ed emozionata la scena triste di quella donna che impersonava la morte sul volto, dopo i fasti degli anni passati, senza avere il suo amore accanto. Matthew spostò lo sguardo su di lei e la squadrò, con l’acconciatura raccolta in un’elegante spirale che si era fatta così facilmente quando si era cambiata d’abito, e che risaltava ora così vividamente i suoi occhi scuri e lucidi. Si sentì emozionato anche lui. Voleva toccarla, stringerla. Invece si limitò a prenderle la mano. July lo guardò e sorrise.
Tornarono a casa in moto, così com’erano venuti, ed a lei sembrò tanto buffo e romantico trovarsi su un’Harley Davidson con un abito di Valentino indosso:- Lo sostengo e lo ribadisco: tu sei l’uomo più … - cominci la ragazza sul pianerottolo di casa, ma le parole le morirono in gola quando Matthew assunse un’espressione sexy: - Cosa? Affascinante, bello, attraente … - scherzò lui, ma lei lo stroncò, colpendolo sul petto: - Più pazzo che io abbia mai conosciuto! A nessuno, credo, è mai saltato in mente di montare su una Harley in smoking!- - Hai visto? Con me non ti annoi. Allora, quando ci rivediamo?- July rise: - Ah, non so … la filarmonica di Parigi suonerà al teatro comunale, domani sera … potremmo andarci in tuta su una Limousine!-
Matthew le toccò il naso: - Ma quanto sei spiritosa, McGawen! - le sorrise, poi e lei sbatté civettuosamente le ciglia, tipo macchietta, per canzonarlo. - Visto, anche con me non ci si annoia! - disse la ragazza, infine. Lui la squadrò, ora più serio: - No … direi di no!- Aveva la mano appoggiata al muro e cominciò a chinarsi su di lei. No, non poteva baciarla … Avevano deciso di essere solo amici e gli amici non si baciano sulla bocca … Se non per gioco … Ma certo non nel modo in cui pareva volerla baciarla lui. “Massì, baciami, Matt… noi saremo di quegli amici che … ogni tanto limonano?” July stava per lasciarsi andare a quel sospirato bacio … Garry Marshall avrebbe anche potuto riprenderli con la cinepresa come il lungo, atteso bacio tra Julia Roberts e Richard Gere in “Pretty Woman” o “Runaway bride”. Ma...
- Ehi, era ora che tornassi! - Loris piombò in mezzo a loro, dopo aver aperto la porta, proprio come se la cosa fosse studiata per far deviare la bocca di Matthew di lato, verso il muro. In quel momento parve che stesse imprecando con lo sguardo. July guardò suo fratello, dicendo tra sé e sé: “Ti prego, Dio, dammi la forza per non ucciderlo!” - Che c’è? - Loris parve innocente come un pupo e la donna si premurò di presentarli. - Matthew, questo è mio fratello Loris, che, ringraziando il Cielo, settimana prossima tornerà al college!- L’uomo stava per salutarlo con un sorriso, tendendo il braccio a mezz’aria, quando Loris lo apostrofò: - Così, tu sei il famoso Matthew! Guarda che devi chiedere il permesso a me prima di scoparti mia sorella!- Matthew restò con un sopracciglio corrugato e July si affrettò a ricacciare dentro casa suo fratello: - Fila in casa, chiuditi in camera e butta la chiave giù dalla finestra!- Poi reincontrò lo sguardo di Matthew con imbarazzo: - Scusalo... Quando vuole, purtroppo raramente, è un tesoro! Sto pensando di mandarlo a Forth Knox! - si grattò la fronte e lui rise. - Non preoccuparti … è segno che ti vuole proteggere, a modo suo e ti vuole bene! Buona notte! -
L’uomo si allontanò e July ricambiò il saluto con un sorriso; rientrò, infine, a casa.
Il mattino successivo, quando July uscì dalla doccia, trovò una brutta sorpresa: tutti gli amici di Loris le stavano di fronte. Avevano pagato 50 dollari a testa per vederla nuda … o, per lo meno, solo con l’asciugamano addosso. July urlò, dapprima, mentre Loris raccoglieva il suo gruzzolo e gli altri fischiavano alla donna: - Fai resuscitare i morti, tesoro!-
Il mattino successivo, quando July uscì dalla doccia, trovò una brutta sorpresa: tutti gli amici di Loris le stavano di fronte. Avevano pagato 50 dollari a testa per vederla nuda … o, per lo meno, solo con l’asciugamano addosso. July urlò, dapprima, mentre Loris raccoglieva il suo gruzzolo e gli altri fischiavano alla donna: - Fai resuscitare i morti, tesoro!-
Lei richiuse immediatamente la porta del bagno, si coprì di corsa e infine raggiunse di corsa suo fratello, tirandogli uno scappellotto, colpendolo ripetutamente con la salvietta usata per i capelli bagnati: - Eccoti lo spettacolo, sciagurato! E voi … fuori di qua prima che chiami la polizia!- - Ehi, sono miei ospiti!- - No … sono dei guardoni depravati, che si sono installati in casa mia, pagando per vedermi sotto la doccia a mia insaputa! - July guardò quell’orda di scansafatiche: - Allora … faccio il numero? Cosa aspettate? Il Natale dietro alle sbarre?! - quando sollevò la cornetta del telefono quelli, in massa, sloggiarono di corsa.
La donna guardò il fratello: - Anch’io ho un premio da conferirti … il coglione dell’anno! -.
La donna guardò il fratello: - Anch’io ho un premio da conferirti … il coglione dell’anno! -.
Si mise a suo pari col linguaggio: magari in quel modo l’avrebbe capita meglio e poi era infuriata. Quindi, sparì di nuovo in bagno.
I giorni seguenti, July incontrò spesso il misterioso uomo che entrava nel negozio di fiori di zia Jacqueline e la fissava di tanto in tanto. Quel dì, lei e sua zia stavano sistemando le orchidee nei vasi: - Ascolta … parlami un po’ di questo aitante Matthew, con cui esci qualche volta! - le chiese sua zia. July la guardò e Jacqueline sorrise, facendosi piccola nelle spalle: - Tua cugina Adrianne ha la lingua più lunga di una parrucchiera, lo sai! Mi ha raccontato di un affascinante uomo, il più somigliante ad un angelo che abbia mai visto, che si è illuminato tutto nel guardarti, nel chiamarti Julianne … - - Adrianne è una sciocchina! - disse July scuotendo la testa ed arrossendo. Cercò poi di nascondere l’imbarazzo con una risata. - Allora non è vero! - si stupì sua zia. - Non ho detto questo! - rispose lei. - Mmh … A proposito di uomini … quel tizio viene qui tutti i giorni, l’hai notato?- July si voltò e vide di nuovo il tipo brizzolato, fermo al bancone, che le sorrideva.
I giorni seguenti, July incontrò spesso il misterioso uomo che entrava nel negozio di fiori di zia Jacqueline e la fissava di tanto in tanto. Quel dì, lei e sua zia stavano sistemando le orchidee nei vasi: - Ascolta … parlami un po’ di questo aitante Matthew, con cui esci qualche volta! - le chiese sua zia. July la guardò e Jacqueline sorrise, facendosi piccola nelle spalle: - Tua cugina Adrianne ha la lingua più lunga di una parrucchiera, lo sai! Mi ha raccontato di un affascinante uomo, il più somigliante ad un angelo che abbia mai visto, che si è illuminato tutto nel guardarti, nel chiamarti Julianne … - - Adrianne è una sciocchina! - disse July scuotendo la testa ed arrossendo. Cercò poi di nascondere l’imbarazzo con una risata. - Allora non è vero! - si stupì sua zia. - Non ho detto questo! - rispose lei. - Mmh … A proposito di uomini … quel tizio viene qui tutti i giorni, l’hai notato?- July si voltò e vide di nuovo il tipo brizzolato, fermo al bancone, che le sorrideva.
La donna si avvicinò: - Posso aiutarla?- - Sì … Potrebbe farmi una composizione floreale di tulipani bianchi, rose rosse e calle?- Lei alzò le sopracciglia: - Mamma mia … che mazzolino stravagante!-
- Troppo, dice?- - No, no … sono fiori bellissimi! - disse July mentre andava da un vaso all’altro per accontentare il cliente. Infine, chiese: - Vuole un biglietto?- - Sì … sì, grazie!-
Dopo aver impacchettato per bene la composizione, la ragazza si munì di penna e cartoncino ornato, mentre lui le dettava: -“Ad una splendida creatura, che è circondata dalla bellezza, una bella fioraia alla quale vorrei da giorni e giorni chiedere di uscire, firmato … Alain!”- July alzò la testa, mentre quello prese il mazzo di fiori e glielo porse: - Alain Lecroix … piacere! Le va di cenare con me, stasera?-
Lei restò perplessa, prendendo i fiori tra le braccia: - Oh … io no so che dire … bè, stasera non posso, ho già un altro impegno! E poi … Sinceramente, io non la conosco, signor Lecroix, quindi, la ringrazio, ma non posso accettare questi fiori! La prego, se li riprenda!- Alain ci rimase visibilmente male, ma, infine, le sorrise: - Va bene, ma non mollerò!- July scosse il capo, quando sua zia la chiamò per chiederle aiuto, intrappolata tra mille vasi tra le braccia. - Mi scusi! - si congedò alla fine dall’uomo e lui rimase ancora a fissarla. In fondo era vero: quella sera July aveva un impegno. Matthew le aveva promesso una grande sorpresa. Le aveva bendato gli occhi, quand’era andato a prenderla e la fece scendere dall’auto, guidandola:- Attenta alla porta … Ecco … Vai pure avanti!- - Ma dove mi porti? - s’incuriosì lei, sentendosi al caldo. - Eheh … Vedrai!- - Spero per te che sia una cosa legale, voglio dire, niente atti impuri su suolo pubblico! - lo ammonì lei, scherzando, e lui rise: - Mmh … non suggerirmi strane idee!- Infine, la fece fermare: - Ferma … Siamo arrivati!- Le tolse la benda e July si trovò in una sala per concerti, dove un pianoforte stava sotto la luce di un riflettore, in mezzo alla grande stanza. - Voilà! - esclamò l’uomo. Lei si lasciò morire il sorriso sulle labbra. Matthew disse: - Vorrei sentirti suonare … Suona qualcosa per me!- La donna squadrò quel piano con gli occhi lucidi e sentì il cuore dolerle. Subito si voltò e camminò svelta verso il corridoio adiacente. - July! - Matthew la seguì, perplesso. Lei si era fermata, immobile, vicino al vano della finestra, le mani congiunte sulle ginocchia, rannicchiata. Lui le si avvicinò lentamente: - July … Ho fatto qualcosa di sbagliato?- La ragazza strinse le labbra, dubbiosa, e sospirò: - L’ultima volta che mi sono seduta ad un pianoforte, mio padre è morto! Era il mio concerto … Tutti gli applausi erano per me ed io suonavo spensierata, mentre lui veniva colto da un infarto! Da allora non tocco un tasto! Ho come un blocco! - guardò Matthew, che si era seduto di fronte a lei. L’uomo abbassò brevemente lo sguardo: - Mi spiace … -
- Non potevi saperlo! - July si sforzò di sorridergli - A volte penso che … se non fosse stato per il mio stupido concerto, se lui non si fosse affannato tanto per me …… ora, sarebbe ancora vivo! - una lacrima le scivolò sul volto, ma lei si pulì subito la guancia, tirando su col naso. Matthew le prese la mano: - Non puoi vivere con questo rimorso … Come può essere colpa tua? Non puoi reputarti responsabile degli eventi … Tuo padre, non credo vorrebbe vederti stare qui a torturarti e, specialmente, non vorrebbe che tu sacrificassi il tuo talento!- July si avvicinò, mentre lui continuava: - Facciamo così … Se suonassi anch’io con te? Ora andiamo di là e … Ci sediamo tutti e due al piano!- Lei scosse il capo: - Non credo di riuscirci!- Matthew le mise una mano dietro la nuca e le sorrise, dolce, vivace, spiazzante: - Stasera, sì … stasera puoi tutto!- La donna lo guardò negli occhi e gli credette. Restituì il sorriso: - Mi fido di te!- Insieme si sedettero sullo sgabello imbottito e lui accennò i primi accordi: - DO RE MI FA SOL LA SI … Queste sono le note … - scherzò lui, e July rise. Quindi, pure lei appoggiò i polpastrelli ai tasti lucidi e ottennero in men che non si dica una splendida armonia a due, che li circondò di magia. Le dita di July si muovevano, ma solo guardando Matthew negli occhi sentì che ogni cosa, quella sera, era possibile. Armonia a due: quello sarebbe stato il connubio che si sarebbe creato da quel momento in poi tra i due.
Il tempo trascorse, per July magicamente, nella frequentazione con Matthew. Le sembrava di essere in compagnia di un angelo, perché tutto acquistava un significato meraviglioso accanto a lui: le passeggiate lungo il S. Lorenzo, le cene fuori, anche in locali semplici, le gite in qualche posto alla mano; correre in mezzo ad un prato, saltargli addosso e cadere con lui sull’erba. E poi ridere a crepapelle... Finché Matthew, un giorno, finalmente, senza interruzioni, senza Loris a guastare la scena, le si parò davanti, accarezzandole il viso e la baciò. July decollò con tutto il suo cuore e rispose al bacio nella maniera più naturale e spontanea del mondo, come se fosse scritto che dovesse accadere, perché lei se ne stava innamorando e questo le faceva paura. Tuttavia, riuscì a scacciare quel timore e continuò a frequentare l’uomo che l’aveva stregata. Da quel momento in poi, erano sempre insieme: andarono a fare una bella escursione sul battello che traghettava sul fiume, facendo i buffoni, riprendendosi con la digitale e facendosi foto con le linguacce o le smorfie. Quando una signora li guardò scioccata e con aria di rimprovero, Matt, per tutta risposta, mise una mano sulla gamba di July e la baciò sulle labbra con passione.
- Non potevi saperlo! - July si sforzò di sorridergli - A volte penso che … se non fosse stato per il mio stupido concerto, se lui non si fosse affannato tanto per me …… ora, sarebbe ancora vivo! - una lacrima le scivolò sul volto, ma lei si pulì subito la guancia, tirando su col naso. Matthew le prese la mano: - Non puoi vivere con questo rimorso … Come può essere colpa tua? Non puoi reputarti responsabile degli eventi … Tuo padre, non credo vorrebbe vederti stare qui a torturarti e, specialmente, non vorrebbe che tu sacrificassi il tuo talento!- July si avvicinò, mentre lui continuava: - Facciamo così … Se suonassi anch’io con te? Ora andiamo di là e … Ci sediamo tutti e due al piano!- Lei scosse il capo: - Non credo di riuscirci!- Matthew le mise una mano dietro la nuca e le sorrise, dolce, vivace, spiazzante: - Stasera, sì … stasera puoi tutto!- La donna lo guardò negli occhi e gli credette. Restituì il sorriso: - Mi fido di te!- Insieme si sedettero sullo sgabello imbottito e lui accennò i primi accordi: - DO RE MI FA SOL LA SI … Queste sono le note … - scherzò lui, e July rise. Quindi, pure lei appoggiò i polpastrelli ai tasti lucidi e ottennero in men che non si dica una splendida armonia a due, che li circondò di magia. Le dita di July si muovevano, ma solo guardando Matthew negli occhi sentì che ogni cosa, quella sera, era possibile. Armonia a due: quello sarebbe stato il connubio che si sarebbe creato da quel momento in poi tra i due.
Il tempo trascorse, per July magicamente, nella frequentazione con Matthew. Le sembrava di essere in compagnia di un angelo, perché tutto acquistava un significato meraviglioso accanto a lui: le passeggiate lungo il S. Lorenzo, le cene fuori, anche in locali semplici, le gite in qualche posto alla mano; correre in mezzo ad un prato, saltargli addosso e cadere con lui sull’erba. E poi ridere a crepapelle... Finché Matthew, un giorno, finalmente, senza interruzioni, senza Loris a guastare la scena, le si parò davanti, accarezzandole il viso e la baciò. July decollò con tutto il suo cuore e rispose al bacio nella maniera più naturale e spontanea del mondo, come se fosse scritto che dovesse accadere, perché lei se ne stava innamorando e questo le faceva paura. Tuttavia, riuscì a scacciare quel timore e continuò a frequentare l’uomo che l’aveva stregata. Da quel momento in poi, erano sempre insieme: andarono a fare una bella escursione sul battello che traghettava sul fiume, facendo i buffoni, riprendendosi con la digitale e facendosi foto con le linguacce o le smorfie. Quando una signora li guardò scioccata e con aria di rimprovero, Matt, per tutta risposta, mise una mano sulla gamba di July e la baciò sulle labbra con passione.
La sera andavano a ballare nei dancing. A volte, lei si cullava romanticamente tra le braccia di lui, con la fronte contro il suo mento, assaporando la piacevole sensazione della bocca di Matthew sulla propria pelle. Poi si guardavano negli occhi e si coccolavano in quei balli. Era tutto così perfetto, pensava July, quel pomeriggio tardi, rientrando in casa dalla palestra. - Eccoti, finalmente! - una voce la fece sussultare, appena aperta la porta di casa, quando vide Loris. - Che ci fai qui?- - Avevo un po’ di tempo e sono passato! Dove sei stata?- - Ad aerobica, è proibito, forse? E tu, come sei entrato?- Loris le mostrò un coltellino e July scosse la testa: - Ma perché sto anche a chiedertelo?- - Esci spesso con mister “Spero che prima o poi tu mi conceda l’accesso in camera tua”?- Lei lo guardò: - Ed anche se fosse? Sei forse mio marito per essere geloso?- - Quello lì vuole solo portarti a letto, sorellina, svegliati! - il ragazzo le si avvicinò: - C’è una storia tra di voi. Ci sei già cascata, eh?- La donna si diresse verso la camera: - Se non ti dispiace, non ti riguarda affatto! Ora, se vuoi scusarmi, devo interrompere questo interessante e stimolante scambio di opinioni per andarmi a fare una doccia! Credo che mi chiuderò in bagno, sta volta! Sigillata! - disse con una frecciatina, riferendosi alla sua ultima bravata, e lo lasci solo. Ora sì che il mondo le sorrideva. Alla radio davano “That’s the way it is” di Celine Dion, una canzone che incoraggiava a dare sempre il meglio di sé quando la vita si faceva dura, senza perdere la fede. E Matthew era per July la ricompensa dopo il periodo nero che aveva trascorso. Quella mattina, la sua cantante preferita melodicamente la faceva riflettere su ciò, mentre July si preparava la colazione, canticchiando assieme a Celine quella splendida ballata pop. D’un tratto squillò il telefono e July andò a rispondere: - Pronto?- - Miss McGawen? Sono Wendy Tallenbaum! Ho fatto qualche ricerca per rintracciarla!- July rammentò: era l’avvocatessa alla quale aveva affidato la causa per riabilitare la reputazione di suo padre. La stessa che in prima battuta le aveva risposto con caustico “Spiacente … E’ fatica inutile!”
- Buongiorno! - rispose, ora, July con tono asciutto. Ma quella la stupì: - Miss, McGawen, ho valutato attentamente la sua causa e … Forse c’è una speranza! Ci lavorerò a fondo e le farò sapere! Mi metterò in contatto con lei presto!- July era scioccata. Riuscì solo a dire: - Grazie … A risentirci! - prima che la comunicazione venisse interrotta. Un altro tassello rosa a cancellare il nero che l’aveva consumata finora. Quel mattino, uscendo, incontrò proprio Matthew per strada e le venne spontaneo buttargli le braccia al collo e stringerlo. - Che meriti ho per questo? - domandò l’uomo, piacevolmente stupito. Lei era estasiata. - Niente … te lo racconto stasera a cena e poi … Andiamo a ballare? Sento di dover festeggiare! - e così dicendo lo guardò, infine, negli occhi. Lui sorrise: - Bè … Sarebbe fantastico!-
Quella sera, infatti, andarono a mangiare fuori, in un ristorante egiziano. - Allora? La bella notizia? - chiese alla fine Matthew, mettendosi un boccone di kebab tra i denti e ammirando July con quella maglietta senza maniche color panna e la gonna lunga un po’ a campana. I capelli erano stati lasciati con la piega naturale, leggermente mossi, e gli orecchini a striscia argentata che le pendevano dai lobi si confondevano con le ciocche chiare. Era molto affascinante. Matthew sentiva l’attrazione verso di lei crescere sempre di più, mentre July si apprestava a rispondergli. - Ti avevo accennato al fatto che quegli avvoltoi dei soci di mio padre lo fecero passare per un giocatore d’azzardo incallito. Ma sono stati loro, secondo me, ad incassare tutte le sue quote! Bè, l’avvocato alla quale avevo sottoposto il caso e che mi aveva, in un primo tempo, chiuso la porta in faccia, mi ha chiamata oggi ed ha deciso di aiutarmi!- - Ehi, prendi fiato! - sorrise Matthew e la donna sospirò, ridendo. - E’ che sono così eccitata! Non ci speravo più!- Lui alzò il bicchiere: - Brindiamo, allora, a questa meravigliosa notizia! Ti auguro di vincere la causa, Julianne e … Vedi, un po’ di fede non guasta mai!- - Non gettare via la tua fede!- ripeté July, citando le parole della canzone di Celine Dion e guardando Matthew incantata: non poteva essere una coincidenza, perché lei non ci credeva … lui era proprio il suo miracolo. Quindi, rispose al brindisi che l’uomo le aveva proposto.
Dopo andarono in un locale latino americano a ballare … Insomma, una serata molto etnica. Erano intenti a danzare quando una voce li interruppe. - Per l’amor del Cielo, July, sei proprio tu? - lei riconobbe subito quella voce e, voltatasi repentinamente, spalancò la bocca meravigliata: - Chad?- - Sì, tesoro, sono proprio io! - lui l’abbracciò, mentre la donna gli saltava in braccio. Girarono su loro stessi e Matthew vide un uomo tanto rasato in testa, quanto poco sul volto. Era muscolo ed alto … Qualcosa punzecchiò mister Bruce nel cuore … Gelosia? - Chad, lui è Matthew Bruce … Matt, questo è Chad La Paglia… Era il mio ragazzo al liceo … Prima di Flynn … lo stronzo!- Lui strinse la mano a quel terzo incomodo che si era intromesso tra di lui e la sua July, alzando brevemente le sopracciglia: di che si stupiva? Lei era bellissima, naturale che avesse avuto più di un ex-ragazzo. E ora ecco apparire quella specie di Bruce Willis dei poveri. Avrebbe dovuto capirlo subito che tra loro c’era stata una certa intimità, dal modo in cui si erano abbracciati: - Oh, sul serio? - rispose infine. - Già … Conservo un tenero ricordo di questa dolce e splendida sirena! - Chad circondò la vita di July con il braccio, stringendola al fianco e Matthew si ritrovò a serrare i denti per contenere il proprio disappunto. Era geloso marcio, allora! - Com’è che ti chiamavo? - chiese Chad a lei. - Maddy! Diminutivo di Madison, il mio secondo nome! - spiegò lei a Matthew, il quale annuì meravigliato. - Ti dispiace se ti rubo questo cherubino per un ballo? È la nostra canzone! - disse Chad. Lui avrebbe voluto dire che sì, gli dispiaceva molto, ma fu educato: - No, no prego!- Quindi, il Bruce Willis di Montréal condusse July in mezzo alla pista, mentre il ritmo della lambada contagiava con la sua sensualità tutta la sala. Chad faceva roteare la ragazza su se stessa, si strusciava contro di lei in modo provocante e Matthew si sentì di desiderare di essere al posto dell’altro uomo. July danzava in maniera divina, sembrava Jennifer Lopez. Si vedeva che aveva un orecchio educato alla musica. Ancheggiava attorno al proprio partner, facendo vari casquet tra le braccia di questo. L’ultimo, in particolare, colpì molto Matthew … Ebbe l’effetto di un vero e proprio elettroshock: lentamente, lei scese giù con la testa, inarcando la schiena, mentre la sua serica cascata di capelli - leggermente sudati - scivolava verso il pavimento in maniera seducente. Matthew deglutì nell’osservarla. La donna, poi, tornò a busto ritto, con lo stesso spasmodico movimento sensuale.
Il ballo era finito e tutti avevano lasciato spazio alla coppia più seducente per aver creato quell’atmosfera bollente. Li applaudirono … Matthew a scoppio ritardato: dovette prima ritoccare il pianeta e calmare i bollenti spiriti, che gli avevano fatto ballare gli ormoni e tutto il sangue pure a ritmo di lambada, sulle mosse di July. Chad e la ragazza tornarono da lui col fiatone … anche Matthew parve senza ossigeno, pur non avendo ballato. - Stai bene? - gli chiese, in effetti, July. Domanda alla quale lui assentì forzatamente: - Cer… Certo!- - Scusa l’invadenza, Matt … ma era tanto tempo che non avevo l’occasione di ballare con questa meraviglia!- - No … ma come ti viene in mente! - esclamò Matthew, con sottile ironia, che, fortunatamente, non fu captata dal suo interlocutore. Chad baciò la mano a July prima di congedarsi: - A presto, Maddy! - - Non sparire, eh? - sorrise lei e, infine, guardò il proprio cavaliere della serata: - Sicuro che vada tutto bene? -
Quella sera, infatti, andarono a mangiare fuori, in un ristorante egiziano. - Allora? La bella notizia? - chiese alla fine Matthew, mettendosi un boccone di kebab tra i denti e ammirando July con quella maglietta senza maniche color panna e la gonna lunga un po’ a campana. I capelli erano stati lasciati con la piega naturale, leggermente mossi, e gli orecchini a striscia argentata che le pendevano dai lobi si confondevano con le ciocche chiare. Era molto affascinante. Matthew sentiva l’attrazione verso di lei crescere sempre di più, mentre July si apprestava a rispondergli. - Ti avevo accennato al fatto che quegli avvoltoi dei soci di mio padre lo fecero passare per un giocatore d’azzardo incallito. Ma sono stati loro, secondo me, ad incassare tutte le sue quote! Bè, l’avvocato alla quale avevo sottoposto il caso e che mi aveva, in un primo tempo, chiuso la porta in faccia, mi ha chiamata oggi ed ha deciso di aiutarmi!- - Ehi, prendi fiato! - sorrise Matthew e la donna sospirò, ridendo. - E’ che sono così eccitata! Non ci speravo più!- Lui alzò il bicchiere: - Brindiamo, allora, a questa meravigliosa notizia! Ti auguro di vincere la causa, Julianne e … Vedi, un po’ di fede non guasta mai!- - Non gettare via la tua fede!- ripeté July, citando le parole della canzone di Celine Dion e guardando Matthew incantata: non poteva essere una coincidenza, perché lei non ci credeva … lui era proprio il suo miracolo. Quindi, rispose al brindisi che l’uomo le aveva proposto.
Dopo andarono in un locale latino americano a ballare … Insomma, una serata molto etnica. Erano intenti a danzare quando una voce li interruppe. - Per l’amor del Cielo, July, sei proprio tu? - lei riconobbe subito quella voce e, voltatasi repentinamente, spalancò la bocca meravigliata: - Chad?- - Sì, tesoro, sono proprio io! - lui l’abbracciò, mentre la donna gli saltava in braccio. Girarono su loro stessi e Matthew vide un uomo tanto rasato in testa, quanto poco sul volto. Era muscolo ed alto … Qualcosa punzecchiò mister Bruce nel cuore … Gelosia? - Chad, lui è Matthew Bruce … Matt, questo è Chad La Paglia… Era il mio ragazzo al liceo … Prima di Flynn … lo stronzo!- Lui strinse la mano a quel terzo incomodo che si era intromesso tra di lui e la sua July, alzando brevemente le sopracciglia: di che si stupiva? Lei era bellissima, naturale che avesse avuto più di un ex-ragazzo. E ora ecco apparire quella specie di Bruce Willis dei poveri. Avrebbe dovuto capirlo subito che tra loro c’era stata una certa intimità, dal modo in cui si erano abbracciati: - Oh, sul serio? - rispose infine. - Già … Conservo un tenero ricordo di questa dolce e splendida sirena! - Chad circondò la vita di July con il braccio, stringendola al fianco e Matthew si ritrovò a serrare i denti per contenere il proprio disappunto. Era geloso marcio, allora! - Com’è che ti chiamavo? - chiese Chad a lei. - Maddy! Diminutivo di Madison, il mio secondo nome! - spiegò lei a Matthew, il quale annuì meravigliato. - Ti dispiace se ti rubo questo cherubino per un ballo? È la nostra canzone! - disse Chad. Lui avrebbe voluto dire che sì, gli dispiaceva molto, ma fu educato: - No, no prego!- Quindi, il Bruce Willis di Montréal condusse July in mezzo alla pista, mentre il ritmo della lambada contagiava con la sua sensualità tutta la sala. Chad faceva roteare la ragazza su se stessa, si strusciava contro di lei in modo provocante e Matthew si sentì di desiderare di essere al posto dell’altro uomo. July danzava in maniera divina, sembrava Jennifer Lopez. Si vedeva che aveva un orecchio educato alla musica. Ancheggiava attorno al proprio partner, facendo vari casquet tra le braccia di questo. L’ultimo, in particolare, colpì molto Matthew … Ebbe l’effetto di un vero e proprio elettroshock: lentamente, lei scese giù con la testa, inarcando la schiena, mentre la sua serica cascata di capelli - leggermente sudati - scivolava verso il pavimento in maniera seducente. Matthew deglutì nell’osservarla. La donna, poi, tornò a busto ritto, con lo stesso spasmodico movimento sensuale.
Il ballo era finito e tutti avevano lasciato spazio alla coppia più seducente per aver creato quell’atmosfera bollente. Li applaudirono … Matthew a scoppio ritardato: dovette prima ritoccare il pianeta e calmare i bollenti spiriti, che gli avevano fatto ballare gli ormoni e tutto il sangue pure a ritmo di lambada, sulle mosse di July. Chad e la ragazza tornarono da lui col fiatone … anche Matthew parve senza ossigeno, pur non avendo ballato. - Stai bene? - gli chiese, in effetti, July. Domanda alla quale lui assentì forzatamente: - Cer… Certo!- - Scusa l’invadenza, Matt … ma era tanto tempo che non avevo l’occasione di ballare con questa meraviglia!- - No … ma come ti viene in mente! - esclamò Matthew, con sottile ironia, che, fortunatamente, non fu captata dal suo interlocutore. Chad baciò la mano a July prima di congedarsi: - A presto, Maddy! - - Non sparire, eh? - sorrise lei e, infine, guardò il proprio cavaliere della serata: - Sicuro che vada tutto bene? -
- Oh, sì, sì … mi pare che non ti abbia mai dimenticata! - sorrise lui. July fece spallucce: - Sai come si dice: il primo amore non si scorda mai!-
L’uomo sospirò: - Sembra che sia stato un grande amore! Non ti si staccava di dosso!- Lei lo studiò : - Non mi dire che c’è della gelosia nella tua affermazione!?-
- No, no! Che vai pensando! - ma lui non fu bravo a mentire e la donna scoppi a ridere. Matthew non capì la sua reazione, finché lei non gli confidò il motivo di tanta ilarità: - Guarda che non sono certo più io il suo tipo … anzi … mi ha chiesto se con te era una cosa seria, perché voleva il tuo numero di telefono! - Infine, lo lasciò solo a meditare su questa piega inaspettata degli eventi, con la bocca aperta. Matthew la raggiunse in strada: - Cosa? Non vorrai mica dire che Chad è gay?- - Oh, sì! - confermò lei: - Sono stata la prima a saperlo, perché mi ha telefonato quando, anni dopo, ha avuto la crisi!- Lui era restato un po’ impacciato alla notizia e July, prendendolo sottobraccio, lo rassicurò: - Tranquillo! Gli ho detto che ti avevo visto prima io! -. Gli appoggiò il viso alla spalla con innocenza e Matthew la guardò ammutolito: “Quanto sei bella!” pensò. Sul pianerottolo della casa di lei si diedero l’ultimo, lungo bacio della buona notte.
- Non so se … faccio bene a continuare a vederti, perché sto incominciando a provare per te qualcosa che non dovrei! - mormorò Matthew con voce roca, staccando le labbra dalle sue: - E ho una voglia matta di entrare da te, stanotte! - July si strinse nelle spalle timidamente, accorgendosi di volere quel passo anche lei, mandando Flynn e le ferite che le aveva inferto ad annegare nel suo passato da dimenticare: - Io … non te lo impedirei di certo! - disse. Matthew guardò i suoi occhi scuri, che luccicavano nelle luci della sera, e la sua bocca invitante. Quindi, strinse i denti per sforzare un controllo che stava vacillando: - No … Meglio di no … E’ meglio che io vada!- Non volle guardarla o non avrebbe più risposto delle proprie azioni. Si diresse, perciò, verso le scale: - C’è qualcosa che non va? - gli domandò lei. Lui si fermò, stringendo i pugni lungo i fianchi e si voltò: - Ti desidero troppo e … non va bene, io non … Sei così bella, così fragile … Non guardarmi, ti prego, o non rispondo di me!- July abbassò lo sguardo, confusa, e l’uomo fece per andarsene, ma, nuovamente, si bloccò e la fissò:- Voglio rivederti … a cavallo … Sabato pomeriggio, ti va? – sospirò:- E’ assurdo, pazzesco … Cerco di fuggirti inutilmente, perché non ci riesco! Ho bisogno di vederti tanto quanto una pianta della sua linfa vitale … Non dirmi di no, per favore! Resisterò a toccarti … Come amici!- July lo scrutò ed annuì: - Va bene! Anch’io sento il desiderio di stare con te, ma non capisco, Matthew, ho fatto qualcosa di sbagliato, stasera?- Lui voltò lo sguardo un istante, ma, infine, la guardò di nuovo con un sorriso dolce, carico di calore e fascino, e lei si sentì morire d’emozione: - Tu non hai fatto nulla di male, mia bellissima Julianne! Ci vediamo sabato! - Quindi sparì, mentre lei restava immobile sui propri piedi, tormentata dai dubbi e dalle perplessità.
- Forse è ricercato dall’FBI!- disse Babette in macchina. July la guardò scettica: - Come puoi spararle così grosse? - infine, sospirò: - Possibile che un uomo a cui dici di no, fatichi a capirlo ed un uomo a cui dici: “Abbiamo passato momenti meravigliosi insieme, sto bene con te, mi piaci molto, forse mi sto innamorando di te, voglio passare la notte a fare l’amore con te”… invece si defili e ti liquidi con un “BUONANOTTE, PERCHE’ TI DESIDERO TROPPO!?”- si voltò e vide che un ciclista era fermo al semaforo rosso e le sorrideva: - Non ce l’avevo con te! Pedala!- lo apostrofò July.
- E’ la prima volta che sento di un uomo che ragiona in questi termini! Insomma, se una bella donna si offre … è un invito in paradiso per loro o no? Fatti desiderare! - esclamò Babette, grintosa. - Guarda che non mi sono mica buttata tra le sue braccia al primo appuntamento! Sono quasi due mesi o più che ci frequentiamo! Insomma … Con lui sono pronta ad abbandonare il ricordo truce di Flynn e Ruby e ricominciare ad amare!- Babette sospirò: - Attenta, tesoro … Cerca solo di non soffrire ancora!- July la studiò: la donna sembrava parlare per esperienza.
- Non so se … faccio bene a continuare a vederti, perché sto incominciando a provare per te qualcosa che non dovrei! - mormorò Matthew con voce roca, staccando le labbra dalle sue: - E ho una voglia matta di entrare da te, stanotte! - July si strinse nelle spalle timidamente, accorgendosi di volere quel passo anche lei, mandando Flynn e le ferite che le aveva inferto ad annegare nel suo passato da dimenticare: - Io … non te lo impedirei di certo! - disse. Matthew guardò i suoi occhi scuri, che luccicavano nelle luci della sera, e la sua bocca invitante. Quindi, strinse i denti per sforzare un controllo che stava vacillando: - No … Meglio di no … E’ meglio che io vada!- Non volle guardarla o non avrebbe più risposto delle proprie azioni. Si diresse, perciò, verso le scale: - C’è qualcosa che non va? - gli domandò lei. Lui si fermò, stringendo i pugni lungo i fianchi e si voltò: - Ti desidero troppo e … non va bene, io non … Sei così bella, così fragile … Non guardarmi, ti prego, o non rispondo di me!- July abbassò lo sguardo, confusa, e l’uomo fece per andarsene, ma, nuovamente, si bloccò e la fissò:- Voglio rivederti … a cavallo … Sabato pomeriggio, ti va? – sospirò:- E’ assurdo, pazzesco … Cerco di fuggirti inutilmente, perché non ci riesco! Ho bisogno di vederti tanto quanto una pianta della sua linfa vitale … Non dirmi di no, per favore! Resisterò a toccarti … Come amici!- July lo scrutò ed annuì: - Va bene! Anch’io sento il desiderio di stare con te, ma non capisco, Matthew, ho fatto qualcosa di sbagliato, stasera?- Lui voltò lo sguardo un istante, ma, infine, la guardò di nuovo con un sorriso dolce, carico di calore e fascino, e lei si sentì morire d’emozione: - Tu non hai fatto nulla di male, mia bellissima Julianne! Ci vediamo sabato! - Quindi sparì, mentre lei restava immobile sui propri piedi, tormentata dai dubbi e dalle perplessità.
- Forse è ricercato dall’FBI!- disse Babette in macchina. July la guardò scettica: - Come puoi spararle così grosse? - infine, sospirò: - Possibile che un uomo a cui dici di no, fatichi a capirlo ed un uomo a cui dici: “Abbiamo passato momenti meravigliosi insieme, sto bene con te, mi piaci molto, forse mi sto innamorando di te, voglio passare la notte a fare l’amore con te”… invece si defili e ti liquidi con un “BUONANOTTE, PERCHE’ TI DESIDERO TROPPO!?”- si voltò e vide che un ciclista era fermo al semaforo rosso e le sorrideva: - Non ce l’avevo con te! Pedala!- lo apostrofò July.
- E’ la prima volta che sento di un uomo che ragiona in questi termini! Insomma, se una bella donna si offre … è un invito in paradiso per loro o no? Fatti desiderare! - esclamò Babette, grintosa. - Guarda che non mi sono mica buttata tra le sue braccia al primo appuntamento! Sono quasi due mesi o più che ci frequentiamo! Insomma … Con lui sono pronta ad abbandonare il ricordo truce di Flynn e Ruby e ricominciare ad amare!- Babette sospirò: - Attenta, tesoro … Cerca solo di non soffrire ancora!- July la studiò: la donna sembrava parlare per esperienza.

Nessun commento:
Posta un commento